Colui al quale non sono degno di sciogliere nemmeno i legacci dei sandali

ROMENA

Dalla messa del 19 gennaio 2020

Nel Vangelo di oggi, Giovanni battista, dopo il battesimo di Gesù, lo indicherà come la cosa più importante, come “Colui al quale non sono degno di sciogliere nemmeno i legacci dei sandali”.

Ma dov’è questa grandezza di Gesù? Io credo che la cosa più bella e più grande di Gesù, è la sua misericordia.

Fin dall’inizio Lui si mette in fila con i peccatori, anche se non ne aveva bisogno; appiccicato alla croce, Lui dirà: “Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno”.

Dirà a Dio di perdonare tutti, non perché sono buoni, ma perché non capiscono ancora, “Abbi pazienza con loro”.

L’unica grandezza di Dio è questa: la sua misericordia.

E allora proveremo a chiederci cos’è la misericordia.

Noi abbiamo questo caco, questo pomo, qui nel giardino. Ogni anno lasciamo dei cachi in alto, perché gli uccelli, ed ho visto che prima ce n’erano due o tre, possano andare lì e beccare qualcosa, visto che nell’inverno non trovano nulla.

San Francesco diceva: “Quando fate un orto, non lo riempite tutto di cose, lasciate uno spazio vuoto, in modo che ci nasca che gli pare.”

Secondo me, questa è la misericordia: è come un regalo inaspettato.

Nessuno di noi si meriterebbe il perdono, nessuno di noi. Sarebbe giusto pagarle tutte le cose. E allora il perdono è il regalo che non ti aspetti, un regalo che non ti meriti. È come questo caco in mezzo al campo, è come uno spazio vuoto nell’orto, in cui c’è possibilità per tutti di fiorire.

Lasciamo un po’ di musica, ascoltiamoci dentro di noi e chiediamo a Dio di farci sentire la dolcezza della misericordia.

Luigi Verdi

kainòi

Buongiorno mondo! “E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!” (Mc 2,18-22).

Dopo aver descritto Gesù che pranza e festeggia con Levi e compagni, Marco, con sottile ironia, ci presenta i discepoli di Giovanni e i farisei che stanno facendo digiuno (mai ‘na gioia…).

È a proposito di questa disputa sul digiuno che Marco riporta i detti sulla toppa di panno grezzo e sul vino nuovo. In entrambi i casi sia il rattoppo che il vino vengono definiti con l’aggettivo “nuovo”, in greco kainòs. Ora tale aggettivo indica non qualcosa di nuovo in senso temporale, cioè nuovo perché viene dopo, ma nuovo in senso qualitativo: di una qualità totalmente e completamente nuova. Ecco la novità dell’annuncio evangelico del Maestro: è qualcosa di inedito, totalmente nuovo. Per questo chi lo accoglie deve diventare completamente nuovo (kainòs) come il Vangelo che riceve. Se imbrigliamo il Vangelo dentro i nostri invecchiati schemi mentali e religiosi, otteniamo come unico risultato quello di perdere sia il contenuto (Vangelo) che il contenitore (la nostra vita). Per accogliere e vivere il messaggio evangelico (che non è niente altro che lo stile di vita dello stesso Gesù che rivela il Volto del Padre/Madre) occorre essere donne e uomini “kainòi“, totalmente nuovi, capaci di abbandonare la vecchia religione per entrare nella via della fede. Solo così le nostre comunità non resteranno vecchie cantine ammuffite, ma case festose capaci di trasmettere con gioia il gustoso vino nuovo del Vangelo.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

Luciano Locatelli

kainòi

Buongiorno mondo! “E nessuno versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti il vino spaccherà gli otri, e si perdono vino e otri. Ma vino nuovo in otri nuovi!” (Mc 2,18-22).

Dopo aver descritto Gesù che pranza e festeggia con Levi e compagni, Marco, con sottile ironia, ci presenta i discepoli di Giovanni e i farisei che stanno facendo digiuno (mai ‘na gioia…).

È a proposito di questa disputa sul digiuno che Marco riporta i detti sulla toppa di panno grezzo e sul vino nuovo. In entrambi i casi sia il rattoppo che il vino vengono definiti con l’aggettivo “nuovo”, in greco kainòs. Ora tale aggettivo indica non qualcosa di nuovo in senso temporale, cioè nuovo perché viene dopo, ma nuovo in senso qualitativo: di una qualità totalmente e completamente nuova. Ecco la novità dell’annuncio evangelico del Maestro: è qualcosa di inedito, totalmente nuovo. Per questo chi lo accoglie deve diventare completamente nuovo (kainòs) come il Vangelo che riceve. Se imbrigliamo il Vangelo dentro i nostri invecchiati schemi mentali e religiosi, otteniamo come unico risultato quello di perdere sia il contenuto (Vangelo) che il contenitore (la nostra vita). Per accogliere e vivere il messaggio evangelico (che non è niente altro che lo stile di vita dello stesso Gesù che rivela il Volto del Padre/Madre) occorre essere donne e uomini “kainòi“, totalmente nuovi, capaci di abbandonare la vecchia religione per entrare nella via della fede. Solo così le nostre comunità non resteranno vecchie cantine ammuffite, ma case festose capaci di trasmettere con gioia il gustoso vino nuovo del Vangelo.

Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

Luciano Locatelli

UN UOMO… AVANTI”.

NUOVE VIDEOCONFERENZE, Terzelli, vangelo domenicale, Luca Buccheri, Parrocchia dell'Invisibile

MARTEDÌ 14 GENNAIO 2020 alle ORE 21 VIDEOCONFERENZA in DIRETTA STREAMING da TERZELLI sul tema “UN UOMO… AVANTI“. Guarda avanti per seguire non dei maestri, ma una via di liberazione e rinascita (Gv 1,29-34)

https://youtu.be/Pv_0soyGwVc

Il brano e video consigliato è il provocatorio “Ecco l’agnello di Dio

di Francesco De Gregori. A cura di Sauro Secci. 

In difesa di papa Francesco

papa-francesco

…anche se Papa Francesco si sa difendere benissimo.

 

José María CASTILLO tradotto dal Lorenzo Tommaselli

Sono profondamente rattristato dalla notizia dell’imminente pubblicazione di un libro in cui il dimesso papa Joseph Ratzinger e un altro importante chierico, come il cardinal Sarah, si oppongono all’attuale Sommo Pontefice della Chiesa, papa Francesco. Il motivo dello scontro è la questione del celibato dei preti, che, come sembra, a giudizio del papa dimesso la Chiesa deve mantenere come obbligo necessario, sebbene i cristiani dell’Amazzonia non possano avere preti che presiedano la messa per quelle persone e non possano aiutare quei cristiani in questioni per le quali la stessa Chiesa richiede la presenza di un prete.

Se veramente è certo che il dimesso papa J. Ratzinger e il suo alleato Sarah vogliono opporsi all’attuale Sommo Pontefice per mantenere (a tutti i costi) il celibato dei preti, sia Ratzinger che coloro che sono d’accordo con lui in questa materia devono sempre considerare che la Fede e la Tradizione Secolare della Chiesa ci insegnano che il pensiero e il criterio di governo, da loro difeso, non possono opporsi al criterio fondamentale della fede e dell’unità della Chiesa, che comprende essenzialmente la comunione con il Vicario di Cristo in terra, il vescovo di Roma. Ciò è stato definito dal Concilio Vaticano I come una questione di “fede divina e cattolica” (Costituzione “Dei Filius”, cap. 3°. Denz. – Hün., n. 3011 e dalla Costituzione “Pastor aeternus”, cap. 3 °, Denz. – Hün., n. 3060).

Per questo è incomprensibile che chi ha destituito tanti teologi per non essersi sottomessi incondizionatamente al magistero papale, come nel caso del cardinal Ratzinger, mentre era prefetto della Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, ora si opponga a papa Francesco in una questione che non influisce sulla fede della Chiesa.

In realtà è della massima importanza tenere presente che la questione e l’obbligo del celibato ecclesiastico non sono mai stati e non lo sono attualmente un dogma di fede. E non è neanche un dovere universale della Chiesa. Poiché nelle Chiese Orientali l’obbligo del celibato ecclesiastico non è mai stato mantenuto e non si mantiene.

Inoltre, l’autorità ecclesiastica dovrebbe sempre tenere presente che nei vari scritti del Nuovo Testamento viene mantenuta proprio la dottrina opposta all’attuale norma del celibato presbiterale. Secondo i Vangeli, Gesù non lo ha imposto ai suoi apostoli. San Paolo ha detto che lui, come gli altri apostoli, avevano “diritto” (“potere” – exousía) di essere accompagnati da una donna cristiana (1 Cor 9, 5). E nelle lettere a Timoteo e Tito si afferma che i candidati al ministero ecclesiastico, compreso l’episcopato, devono essere uomini sposati con una donna, che sappiano governare la propria famiglia, perché “chi non sa governare la propria casa, come si prenderà cura della Chiesa di Dio?” (cf. 1 Tm 3, 2-5.12; Tt 1,6).

Per il resto, è noto che anche nel concilio ecumenico di Nicea il vescovo Pafnuzio della Tebaide superiore, celibe e venerato confessore della fede, gridò davanti all’assemblea “che non si doveva imporre questo pesante giogo sulle spalle dei chierici e dei preti, dicendo che è anche degno di onore l’atto matrimoniale ed immacolato è lo stesso matrimonio; che non recassero danno alla Chiesa esagerando in severità, perché non tutti possono sopportare l’ascesi dell’“apátheia”, da cui forse sarebbe derivata la difficoltà di conservare la castità delle loro rispettive spose” (Hist. Eccl. I, XI. PG 67, 101-104).

È evidente che i cristiani non possono essere privati dei sacramenti, in particolare dell’Eucaristia, a causa del mantenimento di una disciplina, le cui origini sono state un’evidente contraddizione con ciò che il Nuovo Testamento ci insegna.

Infine, se realmente le idee di un papa dimesso si oppongono all’unico Sommo Pontefice, che attualmente governa la Chiesa, questa stessa Chiesa deve chiedersi seriamente e trarre le dovute conseguenze dal significato e dalle conseguenze che può avere – e sta avendo – la presenza nello stesso Stato della Città del Vaticano di un vescovo che è stato Sommo Pontefice, ma che non lo è più. Quando ciò si presta alla possibilità di parlare di “due papi” e di creare situazioni di confusione e divisioni nella Chiesa, non sarebbe necessario e persino urgente che il papa dimesso viva altrove?

 

parole di grazia che escono dalla propria bocca

Buongiorno mondo!

“Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca” (Lc 4,14-22a).

Ecco di cosa ha bisogno il nostro mondo oggi:

uomini e donne che sanno pronunciare “parole di grazia che escono dalla propria bocca”.

Viviamo immersi in una cultura che pare aver smarrito il “valore della parola” (cit. dal mio prof. Luigi Alici).

Pronunciamo sempre più spesso, e a vanvera, parole che sviliscono il valore stesso della parola: qualcuno dice “pace” mentre tiene le armi in mano; altri dicono “prima noi” mentre con le stesse parole mascherano vili interessi di potere per il potere; altri ancora, anche nella Chiesa, parlano di servizio mentre si servono delle persone.

Siamo chiamati, come discepoli del Maestro, a riappropriarci del “valore della parola”; siamo chiamati a diventare donne e uomini della Parola dalla cui bocca escono “parole di grazia”, parole dove “grazia” rimanda a gratuità, a condivisione, a solidarietà.

Ci sono troppi “maestri” oggi nel nostro mondo: noi abbiamo bisogno di testimoni, di donne e uomini che sanno pagare con la vita le “parole di grazia” che escono dalla loro bocca. Coraggio, c’è bisogno di noi.

Un abbraccio a tutte a tutti. Buona vita.

Don Luciano

Giovanni Paolo II vent’anni fa apriva il Grande Giubileo con parole profetiche

Esattamente venti anni fa San Giovanni Paolo II apriva il Grande Giubileo dell’anno 2000. E con esso, in modo altamente significativo, il Papa polacco inaugurava il terzo millennio cristiano. Un tempo di pace, secondo l’auspicio di Karol Wojtyla che nella sua vita aveva conosciuto prima gli orrori del nazismo e poi quelli del comunismo. Eppure questa speranza fu subito annientata dall’attacco terroristico alleTorri Gemelle, l’11 settembre 2001. Nell’Anno Santo ci fu anche un radicale e autentico mea culpa. “Il Grande Giubileo – disse Wojtyla – ci ha offerto un’occasione provvidenziale per compiere la ‘purificazione della memoria’, chiedendo perdono a Dio per le infedeltà compiute, in questi duemila anni, dai figli della Chiesa”.

Tutto ciò che per l’anziano Papa polacco rappresentava quello storico passaggio tra due millenni è condensato in modo molto efficace in un’immagine rimasta impressa nella memoria di tutti. Quella dell’apertura della porta santa della Basilica Vaticana, il 24 dicembre 1999. San Giovanni Paolo IIrivestito di un prezioso e straordinario piviale multicolore che varca simbolicamente la soglia del terzo millennio cristiano. “Quando fu posto sulle spalle dell’anziano Papa in diretta mondiale, – hanno spiegato i sarti veneti di X Regio che lo realizzarono – al suo inatteso apparire produsse un effetto dirompente. Molti lo amarono, altrettanti lo odiarono; si impose comunque come un potente dato mediatico al cui commento nessuno poté sottrarsi e nei giorni successivi costituì il tema dominante di ogni servizio giornalistico. Come in seguito disse monsignorPiero Marini: ‘Nessuno ricorda quel che il Papa disse in quella notte, tutti ricordano com’era vestito!’”.

Quell’immagine, infatti, a venti anni di distanza, è ancora fortemente rappresentativa di quel pontificato missionario, ma anche della svolta che Wojtyla diede alla Chiesa attuando quel dialogo con il mondo contemporaneo voluto dal Concilio Ecumenico Vaticano II. Firmando la lettera apostolica Novo millennio ineunte, con le linee guida scaturite dall’Anno Santo, San Giovanni Paolo II invitò “la comunità cristiana a ‘ripartire’ con rinnovato slancio dopo l’impegno giubilare. Certo, non si tratta di organizzare, nel breve periodo, altre iniziative di grandi proporzioni. Si torna nell’impegno ordinario, ma questo è tutt’altro che un riposo. Occorre anzi trarre dall’esperienza giubilare gli insegnamenti utili per dare al nuovo impegno un’ispirazione e un orientamento efficaci”. Indicazioni che sono state poi sviluppate nei pontificati di Benedetto XVI e Francesco.

Indimenticabili furono le parole pronunciate da Wojtyla nella veglia della Giornata mondiale della gioventù, a Tor Vergata, davanti a due milioni di ragazzi provenienti da tutto il mondo. “Cari amici, vedo in voi le ‘sentinelle del mattino’ in quest’alba del terzo millennio. Nel corso del secolo che muore, giovani come voi venivano convocati in adunate oceaniche per imparare ad odiare, venivano mandati a combattere gli uni contro gli altri. I diversi messianismi secolarizzati, che hanno tentato di sostituire la speranza cristiana, si sono poi rivelati veri e propri inferni. Oggi siete qui convenuti per affermare che nel nuovo secolo voi non vi presterete ad essere strumenti di violenza e distruzione; difenderete la pace, pagando anche di persona se necessario. Voi non vi rassegnerete ad un mondo in cui altri esseri umani muoiono di fame, restano analfabeti, mancano di lavoro. Voi difenderete la vita in ogni momento del suo sviluppo terreno, vi sforzerete con ogni vostra energia di rendere questa terra sempre più abitabile per tutti”.

Parole profetiche benché inascoltate in un mondo, come ha denunciato più volte Francesco, che sta vivendo una vera e propria terza guerra mondiale a pezzi. Non a caso Bergoglio, davanti alla nuova escalation di tensione in Iran, ha rivolto un accorato appello in favore della pace. “In tante parti del mondo si sente una terribile aria di tensione. La guerra porta solo morte e distruzione. Chiamo tutte le parti a mantenere accesa la fiamma del dialogo e dell’autocontrollo e di scongiurare l’ombra dell’inimicizia”. Parole che rappresentano l’autentica eredità del Giubileo del 2000.

www.ilfattoquotidiano.it/2020/01/09/giovanni-paolo-ii-ventanni-fa-apriva-il-grande-giubileo-con-parole-profetiche-ma-ancora-inascoltate