SOLSTIZIO d’Estate festival biblico

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Centro culturale San Paolo
Vicenza

non c'è rosa senza spine By GiuMa

Centro culturale San Paolo Vicenza

E’ nato per iniziativa della Società San Paolo e della Diocesi di Vicenza, con lo scopo di portare la Bibbia in mezzo alla gente, nei più svariati luoghi di incontro, e di declinarla nei linguaggi contemporanei: animazioni e performance artistiche, concerti, letture, oltre a conversazioni e approfondimenti 

 festivalbiblico.it

Centro culturale San Paolo

San Paolo Vicenza

Viale Ferrarin, 30

Vicenza, Vicenza 36100

Italy

Immagine Dal web

girobloggando.wordpress.com/2018/06/21/il-solstizio-destate-tra-scienza-e-lettura/

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L’apocalisse giovannea e l’apocalittica giudaica a confronto…

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Festival Biblico 2018

13 maggio 2018

L’APOCALISSE GIOVANNEA E L’APOCALITTICA GIUDAICA A CONFRONTO

L’iconografia nell’Apocalisse cristiana e l’attesa messianica nell’ebraismo rabbinico

con Giuseppe Casarin (docente), Piero Capelli (docente)

modera Isabella Tiveron

Presente e futuro, cielo e terra, l’Apocalisse di Giovanni esprime il paradosso e la tensione tra il “già” e il “non ancora”, che attraversano tutti i primi scritti cristiani, in un rimescolamento delle categorie del tempo e dello spazio. A partire dal legame tra parole e immagini al quale il libro ha dato origine, leggeremo le grandi visioni dell’Apocalisse sullo sfondo di alcuni cicli pittorici, cercando di ritrovare nell’intreccio profondo tra fede e arte, la sua capacità di evocare «le cose che dovranno accadere tra breve».

Quando sarebbe arrivato il Messia? E soprattutto, come? I rabbini che rifondarono e ridefinirono l’ebraismo dopo le catastrofi patite ad opera dei romani furono ossessionati dall’aspettativa messianica non meno dei loro contemporanei cristiani. Ma la loro aspettativa si colorò di tinte assai diverse: chi attendeva il Messia per una remota fine dei tempi, chi per un futuro quasi immediato; chi sperava in un Messia guerriero apocalittico e liberatore di Israele, chi invece se lo aspettava derelitto come Giobbe; chi, infine, lottava duramente con se stesso per mantenere viva la speranza messianica contro ogni plausibilità, e contro il terrore per le catastrofi storiche che ci si aspettava avrebbero preceduto l’avvento del Figlio di David…

alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com/2018/06/lapocalisse-giovannea-e-lapocalittica

Vedi anche…

Massimo Recalcati “La tunicadiGiuseppe”

Pubblichiamo la prefazione di Massimo Recalcati al libro di don Luigi Maria Epicoco, tra gli autori (giovani) di spiritualità più seguiti, che a causa del terremoto del 2009 ha visto morire diversi giovani che seguiva come cappellano universitario: “Telemaco non si sbagliava. O del perché la giovinezza non è una malattia”. 

Continua a leggere…..

By : AlzogliOcchiversoilCielo.

Intervista a Dio

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Ho sognato d’intervistare Dio.

“Ti piacerebbe intervistarmi?”, Dio mi domandò.

“Se hai tempo” gli dissi.

Dio sorrise.

“Il mio tempo è eterno, che cosa vuoi domandarmi?”

“Cosa ti sorprende dell’umanità?…”.

E Dio rispose:

“Siete così ansiosi per il futuro, perché vi dimenticate del presente.

Vivete la vita senza pensare al presente o al futuro. Vivete la vita come se non dovreste morire mai, e morite come se non aveste mai vissuto…

Avete fretta perché i vostri figli crescano, e appena crescono volete che siano di nuovo bambini. Perdete la salute per guadagnare i soldi e poi usate i soldi per recuperare la salute.”

Le mani di Dio presero le mie e per un momento restò in silenzio, allora gli domandai: “Padre, che lezione di vita desideri che i tuoi bambini imparino?”.

Dio rispose con un sorriso: “Che imparino che non possono pretendere di essere amati da tutti, però ciò che possono fare è lasciarsi amare dagli altri.

Imparino che ciò che vale di più non è quello che hanno nella vita, ma che hanno la vita stessa.

Imparino che non è buono paragonarsi con gli altri.

Imparino che una persona ricca non è quella che ha di più, ma è quella che ha bisogno di meno.

Imparino che in alcuni secondi si ferisce profondamente una persona che si ama, e che ci vogliono molti anni per cicatrizzare la ferita.

Imparino a perdonare e a praticare il perdono.

Imparino che ci sono persone che vi amano profondamente, ma che non sanno come esprimere o mostrare i loro sentimenti.

Imparino che due persone possono vedere la stessa cosa in modo differente.

Imparino che non si perdona mai abbastanza gli altri, però sempre bisogna imparare a perdonare se stessi.

E imparino che io sono sempre qui. Sempre”.

Neale_Donald_Walsch

Fraternità di Romena Padova

www.nealedonaldwalsch.com

   Il solo “merito” dell’accoglienza

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Commento al Vangelo di Domenica 17 giugno 2018, XI del TO, anno B

   Il solo “merito” dell’accoglienza

TESTO (Mc 4,26-34)

In quel tempo, Gesù diceva [alla folla]: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura».

Diceva: «A che cosa possiamo paragonare il regno di Dio o con quale parabola possiamo descriverlo? È come un granello di senape che, quando viene seminato sul terreno, è il più piccolo di tutti i semi che sono sul terreno; ma, quando viene seminato, cresce e diventa più grande di tutte le piante dell’orto e fa rami così grandi che gli uccelli del cielo possono fare il nido alla sua ombra».
Con molte parabole dello stesso genere annunciava loro la Parola, come potevano intendere.
 Senza parabole non parlava loro ma, in privato, ai suoi discepoli spiegava ogni cosa.

COMMENTO

Non so se posso sentirmi incluso tra quei discepoli a cui Gesù, “in privato…spiegava ogni cosa”, ma in quest’ultima frase di commento dell’evangelista Marco c’è qualcosa di più di una giustificazione del modo metaforico e figurato del parlare del Messia.
In geometria, le parabole sono delle linee curve, che raggiungono un punto in modo meno diretto. Nel calcio si usano i tiri a parabola per evitare la barriera dei difensori. Nelle telecomunicazioni le parabole servono per captare meglio i segnali. 

Anche Gesù si adegua ai suoi uditori, alla loro fragilità ed usa dei raccontini per annunciare loro la Parola secondo quello che “potevano intendere”, evitando l’ostacolo della loro limitatezza. In fondo la stessa umanità di Gesù è una parabola del volto misericordioso di Dio.
Le parabole esemplificano ma per lo stesso motivo non esauriscono il contenuto, e di fatti Gesù ne usa diverse e di diverso tipo.
Il regno di Dio, dice Gesù è una Parola che ci viene affidata e poi, una volta accolta, porta dei frutti che neppure noi possiamo immaginare e, secondo delle modalità che rimarranno misteriose a noi stessi. 

I venditori di questo mondo cercano di convincere i potenziali clienti spiegando modalità d’uso e potenzialità dei loro prodotti; il Regno di Dio, la nuova vita in Cristo che una volta accolta si sviluppa nella nostra stessa vita biologica, ha degli esiti meravigliosi, stupefacenti, imprevedibili nelle proporzioni. Occorre solo fidarsi del Signore. 

Le sue meraviglie non possono essere descritte a tavolino e spiegate concettualmente, ma ci è data solamente la possibilità di dar seguito al fascino dell’umanità di Cristo e intuire che Lui solo può far fiorire una vita in modo compiuto, rendendola non solo matura ma addirittura capace di essere accogliente per altre creature più deboli.

Inoltre la parabola del seme gettato sul terreno ci fa capire la priorità della Grazia sui nostri arrangiamenti umani. Il merito dell’agricoltore sembra essere, pur con delle forzature rispetto alla realtà, solo quello di aver seminato nel suo terreno il buon seme.
Qui non si parla di concimi, di irrigare, o di strappare erbacce infestanti, perché il seme gettato è di una potenza invincibile, ma il punto è proprio qui: la parola del buon annuncio, del Vangelo di Gesù, ha trovato veramente posto nel terreno del nostro cuore? 

Il Sentiero del Discepolo

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Terra Santa, una guida per essere discepoli con Gesù

Di Redazione (ACI Stampa) .- Come si può vistare la Terra Santa ripetendo l’esperienza dei discepoli ? La proposta è nella guida Il Sentiero del Discepolo, l’autore è Silvano Mezzenzana, ideatore del Sentiero e direttore di un’agenzia viaggi di Milano, appassionato di studi biblici, dal 1980 percorre le strade di Palestina, Israele, Giordania, Libano, Siria, Turchia, Iraq, Iran ed Egitto, per vivere la geografia della Salvezza

Peccato contro lo Spirito Santo

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www.flickr.com/photos/dalbera

Che vuol dire “peccare contro lo Spirito Santo”? Come ci si può arrivare?

>>>

https://it.aleteia.org/2017/10/30/peccare-contro-lo-spirito-santo-che-vuol-dire/amp/

La Disperazione PER LA SALVEZZA ETERNA / 1

Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati (1 Tm 2,4)

Gesù ha detto:

“In verità vi dico: tutti i peccati saranno perdonati ai figli degli uomini e anche tutte le bestemmie che diranno; ma chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna”. Poiché dicevano di lui: “È posseduto da uno spirito immondo”, per questo non è in grado di perdonare (Mc 3,28-30).

Ogni tanto incontro qualche fedele che si domanda: «Ho commesso tanti peccati, avrò offeso lo Spirito Santo? Non ci sarà più perdono in eterno?».

Ma quali sono dunque i peccati contro lo Spirito Santo? Eccoli: Disperazione per la salvezza. Presunzione di salvarsi senza merito. Impugnare la verità conosciuta. Invidia della grazia altrui.

Ostinazione nei peccati. Impenitenza finale.
Così li troviamo descritti nel Catechismo di Pio X.

Che cosa è la disperazione per la salvezza?

“Gesù non mi può salvare”, questa è la bestemmia contro lo Spirito Santo. Egli infatti ha reso e continua a rendere testimonianza che Gesù è il Signore, il Figlio di Dio venuto a cancellare i peccati del mondo con la sua morte e risurrezione. Dio, dice la Scrittura, vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità. (1 Tm 2,4).
Il credente non deve vivere nella paura di non essere salvato. Ciò costituisce un grave affronto alla bontà di Dio, Padre di infinita misericordia.

Neppure dobbiamo dar credito alle tentazioni, per quanto siano terribili, o agli scrupoli che ci tormentano e ci fanno dubitare di essere salvati. Neanche per scherzo si deve dire: Chissà se mi salvo? Nulla ti turbi, ci ripete la sapienza dei santi. Dio offre a tutti la salvezza e i mezzi per raggiungerla.

Chi si dispera rischia di rompere in modo definitivo, da parte sua naturalmente, tutti i buoni rapporti con Dio. Ha combinato tanti pasticci, ha infranto ogni buon comportamento con il suo prossimo, ha offeso profondamente Dio, scartando il suo amore, ha messo il suo “io” al di sopra di “Dio”, insomma si è scapricciato fino alla frenesia e, infine, si è convinto che Gesù non ha il potere di perdonare i suoi errori. Un simile pensiero e comportamento non è altro che uno schiaffo a Dio che è impastato di amore e di misericordia e che per i peccatori ha inviato suo Figlio. Il mio grido, e non solo mio, è questo: Permettete che Gesù vi perdoni e vi inondi del suo amore.

Se tu non vuoi che questo ti succeda bisognerà che tu stesso vinca questa terribile tentazione, questo angoscioso dubbio, ti decida di tornare presto nella casa del Padre. Come?

Tieni bene a mente che Dio è un vero Padre, con un cuore che ama e non odia mai. Dio è Amore. Se ti rivolgi a lui vedrai che egli già ti corre incontro, ti butta le braccia al collo, ti fa nuovo. Riconosci i tuoi peccati e permettigli di perdonarti e di darti una mano perché l’amore vero prenda possesso del tuo cuore.

Per non aver paura della morte, il tuo impegno deve essere questo: fa’ bene il tuo dovere, fidati di Dio, fa’ del bene a tutti e del male a nessuno e sta allegro. Così diceva Don Bosco.

Preghiamo con il Salmo 93

Rit.: Chi teme il Signore abiterà nella sua casa.

Beato l’uomo che tu istruisci, Signore,
e che ammaestri nella tua legge,
per dargli riposo nei giorni di sventura. Rit.

Perché tu Signore non respingi il suo popolo,
la tua eredità non la puoi abbandonare,
ti seguiranno tutti i retti di cuore. Rit.

Se tu, Signore, non fossi il mio aiuto,
in breve io abiterei nel regno del silenzio.
Quando dicevo: “Il mio piede vacilla”,
la tua grazia, Signore, mi ha sostenuto. Rit.

Quand’ero oppresso dall’angoscia,
il tuo conforto mi ha consolato.
Il Signore è la mia difesa e la mia roccia. Rit.

La crisi di San Francesco di Sales

Francesco di Sales, quando era giovane studente a Parigi, si trovò sprofondato

in una grande tribolazione: la Chiesa Cattolica insegnava che Dio è Amore infinitamente misericordioso, mentre al contrario la dottrina di Calvino, che imperversava in quel tempo, sbandierava nelle scuole la teoria che Dio da sempre destina alcuni alla salvezza e altri alla dannazione.

La tentazione lo ghermì al punto che fu convinto di essere un dannato. Durante questa terribile crisi le sue invocazioni a Dio erano queste: “Io, miserabile, sarò dunque privato della grazia di Dio? O amore, o carità, o dolcezza, non godrò più di queste delizie? O Vergine, bella tra le figlie di Gerusalemme, non vi vedrò nel regno del vostro Figlio? E il mio Gesù non è morto anche per me? Signore, che almeno vi ami in questa vita se non posso amarvi in quella eterna”.

Un giorno Francesco entra in una chiesa e si dirige subito alla cappella della Vergine. Si inginocchia e compie un atto eroico di abbandono.

“Qualunque cosa abbiate deciso, o Signore, nell’eterno decreto della vostra predestinazione, io vi amerò, Signore, almeno in questa vita, se non mi è concesso di amarvi nella vita eterna”.

Poi recita la Salve Regina, il “Ricordati” di San Bernardo e la tentazione svanì completamente.

Preghiera

O Spirito Santo, mi rivolgo a te per un problema assai importante per me e per i miei cari. So che il peccato di disperazione d’essere salvati è un grosso peccato contro di te. Sarebbe come dire che tu non puoi riversare sui peccatori l’abbondanza del Sangue di Gesù Salvatore di tutti gli uomini. Ma tu puoi tutto.

Te, Spirito d’Amore, invoco fiducioso per tutti i disperati: salvali, ti prego.
Penso all’Apostolo, Pietro, che ha gridato a Gesù: “Non ti tradirò mai, sono pronto a morire con te”, ma poi con uno spergiuro lo ha rinnegato davanti a una servetta: “Non lo conosco, non so chi sia”.
È bastato uno sguardo del Maestro perché due rivoli di lacrime non cessassero più di solcargli le guance.

Sono infinite, o mio caro Spirito Santo, le tue meravigliose opere d’amore in favore dei disperati. Fa’ che torniamo tutti e presto a essere liberi figli di Dio e operatori di salvezza in questo mondo.

E che dire di Gesù? Una sofferenza mortale ha colpito il suo bellissimo corpo e la sua anima santa. Inchiodato sulla croce si rivolgeva al Padre con forti grida e lacrime per essere liberato, dicendo: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Ma poi ha pronunciato quelle dolcissime parole: Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito.

Quella santa morte è stata il tuo capolavoro, perché tu non lo hai lasciato solo neanche per un istante. E così la sua morte procurò ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli al Padre in unità con te.

Tu, Spirito Santo, fa’ scendere su di me e su tutti i peccatori il sangue prezioso di Gesù. Allora il Padre terrà conto delle parole del suo Diletto: Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno.

Grazie, Spirito d’Amore, noi ti amiamo.

D. Timoteo

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