“Il rischio di esporsi alla vita”

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“Dove sei? E’ la prima domanda che Dio pone all’uomo nella Bibbia. Ma cosa contiene davvero quella domanda? Secondo il nostro don Gianni è la richiesta, da parte di Dio, di una assunzione di responsabilità di ogni uomo per le sue scelte. Ma anche un invito a non temere i propri limiti. Anzi a partire proprio da questi.”

da “Il rischio di esporsi alla vita”, di Gianni Marmorini

L’intervento di Gianni si può leggere e riascoltare integralmente:

http://goo.gl/YGsRC7

foto di Fraternità di Romena Onlus.
 

Il rischio di esporsi alla vita

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Dove sei? E’ la prima domanda che Dio pone all’uomo nella Bibbia. Ma cosa contiene davvero quella domanda? Secondo il nostro don Gianni è la richiesta, da parte di Dio, di una assunzione di responsabilità di ogni uomo per le sue scelte. Ma anche un invito a non temere i propri limiti. Anzi a partire proprio da questi.

di Gianni Marmorini

Uomo dove sei? Per entrare in questa domanda fondamentale è cercare di capire cosa davvero voleva comunicare Dio. La storia la conosciamo bene: Dio crea Adamo, lo mette nel giardino e subitogli dice: “Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell’albero della conoscenza del bene e del male tu non devi mangiare perché nel giorno in cui tu ne mangerai tu dovrai morire”. Bisogna capire bene questa premessa: nel giardino hanno tutto, ma non possono mangiare di un solo albero, hanno cioè un limite.

Puoi ascoltare e scaricare l’audio integrale di questo intervento alla pagina Podcast

 

La Genesi ci racconta dell’arrivo del serpente e della sua capacità, con un abile gioco di parole, di ingannare Adamo ed Eva spingendoli a mangiare il frutto proibito.
Dopo questo gesto, Adamo ed Eva non muoiono ma si nascondono quando sentono arrivare Dio.
Ed ecco che arriva Dio con la sua prima domanda rivolta all’uomo: “Dove sei?” cui Adamo risponde così: “Ho udito la tua voce nel giardino, ho avuto paura perché sono nudo e mi sono nascosto”.

Adamo ed Eva si nascondono non perché pensano di aver fatto arrabbiare Dio con la loro disobbedienza, ma perché hanno vergogna della loro nudità.
La percezione che noi abbiamo di questo episodio è spesso inappropriata, perché nel racconto non viene mai detto che l’uomo è pentito di aver mangiato il frutto proibito, né viene detto mai che Dio è arrabbiato per la mancanza di obbedienza. E allora che senso ha fare questa domanda?

Con questa domanda Dio vuole coinvolgerci, vuole che prendiamo coscienza. Chiedendo ‘Dove sei?’ è come se Dio chiedesse: “Ti stai rendendo conto di dove ti fa vivere quello che hai fatto? Hai capito cosa determinano nella tua vita le tue scelte, le tue azioni, il tuo modo di fare?’ E’ una domanda importante questa, è diversa, perché se fosse stata una domanda tipo “che cosa hai fatto”, allora avrebbe messo l’uomo di fronte al suo senso di colpa, al suo errore.
La domanda di Dio vuol invece portare l’uomo non tanto a pensare al suo sbaglio, ma a rendersi conto di cosa diventa la sua vita quando pretende di viverla senza accettare i suoi limiti.  

Cos’è che allora che aveva attratto Adamo ed Eva delle parole del serpente? Il fatto di toglier loro ogni limite, di renderli uguali a Dio. Il serpente li invita a dire “no, non accettate questo limite: siate totali, siate perfetti”. Eva non mangia per disobbedire, ma per essere perfetta come Dio.
Ma cosa succede dopo? Succede che quando si accorgono di poter fare tutto, di poter usare e  mangiare tutto quello che è a disposizione non diventano come Dio, anzi vedono messa ancor più in evidenza la loro fragilità.

Ma poi cosa vuol dire questa vergogna della propria nudità?
A questo punto mi viene sempre in mente il famoso episodio biblico di Davide e Golia. Saul sta combattendo contro i Filistei, ma c’è il campione dei Filistei, Golia, che è un gigante che non teme rivali,  e quando si decide di far combattere i campioni dei due eserciti, non c’è nessun soldato dell’esercito di Saul che voglia accettare questa sfida.
Allora si presenta questo ragazzino, David, e dice: ” Lo affronto io”.
Saul per proteggerlo gli fa indossare la sua armatura,e d è una scena quasi comica, perché David la mette, ma gli sta grande, è troppo pesante per lui. Certamente lo renderebbe sicuro dai colpi che potrebbe ricevere, ma David chiede invece che gli venga tolta e, indifeso, prende la sua fionda e quei cinque sassolini e si avvia. E nonostante la sua apparente inferiorità, riesce a sconfiggere Golia.

Ecco, quando penso alla nudità penso sempre a questo episodio, perché nudo, nella sua accezione più biblica, significa ‘senza protezione’,
In fondo, Adamo e Eva cosa proteggevano? La loro nudità era la loro fragilità, quella del non essere riusciti ad accettare questo limite su cui Dio li aveva messi in guardia. Noi uomini, in un primo momento, giochiamo sempre a fare i migliori di quel che in realtà siamo e poi, quando ormai non possiamo più nasconderle, quando ormai sono evidenti, giochiamo a proteggere le nostre nudità.
Pensateci: soprattutto quando si va in un posto nuovo noi ci proteggiamo con una bella corazza difensiva. E’ un armatura elegante, razionale, ma a volte è un armatura fatta di prepotenza, di arroganza, o all’apposto di timidezza. Stare con le nostre nudità è sempre difficile, perché vuol dire esporsi al rischio di essere colpiti.

Quando Dio ci chiede dove sei? è come se riportasse la nostra condizione a quello stato. Accetta di essere nudo, ci dice.
Nella vita i problemi veri derivano solo da questo, dal fatto che non ci piace essere imperfetti, la consideriamo una condizione di svantaggio e non, come forse viene presentata nella bibbia, una condizione di inizio.
Così, quando dio chiede ad Adamo ed Eva dove sei? È come se li volesse rimettere di nuovo davanti all’albero dicendo loro: accetta di essere limitato, non averne paura.
Questo è il problema che la Bibbia ci presenta di continuo: il rapporto con la nostra fragilità e la nostra imperfezione. Ci vogliamo mettere corazze come quella di Saul, ma queste corazze quando anche riuscissimo a metterle addosso non ci fanno stare neanche in piedi. Solo liberi da queste corazze si può affrontare il nemico, accettare il rischio. Esporsi alla vita.

Gianni Marmorini

www.romena.it

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