Rahamìm: il grande utero

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salmo 139, 17-18
Quanto profondi per me i tuoi pensieri,
quanto grande il loro numero, o Dio!
 Se volessi contarli, sono più della sabbia.

TRE SONO I VOCABOLI EBRAICI

che stanno dietro all’espressione Amore misericordioso:                                 Hesed, rahamin, emet.

A. Il primo, hesed, indica bontà originaria e costitutiva, l’amore sorgivo, puro e gratuito. E’ l’amore paterno nel senso che “Dio è amore” (1Gv 4,8.16), ci ama “per primo” (1Gv 4,19). Un amore che continuamente si riversa su di noi. Si esprime nell’alleanza con Israele e soprattutto nella nuova alleanza che è definitiva. “Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato e dall’Egitto ho chiamato mio figlio… Ad Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano; … ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiare”. (Os 11,4; cf anche Is 63,15s; 64,7).

B. Il termine emet dice fedeltà assoluta anche nel caso dell’infedeltà del partner. Unito alla hesed specifica che l’amore paterno di Dio è fedele anche dinanzi alla risposta negativa dell’uomo. Dio continua ad amarlo settanta volte sette (cf Mt 18,22), cioè perdona sempre, è misericordioso. “Canterò senza fine le grazie del Signore, con la mia bocca annunzierò la tua fedeltà nel secoli perché hai detto: “La mia grazia rimane per sempre”; e la tua fedeltà è fondata nei cieli” (Sal 89,2s). “Ti ho amato di amore eterno, per questo di conservo ancora pietà” (Ger 31,3).

B. Infine rahamim suggerisce l’amore viscerale della madre (rehem = seno materno) e quindi misericordia. Dal profondo legame della madre col bambino, scaturisce un particolarissimo rapporto di tenerezza e comprensione. Il bambino lascia una traccia indelebile nel grembo della madre, inclinandola alla misericordia.
“Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai. Ecco, ti ho disegnato (tatuato) sulle palme delle mie mani” (Is 49,15s). “Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si allontanerebbe da te il mio affetto, né vacillerebbe la mia alleanza di pace; dice il Signore che ti usa misericordia” (Is 54,10).

La parola usata per misericordia, infatti, è Hesedr che in ebraico,
 significa viscere e deriva dalla parola Rahamin che significa utero. 

leggiamolabibbia.blogspot.it

Rahamìm: il grande utero

il blog di Costanza Miriano

universo1

di Gerardo Ferrara

In ebraico e in altre lingue semitiche, come l’arabo e l’aramaico, la misericordia di Dio si esprime con la radice r-h-m, da cui il termine ebraico rahamim, plurale o accrescitivo di rehem, utero, seno materno. Sempre in questa lingua, quindi, misericordia ha il significato di “uteri”, al plurale, o meglio ancora di “grande utero”, un’unione infinita di tanti seni materni.

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