papa Francesco alle domande dei…

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Le risposte di papa Francesco alle domande dei…

l’intervista integrale a Tv2000 e InBlu Radio per chiusura Giubileo della Misericordia

D. – Santità, innanzitutto grazie per il tempo che ci concede: lo consideriamo un regalo a tutti i telespettatori di Tv2000. Con Lei vorremmo conversare del Giubileo che si è appena concluso. Il termine bilancio ha un suono commerciale, va bene per le aziende. Ma quali sono le Sue impressioni? E’ contento di come è stato vissuto il Giubileo? Quanto santo è stato, questo Anno Santo?

Papa Francesco:
Qualcuno mi chiedeva di fare un’intervista su un bilancio, più o meno, e io subito ho pensato al censimento del Re Davide, e ho avuto paura … [ride] [Re Davide fu punito da Dio con la peste per un censimento del popolo di Israele non ispirato dal Signore (2 Samuele 24) ndr]. Io soltanto posso dire le notizie che arrivano da tutto il mondo. Il fatto che il Giubileo non sia stato fatto soltanto a Roma, in ognuna diocesi del mondo, nelle diocesi, nella cattedrale e nelle chiese che il vescovo avesse indicato, quel fatto ha universalizzato un po’ il Giubileo. E ha fatto tanto bene. Ha fatto tanto bene. Perché era tutta la Chiesa che viveva questo Giubileo, era come un’atmosfera di Giubileo. E le notizie che vengono dalle diocesi parlano di avvicinamento alla Chiesa della gente, di incontro con Gesù, l’incontro … tante cose belle … Io dirò: è stato una benedizione del Signore e anche, non dirò il punto finale, ma un passo avanti grande del processo che è incominciato con il Beato Paolo VI, e poi San Giovanni Paolo II che ha fatto un accento molto forte sulla Misericordia: pensiamo ai tre fatti grandi, no?: l’Enciclica, il giorno della Divina Misericordia nell’ottava di Pasqua e la canonizzazione di suor Faustina. San Giovanni Paolo II ha fatto un passo grande. E poi, questo… E’ in una linea ecclesiale dove la Misericordia viene non dico scoperta, perché sempre c’era, ma viene proclamata fortemente: è come un bisogno, un bisogno. Un bisogno che credo che a questo mondo, che ha la malattia dello scarto, la malattia di chiudere il cuore, dell’egoismo, fa bene. Perché ha aperto il cuore e tanta gente si è incontrata con Gesù … Non so, questo è quello che penso sul Giubileo.

D. – E adesso, perché non finisca qui, cosa si aspetta? Come dovrebbe ancora cambiare, che frutto può lasciare nella Chiesa, questo Anno del Giubileo?

Papa Francesco:
Si è seminato tanto. E secondo la legge del Vangelo, il seme viene seminato ed è il Signore a dare la crescita. Io credo che il Signore farà crescere cose buone, semplici, quotidiane, nella vita della gente, non cose spettacolari, no.

D. – Ogni mese, di venerdì, Lei ha compiuto un’opera di misericordia andando a visitare un luogo di sofferenza e di accoglienza. Immagino quanti volti, quante storie abbiano attraversato la sua vita, in questo anno. Ce n’è una o più di una che Lei vuole ricordare in modo particolare, perché Le è rimasta, Le fa compagnia nel cuore?

Papa Francesco:
Penso a due, per dire che mi vengono adesso.. Quando ho visitato le ragazze che sono state tolte dallo sfruttamento della prostituzione. Ricordo una, dall’Africa: bellissima, giovanissima, sfruttata – era incinta – sfruttata ma anche con bastonate dure e torture: “Tu devi andare a lavorare” … E lei, quando raccontava la sua storia – c’erano 15 ragazze, lì, che mi raccontavano le storie, ognuna – mi diceva: “Padre, io ho partorito d’inverno sulla strada. Sola. Da sola. La mia bambina è morta”. La facevano lavorare fino a quel giorno, perché se non portava agli sfruttatori tanto, era bastonata, anche torturata. A un’altra avevano tagliato l’orecchio perché non aveva portato … Questo è … E ho pensato non solo agli sfruttatori, anche a quelli che pagavano le ragazze: ma non sanno loro che con quei soldi, per togliersi una soddisfazione sessuale, aiutavano gli sfruttatori?
L’altra, quel giorno che sono andato a vedere i due punti della vita, l’inizio e la fine: alla fine sono andato all’ospedale vicino al Gemelli, un ospedale che ha rapporto con il Gemelli, ma è per i malati terminali. Lo stesso giorno sono andato all’ospedale San Giovanni, al reparto maternità, e c’era una donna che piangeva, piangeva, piangeva davanti ai suoi due gemellini … piccolini, ma bellissimi: è morto il terzo. Ne erano tre, ma uno è morto. E piangeva per il figlio morto, mentre accarezzava questi due. Il dono della vita.. E ho pensato all’abitudine di mandare via i bambini prima della nascita, questo crimine orrendo: li mandano via perché è meglio così, perché sei più comodo, è una responsabilità grande – è un peccato gravissimo, no? – è una responsabilità grande … Questa, che aveva tre figli, piangeva per quello che era morto, non riusciva a consolarsi con i due che erano rimasti. L’amore della vita, in qualsiasi situazione … Mi è rimasto tanto grande … due cose che ho visto …

D. – Lei spesso ripete di desiderare una Chiesa povera per i poveri: è davvero possibile, e come? E riguarda la Chiesa come istituzione o poi riguarda in realtà anche ognuno di noi?

Papa Francesco:
La Chiesa come istituzione la facciamo noi, ognuno di noi; la comunità siamo noi. Il nemico più grande – più grande! – di Dio è il denaro. Pensate che Gesù al denaro dà status di signore, di padrone quando dice: “Nessuno può servire due padroni, due signori: Dio e il denaro”. Dio e le ricchezze. Non dice Dio e – non so – la malattia, o Dio e qualsiasi altra cosa: il denaro. Perché il denaro è l’idolo. Lo vediamo adesso, no?, in questo mondo dove il denaro sembra che comandi. Il denaro è uno strumento fatto per servire, e la povertà è al cuore del Vangelo e Gesù parla di questo scontro: due signori, due padroni. O io mi arruolo con questo o io mi arruolo con questo. Mi arruolo con questo, che è mio Padre; mi arruolo con questo, che mi fa schiavo. E poi, la verità: il diavolo sempre entra per le tasche, sempre. E’ la sua porta d’entrata. Si deve lottare per fare una Chiesa povera per i poveri, secondo il Vangelo, no? Si deve lottare. E quando io vedo Matteo 25, che è il protocollo sul quale noi saremo giudicati, capisco di più cosa significa una Chiesa povera per i poveri: le opere di misericordia, no?, in Matteo 25. E’ possibile, ma sempre si deve lottare perché la tentazione della ricchezza è molto grande. Sant’Ignazio ci insegna, negli esercizi, che ci sono tre scalini: il primo, la ricchezza che incomincia a corrompere l’anima; poi, la vanità, le bolle di sapone [lui dice: pompe di sapone, dallo spagnolo pompas de jabón ndr] una vita vanitosa, l’apparire, il figurare … e poi, la superbia e l’orgoglio. E da lì, tutti i peccati. Ma il primo scalino sono i soldi, la mancanza di povertà. Per questo non è facile, e bisogna continuamente, continuamente riflettere, esaminarsi…

D. – Una domanda personale, se è possibile: parlando di sé, Lei spesso si è definito un peccatore a cui il Signore ha guardato. Le volevo chiedere: quali sono le tentazioni di un Papa, e come spiegherebbe a chi non è credente, a chi non ha il dono della fede, questa esperienza di essere guardato dal Signore? Come la racconta, come la spiega?

Papa Francesco:
Ma, la tentazione del Papa sono le tentazioni di qualsiasi persona, di qualsiasi uomo. Secondo le debolezze di personalità, che il diavolo sempre usa per entrare, che sono l’impazienza, l’egoismo, poi un po’ di pigrizia.. può andare, ma entrano tutte, tutte … E le tentazioni ci accompagneranno fino all’ultimo momento, no? I Santi sono stati tentati fino all’ultimo momento, e Santa Teresa del Gesù Bambino diceva proprio che si deve pregare tanto per i moribondi perché il diavolo scatena una tempesta di tentazioni, in quel momento, no? E anche a lei: lei è stata tentata di sfiducia, di mancanza di fede, no? Secca [arida ndr] come una pietra … Ma è riuscita ad affidarsi al Signore, senza sentire niente, [arida ndr] e così ha vinto la tentazione, no? E diceva per questo è importante pregare per i moribondi. “La vita dell’uomo è una milizia sulla terra”, dice il libro, uno dei Sapienziali, no? E lottare per vincere le tentazioni. Sempre ci accompagneranno. Riguardo a quell’espressione, è un’esperienza, quella che io ho avuto, quel 21 settembre, che sono entrato in chiesa … io ero un giovane praticante, ma all’acqua di rose, eh? E ho visto un prete che non conoscevo, mi sono confessato e sono uscito diverso e sono cambiato. E da lì fino a oggi, il Signore continua a guardarmi con misericordia e a salvarmi. Così vivo la mia esperienza …

D. – Io Le volevo domandare una cosa sui carcerati. Lei, due settimane fa, ha ricevuto qui a Roma dei carcerati e ha detto di domandarsi spesso – e che dovremmo forse domandarcelo tutti – “perché non io, perché loro e non io?”. Eppure, molti cristiani fanno fatica a immedesimarsi in chi ha commesso dei delitti, magari gravi, delle cose gravi, hanno un po’ l’atteggiamento del figliolo maggiore della Parabola, no? E quindi la domanda è duplice: cosa dobbiamo dirci e cosa dobbiamo fare per capire questo, e l’altra se dobbiamo fare qualcosa anche nei confronti delle legislazioni: ci sono legislazioni che prevedono la pena di morte o l’ergastolo che in fondo è una condanna che non ha … è una prigione a vita che sembra non avere poi nessuna via d’uscita …

Papa Francesco:
La prima parte della domanda: io ho chiamato l’altro giorno, domenica scorsa, uno che conoscevo, nel carcere di Buenos Aires, gli ho domandato: “Come stai? Bene …” … Cerco, quando ho un po’ di tempo, di chiamare, telefonare ai carcerati che ho conosciuto quando visitavo, no?, perché ho questo sentimento: perché lui e non io? Se io … ma, il Signore ha motivi sufficienti per mandarmi in carcere, e lui ha coperto … Perché un reato non va punito alla fine, va punito quando incomincia, può essere punito quando incomincia e tanti inizi di cose brutte io ho avuto nella mia vita che se il Signore mi avesse tolto la mano di dosso … questo è “perché loro e non io?”. E poi, c’è un pensiero tra noi, che è un pensiero diffuso: ma, quello è in carcere perché ha fatto qualcosa di brutto: che la paghi. Il carcere come punizione. E questo non è buono. Il carcere – possiamo dire tra virgolette, per fare un esempio – è come un ‘purgatorio’, pensiamo, cioè per prepararsi alla reinserzione [al reinserimento]. Non c’è una vera pena senza speranza. Se una pena non ha speranza, non è una pena cristiana, non è umana. Per questo, la pena di morte non va. Sì, lei potrà dirmi, sì, nel Quattrocento, nel Cinquecento, uccidevano i criminali, la pena di morte, con la speranza di andare in paradiso c’era lì il cappellano che ti mandava in paradiso. Penso al grande don Cafasso, lì, vicino alla forca.. Ma era un’altra antropologia, un’altra cultura. Ma oggi non si può pensare così. Anche gli ergastolani, no? Dico questo: l’ergastolo, così freddo, è una pena di morte un po’ coperta. Ma nel caso di una persona che per le sue caratteristiche psicologiche non dia una garanzia di reinserimento? Ma ci sono forme di reinserirlo con il lavoro, con la cultura, all’interno di un certo regime di carcere, ma che lui si senta utile alla società, sorvegliato, ma l’anima è cambiata: non è quello che ha fatto il reato, un criminale, ma è uno che ha cambiato la sua vita e adesso fa qualcosa dentro il carcere che lo reinserisce e si sente con un’altra dignità, no? E questo è importante. Ma il muro – sia la pena di morte, sia l’ergastolo, così, come punizione – non aiuta. Non so se mi sono spiegato. E poi, una cosa che mi dà tanta tenerezza quando guardo – o guardavo, a Buenos Aires – la coda per entrare alla visita in carcere: le mamme. Donne che non hanno vergogna di fare la coda lì, davanti a tutta la città, perché passano i bus, passa la gente … “E’ mio figlio: io ci vado”. Quanto amore, eh? Una mamma … Anche spose che vanno lì e che subiscono tante umiliazioni per entrare; ma anche l’umiliazione di fare la coda davanti a tutto il mondo … “E’ il figlio, e io ci vado”. Questo, a me, ha fatto tanto bene e mi ha fatto domandare: “Io do la faccia per i miei fedeli, per i miei cristiani? O no?”. Per me è stato motivo di riflessione, mi ha fatto tanto bene vedere queste donne coraggiose.

D. – Santità, Lei ha detto che l’attitudine umana più vicina alla grazia divina è l’umorismo: un’affermazione che può sembrare un po’ strana, in bocca a un Papa … Perché? Forse perché bisogna aver ricevuto una grande grazia, un grande dono per essere capaci anche di sorridere dei propri difetti?

Papa Francesco:
Il senso dell’umorismo è una grazia che io chiedo tutti i giorni, e prego quella bella preghiera di San Tommaso Moro: “Dammi, Signore, il senso dell’umorismo” ; che io sappia ridere davanti a una battuta …: è bellissima, quella preghiera, no? Perché il senso dell’umorismo ti solleva, ti fa vedere il provvisorio della vita e prendere le cose con uno spirito di anima redenta. E’ un atteggiamento umano, ma è il più vicino alla grazia di Dio. Io ho conosciuto un prete – un grande sacerdote, un grande pastore, per citarne uno – che aveva un senso dell’umorismo grande, ma faceva tanto bene anche con quello, perché relativizzava le cose: “L’Assoluto è Dio, ma, questo si arrangia, si può … stai tranquillo …”; ma senza dirlo così, sapeva farlo sentire, con il senso dell’umorismo. E di lui si diceva: “Ma questo, sa ridere degli altri, di se stesso, anche della propria ombra …”. E’ quella capacità di essere … di essere un bambino davanti a Dio. Lodare il Signore con un sorriso e anche una battuta ben fatta …

D. – Una delle opere di misericordia spirituale, raccomandate dal Catechismo cattolico, che Lei ha ricordato anche mercoledì all’udienza generale, è sopportare con pazienza le persone moleste – che non mancano mai, Lei ha detto mercoledì … Lei cosa fa più fatica a sopportare: gli insulti dei Suoi detrattori o la finta ammirazione degli adulatori?

Papa Francesco:
Il secondo ! Io ho allergia degli adulatori. Ho allergia. Mi viene naturale, eh?, non è virtù. Perché adulare un altro è usare una persona per uno scopo, nascosto o che si veda, ma per ottenere qualcosa per se stesso. Anche, è indegno. Noi, a Buenos Aires, nell’argot porteño nostro, gli adulatori li chiamiamo “lecca calze” [leccapiedi], e la figura è proprio di quello che lecca le calze dell’altro. E’ brutto masticare le calze dell’altro, perché … è un nome ben fatto… E anche a me, quando mi lodano, anche qualcuno che mi loda per qualcosa che è uscita bene: ma subito, tu ti accorgi chi ti loda lodando Dio, “ma, sta bene, bravo, avanti, questo si deve fare!”, e chi lo fa con un po’ di olio per farsi … I detrattori, ma … i detrattori parlano male di me, e io me lo merito, perché sono un peccatore: così mi viene di pensare [ride]. Quello non mi fa pensare, non mi preoccupa. Ma non te lo meriti per questo! No. Però, per quello che lui non sa. E così risolvo il problema. Ma l’adulatore è … non so come si dice in italiano, ma è come l’olio …

(intervistatore)
… viscido …

Papa Francesco:
Ecco.

D. – Cosa risponde a chi, anche tra i cristiani, pensa che la misericordia allarghi le maglie della giustizia e quindi sia ingiusta, a chi pensa che la misericordia non possa essere la risposta – per esempio – a chi ci perseguita o chi, magari anche per una paura giustificata, costruisce muri per difendersi invece che ponti? Di nuovo viene da dire che è poi l’atteggiamento, forse, del figliolo maggiore della Parabola … Insomma, cosa si può rispondere a chi anche tra i cristiani pensa questo?

Papa Francesco:
Sì … alla fine c’è il problema della rigidità morale, dietro a questo, no? Il figlio maggiore era un rigido morale: “Questo ha speso i soldi in una vita di peccato, non merita di essere ricevuto così”. La rigidità: sempre il posto del giudice. Quella rigidità che non è quella di Gesù. Gesù rimprovera i dottori della Chiesa: tanto, tanto contro la rigidità. Un aggettivo dice loro, che io non vorrei che fosse detto a me: ipocrita. Quante volte Gesù dice questo aggettivo ai dottori della legge: ipocriti. Basta leggere il capitolo 23 di Matteo: “Ipocrita”. E fanno la teoria che ma, la misericordia sì.. ma la giustizia è importante! In Dio – e anche nei cristiani, perché è in Dio – la giustizia è misericordiosa e la misericordia è giusta. Non si possono separare: è una cosa sola. E come si spiega? Ah … vai da un professore di teologia che te lo spieghi … [ride] E dopo il sermone della montagna, nella versione di Luca, viene il sermone della pianura. E come finisce? Siate misericordiosi come il Padre. Non dice: siate giusti come il Padre. Ma è lo stesso! Giustizia e misericordia in Dio sono una sola cosa. La misericordia è giusta e la giustizia è misericordiosa. E non si possono separare. E quando Gesù perdona Zaccheo e va a pranzo con i peccatori, perdona la Maddalena, perdona l’adultera, perdona la Samaritana, cosa è, un manica-larga? No. Fa la giustizia di Dio, che è misericordiosa.

D. – E l’altra domanda che Le volevo fare è se l’esperienza della misericordia ci obbliga a dire qualcosa anche al mondo delle istituzioni, della politica, degli Stati? Cioè, c’è anche questa valenza?

Papa Francesco:
Ma, io soltanto dirò una parola che ho imparato da un anziano sacerdote. E mi viene di dirgli anziano, ma ha quattro anni meno di me, ma per me è un anziano, perché è saggio. E’ curioso: io mi sento piccolo, giovane davanti a lui perché lui ha quella saggezza dell’anzianità. E lui mi ha insegnato una parola sulla malattia di questo mondo, di questa epoca, di questo tempo: la cardiosclerosi. Credo che la misericordia sia la medicina contro questa malattia, la cardiosclerosi, che è proprio alla base di questa cultura dello scarto: “Ma, questo non serve; questo anziano, ma, alla casa di riposo; questo bambino che viene, no, no, no: mandiamolo al mittente …”, e si scartano. “No, dobbiamo prendere [colpire ndr] questa città nella guerra; quell’altra?” – “Ma, buttiamo le bombe, dove [ovunque] cadano: sull’ospedale, sulle scuole … “: sono gente da scartare, no? E alla base di questa cultura dello scarto c’è la cardiosclerosi, che credo sia una delle malattie più gravi di questo momento. L’incapacità di sentire tenerezza, di avvicinarsi…il cuore duro…“Io devo andare su quello scopo e non mi interessa l’altro: io ci vado”. E non penso a tante brutte che si fanno sulla strada per andare lì. Non so se ho risposto alla sua domanda, perché l’ho sentita e sono partito in quarta su questa strada …

D. – Sempre sulla misericordia, c’è questo doppio binario per cui uno può pensare: no, riguarda gli altri o riguarda me stesso … In qualche modo, quanto può riguardare – appunto – il rapporto tra gli Stati? Come si può costruire un mondo più misericordioso?

Papa Francesco:
Pensiamo in questa terza guerra mondiale che stiamo vivendo, perché è la terza guerra mondiale a pezzetti, no?: qui, qui, qui … ma siamo in guerra; le armi si vendono e le vendono i fabbricanti e i trafficanti di armi. E anche le vendono alle due parti in guerra, perché si guadagna, no?, con il traffico delle armi … E lì c’è una durezza di cuore molto grande: manca tenerezza. Il mondo di oggi ha bisogno di una rivoluzione della tenerezza. “Ma, Dio …”: fermiamoci. Dio si è fatto tenero, Dio si è avvicinato. Paolo dice ai Filippesi: “Gesù ha svuotato se stesso per avvicinarsi, si è fatto uomo come noi”. Quando parliamo di Cristo, non dimentichiamo la carne di Cristo. E questo mondo ha bisogno di questa tenerezza che dice alla carne di accarezzare la carne sofferente di Cristo, non [di ndr] fare più sofferenze! Credo che gli Stati che sono in guerra devono pensare bene che una vita vale tanto, e non dire: “Ma una vita non importa, mi importa il territorio, mi importa questo …”. Una vita vale più di un territorio! E per i fabbricanti di armi, per i trafficanti di armi la cosa che meno vale è una vita. Questa è una parola che mi diceva un tedesco: “Heute, das Billigste ist das Leben (Das Billigste, heute, ist das Leben)”. [Oggi, la cosa che costa meno è la vita]

D. – L’ultima domanda, Santità: tra un mese compirà 80 anni …

Papa Francesco:
Chi? Io? [ride, ridono]

D. – Lei … Le sue giornate, lo vediamo, sono sempre strapiene di impegni, i pensieri sicuramente non Le mancano … Delle volte La vediamo stanco, eppure – se si può usare un termine così con un Papa – non La vediamo mai stressato, come lo siamo in molti noi, che viviamo in questa società dove lo stress e anche la depressione sono malattie sociali. La domanda che viene – ma sincera – è: come fa? C’è un segreto che può condividere con noi?

Papa Francesco:
C’è un the speciale? [ride, ridono] Non so come faccio, ma … io prego: quello mi aiuta tanto. Prego. La preghiera è un aiuto per me, è stare con il Signore. Celebro la Messa, prego il Breviario, parlo con il Signore, prego il Rosario … Per me, la preghiera aiuta tanto. Poi, dormo bene: è una grazia del Signore, questa. Dormo come un legno. Il giorno delle scosse del terremoto, non ho sentito nulla, eh? Tutti hanno sentito, il letto che ballava … No, davvero, dormo sei ore ma come un legno. Forse questo aiuta la salute … Ho le mie cose, no? Il problema della colonna che va bene, per il momento … e faccio quello che posso e non di più: in quel senso, mi misuro un po’, no? Ma non so cosa dirle: è una grazia del Signore … non so …

D. – Grazie, Santità, e auguri, in anticipo …

Papa Francesco:
E grazie a voi per quello che fate con la comunicazione e la proclamazione della Parola del Signore, le testimonianze cristiane, della vita della Chiesa, della vita della gente, della vita dei poveri, della vita di quelle persone che hanno più bisogno del nostro aiuto. E non dimenticate che la malattia più grossa, oggi, è la cardiosclerosi e che ci vuole una rivoluzione della tenerezza.

By leggoerifletto

da: “Le risposte di papa Francesco alle domande dei bambini”

Santità,

mio nonno non è cattolico, ma non è disposto a fare del male. Lui andrà lo stesso in paradiso quando morirà? Insomma, se qualcuno non fa mai le penitenze, quanto grande deve essere il suo peccato per andare giù all’inferno? 

Che Dio la benedica.

(Yifan, Cina, 13 anni)

Caro Yifan,

Gesù ci ama tantissimo e vuole che tutti andiamo in cielo. La volontà di Dio è che tutti si salvino. Gesù fino all’ultimo momento accompagna la nostra vita perchè stiamo sempre con Lui. Le apparenze possono ingannare, certo. 

C’è chi immagina che se uno non va a messa la domenica andrà certamente all’inferno. E invece Gesù è accanto a noi fino all’ultimo momento della nostra vita per salvarci. 

Una volta una signora andò da un prete santo, che si chiamava Giovanni Maria Vianney, parroco di Ars in Francia. 

Si mise a piangere perchè suo marito si era suicidato buttandosi da un ponte. Era disperata perchè immaginava che il marito fosse certamente all’inferno. E padre Giovanni Maria Vianney, che era un santo, invece le disse. guarda che tra il ponte e il fiume c’è la misericordia di Dio.

– Jorge Maria Bergoglio –

da: ” L’amore prima del mondo. Caro papa vorrei chiederti… Le risposte di papa Francesco alle domande dei bambini”

Giulia: «Santità, tutti ci dicono che è importante andare a Messa alla domenica. Noi ci andremmo volentieri ma spesso i nostri genitori non ci accompagnano perché alla domenica dormono, il papà e la mamma di un mio amico lavorano in un negozio e noi spesso andiamo fuori città per trovare i nonni. Puoi dire a loro una parola perché capiscano che è importante andare a Messa insieme, ogni domenica?»

Riterrei di sì, naturalmente, con grande amore, con grande rispetto per i genitori che, certamente, hanno tante cose da fare. Ma tuttavia, con il rispetto e l’amore di una figlia, si può dire: cara mamma, caro papà, sarebbe così importante per noi tutti, anche per te incontrarci con Gesù. Questo ci arricchisce, porta un elemento importante alla nostra vita. Insieme troviamo un po’ di tempo, possiamo trovare una possibilità. Forse anche dove abita la nonna si troverà la possibilità. In una parola direi, con grande amore e rispetto per i genitori, direi loro: “Capite che questo non è solo importante per me, non lo dicono solo i catechisti, è importante per tutti noi; e sarà una luce della domenica per tutta la nostra famiglia”.

– Papa Benedetto XVI – 

Incontro di Catechesi e di Preghiera del Santo Padre Benedetto XVI con i bambini della Prima Comunione. Sabato 15 ottobre 2005

Caro papa Francesco,
se tu potessi fare un miracolo, che cosa sarebbe?


Con affetto William

Caro William,

io guarirei i bambini. Non sono ancora riuscito a capire perchè i bambini soffrano. Per me è un mistero. Non so darti una spiegazione. Mi interrogo su questo. Prego su questa domanda: perchè i bambini soffrono? E’ il mio cuore che si pone la domanda. Gesù ha pianto e piangendo ha capito i nostri drammi. Io cerco di capire. Se potessi fare un miracolo, guarirei tutti i bambini. Il tuo disegno mi fa riflettere: c’è una grande croce scura e dietro ci sono un arcobaleno e il sole che splende. Mi piace questo. La mia risposta al dolore dei bambini è il silenzio oppure una parola che nasce dalle mie lacrime. Non ho paura di piangere. Non devi averla neanche tu.

– Jorge Maria Bergoglio –

da: ” L’amore prima del mondo. Caro papa vorrei chiederti… Le risposte di papa Francesco alle domande dei bambini”

Adriano: «Santo Padre, ci hanno detto che oggi faremo l’Adorazione Eucaristica? Che cosa è? Come si fa? Ce lo puoi spiegare? Grazie»

Allora, che cos’è l’adorazione, come si fa, lo vedremo subito, perché tutto è ben preparato: faremo delle preghiere, dei canti, la genuflessione e siamo così davanti a Gesù. Ma, naturalmente, la tua domanda esige una risposta più profonda: non solo come fare, ma che cosa è l’adorazione. Io direi: adorazione è riconoscere che Gesù è mio Signore, che Gesù mi mostra la via da prendere, mi fa capire che vivo bene soltanto se conosco la strada indicata da Lui, solo se seguo la via che Lui mi mostra. Quindi, adorare è dire: «Gesù, io sono tuo e ti seguo nella mia vita, non vorrei mai perdere questa amicizia, questa comunione con te». Potrei anche dire che l’adorazione nella sua essenza è un abbraccio con Gesù, nel quale gli dico: «Io sono tuo e ti prego sii anche tu sempre con me».

– Papa Benedetto XVI – 

Incontro di Catechesi e di Preghiera del Santo Padre Benedetto XVI con i bambini della Prima Comunione. Sabato 15 ottobre 2005

Buona giornata a tutti. 🙂

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Papa Francesco, in occasione della chiusura del Giubileo della Misericordia, ha rilasciato una lunga intervista a Tv2000 e InBlu Radio.

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Papa Francesco:

intervista a Tv2000-InBlu Radio.In onda domenica 20 novembre alle ore 21

Papa Francesco, in occasione della chiusura del Giubileo della Misericordia, ha rilasciato una lunga intervista (40 minuti) a Tv2000 e InBlu Radio.
Il Pontefice, nel colloquio con il direttore di Rete, Paolo Ruffini e il direttore dell’Informazione, Lucio Brunelli, riflette sui frutti dell’Anno Santo straordinario (“Una benedizione del Signore”); su come dovrà cambiare la Chiesa, sul modo in cui la misericordia interpella le coscienze dei singoli e degli Stati, sull’idolatria del denaro e sull’attenzione verso i più poveri.
Papa Francesco racconta quindi numerosi episodi legati ai suoi ‘Venerdì della Misericordia’ con ex prostitute, malati terminali, carcerati. Riflette sul rapporto fra giustizia e misericordia e sulla questione della pena di morte e dell’ergastolo. Con tono familiare e spontaneità risponde anche ad alcune domande personali. Su quale sia il segreto, ad esempio, perché il Papa non si ‘stressi’ pur vivendo giornate strapiene di impegni e occupate da tanti pensieri. E ancora dichiara la sua “allergia agli adulatori”, considerati più “molesti” dei detrattori e confida inoltre di recitare ogni giorno la preghiera di San Tommaso Moro, “donami Signore il senso dell’umorismo”.
Una breve anticipazione dell’intervista (circa 10 minuti) andrà in onda domenica mattina su Tv2000 e InBlu Radio al termine degli speciali dedicati alla cerimonia di chiusura della Porta Santa che inizieranno alle 9.20. L’intervista integrale sarà trasmessa da Tv2000 e da InBlu Radio domenica 20 novembre alle ore 21.

San Benedetto da Norcia prega per noi

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San Benedetto da Norcia prega per noi

Carissimi amici ed amiche, 
come saprete il centro Italia è stato colpito da una serie di terremoti. 
Antichi borghi, chiese, basiliche, non esistono più. 
Migliaia di persone hanno perso la casa, i ricordi di una vita, il lavoro. Passano le settimane ma la terra continua a tremare.
Affidiamoci a San Benedetto da Norcia.

San Benedetto fu proclamato patrono d’Europa da papa Paolo VI, nell’ottobre del 1964.

Promessa di S. Benedetto ai suoi devoti:


  1. Benedetto è invocato per ottenere una buona morta e la salvezza eterna. Egli apparve un giorno a S. Geltrude, dicendo: “Chiunque mi ricorderà la dignità per cui il Signore ha voluto onorarmi e beatificarmi, concedendomi di fare una morte così gloriosa, io lo assisterò fedelmente in punto di morte e mi opporrò a tutti gli attacchi del nemico in quell’ora decisiva. L’anima sarà protetta dalla mia presenza, essa resterà tranquilla malgrado tutte le insidie del nemico, e felice si slancerà verso le gioie eterne.”

la Basilica di Norcia

Preghiera a San Benedetto da Norcia

 

A te oggi rivolgiamo la nostra supplica ardente, glorioso san Benedetto, “messaggero di pace, realizzatore di unione, maestro di civiltà, araldo della religione di Cristo”, ed imploriamo la tua protezione sulle singole anime, sui monasteri che seguono la tua santa Regola, sull’Europa, sul mondo intero. Insegnaci ancora il primato del culto divino, donaci di comprendere quanto sia grande e fecondo il dono della pace, aiuta tutti coloro che si sforzano di ricomporre l’unità spirituale dei vari popoli, spezzata da tanti eventi dolorosi, così che per la tua protezione ritorniamo tutti quanti ad essere fratelli in Cristo.

Amen.

Castelluccio di Norcia, 28 km da Norcia

Preghiera a San Benedetto da recitare quotidianamente

San Benedetto mio caro padre, per quella dignità con la quale il Signore si degno di onorarti e beatificarti con una così gloriosa morte, ti prego di assistermi con la tua presenza nel momento della mia morte, beneficiandomi di tutte quelle promesse fatte alla Santa vergine Geltrude. Amen.

Giaculatoria a San Benedetto da Norcia

O Padre santo, Benedetto di nome e di grazia, custodiscimi, ti prego, oggi (in questa notte) e sempre con la tua santa benedizione, perchè nessun male mi possa separare da Gesù, da te e da tutti i suoi santi. Amen.

Le origini della Medaglia di San Benedetto da Norcia (480-547) sono antichissime.

Papa Benedetto XIV (1675-1758) ne ideò il disegno e col Breve del 1742 approvò la Medaglia concedendo delle indulgenze a coloro che la portano con fede.

Sul diritto della Medaglia, San Benedetto tiene nella mano destra una Croce elevata verso il cielo e nella sinistra il libro aperto della santa Regola.

Sull’altare é posto un calice dal quale esce un serpente per ricordare un episodio accaduto a San Benedetto: il Santo, con un segno di croce, avrebbe frantumato la coppa contenente il vino avvelenato datogli da monaci attentatori.

Attorno alla Medaglia, sono coniate queste parole: «Eius in obitu nostro presentia muniamur» («Possiamo essere protetti dalla sua presenza nell’ora della nostra morte»).

Sul rovescio della medaglia, figura la Croce di San Benedetto e le iniziali dei testi.

Questi versi sono antichissimi.

Essi appaiono in un manoscritto del XIV secolo a testimonianza della fede nella potenza di Dio e di San Benedetto.

La devozione della Medaglia o Croce di San Benedetto, divenne popolare intorno al 1050, dopo la guarigione miracolosa del giovane Brunone, figlio del conte Ugo di Eginsheim, in Alsazia. Brunone, secondo alcuni, fu guarito da una grave infermità, dopo che gli fu offerta la medaglia di San Benedetto. Dopo la guarigione, divenne monaco benedettino e poi Papa: fu San Leone IX, morto nel 1054. Tra i propagatori bisogna annoverare anche San Vincenzo de’ Paoli (1581-1660).

Grazie che si ottengono con la Medaglia

I fedeli hanno sperimentato la sua potente efficacia mediante l’ intercessione di San Benedetto, nei seguenti casi:
-contro i malefici e le altre opere diaboliche;
-per allontanare da qualche luogo gli uomini male intenzionati;
-per curare e sanare gli animali dalla peste oppure oppressi dal maleficio;
-per tutelare le persone dalle tentazioni, dalle illusioni e vessazioni del demonio specie quelle contro la castità;
-per ottenere la conversione di qualche peccatore, particolarmente quando si trova in pericolo di morte;
-per distruggere o rendere inefficace il veleno;
-per allontanare la pestilenza;
-per restituire la salute a quelli che soffrono di calcolosi, di dolori ai fianchi, di emorragie, di emottisi; a quanti sono morsi da animali contagiosi;
-per ottenere l’aiuto divino alle mamme in attesa onde evitare l’aborto;
-per salvare dai fulmini e dalle tempeste.

La Medaglia di San Benedetto non è un amuleto o un portafortuna!

Numerosi sono gli effetti benefici attribuiti alla stessa: guarigioni, protezione contro il demonio, grazia di preparazione ad una santa morte…

Ma attenzione, la medaglia non è un talismano che annullerebbe le prove della nostra vita, ma un mezzo che ci aiuta a superarle.

Le parole scritte attorno alla Croce sono quelle che San Benedetto pronunciò rispondendo alla tentazione del demonio. Possiamo farle nostre in uno spirito di fede, sapendo che la Croce di Cristo é pegno della nostra vittoria e della nostra salvezza. Questa medaglia è un sacramentale della Chiesa cattolica, un segno sacro dal quale sono significati e ottenuti effetti, grazie alla preghiera della Chiesa. Per trarre vantaggi da questa preghiera e da questa Medaglia, non basta farla benedire e portarla come se fosse un portafortuna: i benefici che speriamo di ottenere sono proporzionati alla crescita della nostra fede e della nostra fiducia in Dio e in San Benedetto.

Promessa di San Benedetto ai suoi devoti

San Benedetto è invocato per ottenere una buona morta e la salvezza eterna.
Egli apparve un giorno a Santa Geltrude (1256-1302), dicendo: «Chiunque mi ricorderà la dignità per cui il Signore ha voluto onorarmi e beatificarmi, concedendomi di fare una morte così gloriosa, io lo assisterò fedelmente in punto di morte e mi opporrò a tutti gli attacchi del nemico in quell’ora decisiva. L’anima sarà protetta dalla mia presenza, essa resterà tranquilla malgrado tutte le insidie del nemico, e felice si slancerà verso le gioie eterne».

Preghiera della Croce

Croce del Santo Padre Benedetto.

Croce santa, sii mia luce e non sia mai il demonio mio capo.

Va’ indietro, Satana, non mi persuaderai mai di cose vane;

sono mali le bevande che mi versi,

bevi tu stesso il tuo veleno.

Buona giornata a tutti. 🙂

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Un utile dizionario di apologetica

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il blog di Costanza Miriano

Quando riattaccano la solita solfa con l’Inquisizione, i catari, Galileo Galilei, la caccia alle streghe puoi sempre:
1) glissare signorilmente se sei in fila alla cassa e hai un figlio che ti aspetta sul portone di scuola;
2) imbrdownloadacciare il kalashnikov;
3) rispondere ribattendo punto su punto.
Per l’opzione 3 c’è il Dizionario del Timone. Da tenere a portata di mano sulla mensola più vicina. Se non ascoltano il contenuto, usare come arma contundente (ha gli spigoli duri, è cartonato).

***

Ma davvero i medioevali hanno creduto che le donne non avessero l’anima, che la Terra fosse piatta, che le streghe si nascondessero dietro ogni angolo del mondo, che la fede si potesse imporre con la violenza perché il fine giustifica i mezzi? Sul serio, come ci racconta la televisione, le crociate, l’Inquisizione e la conquista spagnola delle Americhe sono stati abusi turpi?

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CHIARA …

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Quando non sai qual è la volontà di Dio, scegli ciò che ti costa di più.

 Chiara Lubich (1920-2008)

Chi è Chiara Lubich?

Chiara Lubich (1920-2008), da molti chiamata semplicemente “Chiara”, è la fondatrice del Movimento dei Focolari. Tra i personaggi carismatici del XX secolo, ha contribuito a rafforzare la comunione ecclesiale, ha aperto pagine importanti nel dialogo ecumenico, interreligioso e con la cultura contemporanea. Insignita di numerosi riconoscimenti, tra cui dottorati honoris causa e cittadinanze onorarie, è stata promotrice instancabile di una cultura dell’unità e della fraternità fra i popoli. Milioni di persone in tutto il mondo oggi vivono la sua spiritualità. Per saperne di più: “Chi è Chiara“. Il ricco patrimonio di documenti cartacei e multimediali che Chiara ha lasciato è conservato e reso disponibile al pubblico dal Centro Chiara Lubich.

BY focolare.org

T’ho trovato – Chiara Lubich

T’ho trovato in tanti luoghi, Signore!

T’ho sentito palpitare nel silenzio altissimo

d’una chiesetta alpina,

nella penombra del tabernacolo

di una cattedrale vuota,

nel respiro unanime d’una folla

che ti ama e riempie

le arcate della tua chiesa di canti e d’amore.

T’ho trovato nella gioia,

ti ho parlato al di là del firmamento stellato,

mentre a sera, in silenzio,

tornando dal lavoro a casa.

Ti cerco e spesso ti trovo.

Ma dove sempre ti trovo è nel dolore.

Un dolore un qualsiasi dolore

è come il suono della campanella

che chiama la sposa di Dio alla preghiera.

Quando l’ombra della croce appare,

l’anima si raccoglie nel tabernacolo

del suo intimo

e scordando il tintinnio della campana

ti «vede» e ti parla.

Sei Tu che mi vieni a visitare.

Sono io che ti rispondo:

«Eccomi Signore, Te voglio, Te ho voluto».

E in quest’incontro l’anima non sente il dolore,

ma è come inebriata del tuo amore:

soffusa di Te, impegnata di Tu:

io in Te, Tu in me, affinché siamo uno.

E poi riapro gli occhi alla vita, alla vita meno vera,

divinamente agguerrita, per condurre la tua guerra.

– Chiara Lubich – 

– Chiara Lubich – 

Se siamo uniti, Gesù è fra noi 

Se siamo uniti, Gesù è fra noi. E questo vale. Vale più d’ogni altro tesoro che può possedere il nostro cuore: più della madre, del padre, dei fratelli, dei figli.
Vale più della casa, del lavoro, della proprietà; più delle opere d’arte d’una grande città come Roma, più degli affari nostri, più della natura che ci circonda con i fiori e i prati, il mare e le stelle: più della nostra anima!
È lui che, ispirando i suoi santi con le sue eterne verità, fece epoca in ogni epoca.
Anche questa è l’ora sua: non tanto d’un santo, ma di lui; di lui fra noi, di lui vivente in noi, edificanti – in unita d’amore – il Corpo mistico suo.
Ma occorre dilatare il Cristo; accrescerlo in altre membra; farsi come lui portatori di Fuoco. Far uno di tutti e in tutti l’Uno! E allora viviamo la vita che egli ci dà attimo per attimo nella carità.
E comandamento base l’amore fraterno. Per cui tutto vale cio che è espressione di sincera fraterna carità. Nulla vale di ciò che facciamo se in esso non vi è il sentimento d’amore per i fratelli: che Iddio è Padre e ha nel cuore sempre e solo i figli.

Chiara Lubich – 

da: L’attrattiva del tempo moderno, Scritti Spirituali/1

Quel bambino – Chiara Lubich

 Quando ti preghiamo, Gesù, nel nostro cuore, quando ti adoriamo nell’Ostia Santa dell’altare, quando conversiamo con te presente in Cielo, e a te diciamo il nostro grazie per la vita e su te versiamo il pentimento dei nostri sbagli, e da te invochiamo le grazie di cui abbiamo bisogno, sempre ti pensiamo adulto, Signore.

Ora ecco che, luce sempre nuova, ogni anno ritorna Natale e, come una rinnovata rivelazione, ti mostri a noi bambino, neonato in una culla, e un’onda di commozione ci invade. E non sappiamo più formulare parola, né osiamo chiedere, né ci sentiamo di pesare su tante minuscole forze seppur onnipotenti.

Il mistero ci ammutolisce ed il silenzio adorante dell’anima si confonde con quello di Maria, la quale, alla dichiarazione dei pastori che udirono il celeste canto degli angeli, “serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19).

Il Natale: quel Bambino sempre ci appare come uno dei misteri più sconcertanti della nostra fede, perché è principio della rivelazione dell’amore di Dio per noi che poi s’aprirà in tutta la sua divina, misericordiosa, onnipotente maestosità.

Chiara Lubich


La sequela non vuol dire forse “andar dietro”? Non, quindi, precedere Gesù Cristo, ma camminare dietro a lui! Dio è sempre davanti e noi dobbiamo adattarci alla sua imprevedibilità. 

– Bruno Maggioni –
da: “Meditazioni sul Vangelo di Luca”, Ed. Messaggero


 L’unico modo corretto di metterci di fronte al Signore – nella preghiera e nella vita – è quello di sentirsi costantemente bisognosi del suo perdono e del suo amore. Le opere buone le dobbiamo fare, ma non è il caso di calcolarle e tanto meno di vantarsene. Come pure non è il caso di fare confronti con gli altri. Il confronto con i peccati degli altri, per quanto veri essi siano, non ci avvicina al Signore.  

– Bruno Maggioni –
da: “Bisognava fare festa”, Ed. Messaggero




Il cielo si è rovesciato sulla terra – Chiara Lubich

No, non è rimasta fredda la terra:

Tu sei rimasto con noi!

Che sarebbe del nostro vivere

se i tabernacoli non ti portassero?

Tu hai sposato una volta l’umanità e le sei rimasto fedele.

Ti adoriamo, Signore, in tutti i tabernacoli del mondo.

Sì, essi sono con noi, per noi.

Non sono lontani come le stelle che pure tu ci hai donato.

Dovunque possiamo incontrarti:

Re delle stelle e di tutto il creato!

Grazie, Signore, di questo dono smisurato.

Il Cielo s’è rovesciato sulla terra.

Il cielo stellato è piccolo.

La terra è grande, perché essa è trapunta

dovunque dall’Eucaristia:

Dio con noi, Dio fra noi, Dio per noi.

Chiara Lubich – 

Non devi mai volgerti indietro ma sempre avanti. 

La tua vita quella che è stata è stata. Iddio lo sa. 

L’importante è che non ti sfugga il presente che solo è nelle tue mani. In quello ama Dio con tutto il cuore, facendo la sua volontà.

– Chiara Lubich – 



«Il più grande dei crimini, almeno il più distruttivo e di conseguenza il più contrario al fine della natura, è la guerra; ma non vi è alcun aggressore che non colori questo misfatto con il pretesto della giustizia.»

– Voltaire – 

Il filosofo ignorante, Le philosophe ignorant, 1766

Il dolore è forse l’elemento più scartato nel mondo, ma è l’unica cosa che, se sfruttata, ci riempie di Dio.

Chiara Lubich – 

Ma tu non passare – Chiara Lubich

Sì, siamo contenti, Signore,

quando l’ala di un angelo

ci discopre il celeste orizzonte,

che la prova ci aveva bruscamente annientato.

Siamo contenti, Signore,

perché il tuo amore si mostra in quei momenti

così onnipotente che la nostra anima è in adorazione

ed esaltazione fino al silenzio.

Che passi, Signore, la prova

che ci attanaglia l’anima fino all’agonia;

ma non tramonti no, mai,

quella splendida tua figura luminosa nella notte nera,

quando, nel deserto del tutto,

Tu solo sei fiorito per noi, e, nel silenzio di ogni cosa,

Tu solo hai parlato e, nell’assenza d’ognuno,

Tu solo ci hai fatto compagnia,

ripetendoci soavemente le verità

che non debbono affievolirsi

nella nostra anima: che qui siamo di passaggio

e il luogo dell’arrivo è un altro;

che tutti sono ombra e Tu solo la realtà.

Che passi la prova, Signore,

ma Tu non passare e chiudici,

incantati dal dolore, nel cuore della Trinità.

Signore, che l’inganno del mondo non ci riprenda,

anche nelle cose più sante che esso possiede,

ma solo il Santo sia con noi e in noi

e la Santa, la Vergine, tua Madre,

la veste che tutti ricopra, per sempre.

 Chiara Lubich – 

Quando l’unità passa, lascia una sola orma: il Cristo. Ma per costruire l’unità è necessario cedere tutto; senza amare oltre ogni misura, senza perdere il giudizio proprio, senza perdere la propria volontà, i propri desideri, non saremo mai uno!

Chiara Lubich


Preghiera

Eterno Padre,  sorgente dell’ Amore,

di ogni luce e di ogni bene, ti rendiamo grazie 

per il carisma dell’ unità donato a Chiara 

e per l’ ammirevole testimonianza che di esso 

nella fedeltà a Gesù abbandonato 

ella ha dato alla Chiesa e all’umanità.

Donaci, o Padre, per l’azione dello Spirito Santo 

e mediante la Parola vissuta nell’ attimo presente 

di contribuire, sull’ esempio di Chiara,

con tutte le persone di buona volontà 

a realizzare il volere del Tuo Figlio:

“Che tutti siano uno!”

Ti preghiamo umilmente: 

concedi a noi, Tuoi figli 

di vivere nell’ amore reciproco e verso tutti 

per godere della presenza del Risorto mentre 

in comunione con Chiara e per sua intercessione 

osiamo chiederti, se rientra nel tuo volere 

la grazia …..  (si esprime la supplica personale)

per i meriti di Gesù e per la gloria della SS. ma Trinità.

Amen

Con approvazione ecclesiastica: Card Joao Braz de Aviz

Per informazioni richieste e comunicazioni rivolgersi a 

Movimento dei Focolari -Postulazione Chiara Silvia Lubich 

Via Frascati -Rocca di Papa RM -Italia

postulazionechiaralubich focolare.org 
Tel. (+39  06.94798139) www.focolare.org 

Buona giornata a tutti. 🙂

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leggo & rifletto…

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Con te voglio parlare. E di che posso parlare se non di te? Che cos’è un sacerdote?

leggoerifletto

La Pace


Conducimi dalla morte alla vita, dalla menzogna alla verità.

Conducimi dalla disperazione alla speranza, dalla paura alla verità.
Conducimi dall’odio all’amore, dalla guerra alla pace.
Fa’ sì che la pace riempia i nostri cuori, il nostro mondo, il nostro universo.

Non costruisco la pace…
quando non apprezzo lo sforzo e la virtù degli altri; quando pretendo l’impossibile, quando sono indifferente al bene e al male degli altri.

Non costruisco la pace…
quando lavoro per due per poter comprare e mantenere il superfluo, mentre c’è chi non trova lavoro e non ha il necessario, l’indispensabile per vivere.

Non costruisco la pace…
quando non perdono, quando non chiedo scusa, quando non faccio il primo passo per riconciliarmi, anche se mi sento offeso o credo di aver ragione.

Non costruisco la pace…
quando lascio solo chi soffre e mi scuso dicendo:
« Non so cosa dire, cosa fare, non lo conosco ».

Non costruisco la pace…
quando chiudo la porta del cuore, quando chiudo le mani e la bocca, e non faccio niente per unire, conciliare, scusare.

Non costruisco la pace…
quando rispondo: «non ho tempo» e tratto il prossimo come uno scocciatore, un rompiscatole.

Non costruisco la pace…
quando mi metto volentieri e di preferenza dalla parte di chi ha potere, ricchezza, sapienza, furbizia, anziché dalla parte del debole, dell’indifeso, del dimenticato, dalla parte di colui il cui nome non è scritto sull’agenda di nessuno.

Non costruisco la pace…
quando non aiuto il colpevole a redimersi.

Non costruisco la pace…
quando taccio di fronte alla menzogna, all’ingiustizia, alla maldicenza, alla disonestà, perché non voglio noie.

Non costruisco la pace…
quando non compio il mio dovere sia nel luogo di lavoro che verso i miei familiari.

Non costruisco la pace…
quando sfrutto il mio prossimo in stato di dipendenza, inferiorità, indigenza, malattia.
Non costruisco la pace…
quando rifiuto la croce, la fatica.

Non costruisco la pace…
quando dico no alla vita.

Non costruisco la pace…
quando non mi metto in ginocchio per invocarla, per ottenerla, per viverla.

Allora quando costruisco la pace ?
Quando al posto
del ” no ” metto un ” si ”

Quando al posto
del rancore, metto il perdono.

Quando al posto
della morte, metto la vita.

Quando al posto
dell’io, metto Dio.

La pace è un tuo dono, Signore. Per ottenerla occorre pregare, amare, soffrire, pagare di persona, scomparire. Solo tu, Signore, puoi farmi il dono di poter pregare, amare, soffrire, pagare di persona, scomparire.
Da solo non ce la faccio.
Aiutami.
Eccomi o Signore. Fammi seminatore di pace. Signore, donaci la tua pace.


Serviamo la pace solo se abbiamo davvero capito che possiamo assumerci delle responsabilità anche esitando o tacendo, se stimiamo i politici solo quando si dimostrano veri uomini in tutte le situazioni e non banali rappresentanti del nostro egoismo e quando sospettiamo dei politici che ci danno troppo ragione, confermando la nostra opinione. 

Avremo la beatitudine promessa dal Vangelo agli operatori di pace, quando combatteremo per la libertà nostra e per quella degli altri, e impareremo, piano piano, a sentire nostra l’ingiustizia commessa non solo verso noi stessi, ma anche verso gli altri.

– Karl Rahner – 

La speranza – Karl Rahner

Signore,

questa esistenza io l’accetto,

e l’accetto in speranza.

Una speranza

che tutto comprende e sopporta,

una speranza che non so mai

se la posseggo davvero.

Una speranza

che nasce al mio profondo,

una speranza totale

che non posso sostituire

con angosce inconfessate e cose possedute.

Questa speranza assoluta

io me la riconosco e voglio averla:

di essa devo rispondere

come del compito più grande

della mia vita.

Io so, Signore,

che essa non è un’utopia,

ma viene da te,

nasce da te e abbraccia tutto

e tutto comprende come promessa

che l’umanità arriverà

alla pienezza di vita

e ogni uomo potrà davvero

non vergognarsi d’essere uomo.

(Karl Rahner)

Preghiera per custodire la Fede

“Signore custodisci la mia fede, falla crescere,

che la mia fede sia forte, coraggiosa,

e aiutami nei momenti in cui – come Pietro e Giovanni – devo renderla pubblica.

Dammi il coraggio.

Che il Signore ci aiuti a custodire la fede,

a portarla avanti, ad essere, noi, donne e uomini di fede.

Così sia”.

Papa Francesco

Non occorrono molti bagagli per mettersi in viaggio nella vita….basta amare!!

– Michel Quoist –

Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota.
Come il libro ha bisogno di ogni parola.
Come la casa ha bisogno di ogni pietra.
Come l’oceano ha bisogno di ogni goccia d’acqua.
Come la messe ha bisogno di ogni chicco.
Come l’annuncio del vangelo ha bisogno di martiri
L’umanità intera ha bisogno di te, qui dove sei,
unico, e perciò insostituibile.

(Padre Michel Quoist)

Preghiera per la sera

In te, santo Signore,
noi cerchiamo il riposo
dall’umana fatica,
al termine del giorno.
Se i nostri occhi si chiudono,
veglia in te il nostro cuore;
la tua mano protegga
coloro che in te sperano.
Difendi, o Salvatore,
dalle insidie del male
i figli che hai redenti
col tuo sangue prezioso.
Amen

Con te voglio parlare – Karl Rahner

«Con te voglio parlare. E di che posso parlare se non di te? 
C’è cosa che non sia dall’eternità presso di te, che non abbia patria nel tuo spirito e nel tuo cuore la sua prima sorgente? E perciò tutto quanto io posso dire è sempre un parlare di te. E tuttavia in questo parlare, sommesso e timido, tu intendi sempre un parlare di me, sebbene di te solo io vorrei far parola. 
Perché, che posso dire di te, se non che sei il mio Dio, Dio della mia origine e del mio tramonto, Dio del mio gaudio e della mia afflizione, Dio della mia vita? […] 
Dio della mia vita! Ma che ho poi detto chiamandoti Dio mio, Dio della mia vita? Senso della mia vita? Meta del mio cammino? Santità delle mie opere? Giudizio dei miei peccati? Amarezza delle mie ore amare e il più segreto dei miei gaudii? Mia forza, che prostri nell’impotenza quella forza che viene da me? Datore di essere di vita e di grazia? Vicino e lontano? Incomprensibile? Dio dei miei fratelli, Dio dei miei padri? 
C’è nome ch’io non ti debba dare?[…] 
Ma perché sto affatto a parlare di te? 
E tu mi tormenti con la tua infinità e io non la posso misurare! 
Perché tu mi spingi nelle tue vie, che menano solo nell’oscurità della tua notte, che a te solo è luce. Solo il tangibile e il finito è reale per noi e raggiungibile; e puoi tu essere per me una realtà, vicina, se io riconosco l’infinito in te? 
Perché hai lasciato il tuo segno di fuoco nella mia anima col battesimo e m’hai acceso la luce della fede? Oscura luce che m’alletta nella tua notte, fuori dalla sicura chiarità del mio piccolo nido. 
E mi hai fatto tuo prete, che io viva presso a te la mia vita, per gli uomini, presso a te dove mi manca il respiro di queste mie piccole cose![…] 
Tu, Dio della mia vita, infinità della mia finitudine. 
Ma che m’hai messo nell’anima, come m’hai creato, che io, di te e di me, so solo che tu sei l’eterno mistero della mia vita? Terribile mistero dell’uomo, che appartiene a te, mio Dio, che sei l’incomprensibile! 
Incomprensibile nel tuo essere e più ancora nelle tue vie e nei tuoi giudizi. Poiché se quanto fai di me è frutto della tua libertà, insondabile abisso di grazia che non ha nessun perché, se la mia creazione e tutta la mia vita è tua libera elezione e le mie vie sono in fondo le tue vie, imperscrutabili, allora Signore non ti può comprendere nessun perché del mio spirito, allora tu resti l’incomprensibile anche quando io ti veda faccia a faccia. 
Ma se tu non fossi l’incomprensibile, mi saresti soggetto; ti avrei concepito e compreso e tu apparterresti a me, non io a te. 
E sarebbe l’inferno, la sorte dei dannati, che io finito, con il mio definito essere, appartenessi a me stesso; fossi ridotto in eterno a far la ronda nel carcere della mia finitudine»  

Karl Rahner

(da: Tu sei il silenzio)

Talvolta si pensa che Dio abbia creato il mondo e poi abbia dato delle istruzioni da osservare perché noi essere umani non combinassimo troppi pasticci. In realtà, le istruzioni sono giunte per prime e il mondo fu modellato in modo da poterle seguire. Per questo motivo è assolutamente ridicolo sostenere che qualcosa sia in contrasto con la volontà del Creatore. 

Non ci sono oppositori alla Creazione, solo delle sfide piene di significato.

Pensieri del Rebbe di Lubavitch 

La vespa e il ragno

Quando Davide, re d’Israele, era un giovane pastore, un giorno vide un ragno che divorava una vespa, e disse:
“ Signore, a cosa serve quest’ insetto che hai creato? Il ragno tesse e tesse, ma con la sua tela non ci si può neanche fare un vestito.” E il Signore gli rispose:
“Davide, non disprezzare le mie creature, perché verrà il giorno in qui avrai bisogno di loro.”
E infatti accadde che Davide, per sfuggire a re Saul dovette nascondersi in una grotta
. Ma l’inseguitore l’avrebbe trovato, se non fosse stato per un ragno inviato dal Signore, e in fretta e furia chiuse la bocca della caverna con un’immensa ragnatela.
“Qui non può essere entrato” disse infatti re Saul, quando passò davanti alla grotta “ altrimenti avrebbe rotto la tela di ragno”.
E se ne andò.
Allora Davide prese il ragno sulla mano, lo baciò e gli disse:
“Benedetto te e chi ti ha creato”.

Ecco quanto è importante il lavoro e quanto è importante il nostro impegno nelle attività quotidiane, nelle parole di Papa Benedetto XVI:

“Il brano degli Atti degli Apostoli [6,1-6] ci ricorda l’importanza del lavoro – senza dubbio viene creato un vero e proprio ministero -, dell’impegno nelle attività quotidiane che vanno svolte con responsabilità e dedizione, ma anche il nostro bisogno di Dio, della sua guida, della sua luce che ci danno forza e speranza. Senza la preghiera quotidiana vissuta con fedeltà, il nostro fare si svuota, perde l’anima profonda, si riduce ad un semplice attivismo che, alla fine, lascia insoddisfatti. C’è una bella invocazione della tradizione cristiana da recitarsi prima di ogni attività, che dice così: 


«Actiones nostras, quæsumus, Domine, aspirando præveni et adiuvando prosequere, ut cuncta nostra oratio et operatio a te semper incipiat, et per te coepta finiatur»

cioè: 

«Ispira le nostre azioni, Signore, e accompagnale con il tuo aiuto, perché ogni nostro parlare ed agire abbia sempre da te il suo inizio e in te il suo compimento». 

Ogni passo della nostra vita, ogni azione, anche della Chiesa, deve essere fatta davanti a Dio, alla luce della sua Parola.”


Benedetto XVI, Udienza Generale 26 aprile 2012

Anima di Cristo

(indulgenza parziale)

Anima di Cristo, santificami.
Corpo di Cristo, salvami.
Sangue di Cristo, inebriami.
Acqua del costato di Cristo, lavami.
Passione di Cristo, confortami.
O buon Gesù, ascoltami,

nascondimi entro le tue Piaghe,

non permettere che io mi separi da Te.
Difendimi dal nemico maligno.
Nell’ora della mia morte, chiamami.
Fa’ che io venga a Te per lodarti

con tutti i tuoi Santi nei secoli dei secoli. Amen.

.

Che cos’è un sacerdote? Egli è un uomo – Karl Rahner

Quando Paolo, nella lettera agli Ebrei, parla del prete, la prima cosa che dice è che il prete è scelto fra gli uomini. A tal punto che perfino l’eterno sommo sacerdote Gesù Cristo, nato da donna, soggetto alla legge, pellegrino attraverso la valle di questa realtà peritura, volle essere il figlio dell’uomo, un uomo, trovato in tutto simile a noi. 

Il prete è un uomo. 

Non è fatto, dunque, di un legno diverso da quello di cui tutti siete fatti: è vostro fratello. 

Egli continua a condividere la sorte dell’uomo anche dopo che la destra di Dio, attraverso la mano del vescovo, si è posata su di lui: la sorte dei deboli, la sorte di quelli che sono stanchi, scoraggiati, inadeguati, peccatori. 

Gli uomini, però, se l’hanno a male, se uno si presenta nel nome di Dio, pur essendo soltanto un uomo: vogliono messaggeri più splendidi, araldi più convincenti, cuori più ardenti. 

Accoglierebbero volentieri  dei  vittoriosi,  di quegli uomini che hanno sempre una risposta a tutto e un rimedio per tutto. 

Terribile illusione! Quelli che vengono sono deboli, in timore e tremore, uomini che devono anch’essi continuamente pregare: Signore, io credo, aiuta la mia incredulità! 

Che devono anch’essi continuamente battersi il petto: Signore, abbi pietà di me, povero peccatore! Eppure essi proclamano la fede che vince il mondo e portano la grazia, che trasforma i peccatori e i perduti in santi e redenti. 

Sono uomini quelli che vengono. Vengono e dicono, con la loro povera umanità: vedete, Dio ha misericordia di uomini come noi; vedete, per i poveri e per gli stolti, per i disperati e per i moribondi è sorta la stella della grazia. Dicono, come messaggeri umani dell’eterno Dio: non vi adirate contro di noi! Noi sappiamo di portare il tesoro di Dio in vasi di argilla; sappiamo che la nostra ombra offusca continuamente la divina luce che dobbiamo portarvi. Siate misericordiosi verso di noi, non giudicate, abbiate pietà della debolezza sulla quale Dio ha posato il fardello troppo pesante della sua grazia. Considerate come una promessa per voi stessi il fatto che noi siamo uomini: riconoscete da ciò che Dio non ha orrore degli uomini. Voi avrete un giorno paura e orrore di voi stessi, quando avrete sperimentato anche in voi che cosa è l’uomo, che cosa c’è nell’uomo. Beati voi, allora, che non vi siete scandalizzati dell’uomo che è nel prete. Egli è un uomo, affinché voi crediate che la grazia di Dio può essere concessa all’uomo, al pover’uomo, così com’è.

– Karl Rahner – 

Tratto da: “Sul sacerdozio”, Brevi Pubblicazioni – autore: Karl Rahner

“Sento che Gesù desidera che noi gli spegniamo la sua sete di anime, dandogli in modo speciale il cuore dei sacerdoti…pregare per i sacerdoti è fare un buon affare; noi preghiamo per quelli che salveranno migliaia di anime.” 

                                                                      – Santa Teresa di Gesù Bambino –

“Un prete o in Paradiso o all’inferno non va mai solo, vanno sempre con lui un gran numero di anime, o salvate col suo santo ministero e col suo buon esempio, o perdute con la sua negligenza nell’adempimento dei propri doveri e col suo cattivo esempio.”

– San Giovanni Bosco – 

Sacerdoti, io non sono prete e non sono stato mai degno di poterlo diventare. Come fate a vivere dopo aver celebrato la Messa?

Ogni giorno avete il Figlio di Dio nelle vostre mani! Ogni giorno avete una potenza che Michele Arcangelo non ha. Con la vostra bocca voi trasformate la sostanza del pane in quella del Corpo di Cristo; voi obbligate il Figlio di Dio a scendere sull’altare. Siete grandi, siete creature immense, le più potenti che possano esistere!!!

Sacerdoti, ve ne scongiuriamo, siate santi. Se siete santi voi, noi saremo salvi, se non siete santi voi, noi saremo perduti. Sì, noi vogliamo il sacerdote santo, il sacerdote saggio, il sacerdote semplice, il sacerdote crocifisso ogni giorno per amore delle anime e per l’ardore dei cuori.

Tu sei la nostra fede, tu sei la nostra luce e guai se la fiaccola si spegne o se il sale della terra perde il suo sapore. Perché il sacerdote è il giovane di Dio, è l’astronauta di Dio.

Ricordati, o servo del Signore, che tu non sei un uomo come gli altri. Il giorno in cui lo Spirito Santo ha inciso sopra di te un carattere eterno, hai cessato di essere un uomo comune! Come quando Amstrong o Collins o White entrano nella capsula e il Saturno 5 li lancia verso la luna, non sono più uomini come gli altri, a loro non è lecito perdere un milionesimo di secondo, sbagliare una manovra, tornare indietro, stancarsi o arrabbiarsi: sono uomini del Cielo.

E tu, o sacerdote di Dio che devi portare il satellite della salvezza, non sulla luna, ma travalicando gli infiniti spazi fin nel cuore del Creatore, pensa alle tue immense e infinite responsabilità.

Se tu, o sacerdote, sei santo, sei grande, sei umile, sacrificato, moribondo di giorno in giorno, consumato dall’amore del Divino Spirito e dall’incanto di Maria, la giovinezza sarà salva, avremo vocazioni, avremo amore di sacrificio e il mondo troverà la strada della luce.

A voi che siete gli atleti di Dio, i difensori di Dio, gli appassionati di Dio, di Colui che è il dolce Padrone dell’essere e il Fremito di tutte le cose, di Colui che non dimentica il volo di una rondine, la lacrima di un uomo, il sorriso di un bimbo, il palpito d’amore di un cuore, a voi è riservato il compito sublime e stupendo di annunciarlo con forza e coraggio perché lui, che è tutto e solo Amore, ha bisogno di voi, ministri prediletti, per donare la sua infinita gioia a tutti e in tutti rinascere ogni giorno, grazie al vostro sì.

– Enrico Medi, servo di Dio – 

Fonte: Donarsi  è l’unico guadagno! ,  card. Angelo Comastri, edizioni San Paolo 2010, pagine 28 e 29

Buona giornata a tutti. 🙂

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