Siamo invasi da chi potremmo avvertire e considerare un “nemico”. Ma c’è un particolare drammatico…

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il “nemico” che ci invade è un povero,

e secondo Gesù e alcuni suoi amici, è un nostro fratello.

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“Sono indignata, ma soprattutto angosciata, dall’immagine di quel bambino trovato morto in riva al mare. Non so se aver contro coloro che a tutti i costi vogliono arrivare qui, o quelli che in viaggio li lasciano e li fanno morire, o chi qui da noi non li vuole accogliere. Ho paura di una crescente inevitabile angoscia collettiva.”
Cara amica, non abbia paura solo di questa eventualità angosciante e angosciata. Più facilmente interverranno parole e gesti sempre più violenti di rifiuto e di chiusura. Non entro adesso in una questione così drammaticamente complessa. Mi fermo all’immagine del bambino trovato morto sulla spiaggia. Tornando in questi giorni da Santiago de Campostela alla conclusione di un pellegrinaggio di parrocchiani e amici, le soste dell’autobus nel viaggio verso Madrid e nelle sale d’aspetto dell’areoporto mi hanno messo molte volte davanti a questa immagine del bambino morto. Non guardo mai la televisione perché in casa non c’è. Sono rimasto male impressionato da quello che ho visto. Oltre al bambino, le violenze e le disperazioni nelle stazioni ferroviarie di paesi europei e le altre dolorose vicende di questa invasione dei poveri. Perché questa è la realtà: siamo invasi da chi potremmo avvertire e considerare un “nemico”. Ma c’è un particolare drammatico: il “nemico” che ci invade è un povero, e secondo Gesù e alcuni suoi amici, è un nostro fratello. Una persona molto autorevole della Chiesa ha detto che quando accusiamo la bestiale violenza degli scafisti, non possiamo non chiederci se in qualche modo anche noi non rischiamo di esserne complici. La ringrazio perché il suo messaggio invita me e i cari lettori del Carlino a qualche ulteriore riflessione. E, per chi può, una preghiera. Buona Domenica a tutti.
Giovanni della Dozza.
Domenica 6 settembre 2015
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