Dio, in Paradiso, tiene ogni persona per un filo. Quando pecchi, tagli il filo. Allora Dio lo riannoda…e così facendo ti avvicina un po’ di più a Lui. E ancora i tuoi peccati tagliano il filo…e con ogni nodo Dio continua a tirarti sempre più vicino a sé.

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Uno come Matteo, per il lavoro che faceva e come lo faceva, non meritava compassione, e invece, ne riceve. E l’inatteso, e l’inaudito, come sempre, scatena la gioia, produce il brivido: Matteo si scioglie, lascia tutto, fa festa, lui e il mondo intero.

Amo questa storia narrata da Antony De Mello:

Uno degli insegnamenti più sconcertanti – e piacevoli – del maestro era: Dio è più vicino ai peccatori che ai santi.

Ecco come lo spiegava: Dio, in Paradiso, tiene ogni persona per un filo. Quando pecchi, tagli il filo. Allora Dio lo riannoda…e così facendo ti avvicina un po’ di più a Lui. E ancora i tuoi peccati tagliano il filo…e con ogni nodo Dio continua a tirarti sempre più vicino a sé.

Io credo che quegli occhi, quelli di Gesù su Matteo, oggi ci saranno offerti.

Starà a noi avvertirne i brividi, percepire la luce che si appoggerà sul cuore, riconoscere la voce dolce, abitare la pace, sognare la festa e desiderare un cambiamento.

Amica e amico che leggi: non importa il tuo passato, non importa la tua povertà, a Gesù importa solo che la tua vita fiorisca e porti frutto.

Fra Giorgio

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sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.

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Papa: il diavolo usa gli ipocriti, Gesù insegna il vero amore

POPE FRANCIS GENERAL AUDIENCE

Antoine Mekary | ALETEIA | I.MEDIA

Nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, Francesco esorta ad essere misericordiosi come Gesù e a non condannare gli altri, ponendo Cristo “al centro” della nostra vita

Chiediamo a Gesù di proteggere sempre “con la sua misericordia e il suo perdono” la nostra Chiesa, “che come madre è santa, ma piena di figli peccatori come noi”. Questa la preghiera del Papa nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, riflettendo sulla Prima lettera di San Paolo apostolo ai Corìnzi e sull’odierno Vangelo di Luca centrato sulle parole di Gesù: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato.

Gesù guarda il piccolo gesto d’amore

Il Pontefice inquadra subito “tre gruppi di persone” nelle Letture di oggi: Gesù e i suoi discepoli; Paolo e la donna, una di quelle il cui destino – ricorda Francesco – era di “essere visitate di nascosto”, anche dai “farisei”, oppure di “essere lapidate”; e i dottori della Legge. Francesco evidenzia come la donna si faccia vedere “con amore, con tanto amore verso Gesù”, non nascondendo di “essere peccatrice”. Lo stesso è per Paolo, che afferma: “A voi infatti ho trasmesso, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto, cioè che Cristo morì per i nostri peccati”. Ambedue, quindi, cercavano Dio “con amore, ma amore a metà”. Paolo perché – spiega – “pensava che l’amore fosse una legge e aveva il cuore chiuso alla rivelazione di Gesù Cristo: perseguitava i cristiani, ma per lo zelo della legge, per questo amore non maturo”. E la donna cercava l’amore, il “piccolo amore”. I farisei quindi commentano, ma Gesù spiega:

“A questa le è stato perdonato tanto perché ha amato molto”. “Ma come amare? Queste non sanno amare”. Cercano l’amore. E Gesù, parlando di queste, dice – una volta ha detto – che saranno davanti a noi, nel Regno dei Cieli. “Ma quale scandalo…” – i farisei – “ma questa gente!”. Gesù guarda il piccolo gesto di amore, il piccolo gesto di buona volontà, e lo prende e lo porta avanti. Questa è la misericordia di Gesù: sempre perdona, sempre riceve.

Lo “scandalo” degli ipocriti

Per quanto riguarda i “dottori della Legge”, Francesco fa notare che “hanno un atteggiamento che soltanto gli ipocriti usano spesso: si scandalizzano”. E dicono:

“Ma guarda, quale scandalo! Non si può vivere così! Abbiamo perduto i valori… Adesso tutti hanno il diritto di entrare in chiesa, anche i divorziati, tutti. Ma dove stiamo?” Lo scandalo degli ipocriti. Questo è il dialogo tra l’amore grande che perdona tutto, di Gesù, l’amore “a metà” di Paolo e di questa signora, e anche il nostro, che è un amore incompleto perché nessuno di noi è santo canonizzato. Diciamo la verità. E l’ipocrisia: l’ipocrisia dei “giusti”, dei “puri”, di coloro che si credono salvati per i propri meriti esterni.

Nella storia, Chiesa perseguitata da ipocriti

Gesù riconosce come queste persone esteriormente mostrino “tutto bello” – parla di “sepolcri imbiancati” – ma dentro abbiano “putredine” e marciume.

E la Chiesa, quando cammina nella storia, è perseguitata dagli ipocriti: ipocriti da dentro e da fuori. Il diavolo non ha niente da fare con i peccatori pentiti, perché guardano Dio e dicono: “Signore sono peccatore, aiutami”. E il diavolo è impotente, ma è forte con gli ipocriti. È forte, e li usa per distruggere, distruggere la gente, distruggere la società, distruggere la Chiesa. Il cavallo di battaglia del diavolo è l’ipocrisia, perché lui è un bugiardo: si fa vedere come principe potente, bellissimo, e da dietro è un assassino.

Il Pontefice esorta quindi a non dimenticare che Gesù perdona, riceve, usa misericordia, una “parola tante volte dimenticata quando sparliamo degli altri”. L’invito è allora a “essere misericordiosi, come Gesù, e non condannare gli altri. Gesù al centro”. Cristo infatti perdona sia Paolo, “peccatore, persecutore, ma con un amore a metà”, sia la donna, “peccatrice, anch’essa con un amore incompleto”. Solo così possono incontrare “il vero amore”, che è Gesù, mentre gli ipocriti “sono incapaci di incontrare l’amore perché hanno il cuore chiuso”.

QUI L’ORIGINALE

Juan Arias Martinez El Dios en quien no creo -Il mio Dio

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Juan Arias, scrittore e giornalista spagnolo che ha collaborato anche con la Rai e con varie testate giornalistiche italiane, ha scritto il seguente testo, che proponiamo come meditazione, particolarmente adatta …

… nel periodo quaresimale.

Arias ci invita a riflettere, con un testo un po’ provocatorio, sulla “fragilità” di Dio e sul suo amore per l’umanità. A qualcuno inizialmente potrebbe sembrare un testo un po’ “strano”, poco “ortodosso”, ma cerchiamo di cogliere gli spunti di riflessione e di meditazione che ci offre.

il-mio-dio-e-fragile

Il mio Dio non è un Dio duro, impenetrabile,
insensibile, stoico, impassibile.
Il mio Dio è fragile.
E’ della mia razza.
E io della sua.
Lui è uomo e io quasi Dio.
Perché io potessi assaporare la divinità
Lui amò il mio fango.
L’amore ha reso fragile il mio Dio.
Il mio Dio ebbe fame e sonno e si riposò.
Il mio Dio fu sensibile.
Il mio Dio si irritò, fu passionale,
e fu dolce come un bambino.
Il mio Dio fu nutrito da una madre,
ne sentì e bevve tutta la tenerezza femminile.
Il mio Dio tremò dinnanzi alla morte.
Non amò mai il dolore, non fu mai amico
della malattia. Per questo curò gli infermi.
Il mio Dio patì l’esilio,
fu perseguitato e acclamato.
Amò tutto quanto è umano, il mio Dio:
le cose e gli uomini, il pane e la donna;
i buoni e i peccatori.
Il mio Dio fu un uomo del suo tempo.
Vestiva come tutti,
parlava il dialetto della sua terra,
lavorava con le sue mani,
gridava come i profeti.
Il mio Dio fu debole con i deboli
e superbo con i superbi.
Morì giovane perché era sincero.
Lo uccisero perché lo tradiva la verità che era
nei suoi occhi.
Ma il mio Dio morì senza odiare.
Morì scusando più che perdonando.
Il mio Dio è fragile.
Il mio Dio ruppe con la vecchia morale
del dente per dente,
della vendetta meschina,
per inaugurare la frontiera di un amore
e di una violenza totalmente nuova.
Il mio Dio gettato nel solco,
schiacciato contro terra,
tradito, abbandonato, incompreso,
continuò ad amare.
Per questo il mio Dio vinse la morte.
E comparve con un frutto nuovo tra le mani:
la Resurrezione.
Per questo noi siamo tutti sulla via
della Resurrezione:
gli uomini e le cose.
E’ difficile per tanti il mio Dio fragile.
Il mio Dio che piange,
il mio Dio che non si difende.
E’ difficile il mio Dio abbandonato da Dio.
Il mio Dio che deve morire per trionfare.
Il mio Dio che fa di un ladro e criminale
il primo santo della sua Chiesa.
Il mio Dio giovane che muore
con l’accusa di agitatore politico.
Il mio Dio sacerdote e profeta
che subisce la morte come la prima vergogna
di tutte le inquisizioni della storia.
E’ difficile il mio fragile amico della vita.
Il mio Dio che soffrì il morso
di tutte le tentazioni.
Il mio Dio che sudò sangue
prima di accettare la volontà del Padre.
E’ difficile questo mio Dio,
questo mio Dio fragile,
per chi pensa di trionfare soltanto vincendo,
per chi si difende soltanto uccidendo,
per chi salvezza vuol dire sforzo e non regalo,
per chi considera peccato quello che è umano,
per chi il santo è uguale allo stoico
e Cristo a un angelo.
E’ difficile il mio Dio Fragile
per quelli che continuano a sognare un Dio
che non somigli agli uomini.

El Dios en quien no creo

Juan Arias Martinez

www.assisiofm.it/allegati/429-

Veglia%20di%20preghiera.pdf

Lucio Dalla, “La sera dei miracoli div></div>

Ho poi invitato tutti a guardare alla ‘pietra angolare’, quella imperfetta e diversa da tutte le altre perfettamente squadrate ma che incastonata nel mezzo regge un ponte, lo tiene in equilibrio.

Parole preziose di Juan Arias

Fra Giorgio

Dal blog di Robert Cheaib

briciole di teologia

>>>

Il Dio in Cui non Credo

Juan Arias

www.theologhia.com/2014/12/il-dio-in-cui-non-credo-juan-arias

stare in cammino ‘cercando’, non pensando di avere la bisaccia già piena, ma chiedendo un aiuto per vivere, per riempirla dei valori e delle esperienze di altri cercatori di Dio.

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La mente ogni tanto torna lì, a domenica pomeriggio, a quella sala ricolma di volti vivi, di occhi attenti, ed io che ascolto le storie dei miei compagni di viaggio, tutti nati cristiani e poi ognuno incamminato su strade nuove, chi nell’induismo, chi nel buddismo, chi nell’islam, tutti alla ricerca di se e di Dio.

Quando è il mio turno di provare a dire qualcosa di me, inizio con un inchino di parole, cito prima il mistico musulmano Rumi e la sua “Vieni, vieni chiunque tu sia, sognatore, devoto, vagabondo, poco importa. Vieni anche se hai infranto i tuoi voti mille volte. Vieni, vieni, nonostante tutto, vieni” e poco dopo il buddista Thich Nhat Hanh nella sua bellissima preghiera sul cammino.

Mentre parlo apro il mio cilindro di meraviglie e mostro prima il libro della preghiera universale di Vannucci, fonte di ispirazione e di incontro con le tante religioni, poi la mia icona con un sasso rosso a forma di cuore del deserto del Negev e poi l’icona che Claudio mi regalò con quattro simboli di religioni.

Racconto di una volta, quando c’erano i “frati questuanti”, quelli che ogni mattina partivano con la bisaccia vuota provando a riempirla per portare a casa cibo per i frati e i poveri.

Ci insegnano un modo di stare in cammino ‘cercando’, non pensando di avere la bisaccia già piena, ma chiedendo un aiuto per vivere, per riempirla dei valori e delle esperienze di altri cercatori di Dio.

Avessimo l’umiltà di imparare, diventeremmo tutti mendicanti di Dio.

Fra Giorgio

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Una immagine della ricostruzione 3D dell’Uomo della Sindone

Foto: pd

Di Caterina Maniaci

PM (ACI Stampa).- 

Il corpo marmoreo è adagiato sotto una grande riproduzione della Sindone, illuminato da una tipedia luce. Appare contratto, dopo le sofferenze delle torture, dell’agonia, della morte. Eppure, emana forza, solennità, speranza. In qualche modo si capisce che l’ultima parola consegnata da questa presenza non è dominio delle tenebre, non risiede nella paura, nell’angoscia. Quel corpo testimonia che la vita è più forte.

 

Non è possibile non emozionarsi, davanti a questa statua, che in realtà non è semplicemente una statua, anche se  di straordinaria bellezza, eseguita con abilità tecnica e sostenuta da un lungo lavoro di studio e di sperimentazione.

 

Quella che abbiamo potuto contemplare, dopo anni di tentativi, è la ricostruzione tridimensionale del corpo avvolto nella Sindone, opera dell’artista Sergio Rodella,  

che è esposta, per la prima volta, fino al 23 settembre a Padova, presso la chiesa di San Gaetano. L’esposizione si pone all’interno di una serie di iniziative promosse dal Centro universitario di Padova e dalla parrocchia di Santa Sofia, in collaborazione con l’associazione San Gaetano don Pietro Zaramella e il Ctg- gruppo Chiesa e oratori aperti, che hanno  proposto due giorni di studio e di meditazione dedicati all’uomo della Sindone. Uomo che molti degli esperti chiamati ad animare questa due giorni non hanno certo esistano  a definire chiaramente con il nome di Gesù Cristo.

 

 Scienziati, medici, ingegneri, e artisti, come Rodella, naturalmente. Qualche nome: il professore Giulio Fanti, docente di misure meccaniche e termiche al dipartimento di Ingegneria industriale di Padova, da oltre vent’anni studioso della Sindone, Gianmaria Concheri,  docente di disegno e metodi dell’ingegneria industriale,  Matteo Bevilacqua,  già direttore del reparto di fisiopatologia respiratoria dell’ospedale Sant’Antonio di Padova, Stefano Concheri,  medico ortopedico del Sant’Antonio. 

 

Un attivo connubio tra scienza e fede, per riproporre il grande dono della Sindone. In questo caso la scienza ha agito, per così dire, attraverso la mani di un artista, creando una statua a grandezza naturale, frutto di due anni di lavoro e di “sperimentazione”. Questo corpo, al dila’ della irrinunciabile vocazione poetica dello scultore, conferma la rigidità cadaverica di colui che era avvolta dal lenzuolo sindonico,  rigidità compatibile con la crocifissione e le numerose ferite provocate da torture tipiche della “pratica ” romana, flagellazione, colpi inferti sul collo, slegata delle spalle….una “mappatura” delle sofferenze,  che ripropone lo scandalo dell’Uomo dei dolori, di Dio fattosi di carne che accetta il suo destino di sofferenza e di morte, sapendo che però che la strada non si sarebbe interrotta davanti alla pietra del sepolcro.

Anche della Risurrezione la Sindone rende testimonianza, infatti.

La visita all’opera di Rodella è una nuova, importante occasione per tornare a riflettere  sul tema. Che balza agli onori delle cronache dei media spesso e volentieri solo in chiave negativa, quando qualche studioso o qualche equipe scientifica grida alla scoperta di nuovi “inganni” legati alla reliquia,  dicendosi in grado di svelare il “trucco” o la datazione autentica. Queste presunte rivelazioni sollevano polveroni e polemiche,  poi però si da’ poco conto di come vengano confutate.  

 

A Padova quel corpo creato contemporamente da Rodella e da un team di medici e ingegneri dimostra una verità che balza drammaticamente davanti ai nostri occhi.  

 

Per continuare a meditare sulla Sindone, o per documentarsi appropriatamente,  la bibliografia a disposizione è sterminata e non mancano esperti di fama mondiale, come Fanti, appunto, il grande appassionato monsignor Giulio Ricci, che tanto impulso ha dato agli studi, come  il professor Baima Bollone,  la studiosa Emanuela Marinelli, che da 40 anni,  oltre a pubblicare libri e saggi sull’argomento,  va in giro per le scuole per far conoscere ai ragazzi la meravigliosa storia della reliquia e il suo messaggio autentico…

www.acistampa.com

Non un crocifisso ma il vuoto, il risorto, l’infinito. Unica eredità: l’oro nelle ferite

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ESALTAZIONE DELLA SANTA CROCE

www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo-del-giorno

La croce non indica il fatto che dobbiamo cercare il dolore per essere accolti tra le braccia del Padre ma ci dice che è la vita di Gesù, vissuta “fino alla fine”, che insegna a vivere umanamente la nostra vita fino alla fine.

>>>Continua la lettura

Noi ti adoriamo, o Cristo, e ti benediciamo,

perché con la tua croce hai redento il mondo.

Alleluia.

Vangelo

Bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo.

Dal Vangelo secondo Giovanni

Gv 3,13-17

www.romena.it

Una luce strisciata, il sole che gioca con le nuvole e annuncia il giorno nuovo…ed io che con la memoria torno ad un giorno vecchio, a 33 anni fa, il giorno della mia prima professione! Da quel 14 settembre ad oggi c’è una vita intera, di sole e luna, luci e ombre, grazie e disastri, salite e discese…insomma, una vita come dev’essere, colma di tutto, tutto dentro questa pelle, questa testa, questo cuore.

In un giorno così facciamo memoria dell’esaltazione della croce. Non sembra ci sia molto da esaltare in una croce con un crocifisso appeso. Ma quel legno puntato come un dito dritto al cielo, capace di squarciare tutto questo grigio e farci chiamare dal futuro, radicato così profondamente in terra per ricordarci le nostre radici, la nostra storia, i nostri piedi che camminano ogni giorno; e poi quell’altro palo orizzontale, come un abbraccio eterno, inchiodato solo per poterci ricordare che le sue braccia non saranno mai chiuse, per nessuno, sempre spalancate ad accogliere…sì che mi viene da esaltarla.

C’è una frase, piccola, così piccola che si può ricordare a memoria, e accompagna la croce che preferisco, quella di Romena: “Non un crocifisso ma il vuoto, il risorto, l’infinito. Unica eredità: l’oro nelle ferite”

Oggi mi farò cercatore d’oro!

Fra Giorgio

Un monaco fa parte del regno di mezzo fra L’uomo e Dio:

è vicino a Dio con il cuore degli uomini ed è vicino agli uomini con il cuore di Dio.

Giosuè Bloch

Non un crocifisso ma il vuoto,

il risorto, l’infinito.

Unica eredità:

l’oro nelle ferite.

Gigi Verdi

La croce… e quel Dio che mi piace

Luca Buccheri

la Tenda e la Vela

Da troppo tempo usiamo l’espressione evangelicaprendere la propria crocecome un invito ad accettare le disgrazie, le malattie, i lutti ed ogni sorta di “sfighe” che nella vita possano capitare. La frase di Gesù suonerebbe allora piuttosto minacciosa e angosciante: ogni evento negativo lo devi accettare perchè è la tua croce e Dio vuole che tu la porti. Da qui nasce l’idea che sia Dio a mandarti quelle sofferenze, e che tu le debba accettare, magari come punizione divina per espiare i tuoi peccati. Ecco allora che si scivola nella rassegnazione, nel fatalismo, nella rinuncia ad ogni forma di lotta e resistenza di fronte al male. Ma siamo proprio così sicuri che Gesù volesse intendere in questo modo quell’espressione, pronunciata tra l’altro dopo aver confidato ai discepoli l’intima convinzione che lui stesso, perseverando nella sua scelta di amare fino in fondo, sarebbe andato incontro a sofferenza e morte (cf. Mc 8, 31-38)?

Credo sia importante liberarci da queste cattive interpretazioni, che hanno portato a vivere la fede cristiana, che è bellissima e liberante, come una religiosità del sacrificio e doloristica (si pensi agli strumenti di sevizia corporea che si usavano in passato, cilici, cinture di castità ecc.), in cui la sofferenza e la mortificazione rappresentano un valore in sé. Poi possiamo aggiungere un bel “beati voi poveri…” e la frittata è fatta: ogni sorta di afflizione, povertà, ingiustizia diventa d’incanto una benedizione, e l’esercito degli “sfigati” è pronto a farsi prendere a frustate dal mondo e a goderne come fosse una beatitudine. Il quadro è completo.

Io credo in un altro modo di leggere queste espressioni: Dio non vuole la sofferenza, la croce, la tristezza e la rassegnazione dell’uomo, non manda gli accidenti o le malattie o la morte e non “prende per sè” i morti (come si sente dire ai funerali “Dio l’ha chiamato a sé…”), come se non stesse aspettando altro; il Dio che emerge dalla Bibbia e dai vangeli è il Dio della vita e desidera che l’uomo sia felice, cioè realizzi in pienezza la propria esistenza umana. Dio è alleato dell’uomo (e di ogni creatura), è dalla parte della sua felicità, fa il tifo per lui, lotta, soffre e spera perchè la sua vita migliori, avanzi, cresca, maturi, fiorisca. Dio ne gode nel vedere una vita che fiorisce (sia essa umana, animale o vegetale), che sparge il suo profumo, che inonda ogni ambiente di en-tusiasmo (parola che vuol dire “c’è Dio dentro”).

La “croce” non è la malattia o la sofferenza, ma la scelta di essere fedeli alla Vita anche quando ti capita qualcosa che non va, anche quando ti ammali, perdi una persona cara, entri in una fase buia dell’esistenza. Fedeltà e fiducia sono la “porta stretta” del vangelo, la fatica gioiosa di chi sceglie comunque di vivere, anche in un mondo che esalta la castrazione e la morte, in tante forme sottili e insinuanti. Croce è la porta stretta del fidarsi della Vita, malgrado tutto quello che può accadere di negativo (e che resta negativo!), è la scelta di non lasciarsi affossare dai pensieri di morte, di non lasciarsi schiacciare dalla sofferenza ma di viverla con dignità, stando in piedi perchè, comunque vada – come disse Bonhoeffer il giorno della sua uccisione nel campo di concentramento di Flossenburg –,  “vado verso la vita”.

Portare la croce non significa tristezza o depressione; il suo peso è “leggero” – promette Gesù (cf. Mt 11,30) – e se un giorno dovesse diventare troppo pesante, sulla strada si può incontrare un Cireneo di turno pronto a sostenerci.  La sofferenza, la malattia, la morte vanno combattute, perchè noi siamo fatti per la gioia, la vita; e quando arrivano senza averle cercate, vanno accolte come misterioso passaggio di trasformazione per entrare in una vita più piena, come appunto accadrà a Gesù. Resistenza e resa.

Una mamma dice con tono severo al bimbo, sorpreso con le dita nella marmellata: “Lo sai che Dio ti guarda sempre? E cosa pensi ti dica ora?”. Il bambino risponde: “Ma proprio Lui mi ha detto: Prendine pure, tanto non c’è nessuno… anzi prendine un po’ anche per me!”. È questo il Dio che mi piace, e scusate, anche se non sono più un bimbo… vado a mettere il mio dito non nel posto dei chiodi, ma nella marmellata!

www.romena.it/rubriche/la-tenda-e-la-vela

Il Vangelo dei Miserabili

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kairosterzomillennio.blogspot.com/2018/08/kiko-arguello-il-vangelo-dei-miserabili

Su internet si trova un quadernetto manoscritto di Kiko Arguello (con alcune pagine mancanti), uno “scritto di giovinezza”  (come d’altronde i disegni di un artista ancora mezzo cubista), certamente non “politicamente corretto” – Kiko Arguello “per natura” non è politicamente corretto – ma che esprime il soffio che ha investito un uomo di ormai 30 anni e la cui esperienza evangelica in mezzo ai poverissimi delle baracche di Madrid è già maturata in una forma di condivisione ed evangelizzazione originale che produce frutti abbondanti e ha ricevuto gli incoraggiamenti della Chiesa di Madrid. Durante le vacanze ho tentato una mia traduzione che certamente rende il senso del messaggio di Kiko anche se non potranno mancare imperfezioni per errori miei e, da qualche parte, per la difficoltà a decifrare la grafia o la corretta punteggiatura.

***

Vangelo dei Miserabili

Kiko 67

Esulta e canta tu che soffri che già viene il tuo Salvatore.

Kiko Arguello

Venite a me voi tutti affaticati e oppressi e io vi ristorerò.. Mt. 11,25

Lo Spirito del Signore è sopra di me;per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore.

Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui. Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questaprofezia davanti a voi.». (Luca 4,18)

«L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perchéha guardato l’umiltà della sua serva.  D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente e Santo è il suo nome: di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi … (Lc 1,46)

Maria; Tu, la più umile, tu la piccola di Nazaret, tu la madre di Gesù, il Servo di Dio, aiutaci a portare il messaggio di Salvezza a tanti poveri, a tanti esseri oppressi, a tanti sfortunati che gemono oggi nel nostro mondo.

… E il più piccolo tra voi, questo sarà il più grande. (Lc 9,48)

Beati i poveri … 

Beati i poveri, i tarati, gli alcolizzati, i privati di amore; i deboli, gli sporchi, i miserabili; gli svogliati, quelli che non hanno volontà, gli ultimi, i nevrotici, gli alienati, gli schiavizzati dalla tecnica, gli oppressi, gli sfruttati; voi le prostitute, gli invertiti, le vittime del vizio, i carcerati …

Beati perché avete sofferto con Cristo, portando sulle vostre spalle la croce del peccato di tutti.

Beati quelli che soffrono, quelli che piangono, quelli che sentono compassione, quelli che fanno la fame, quelli che sono semplici, quelli che non esigono nulla, gli sfortunati, gli idioti, i pazzi, gli ubriachi, quelli che si sentono scarti, gli ultimi; quelli che hanno un cuore di bambino, quelli che credono tutto, i tonti, gli infermi, quelli che servono, quelli che sono sfruttati, gli stupidi, quelli che tutti ingannano, gli anormali, i malformati, i lebbrosi, i bambini. Beati i bambini, i piccoli di tutte le razze, di tutti i popoli.

Beati perché voi formate il corpo di Cristo che si carica del peccato di tutti. Beati perché Gesù ha fatto sì che la vostra sofferenza non sia sterile; perché state portando l’umanità al cielo, perché salvate il mondo. Perché raccogliete nel vostro corpo il male del peccato, la sofferenza. Perché finisce in voi. Perché vi crocifigge e se vi crocifigge con Cristo, con Lui, risusciterete gloriosi. Beati voi i miserabili di tutta la terra perché siete già seduti nella Gloria del Padre, giacché la vostra carne è stata risuscitata in Cristo Gesù vostro fratello …

Beati: perché siete rigettati, come Cristo. Perché siete disprezzati, come Cristo. Perché la vostra anima patisce angoscia, come Cristo. Perché vostro Padre Dio vi ha abbandonati, come Cristo. Perché non siete degni di vivere nella città, come Cristo. Perché siete la spazzatura del mondo, come Cristo. Perché non avete nessun diritto, come Cristo. Perché siete il Cristo, Il Servo di Jahvé: Il Giusto … Perché Dio si è fatto uno con voi. Perché in voi si serve Dio. Perché Dio, il Dio della rugiada e dell’aurora, del ragno e del cardellino, vi ama e ha voluto darvi il Regno. Perché tutto ha creato per voi. Perché è venuto a dare senso alla vostra vita. Perché vi ama fino a dare il sangue … Beati perché in voi si completa la salvezza di tutti.

Guai a voi i ricchi, i sani di mente, gli astemi, i forti, i puliti, i volenterosi, i primi, i normali, quelli che dirigete la tecnica, quelli che opprimono, quelli che sfruttate; voi le moglie rispettabili; quelli che vanno ogni giorno a messa; quelli che non conoscete il vizio; quelli che mai vi siete sporcati le mani.

Guai a voi perché non avete sofferto condividendo il peso con i vostri fratelli. Perché non li avete amati. Perché siete stati degli egoisti.

Guai a voi quelli che adesso ridete e godete, quelli che banchettate quotidianamente, quelli che chiamate voi stessi intellettuali, quelli che esigete da tutti, i potentati, i sani, quelli che sono serviti, quelli  che non sono bambini, quelli che vivete in case buone; quelli che siete assicurati … perché piangerete e gemerete.

Guai a voi, perché accanto alla vostra decenza hanno gemito poveri uomini, oppressi dai pesi che erano di tutti.

Guai a voi, perché cercando il vostro piacere avete condannato il giusto.

Guai a voi sacerdoti ipocriti, che non siete entrati né lasciate entrare.

Guai a voi sacerdoti e religiosi, ipocriti, che mangiate e ingrassate comodamente mentre due terzi dell’umanità soffre la fame.

Guai a voi che avete reso tanto complicato il Vangelo che nessuno lo comprende.

Guai a voi, teologi e sacerdoti, ipocriti, che elevate agli altari i santi che i vostri padri hanno ucciso, così testimoniate l’opera dei vostri padri.

Guai a voi teologi e sacerdoti ipocriti che vivete in case buone e andate in macchina mentre il giusto che dite di imitare è caricato delle ingiustizie della società della quale siete i primi; in questo modo acconsentite alla sua ingiustizia essendo i primi a condannare il giusto.

Guai a voi che divorate le case dei ricchi e quasi mai entrate nelle grotte dei poveri.

Guai a voi che avete fatto voto di povertà per non mancare mai di nulla, mentre masse e masse di uomini sono sfruttati al vostro fianco non avendo neppure lo stretto necessario.

Guai a voi che avete riempito la Chiesa di riti e prescrizioni dimenticandovi della lealtà e della giustizia. Ipocriti! Non entrate voi né lasciate entrare; dove sono i poveri, dove sono i miserabili, dove sono i miei fratelli più piccoli?

Dedicato a tutti i disgraziati della terra; a tutti quelli che si sentono senza cammino e senza speranza; per loro questi poveri righi con tutto l’amore di un cuore che si sente debole.

Alla maggiore Gloria di nostro Signore Gesù che Risuscitato in carne mortale intercede per tutti gli uomini. A Lui la Benedizione, l’onore e la Gloria. AMEN.

I deboli

… Andate e imparate cosa significa: Misericordia io voglio e non sacrificio. Perché non sono venuto a chiamare i giusti ma i peccatori (Matteo 9,11)

I deboli: uomini senza cultura, senza educazione, senza amore, senza denaro; pieni di difetti, di vizi di miseria; trascinano una vita spezzata sulla quale pesa opprimente la croce dei peccati degli altri. Sono grezzi, mal educati, assurdi, ubriaconi, litigiosi, invidiosi, viziosi, tarati.  … poveri. Da dove escono questi esseri carichi di infermità e egoismo, di barbaria e incultura?

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… la loro propria miseria in una ubriacatura unica che gli dia il coraggio sufficiente per essere capaci di rubare, di uccidere, di sopravvivere; ma noi ci siamo trincerati dietro il muro cinico della decenza e gli abbiamo detto che non gli dovevamo niente perché era colpa loro non aver saputo correre, (quello zoppo mi guardava con occhi da ebete senza comprendere bene; sì, devono avere ragione, devo essere un ratto schifoso, visto che sono nato zoppo); casomai pagherò il vicino che ha una pistola grande e grossa, affinché questi pigri non mi diano più fastidio.

Bisogna insegnargli che devono imparare a correre. Se condivido qualcosa di ciò che ho, mai correrà; è per il suo bene. Questa gente è molto svogliata, senza volontà, ubriaconi … No! Che lavorino, che lavorino, che lavorino …

Quando uscivo dalle scale ancora mi risuonavano le parole che rimbombavano nelle pareti e si formava una musica ritmica, insopportabile: che lavorino, che lavorino, che lavorino … All’uscita mi aspettavano: il Juliàn (invalido delle due gambe), il Mata (col vizio della canna, erano due mesi che non la toccava, voleva cambiare), il Mario (senza padre né madre, mai aveva conosciuto affetto, da quando aveva 12 anni un invertito lo pagava mille pesetas settimanali per portargli dei bambini) … che lavorino … che lavorino … che lavorino …, il Bambino (ragazzo di 18 anni con complesso di inferiorità, beveva per poter affrontare la vita) e tanti altri senza affetto, senza cultura, senza volontà, senza niente; che lavorino … che lavorino … che lavorino …

Andammo a lavorare e … fu da ridere.

Mi diedero voglia di piangere, di ubriacarmi con Mario, con il Bambino, con tutti.

Risultò che al lavoro pure qualcuno sparò e tutti scapparono di corsa. Quando arrivai lì, Mario piangeva di rabbia vedendo gli altri andarsene carichi di roba* (*rubata). Juliàn gli gridava ancora: – Sono zoppo; aspettatemi, non vedete che non posso correre … !

Andiamocene. Non c’è posto, non c’è luogo.

Mi arrabbiai, presi il mio bastone, mi lasciai crescere la barba, mi vestì di stracci e gridai loro:

Cambiate! Cambiate mentalità, convertitevi! Pentitevi, fate opere degne perché vi crediamo. È già posta l’ascia alla radice degli alberi, e ogni albero che non dia frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco.

Pentitevi perché il Regno dei Cieli è già arrivato.

Quando scesi le scale della “Grande Prostituta” e mi ritrovai con i miei fratelli, il petto mi scoppiava.

Che ti hanno detto? Mi chiese Richard. Ti hanno ascoltato? Risposi:

–          Mi hanno ascoltato.

–          Sono rimasti scioccati.

–          Mi hanno fatto domande.

–          Mi hanno contestato e …

Bene, per il lavoro e da mangiare, ti hanno dato qualcosa davvero?

–          Nulla.

Era tutto una burla …

Il Grande Palazzo. La Grande Chiesa. Le grandi macchine. La grande fabbrica. Tutto, tutto era comico guardandolo dal punto di vista del Juliàn, tre giorni senza mangiare, del Richard che non rubava da nove mesi e che non so come si manteneva, del Mata … e di tanti deboli.

Non ce la facevo più. Sono tornato a salire….

–          Noi muoiamo di fame, di fame di amore!!

Salì correndo le scale a quattro a quattro, cantai, gridai, piansi, diedi esempi e alla fine un funzionario mi chiamò e mi portò ad una uscita dove era scritto: “Istituto psichiatrico”.

Alla fine è possibile che mangiamo qualcosa…

Aspettai, egli uscì e parlammo. Tutto era arrangiato… : Mario in carcere, Juliàn al Riformatorio. Il Richard e io al manicomio, scusate, al nuovo centro di studi psicologici sala L “Fenomenologia e trauma dello psicodramma”.

È tutto da ridere. Ma la verità è quello che mi dico oppure no? Forse è vero, sono pazzo e loro hanno ragione … ha ragione il capo della mia ditta : – dobbiamo servire il capitale se vogliamo che la nostra ditta che oggi conta duecento operai, domani possa tenerne cinquecento però è compito di tutti ottenere il rendimento massimo …

Sì, hanno ragione, sono pazzo; è molto chiaro. Bisogna fare molti soldi, con gli sforzi corrispondenti, per poter creare molte imprese, e così, tutti felici. Si potranno fare migliori carceri, migliori manicomi, più medicine, più confort, più macchine, più …  è molto chiaro.

Mario non voleva nulla di tutto questo, voleva soltanto poter amare gli altri, perché non poteva, visto che nessuno glielo aveva insegnato. Ma questo Mario deve essere un romantico…

Passando davanti ad una finestra un ciarlatano vestito di nero leggeva:

“non ha aspetto né bellezza perché lo guardassimo, né apparenza … disprezzato, abbandonato dagli uomini, uomo dei dolori e che ben conosce il soffrire …”

E mi dicevo: questo sei tu Richard, e una gioia intima e segreta ma tumultuosa cominciò ad invadermi.

“Disprezzato, non ne avevamo alcuna stima.

Ma fu Lui certamente che sopportò le nostre sofferenze e si caricò dei nostri dolori. Fu trapassato per le nostre iniquità e stritolato per i nostri peccati.

Il castigo della nostra pace fu su di Lui, e nelle sue piaghe siamo stati guariti. Tutti noi andavamo erranti come pecore, seguendo ognuno il suo cammino e Dio caricò su di sé l’iniquità di tutti noi.

Maltrattato ma Egli si sottomise, non aprì bocca, come Agnello portato al macello, come Pecora muta davanti ai tosatori. Fu abbattuto per un giudizio iniquo, senza che nessuno prendesse in difesa la sua causa, perché fu strappato dalla terra dei viventi e ferito a morte per il crimine del suo popolo.

Disposta era tra gli empi la sua sepoltura e fu nella morte messo al livello dei malfattori, benché non avesse commesso peccato né fu menzogna sulla sua bocca…”

Quell’uomo continuava e continuava; io aspettavo il mio guardiano che fra poco avrebbe probabilmente scoperto, in me, la distruzione dell’io nella schizofrenia …

FINE

“quando dai un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e avrai la felicità che non possono pagarti, perché riceverai la ricompensa nella risurrezione dei giusti. (Luca 14,13)

“Se sette volte al giorno il tuo fratello pecca contro di te e sette volte si rivolge a te dicendoti: mi pento, lo perdonerai.” (Luca 17,4)

“Gli uomini che lo avevano in custodia lo schernivano e lo percuotevano, lo bendavano e gli dicevano: «profetizza,: chi ti ha colpito?». E molti altri insulti dicevano contro di lui”. (Luca 22, 65)

“Là crocifissero lui e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. (Luca 23,33).

QUELL’UOMO ERA MORTO

Quattordici di Dicembre quell’uomo era morto. Avvisata la polizia, venne presto il furgoncino grigio della polizia mortuaria che lo caricò in un feretro nero e lo portò all’obitorio.

Una macchia di sangue scura rimase sul suolo grigio di quella strada; gli ultimi curiosi se ne andarono e i negozi cominciarono ad aprire. Erano le otto e un quarto del mattino nel quartiere di Arguelles della città di Madrid.

Chi era?

Nessuno sapeva nulla; era stato visto, ubriaco perso, nel bar dell’angolo la notte precedente.

Morì solo? Morì di freddo? Di angina pectoris? – Che importa. Che desidera signora; Patate … quante?

Quarantatré anni fa in una via stretta, con molto rumore e molti bar, c’era un bebè di dodici mesi e mezzo che dormiva nella culla del passeggino mentre nella alcova grande la sua madre faceva l’amore, vendendo il suo corpo, con un signore a baffi che rideva molto forte mostrando i suoi denti d’oro. Quel bambino dava poco fastidio; dormiva tutto di un tiro, non si svegliava quasi mai. Quel bambino lo si addormentava col vino.

La sua infanzia la passò in un collegio dal quale scappò passando l’adolescenza con la sua madre nel quartiere cinese di Barcellona.

Come tanti ragazzi, per andare al cinema e ai bigliardi, se la svignava dagli omosessuali lasciandosi fare quattro porcherie.

Fu protettore di tre donne di vita, fu 28 volte in carcere per problemi vari, e tutta la sua vita fu un alcolista.

Amava con delirio gli animali; probabilmente proiettava in essi tutta la mancanza di affetto che accusava il suo carattere.

Ricevette 13 sprangate, e due di esse gravi, per non voler denunciare altri.

Rubò per poter vivere, dato che la sua tara alcolica non gli permetteva di durare molto in nessun lavoro, tanto più che la sua struttura psichica non si adattava alla soggezione.

Amò una donna alla follia e per lei fu due volte in carcere.

Non conobbe mai la doppiezza né la ipocrisia né con se stesso né con quelli della sua condizione; sapeva sì usare inganni e menzogne di fronte alla società perché si vide sempre respinto, e soprattutto verso la forza pubblica, altrimenti non sarebbe potuto sopravvivere.

Conobbe Dio nel carcere minorile quando aveva 14 anni. Di Lui sapeva che aveva fatto le leggi sulle quali si reggeva la società, e che aveva creato il  mondo.

Ebbe sempre invidia degli sposati che vivevano in buone case e andavano a messa. Avrebbe dato la sua mano destra per poter lavorare e possedere ciò che essi avevano, non sapeva come si poteva ottenerlo perché non riusciva a smettere di bere e aveva bisogno di andare con delle donne perché altrimenti non sopportava la solitudine che lo travolgeva. Desiderò sempre avere molto denaro; pensava che sarebbe stato amato di più e che gli avrebbe tolto la paura.

Gli morì un figlio di bronchite capillare e entrò per la prima volta in una Chiesa. Stette mezz’ora guardando un Sacro Cuore con la barba ritoccata e tra molte lacrime chiese perdono; egli era un essere spregevole, ubriacone, giocatore, ladro, donnaiolo, tante volte glielo avevano ripetuto… il suo bambino era morto e da allora gli faceva male la bocca dello stomaco.

Non sapeva perché si trovava adesso piangendo in quella chiesa e chiedendo perdono. Si volle confessare e quel vecchio parroco, gridando, lo chiamò ubriacone.

Mai conobbe l’amore di Gesù Cristo e morì in una strada di un quartiere anonimo di Madrid.

Sulla sua tomba, la fossa comune, qualcuno ha lasciato interrata una pietra con una iscrizione che dice: “Beati i poveri.”

FINE

Vivranno di nuovo i tuoi morti, i tuoi cadaveri si alzeranno, si sveglieranno e canteranno di gioia gli sfortunati che vivono nella miseria. Perché rugiada di luce è la tua rugiada e la terra sarà illuminata dando alla luce le sue ombre. (Isaia 26,19)

In quel giorno i sordi sentiranno le parole del libro e già fuori dalle tenebre e dall’oscurità gli occhi dei ciechi vedranno. I poveri avranno gioia sempre di più in Dio e i miserabili si rallegreranno nel Santo di Dio. (Isaia 29,18)

Questi sono i segni che porterà con sé il Messia ci annuncia il profeta Isaia; Gesù rimette queste profezie a Giovanni quando questi, dal carcere, gli chiede se è lui il messia o deve continuare ad aspettare. “Giovanni il Battista ci ha mandato a te …

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Dalla nostra debolezza emerge la lode che si fa Gloria del Padre nell’amore di Cristo Gesù.

Colui che non può essere contenuto, il grande, grande, il “SANTO”, discese a queste regioni oscure; si caricò con un corpo povero e si dispose a scendere nella morte dove ansiosamente era atteso da milioni di uomini che vivevano nella schiavitù delle ombre tenebrose.

Venne vagabondo e povero. Parla del Padre. Predica la tenerezza e l’amore, la misericordia e la lealtà. Si lascia calpestare, si lascia sputare addosso, gli danno tormento, si accaniscono su di lui … e fattosi uno straccio lo ammazzano impiccandolo ad un legno come se fosse un assassino.

Dio è entrato nella morte!

Colui che non può essere contenuto, il grande, grande, è stato calpestato e schiacciato come insetto d’estate sulla strada …  Gesù è morto.

È l’ora delle tenebre. È il trionfo del male. DIO E’ MORTO.

Cavalca vittorioso le ombre predicando la salvezza, discende nelle segrete più profonde e risuscita glorioso.

Già sorge la luce. Già viene la salvezza.

Rallegratevi voi che soffrite, già viene, già sale.

Si mostra ai suoi amici: : “Non temete, io ho vinto il mondo, coraggio che vado al Padre e vi invierò il Consolatore …”

Non sia turbato il vostro cuore. Nella casa del mio Padre ci sono molte dimore. Se non fosse così, vi avrei detto che vado a prepararvi un posto? E dopo che vi avrò preparato il posto, tornerò di nuovo e vi prenderò con me, affinché dove sono io, anche voi siate voi. Già conoscete il cammino per dove io vado. – + Signore: Non sappiamo dove vai? Come possiamo conoscere il cammino? – Io sono il cammino, la verità e la vita. Nessuno va al Padre se non per me. Un poco ancora, e il mondo non mi vedrà più. Voi, invece mi rivedrete, perché io continuo a vivere e voi vivrete.

La pace vi do. La mia pace vi do. Non è come quella del mondo quella che vi do. Non siate mai angustiati. Avete sentito che vi ho detto: me ne vado e torno a voi.

Questo è il comandamento mio: che vi amiate gli uni gli altri come io vi ho amato. Nessuno ha un amore superiore a questo: dare la propria vita per gli amici. Voi sarete i miei amici.

E vi ho destinati a percorrere la terra … se il mondo vi odia sapete che prima che a voi ha odiato me. E vi dico, così sta scritto: Il Messia doveva soffrire e risuscitare di tra i morti al terzo giorno. E nel suo nome si doveva predicare la conversione e il perdono dei peccati a tutte le nazioni. Di questo voi siete testimoni. Rimanete in città finché siate rivestiti della forza dall’alto.

Andate per l’Universo e annunciate la buona notizia ad ogni creatura.

E mentre li benediceva, si allontanò da loro e risalì al cielo!

FINE

Aleluya!!

DIO E’ IL MISTERO

Dio è il mistero; il mistero tremendo.

La sofferenza è la porta del mistero.

I miserabili di tutta la terra fanno parte del mistero di Dio nel suo figlio, Nostro Signore Gesù.

I deboli, dalla loro sofferenza, relativizzano le nostre conquiste essendo parte del corpo umanità che gemono con più forza: VIENI SIGNORE GESU’.

Giobbe si difende dagli argomenti dei suoi amici di fronte alla sua terribile sofferenza, dicendo: i nostri cammini non sono i cammini di Dio.

Giobbe dice: Dio non ha ragioni, Dio è l’inesplicabile …

Tocchiamo a tastoni la parete come ciechi, a tastoni come quelli che non hanno occhi, inciampiamo a mezzogiorno come al crepuscolo. In pieno vigore siamo come morti. Grugniamo come orsi, come colombe non smettiamo di gemere: aspettiamo il Giudizio e niente! La salvezza, ma rimane lontana da noi. (Isaia 59.10)

Perché i miei pensieri non sono i vostri pensieri, né i miei sentieri sono i vostri sentieri; oracolo di Dio. Quanto elevati sono i cieli sopra la terra, così i miei sentieri sono sopra i vostri sentieri e i miei pensieri sopra i vostri pensieri. (Isaia 55,6)

Gesù: i tuoi sentieri non sono i nostri sentieri. Ti sei avvicinato all’uomo e non ti ha riconosciuto; non ti riconosce perché ci visiti carico dei nostri peccati e ci ricordi che siamo peccatori, che il peccato esiste, e non ci piace che ci dicano che non siamo Dio, che Dio è altro …

Stai qui, dietro ogni disfatta, dietro ogni uomo rotto, ogni essere debole, ogni ubriacone, ogni povero, ogni miserabile, parlandoci di noi, di chi siamo, dell’egoismo, del peccato; del regno dove esiste solo la giustizia e l’amore totale.

Non possiamo avvicinarci al debole pensando che la ragione l’abbiamo noi e che quindi dobbiamo farlo passare dal nostro lato, quello dei forti.

Essi non sono i deboli, sono Gesù Cristo incarnato nel peccato.

… Perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare…

Ho visto con i miei occhi come si prostituiscono dei ragazzini di dodici e tredici anni per denaro nello stesso centro di Madrid.

Ho visto come una madre offriva sua figlia di diciassette anni per trecento pesetas mentre il suo padre lavorava in Germania.

Ho lavorato come manovale edile con centinaia di operai che non parlavano mai di Dio e il cui destino era lavorare e avere figli, per tornare a lavorare ubriacandosi il sabato.

Sono vissuto in una baracca di legno con dei giovani di sedici anni che erano stati più di dieci volte in carcere, quando le loro liti, i loro furti e il loro vizio erano l’unica cosa che gli restava per automanifestarsi di fronte ad una società che tentava di ignorarli legandoli al carro dello sfruttamento.

Quando amiamo qualcuno gli diamo l’essere, gli diciamo: tu esisti per me.

Nessuno può sopravvivere senza sentirsi voluto bene. L’uomo che non è amato da qualcuno è morto.

Dio è amore.

Dio è la vita.

Convertire un uomo è dirgli: tu sei amato da Dio; questo è farlo nascere di nuovo. Dio gli da l’essere attraverso l’amore.

Tutti abbiamo complessi di frustrazione e  impotenza.

Tutto nel fondo sentiamo nausea di noi stessi.

Perché tutti nasciamo morti.

Perché tutti noi nasciamo ingannati e morti.

Gesù viene e viene per dirci: vivi!

Gesù viene e viene per farci passare dalla morte alla vita, dicendoci ti voglio bene, e perché ti amo ti do l’essere. E perché ti amo ti tiro fuori dalla morte e ti introduco nella mia felicità, che nessuno mi può strappare, quella che io ho guadagnato per te con la mia morte e risurrezione.

Gesù viene per farci uscire dalla frustrazione e dall’egoismo attraverso la fede nel suo totale e tremendo amore.

Ma Dio non è un essere blando e amorevole … Dio non è una immaginetta di prima comunione …

Dio è TERRIBILE!

Rivestito della corazza della giustizia e cinta la testa con l’Elmo della Salvezza VIENE! Le vesti della vendetta sono la sua tunica e lo zelo è il suo manto.

Il Redentore VIENE! canta il profeta Isaia, per coloro che si convertano dalla apostasia. E la sua alleanza con noi sarà lo Spirito che sta sopra di Lui, e le parole di Dio non si allontaneranno da essa né dalla bocca della sua discendenza, né dalla bocca della discendenza della discendenza. Ha detto Dio da ora e per sempre.

Forse Dio può rimanere indifferente davanti al male.

Forse Dio è un essere inconsistente al quale non importano i bambini che invecchiano di fame … MENZOGNA!

Che Dio è Cristo e Cristo sta crocifisso nella sofferenza dell’umanità.

Il digiuno che io accetto non è forse: sciogliere i lacci della malvagità, slegare i legami del giogo, lasciare liberi gli oppressi e rompere tutti i gioghi? Forse non consiste nel dividere il tuo pane con l’affamato e introdurre in casa tua i miseri senza tetto, vestire colui che vedi nudo e non voltare la faccia davanti al tuo fratello? (Isaia 58.6)

Sporcamente nel sentiero rotto agonizzavi nel tuo sangue pieno di morte e vomito, chiamasti gridando qualcuno che non c’era.

Cercando la tua propria gloria sei giunto fin qui, fieno e paglia.

Dove sei? Vieni! Vieni!

Guardami, pieno di marciume e porcheria, sul punto di rottura e morte, vieni!

In tanta acida decomposizione finirono i miei cammini.

Nel bordo di questo specchio, dietro … forse, vieni, completa!

So che sei SALE, non ne posso più, vieni Signore vieni …

Sei tu e la terra rimane fredda.

Stai dentro e le cose continuano impassibili.

Tutto grigio nel fango di un giorno triste.

La moglie giovane e la sua pelle vecchia.

Un sigaro acceso e un tramvia che arriva.

Siamo rottame che cammina, qualcosa che divora da dentro e che rende nervosi; che da colpi nel vuoto.

Un giorno il sole uscirà e tutti rideremo.

Il muso del cane alza i rifiuti; vecchie lattine, catorci rivestiti di urina.

Tutto è in crisi e rimaniamo soli.

Guardiamo ai bambini e pensiamo che forse loro…

Tutto è prodotto da un mondo che agonizza e che ci va uccidendo poco a poco.

Voglio fuggire dall’io che mi distrugge e mi trovo in una sala oscura …

Anche lì il cane scarta con il muso la porcheria delle nostre vite senza senso.

Solo la tua attesa mi mantiene di fronte alla distruzione.

Quando vivremo, quando ci riempiremo; quando saremo te.

Credo che ti avvicini perché già non sento niente.

Sono l’essere che muore ogni giorno avvicinandosi alla nascita di te.

Vi darò un cuore nuovo e porrò dentro di voi uno spirito nuovo; vi strapperò questo cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Metterò dentro di voi il mio spirito e vi farò andare per i miei comandamenti e metterli in pratica. Allora abiterete la terra che io diedi ai vostro padri, e sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio (Ezechiele 36.)

Così parla il Signore:

Vieni, o spirito! Vieni dai quattro venti e soffia su queste ossa morte e vivranno.

Profetizzai come se mi mandasse, e entrò in loro lo spirito e cominciarono a rivivere e si misero in piedi, un esercito sterminato.

Mi disse allora: Figlio dell’uomo, queste ossa sono la intera casa di Israele.

Vanno dicendo: si sono seccate le nostre ossa, è fallita la nostra speranza, siamo perduti. Per questo profetizza e dì loro: così parla il Signore: io aprirò i vostri sepolcri e vi farò uscire dalle vostre tombe, popolo mio, e vi porterò alla terra d’Israele e saprete che io sono Dio quando aprirò i vostri sepolcri e vi farò uscire dalle vostre tombe, popolo mio, e io porrò in voi il mio spirito e vivrete e io vi darò riposo nella vostra terra, e saprete che io sono Dio. L’ho detto e lo farò, Parola di Dio. (Isaia 37, 9)

Amen. Vieni Signore Gesù. La grazia del Signore Gesù sia con tutti.

AMEN

vito luigi valente

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