😈 Beelzebùl…👹

Standard

VANGELO

È’ giunto a voi il regno di Dio

Lc 11, 14-23  

Dal Vangelo secondo Luca  

In quel tempo, Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo.   

Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra. Ora, se anche satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio.  

Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino.   

Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me, disperde».  

C: Parola del Signore.  

A: Lode a Te o Cristo.


Già il nome fa da suo, ma poi pensare di travestirlo con i classici

corna e coda e forcone in mano pronto ad infilzare chi passa sotto le sue sgrinfie… 

a me fa sorridere…

 fra Giorgio Bonati

E’ proprio una questione di occhi. Gesù fa parlare un muto, e chi gli sta attorno vede il diavolo. Non è solo strabismo, qui c’è qualcosa d’altro. Qui c’è una chiusura mentale prima che visiva. C’è che qualcuno in nome della ‘legge’ non accetta che la realtà sia diversa da come l’ha sempre vista. 

Ne parlavo l’altro giorno: 

una ragazza mi diceva che una sua amica le ha sconsigliato di andare al concerto di Gabbani, il suo cantante preferito, perché sembra si sia accostato alla filosofia orientale. A me se una mi dice così vien voglia di andarci…

ma preferisco Niccolò Fabi.

Ed io che vado a serate mensili di conoscenza e condivisione con musulmani, buddisti e baha’i…

ho compreso una cosa, e chiaramente:

“Chi crede nel suo cammino, non ha bisogno di dimostrare che quello degli altri è sbagliato.” 

Credo che nella testa di tali persone ci sia solo tanta paura, e dunque si rintanano nelle loro ‘piccole case’ a guardare solo il conosciuto, il già visto, il sicuro… 

tutto il resto è male, è Beelzebùl.

La risposta la riceveremo domenica al termine del vangelo del cieco nato: “Se foste ciechi, non avreste peccato. Ma siccome dite: 

“noi vediamo”, il vostro peccato rimane”. Quelli che credono di possedere la verità, di sapere come è Dio…

per Gesù sono ciechi, perché vedono solo l’apparenza, non il cuore.

Io continuerò ad occuparmi del bene, a spendere energie alla ricerca del buono, ad aver attenzione e cura al bello. Credo di non aver altro tempo da dedicare a Beelzebùl.

Madre Teresa, che si è spesa assai più di me scrive: 

“Ogni giorno io mi impegno a diventare una cattolica migliore. Recito spesso una preghiera: O Signore, ti ringrazio per i musulmani e gli induisti. E per tutti i miei cari amici tra loro. Ogni volta che ti incontriamo nella preghiera, tu ci rendi migliori cristiani, migliori musulmani, migliori induisti. Dà a tutti noi il dono della fede per saperti scorgere.” 

(Domani sarò in viaggio per cui posto ora, ma non fate i furbetti, aspettate il nuovo giorno) 

fra Giorgio Bonati

San Giuseppe – 19 marzo

Standard

                                                San Giuseppe

*”Giuseppe era un artigiano della Galilea. E che cosa può attendersi dalla vita l’abitante di un villaggio sperduto come Nazaret? Lavoro e null’altro che lavoro; tutti i giorni, sempre con lo stesso sforzo. Poi, terminata la giornata, una casa povera e piccola, per ristorare le forze e ricominciare a lavorare il giorno dopo. Ma, in ebraico, il nome Giuseppe significa “Dio aggiungerà”. Dio aggiunge alla vita santa DI COLORO CHE COMPIONO LA SUA VOLONTA’ una dimensione insospettata: quella VERAMENTE importante, quella che dà valore a tutte le cose, quella DIVINA. …..

                                            . altro » leggoerifletto

                                                it.aleteia.org- preghiera-san-giuseppe

Proprio in tempo per la sua festa, il 19 marzo Per secoli i cristiani si sono rivolti a San Giuseppe come potente patrono e fedele custode, padre e amico. Indicato come Gloria della Vita Domestica, Patrono dei Morenti e Terrore dei Demoni, i cristiani invocano San Giuseppe per ottenere guarigione e conversione, aiuto con i figli, un nuovo lavoro o una nuova casa e per tutte le necessità di corpo e anima.
Onorato come patrono universale della Chiesa, San Giuseppe porta avanti la sua protezione paterna del Signore Gesù dal Paradiso, curando il Corpo Mistico di Cristo sulla Terra. Il padre adottivo del Figlio di Dio è anche un padre per coloro che sono diventati figli e figlie di Dio attraverso il sacramento del Battesimo.
Santi e papi nel corso dei secoli hanno sperimentato e lodato il grande potere di intercessione di San Giuseppe. “Vorrei poter persuadere tutti gli uomini ad essere devoti a questo santo glorioso”, ha scritto Santa Teresa d’Avila nella sua autobiografia, “perché so per lunga esperienza quali benedizioni possa ottenere per noi da Dio”.
“Tutti i cristiani, di qualsivoglia condizione e stato, hanno ben motivo di affidarsi e abbandonarsi all’amorosa tutela di San Giuseppe”, ha scritto papa Leone XIII nella sua enciclica sulla devozione a San Giuseppe, la Quamquam pluries.


LEGGI ANCHE: 12 ragioni per cui pregare San Giuseppe

 VITA DI SAN GIUSEPPE

Iniziati alla Pasqua: meditazioni sulla Quaresima

Standard

PIETRE VIVE

di Andrea Grillo
 
Un volumetto agile, per meditare sulla prossima Quaresima. Pubblico qui di seguito la Introduzione al volume.
 
Introduzione
 
Recuperare la quaresima come iniziazione festiva al mistero della Pasqua è una “grande impresa”, che noi cristiani cattolico-romani, appartenenti alla seconda generazione dopo il Concilio Vaticano II, abbiamo trovato indicata da quel grande Concilio come una delle chiavi di accesso alla nostra tradizione ecclesiale e spirituale. Rimettere in moto il meccanismo simbolico di un cammino festivo di pregustazione, di preparazione, e soprattutto di iniziazione alla Pasqua esige da parte nostra il chiarimento di alcune evidenze iniziali, dalle quali vorrei prendere avvio, per meditare sul “sacramento della quaresima”.
 
Quaresima è parola piena di tempo. Indica, come è noto, un periodo di 40 giorni. Tempo di tentazione, tempo di prova, ma anche tempo di sfida, tempo di coraggio e di ardimento, come pure tempo di pazienza e di mitezza. Quaresima dice, anzitutto, il primato del tempo sullo spazio. Per questo ha bisogno di “procedure temporali di cammino”, non di “forme spaziali di possesso”. Qui si apre la prima sfida. E’ la sfida lanciata dal Concilio Vaticano II, e preparata dalla grande teologia del XX secolo, perché noi possiamo tornare alla “sana tradizione”. Poiché la tradizione non è garantita per il fatto di esserci. La tradizione deve essere accolta, compresa, riletta e rimotivata. Solo così resta sana e può diventare ancora efficace.
 
Che cosa dice, oggi, la “tradizione quaresimale”? Essa parla quasi nonostante se stessa, non di rado parla contro se stessa. Lo vediamo bene se ascoltiamo spregiudicatamente la voce del linguaggio comune, che non mente mai. Il linguaggio ordinario, infatti, usa il termine “quaresima” in senso decisamente negativo, come sinonimo di “mancanza di gioia”, di “noia”, di “depressione”, di “tristezza”. Qui, evidentemente, non è solo colpa “degli altri”. Certo, i fenomeni che toccano la lingua sono sempre molto complessi. Ma prendono origine da una “tradizione ecclesiale” che è entrata in crisi da almeno due secoli. La crisi è stata determinata dall’aver perso alcune evidenze fondamentali del “tempo di quaresima” – come del resto di tutti gli altri “tempi”. Restando priva della forza simbolica della grande tradizione, la piccola tradizione recente – un poco imborghesita e molto irrigidita – ha ridotto la quaresima alle “pratiche devote di individui pii”. Di fronte a questo sviluppo, che solo con molta difficoltà può essere aggirato, e che ha creato modelli personali di identità, stili individuali ed ecclesiali di preghiera, forme condivise di penitenza, oggi possiamo meditare con strumenti nuovi di analisi e di intervento. Essi sono proposti – e direi imposti – dal grande passaggio ecclesiale con cui la tradizione è stata messa alla prova del “ressourcement” e dell’”aggiornamento”. Sono parole “tecniche”, queste, che potremmo tradurre in questo modo: per la Chiesa, e più ancora per la testimonianza del Vangelo e del discepolato di Cristo, è decisivo un duplice movimento. Occorre da un lato tornare alle fonti, ma dall’altro ci è richiesto ditornare ad essere fonti. Come è evidente, questo doppio processo è un andare e un venire, riguarda oggetti e soggetti, mette in gioco “saperi” e investe “pratiche”. Una meditazione sulla quaresima deve aver chiaro anzitutto questo: la quaresima non è un autorevole “museo della tradizione penitenziale” – anche se ha a che fare con testi e gesti molto antichi e di grande autorevolezza – ma non è neppure una organizzazione di “cose da fare” – anche se deve lasciarsi guidare da pratiche vive, sincere ed efficaci.
 
La quaresima è stata così investita da un interesse nuovo: non solo per scoprire che cosa essa fosse stata un tempo, ma anche per dischiudere la possibilità che essa possa essere di nuovo significativa, proprio per le generazioni di oggi e di domani Perché possa rispondere, cioè, ad un bisogno profondo dell’uomo e della donna credente, di “lasciarsi iniziare alla Pasqua”, ogni anno, in un percorso di 6 settimana, dalle Ceneri fino alla Settimana Santa.
 
D’altra parte, la Quaresima, orientata come è alla iniziazione al mistero pasquale, prende tutto il suo significato da un grande approfondimento che intorno al mistero pasquale è avvenuto nell’ultimo secolo. Ci siamo lasciati riaccompagnare nel cuore della nostra fede, nel mistero della passione, morte e risurrezione del Signore Gesù, evento al quale riconosciamo, in modo sempre più limpido, di “partecipare nella celebrazione”. Questo punto è assolutamente centrale. Meditare i misteri di Cristo esige di prendere parte alla azione della loro celebrazione. Questa coscienza della necessaria “partecipazione attiva al mistero pasquale” – maturata lungo il corso del XX secolo e divenuta parola ufficiale con la Costituzione conciliare Sacrosanctum Concilium – ha restituito non solo alla azione liturgica pasquale tutta la sua forza originaria, ma ha riabilitato anche la quaresima come pratica di iniziazione ad essa.
 
La Quaresima torna così ad essere “tempo festivo” che conduce alla Pasqua; si riconosce di nuovo come “sacramento” che introduce al mistero storico, escatologico ed ecclesiale del “transitus” – “pasqua” e “passaggio” – di Cristo e della Chiesa. La sua destinazione – ossia una Pasqua che è croce e sepolcro vuoto – esige una rilettura profonda del “pregare”, del “fare penitenza” e del “digiunare”. Potremmo dire che la “figura devota” della quaresima – legata fortemente ad una percezione esclusivamente individuale delle “penitenze”, della “preghiera” e del “digiuno” – ha iniziato a trasformarsi in una “celebrazione del sacramento della quaresima” in cui le medesime “forme di devozione” si lasciano illuminare dall’ascolto della parola e dalla celebrazione per ritus et preces. Le sequenze della liturgia della Parola e della celebrazione eucaristica, nella scansione domenicale, approdano al Triduo e poi ai 50 giorni del tempo pasquale, fino alla Pentecoste. Cammino dei neofiti e rinnovamento della coscienza ecclesiale progrediscono parallelamente nella forma corporea del mistero di Dio, che entra nella storia degli uomini e la trasforma. La Quaresima è di nuovo possibile come itinerario sacramentale di iniziazione al mistero: per la accoglienza nel discepolato e per un discepolato accogliente.
 
Proveremo allora a guadagnare questa nuova condizione con una serie di meditazioni, tra loro autonome, ma collegate a filo doppio nel medesimo progetto. Restituire una dignità simbolica e rituale al “processo quaresimale”, al “tempo di quaresima”. La nostra scansione meditativa attraverserà molte e diverse “regioni” della sensibilità ecclesiale intorno alla quaresima. Parleremo della sana tradizione e della duplice sfida che sa lanciare alla prassi ecclesiale; del compito di iniziare alla Pasqua nel tempo; dei soggetti coinvolti nei 40 giorni di cammino, che sono Cristo e la Chiesa; delle nuove ricchezze della liturgia della parola e delle riscoperte nelle pratiche rituali. Fino ad arrivare al “nucleo” che collega le “parole antiche” alle “nuove evidenze”. Come ho già detto, qui si accentrerà il cuore delle nostre meditazioni: le “pratiche penitenziali” che la tradizione ci ha consegnato meritano un accurato discernimento, ma ancor più esigono un radicale ripensamento. Recuperare la preghiera come “un altro parlare”, la penitenza come “un cambiare vita”, il digiuno e l’elemosina come “relazione sciolta con i beni, con la libertà, con la sessualità” costituiscono una sfida non piccola per arrivare – o tornare – al mistero pasquale con il tesoro di “esperienza espressa” che la Quaresima ci fa scoprire. Perché la “Pasqua annuale” sia “simbolo” che non solo dà a pensare, ma anche a “parlare”, a “comunicare”, ad “ascoltare”, a “mangiare”. Per questo motivo le meditazioni sulla Quaresima sporgeranno, in conclusione, sulla “celebrazione della Pasqua” a cui sono strutturalmente destinate. Se i 40 giorni della quaresima sono “tempo immenso” di “iniziazione corporea” ai 3 giorni del Triduo Pasquale; e se a sua volta il Triduo è la grande porta che introduce alle “sette settimane” del Tempo Pasquale, allora è evidente che una luce non piccola sulla Quaresima scenda, seppur di riflesso, dalla elucidazione che sapremo fornire, meditando brevemente e conclusivamente sul mistero della celebrazione della Pasqua annuale in rapporto alla Pasqua settimanale.
iniziati
(fonte: Come se non)

La Via del desiderio

Standard

il blog di Costanza Miriano

via crucisdi Costanza Miriano

Volevo dire che è appena uscita in libreria una cosa che non credevo sarei mai stata in grado di scrivere. Lo ammetto, faccio una grande fatica a pregare con la Via Crucis. Ho dei problemi con la sofferenza di Gesù. Cioè, razionalmente la capisco, ma poi guardarla negli occhi non è il mio esercizio spirituale preferito, non è la cosa che amo contemplare di lui (per non parlare di The Passion, che ogni anno provo a guardare, e ogni anno scappo, e mi riprometto che alla prossima quaresima ce la farò; quella comunque è una risonanza del mistero della croce in una persona, umana come me – Anna Katerina Emmerick e poi gli sceneggiatori e Mel Gibson -, quindi non è obbligatoria).

Ma la Via Crucis, quella sì, quella è necessaria. Non possiamo capire quanto Gesù ci ha amati senza contemplare quanto abbia sofferto per noi…

View original post 473 more words

Cento minuti sul Vangelo, per scoprire Gesù

Standard

il blog di Costanza Miriano

di Giulia Tanel

Dura pressoché il tempo di una partita di calcio, ma presenta alcune particolarità: a giocare siamo noi e non dei calciatori dai nomi famosi, come compagno di squadra abbiamo una Persona del tutto eccezionale e l’obiettivo della partita non è conquistare tre punti in classifica bensì aggiudicarsi la vita eterna.

Cento minuti sul Vangelo – Per capire chi è Lui: s’intitola così l’ultimo libro di padre Maurizio Botta, edito dalla Berica Editrice nell’ambito della collana UomoVivo (umorismo, vita di coppia, Dio).

L’Autore, padre Maurizio Botta, è un uomo con gli occhi innamorati di Dio.

View original post 576 more words

Vangelo della Trasfigurazione di Gesù…

Standard

Transfiguration_Raphael

Trasfigurazione di Gesù

trasfigurazione

saggi-di-esegesi-sul-vangelo-della trasfigurazione

PIETRE VIVE

Tabor, quella luce divina sotto la superficie del mondo

di p. Ermes Ronchi 

– II Domenica di Quaresima – Anno A

 
 
Commento
II Domenica di Quaresima – Anno A
Letture: Genesi 12,1-4; Salmo 32; 2 Timoteo 1,8-10; Matteo 17,1-9

 
In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». (…)
 
La Quaresima ci sorprende: la consideriamo un tempo penitenziale, di sacrifici, di rinunce, e invece oggi ci spiazza con un Vangelo pieno di sole e di luce, che mette energia, dona ali alla nostra speranza.
Gesù prese con sé tre discepoli e salì su di un alto monte. I monti sono come indici puntati verso il mistero e le profondità del cosmo, raccontano che la vita è un ascendere verso più luce, più cielo: e là si trasfigurò davanti a loro, il suo volto brillò come il sole e le vesti come la luce.
L’esclamazione stupita di Pietro: che bello qui, non andiamo via… è propria di chi ha potuto sbirciare per un attimo dentro il Regno. Non solo Gesù, non solo il suo volto e le sue vesti, ma sul monte ogni cosa è illuminata. San Paolo scrive a Timoteo una frase bellissima: Cristo è venuto ed ha fatto risplendere la vita. Non solo il viso e le vesti, non solo i discepoli o i nostri sogni, ma la vita, qui, adesso, quella di tutti. 
Ha riacceso la fiamma delle cose. Ha messo nelle vene del mondo frantumi di stelle. Ha dato splendore e bellezza all’esistenza. Ha dato sogni e canzoni bellissimi al nostro pellegrinare di uomini e donne. Basterebbe ripetere senza stancarci: ha fatto risplendere la vita, per ritrovare la verità e la gioia di credere in questo Dio, fonte inesausta di canto e di luce. Forza mite e possente che preme sulla nostra vita per aprirvi finestre di cielo. 
Noi, che siamo una goccia di luce custodita in un guscio d’argilla, cosa possiamo fare per dare strada alla luce? La risposta è offerta dalla voce: Questi è il mio figlio, ascoltatelo. Il primo passo per essere contagiati dalla bellezza di Dio è l’ascolto, dare tempo e cuore al suo Vangelo. 
L’entusiasmo di Pietro ci fa inoltre capire che la fede per essere forte e viva deve discendere da uno stupore, da un innamoramento, da un che bello! gridato a pieno cuore. Perché io credo? Perché Dio è la cosa più bella che ho incontrato, perché credere è acquisire bellezza del vivere. Che è bello amare, avere amici, esplorare, creare, seminare, perché la vita ha senso, va verso un esito buono, che comincia qui e scorre nell’eternità. 
Quella visione sul monte dovrà restare viva e pronta nel cuore degli apostoli. Gesù con il volto di sole è una immagine da conservare e custodire nel viaggio verso Gerusalemme, viaggio durissimo e inquietante, come segno di speranza e di fiducia.
Devono custodirla per il giorno più buio, quando il suo volto sarà colpito, sfigurato, oltraggiato. Nel colmo della prova, un filo terrà legati i due volti di Gesù. Il volto che sul monte gronda di luce, nell’ultima notte, sul monte degli ulivi, stillerà sangue. Ma anche allora, ricordiamo: ultima, verrà la luce. «Sulla croce già respira nuda la risurrezione» (A. Casati).

Gesù, amore mio, quanto mi hai amato, quanto mi hai amato!

Standard

 7d6df-nguyen2bvan2bthuan                                      O GESÙ AMORE MIO.

Kiko Arguello: Oh Jesus, Amor Mio… (ITA- ESP)

oh jesús, amor mío – Camino Neocatecumenal

***


O GESÙ AMORE MIO.
 
La- Fa
C. O Gesù, amore mio,
quanto mi hai amato,
Mi
quanto mi hai amato!
La- Fa
A. O GESÙ, AMORE MIO…
La- Sol La-
C. O Gesù, tu hai preso i peccati da me
Fa Mi
perché io prenda il perdono da te.
La- Fa
A. O GESÙ, AMORE MIO…
La- Sol La-
C. Tu hai preso le spine: la superbia da me
Fa Mi
perché io prenda l’umiltà e la mitezza da te.
A. O GESÙ, AMORE MIO…
C. Tu hai preso i colpi, i flagelli, la lussuria da me
perché io prenda la purezza, l’amore da te.
A. O GESÙ, AMORE MIO…
C. Tu hai preso la spoliazione, l’avarizia da me
perché io prenda l’abbandono delle ricchezze da te.
A. O GESÙ, AMORE MIO…
C. Tu hai preso il fiele da me
perché io prenda la dolcezza da te.
Tu hai preso la derisione, gli scherni da me
perché io prenda l’obbedienza da te.
Tu hai preso i chiodi da me
perché io prenda l’obbedienza da te.
A. O GESÙ, AMORE MIO…
C. Tu hai preso la croce da me
perché io prenda la salvezza da te.
A. O GESÙ, AMORE MIO…
C. Tu hai preso la morte da me
perché io prenda la vita da te.
A. O GESÙ, AMORE MIO…
C. Tu hai preso la sepoltura da me
perché io prenda la resurrezione da te.
A. O GESÙ, AMORE MIO…
La- Sol La-
C. Da me, Signore, tu hai preso la morte e il peccato
Fa Mi
perché io prenda da te tutto te stesso,
Fa Mi
tutto te stesso a me ti sei donato.
La- Fa
A. O GESÙ, AMORE MIO…