Contemplazione del Crocifisso.

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Contemplazione del Crocifisso.

Con lo sguardo della santità.
Enzo Bianchi.

Contributo di Enzo Bianchi al catalogo WILLIAM CONGDON (1912-1998) Opere sacre pubblicato in occasione della mostra: William Congdon – Ecce Homo. Quattordici crocefissi dell’ultimo action painter presso la Biblioteca Umanistica di Santa Maria Incoronata – Milano, e dell’esposizione del Crocefisso, 18 di William Congdon nella chiesa di San Raffaele Arcangelo a Milano  (25 febbraio – 24 maggio 2015).

Ho incontrato William Congdon alla Cittadella ad Assisi quando ero poco più di un ragazzo, nel 1961; e sovente mi ricordo come, su quella terrazza dell’osservatorio da poco finita, verso sera, qualche volta osavo porgli qualche domanda. Mi ricordo l’italiano incertissimo che lui aveva allora. E parto proprio da un ricordo di quel tempo anche per agganciarmi a quanto dice Massimo Cacciari a proposito dell’”analogia dell’icona”.

La cosa che mi meravigliava nei quadri di Congdon era il fatto che dipingesse a partire…

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Meditazione per il Venerdì Santo.

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Gesù, il crocifisso.
Enzo Bianchi.

Contributo di Enzo Bianchi al catalogo Donatello svelato. Capolavori a confronto – Padova, Museo Diocesano 27 marzo – 26 luglio 2015.

Crocifissi di Donatello (5) 1386-1466

Vorrei contemplare insieme con voi Gesù crocifisso, secondo le tre splendide interpretazioni fornite cinque secoli fa da Donatello, che ora abbiamo la straordinaria possibilità di ammirare simultaneamente, grazie alla Mostra assai opportunamente allestita presso il Museo diocesano di Padova. Queste opere di eccezionale bellezza, che hanno accompagnato la fede di innumerevoli cristiani nel corso degli ultimi cinquecento anni, accompagnano ancora la nostra fede, qui e oggi, perché il Crocifisso resta per il cristiano il luogo per eccellenza in cui egli può conoscere Dio. La croce è davvero la cattedra della sapienza di Dio (cf. 1Cor 1,18-25), è il luogo dove Dio è stato massimamente narrato da suo Figlio Gesù Cristo (cf. Gv 1,18: exeghésato).

Tutte le testimonianze scritte sulla fine della vita terrena…

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Prepararsi al Venerdì santo.

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Prepararsi al Venerdì santo.

Ecco allora Dio, l’Amante nella passione di Gesù. Egli soffre per amore perché soffre per il male che noi ci facciamo: il male inflitto a Gesù vittima, infatti, è l’icona dei mali, delle sofferenze che infliggiamo agli altri, della mancanza di amore con cui li facciamo soffrire. E si faccia attenzione: «non siamo noi che abbiamo amato Dio, ma è lui che ha amato noi» (1Gv 4,10); dalla croce di suo Figlio Dio ci chiede di «credere all’amore (cf. 1Gv 4,16), ci attira tutti alla croce perché «vuole che tutti siamo salvati» (cf. 1Tm 2,4).

Gv 18,1-19,37
Liturgia della Croce,
Omelia di Enzo Bianchi.

1942

Abbiamo ascoltato il racconto della passione di Gesù, una passione gloriosa secondo il vangelo di Giovanni (Gv 18,1-19,37), perché in essa, a differenza di quella narrata dai sinottici, riusciamo a vedere al di là di ciò che è avvenuto mondanamente, riusciamo a…

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Mercoledì Santo: Una storia di mani.

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Mercoledì Santo:
UNA STORIA DI MANI.
Primo Mazzolari.

UNA STORIA DI MANI

La tua morte, o Gesù, è una storia di mani. Una storia di povere mani, che denudano, inchiodano, giocano a dadi, spaccano il cuore. Tu lo sai, tu lo vedi, o Signore. Prima di giudicare, però, pensiamoci.

Ci sono dentro anche le nostre mani. Mani che contano volentieri il denaro, mani che legano le mani agli umili, mani che applaudono le prepotenze dei violenti, mani che spogliano i poveri, mani che inchiodano perché nessuno contenda il nostro privilegio, mani che invano cercano di lavare le proprie viltà, mani che scrivono contro la verità, mani che trapassano i cuori. La tua morte è opera di queste mani, che continuano nei secoli l’agonia e la passione.

Se potessimo dimenticare queste mani, se ci fosse un’acqua per lavare queste mani. Per dimenticare le mie mani, ho bisogno di guardare altre mani, di sostituire le mie…

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Martedì Santo: Povero fratello Giuda.

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Martedì Santo:
POVERO FRATELLO GIUDA.
Primo Mazzolari.

Giovedi santo - huguet

Povero Giuda. Che cosa gli sia passato nell’anima io non lo so. È uno dei personaggi più misteriosi che noi troviamo nella Passione del Signore.

Non cercherò neanche di spiegarvelo, mi accontento di domandarvi un po’ di pietà per il nostro povero fratello Giuda. Non vergognatevi di assumere questa fratellanza. Io non me ne vergogno, perché so quante volte ho tradito il Signore; e credo che nessuno di voi debba vergognarsi di lui. E chiamandolo fratello, noi siamo nel linguaggio del Signore. Quando ha ricevuto il bacio del tradimento, nel Getsemani, il Signore gli ha risposto con quelle parole che non dobbiamo dimenticare: “Amico, con un bacio tradisci il Figlio dell’uomo!” Amico! Questa parola che vi dice l’infinita tenerezza della carità del Signore, vi fa anche capire perché io l’ho chiamato in questo momento fratello. Aveva detto nel Cenacolo non vi chiamerò servi…

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Lunedì Santo: Il Povero e i poveri.

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Lunedì Santo:
IL POVERO E I POVERI.
George Bernanos.

onction-bethanie-et-tombeau-xive

È la parola più triste dell’Evangelo, la più carica di tristezza. Prima di tutto, è rivolta a Giuda. Giuda! San Luca ci riferisce che teneva i conti e che la sua contabilità non era pulitissima; e sia pure! Ma infine era il banchiere dei Dodici; e chi ha mai visto in regola la contabilità d’una banca? È probabile che gravasse un po’ sulla provvigione, come tutti. A giudicare dalla sua ultima operazione, non sarebbe stato un brillante commesso d’agente di cambio, Giuda. Ma il buon Dio prende la nostra povera società qual è; al contrario di quello che fanno i buffoni che ne fabbricano una sulla carta, poi la riformano a tutta forza, sempre sulla carta, beninteso!

A dirla in breve, Nostro Signore conosceva benissimo il potere del danaro; e ha fatto accanto a sé un posticino al capitalismo; gli ha…

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Ma erano palme oppure ulivi?

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Ma erano palme oppure ulivi?
Tra Vangelo e storia.

Parishioners pray during a mass in the Metropolitan Cathedral in Managua

Il racconto dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme è presente in tutti e quattro i Vangeli, ma con delle varianti: Matteo e Marco raccontano che la gente sventolava rami di alberi, o fronde prese dai campi, Luca non ne fa menzione mentre solo Giovanni parla di palme (Mt 21,1-9; Mc 11,1-10; Lc 19,30-38; Gv 12,12-16). Cos’è successo realmente?

L’episodio rimanda a tradizioni legate alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot (festa delle Capanne), una festa di pellegrinaggio in occasione della quale i fedeli arrivavano in massa a Gerusalemme e salivano al tempio in processione. Ciascuno portava in mano e sventolava il lulav, un mazzetto composto dai rami di tre alberi, la palma (che simboleggiava la fede attiva), il mirto (che con il suo profumo richiamava la preghiera che sale al cielo) e il salice (che per la forma delle foglie rimandava…

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