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Lussuria!

(Paolo Rodari)

«Negli Stati Uniti oggi sono più preparati. Non coprono perché hanno dovuto pagare cause milionarie. È stato anche grazie alle denunce che hanno capito – e meno male, dico io – la gravità del loro atteggiamento, l’ ingiustizia che legittimavano. In Italia, purtroppo, ancora molto dipende da vescovo a vescovo. Ci sono quelli che denunciano sempre i casi, e altri che invece sono meno preparati e, non sapendo come gestirli, tendono a silenziare. Non lo fanno malevolmente, ma per inesperienza.In ogni caso, va detto anche che i casi italiani sono in proporzione meno di quelli americani». L’ alto prelato vaticano chiede di restare anonimo, ma, in sintesi, spiega a Repubblica l'”anomalia” italiana. E continua: «Certo, ritengo che sarebbe necessario l’ obbligo di denuncia, mantenendo ovviamente la privacy delle persone coinvolte. In alcuni Paesi è obbligatoria, in Italia no. Ma al di là di quanto prevede la legge, sarebbe buona cosa una dichiarazione chiara in merito da parte dei vertici della Chiesa». Anche se l’ Italia non ha i numeri statunitensi ben evidenziati in Spotlight, le vittime della pedofilia esistono anche da noi, e, con loro, i predatori. Spesso dietro chi abusa c’ è una curia inesperta, incapace di giudicare, di fare luce. Questa, in fondo, è la storia di don Mauro Inzoli, il sacerdote legato a Comunione e Liberazione che è stato ritenuto colpevole di otto episodi di abusi, mentre un’ altra quindicina è andata prescritta. Nessuno intorno a lui ha mai detto nulla. E, anzi, le stesse vittime hanno trovato il coraggio di parlare solo dopo un lungo e sofferto percorso. Molti di questi casi italiani li mette in fila Emiliano Fittipaldi. In Lussuria racconta come «negli ultimi due lustri, contando solo i condannati e gli indagati, sono oltre 200 i sacerdoti italiani denunciati per atti di lussuria con adolescenti». In Calabria, vicino a Reggio, c’ è don Antonello Tropea, già padre spirituale del seminario di Oppido Mamertina, che nel marzo del 2015 viene trovato dalla polizia in un’ auto con un diciassettenne conosciuto grazie alla app Grindr usata per incontri gay. Venti euro il costo della prestazione del ragazzo. Scrive Fittipaldi: «Indagato per prostituzione minorile, il don continua a fare il prete, confidandosi di tanto in tanto con il suo vescovo, monsignor Francesco Milito. “Evita di parlare con i carabinieri di queste cose”, gli suggerisce il superiore, senza sapere di essere ascoltato». A Ostuni, c’ è Franco Legrottaglie, condannato nel 2000 per atti di libidine violenta su due ragazzine, mai sfiorato da processi canonici, e in seguito designato nel 2010 dal vescovo cappellano dell’ ospedale e prete in una chiesa del paese. Poi c’ è don Siro Invernizzi, che nel 2013 è stato mandato dal vescovo di Como a fare il viceparroco a Cugliate, vicino a Varese, nonostante i due anni con la condizionale patteggiati per aver approcciato in strada un ragazzino rom di tredici anni che si prostituiva. Vicende tristi e dolorose. Ma forse evitabili se l’ obbligo di denuncia divenisse prassi per tutti i vescovi.

Two missed opportunities for real reform on sex abuse
Italian journalists Gianluigi Nuzzi, left, and Emiliano Fittipaldi, arrive for a hearing of their trial, at the Vatican, Monday, July 4, 2016. (Credit: Maurizio Brambatti/ANSA via AP Photo.)

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di John L. Allen*
*vaticanista da  Crux, 21/01/17

Due vicende sono emerse per quanto riguarda gli scandali clericali di abusi sessuali, uno in Italia e l’altra negli Stati Uniti: in modi diversi, ognuna è un’occasione persa.
In Italia è uscito un libro dal titolo Lussuria. Peccati, scandali e tradimenti di una Chiesa fatta di uomini (Feltrinelli 2017) del giornalista Emiliano Fittipaldi, uno dei cinque imputati nel processo di Vatileaks 2.0 a causa di documenti trapelati dalla Pontifica commissione sulle finanze vaticane. Negli Stati Uniti, un ex dipendente della Survivors Network of those Abused by Priests (SNAP), la più nota organizzazione americana di difesa delle vittime di abusi del clero, ha citato in giudizio l’ente, accusandolo di operazioni commerciali finanziate tramite tangenti dagli avvocati che fanno causa alla Chiesa per i preti pedofili.
Nel suo libro Fittipaldi si è concentrato sugli scandali di abusi sessuali, in gran parte riciclando materiale già noto. E’ tornato in più presenze sul cardinale George Pell, sullo scandalo in Cile di Fernando Karadima, il più noto prete pedofilo di quel paese e ha raccontato la storia di Lawrence Murphy, un prete americano che si ritiene abbia molestato circa 200 ragazzi in una scuola per sordi fino a metà degli anni 1970. Tutto ciò era già stato ampiamente raccontato in passato e Fittipaldi non aggiunge molto altro. Il libro di Fittipaldi è anche un esempio di sciatteria nel trattare i fatti. Descrive il cardinale Timothy Dolan come “capo” dei vescovi degli Stati Uniti, una posizione che non ricopre dal 2013, chiama Pell il “braccio destro” di Papa Francesco, una cosa che qualunque vaticanista sa che è una definizione chiaramente esagerata. Per la cronaca, mi descrive anche come il “decano dei vaticanisti americani”, un’altra affermazione discutibile.
Ma, sopratutto, il problema è che Fittipaldi opera una grossolana caricatura della situazione reale nella Chiesa. Chiunque sia onesto deve ammettere che il cattolicesimo ha fatto progressi enormi negli ultimi dieci anni e mezzo. Ad esempio, vaste risorse sono state investite nello sviluppo di programmi di prevenzione degli abusi e rilevamento dello stato attuale delle cose, tanto che diverse istituzioni lo stanno applicando. Decine di abusatori sono stati estromessi dal sacerdozio, più di 400 nel corso dell’ultimo anno del solo pontificato di Benedetto XVI. Le diocesi in molte parti del mondo hanno adottato severe politiche di “tolleranza zero”, sospendendo ogni sacerdote di fronte a una denuncia credibile e consegnando il caso alla polizia e ai pubblici ministeri. Chi legge Fittipaldi, però, non saprà mai di tutto questo.
Fittipaldi sostiene che la nuova Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori creata da Papa Francesco è una farsa, scrivendo che ha fatto “poco o nulla”. La baronessa Sheila Hollins, membro di tale commissione, ha replicato con una lettera al The Guardian: «ho partecipato personalmente ad otto riunioni plenarie della Commissione, oltre a numerosi incontri dei gruppi di lavoro. I membri hanno avuto più di 50 impegni educativi divisi in cinque continenti solo nel corso degli ultimi 12 mesi, destinati a responsabili, personale e volontari delle diocesi. L’intensità del lavoro e della politica globale è decisamente diversa dai giudizi sprezzanti di Fittipaldi». Si potrebbe continuare, ma il punto fondamentale è che Fittipaldi racconta solo metà della storia.
Per quanto riguarda SNAP, l’ex dipendente Gretchen Hammond la descrive come un’organizzazione fondata per scopi nobili ma che ha perso la strada in una ricerca quasi maniacale per i soldi. «SNAP non si concentra sulla protezione o aiutando le vittime, ma le sfrutta» si legge nella querela, depositata il 17 gennaio presso la corte dell’Illinois. «SNAP accetta regolarmente tangenti finanziarie da avvocati, sotto forma di “donazioni”. In cambio di tangenti, SNAP offre le vittime come potenziali clienti di tali avvocati, che poi li utilizzano contro la Chiesa cattolica». Una volta che ha iniziato a sollevare queste preoccupazioni, ha riferito Hammond, è stata oggetto di rappresaglie sul posto di lavoro che le hanno portato a gravi problemi di salute, fino ad essere licenziata.
Certo, nonostante il fatto che la Chiesa abbia fatto passi in avanti, c’è sempre il rischio del letargo e dell’arretramento se qualcuno non viene continuamente pungolato. La verità, però, è che ci sono un sacco di persone nella Chiesa cattolica che capiscono tutto questo e stanno cercando con forza di fare la cosa giusta. Una vera riforma significa identificare queste persone e sostenerle, non demonizzare “la Chiesa” per quanto grande sia il problema. Ad esempio, venerdì una commissione in Irlanda del Nord ha pubblicato un rapporto sugli abusi sessuali su minori, trovando notevoli carenze sia da parte della polizia che da parte della Chiesa cattolica. L’arcivescovo Eamon Martin, primate della chiesa irlandese, ha accettato i risultati, dicendo: «Noi della Chiesa dobbiamo fare tutto il possibile per collaborare con la giustizia e dimostrare che stiamo seriamente riparando i peccati e i delitti del passato». I sostenitori delle vittime dovrebbero collaborare con l’arcivescovo Martin, non respingerlo a priori.
Concludendo: gli ideologici pregiudizi e i radicali stereotipi, ignorando il complesso nocciolo della realtà, possono essere più dannosi per la riforma -e, in questo caso, per il benessere dei bambini- rispetto alle fallacie di alcuni scrittori e il carrierismo delle organizzazioni contro la Chiesa.

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