“La tenerezza salva la vita, connette piccolo e grande, aperto e chiuso, appena nato e vecchio, mondi diversi, regni non solo umani. Guardi il cielo e senti quanto sei piccolo, ma sai anche che chiunque lo guarda è il centro dell’intero universo. Stella che guarda stella.”

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 La Tenerezza di Chandra Livia Candiani

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A chi chiedere di parlarci della tenerezza se non a un poeta, a colui che riesce a trovare le parole giuste, quelle che stanno al centro delle nostre emozioni e che noi ci lasciamo sfuggire o non sappiamo di possedere?Chandra Candiani ci ha regalato un piccolo gioiello, una pepita d’oro, di quelle che si scoprono scavando nel cuore: per lei tenerezza è nel segreto di uno sguardo, è la mano che si tende, è un protendersi fiducioso verso l’altro, mai banale, mai scontato. Le sue parole, come sempre, ci aprono strade, ci orientano nel modo giusto: ci danno la percezione precisa, eppure delicata, di quel sentimento che a volte ci spaventa, di cui a volte diffidiamo, ma del quale abbiamo un disperato e umanissimo bisogno.“La tenerezza salva la vita, connette piccolo e grande, aperto e chiuso, appena nato e vecchio, mondi diversi, regni non solo umani. Guardi il cielo e senti quanto sei piccolo, ma sai anche che chiunque lo guarda è il centro dell’intero universo. Stella che guarda stella.” Chandra Livia Candiani

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Quando la Vita ti chiede dei passaggi di trasformazione accettali; quando la Vita ti chiede di “passare all’altra riva” tu non tirarti indietro. Anche se di mezzo ci può essere un mare di paura e tempesta. Anche se non ne capisci la logica, accetta di metterti in gioco.

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“Seguimi…” e questioni di fedeltà

Gesù nel Vangelo è sempre avanti, perchè quando la folla gli sta addosso o sta per farlo re, lui si sottrae sempre e va da un’altra parte. “Passiamo all’altra riva”. Non cerca il successo, l’applauso, la notorietà. È schivo e cerca solo il bene autentico delle persone. Spesso per trovarlo deve isolarsi con la persona malata, deve strapparla via dagli sguardi indiscreti e curiosi, perchè la gente quando diventa folla anonima, può essere un grande ostacolo per lo scorrere della vita.

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Gesù invece vuole che la vita scorra, lui è venuto per liberare la vita, per alleggerirla dai pesanti fardelli che ci portiamo dietro, spesso senza saperlo, come le nostre ansie e paure, i nostri blocchi emotivi, che ci impediscono di fare vela verso il mare aperto, di uscire verso nuove esplorazioni. E come lo fa? Invitandoci a seguirlo. Perchè dove segui lui ritrovi la Vita, una vita liberata; e quando segui la Vita… anche senza saperlo stai seguendo Gesù.
Ma che vuol dire seguire Gesù, seguire la Vita? Quando la Vita ti chiede dei passaggi di trasformazione accettali; quando la Vita ti chiede di “passare all’altra riva” tu non tirarti indietro. Anche se di mezzo ci può essere un mare di paura e tempesta. Anche se non ne capisci la logica, accetta di metterti in gioco.

Scambiamo per fedeltà la nostra allergia al cambiamento, la nostra assuefazione alle forme consolidate, la nostra stanca ripetizione di formule e abitudini. Fedeltà è diventata quasi sinonimo di pigrizia. In realtà sei fedele solo quando hai il coraggio di seguire la Vita, che ti chiama a cambiamenti, ad andare oltre, a immaginarti scenari diversi, a rischiare per non far marcire il tuo sogno dentro di te. Io nella mia vita ho capito che funziono solo se mi lascio mettere in discussione dalla Vita, da ciò che accade; ho capito che non sono fatto per la fedeltà, intesa come accomodamento e abitudine, ma per essere sempre in cammino. Sono figlio del viaggio, figlio di migranti. Sono nato con la valigia in mano. A 15 giorni ho fatto il primo trasloco; nei 47 anni successivi ne ho macinati altri 13 ed un altro è alle porte… Qualcuno dirà: sei un disadattato! In realtà quel Gesù itinerante, “migrante” fin da piccolo, che aveva scelto di non avere sicurezze, di non avere un posto dove posare il capo, di passare di villaggio in villaggio, di essere sempre avanti, sempre oltre, sempre in movimento, mi ha semplicemente chiesto di seguirlo, per esserMi ed esserGli fedele.  Se vuoi trovare Vita non aver paura di seguire Gesù e di lasciarti trasformare dalle situazioni e persone che incontri, perchè se sei in cammino la Vita cammina con te.

La mia casa mi dice: “Non lasciarmi, perchè qui abita il tuo passato”. E la strada mi dice: “Vieni e seguimi: sono il tuo futuro”. (K. Gibran)

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130 Anniversario della Nascita di Padre Pio

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Buon compleanno Padre Pio.

La preghiera di affidamento al Santo

di Redazione online

Credit Foto – Ansa
Francesco Forgione nasce a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 25 maggio 1887. Il 22 gennaio 1903, a sedici anni, entra in convento e da francescano cappuccino prende il nome di fra Pio da Pietrelcina.
Diventa sacerdote sette anni dopo, il 10 agosto 1910. Nel 1916 i superiori pensano di trasferirlo a San Giovanni Rotondo, sul Gargano, e qui, nel convento di S. Maria delle Grazie, ha inizio per Padre Pio una straordinaria avventura di taumaturgo e apostolo del confessionale.
Il 20 settembre 1918 il cappuccino riceve le stimmate della Passione di Cristo che resteranno aperte, dolorose e sanguinanti per ben cinquant’anni. Muore il 23 settembre 1968, a 81 anni. Dichiarato venerabile nel 1997 e beatificato nel 1999, è canonizzato nel 2002.(santiebeati)
Ecco una preghiera per chiedere l’intercessione di San Pio, che va associata ad una novena. A quanti di noi è capitato di appellarsi al santo di Pietrelcina per chiedere un suo intervento in una situazione di particolare angoscia e difficoltà. C’è una preghiera speciale che viene incontro a questa richiesta. E inizia così: O Dio, vieni a salvarmi, Signore vieni presto in mio aiuto. Ogni giorno poi, per nove giorni, va recitato un pensiero per il frate cappuccino più amato, al termine della quale bisogna recitare Padre Nostro, Ave Maria e Gloria, e un’invocazione finale.
 PRIMO GIORNO  O San Pio, per l’ardente amore che hai nutrito per Gesù, per l’instancabile lotta che ti ha visto vincitore sul male, per il disprezzo delle cose del mondo, per avere preferito la povertà alle ricchezze, l’umiliazione alla gloria, il dolore al piacere, concedici di progredire sul cammino della Grazia al solo fine di piacere a Dio. Aiutaci ad amare gli altri come tu hai amato perfino quelli che ti hanno calunniato e perseguitato. Aiutaci a vivere umili, disinteressati, casti, laboriosi e ad osservare i nostri buoni doveri cristiani. Così sia. Padre Nostro… Ave Maria… Gloria al Padre….
 SECONDO GIORNO  O San Pio, per il tenero amore che hai sempre manifestato per la Madonna, aiutaci a rendere sempre più sincera e profonda la nostra devozione per la dolce Madre di Dio, affinché ci venga concessa la sua potente protezione nel corso della nostra vita e soprattutto nell’ora della nostra morte. Così sia. Padre Nostro… Ave Maria… Gloria al Padre….
 TERZO GIORNO  O San Pio, che in vita subisti le continue aggressioni di satana, uscendone sempre vincitore, fa’ che anche noi, con l’aiuto dell’arcangelo Michele e la fiducia del divino aiuto, non ci arrendiamo alle abominevoli tentazioni del demonio, ma la lotta contro il male, ci renda sempre più fortificati e fiduciosi in Dio. Così sia. Padre Nostro… Ave Maria… Gloria al Padre…
 QUARTO GIORNO  O San Pio, che hai conosciuto la sofferenza della carne, che ti sei adoperato senza posa per aiutare gli altri a sopportare il dolore, fa’ che anche noi, animati dal tuo spirito possiamo affrontare ogni avversità ed impariamo ad imitare le tue eroiche virtù. Così sia. Padre Nostro… Ave Maria… Gloria al Padre….
 QUINTO GIORNO  O San Pio, che di un amore ineffabile hai amato tutte le anime, che sei stato esempio di apostolato e carità, ottieni che anche noi amiamo il nostro prossimo di un amore santo e generoso e possiamo mostrarci degni figli della Santa Chiesa Cattolica. Così sia. Padre Nostro… Ave Maria… Gloria al Padre….
SESTO GIORNO  O San Pio, che con l’esempio, le parole e gli scritti hai dimostrato una particolare predilezione per la bella virtù della purezza, aiuta anche noi, a praticarla e a propagarla con tutte le nostre forze. Così sia. Padre Nostro…Ave Maria… Gloria al Padre….
 SETTIMO GIORNO  O San Pio, che agli afflitti hai concesso conforto e pace, grazie e favori, degnati di consolare anche l’animo nostro addolorato. Tu, che hai sempre avuto tanta compassione per le umane sofferenze e fosti di consolazione per tanti afflitti, consola anche noi e concedici la grazia che domandiamo. Così sia. Padre Nostro… Ave Maria… Gloria al Padre….
 OTTAVO GIORNO  O San Pio, tu che hai dato protezione ad ammalati, oppressi, calunniati, abbandonati, come lo testimoniano migliaia di pellegrini a San Giovanni Rotondo, e, nel mondo intero, intercedi anche per noi presso il Signore affinché esaudisca i nostri desideri. Così sia. Padre Nostro…Ave Maria… Gloria al Padre….
 NONO GIORNO  O San Pio, che sei sempre stato conforto per le miserie umane, degnati di volgere i tuoi occhi verso di noi, che abbiamo tanto bisogno del tuo aiuto. Fa’ scendere su di noi e le nostre famiglie la materna benedizione della Madonna, ottieni tutte le grazie spirituali e temporali di cui abbiamo bisogno, intercedi per noi nel corso della nostra vita e nel momento della nostra morte. Così sia. Padre Nostro… Ave Maria… Gloria al Padre….
 Preghiera a San Pio  O Gesù, pieno di grazia e di carità e vittima per i peccati, che, spinto dall’amore per le anime nostre, volesti morire sulla croce, io ti prego umilmente di glorificare, anche su questa terra, il servo di Dio, San Pio da Pietrelcina che, nella partecipazione generosa ai tuoi patimenti, tanto ti amò e tanto si prodigò per la gloria del Padre tuo e per il bene delle anime. Ti supplico perciò di volermi concedere, per la sua intercessione, la grazia……,che ardentemente desidero. (Gelsomino Del Guercio)

Padre Alejandro Solalinde – I narcos mi vogliono morto.

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Testimoni di fede nel mondo


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Padre Alejandro Solalinde

I narcos mi vogliono morto

Un milione di dollari. È questa la cifra che i narcotrafficanti sono disposti a pagare pur di vedere ucciso Alejandro Solalindeil più importante difensore dei migranti in Messico, responsabile di un centro di accoglienza a Ixtepec, città nel sud del Paese, nel quale ogni anno transitano 20 mila migranti. Solalinde è un sacerdote cattolico che dal 2011 vive sotto scorta per il suo impegno contro i narcos e per aver denunciato la corruzione delle autorità pubbliche.

Per la prima volta – un’esclusiva mondiale di Editrice missionaria italiana – padre Solalinde, candidato al Nobel per la pace 2017, racconta tutta la sua storia nel libro I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini (in dialogo con Lucia Capuzzi, Emi, pp. 176, euro 15, prefazione di Luigi Ciotti, in libreria dal 4 maggio).
Per raccontare il dramma dei migranti in Messico padre Solalinde sarà in Italia a maggio per una serie di incontri aperti a tutti su invito di Editrice missionaria italiana e Amnesty International in collaborazione con Libera. Mediapartner Avvenire. Sarà possibile seguire il tour di padre Solalinde con l’hasthag #padresolalinde.
L’impegno sociale di Solalinde ha suscitato l’interesse dei media americani: il New York Times ha lodato il suo «coraggio per aver denunciato crimini orrendi contro i migranti e la complicità delle autorità messicane». Il Los Angeles Times l’ha definito «uno dei più importanti avvocati per i migranti», mentre per Usa Today è «un combattente prete cattolico che ha sfidato i cartelli della droga e la polizia corrotta per proteggere i migranti». Per questo motivo un giorno si è fatto anche arrestare e mettere in carcere in segno di solidarietà con gli immigrati «irregolari».

Sono mezzo milione gli indocumentados che ogni anno transitano in Messico dal Centroamerica (Salvador, Guatemala, Honduras, …) verso gli Stati Uniti. Il 25% di loro sono donne, il 10% minori. Da quando entrano in Messico i migranti – che fuggono dalle violenze urbane e civili del Centroamerica – possono impiegarci almeno un mese per raggiungere la frontiera statunitense, il sogno di ogni migrante alla ricerca di una vita migliore: in questo lungo viaggio sono vittime di rapimenti, violenze, torture, schiavismo a fine sessuale da parte dei narcotrafficanti, che incrementano i loro traffici: questo «commercio» di esseri umani vale 50 milioni di dollari all’anno. Ogni giorno 54 indocumentados vengono rapiti, 20 mila all’anno. I dati ufficiali della polizia messicana parlano di 71.415 migranti «salvati» dai sequestri tra il 2007 e il 2014.

Fino al 2005 di tutto questo padre Solalinde non si occupa, come racconta in I narcos mi vogliono morto: è un «prete borghese», come lui stesso si definisce, fa il parroco, il professore, l’assistente dell’Azione cattolica, studia psicologia; da giovane addirittura apparteneva a un’associazione parafascista. Poi nel 2005 la «scoperta» degli indocumentados: li vede per la prima volta, inizia a prenderseli a cuore, apre «Hermanos en el camino», un centro perché questi migranti possano riposarsi, mangiare, avere un posto dove stare per rifugiarsi da polizia e narcos. Viene minacciato di morte diverse volte dai narcos che gli impongono il silenzio sui rapimenti dei migranti a scopo di estorsione. Ma padre Solalinde non tace, anzi denuncia ai mass media i fatti di violenza e corruzione cui viene a conoscenza. Nel suo libro Solalinde racconta le lotte per la dignità dei migranti, le violenze da loro subite, la sua «conversione» per difendere i migranti in nome della solidarietà predicata da Gesù Cristo.

La sua è una vicenda che ha appassionato migliaia di persone in ogni parte del mondo: già dal 2012 Amnesty International ha lanciato una campagna internazionale in suo sostegno, quest’anno l’Accademia di Oslo ha accettato la sua candidatura al Premio Nobel per la pace 2017, lanciata dall’Universidad Autónoma del Estado de México.

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 ATTUALITA’, “I NARCOS MI VOGLIONO MORTO”: 
ANTEPRIMA MONDIALE PER IL LIBRO INTERVISTA DI ALEJANDRO SOLALINDE

Candidato al Nobel per la pace 2017, padre Solalinde è in prima linea nel difendere dalla violenza dei narcos e dalla corruzione delle autorità i migranti latinos che viaggiano verso gli USA. I narcos gli hanno imposto una taglia da 1 milione dollari, ma lui non si ferma: «Dio è con me, io non ho paura».

Festival Biblico
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Lettera sulla preghiera

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Chiedi sempre se quello che stai facendo oggi ti sta portando più vicino a dove vuoi essere domani.

Lettera sulla preghiera

Mi chiedi: perché pregare? Ti rispondo: per vivere.
Sì: per vivere veramente, bisogna pregare. Perché? Perché vivere è amare: una vita senza amore non è vita. È solitudine vuota, è prigione e tristezza. Vive veramente solo chi ama: e ama solo chi si sente amato, raggiunto e trasformato dall’amore. Come la pianta che non fa sbocciare il suo frutto se non è raggiunta dai raggi del sole, così il cuore umano non si schiude alla vita vera e piena se non è toccato dall’amore. Ora, l’amore nasce dall’incontro e vive dell’incontro con l’amore di Dio, il più grande e vero di tutti gli amori possibili, anzi l’amore al di là di ogni nostra definizione e di ogni nostra possibilità. Pregando, ci si lascia amare da Dio e si nasce all’amore, sempre di nuovo. Perciò, chi prega vive, nel tempo e per l’eternità. E chi non prega? Chi non prega è a rischio di morire dentro, perché gli mancherà prima o poi l’aria per respirare, il calore per vivere, la luce per vedere, il nutrimento per crescere e la gioia per dare un senso alla vita.
Mi dici: ma io non so pregare! Mi chiedi: come pregare? Ti rispondo: comincia a dare un po’ del tuo tempo a Dio. All’inizio, l’importante non sarà che questo tempo sia tanto, ma che Tu glielo dia fedelmente. Fissa tu stesso un tempo da dare ogni giorno al Signore, e daglielo fedelmente, ogni giorno, quando senti di farlo e quando non lo senti. Cerca un luogo tranquillo, dove se possibile ci sia qualche segno che richiami la presenza di Dio (una croce, un’icona, la Bibbia, il Tabernacolo con la Presenza eucaristica…). Raccogliti in silenzio: invoca lo Spirito Santo, perché sia Lui a gridare in te “Abbà, Padre!”. Porta a Dio il tuo cuore, anche se è in tumulto: non aver paura di dirGli tutto, non solo le tue difficoltà e il tuo dolore, il tuo peccato e la tua incredulità, ma anche la tua ribellione e la tua protesta, se le senti dentro.
Tutto questo, mettilo nelle mani di Dio: ricorda che Dio è Padre – Madre nell’amore, che tutto accoglie, tutto perdona, tutto illumina, tutto salva. Ascolta il Suo Silenzio: non pretendere di avere subito le risposte. Persevera. Come il profeta Elia, cammina nel deserto verso il monte di Dio: e quando ti sarai avvicinato a Lui, non cercarlo nel vento, nel terremoto o nel fuoco, in segni di forza o di grandezza, ma nella voce del silenzio sottile (cf. 1 Re 19,12). Non pretendere di afferrare Dio, ma lascia che Lui passi nella tua vita e nel tuo cuore, ti tocchi l’anima, e si faccia contemplare da te anche solo di spalle.
Ascolta la voce del Suo Silenzio. Ascolta la Sua Parola di vita: apri la Bibbia, meditala con amore, lascia che la parola di Gesù parli al cuore del tuo cuore; leggi i Salmi, dove troverai espresso tutto ciò che vorresti dire a Dio; ascolta gli apostoli e i profeti; innamorati delle storie dei Patriarchi e del popolo eletto e della chiesa nascente, dove incontrerai l’esperienza della vita vissuta nell’orizzonte dell’alleanza con Dio. E quando avrai ascoltato la Parola di Dio, cammina ancora a lungo nei sentieri del silenzio, lasciando che sia lo Spirito a unirti a Cristo, Parola eterna del Padre. Lascia che sia Dio Padre a plasmarti con tutte e due le Sue mani, il Verbo e lo Spirito Santo.
All’inizio, potrà sembrarti che il tempo per tutto questo sia troppo lungo, che non passi mai: persevera con umiltà, dando a Dio tutto il tempo che riesci a darGli, mai meno, però, di quanto hai stabilito di poterGli dare ogni giorno. Vedrai che di appuntamento in appuntamento la tua fedeltà sarà premiata, e ti accorgerai che piano piano il gusto della preghiera crescerà in te, e quello che all’inizio ti sembrava irraggiungibile, diventerà sempre più facile e bello. Capirai allora che ciò che conta non è avere risposte, ma mettersi a disposizione di Dio: e vedrai che quanto porterai nella preghiera sarà poco a poco trasfigurato.
Così, quando verrai a pregare col cuore in tumulto, se persevererai, ti accorgerai che dopo aver a lungo pregato non avrai trovato risposte alle tue domande, ma le stesse domande si saranno sciolte come neve al sole e nel tuo cuore entrerà una grande pace: la pace di essere nelle mani di Dio e di lasciarti condurre docilmente da Lui, dove Lui ha preparato per te. Allora, il tuo cuore fatto nuovo potrà cantare il cantico nuovo, e il “Magnificat” di Maria uscirà spontaneamente dalla tue labbra e sarà cantato dall’eloquenza silenziosa delle tue opere.
Sappi, tuttavia, che non mancheranno in tutto questo le difficoltà: a volte, non riuscirai a far tacere il chiasso che è intorno a te e in te; a volte sentirai la fatica o perfino il disgusto di metterti a pregare; a volte, la tua sensibilità scalpiterà, e qualunque atto ti sembrerà preferibile allo stare in preghiera davanti a Dio, a tempo “perso”. Sentirai, infine, le tentazioni del Maligno, che cercherà in tutti i modi di separarti dal Signore, allontanandoti dalla preghiera. Non temere: le stesse prove che tu vivi le hanno vissute i santi prima di te, e spesso molto più pesanti delle tue. Tu continua solo ad avere fede. Persevera, resisti e ricorda che l’unica cosa che possiamo veramente dare a Dio è la prova della nostra fedeltà. Con la perseveranza salverai la tua preghiera, e la tua vita.
Verrà l’ora della “notte oscura”, in cui tutto ti sembrerà arido e perfino assurdo nelle cose di Dio: non temere. È quella l’ora in cui a lottare con te è Dio stesso: rimuovi da te ogni peccato, con la confessione umile e sincera delle tue colpe e il perdono sacramentale; dona a Dio ancor più del tuo tempo; e lascia che la notte dei sensi e dello spirito diventi per te l’ora della partecipazione alla passione del Signore. A quel punto, sarà Gesù stesso a portare la tua croce e a condurti con sé verso la gioia di Pasqua. Non ti stupirai, allora, di considerare perfino amabile quella notte, perché la vedrai trasformata per te in notte d’amore, inondata dalla gioia della presenza dell’Amato, ripiena del profumo di Cristo, luminosa della luce di Pasqua.
Non avere paura, dunque, delle prove e delle difficoltà nella preghiera: ricorda solo che Dio è fedele e non ti darà mai una prova senza darti la via d’uscita e non ti esporrà mai a una tentazione senza darti la forza per sopportarla e vincerla. Lasciati amare da Dio: come una goccia d’acqua che evapora sotto i raggi del sole e sale in alto e ritorna alla terra come pioggia feconda o rugiada consolatrice, così lascia che tutto il tuo essere sia lavorato da Dio, plasmato dall’amore dei Tre, assorbito in Loro e restituito alla storia come dono fecondo. Lascia che la preghiera faccia crescere in te la libertà da ogni paura, il coraggio e l’audacia dell’amore, la fedeltà alle persone che Dio ti ha affidato e alle situazioni in cui ti ha messo, senza cercare evasioni o consolazioni a buon mercato. Impara, pregando, a vivere la pazienza di attendere i tempi di Dio, che non sono i nostri tempi, ed a seguire le vie di Dio, che tanto spesso non sono le nostre vie.
Un dono particolare che la fedeltà nella preghiera ti darà è l’amore agli altri e il senso della chiesa: più preghi, più sentirai misericordia per tutti, più vorrai aiutare chi soffre, più avrai fame e sete di giustizia per tutti, specie per i più poveri e deboli, più accetterai di farti carico del peccato altrui per completare in te ciò che manca alla passione di Cristo a vantaggio del Suo corpo, la chiesa. Pregando, sentirai come è bello essere nella barca di Pietro, solidale con tutti, docile alla guida dei pastori, sostenuto dalla preghiera di tutti, pronto a servire gli altri con gratuità, senza nulla chiedere in cambio. Pregando sentirai crescere in te la passione per l’unità del corpo di Cristo e di tutta la famiglia umana. La preghiera è la scuola dell’amore, perché è in essa che puoi riconoscerti infinitamente amato e nascere sempre di nuovo alla generosità che prende l’iniziativa del perdono e del dono senza calcolo, al di là di ogni misura di stanchezza.
Pregando, s’impara a pregare, e si gustano i frutti dello Spirito che fanno vera e bella la vita: “amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé” (Gal 5,22). Pregando, si diventa amore, e la vita acquista il senso e la bellezza per cui è stata voluta da Dio. Pregando, si avverte sempre più l’urgenza di portare il Vangelo a tutti, fino agli estremi confini della terra. Pregando, si scoprono gli infiniti doni dell’Amato e si impara sempre di più a rendere grazie a Lui in ogni cosa. Pregando, si vive. Pregando, si ama. Pregando, si loda. E la lode è la gioia e la pace più grande del nostro cuore inquieto, nel tempo e per l’eternità.
Se dovessi, allora, augurarti il dono più bello, se volessi chiederlo per te a Dio, non esiterei a domandarGli il dono della preghiera. Glielo chiedo: e tu non esitare a chiederlo a Dio per me. E per te. La pace del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con te. E tu in loro: perché pregando entrerai nel cuore di Dio, nascosto con Cristo in Lui, avvolto dal Loro amore eterno, fedele e sempre nuovo. Ormai lo sai: chi prega con Gesù e in Lui, chi prega Gesù o il Padre di Gesù o invoca il Suo Spirito, non prega un Dio generico e lontano, ma prega in Dio, nello Spirito, per il Figlio il Padre. E dal Padre, per mezzo di Gesù, nel soffio divino dello Spirito, riceverà ogni dono perfetto, a lui adatto e per lui da sempre preparato e desiderato. Il dono che ci aspetta. Che ti aspetta.
Mons. BRUNO FORTE
Vescovo di Chieti

Lettera sulla preghiera – Bruno Forte

leggoerifletto 

Atto di abbandono (don Dolindo Ruotolo)

Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico in verità che ogni atto di vero, ricco e completo abbandono in me, produce l’effetto che desiderate e risolve le situazioni spinose. Abbandonarsi a me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a me una preghiera agitata perché io segua voi, è cambiare l’agitazione in preghiera. Abbandonarsi significa chiudere placidamente gli occhi dell’anima, stornare il pensiero della tribolazione e rimettersi a me perché io solo operi, dicendo: “pensaci tu”. Contro l’abbandono: la preoccupazione, l’agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto.

È come la confusione che portano i fanciulli, che pretendono che la mamma pensi alle loro necessità e vogliono pensarci essi, intralciando con le loro idee e le loro fisime infantili il suo lavoro.

Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia grazia, chiudete gli occhi e lasciatemi lavorare, chiudete gli occhi e pensate al momento presente, stornando il pensiero dal futuro come da una tentazione. Riposate in me credendo alla mia bontà e vi giuro per il mio amore che, dicendomi, con queste disposizioni “pensaci tu”, io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco. E quando debbo portarvi in una via diversa da quella che volete voi, io vi addestro, vi porto nelle braccia, vi faccio trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, dall’altra riva.

Quello che vi sconvolge e vi fa male immenso è il vostro pensiero, il vostro assillo ed il volere ad ogni costo provvedere a voi a ciò che vi affligge.

Quante cose io opero quando lanima, tanto nelle sue necessità spirituali quanto in quelle materiali, si volge a me dicendomi “pensaci tu”, chiude gli occhi e riposa!

Avete poche grazie quando vi assillate voi per produrle, ne avete moltissime quando la preghiera è affidamento pieno a me.

Voi nel dolore pregate non perché io operi, ma perché io operi come voi credete Non vi rivolgete a me, ma volete che io mi adatti alle vostre idee, non siete infermi che domandano al medico la cura, ma gliela suggeriscono.

Non fate così, ma pregate come vi ho insegnato nel Pater: “sia santificato il Tuo nome”, cioè sii glorificato in questa mia necessità, “venga il Tuo regno”, cioè tutto concorra al tuo regno in noi e nel mondo, “sia fatta la Tua volontà come in cielo così in terra”, cioè disponi tu in questa necessità come meglio ti pare per la vita nostra eterna e temporale.

Se mi dite davvero “sia fatta la Tua volontà”, che è lo stesso che dire: “pensaci tu”, io intervengo con tutta la mia onnipotenza e risolvo le situazioni più chiuse.

Ti accorgi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: “sia fatta la Tua volontà pensaci tu!”. Ti dico che io ci penso e che intervengo come medico e compio anche un miracolo quando occorre. Vedi che la situazione peggiora? Non ti sconvolgere chiudi gli occhi e ripeti: “pensaci tu!”. Ti dico che ci penso e che non cè medicina più potente di un mio intervento damore. Ci penso solo quando chiudete gli occhi.

Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare e vi abbandonate così alle forze umane o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. È questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come io desidero da voi questabbandono per beneficiarvi e come mi addoloro nel vedervi agitati!

Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda alle iniziative umane: confidate perciò in me solo, riposate in me, abbandonatevi a me in tutto. Io faccio miracoli in proporzione del pieno abbandono in me e del nessun pensiero di voi. Io spargo tesori di grazie quando voi siete nella piena povertà. Se avete vostre risorse, anche in poco, o se le cercate, siete nel campo naturale e seguite quindi il percorso naturale delle cose che spesso è intralciato da Satana. Nessun ragionatore ha fatto miracoli, neppure tra i santi. Opera divinamente chi si abbandona in Dio.

Quando vedi che le cose si complicano, di con gli occhi dellanima chiusi: “Gesù pensaci tu!”. Fa così per tutte le tue necessità. Fate così tutti e vedrete i grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio amore!

Santa Rita da Cascia, 22 maggio

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Preghiera per gli sposi – Santa Rita da Cascia, 22 maggio 2017

SANTA RITA DA CASCIA, PREGHIERA PER SPOSI E GENITORI

O Santa Rita, tu che fosti moglie esemplare, aiutaci a superare tutte le difficoltà che incontriamo nell’essere ogni giorno fedeli alle nostre promesse matrimoniali. Aiutaci non solo a sopportare pazientemente la persona con la quale Dio ci ha uniti per tutta la vita, ma ad amarla così come è, con i suoi difetti ed i suoi limiti, consapevoli che anche noi ne abbiamo e tu stesso ci ami così come siamo. O Santa Rita, tu che fosti madre esemplare, aiutaci a capire che i figli non sono di nostra proprietà, ma ci sono stati affidati da Dio per glorificarlo in tutta l’eternità. Aiutaci ad indicare loro la strada corretta con le nostre parole, ma soprattutto con il buon esempio e la preghiera.

O Santa Rita, tu che fosti anche monaca esemplare, aiutaci a mettere Dio al primo posto nella nostra vita ed a fidarci di Lui, nella consapevolezza che da Lui siamo personalmente amati e che un giorno, se siamo fedeli, ci porterà consé per sempre nella felicità, dove ci sei anche tu insieme alla schiera dei beati

Preghiera a santa Rita da Cascia per una causa impossibile

“SOTTO IL PESO DEL DOLORE, A TE, CARA SANTA RITA, IO RICORRO FIDUCIOSO”

Subito dopo la morte, santa Rita da Cascia era già venerata come protettrice dalla peste, probabilmente per il fatto di essersi dedicata in vita alla cura degli appestati, senza contrarre mai la malattia. Fu questo uno dei motivi, forse il primo, a farle ottenere popolarmente l’epiteto di Santa degli impossibili.
* * *

Sotto il peso del dolore, a te, cara Santa Rita, io ricorro fiducioso di essere esaudito. Libera, ti prego, il mio povero cuore dalle angustie che l’opprimono e ridona la calma al mio spirito, ricolmo di affanni.
Tu che fosti prescelta da Dio per avvocata dei casi più disperati, impetrami la grazia che ardentemente ti chiedo [chiedere la grazia che si desidera].

Credibili le prime sette apparizioni. Il Papa vuole preservare la purezza della devozione mariana.

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Medjugorje «Credibili le prime sette apparizioni. Il Papa vuole preservare la purezza della devozione mariana»

 

Padre Perrella.  Medjugorje, perché il Papa non crede alla «Madonna postina»


Parla uno dei membri della Commissione d’inchiesta su Medjugorje, padre Perrella. Credibili le prime sette apparizioni.
Il Papa vuole preservare la purezza della devozione mariana.

Fedeli in preghiera a Medjugorje (Reuters)

continua >>> www.avvenire.it