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“In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne.”
Inizio la settimana con alcune domande: che sorge a fare il sole se nessuno lo guarda? E perché mi lascio scappare un sacco di albe e tramonti? Se mi batte forte il cuore ad ogni nascita e morte, perché non cerco di sintonizzarmi al ritmo dei giorni? 

Si, mi piacerebbe adeguare la mia giornata contemplando l’alba e il tramonto! E’ uno dei sogni della mia vita!

Forse sono partito in quarta senza darti il tempo di seguirmi. Volevo porre oggi l’attenzione su quei tre anni e mezzo senza sole di cui si fa cenno nel vangelo.

Noi umani siamo capaci di adeguarci ad ogni situazione, ma non avrei mai voluto esser al tempo di Elia, quando il cielo si chiuse per tre anni e sei mesi! Tre anni è mezzo senza sole, ti rendi conto?

Quando la mattina al risveglio il sole sbatte già contro le mie imposte e si lascia intravvedere, con trepidazione apro gli scuri della finestra e i colori delle prime luci dell’alba mi vengono incontro. Amo lasciarmi abbagliare, lascio qualche istante gli occhi inebriarsi di luce e penso che viviamo nel paese più bello del mondo, come ogni altro essere umano dirà del suo, visto che il buon Dio sparge i suoi raggi indistintamente in ogni angolo della nostra madre terra. 

Ecco forse il segreto: la terra è madre, non padre. Il padre delimita gli spazi, questo è mio, questo tuo, qui regno io, da li in poi tu… Nessuno è profeta in patria perché è la patria che stona. Non c’è una terra più santa di un’altra, perché ogni terra lo è, perché la terra tutta è madre, e allora, quali confini? Quali razze? Quali nazioni? Siamo tutti figli della stessa madre terra, con lo stesso identico scopo: lasciare questa terra un poco migliore di come ci è stata consegnata alla nascita!            “In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidóne.”

Si, mi piacerebbe adeguare la mia giornata contemplando l’alba e il tramonto! E’ uno dei sogni della mia vita!

Forse sono partito in quarta senza darti il tempo di seguirmi. Volevo porre oggi l’attenzione su quei tre anni e mezzo senza sole di cui si fa cenno nel vangelo.

Noi umani siamo capaci di adeguarci ad ogni situazione, ma non avrei mai voluto esser al tempo di Elia, quando il cielo si chiuse per tre anni e sei mesi! Tre anni è mezzo senza sole, ti rendi conto?

Quando la mattina al risveglio il sole sbatte già contro le mie imposte e si lascia intravvedere, con trepidazione apro gli scuri della finestra e i colori delle prime luci dell’alba mi vengono incontro. Amo lasciarmi abbagliare, lascio qualche istante gli occhi inebriarsi di luce e penso che viviamo nel paese più bello del mondo, come ogni altro essere umano dirà del suo, visto che il buon Dio sparge i suoi raggi indistintamente in ogni angolo della nostra madre terra. 
  
         Fraternitá di Romena 

LENT with Gregory of Narek (19)

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COMBONIANUM - Formazione Permanente

“Speaking with God from the Depths of the Heart”,
Written by St. Gregory of Narek, Armenian poet and monk,
Doctor of the Universal Church.

Gregorio di Narek1A thousand years ago St. Gregory of Narek (951-1005) set out, with much trepidation, on a sublime mission to translate the pure sighs of the “broken and contrite” heart into an offering of words pleasing to God. Beginning each prayer with the incantation “speaking with God from the depths of the heart,” he referred to himself as “a living book (Prayer 39b)” and to his book as a compendium of prayers for all times and nations – “a testament. its letters like my body, its message like my soul (Prayer 54e).” Thus, the man equated himself with the book, and ever since, the book has been equate with this saintly man. So the book like the man came to be known affectionately as Narek.

Enjoying the sun

Prayer 34

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La festa della libertà ritrovata

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Discernere

Sabato della III settimana del Tempo di Quaresima

“Bisognava far festa”. Ma dov’è la festa nella nostra vita? Shows televisivi, discoteche, e alcool e droghe, e fine settimana sulla neve, e le liturgie delle domeniche allo stadio, e compleanni per stupire, e molto altro per ritrovarsi a festeggiare senza festa, mentre la vita rimane un angolo buio rischiarato ad intermittenza.

L’incombere della fine, della morte, infatti, non ci abbandona neanche nei momenti più lieti: “Ora, soltanto se c’è una risposta alla morte, l’uomo può essere veramente contento. Ma, se esiste questa risposta, allora è essa l’effettiva e valida autorizzazione alla gioia, ciò che può veramente costituire il fondamento di una festa” (Joseph Ratzinger).

Proprio la risposta alla morte è il cuore del vangelo di oggi, espressa nella gioia del ritrovamento del figlio da parte del Padre. Il figlio più giovane cercava la pienezza della vita, e per questo ha…

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Corpo dato per amore

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Corpo dato per amore… forte come la morte è l’amore.
http://leggiamolabibbia.blogspot.it/

il blog di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Quando è morta Elisa aveva 37 anni, quattro figli, un marito e centinaia di amici in tutto il mondo. Era il 28 febbraio 2015, ed Elisa stava partorendo Maddalena, che in questi giorni compie un anno. Una complicanza rarissima e imprevedibile del parto, tecnicamente una “coagulazione intravascolare disseminata” l’ha uccisa in poche ore, mentre il marito infermiere e i medici dell’ospedale di Orvieto ce la mettevano tutta per salvarla, e mentre in pochissime ore una rete di amici si era attivata nella preghiera da mezzo mondo. Io, ricordo, stavo andando a vedere Villa d’Este con marito e figli, e mi era arrivato un sms dalla Toscana. Poi avevo aperto la mail, e avevo trovato un messaggio analogo proveniente da Parigi. Tornata a casa mi ero sintonizzata su Mistero Grande, e ho scoperto che stavano pregando da Verona. Già questo può dare una piccola idea di chi…

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LENT with Gregory of Narek (14)

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COMBONIANUM - Formazione Permanente

“Speaking with God from the Depths of the Heart”,
Written by St. Gregory of Narek, Armenian poet and monk,
Doctor of the Universal Church.

Gregorio di Narek1A thousand years ago St. Gregory of Narek (951-1005) set out, with much trepidation, on a sublime mission to translate the pure sighs of the “broken and contrite” heart into an offering of words pleasing to God. Beginning each prayer with the incantation “speaking with God from the depths of the heart,” he referred to himself as “a living book (Prayer 39b)” and to his book as a compendium of prayers for all times and nations – “a testament. its letters like my body, its message like my soul (Prayer 54e).” Thus, the man equated himself with the book, and ever since, the book has been equate with this saintly man. So the book like the man came to be known affectionately as Narek.

Hear, all-seeing vision of hope and goodness of life

Prayer 19…

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“Sulla morte”

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Dio ci accompagna fino alle nostre più insondabili solitudini, questo è il Vangelo.

By leggoerifletto

“Sulla morte” da “Il Profeta” – Kahlil Gibran

Allora Almitra parlò dicendo: Ora vorremmo chiederti della Morte.

E lui disse:

Voi vorreste conoscere il segreto della morte.

ma come potrete scoprirlo se non cercandolo nel cuore della vita?

Il gufo, i cui occhi notturni sono ciechi al giorno, non può svelare il mistero della luce.

Se davvero volete conoscere lo spirito della morte, spalancate il vostro cuore al corpo della vita. 

poiché la vita e la morte sono una cosa sola, come una sola cosa sono il fiume e il mare.

Nella profondità dei vostri desideri e speranze, sta la vostra muta conoscenza di ciò che è oltre la vita;

E come i semi sognano sotto la neve, il vostro cuore sogna la primavera. 

confidate nei sogni, poiché in essi si cela la porta dell’eternità. 

La vostra paura della morte non è che il tremito del pastore davanti al re che posa la mano su di lui in segno di onore.

In questo suo fremere, il pastore non è forse pieno di gioia poiché porterà l’impronta regale? 

E tuttavia non è forse maggiormente assillato dal suo tremito?

Che cos’è morire, se non stare nudi nel vento e disciogliersi al sole?

E che cos’è emettere l’estremo respiro se non liberarlo dal suo incessante fluire, così che possa risorgere e spaziare libero alla ricerca di Dio? 

Solo se berrete al fiume del silenzio, potrete davvero cantare.

E quando avrete raggiunto la vetta del monte, allora incomincerete a salire.

E quando la terra esigerà il vostro corpo, allora danzerete realmente.

– Kahlil Gibran – 

Morte, non essere troppo orgogliosa,
se anche qualcuno ti chiama terribile e possente
Tu non lo sei affatto: perché quelli che pensi di travolgere
in realtà non muoiono, povera morte, né puoi uccidere me.
Se dal riposo e dal sonno, che sono tue immagini,
deriva molto piacere, molto più dovrebbe derivarne da te,
con cui proprio i nostri migliori se ne vanno, per primi,
tu che riposi le loro ossa e ne liberi l’anima.
Schiava del caso e del destino, di re e disperati,
Tu che dimori con guerra e con veleno, con ogni infermità,
l’oppio e l’incanto ci fanno dormire ugualmente,
e molto meglio del colpo che ci sferri.
Perché tanta superbia? Perché tanta superbia?
Trascorso un breve sonno, eternamente,
resteremo svegli, e la morte non sarà più,
sarai Tu a morire.


– Johnn Donne –

Credo che nessuno muoia

credo che l’anima in realtà
divenga un’ombra
e al culmine del suo vagare
si adagi ai piedi
d’un fiore non visto.
Quei fiori gialli
di cui son piene
le campagne
quando fai ritorno a casa
e vorresti che lei
esistesse.


– Carlo Bramanti – 


Se un giorno non mi vedessi più varcare la soglia della porta come sono solita fare, alza gli occhi al cielo turchese di un nuovo giorno e cercami fra le stelle che accendono la luce della volte celeste, fra le odoroso ginestre gialle che incorniciano le nostre colline.

Cercami negli occhi di chi ami.
Cercami nel silenzio del tuo Cuore.


– Stephanie Sorrel – 


Buona giornata a tutti. 🙂

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Sulla Cattedra della Misericordia

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Discernere

22 Febbraio. Cattedra di San Pietro

«Dove c’è Pietro, lì c’è la Chiesa; dove c’è la Chiesa, lì non c’è affatto morte ma vita eterna» (S. Ambrogio). Gesù era morto, Pietro e gli apostoli lo avevano visto, ma quella sera del primo giorno ora era lì vivo, tornato dalla tomba, e lo stavano vedendo, mentre mangiavano con Lui. In quel cenacolo era esplosa la vita sperata da ogni uomo, di ogni tempo, luogo, e cultura. La morte non faceva più paura, il suo pungiglione, il peccato non c’era più, era rimasto inchiodato sul Legno. In mezzo a quel manipolo terrorizzato, che era scappato, che aveva tradito, era apparso il perdono nelle piaghe gloriose el Signore. E tra tutti Pietro, la pietra che s’era sfaldata, il primo ad essere perdonato. Il primato del perdono lo rendeva finalmente la roccia su cui il Signore aveva fondato la sua Chiesa. La beatitudine di Pietro…

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