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Saluti da Fly e GiuMa


Facciata Casa colonica 1800 Breganze Vi

🙃A Ferragosto saremo a Romena😃


…Il Signore parlava con Mosè faccia a faccia, come uno parla con il proprio amico. Poi questi tornava nell’accampamento, mentre il suo inserviente, il giovane Giosuè figlio di Nun, non si allontanava dall’interno della tenda.  

Il Signore scese nella nube sul monte Sinai, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui, proclamando: «Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà, che conserva il suo amore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione». …

Dalla Prima Lettura 1 Agosto

Es 33,7-11; 34,5-9.28

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La preghiera vi renderà liberi

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il blog di Costanza Miriano

di Costanza Miriano

Le donne che mi fanno più tenerezza in assoluto sono quelle che non riconoscono la propria fragilità, il loro bisogno di uno sguardo benevolo che si posi su di sé. Quelle che non sanno che “verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà”.

Perché siamo tutte così, tutte desideriamo che l’altro ci rimandi la nostra immagine attraverso i suoi occhi. Riconoscere la nostra fame è il primo passo per saziarla.

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Sant’Anna e San Gioacchino i nonni di Gesù.

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Santi Gioacchino e Anna

A cura di Matteo Liut

L’annuncio della nascita di Maria fu per i suoi genitori, Gioacchino e Anna, come la prima goccia che nell’arsura anticipa la pioggia benefica. E quella pioggia è diventata, anche grazie a loro, la speranza di una vita nuova per l’intera umanità.
Oggi la Chiesa ricorda così i nonni di Gesù: avanti con gli anni ricevettero dal Cielo il dono di una figlia, aprendosi con saggezza e umiltà a quella novità.

“Maria”, ovvero “amata da Dio”, è il nome che scelsero, un nome nel quale oggi milioni di fedeli si riconoscono e trovano rifugio.

L’esempio di Gioacchino (il cui nome significa “Dio solleva”) e Anna (nome che vuol dire “grazia”), invece, è da sempre indicato come un modello per tutti i genitori, chiamati a guardare ai loro figli come degli autentici doni gratuiti di Dio.

La memoria liturgica dei santi Gioacchino e Anna è stata unificata nel 1584.

…fonte Avvenire.it



Magdala…

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Maria di Magdala, la prima depositaria della resurrezione.Nel cuore dell’estate la festa di una donna, Maria di Magdala, la prima depositaria della resurrezione. E’ sempre l’amore che arriva per primo agli appuntamenti con l’inedito, con l’essenziale.
E così entro nel suo cuore e rivivo quell’alba.


“Carica di oli profumati, all’alba del terzo giorno, costringo i miei piedi ad incamminarsi al luogo della tua sepoltura, Gesù. 

E’ lì che ti ho lasciato, dopo averti accompagnato con gli occhi nella tua passione. Questi stessi occhi continuano a vivere di lacrime che sembrano non aver mai fine. Mi fermo, li asciugo, riparto, mille volte li asciugo per non inciampare continuamente sulle mie lacrime, sul mio dolore. Sarà per questo che in prossimità del sepolcro credo di vedere la pietra rotolata via e bianche vesti alate che sembrano attendermi: dopo che mi hai scacciato tutti quei demoni, tale è il benessere che continuo a sognare angeli!

Più mi avvicino alla tomba, più il cuore batte: l’amore per te mi ha sempre fatto questo effetto, mi ha sempre infuocato il cuore, cuore di donna. 

Più mi avvicino, più vedo sfuocato, con questi occhi pieni di lacrime. Ma, eccoli, stavolta sono veri, angeli candidi come la lana degli agnelli. E parlano, a me, si proprio a me, l’indemoniata redenta.

Ma è quando mi sento chiamare per nome che una vampata sale da dentro e quasi mi sento svenire! E’ la tua voce mio Signore, questa la riconoscerei tra mille. E’ voce che accarezza, che guarisce anche le ferite più profonde.

E ciò che gli occhi vedono e orecchie odono e naso odora e lingua assapora e mani toccano, anche solo per un istante, è vita per me!

Lascio i tuoi piedi, so che dovranno percorrere strade infinite, tante quante le strade che ogni uomo percorrerà nella sua vita. Ma quel tocco, quel bacio sfiorato, quel profumo, quelle parole, quella visione ora sono mie, carne della mia carne, per sempre.

Tu, amato mio, risorgerai in me ogni volta che le mie parole sapranno chiamare per nome ogni donna, ogni uomo, e aiutarli a risorgere.”

fra Giorgio


    la benedizione

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Sentirci benedetti

                                                      immagini da leggoerifletto:

      la-benedizione-don-bruno-ferrero

Nella comunità dell’Arca dove aveva deciso di vivere, dopo una vita passata nel mondo universitario,un giorno, il celebre Padre Henri Nouwen, fu avvicinato da una handicappata della comunità che gli disse: “Henri, mi puoi benedire?”
Padre Nouwen rispose alla richiesta in maniera automatica, tracciando con il pollice il segno della croce sulla fronte della ragazza.
Invece di essere grata, lei protestò con veemenza: “No, questa non funziona. Voglio una vera benedizione!”
Padre Nouwen si accorse di aver risposto in modo abitudinario e formalistico e disse:  “Oh,scusami… ti darò una vera benedizione quando saremo tutti insieme per la funzione”.
Dopo la funzione, quando circa una trentina di persone erano sedute in cerchio sul pavimento, Padre Nouwen disse: “Janet mi ha chiesto di darle una benedizione speciale. Lei sente di averne bisogno adesso”.
La ragazza si alzò andò verso il sacerdote, che indossava un lungo abito bianco con ampie maniche che coprivano sia le mani che le braccia. Spontaneamente Janet lo abbracciò e pose la testa contro il suo petto. Senza pensarci, Padre Nouwen la avvolse con le sue maniche al punto di farla qusi sparire tra le pieghe del suo abito.
Mentre si tenevano l’un l’altra Padre Nouwen disse: “Janet, voglio che tu sappia che sei l’Amata Figlia di Dio. Sei preziosa agli occhi di Dio. Il tuo bel sorriso, la tua gentilezza verso gli altri della comunità e tutte le cose buone che fai, ci mostrano che bella creatura tu sei. So che in questi giorni ti senti un po’ giù e che c’è della tristezza nel tuo cuore, ma voglio ricordarti chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amata da Dio e da tutte le persone che sono qui con te”.
Janet alzò la testa e lo guardò; il suo largo sorriso dimostrò che aveva veramente sentito e ricevuto la benedizione.
Quando Janet tornò al suo posto, tutti gli altri handicappati vollero ricevere la benedizione. Anche uno degli assistenti, un giovane di ventiquattro anni, alzò la mano e disse: “E io?”
“Certo” rispose Padre Nouwen. “Vieni”.
Lo abbracciò e disse: “John, è così  bello che tu sia qui. Tu sei l’Amato Figlio di Dio. La tua presenza è una gioia per tutti noi. Quando le cose sono difficili e la vita è pesante, ricordati sempre che tu sei Amato di un amore infinito”.
Il giovane lo guardò con le lacrime agli occhi e disse: “Grazie, grazie molte”.
La sensazione di essere maledetti spesso colpisce più facilmente che la sensazione di essere benedetti.
Dobbiamo imparare di nuovo il senso e la bellezza della benedizione.
E quando le cose sono difficili e la vita è pesante ricordati chi sei: sei una persona speciale, sei profondamente amato da Dio e da tutte le persone che sono con te”.

„La benedizione di Dio non è né ricchezza né salute né fortuna, ma semplicemente la luce: luce interiore, luce per camminare e scegliere, luce da gustare. Dio benedice con la luce: vale a dire ponendoti accanto persone dal volto e dal cuore di luce. Cui dire: mi basta vederti. Per sapere che Dio c’è, che Dio è luce. E il tuo cuore ti dirà che tu sei fatto per la luce.“                                                         Ermes Ronchi

Jorge Mario Bergoglio, insomma, muove le cose. Non sono solo parole…

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Mi ero ripromesso di non scrivere più nulla, in interlocuzione con la lobby –  molto attiva sui social – dei detrattori a spada tratta di papa Francesco. Anche perché, ormai, tutte le frecce risultano sistematicamente spuntate e sul tappeto, alla fine, resta solo polvere. Molto probabilmente, fra qualche anno, quando ci sarà un minimo di distanza storica, questa potrà essere a malapena ricordata come una delle tante, patetiche battaglie di retroguardia che, nella lunga storia della Chiesa, hanno cercato invano di ostacolare il suo cammino.Già ora l’attacco sistematico al papa appare frutto di unachiusura pregiudiziale. È umanamente impossibile per ogni essere umano, animato dalle migliori intenzioni, non riuscire a combinare nella propria vita nulla di buono: per questo, raccogliere e rilanciare notte e giorno solo giudizi negativi contro Francesco, senza mai dare conto di qualche frutto positivo, è un’operazione che si scredita da sola. Nel migliore dei casi una prevenzione ideologica, nel peggiore una strategia diffamatoria che ha qualcosa di diabolico. Basterebbe almeno riconoscere, sportivamente, l’attività caritativa diffusa che il papa promuove, senza suonare tante trombe, a favore dei poveri, recentemente descritta come “la carità nascosta di papa Francesco”. Nemmeno un cieco, d’altra parte, potrebbe negare i risultati della diplomazia vaticana, ispirata da papa Francesco: in un suo blog (peraltro più equilibrato che “schierato”), Iacopo Scaramuzzi ha scritto: “Jorge Mario Bergoglio, insomma, muove le cose. Non sono solo parole. E non è solo brillante politica estera, le mediazioni vaticane a Cuba e nel resto dell’America Latina, lo scontro con Donald Trump, il riavvicinamento a Cina, Iran, Russia, paese quest’ultimo dove il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin si recherà in visita quasi certamente nel mese di agosto”. Aggiungerei i risultati dello straordinario viaggio in Egitto, appena descritti, in modo sobrio e documentato, da Enzo Romeo, sull’ultimo numero di Dialoghi (“Francesco il tessitore: la sfida del dialogo contro il fanatismo”, Dialoghi, 2/2107). Ancora più deplorevole e quasi rivoltante l’uso del dramma di Charlie Gard, il bimbo inglese affetto da una rara sindrome da deperimento mitocondriale: mentre Francesco – discretamente e concretamente – stava attivando l’Ospedale pediatrico “Bambino Gesù”, è partito un tam tam indecente sul suo presunto “silenzio”. Evidentemente qualcuno sogna un magistero papale fatto di declami e anatemi, dietro ai quali l’inerzia più totale sarebbe un fenomeno irrilevante. Voglio però intervenire ancora una volta su questo, cercando di volgere in positivo la lettura del fenomeno, dal quale si potrebbero ricavare almeno tre insegnamenti:
1) Anzitutto, l’accanimento contro papa Francesco testimonia limpidamente, a contrario, l’altezza della sua figura e la limpidezza del suo operato; in una parola, la sua autenticità evangelica. Se infatti, dopo aver fatto le “analisi del sangue” all’intera biografia di Bergoglio, fin nelle pieghe più riposte della sua vita, si continua ad andare avanti così, cioè riciclando il nulla, possiamo stare davvero tranquilli. Per la verità, molti di noi non avevano dubbi: ma ormai ce ne viene offerta una motivazione ulteriore, ad abundantiam. Se gli unici argomenti contro il papa solo un conclave illegittimo, o il fatto che egli chiede un avvicendamento alla Congregazione per la dottrina della fede in seguito alla scadenza ordinaria di un mandato, o invocando addirittura il card. Martini (ritenuto sempre inaffidabile e ora trasformato in unaauctoritas), vuol dire che abbiamo davvero un santo papa. È stato raschiato il fondo del barile, lasciamo che i morti seppelliscano i morti.
2) In secondo luogo, gli attacchi a papa Francesco contengono in se stessi la misura della loro contraddizione e in un certo senso ci offrono un criterio per distinguere in modo inequivocabile parresiae maldicenza. Come ha scritto qualche tempo fa Andrea Grillo, quanti hanno condotto una crociata intransigente contro il moderno rischiano di diventare vittime di una “sindrome di Stoccolma”, incarnando in loro proprio quelle forme di soggettivismo relativistico e di individualismo anti-istituzionale che hanno combattuto per anni! Il rispetto della suprema autorità che i cristiani debbono riconoscere al vicario di Cristo e successore di Pietro dovrebbe suggerire altri atteggiamenti, altre parole, un’altra umiltà e, alla fine, anche il silenzio. Molti di noi, in passato, hanno avuto qualche perplessità e alcunidubia su singole prese di posizione dei pontefici precedenti e hanno scelto la via del silenzio e della preghiera, sapendo bene l’uso strumentale che sarebbe stato fatto di alcune prese di posizione. La linea che separa il silenzio dalla chiacchiera potrebbe essere anche quella che distingue un buon cristiano da un provocatore.

 3) Infine, questa marea montante di acredine c’insegna che i veri problemi della Chiesa oggi sono altri: sono le grandi sfide dell’annuncio del Vangelo, delle forme della testimonanza cristiana, della santità nella ricerca di sintesi credibili – antiche e nuove – fra Parola, liturgia e carità, fra l’altezza della Rivelazione e le fragilità della storia. Oscurare e persino occultare queste sfide, trasformando la vita ecclesiale in un derby fra bergogliani e antibergogliani, stimolando la nascita di opposte tifoserie, è un’operazione spericolata e profondamente – questa volta sì – antievangelica. Chi crede che agitare qualche rassicurante parola d’ordine garantisca un’esenzione a prescindere da ogni altra forma d’impegno, c’insegna ancora una volta, a contrario, qual è il pericolo più grande oggi per un cristiano: ridurre il cristianesimo a una grande sceneggiata mediatica, di fronte alla quale basta dichiarare da che parte si sta. Anche rimanendo in pantofole, tranquillamente sprofondati nella poltrona di casa. 

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Ecco, il seminatore uscì a seminare.🌻.🌻.🌻.

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Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.

Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».

Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono. 

Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:

“Udrete, sì, ma non comprenderete, guarderete, sì, ma non vedrete. Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, sono diventati duri di orecchi e hanno chiuso gli occhi,perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano e io li guarisca!”.

Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!

Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».(Mt. 1-23)

Piccole riflessioni
Questa domenica, con la parabola del seminatore, non occorrono le riflessioni in quanto è Gesù stesso che, su richiesta dei discepoli, da la spiegazione della parabola. Il parlare in parabole era una tecnica già in uso presso i maestri del tempo, la parabola è un racconto figurato che usa elementi molto noti agli ascoltatori per esprimere concetti alti e nascosti; volevo solo far notare che tali concetti per essere svelati richiedono un minimo di interesse e desiderio alla ricerca della verità, di ascolto e di accoglienza della parola di Dio. Gesù fa notare che la parola di Dio ha, come il seme, una forza autonoma e nascosta che se accolta in una buona terra rilascia tutta la sua energia per l’instaurazione di un rapporto del tutto nuovo con Dio, attraverso la persona di Gesù, infatti, dopo aver spiegato la forza del seme che esprime la potenza della parola di Dio, fa notare che Lui stesso incarna la parola e si pone al centro di tutto il rapporto, infatti dice: “Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!” quindi il segreto di tutto sta nella perseveranza di tenere un rapporto di amore con Gesù che, in un cuore accogliente, fa maturare anche quel rapporto di amore che si espande verso i fratelli per l’unitario cammino verso la eternità dei figli di Dio.