«Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto».

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Resta qui con noi si fa sera.
RnS 2013 – Il canto del tuo popolo
José A. Pagola
Ed ecco, in quello stesso giorno, [il primo della settimana,] due [dei discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus, distante circa undici chilometri da Gerusalemme, e conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto. Mentre conversavano e discutevano insieme, Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo.
Ed egli disse loro: «Che cosa sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?». Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Cleopa, gli rispose: «Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni?». Domandò loro: «Che cosa?». Gli risposero: «Ciò che riguarda Gesù, il Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole, davanti a Dio e a tutto il popolo; come i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso. Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele; con tutto ciò, sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne, delle nostre, ci hanno sconvolti; si sono recate al mattino alla tomba e, non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di aver avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati alla tomba e hanno trovato come avevano detto le donne, ma lui non l’hanno visto».
Disse loro: «Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?». E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le Scritture ciò che si riferiva a lui.
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro.
Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?».
Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane.

(Luca 24,13-35)

By antoniobortoloso.blogspot.it

Omelia del 30 aprile 2017
III Domenica di Pasqua
Resta con noi, Signore, si fa sera

Stando al racconto del Vangelo, siamo sempre nella giornata della domenica di Resurrezione, come a ricordarci che quel giorno non ha più fine anche per noi.Ovunque, quel giorno, si parlava di Gesù, a diritto e a rovescio, come del resto si fa oggi.Non si riesce a comprendere come tanti non credano nella resurrezione di Gesù e nella propria.Vivono nella convinzione che la vita sia un breve passaggio su questa terra… senza un domani…senza una ragione che giustifichi gioie e tante sofferenze!Ma domandiamoci: se non ci fosse la certezza che anche noi un giorno risorgeremo, sperando nella Gloria del Cielo, che senso avrebbe nascere e vivere? Un poco come affaticarsi a fare una squadra che ad un certo punto finisce e si dissolve senza alcuna possibilità di continuità.Che senso avrebbe soffrire o lottare?È nella nostra natura – o così dovrebbe essere – sapere che non stiamo percorrendo la vita senza un traguardo, ma – anche se non crediamo – parliamo, lavoriamo, soffriamo, gioiamo sempre con l’occhio teso al domani. Quale domani?Ci aiuta in questa riflessione il racconto del due discepoli di Emmaus, che stavano allontanandosi da Gerusalemme, delusi, dopo la morte del Maestro, che avevano amato, seguito, in cui avevano creduto. “Due discepoli – racconta l’evangelista Luca – … conversavano di tutto quello che era accaduto. Mentre discorrevano e discutevano insieme, Gesù in persona si accostò e camminava con loro. Ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo.”È quello che capita a tanti di noi, quando siamo in difficoltà, emotivamente turbati, sentendoci tremendamente soli: quella solitudine che è il più grande dolore che noi uomini possiamo provare.Non la solitudine, piena di Presenza di Gesù, capace di infondere un’incredibile serenità, o di chi vive con lo sguardo al futuro, che è nella vita eterna con Dio, trovando la forza, sempre, di dare una ragione alle sue azioni, alle sue fatiche ed alle sue sofferenze, ma una solitudine che è isolamento, senso di abbandono, incomunicabilitàE Gesù disse loro: ‘Che sono questi discorsi che state facendo tra voi durante il cammino?’.Si fermarono con il volto triste e uno di loro, di nome Cleopa, gli disse: ‘Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?’.Domandò: ‘Che cosa?’. Gli risposero: ‘Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, profeta potente in parole ed opere, davanti a Dio e a tutto il popolo: come i sommi sacerdoti e i nostri capi lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e poi l’hanno crocifisso. Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele. Con tutto ciò sono passati tre giorni da quando queste cose sono accadute. Ma alcune donne delle nostre ci hanno sconvolti. Recandosi al mattino al sepolcro e non avendo trovato il suo corpo, sono venute a dirci di avere avuto anche una visione di angeli, i quali affermano che egli è vivo. Alcuni dei nostri sono andati al sepolcro e hanno trovato come avevano detto le donne, ma Lui non l’hanno visto’..Sono due discepoli smarriti, come spesso siamo noi, ma a cui sono giunte voci di qualcosa da loro ritenuto impossibile: la resurrezione, un Evento divino, inconcepibile per il nostro ‘buonsenso’, ma che, se fosse vero – ed è vero! – darebbe alla loro e nostra vita la gioia piena, di chi sa che la vita va oltre il ‘qui’ ed ‘ora’. In questa ridda di emozioni sospese, Gesù si manifesta, conducendoli per mano nella conoscenza delle Scritture.E Gesù disse: ‘Stolti e tardi di cuore nel credere alle parole dei profeti. Non bisognava che il Cristo sopportasse queste sofferenze, per entrare nella gloria?’. E, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro le Scritture, in ciò che si riferiva a Lui…”La Parola di Gesù ascoltata e accolta, ieri come oggi, può aprire i cuori e illuminare le menti!Il racconto è commovente, perche ha parole che sono tante volte sulle nostre bocche, espressione della nostra necessità di essere certi che Lui è con noi, il Vivente.Quante volte questa preghiera sale spontanea alle nostre labbra, quando ci sentiamo soli o smarriti!“Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero:‘Resta con noi, Signore, perché si fa sera e il giorno già volge al declino’.Ma la gioia può essere piena solo con la rivelazione di Chi Lui è per noi, con cui il Vangelo chiude questo incontro: “Gesù entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese del pane, diede la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l’un l’altro: ‘Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando spiegava le Scritture?’ (Lc. 24, 13-35)E’ davvero commovente la delicatezza con cui Gesù ci mostra quanto ci sia vicino!Questa è la vera Pasqua di ogni giorno, per noi che tante volte camminiamo nella vita con la delusione dei due che ritornavano ad Emmaus. Ha detto Papa Francesco che “la vita a volte ci ferisce e noi ce ne andiamo tristi, verso la nostra ‘Emmaus’, voltando le spalle al disegno di Dio. Ma Gesù ci spiega le Scritture e riaccende nei nostri cuori il calore della fede e della speranza”.Con lui preghiamo per noi e per i nostri fratelli di riscoprire “la grazia dell’incontro trasformante con il Signore risorto. C’è sempre una Parola di Dio che ci dà l’orientamento dopo i nostri sbandamenti; e attraverso le nostre stanchezze e delusioni c’è sempre un Pane spezzato che ci fa andare avanti nel nostro cammino”.Ed è il mio augurio … per noi, che, troppo spesso, per la nostra poca fede, tanto somigliamo ai due discepoli di Emmaus ‘tristi’, ma poi capaci di’andare’, dopo aver incontrato davvero il nostro Signore!

Antonio Riboldi – Vescovo 

>>> Resta con noi: si fa sera

Gianfranco Ravasi

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