Jean Vanier…

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“La comunità luogo del perdono e della festa”

leggoerifletto.blogspot.it

vedi… leggoerifletto

* Comunità luogo di rivelazione dei nostri limiti

  La comunità è luogo di accoglienza e di fraternità, di condivisione e di crescita verso la stessa meta di speranza.
Ma la comunità è anche luogo terribile. È il luogo della rivelazione dei nostri limitie dei nostri egoismi. Quando comincio a vivere  con altre persone, scopro la mia povertà e le mie debolezze, la mia incapacità di intendermi con alcuni, i miei blocchi. Finchè ero solo potevo credere di amare tutti; adesso, stando con altri, mi rendo conto di quanto sono incapace di amare. E se sono incapace di amare che resta buono di me?
Non c’è nulla di più bello di una comunità in cui si cominci ad amarsi realmente e ad avere fiducia gli uni degli altri.

* Dalla «comunità per me» a «io per la comunità»

  Una comunità non è tale che quando la maggioranza dei membri sta facendo il passaggio da «la comunità per me» a «io per la comunità», cioè quando il cuore di ognuno si sta aprendo ad ogni membro, senza escludere nessuno. È il passaggio dall’egoismo all’amore, dalla morte alla resurrezione: è la pasqua, il passaggio del Signore, ma anche il passaggio da una terra di schiavitù a una terra promessa, quella della liberazione interiore.

La comunità è quel luogo in cui ciascuno, o piuttosto la maggioranza (bisogna essere realisti!), sta emergendo dalle tenebre dell’egocentrismo alla luce dell’amore vero. «Non concedete nulla allo spirito di partito, nulla alla vanagloria, ma ognuno per umiltà stimi gli altri superiori a sé; nessuno ricerchi i propri interessi, ma piuttosto ognuno pensi a quelli degli altri» ( Fil 2,3-4).
L’amore non è né sentimentale né un’emozione passeggera. È una attenzione all’altro che a poco a poco diviene impegno, riconoscimento di un legame, di un’appartenenza vicendevole. È ascoltare l’altro, mettersi al suo posto, capirlo, interessarsene. È rispondere alla sua chiamata e ai suoi bisogni più profondi. È compatirlo, soffrire con lui, piangere quando piange, rallegrarsi quando si rallegra. Amare vuol dire anche essere felici quando l’altro è lì, tristi quando è assente; è restare vicendevolmente uno nell’altro, prendendo rifugio uno nell’altro. «L’amore è una potenza unificatrice».
Se l’amore è essere teso uno verso l’altro, è anche e soprattutto tendere entrambi verso le stesse realtà, è sperare e volere le stesse cose; èpartecipare della stessa visione, dello stesso ideale. E, con questo, è volere che l’altro si realizzi pienamente secondo le vie di Dio e al servizio degli altri; è volere che sia fedele alla sua chiamata, libero di amare in tutte le dimensioni dell’essere suo.
Perché un cuore faccia questo passo dall’egoismo all’amore, dalla “comunità per me” a “io per la comunità”, e la comunità per Dio e per quelli che sono nel bisogno, occorrono tempo e molteplici purificazioni, delle morti costanti e nuove resurrezioni. Per amare, bisogna incessantemente morire alle proprie idee, alle proprie suscettibilità, alle proprie comodità. La via dell’amore è tessuta di sacrifici. La comunità comincia a formarsi quando ognuno fa uno sforzo per accogliere e amare ciascuno degli altri così com’egli è. «Accoglietevi a vicenda come Cristo ha accolto voi». (Rm 15,7)      

Jean Vanier    da www.giovaniemissione.it

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