A TE DICO…

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19/05/16


Un nuovo giorno …


A TE DICO : Alzati! (Mc. 5,41)

Prima Lettura

Dal libro di Qoèlet 7, 1-29

Non sapere più di quanto è necessario

Un buon nome è preferibile all’unguento profumato e il giorno della morte al giorno della nascita.

È meglio andare in una casa in pianto

che andare in una casa in festa;

perché quella è la fine d’ogni uomo

e chi vive ci rifletterà.

È preferibile la mestizia al riso,

perché sotto un triste aspetto il cuore è felice.

Il cuore dei saggi è in una casa in lutto

e il cuore degli stolti in una casa in festa.

Meglio ascoltare il rimprovero del saggio

che ascoltare il canto degli stolti:

perché com’è il crepitio dei pruni sotto la pentola,

tale è il riso degli stolti.

Ma anche questo è vanità.

Il mal tolto rende sciocco il saggio

e i regali corrompono il cuore.

Meglio la fine di una cosa che il suo principio;

è meglio la pazienza della superbia.

Non esser facile a irritarti nel tuo spirito, perché l’ira alberga in seno agli stolti. Non domandare: «Come mai i tempi antichi erano migliori del presente?», poiché una tale domanda non è ispirata da saggezza. È buona la saggezza insieme con un patrimonio ed è utile per coloro che vedono il sole; perché si sta all’ombra della saggezza come si sta all’ombra del denaro e il profitto della saggezza fa vivere chi la possiede.

Osserva l’opera di Dio: chi può raddrizzare ciò che egli ha fatto curvo? Nel giorno lieto sta’ allegro e nel giorno triste rifletti: «Dio ha fatto tanto l’uno quanto l’altro, perché l’uomo non trovi nulla da incolparlo».

Tutto ho visto nei giorni della mia vanità: perire il giusto nonostante la sua giustizia, vivere a lungo l’empio nonostante la sua iniquità.

Non esser troppo scrupoloso

né saggio oltre misura.

Perché vuoi rovinarti?

Non esser troppo malvagio

e non essere stolto.

Perché vuoi morire innanzi tempo?

È bene che tu ti attenga a questo e che non stacchi la mano da quello, perché chi teme Dio riesce in tutte queste cose. La sapienza rende il saggio più forte di dieci potenti che governano la città. Non c’è infatti sulla terra un uomo così giusto che faccia solo il bene e non pecchi. Ancora: non fare attenzione a tutte le dicerie che si fanno, per non sentir che il tuo servo ha detto male di te, perché il tuo cuore sa che anche tu hai detto tante volte male degli altri. Tutto questo io ho esaminato con sapienza e ho detto: «Voglio essere saggio!», ma la sapienza è lontana da me! Ciò che è stato è lontano e profondo, profondo: chi lo può raggiungere?

Mi son applicato di nuovo a conoscere e indagare e cercare la sapienza e il perché delle cose e a conoscere che la malvagità è follia e la stoltezza pazzia. Trovo che amara più della morte è la donna, la quale è tutta lacci: una rete il suo cuore, catene le sue braccia. Chi è gradito a Dio la sfugge, ma il peccatore ne resta preso.

Vedi, io ho scoperto questo, dice Qoèlet, confrontando una ad una le cose, per trovarne la ragione. Quello che io cerco ancora e non ho trovato è questo:

Un uomo su mille l’ho trovato:

ma una donna fra tutte non l’ho trovata.

Vedi, solo questo ho trovato:

Dio ha fatto l’uomo retto,

ma essi cercano tanti fallaci ragionamenti.


RESPONSORIO 

Pro 20, 9; cfr. Qo 7, 20; 1 Gv 1, 8. 9

R. Chi può dire: Ho purificato il cuore, sono mondo dal mio peccato?

* Non esiste un uomo così giusto, che faccia solo il bene e mai il male.

V. Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi.

Se riconosciamo i nostri peccati, Dio è fedele e ci perdonerà.

R. Non esiste un uomo così giusto, che faccia solo il bene e mai il male.


SECONDA LETTURA

Dalle «Istruzioni» di san Colombano, abate

(Istr. 1ª sulla fede, 3-5; Opera, Dublino, 1957, pp. 62-66)
L’immensa profondità di Dio

Dio è dappertutto; egli è immenso e dovunque presente, secondo quanto egli ha detto di se stesso: Io sono un Dio vicino e non un Dio lontano (cfr. Ger 23, 23). Non cerchiamo dunque Dio come se stesse lontano da noi, perché lo possiamo avere dentro di noi. Egli dimora in noi come l’anima nel corpo, purché siamo suoi membri sani, siamo morti al peccato e immuni dalla corruzione di una volontà perversa. Allora abita veramente in noi, perché lo ha detto egli stesso: abiterò in essi e camminerò fra loro (cfr. Lv 26, 12).

Se noi siamo degni che egli abiti in noi, allora siamo vivificati da lui nella verità, come sue membra vive. «In lui, come dice l’Apostolo, viviamo, ci muoviamo ed esistiamo» (At 17, 28).

Chi mai, dico, potrà investigare la sublime essenza di Dio, ineffabile e incomprensibile? Chi potrà scrutare i suoi altissimi misteri? Chi oserà dire qualcosa di colui che è il Principio eternamente esistente di tutte le cose create? Chi potrà vantarsi di conoscere Dio infinito, che tutto riempie di sé e tutto abbraccia, tutto penetra e tutto trascende, tutto comprende e a tutto sfugge? Nessuno mai lo ha visto così com’è (cfr. Gv 1, 18). Nessuno pertanto presuma di investigare i misteri incomprensibili di Dio: che cosa sia, come sia, dove sia. Questi sono misteri ineffabili, inscrutabili, impenetrabili. Devi credere questo solo, però con tutta la forza del tuo cuore: che Dio è così, come è sempre stato e come sempre sarà, perché è immutabile.

Chi dunque è Dio? Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono un solo Dio. Non cercare altro di Dio, perché volendo conoscere la misteriosa profondità di Dio, è necessario innanzi tutto investigare la natura delle cose. La conoscenza della Trinità infatti viene giustamente paragonata alla profondità del mare, secondo il detto del Sapiente: E l’immensa profondità chi potrà trovarla? (cfr. Qo 7, 24). Come la profondità del mare è invisibile agli sguardi umani, così la divinità della Trinità si dimostra incomprensibile ai sensi dell’uomo. Se dunque qualcuno vuol conoscere quello che deve credere, deve rendersi conto che non potrà capire di più parlandone, che credendo. La conoscenza di Dio, infatti, quanto più viene discussa, tanto più sembra allontanarsi da noi.

Cerca perciò la conoscenza di Dio più alta, quella che non sta nelle dispute verbose, ma nella santità di una buona vita; non nel parlare, ma nella fede che sgorga dalla semplicità del cuore; non quella conoscenza che si ottiene mettendo insieme le opinioni di una dotta empietà.

Se cercherai colui che è ineffabile con le discussioni, egli «fuggirà da te più lontano» (Qo 7, 23) di quanto non fosse prima. Se invece lo cercherai con la fede, troverai la sapienza presso le porte della città, dov’è la tua dimora. Lì almeno in parte la potrai vedere; anche allora però potrai raggiungerla solo in parte, proprio perché è invisibile e incomprensibile. Dio è invisibile e tale dobbiamo crederlo, anche se è possibile averne qualche conoscenza da parte di chi ha il cuore puro.

 Sal 35, 6-7; cfr. Rm 11, 33

R. Signore, la tua grazia è nel cielo, la tua fedeltà sino alle nubi;

* la tua giustizia è come i monti più alti, il tuo giudizio come il grande abisso.

V. O profondità della ricchezza, della sapienza e della scienza di Dio! Quanto impenetrabili sono i suoi giudizi!

R. La tua giustizia è come i monti più alti, il tuo giudizio come il grande abisso.

Dalle letture del giorno

Breviario di oggi.


Preghiera

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