Lectio… il seme e i seminati Lc. 8,4-15

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Fonte : famiglie della visitazione 

Da Don Giovanni Nicolini

Sabato 8 luglio 2017 – Lc 8,4-8 

4 Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: 5 «Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. 6 Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. 7 Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. 8 Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!». 

COMMENTO DI GIOVANNI 

Conviene forse tener conto del ver.4 che sembra darci il motivo per il quale Gesù racconta questa parabola: la grande folla che si radunava e accorreva a lui! (ver.4). 

In questo modo sembra che Egli voglia sottolineare che la potenza della sua Parola agisce non sui grandi numeri, ma nell’intimo del cuore! 

Dico questo per l’enfasi con la quale si sottolinea tutta la parte di seme che va perduta: lungo la strada … calpestata … mangiata dagli uccelli … caduta sulla pietra … caduta tra i rovi e soffocata! (vers.5-7). 

Solo la parte che cade sul terreno buono (ver.8) “germogliò e fruttò cento volte tanto”. 

Dunque, un gran frutto, ma indipendente dalla quantità del seminato. 
Resta che il seminatore sembra aver fatto bene la sua parte, senza spreco. 

Ma il frutto si realizza e si manifesta nel piccolo e nel poco. 

Mi affascina l’ipotesi che anche in questa immagine venga glorificato il “farsi piccolo” di Dio nella nostra piccolezza! E questo “farsi piccolo” è principio di una grande ed autentica quantità!

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.  


Lunedì 10 luglio 2017 – Lc 8,9-10 

9 I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. 10 Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché vedendo non vedano e ascoltando non comprendano. 

COMMENTO DI GIOVANNI 

Vi propongo con un certo tremore una ipotesi di spiegazione di questa Parola. 
Tutta la realtà nella quale viviamo è parabola del “regno di Dio”! 

Quindi solo l’annuncio evangelico può “spiegare-rivelare” compiutamente la realtà! 

Altrimenti, al di là di ogni scoperta-legge-conquista-progresso …. 

tutto resta una “parabola-non-spiegata”! 

Malgrado ogni ricerca e progresso tutto resta sostanzialmente sconosciuto: e dunque tale che “vedendo non vedano e ascoltando non comprendano”. 

Come sempre, non fidatevi di me. 

E io vi sono grato se mi fate sapere il significato vero della Parola che oggi il Signore ci regala!

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni. 
 
Da Don Giovanni Nicolini 
Martedì 11 luglio 2017 –
 Lc 8,11-15 
11 Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. 12 I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. 13 Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. 14 Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. 15 Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza. 
COMMENTO DI GIOVANNI 
Mi sembra molto più bella e appropriata la traduzione letterale del ver.11 che dice: “Questa è la parabola: il seme è la Parola di Dio”. 
In realtà il testo ci vuole offrire la vicenda di tale Parola, e per questo ci parla dei “seminati”, e cioè di coloro che ricevono la Parola nelle diverse condizioni delle persone e della loro storia. 
La sorte del “seme-Parola” è legata a chi la riceve. 
A questa mia età, e a questo punto della mia esperienza spirituale, mi sento orientato ad una lettura non rigida del testo, perché mi sembra di conoscere e riconoscere nella mia storia tutte le situazioni-condizioni citate. 
Anche l’ultima, quella del “terreno buono”, che non trovo in me, ma che amo in persone come S. Francesco d’Assisi e Santa Teresa di Gesù Bambino! 
Credo che questo lo possano dire tutte le persone che ascoltano questa parabola. 
Lo dico perché il “genere letterario” dell’insegnamento di Gesù ha come suo scopo la salvezza di tutti! 
Dunque, ognuno di noi oggi riceve questa Parola come esortazione del Signore che incessantemente ci invita alla conversione. 
L’essere discepoli è una strada che sino alla fine ci chiede di convertirci a Lui, che viene a salvarci! 
Se penso alla mia vita, dal principio fino a questo momento vedo come appunto Gesù ci riveli sempre il cammino della nostra conversione a Lui! 
E questo è possibile perché Lui – la sua Parola! – è incessantemente seminato in noi dalla bontà e dall’amore del Padre! 
Faccio un’ultima considerazione: sul tema di “preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita” che troviamo al ver.14! 
La struttura profonda della fede ebraica e cristiana ha come nota essenziale la povertà! 
Il credente è essenzialmente un povero, sul quale Dio si china per donargli la salvezza e l’amore! 
L’istinto, anche filosofico e teologico, è quello di una crescita nostra più che quello di un diminuire e farsi povero di Dio verso di noi, fino alla Croce del Signore Gesù. 
Ma la fede non può essere che salvezza, e dunque pura grazia, puro dono di Dio!
Dio ti benedica. E tu benedicimi.
 Tuo. Giovanni.

Il Buon Grano

 

 

 

www.famigliedellavisitazione.it

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