Gionata tra i martiri etiopi

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Discernere

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Davvero i pensieri di Dio sono lontanissimi dai nostri; veramente le sue vie distano dalle nostre quanto il Cielo dista dalla terra. Ci parla infatti dal posto e attraverso le persone che meno ti aspetti. Una notizia, tra le tante, risplende in questi giorni come un’autentica Parola di Dio per tutti noi. Si tratta della “Buona Notizia” raccontata da Giorgio Bernardelli su MissionLine, rivista del Pontificio Istituto Missioni estere (Pime). Riguarda la storia di Jamaal Rahman, uno dei 28 etiopi uccisi recentemente dall’Isis e apparsi nel video fatto girare sul web. Questo ragazzo però è una notizia nella notizia perché non era cristiano ma di famiglia musulmana. Si trovava nel gruppo dei martiri perché voleva restare al fianco di un suo amici cristiano. Questo secondo autorevoli fonti tra cui la testimonianza del tutto “insospettabile di un miliziano degli al Shabab, i fondamentalisti islamici della Somalia”. Ma perché questa amicizia capace…

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Dio nelle viscere

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paolabelletti

Articolo pubblicato per La Croce Quotidiano (non mi ricordo la data)

Non so cosa scrivere, di che parlare. Ho il cuore pesante oggi. Un figlio ammalato non è un argomento facile,  né la carta da giocarsi sempre e comunque. E io non ho un figlio malato, me misera. Non è lui un eserciziario di “poverinismo”. C’è un bambino, nostro figlio, quel bambino lì, che anziché vedere il proprio corpo deteriorarsi con gli anni e la propria mente obnubilarsi piano piano è partito in salita. E’ stato colpito subito. Che ingiustizia. Che disuguaglianza. Lo è davvero? Nel nostro veloce giro d’anni, quella cosa che ci troviamo addosso senza averla chiesta, né chiesta così e che si chiama vita rende questa differenza cronologica irrilevante. Nessuna differenza sostanziale. Nessuna minorità. Credo anche che a tempo debito la sua situazione apparirà come un vantaggio.

E’ un terminale, come me. Come te. Che allegria..Bisogna sempre essere allegri e leggiadri? Sempre non si può. Si…

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L’oro verde del Madagascar.

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Madagascar, l’“oro verde” delle carmelitane.

Le monache coltivano un’alga per realizzare un integratore alimentare i cui effetti sono di grande aiuto ai malati, agli anziani e soprattutto ai bambini malnutriti

Madagascar, l’“oro verde” delle carmelitane.

L’alga che salva molte vite dalla malnutrizione.

Bastano pochi millimetri per contenere una grande risorsa. Proteine, vitamine, lipidi si concentrano tra le volute di una semplice alga azzurra: la spirulina. Diffusa nelle acque salmastre del Madagascar, l’alga deriva il suo nome dalle spire del suo microscopico fusto.

Di colore scuro, dalla forma stretta e allungata, cresce spontaneamente tra spiagge candide e le mangrovie di questa terra aspra e arrabbiata. Un vero e proprio concentrato di elementi nutritivi che le monache contemplative carmelitane di Amborovy, vicino a Mahajanga, hanno scoperto nel 2010. Impossibilitate a coltivare il riso per le avverse condizioni ambientali, si sono dedicate all’alga preziosa, le cui proprietà erano già state sperimentate in altre diocesi malgasce.

«Conoscevamo già l’efficacia…

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Vedere Dio…

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Volti.

Tanti gli spunti offerti da questo articolo di Alessandro D’Avenia sul volto di Dio e sulla Sindone, tante possibilità di riflessione e meditazione. Pubblicato su La Stampa del 19 aprile.
“Vedere Dio. Chi per verificare che non esiste, chi per dirgliene quattro o scambiare quattro chiacchiere, chi per godersi la sua bellezza. Che lo ammettiamo o no, credenti o no, vorremmo vedere Dio. Per il poeta Eliot ogni cultura non è altro che la risposta data a questo desiderio: nessun uomo se n’è sottratto, anche gli uomini di quelle culture che negavano la possibilità di rappresentare il volto di Dio. Tra i due poli, culture iconoclaste e culture che hanno rappresentato gli dei, ci sono tante sfumature, ma i due poli rendono il punto chiaro, perché lo toccano uno da un margine uno dall’altro: Dio deve avere un volto.
Gli Ebrei, proprio perché negavano la possibilità di nominare il nome dell’Altissimo e di rappresentarlo (le teofanie sono iniziative divine: sia che si tratti di fenomeni naturali come il roveto ardente per Mosè, sia che si tratti di presenze di aspetto umano come i visitatori di Abramo), svilupparono un concetto di volto di Dio, totalmente nuovo rispetto alle altre religioni. Il fedele cerca il volto (panim) di Dio, pur non potendolo vedere. Panim è il termine ebraico per indicare il volto come sede visibile dei sentimenti: ira, misericordia, dolcezza, gelosia, amore… Il volto, pur non essendo visibile o riproducibile in immagine, si riempie di un valore essenziale: rappresenta la possibilità di rapportarsi all’Altissimo. Dio è relazione con l’uomo e quindi ha un volto che esprime tutte le sfumature di una relazione d’amore, e il non rappresentarlo in immagini serve a preservarlo da qualsiasi riduzione umana e idolatrica.
D’altro canto i Greci intuirono qualcosa di analogo, ma con esiti opposti. Erano convinti che qualsiasi cosa influisse sull’uomo e ne causasse azioni, idee, pensieri, parole non potesse essere di natura inferiore all’uomo. Per questo i loro dei, che si differenziavano dall’uomo per un unico aspetto (l’immortalità), erano antropomorfi, ma non per questo si potevano vedere direttamente. Quando si mostravano agli uomini si travestivano: apparivano come altri uomini o animali o sogni… ma la loro teofania non era mai svelata (prosopon è il termine greco per indicare sia il volto sia la maschera). Se qualcuno avesse visto un dio direttamente sarebbe perito, come racconta il terribile mito di Diana e Atteone, divorato dai suoi cani da caccia, dopo esser stato trasformato in cervo per aver visto la dea bagnarsi nelle acque di un fiume; o come il bellissimo mito di Amore e Psiche, in cui la ragazza, nonostante il divieto, nottetempo spia alla luce di una candela l’aspetto del dio che l’ha fatta sua e per questo viene cacciata dalle sue grazie, e dovrà patire ogni dolore e prova, prima di poter riavere Amore. Le teofanie sono possibili solo attraverso un camuffamento, altrimenti sono letali. Ciò però non preclude all’uomo la possibilità di poter rappresentare gli dei, anzi l’arte greca nasce proprio dall’anelito di vedere gli dei e farseli vicini: è teofania qualificata. La statua di un dio, come ha spiegato Vernant, era considerata un doppio del dio stesso, quasi costretto così, per via di bellezza, ad essere presente. L’arte era lo strumento umano per costruire la soglia tra il mondo profano e il mondo divino, rigorosamente separati.
Mostaert. Cristo coronato di spineIl cristianesimo, che ha il suo mistero centrale nell’incarnazione di Dio, spezza questa distanza o impossibilità: sacro e profano non sono più separati, perché Dio si è fatto uomo, si è fatto volto, si è fatto parola e immagine, divinizzando da dentro il profano. Non solo si può vedere Dio senza morirne, ma si può toccarlo sino a farlo morire. Così l’estetica cristiana, nutrendosi delle due tradizioni, giudaica e greca, le fonde e supera in una nuova: una gara di bellezza per rendere ancora presente, il più degnamente possibile, la corporeità e il volto di Dio (prosopon viene usato dai teologi cristiani per definire il concetto stesso di “persona”).
Le due tradizioni sono infatti ben rappresentate anche nel racconto evangelico. Filippo, ebreo discepolo di Gesù, chiede al suo maestro: “Mostraci il Padre e ci basta”, azzardando la richiesta quasi sacrilega di vedere il volto di Dio. E Gesù gli risponde: “Chi vede me vede il Padre”. In un’altra occasione un gruppo di Greci, desiderosi di conoscere Cristo, si accostano a quello stesso Filippo e gli chiedono: “Vogliamo vedere Gesù”. E quando Filippo riporta la richiesta, Cristo risponde enigmaticamente con l’esempio del chicco di grano: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”. Risponde alla greca, con “altre spoglie”, e non per nascondersi, ma perché la teofania deve ancora avvenire: la visibilità di Dio, in Cristo, sarà completa nel momento di massima ostensione della sua donazione all’uomo, cioè con la passione, morte e resurrezione. Il cerchio si chiude: per vedere il Padre bisogna vedere Cristo, per vedere Cristo bisogna vedere la sua “passione” di uomo e per l’uomo. Il frutto è una teofania storica affidata poi agli uomini, la visibilità di Cristo per tutti i tempi a venire: la vita dei cristiani stessi, decisi a seguirlo sulle sue tracce (“Chi vuol venire dietro a me mi segua e dove sono io là sarà anche lui”, “Da questo riconosceranno che siete miei, dal fatto che vi amate gli uni gli altri”). Per vedere occorre seguire, perché Dio offre il suo volto solo a chi liberamente si mette sulle sue tracce. In questo senso la sindone è “superflua” per un credente. Egli vede Cristo seguendolo, scorge le sue sindoni quotidiane nei luoghi in cui Cristo ha detto che lo avrebbero visto: nell’altro (“chi serve uno di questi piccoli serve me”), nel culto (“chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha in sé la vita e io e il Padre mio dimoreremo in lui”), nella speranza della visione definitiva dopo la morte (“sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”).
Se un credente dimentica queste teofanie, la Sindone rischia di diventare oggetto di superstizione, fine SacraSindonea se stesso, limite e non soglia per un’ulteriore e più piena tracciabilità del divino. Per il non credente la Sindone può e deve essere curiosità (curioso viene da cura: un guardare con attenzione, senza liquidare pregiudizialmente e frettolosamente), perché nessuno scienziato (l’accanimento su quest’oggetto è unico nella storia dell’archeologia) è riuscito ancora a spiegare come questa immagine si sia costituita, dato che non è riproducibile né con colori né con le tecnologie più avanzate. Il lenzuolo è allo stato attuale l’inspiegabile “selfie di Dio”, fatto con la luce sprigionatasi direttamente dalla materia del corpo che conteneva, il corpo di un morto imploso o esploso senza strappi, che conserva tutti i segni della incompletezza della vita umana, una teofania di luminosa imperfezione, questo il paradosso (lo stesso del chicco di grano): dolore, sangue, abbandono, violenza, solitudine, morte sono visibili su quel telo e riscattati dalla e nella luce.
Per questo anche per il non credente “il selfie di Dio” resta una sfida che provoca l’istintivo desiderio di vedere Dio. Se mi dicessero che è stato trovato il ritratto di un mio avo di duemila anni fa sarei curioso di vederlo, non mi cambierebbe la vita, ma arricchirebbe il mio senso estetico se si trattasse di opera artistica, della memoria e della storia se si trattasse di opera archeologica, il mio senso etico dal momento che si tratta di un uomo torturato e ucciso violentemente (bellissimo a questo proposito il romanzo di Potok, Il mio nome è Asher Lev), ma se scoprissi che quell’uomo, che diceva di essere Dio, si è fatto una foto in modo inspiegabile per la scienza e la tecnica, la mia curiosità si trasformerebbe in apertura curiosa e, chissà, magari, in ricerca.”

In fin di vita ordinato sacerdote, benedice il Papa.

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Seminarista in fin di vita ordinato sacerdote, per richiesta del Papa.

In fin di vita ordinato sacerdote, benedice il Papa.

“Scenda sul Papa la benedizione di Dio onnipotente”. Lo ha detto don Salvatore Mellone alla fine della Messa, nel corso della quale è stato ordinato sacerdote dal vescovo di Barletta-Trani, Giovanni Battista Pichierri. Questa era stata la richiesta esplicita fatta da Papa Francesco a Salvatore Mellone quando, due giorni fa, gli ha telefonato.

Don Salvatore ha cominciato il suo intervento, esprimendo grande riconoscenza verso Dio: “Grazie per quell’amore sconfinato che ha voluto riversare nella mia vita, sovrabbondante di grazia. Quanta gioia oggi, quanta da oggi, quanta non solo oggi – ha continuato – ed è questa gioia incommensurabile che voglio condividere con tutti voi, ringraziando per questo dono immeritato il vescovo, genitore caritatevole che mai mi ha fatto mancare il suo sostegno”.

Don Salvatore ha poi ricordato il fondatore della sua parrocchia, don Luigi Filannino, i suoi parroci, i…

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La Chiesa nel mondo: tutti i numeri.

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La Chiesa nel mondo: tutti i numeri.

La Chiesa nel mondo

Come cambia la Chiesa nel mondo? Ci sono due strumenti che ci aiutano a capirlo: l’Annuario pontificio, del quale è uscita l’edizione del 2015, l’Annuarium Statisticum Ecclesiae 2013, curati dall’Ufficio centrale di statistica della Chiesa, appena arrivati nelle librerie. Volumi ricchi di informazioni e cifre che raccontano la vita dei cattolici. Una sorta di radiografia generale della Chiesa, che abbraccia tutti i continenti. Vediamo insieme alcune voci importanti che ci aiutano a capire la presenza cattolica sul nostro pianeta, tra il 22 febbraio 2014 e il 14 febbraio 2015.

Le novità

Durante tale periodo sono state elevate 1 Sede Vescovile e 2 Eparchie a Metropoli, sono state erette 3 nuove Sedi Vescovili, 3 Eparchie, 1 Esarcato Arcivescovile; è stata elevata 1 Prelatura Territoriale a Diocesi e una Prefettura Apostolica a Vicariato Apostolico.

Cattolici in aumento

Nel periodo che va dal 2005 al…

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Lectio della Domenica (III di Pasqua)

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III Domenica di Pasqua (B) Vangelo:
Luca 24, 35-48

III Domenica di Pasqua (B) 2

SONO IO, IN PERSONA! PALPATEMI E GUARDATE
(Silvano Fausti)

1. Messaggio nel contesto

“Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete!” (10,23). È la santa invidia nostra e di Luca per i primi discepoli, che videro colui che ci testimoniarono. Qui ci si narra come anch’essi, pur avendolo visto e toccato, devono, come noi, riconoscerlo e credergli attraverso la memoria della sua parola e il suo banchetto (vv. 36-45).

La Parola e il pane sono la presenza costante del Risorto nella sua chiesa. Con la prima ci spiega la promessa di Dio e ci tocca scaldandoci il cuore; con il secondo ci apre gli occhi sulla sua realizzazione e si fa vedere nel dono di sé (vv. 13-35). In questo modo anche noi sperimentiamo in prima persona la verità di quanto ci hanno trasmesso i testimoni oculari (1,2) e facciamo…

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