Settimana delle ceneri – meditazioni di Papa Francesco :” Iniziamo questa quaresima con speranza”.

…“Fermati e scegli”.
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COMBONIANUM – Spiritualità e Missione

Papa Francesco
Meditazione mattutina nella Messa a Santa Marta

mercoledi-delle-ceneri13

MERCOLEDÌ DELLE CENERI
Gl 2,12-18; Sal 50; 2 Cor 5,20-6,2; Mt 6,1-6.16-18

La Parola di Dio, all’inizio del cammino quaresimale, rivolge alla Chiesa e a ciascuno di noi due inviti.

Il primo è quello di san Paolo: «Lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20). Non è semplicemente un buon consiglio paterno e nemmeno soltanto un suggerimento; è una vera e propria supplica a nome di Cristo: «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (ibid.). Perché un appello così solenne e accorato? Perché Cristo sa quanto siamo fragili e peccatori, conosce la debolezza del nostro cuore; lo vede ferito dal male che abbiamo commesso e subìto; sa quanto bisogno abbiamo di perdono, sa che ci occorre sentirci amati per compiere il bene. Da soli non siamo in grado: per questo l’Apostolo non ci dice di

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IL SANTO ROSARIO E LA BOMBA ATOMICA



La preghiera del Rosario è più forte della bomba atomica! 



La preghiera del Rosario è più forte della bomba atomica!

Padre Hubert Schiffer aveva 30 anni e lavorava nella parrocchia dell’Assunzione di Maria, a Hiroshima. Ha dato la sua testimonianza davanti a decine di migliaia di persone:

“Attorno a me c’era soltanto una luce abbagliante. Tutto a un tratto, tutto si riempì istantaneamente da una esplosione terribile. Sono stato scaraventato nell’aria. Poi si è fatto tutto buio, silenzio, niente. Mi sono trovato su una trave di legno spaccata, con la faccia verso il basso. Il sangue scorreva sulla guancia. Non ho visto niente, non ho sentito niente. Ho creduto di essere morto. Poi ho sentito la mia propria voce.

Questo è stato il più terribile di tutti quegli eventi. Mi ha fatto capire che ero ancora vivo e ho cominciato a rendermi conto che c’era stata una terribile catastrofe! Per un giorno intero i miei tre confratelli ed io siamo stati in questo inferno di fuoco, di fumo e radiazioni, finché siamo stati trovati ed aiutati da soccorritori. Tutti eravamo feriti, ma con la grazia di Dio siamo sopravvissuti”.

Nessuno sa spiegare con logica umana, perché questi quattro padri gesuiti furono i soli sopravvissuti entro un raggio di 1.500 metri. Per tutti gli esperti rimane un enigma, perché nessuno dei quattro padri è rimasto contaminato dalla radiazione atomica, e perché la loro casa, la casa parrocchiale, era ancora in piedi, mentre tutte le altre case intorno erano state distrutte e bruciate.

Anche i 200 medici americani e giapponesi che, secondo le loro stesse testimonianze,

hanno esaminato padre Schiffer, non hanno trovato nessuna spiegazione a perché mai, dopo 33 anni dallo scoppio, il padre non soffriva nessuna conseguenza dell’esplosione atomica e continuava a vivere in buona salute.

Perplessi, hanno avuto tutti sempre la stessa risposta alle tante loro domande: “Come missionari abbiamo voluto vivere nel nostro paese il messaggio della Madonna di Fatima e perciò abbiamo pregato tutti i giorni il Rosario.” Ecco il messaggio pieno di speranza di Hiroshima: La preghiera del Rosario è più forte della bomba atomica! Oggi, nel centro della città ricostruita di Hiroshima, si trova una chiesa dedicata alla Madonna. Le 15 vetrate mostrano i 15 misteri del Rosario, che si prega in questa chiesa giorno e notte.

Un altro racconto di padre Schiffer aggiunge che avevano appena finito di dire Messa, e si erano recati a fare colazione, quando la bomba cadde:

“Improvvisamente, una terrificante esplosione riempì l’aria come di una tempesta di fuoco. Una forza invisibile mi tolse dalla sedia, mi scagliò attraverso l’aria, mi sbalzò, mi buttò, mi fece volteggiare come una foglia in una raffica di vento d’autunno.”

Quando riaprì gli occhi, egli, guardandosi intorno, vide che non vi erano più edifici in piedi, fatta eccezione per la casa parrocchiale. Tutti gli altri in un raggio di circa 1,5 chilometri, si racconta, morirono immediatamente, e quelli più distanti morirono in pochi giorni per le radiazioni gamma.

Tuttavia, il solo danno fisico che padre Schiffer accusò, fu quello di sentire alcuni pezzi di vetro dietro il collo. Dopo la resa del Giappone, i medici dell’esercito americano gli spiegarono che il suo corpo avrebbe potuto iniziare a deteriorarsi a causa delle radiazioni. Con stupore dei medici, il corpo di padre Schiffer sembrava non contenere radiazioni o effetti dannosi della bomba.

In realtà, egli visse per altri 33 anni in buona salute, e partecipò al Congresso Eucaristico tenutosi a Philadelphia nel 1976. In quella data, tutti gli otto membri della comunità dei Gesuiti di Hiroshima erano ancora in vita.

Questi sono i nomi degli altri sacerdoti gesuiti che sopravvissero all’esplosione: Fr. Hugo Lassalle, Fr. Kleinsorge, Fr. Cieslik.

Un miracolo simile avvenne anche a Nagasaki, dove un convento francescano – “Mugenzai no Sono” (“Giardino dell’Immacolata”) – fondato da San Massimiliano Kolbe rimase illeso come a Hiroshima. Dal giorno in cui le bombe caddero, i gesuiti superstiti furono esaminati più di 200 volte dagli scienziati senza giungere ad alcuna conclusione, se non che la sopravvivenza degli otto gesuiti all’esplosione fu un evento inspiegabile per la scienza umana.

Fonte: http://www.novena.it/miracolo_santo_rosario/miracolo_Hiroshima.htm

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Testimonianza del prof. Hikoka Vanamuri sopravvissuto di Hiroshima nel 6 agosto 1945 ( tratto da: nelcuoredimaria ):Hikoka Vanamuri, già professore all’Università di Tokio in filosofia, è stato intervistato in occasione del suo pellegrinaggio a Fatima, e così ha risposto: «Non tornerò in Giappone. Dopo anni di studi, dopo anni di meditazione ho compreso che la vita nell’atmosfera viziata di Buddha è rimasta un’inacidita testimonianza storica di paganesimo vociferante e mi sono convertito alla religione cattolica. La decisione l’ho presa dopo lo scoppio della bomba atomica su Hiroshima. Ero a Hiroshima per una ricerca storica. Lo scoppio della bomba mi trovò in biblioteca. Consultavo un libro portoghese e mi venne sott’occhio l’immagine della Madonna di Fatima. Mi sembra che questa si muovesse, dicesse qualcosa. All’improvviso una luce abbagliante, vivissima mi ferì le pupille. Rimasi impietrito. Era accaduto il cataclisma. Il cielo si era oscurato, una nuvola di polvere bruna aveva coperto la città. La biblioteca bruciava. Gli uomini bruciavano. I bambini bruciavano. L’aria stessa bruciava. Io non avevo portato la minima scalfittura. Il segno del miracolo era evidente. Non riuscivo tuttavia a spiegare quello che era successo. Ma il miracolo ha una spiegazione? Non riuscivo nemmeno a pensare. Solo l’immagine della Madonna di Fatima mi splendeva su tutti i fuochi, sugli incendi, sulla barbarie degli uomini. Senza dubbio ero stato salvato perché portassi la testimonianza della Vergine su tutta la terra. Il dott. Keia Mujnuri, un amico dal quale mi recai quindici giorni dopo stabilì attraverso i raggi X che il mio corpo non aveva sofferto scottature. La barriera del mistero si frantumava. Cominciavo a credere nella bellezza dell’amore. Imparai il catechismo ma sul cuore tenevo l’immagine di Lei, il canto soave di Fatima. Desideravo il Signore per confessarmi, ma lo desideravo per mezzo di Sua Madre». 


 Fonte:http://www.novena.it/miracolo_santo_rosario/miracolo_Hiroshima.htm

Ceneri…

Mercoledì delle ceneri -🙃- Quaresima


QUARESIMA: Istruzioni d’uso

Con il mercoledì delle ceneri inizia la quaresima. Per comprendere il significato di questo periodo occorre esaminare la diversa liturgia pre e post-conciliare.

Prima della riforma liturgica, l’imposizione delle ceneri era accompagnata dalle parole“Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai”, secondo la maledizione del Signore all’uomo peccatore contenuta nel Libro della Genesi (Gen 3,19). E con questo lugubre monito iniziava un periodo caratterizzato dalle penitenze, da rinunzie e sacrifici e dalle mortificazioni.

Oggi l’imposizione delle ceneri è accompagnata dall’invito evangelico “Convertiti e credi al vangelo” (Mc 1,15). Le prime parole pronunciate dal Cristo non sono un invito alla conservazione, ma al cambiamento. Gesù non viene a mantenere la situazione così com’è, ma a trasformarla: il cambiamento deve essere il motore della vita del credente, orientando la propria esistenza al bene dell’altro e dando adesione alla buona notizia di Gesù.

L’uomo non è polvere e non tornerà polvere, ma è figlio di Dio, e per questo ha una vita di una qualità tale che è eterna, cioè indistruttibile, e capace di superare la morte.

In queste due diverse impostazioni teologiche sta il significato della quaresima.

Mai Gesù nel suo insegnamento ha invitato a fare penitenza, a mortificarsi, e tanto meno a fare sacrifici. Anzi, ha detto il contrario: “Misericordia io voglio e non sacrifici” (Mt 12,7). La misericordia orienta l’uomo verso il bene del fratello. I sacrifici e le penitenze concentrano l’uomo su se stesso, sulla propria perfezione spirituale e nulla può essere più pericoloso e letale di questo atteggiamento. Paolo di Tarso, che in quanto fanatico fariseo era un convinto assertore di queste pratiche, una volta conosciuto Gesù, arriverà a scrivere nella Lettera ai Colossesi: “Nessuno dunque vi condanni in fatto di cibo o di bevanda, o per feste, noviluni e sabati… Se siete morti con Cristo agli elementi del mondo, perché come se viveste ancora nel mondo, lasciarvi imporre precetti quali: Non prendere, non gustare, non toccare? Sono tutte cose destinate a scomparire con l’uso, prescrizioni e insegnamenti umani, che hanno una parvenza di sapienza con la loro falsa religiosità e umiltà e mortificazione del corpo, ma in realtà non hanno alcun valore se non quello di soddisfare la carne” (Col 2,16.20-23).

Paolo aveva compreso molto bene che queste pratiche dirigono l’uomo verso un’ impossibile perfezione spirituale, tanto lontana e irraggiungibile quanto grande è la propria ambizione. Per questo Gesù invita invece al dono di sé, che è immediato e concreto tanto quanto è grande la propria capacità di amare.

La quaresima, pertanto, non è orientata al venerdì santo, ma alla Pasqua di risurrezione. Per questo non è tempo di mortificazioni, ma di vivificazioni. Si tratta di scoprire forme inedite, originali e creative di perdono, di generosità e di servizio, che innalzano la qualità del proprio amore per metterlo in sintonia con quello del Vivente, e così sperimentare la Pasqua come pienezza della vita del Cristo e propria.

Per questo oggi c’è l’imposizione delle ceneri. Pratica che si rifà all’uso agricolo dei contadini che conservavano tutto l’inverno le ceneri del camino, per poi, verso la fine della brutta stagione, spargerle sul terreno, come fattore vitalizzante per dare nuova energia alla terra.

Ed è questo il significato delle ceneri: l’accoglienza della buona notizia di Gesù (“Convertiti e credi al vangelo”), è l’elemento vitale che vivifica la nostra esistenza, fa scoprire forme nuove originali di amore, e fa fiorire tutte quelle capacità di dono che sono latenti e che attendevano solo il momento propizio per emergere. Creati a immagine di Dio (Gen 1,27), il Creatore ha posto in ogni uomo la sua stessa capacità d’amare. 

   La Quaresima è il tempo propizio perché questo amore fiorisca in forme nuove, originali, creative.

                      Auguri! Alberto Maggi


Pietre Vive

Promemoria

La dignità del fine vita

Di Enzo Bianchi – Bose

Nancy Borowick, A Life in Death (Una vita nella morte),
progetto fotografico premiato al World Press Photo del 2016.

 

I Domenica di Quaresima (Anno A)

don Marco Pedron, “Quanto profonde sono le tue radici”

Antonio Bortolosoa InCammino –

*Quanto profonde sono le tue radici* *don Marco Pedron* *I Domenica di Quaresima (Anno A) * Vangelo: Mt 4,1-11 Inizia la Quaresima, il tempo che ci conduce e che ci prepara alla grande festa dei cristiani: la Pasqua. Quaresima vuol dire quaranta giorni. A noi questo numero non dice assolutamente niente, ma per un ebreo aveva un senso profondo: Saulo regnò per 40 anni e così Salomone; il diluvio durò 40 giorni e gli ebrei stettero nel deserto 40 anni; Mosè rimase nel Sinai 40 giorni; Gesù fu condotto nel tempio dopo 40 giorni, predicò 40 mesi, resuscitò dal sepolcro dopo 40 ore. Allo… altro »

padre Raniero Cantalamessa”Cristo ha vinto Satana per liberarci”

Antonio Bortolosoa InCammino –
*Cristo ha vinto Satana per liberarci* *padre Raniero Cantalamessa* *I Domenica di Quaresima (Anno A) * Vangelo: Mt 4,1-11 Il demonio, il satanismo e altri fenomeni connessi sono oggi di grande attualità, e inquietano non poco la nostra società. Il nostro mondo tecnologico e industrializzato pullula di maghi, stregoni di città, occultismo, spiritismo, dicitori di oroscopi, venditori di fatture, di amuleti, nonché di sette sataniche vere e proprie. Scacciato dalla porta, il diavolo è rientrato dalla finestra. Cioè, scacciato dalla fede, è rientrato con la superstizione. L’episodio de… altro »

padre Gian Franco Scarpitta,”Le vittorie del Nuovo Adamo”

Antonio Bortolosoa InCammino –
*Le vittorie del Nuovo Adamo* *padre Gian Franco Scarpitta* *Vangelo: Mt 4,1-11 * La realtà del peccato originale è un dato di fatto che non solamente ci viene insegnato dalla teologia o dalla spiritualità, ma che appare evidente anche nella comune esperienza propriamente nostra. Come soggetti umani, noi viviamo immersi nel male, ne siamo invischiati, ne conosciamo la diffusione e il dilagare e ne siamo anche protagonisti, sia a livello individuale sia in ordine a una struttura sociale nella quale siamo immersi e che tutti rende responsabili. L’uomo è peccatore in quanto tale e ques… altro »

FIGLIE DELLA CHIESA, LectioDivina”Gesù digiuna per quaranta giorni nel deserto ed è tentato”

Antonio Bortolosoa InCammino –
*I Domenica di Quaresima* *(Anno A)* *Antifona d’ingresso* Egli mi invocherà e io lo esaudirò; gli darò salvezza e gloria, lo sazierò con una lunga vita. (Sal 91,15-16) Non si dice il Gloria. Colletta O Dio, nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi a noi tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita. PRIMA LETTURA (Gen 2,7-9; 3,1-7) La creazione dei progenitori e il loro peccato. Dal libro della Gènesi Il Signore Dio plasmò l’uomo con polvere del suolo… altro »

Il garante… Lectio – Siracide

Siriracide 29,14-28

14 L’uomo buono garantisce per il prossimo, ma chi ha perduto ogni vergogna lo abbandona. 15 Non dimenticare il favore di chi si è fatto garante, poiché egli si è impegnato per te. 16 Il vizioso dilapida i beni del suo garante 17 e l’ingrato di cuore abbandona chi l’ha salvato. 18 La cauzione ha rovinato molta gente onesta, li ha sballottati come onda del mare. Ha mandato in esilio uomini potenti, li ha costretti a vagare fra genti straniere. 19 Un peccatore si precipita verso la garanzia, va dietro ai guadagni e finisce in tribunale. 20 Aiuta il tuo prossimo secondo la tua possibilità e bada a te stesso per non rovinarti. 21 Le prime necessità della vita sono acqua, pane e vestito, e una casa che protegga l’intimità. 22 Meglio vivere da povero sotto un riparo di tavole, che godere di cibi sontuosi in casa d’altri. 23 Sii contento del poco come del molto, e non ti sentirai rinfacciare di essere forestiero. 24 Brutta vita andare di casa in casa, non potrai aprire bocca dove sarai forestiero. 25 Dovrai accogliere gli ospiti, versare vino senza un grazie, e oltre a ciò ascolterai parole amare: 26 «Vieni, forestiero, apparecchia la tavola, se hai qualche cosa sotto mano, dammi da mangiare». 27 «Vattene via, forestiero, c’è uno più importante di te, mio fratello sarà mio ospite, ho bisogno della casa». 28 Per un uomo che ha intelligenza sono dure queste cose: il rimprovero di essere forestiero e l’insulto di un creditore.


COMMENTO DI GIOVANNI


Mi sembra di cogliere un legame prezioso tra “il garante” dei vers.14-20 e “il forestiero” dei vers.23-28.


Il “garante” è infatti colui che avvicina e rende vicino chi altrimenti sarebbe lontano: forestiero, appunto!


Ci vuole qualcuno che “garantisca” per lui!


Il grande “garante” è, nella rivelazione cristiana, il Signore Gesù! Così, anche “il lontano” diventa “vicino”.


Mi sembra così, anche se, per la verità, il termine “garante” non è presente negli scritti del Nuovo Testamento!


Dico questo, perché mi sembra che siano prossimi tra loro il termine “garante, garantire” e i termini che dicono “vicino”, “farsi vicino, avvicinare”, in quanto, come mi sembra si veda anche nel nostro brano, il garante rende vicino il forestiero!


Ne garantisce la vicinanza!


Siracide consiglia di esercitare tale garanzia con una certa prudenza, perché talvolta “il vizioso dilapida i beni del suo garante” (ver.16), e “la cauzione ha rovinato molta gente onesta” (ver.18).


Si può intendere, mi pare, frutto di questa garanzia, il fatto che lo straniero sia meno straniero, e, aiutato a poter fruire delle “prime necessità della vita” (ver.21) sia meno trattato da straniero!


Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

Famiglie della visitazione 


Don Giovanni Nicolini 

L’affanno che accorcia la statura

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Mt 6,24-34 L’affanno che accorcia la statura

Ogni MARTEDÍ (da Ottobre a Maggio) alle ore 21.00: lettura e commento della Parola in diretta streaming, a cura di Parrocchia dell’Invisibile.

Puoi rivedere, scaricare le registrazioni, o rileggere i testi trascritti accedendo a “Media Gallery”.

Grazie per la vostra affettuosa, appassionata, attenta partecipazione di questi ultimi cinque anni! Oramai siamo una bella rete invisibile di persone che si uniscono ogni martedì per masticare e trarre alimento dalla Parola del Vangelo che ci parla di vivere, condividere, dare frutto, essere nella gioia, coltivare la fiducia, accogliere il presente e lasciar fluire la Vita.Grazie degli stimoli che ci regaliamo ogni volta con gli interventi in chat, con la condivisione a gruppetti, e grazie anche a chi, silenziosamente, ascolta la Voce come Sara di nascosto dietro la tenda di Abramo… Ognuno di noi se cresce, fa crescere gli altri, e il mondo intero!Todah! Un abbraccio!      Luca

Chi è capace di comprendere, Signore, tutta la ricchezza di una sola delle tue parole? È molto più ciò che ci sfugge di quanto riusciamo a comprendere. Siamo proprio come gli assetati che bevono ad una fonte. La tua Parola offre molti aspetti diversi, come numerose sono le prospettive di coloro che la studiano. Il Signore ha colorato la sua Parola di bellezze svariate, perché coloro che la scrutano possano contemplare ciò che preferiscono. Ha nascosto nella sua Parola tutti i tesori, perché ciascuno di noi trovi una ricchezza in ciò che contempla.
La sua Parola è un albero di vita che, da ogni parte, ti porge dei frutti benedetti. Essa è come quella roccia aperta nel deserto, che divenne per ogni uomo da ogni parte, una bevanda spirituale. Essi mangiarono, dice l’Apostolo, un cibo spirituale e bevvero una bevanda spirituale (cfr. 1 Cor 10,2). Colui al quale tocca una di queste ricchezze, non creda che vi sia altro nella Parola di Dio oltre ciò che egli ha trovato. Si renda conto piuttosto che egli non è stato capace di scoprirvi se non una sola cosa tra molte altre. Dopo essersi arricchito della Parola, non creda che questa venga da ciò impoverita. Incapace di esaurirne la ricchezza, renda grazie per la immensità di essa. Rallegrati perché sei stato saziato, ma non rattristarti per il fatto che la ricchezza della Parola ti supera. Colui che ha sete è lieto di bere, ma non si rattrista perché non riesce a prosciugare la fonte. È meglio che la fonte soddisfi la tua sete, piuttosto che la sete esaurisca la fonte. Se la tua sete è spenta senza che la fonte sia esaurita, potrai bervi di nuovo ogni volta che ne avrai bisogno. Se invece saziandoti seccassi la sorgente, la tua vittoria sarebbe la tua sciagura.
Ringrazia per quanto hai ricevuto e non mormorare per ciò che resta inutilizzato. Quello che hai preso o portato via è cosa tua, ma quello che resta è ancora tua eredità. Ciò che non hai potuto ricevere subito, a causa della tua debo-lezza, ricevilo in altri momenti con la tua perseveranza. Non avere l’impudenza di voler prendere in un solo colpo ciò che non può essere prelevato se non a più riprese, e non allontanarti da ciò che potresti ricevere solo un po’ alla volta”.
Sant’Efrem diacono, dai commenti sul Diatessaron, IV 
secolo
Messa da Romena
 “Mandàla” di Luca, Antonio “Superpippo” e Cristiano
                                              ###  l’Hang   ###

Hang Massive – Once Again – 2011 ( hang drum duo ) ( HD )

Spacedrum by Yuki Koshimoto
                                              l’Hang drum
Daniel Waples – hang drum solo – HD’

Amoris laetitia >>> n. 290

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ESORTAZIONE APOSTOLICA
POST SINODALE
 Amoris laetitia 
DEL SANTO PADRE
FRANCESCO AI VESCOVI
AI PRESBITERI E AI DIACONI
ALLE PERSONE CONSACRATE
AGLI SPOSI CRISTIANI
E A TUTTI I FEDELI LAICI
SULL’AMORE NELLA FAMIGLIA

DUECENTONOVANTA

290. «La famiglia si costituisce così come soggetto dell’azione pastorale attraverso l’annuncio esplicito del Vangelo e l’eredità di molteplici forme di testimonianza: la solidarietà verso i poveri, l’apertura alla diversità delle persone, la custodia del creato, la solidarietà morale e materiale verso le altre famiglie soprattutto verso le più bisognose, l’impegno per la promozione del bene comune anche mediante la trasformazione delle strutture sociali ingiuste, a partire dal territorio nel quale essa vive, praticando le opere di misericordia corporale e spirituale».[310] Ciò va collocato nel quadro della convinzione più preziosa dei cristiani: l’amore del Padre che ci sostiene e ci fa crescere, manifestato nel dono totale di Gesù, vivo tra noi, che ci rende capaci di affrontare uniti tutte le tempeste e tutte le fasi della vita. Anche nel cuore di ogni famiglia bisogna far risuonare il kerygma, in ogni occasione opportuna e non opportuna, perché illumini il cammino. Tutti dovremmo poter dire, a partire dal vissuto nelle nostre famiglie: «Noi abbiamo creduto all’amore che Dio ha per noi» (1 Gv 4,16). Solo a partire da questa esperienza, la pastorale familiare potrà ottenere che le famiglie siano al tempo stesso Chiese domestiche e fermento evangelizzatore nella società.

da  Amoris laetitia 

Amoris laetitia :La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie

LECTIO – Siracide 26,29-27,29


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Lectio – Sir 26,29-27,29 

29 È difficile che il commerciante sia esente da colpe e il rivenditore sia indenne da peccato. 27 1 Per amore del denaro molti peccano, chi cerca di arricchire volta lo sguardo. 2 Fra le giunture delle pietre si conficca un piolo, tra la compera e la vendita s’insinua il peccato. 3 Se non ti afferri con forza al timore del Signore, la tua casa andrà presto in rovina. 4 Quando si scuote un setaccio restano i rifiuti; così quando un uomo discute, ne appaiono i difetti. 5 I vasi del ceramista li mette a prova la fornace, così il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo. 6 Il frutto dimostra come è coltivato l’albero, così la parola rivela i pensieri del cuore. 7 Non lodare nessuno prima che abbia parlato, poiché questa è la prova degli uomini. 8 Se cerchi la giustizia, la raggiungerai e te ne rivestirai come di un manto di gloria. 9 Gli uccelli sostano presso i loro simili, la verità ritorna a quelli che fanno cose giuste. 10 Il leone insidia la preda, così il peccato coloro che fanno cose ingiuste. 11 Nel discorso del pio c’è sempre saggezza, ma lo stolto muta come la luna. 12 Tra gli insensati non perdere tempo, tra i saggi invece férmati a lungo. 13 Il parlare degli stolti è un orrore, essi ridono tra i bagordi del peccato. 14 Il linguaggio di chi giura spesso fa rizzare i capelli, e i loro litigi fanno turare gli orecchi. 15 Spargimento di sangue è la rissa dei superbi, ed è penoso ascoltare le loro invettive. 16 Chi svela i segreti perde l’altrui fiducia e non trova più un amico per il suo cuore. 17 Ama l’amico e sii a lui fedele, ma se hai svelato i suoi segreti, non corrergli dietro, 18 perché, come chi ha perduto uno che è morto, così tu hai perduto l’amicizia del tuo prossimo. 19 Come un uccello che ti sei fatto scappare di mano, così hai lasciato andare il tuo amico e non lo riprenderai. 20 Non inseguirlo, perché ormai è lontano, è fuggito come una gazzella dal laccio. 21 Perché si può fasciare una ferita e un’ingiuria si può riparare, ma chi ha svelato segreti non ha più speranza. 22 Chi ammicca con l’occhio trama il male, ma chi lo conosce si allontana da lui. 23 Davanti a te la sua bocca è dolce e ammira i tuoi discorsi, ma alle tue spalle cambierà il suo parlare e porrà inciampo alle tue parole. 24 Io odio molte cose, ma nessuna quanto lui, anche il Signore lo ha in odio. 25 Chi scaglia un sasso in alto, se lo tira sulla testa, e un colpo a tradimento ferisce chi lo vibra. 26 Chi scava una fossa vi cade dentro, chi tende un laccio vi resta preso. 27 Il male si ritorce su chi lo fa, egli non sa neppure da dove gli venga. 28 Derisione e insulto per il superbo, la vendetta, come un leone, lo attende al varco. 29 Sono presi al laccio quanti gioiscono per la caduta dei pii, il dolore li consumerà prima della loro morte. 


COMMENTO DI GIOVANNI 


Mi sembra che l’elemento privilegiato del nostro brano, quello che unifica le sue diverse parti, sia la relazione tra la nostra interiorità, la dimensione più vera del nostro spirito, e quello che diciamo e facciamo nella tessitura quotidiana della nostra vita. 


Già molti anni fa un mio carissimo fratello ha richiamato la mia attenzione sull’immagine delver.2, e cioè di come “tra la compera e la vendita s’insinua il peccato”! Dunque, la vita rivela la nostra interiorità, cioè quello che c’è realmente nel nostro pensiero e nel nostro cuore. 


Per questo, il ver.3 consiglia vivamente di afferrare con forza in noi stessi il timore del Signore, altrimenti, dice, “la tua casa andrà presto in rovina”, perché inevitabilmente la nostra vita “esterna”, cioè quello che diciamo, facciamo, viviamo, esprime quello che siamo e abbiamo in noi stessi! 


E’ come quando scuotendo il setaccio, restano i rifiuti (ver.4)! Perché la fornace mette alla prova i vasi del ceramista!! 


Infatti, “il modo di ragionare è il banco di prova per un uomo, e il frutto dimostra come è coltivato l’albero” Perciò la parola rivela l’intimo della persona, perché “questa è la prova degli uomini” (ver.7). 


Dunque, è importante che ciascuno “cerchi la giustizia”! (ver.8), anche perché, al contrario, come “il leone insidia la preda, così il peccato coloro che fanno cose ingiuste” (ver.10). 


L’abisso che separa il pio dallo stolto (ver.11) e gli insensati dai saggi (ver.12) è assoluto! 


I vers.13-15 confermano quell’abisso! 


I “segreti” di cui parlano i vers.16-21 sono l’interiorità profonda e anche la storia, il dramma, le fatiche, le ombre e i passaggi più delicati del cammino profondo di una persona non possono diventare oggetto di una comunicazione curiosa, ma devono essere custoditi da un’amicizia partecipe e profonda! Sono infatti la sostanza di un’ “amicizia” spirituale che non può essere rivelata! Chi rompe questa amicizia profonda e delicata mettendo in piazza simili tesori fa il male e poi vi cadrà dentro! E’ un male che “si ritorce su chi lo fa” (ver.27).


Dio ti benedica. 


E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

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Giovanni Nicolini

dai Padri del Deserto

 Dio
un-detto-dei-padri-del-deserto

By leggoerifletto

Macario il Grande, da Padri del Deserto

Un giorno Abba Macario il Grande, mentre stava tornando alla sua cella con alcune foglie di palma, incontrò il diavolo che reggeva una falce. Quest’ultimo tentò di colpirlo ma si accorse ben presto che i suoi sforzi erano vani. “Qual’è il tuo potere Macario? Come mai la mia forza è nulla di fronte a te? Tutto quello che fai, lo faccio anche io: io digiuno, io non dormo, io veglio. C’è solo una cosa in cui mi batti”, disse furioso il demònio. Macario allora gli chiese quale fosse questa cosa. Lo spirito immondo rispose: “L’umiltà. A causa di quella non posso nulla contro di te”.– Macario il Grande –Abba Macario il Grande era solito dire: “Se rimproveri qualcuno con mancanza di carità ti lasci trascinare dalla rabbia e soddisfi solamente la tua collera. Non perderti e non lasciarti andare dunque se vuoi salvare qualcun altro.– Macario il Grande –

Fu chiesto ad Abba Macario il Grande: “Come dobbiamo pregare?”. L’anziano rispose: “Non c’è davvero bisogno di fare lunghi discorsi; basta semplicemente alzare una mano e dire ‘Signore, tu sai, abbi misericordia’. E se la battaglia si fa più feroce esclama ‘Signore, aiutami!’. Egli sa molto bene di cosa abbiamo bisogno.”– Macario il Grande – Monaco ed abate egiziano, Abba Macario il Grande (300 – 391 d.C.) – da non confondere con San Macario d’Alessandria – fu discepolo del famoso Sant’Antonio Abate. Al pari d’altri contemporanei, non ebbe una fissa dimora e vagò nel deserto per decenni sino a quando fondò una comunità religiosa.I suoi resti sono conservati nel Monastero di San Macario in Scete.

Gelasio da: “Vita e detti dei Padri del deserto”
– Gelasio –

Raccontavano che il padre Gelasio aveva un libro di pergamena, che valeva diciotto monete. Conteneva tutto il Vecchio e il Nuovo Testamento. Lo lasciava in chiesa, perché potessero leggerlo i fratelli che lo desideravano. Un giorno venne un fratello forestiero a far visita all’anziano e, visto il libro, bramò di possederlo; lo rubò e se ne andò. Benché l’avesse notato, l’anziano non gli corse dietro per prenderlo. Giunto quegli in città, cercò di venderlo e, trovato un acquirente, gli chiese la somma di sedici monete. Colui che voleva comperarlo, gli disse: «Dammelo, prima lo faccio stimare, e poi ti darò quel che vale». Avutolo, lo portò dal padre Gelasio perché lo stimasse, dicendogli il prezzo richiesto dal venditore. L’anziano gli disse: «Compralo, è bello e vale il prezzo che hai detto». Ma l’altro, tornato dal rivenditore, riferì la cosa diversamente da quanto l’anziano gli aveva detto. Disse: «Ecco, l’ho mostrato al padre Gelasio ed egli mi ha detto che è caro e non vale la cifra che hai detto». Udito ciò, il fratello gli chiese: «L’anziano non ti ha detto nient’altro?». «No». Allora dice: «Non voglio più venderlo». E, preso da compunzione, ritornò dall’anziano per esprimergli il suo pentimento e lo pregò di riprendere il libro. Questi non voleva, ma alle parole del fratello: «Se non lo prendi non avrò pace», disse: «Se non puoi aver pace, lo prendo». Il fratello rimase quindi presso di lui fino alla morte, molto edificato dallo zelo del vecchio.

da: Vita e detti dei Padri del deserto,145c-148a; PJ XVI, 1

Buona giornata a tutti. 🙂

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