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Saluti da Fly e GiuMa


Facciata Casa colonica 1800 Breganze Vi

🙃A Ferragosto saremo a Romena😃


…Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico. Poi questi tornava nell’accampamento, mentre il suo inserviente, il giovane Giosuè figlio di Nun, non si allontanava dall’interno della tenda.

Il Signore scese nella nube sul monte Sinai, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione». …

Dalla Prima Lettura 1 Agosto

Es 33,7-11; 34,5-9.28

www.vicenza.chiesacattolica.it/pls/vicenza

Sii monaco nella vita quotidiana   

I consigli di Don Gabriele Gastaldello per vivere bene il tempo dell’estate

In estate i ritmi di vita rallentano, ma il tempo dedicato al riposo rischia per molti, soprattutto anziani, di diventare un tempo di pesante solitudine. Non è un caso che proprio in questi mesi estivi si acutizzino quelle forme depressive che affliggono tante persone.

Anche i Padri della Chiesa parlavano dell’accidia, ovvero di quel sentimento di noia che porta a cedere al pessimismo e a disaffezionarsi alla vita. Forte della sua lunga esperienza come prete fidei donum in Oriente (India e Thailandia) don Gabriele Gastaldello diffonde da tempo, attraverso la buona pratica della Scuola del Villaggio e i suoi “fogli messaggio”, consigli utili per vivere in modo calmo, sereno e pacificante.

“Ciascuno di noi – spiega don Gabriele – può abitare il proprio monastero interiore, cioè quel luogo in cui sostare e rilassare le membra, calmare i respiri, pacificare le emozioni, superare l’ansia del fare”. Solitudine non vuol dire insomma necessariamente noia e isolamento. Ma quali sono le proposte e gli impegni per dare una qualità diversa alla propria vita? “Innanzitutto – spiega don Gabriele – è necessario imparare a vivere il silenzio non come vuoto, ma come un tempo per entrare in relazione con sé stessi. La solitudine che temiamo essere un deserto, si può rivelare invece un meraviglioso giardino. Il silenzio è la più grande rivelazione”.

Il tempo dell’interiorità deve però essere bilanciato da quello della socialità: “Ciascuno di noi – continua don Gastaldello – può coltivare qualche relazione gratuita e significativa. Sono quelli che amo chiamare amici-per-la-vita, persone con cui condividere nella semplicità la Messa quotidiana, un caffè al bar e soprattutto lo scambio di esperienze e parole belle. Troppe volte amiamo indugiare nei nostri discorsi sugli aspetti negativi della vita. Impariamo invece a raccontare il bene e il bello che vediamo e sperimentiamo”.

A questo consiglio si collega un altro suggerimento importante: scrivi le parole belle della tua vita. “Le parole scritte – spiega ancora don Gabriele – si sedimentano meglio nella memoria e ci fanno compagnia. Per questo consiglio sempre a tutti di tenere carta e penna nel taschino per raccogliere i messaggi positivi che passano per la nostra mente o che sentiamo dagli altri. Ciascuno di noi può essere autore di un libretto autobiografico, che non si scrive perché debba essere pubblicato e letto da altri, ma solo per nutrire la nostra personale umanità”.

Ma tutto questo non rischia di essere un po’ troppo intellettuale? “Come i benedettini, possiamo fare nostra allora la regola preziosa ora et labora e dedicarci all’ortoterapia. Io vivo in centro storico ma sulle finestre di casa mia ho dei grandi vasi in cui coltivo di tutto. L’orto è più utile per l’equilibrio psichico che per i prodotti che dà.

Grazie all’orto posso trovare armonia tra mente, corpo e spirito”.

Insomma, don Gabriele insegna che per vivere bene d’estate (e non solo) dobbiamo essere un po’ monaci (cioè unificati): “Non c’è gioia nel vivere agitati, frammentati, tormentati da pensieri negativi. Sii monaco nella tua vita quotidiana e troverai equilibrio e serenità”.

Alessio Graziani

Nel video: l’intervento di don Gabriele Gastaldello in occasione del 14° Seminario Romano del Convivio.

Don Gabriele 🙏🏻

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La preghiera vi renderà liberi

il blog di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Le donne che mi fanno più tenerezza in assoluto sono quelle che non riconoscono la propria fragilità, il loro bisogno di uno sguardo benevolo che si posi su di sé. Quelle che non sanno che “verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà”.

Perché siamo tutte così, tutte desideriamo che l’altro ci rimandi la nostra immagine attraverso i suoi occhi. Riconoscere la nostra fame è il primo passo per saziarla.

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Sant’Anna e San Gioacchino i nonni di Gesù.

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Santi Gioacchino e Anna

A cura di Matteo Liut

L’annuncio della nascita di Maria fu per i suoi genitori, Gioacchino e Anna, come la prima goccia che nell’arsura anticipa la pioggia benefica. E quella pioggia è diventata, anche grazie a loro, la speranza di una vita nuova per l’intera umanità.
Oggi la Chiesa ricorda così i nonni di Gesù: avanti con gli anni ricevettero dal Cielo il dono di una figlia, aprendosi con saggezza e umiltà a quella novità.

“Maria”, ovvero “amata da Dio”, è il nome che scelsero, un nome nel quale oggi milioni di fedeli si riconoscono e trovano rifugio.

L’esempio di Gioacchino (il cui nome significa “Dio solleva”) e Anna (nome che vuol dire “grazia”), invece, è da sempre indicato come un modello per tutti i genitori, chiamati a guardare ai loro figli come degli autentici doni gratuiti di Dio.

La memoria liturgica dei santi Gioacchino e Anna è stata unificata nel 1584.

…fonte Avvenire.it



Magdala…

 

S. Maria Maddalena, il 22 luglio

 

Maria di Magdala, la prima depositaria della resurrezione.Nel cuore dell’estate la festa di una donna, Maria di Magdala, la prima depositaria della resurrezione. E’ sempre l’amore che arriva per primo agli appuntamenti con l’inedito, con l’essenziale.
E così entro nel suo cuore e rivivo quell’alba.


“Carica di oli profumati, all’alba del terzo giorno, costringo i miei piedi ad incamminarsi al luogo della tua sepoltura, Gesù. 

E’ lì che ti ho lasciato, dopo averti accompagnato con gli occhi nella tua passione. Questi stessi occhi continuano a vivere di lacrime che sembrano non aver mai fine. Mi fermo, li asciugo, riparto, mille volte li asciugo per non inciampare continuamente sulle mie lacrime, sul mio dolore. Sarà per questo che in prossimità del sepolcro credo di vedere la pietra rotolata via e bianche vesti alate che sembrano attendermi: dopo che mi hai scacciato tutti quei demoni, tale è il benessere che continuo a sognare angeli!

Più mi avvicino alla tomba, più il cuore batte: l’amore per te mi ha sempre fatto questo effetto, mi ha sempre infuocato il cuore, cuore di donna. 

Più mi avvicino, più vedo sfuocato, con questi occhi pieni di lacrime. Ma, eccoli, stavolta sono veri, angeli candidi come la lana degli agnelli. E parlano, a me, si proprio a me, l’indemoniata redenta.

Ma è quando mi sento chiamare per nome che una vampata sale da dentro e quasi mi sento svenire! E’ la tua voce mio Signore, questa la riconoscerei tra mille. E’ voce che accarezza, che guarisce anche le ferite più profonde.

E ciò che gli occhi vedono e orecchie odono e naso odora e lingua assapora e mani toccano, anche solo per un istante, è vita per me!

Lascio i tuoi piedi, so che dovranno percorrere strade infinite, tante quante le strade che ogni uomo percorrerà nella sua vita. Ma quel tocco, quel bacio sfiorato, quel profumo, quelle parole, quella visione ora sono mie, carne della mia carne, per sempre.

Tu, amato mio, risorgerai in me ogni volta che le mie parole sapranno chiamare per nome ogni donna, ogni uomo, e aiutarli a risorgere.”

fra Giorgio


Il testo su Maria di Magdala

MARIA DI MAGDALA.

Recensione

Per “espresso desiderio” di Papa Francesco, il giugno scorso, la Congregazione vaticana per il culto divino ha emesso un decreto con cui la celebrazione di S. Maria Maddalena, il 22 luglio, viene elevata nel Calendario Romano al grado di festa, riconoscendola come ‘modello’ per chiunque.

A marzo 2016, edito da Aracne, è stato pubblicato il libro Maria di Magdala. Una genealogia apostolica di Marinella Perroni e Cristina Simonelli. L’intento delle autrici è quello di aggiungere “qualche tassello al mosaico” che ci permette di cogliere -almeno in parte- il ‘volto’ e l’esperienza di Maria Maddalena attraverso l’approfondimento dei Vangeli che le chiese hanno posto a fondamento della loro fede (nella prima parte) e alcuni testi considerati “apocrifi” del II/IV secolo, in particolare il Vangelo di Maria e il complesso Pistis Sofia (nella seconda).

Marinella Perroni nel suo Un’apostola senza storia: la tradizione canonica analizza la ‘presenza’ di Maria Maddalena nei Vangeli partendo dalla considerazione che “se fin dall’inizio la predicazione cristiana si è fondata su due coppie di pilastri, la morte-sepoltura e la risurrezione-apparizioni, Maria e le altre donne sono personaggi imprescindibili in quanto testimoni di questi momenti al punto che non è possibile raccontarli senza parlare di lei e delle altre”.

Nello sviluppo della storia delle prime comunità cristiane questa immagine della discepola galilea,  è stata privata di forza e di valore. Se la figura di Pietro è individuabile nei vangeli come ‘capo’ del gruppo dei dodici, quella di Maria Maddalena è indicata come la guida del gruppo delle discepole, ma la leadership della Maddalena, a differenza di quella di Pietro, non ha trovato riscontro nella configurazione istituzionale delle chiese.

Nella seconda parte del libro “Un’apostola tra spiritualità e conflitto. Tradizioni apocrife” la lettura e l’analisi dei testi fatta da Cristina Simonelli “si occupa di scritti ‘cristiani apocrifi’, ma non li vede solamente come esclusi dal canone biblico. Li valorizza piuttosto come tracce di situazioni, persone, ruoli che sono stati ‘nascosti’: la loro rinnovata lettura rende se non inautentica almeno parziale ogni ricostruzione dell’antichità cristiana che non li preveda”.

In quest’ottica, studiare e approfondire gli scritti apocrifi non è semplicemente conoscere una letteratura particolare, ma ‘entrare’ nelle vicende delle diverse comunità che a questi scritti facevano riferimento. L’approfondimento che scorre nelle pagine del libro sottolinea che “non solo la memoria di Maria Maddalena è rimasta viva, ma anche che ha attraversato contesti geografici e ambiti spirituali diversi”intrecciandosi con tutta una mappa di presenze di donne significative in vari luoghi, a formare un quadro variegato di presenze e ruoli attivi delle donne.

“La montagna sopra Reggio Emilia conserva una memoria particolare: una valle che gli abitanti chiamano delle fate, in cui dicono ci fossero gli eremi di donne. In questa valle si celebra la memoria di Maria Maddalena”. Il libro, restituendo parte di questa memoria, fa nascere il desiderio di cercare ed approfondire ancora, affinché la Maddalena “venga restituita alla storia di Gesù e del suo gruppo discepolare prima e dopo Pasqua. E, in questo modo, possa interpellare le chiese oltre che avere qualcosa da dire agli uomini e alle donne di oggi”.

 

Donatella Mottin

www.orsolinescm.it

    la benedizione

Sentirci benedetti

                                                      immagini da leggoerifletto:

      la-benedizione-don-bruno-ferrero

Nella comunità dell’Arca dove aveva deciso di vivere, dopo una vita passata nel mondo universitario,un giorno, il celebre Padre Henri Nouwen, fu avvicinato da una handicappata della comunità che gli disse: “Henri, mi puoi benedire?”
Padre Nouwen rispose alla richiesta in maniera automatica, tracciando con il pollice il segno della croce sulla fronte della ragazza.
Invece di essere grata, lei protestò con veemenza: “No, questa non funziona. Voglio una vera benedizione!”
Padre Nouwen si accorse di aver risposto in modo abitudinario e formalistico e disse:  “Oh,scusami… ti darò una vera benedizione quando saremo tutti insieme per la funzione”.
Dopo la funzione, quando circa una trentina di persone erano sedute in cerchio sul pavimento, Padre Nouwen disse: “Janet mi ha chiesto di darle una benedizione speciale. Lei sente di averne bisogno adesso”.
La ragazza si alzò andò verso il sacerdote, che indossava un lungo abito bianco con ampie maniche che coprivano sia le mani che le braccia. Spontaneamente Janet lo abbracciò e pose la testa contro il suo petto. Senza pensarci, Padre Nouwen la avvolse con le sue maniche al punto di farla qusi sparire tra le pieghe del suo abito.
Mentre si tenevano l’un l’altra Padre Nouwen disse: “Janet, voglio che tu sappia che sei l’Amata Figlia di Dio. Sei preziosa agli occhi di Dio. Il tuo bel sorriso, la tua gentilezza verso gli altri della comunità e tutte le cose buone che fai, ci mostrano che bella creatura tu sei. So che in questi giorni ti senti un po’ giù e che c’è della tristezza nel tuo cuore, ma voglio ricordarti chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amata da Dio e da tutte le persone che sono qui con te”.
Janet alzò la testa e lo guardò; il suo largo sorriso dimostrò che aveva veramente sentito e ricevuto la benedizione.
Quando Janet tornò al suo posto, tutti gli altri handicappati vollero ricevere la benedizione. Anche uno degli assistenti, un giovane di ventiquattro anni, alzò la mano e disse: “E io?”
“Certo” rispose Padre Nouwen. “Vieni”.
Lo abbracciò e disse: “John, è così  bello che tu sia qui. Tu sei l’Amato Figlio di Dio. La tua presenza è una gioia per tutti noi. Quando le cose sono difficili e la vita è pesante, ricordati sempre che tu sei Amato di un amore infinito”.
Il giovane lo guardò con le lacrime agli occhi e disse: “Grazie, grazie molte”.
La sensazione di essere maledetti spesso colpisce più facilmente che la sensazione di essere benedetti.
Dobbiamo imparare di nuovo il senso e la bellezza della benedizione.
E quando le cose sono difficili e la vita è pesante ricordati chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amato da Dio e da tutte le persone che sono con te”.

„La benedizione di Dio non è né ricchezza né salute né fortuna, ma semplicemente la luce: luce interiore, luce per camminare e scegliere, luce da gustare. Dio benedice con la luce: vale a dire ponendoti accanto persone dal volto e dal cuore di luce. Cui dire: mi basta vederti. Per sapere che Dio c’è, che Dio è luce. E il tuo cuore ti dirà che tu sei fatto per la luce.“                                                         Ermes Ronchi

Jorge Mario Bergoglio, insomma, muove le cose. Non sono solo parole…

Mi ero ripromesso di non scrivere più nulla, in interlocuzione con la lobby –  molto attiva sui social – dei detrattori a spada tratta di papa Francesco. Anche perché, ormai, tutte le frecce risultano sistematicamente spuntate e sul tappeto, alla fine, resta solo polvere. Molto probabilmente, fra qualche anno, quando ci sarà un minimo di distanza storica, questa potrà essere a malapena ricordata come una delle tante, patetiche battaglie di retroguardia che, nella lunga storia della Chiesa, hanno cercato invano di ostacolare il suo cammino.Già ora l’attacco sistematico al papa appare frutto di unachiusura pregiudiziale. È umanamente impossibile per ogni essere umano, animato dalle migliori intenzioni, non riuscire a combinare nella propria vita nulla di buono: per questo, raccogliere e rilanciare notte e giorno solo giudizi negativi contro Francesco, senza mai dare conto di qualche frutto positivo, è un’operazione che si scredita da sola. Nel migliore dei casi una prevenzione ideologica, nel peggiore una strategia diffamatoria che ha qualcosa di diabolico. Basterebbe almeno riconoscere, sportivamente, l’attività caritativa diffusa che il papa promuove, senza suonare tante trombe, a favore dei poveri, recentemente descritta come “la carità nascosta di papa Francesco”. Nemmeno un cieco, d’altra parte, potrebbe negare i risultati della diplomazia vaticana, ispirata da papa Francesco: in un suo blog (peraltro più equilibrato che “schierato”), Iacopo Scaramuzzi ha scritto: “Jorge Mario Bergoglio, insomma, muove le cose. Non sono solo parole. E non è solo brillante politica estera, le mediazioni vaticane a Cuba e nel resto dell’America Latina, lo scontro con Donald Trump, il riavvicinamento a Cina, Iran, Russia, paese quest’ultimo dove il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin si recherà in visita quasi certamente nel mese di agosto”. Aggiungerei i risultati dello straordinario viaggio in Egitto, appena descritti, in modo sobrio e documentato, da Enzo Romeo, sull’ultimo numero di Dialoghi (“Francesco il tessitore: la sfida del dialogo contro il fanatismo”, Dialoghi, 2/2107). Ancora più deplorevole e quasi rivoltante l’uso del dramma di Charlie Gard, il bimbo inglese affetto da una rara sindrome da deperimento mitocondriale: mentre Francesco – discretamente e concretamente – stava attivando l’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù”, è partito un tam tam indecente sul suo presunto “silenzio”. Evidentemente qualcuno sogna un magistero papale fatto di declami e anatemi, dietro ai quali l’inerzia più totale sarebbe un fenomeno irrilevante. Voglio però intervenire ancora una volta su questo, cercando di volgere in positivo la lettura del fenomeno, dal quale si potrebbero ricavare almeno tre insegnamenti:
1) Anzitutto, l’accanimento contro papa Francesco testimonia limpidamente, a contrario, l’altezza della sua figura e la limpidezza del suo operato; in una parola, la sua autenticità evangelica. Se infatti, dopo aver fatto le “analisi del sangue” all’intera biografia di Bergoglio, fin nelle pieghe più riposte della sua vita, si continua ad andare avanti così, cioè riciclando il nulla, possiamo stare davvero tranquilli. Per la verità, molti di noi non avevano dubbi: ma ormai ce ne viene offerta una motivazione ulteriore, ad abundantiam. Se gli unici argomenti contro il papa solo un conclave illegittimo, o il fatto che egli chiede un avvicendamento alla Congregazione per la dottrina della fede in seguito alla scadenza ordinaria di un mandato, o invocando addirittura il card. Martini (ritenuto sempre inaffidabile e ora trasformato in unaauctoritas), vuol dire che abbiamo davvero un santo papa. È stato raschiato il fondo del barile, lasciamo che i morti seppelliscano i morti.
2) In secondo luogo, gli attacchi a papa Francesco contengono in se stessi la misura della loro contraddizione e in un certo senso ci offrono un criterio per distinguere in modo inequivocabile parresiae maldicenza. Come ha scritto qualche tempo fa Andrea Grillo, quanti hanno condotto una crociata intransigente contro il moderno rischiano di diventare vittime di una “sindrome di Stoccolma”, incarnando in loro proprio quelle forme di soggettivismo relativistico e di individualismo anti-istituzionale che hanno combattuto per anni! Il rispetto della suprema autorità che i cristiani debbono riconoscere al vicario di Cristo e successore di Pietro dovrebbe suggerire altri atteggiamenti, altre parole, un’altra umiltà e, alla fine, anche il silenzio. Molti di noi, in passato, hanno avuto qualche perplessità e alcunidubia su singole prese di posizione dei pontefici precedenti e hanno scelto la via del silenzio e della preghiera, sapendo bene l’uso strumentale che sarebbe stato fatto di alcune prese di posizione. La linea che separa il silenzio dalla chiacchiera potrebbe essere anche quella che distingue un buon cristiano da un provocatore.

 3) Infine, questa marea montante di acredine c’insegna che i veri problemi della Chiesa oggi sono altri: sono le grandi sfide dell’annuncio del Vangelo, delle forme della testimonanza cristiana, della santità nella ricerca di sintesi credibili – antiche e nuove – fra Parola, liturgia e carità, fra l’altezza della Rivelazione e le fragilità della storia. Oscurare e persino occultare queste sfide, trasformando la vita ecclesiale in un derby fra bergogliani e antibergogliani, stimolando la nascita di opposte tifoserie, è un’operazione spericolata e profondamente – questa volta sì – antievangelica. Chi crede che agitare qualche rassicurante parola d’ordine garantisca un’esenzione a prescindere da ogni altra forma d’impegno, c’insegna ancora una volta, a contrario, qual è il pericolo più grande oggi per un cristiano: ridurre il cristianesimo a una grande sceneggiata mediatica, di fronte alla quale basta dichiarare da che parte si sta. Anche rimanendo in pantofole, tranquillamente sprofondati nella poltrona di casa. 

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Ecco, il seminatore uscì a seminare.🌻.🌻.🌻.

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.

Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 

Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:

“Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi,perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.

Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».(Mt. 1-23)

Piccole riflessioni
Questa domenica, con la parabola del seminatore, non occorrono le riflessioni in quanto è Gesù stesso che, su richiesta dei discepoli, da la spiegazione della parabola. Il parlare in parabole era una tecnica già in uso presso i maestri del tempo, la parabola è un racconto figurato che usa elementi molto noti agli ascoltatori per esprimere concetti alti e nascosti; volevo solo far notare che tali concetti per essere svelati richiedono un minimo di interesse e desiderio alla ricerca della verità, di ascolto e di accoglienza della parola di Dio. Gesù fa notare che la parola di Dio ha, come il seme, una forza autonoma e nascosta che se accolta in una buona terra rilascia tutta la sua energia per l’instaurazione di un rapporto del tutto nuovo con Dio, attraverso la persona di Gesù, infatti, dopo aver spiegato la forza del seme che esprime la potenza della parola di Dio, fa notare che Lui stesso incarna la parola e si pone al centro di tutto il rapporto, infatti dice: “Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!” quindi il segreto di tutto sta nella perseveranza di tenere un rapporto di amore con Gesù che, in un cuore accogliente, fa maturare anche quel rapporto di amore che si espande verso i fratelli per l’unitario cammino verso la eternità dei figli di Dio.


Vieni, vieni, chiunque tu sia, sognatore, devoto, vagabondo, poco importa. Vieni, anche se hai infranto i tuoi voti mille volte. Vieni, vieni, nonostante tutto, vieni.

accoglienza_romena

Vieni, vieni, chiunque tu sia,
sognatore, devoto, vagabondo, poco importa.
Vieni, anche se hai infranto i tuoi voti mille volte.
Vieni, vieni, nonostante tutto, vieni.
Rumi

Romena. Un porto di terra

per viandanti in cerca di Dio e di se stessi.

 
 
Romena. 
Un porto di terra per viandanti in cerca di Dio e di se stessi.
Un luogo bellissimo, che ti ricorda la tua bellezza.
Un’oasi di pace dove possono riposare Dio e l’uomo.
Volti amici che sanno abbracciarsi nella gioia e nel dolore.
Oggi si parte e si va a Romena per nutrirsi d’amore, di bellezza e tenerezza. 
Incontrerò certamente alcuni di voi che quotidianamente incrocio in questa
 ‘famiglia di fb’ e sarà una festa.
A tutti gli altri giunga questa benedizione che ci si regala a Romena:


Possa la via crescere con te possa il vento essere alle tue spalle possa il sole scaldare il tuo viso possa Dio tenerti nel palmo della Sua mano. Prenditi tempo per amare,perché questo è il privilegio che Dio ti dà. Prenditi tempo per essere amabile,perché questo è il cammino della felicità. Prenditi tempo per ridere,perché il sorriso è la musica dell’anima. Prenditi tempo per amare con tenerezza,perché la vita è troppo corta per essere egoisti.

 
Saranno giorni così intensi che il tempo per scrivere mancherà,
 ma condividerò qualche dono ricevuto. Promesso!
fra Giorgio

Lectio… il seme e i seminati Lc. 8,4-15

Fonte : famiglie della visitazione 

Da Don Giovanni Nicolini

Sabato 8 luglio 2017 – Lc 8,4-8 

4 Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: 5 «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. 6 Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. 7 Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. 8 Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». 

COMMENTO DI GIOVANNI 

Conviene forse tener conto del ver.4 che sembra darci il motivo per il quale Gesù racconta questa parabola: la grande folla che si radunava e accorreva a lui! (ver.4). 

In questo modo sembra che Egli voglia sottolineare che la potenza della sua Parola agisce non sui grandi numeri, ma nell’intimo del cuore! 

Dico questo per l’enfasi con la quale si sottolinea tutta la parte di seme che va perduta: lungo la strada … calpestata … mangiata dagli uccelli … caduta sulla pietra … caduta tra i rovi e soffocata! (vers.5-7). 

Solo la parte che cade sul terreno buono (ver.8) “germogliò e fruttò cento volte tanto”. 

Dunque, un gran frutto, ma indipendente dalla quantità del seminato. 
Resta che il seminatore sembra aver fatto bene la sua parte, senza spreco. 

Ma il frutto si realizza e si manifesta nel piccolo e nel poco. 

Mi affascina l’ipotesi che anche in questa immagine venga glorificato il “farsi piccolo” di Dio nella nostra piccolezza! E questo “farsi piccolo” è principio di una grande ed autentica quantità!

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.  


Lunedì 10 luglio 2017 – Lc 8,9-10 

9 I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. 10 Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano. 

COMMENTO DI GIOVANNI 

Vi propongo con un certo tremore una ipotesi di spiegazione di questa Parola. 
Tutta la realtà nella quale viviamo è parabola del “regno di Dio”! 

Quindi solo l’annuncio evangelico può “spiegare-rivelare” compiutamente la realtà! 

Altrimenti, al di là di ogni scoperta-legge-conquista-progresso …. 

tutto resta una “parabola-non-spiegata”! 

Malgrado ogni ricerca e progresso tutto resta sostanzialmente sconosciuto: e dunque tale che “vedendo non vedano e ascoltando non comprendano”. 

Come sempre, non fidatevi di me. 

E io vi sono grato se mi fate sapere il significato vero della Parola che oggi il Signore ci regala!

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni. 
 
Da Don Giovanni Nicolini 
Martedì 11 luglio 2017 –
 Lc 8,11-15 
11 Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. 12 I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. 13 Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. 14 Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. 15 Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza. 
COMMENTO DI GIOVANNI 
Mi sembra molto più bella e appropriata la traduzione letterale del ver.11 che dice: “Questa è la parabola: il seme è la Parola di Dio”. 
In realtà il testo ci vuole offrire la vicenda di tale Parola, e per questo ci parla dei “seminati”, e cioè di coloro che ricevono la Parola nelle diverse condizioni delle persone e della loro storia. 
La sorte del “seme-Parola” è legata a chi la riceve. 
A questa mia età, e a questo punto della mia esperienza spirituale, mi sento orientato ad una lettura non rigida del testo, perché mi sembra di conoscere e riconoscere nella mia storia tutte le situazioni-condizioni citate. 
Anche l’ultima, quella del “terreno buono”, che non trovo in me, ma che amo in persone come S. Francesco d’Assisi e Santa Teresa di Gesù Bambino! 
Credo che questo lo possano dire tutte le persone che ascoltano questa parabola. 
Lo dico perché il “genere letterario” dell’insegnamento di Gesù ha come suo scopo la salvezza di tutti! 
Dunque, ognuno di noi oggi riceve questa Parola come esortazione del Signore che incessantemente ci invita alla conversione. 
L’essere discepoli è una strada che sino alla fine ci chiede di convertirci a Lui, che viene a salvarci! 
Se penso alla mia vita, dal principio fino a questo momento vedo come appunto Gesù ci riveli sempre il cammino della nostra conversione a Lui! 
E questo è possibile perché Lui – la sua Parola! – è incessantemente seminato in noi dalla bontà e dall’amore del Padre! 
Faccio un’ultima considerazione: sul tema di “preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita” che troviamo al ver.14! 
La struttura profonda della fede ebraica e cristiana ha come nota essenziale la povertà! 
Il credente è essenzialmente un povero, sul quale Dio si china per donargli la salvezza e l’amore! 
L’istinto, anche filosofico e teologico, è quello di una crescita nostra più che quello di un diminuire e farsi povero di Dio verso di noi, fino alla Croce del Signore Gesù. 
Ma la fede non può essere che salvezza, e dunque pura grazia, puro dono di Dio!
Dio ti benedica. E tu benedicimi.
 Tuo. Giovanni.

Il Buon Grano

 

 

Giovanni Nicolini

 

www.famigliedellavisitazione.it

La cura


Chi tiene seduto a forza Matteo dietro il banco delle imposte? 

Una tradizione? 

Il prestigio? 

Il dovere? 

No, chi tiene Matteo inchiodato a quel banco e a quella vita è l’avidità. E l’avidità da chi è generata? 

Dall’ego. 

È l’ego di Matteo che tiene Matteo chiuso dietro le sbarre della sua avidità e incatenato al banco delle imposte. Cosa tiene incastrati i farisei tra i labirinti della legge e della tradizione, inchiodati agli scanni delle loro cattedre? 

La religione? 

La giustizia divina? L’amore per Dio? 

No, ciò che tiene perennemente incastrati i farisei nel gorgo dei loro pregiudizi è la sete di dominio. 

E la sete di dominio da chi è generata? 

Dall’ego. 

È l’ego dei farisei che tiene i farisei incatenati alle loro cattedre e ai loro pregiudizi. 

Chi sono i malati? 

Chi sono i sani? 

I malati sono i possessori di ego che non vogliono liberarsi dall’ego, 

i sani sono i possessori di ego che desiderano con tutte le forze di essere liberati dall’ego. Gesù è chiaro. 

Non è venuto per coloro che non riconoscono in sé la signoria e la prepotenza dell’ego e non desiderano in alcun modo liberarsene. 

Gesù è il medico in assoluto più potente e preparato contro le patologie dell’ego, 

è la medicina più efficace e vincente contro gli avvelenamenti dell’ego. 

Non c’è cura al mondo, in cielo e in terra, più potente della Parola di Gesù e delle sue procedure evangeliche. Gesù può guarire l’uomo da ogni malattia, 

perché prima di tutto è in grado di guarire l’uomo dalle pressioni, dall’inganno, 

dalle storture, 

dalle disarmonie che derivano dall’ego. 

Gesù propone la sua cura: 

Misericordia io voglio e non sacrifici. 

La cura di Gesù è l’amore, ma l’amore distillato sotto forma di misericordia, la misericordia della compassione, della comprensione. 

L’ego vive e si alimenta di ambizione in ogni sua forma, 

e l’ambizione può essere ogni cosa e in ogni cosa, ma la forma più sottile e pericolosa di ambizione è quella della vanità che deriva dal sentirsi a posto, 

dal sentirsi a posto nei riguardi del dovere, 

della legge, di Dio. 

È quell’ambizione perversa e assurda che spinge l’uomo a sacrificarsi per sentirsi giusto, 

superiore agli altri, appropriato alle circostanze, 

corretto e onesto, idoneo, 

imparziale, 

lecito, 

legittimo, 

morale, 

regolare, 

rispondente, 

mirato, 

misurato, 

azzeccato, 

conforme, 

uniforme, 

meritevole. 

È l’ambizione che fagocita legge finché crea ingiustizia, 

si rinforza di appartenenze finché predica uguaglianza, 

si ciba di morali finché semina divisione e miseria, 

s’ingolfa di doveri finché estende il suo dominio e il suo potere. 

Misericordia io voglio e non sacrifici, questa è la cura di Gesù alle crisi economiche, 

sociali, 

politiche dell’uomo, questa la medicina del vangelo contro le epidemie di disperazione e paura, 

il medicamento del Signore Dio per la miseria e per la paura dell’uomo.

Misericordia io voglio e non sacrifici, 

questo vince l’ambizione e disarma l’ego, 

in qualsiasi forma abbia trovato spazio nel cuore e nello spirito dell’uomo. La misericordia da chiedere a Dio, per la mostruosità dei danni provocati dal nostro ego al bene personale e comune, alla terra e a tutti gli esseri viventi; misericordia da offrire ai fratelli per tutte le ferite che il loro ego ha inferto al nostro essere e al nostro cuore. 

Misericordia io voglio e non sacrifici, questa è la cura di Gesù per chi vuol guarire. 

🙏🏻🙏🏻🙏🏻

d.P. Spoladore


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http://youtu.be/cLJp-YJeuzc

La cura