Magdala…

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Maria di Magdala, la prima depositaria della resurrezione.Nel cuore dell’estate la festa di una donna, Maria di Magdala, la prima depositaria della resurrezione. E’ sempre l’amore che arriva per primo agli appuntamenti con l’inedito, con l’essenziale.
E così entro nel suo cuore e rivivo quell’alba.


“Carica di oli profumati, all’alba del terzo giorno, costringo i miei piedi ad incamminarsi al luogo della tua sepoltura, Gesù. 

E’ lì che ti ho lasciato, dopo averti accompagnato con gli occhi nella tua passione. Questi stessi occhi continuano a vivere di lacrime che sembrano non aver mai fine. Mi fermo, li asciugo, riparto, mille volte li asciugo per non inciampare continuamente sulle mie lacrime, sul mio dolore. Sarà per questo che in prossimità del sepolcro credo di vedere la pietra rotolata via e bianche vesti alate che sembrano attendermi: dopo che mi hai scacciato tutti quei demoni, tale è il benessere che continuo a sognare angeli!

Più mi avvicino alla tomba, più il cuore batte: l’amore per te mi ha sempre fatto questo effetto, mi ha sempre infuocato il cuore, cuore di donna. 

Più mi avvicino, più vedo sfuocato, con questi occhi pieni di lacrime. Ma, eccoli, stavolta sono veri, angeli candidi come la lana degli agnelli. E parlano, a me, si proprio a me, l’indemoniata redenta.

Ma è quando mi sento chiamare per nome che una vampata sale da dentro e quasi mi sento svenire! E’ la tua voce mio Signore, questa la riconoscerei tra mille. E’ voce che accarezza, che guarisce anche le ferite più profonde.

E ciò che gli occhi vedono e orecchie odono e naso odora e lingua assapora e mani toccano, anche solo per un istante, è vita per me!

Lascio i tuoi piedi, so che dovranno percorrere strade infinite, tante quante le strade che ogni uomo percorrerà nella sua vita. Ma quel tocco, quel bacio sfiorato, quel profumo, quelle parole, quella visione ora sono mie, carne della mia carne, per sempre.

Tu, amato mio, risorgerai in me ogni volta che le mie parole sapranno chiamare per nome ogni donna, ogni uomo, e aiutarli a risorgere.”

fra Giorgio


Il testo su Maria di Magdala

MARIA DI MAGDALA.

Recensione

Per “espresso desiderio” di Papa Francesco, il giugno scorso, la Congregazione vaticana per il culto divino ha emesso un decreto con cui la celebrazione di S. Maria Maddalena, il 22 luglio, viene elevata nel Calendario Romano al grado di festa, riconoscendola come ‘modello’ per chiunque.

A marzo 2016, edito da Aracne, è stato pubblicato il libro Maria di Magdala. Una genealogia apostolica di Marinella Perroni e Cristina Simonelli. L’intento delle autrici è quello di aggiungere “qualche tassello al mosaico” che ci permette di cogliere -almeno in parte- il ‘volto’ e l’esperienza di Maria Maddalena attraverso l’approfondimento dei Vangeli che le chiese hanno posto a fondamento della loro fede (nella prima parte) e alcuni testi considerati “apocrifi” del II/IV secolo, in particolare il Vangelo di Maria e il complesso Pistis Sofia (nella seconda).

Marinella Perroni nel suo Un’apostola senza storia: la tradizione canonica analizza la ‘presenza’ di Maria Maddalena nei Vangeli partendo dalla considerazione che “se fin dall’inizio la predicazione cristiana si è fondata su due coppie di pilastri, la morte-sepoltura e la risurrezione-apparizioni, Maria e le altre donne sono personaggi imprescindibili in quanto testimoni di questi momenti al punto che non è possibile raccontarli senza parlare di lei e delle altre”.

Nello sviluppo della storia delle prime comunità cristiane questa immagine della discepola galilea,  è stata privata di forza e di valore. Se la figura di Pietro è individuabile nei vangeli come ‘capo’ del gruppo dei dodici, quella di Maria Maddalena è indicata come la guida del gruppo delle discepole, ma la leadership della Maddalena, a differenza di quella di Pietro, non ha trovato riscontro nella configurazione istituzionale delle chiese.

Nella seconda parte del libro “Un’apostola tra spiritualità e conflitto. Tradizioni apocrife” la lettura e l’analisi dei testi fatta da Cristina Simonelli “si occupa di scritti ‘cristiani apocrifi’, ma non li vede solamente come esclusi dal canone biblico. Li valorizza piuttosto come tracce di situazioni, persone, ruoli che sono stati ‘nascosti’: la loro rinnovata lettura rende se non inautentica almeno parziale ogni ricostruzione dell’antichità cristiana che non li preveda”.

In quest’ottica, studiare e approfondire gli scritti apocrifi non è semplicemente conoscere una letteratura particolare, ma ‘entrare’ nelle vicende delle diverse comunità che a questi scritti facevano riferimento. L’approfondimento che scorre nelle pagine del libro sottolinea che “non solo la memoria di Maria Maddalena è rimasta viva, ma anche che ha attraversato contesti geografici e ambiti spirituali diversi”intrecciandosi con tutta una mappa di presenze di donne significative in vari luoghi, a formare un quadro variegato di presenze e ruoli attivi delle donne.

“La montagna sopra Reggio Emilia conserva una memoria particolare: una valle che gli abitanti chiamano delle fate, in cui dicono ci fossero gli eremi di donne. In questa valle si celebra la memoria di Maria Maddalena”. Il libro, restituendo parte di questa memoria, fa nascere il desiderio di cercare ed approfondire ancora, affinché la Maddalena “venga restituita alla storia di Gesù e del suo gruppo discepolare prima e dopo Pasqua. E, in questo modo, possa interpellare le chiese oltre che avere qualcosa da dire agli uomini e alle donne di oggi”.

 

Donatella Mottin

www.orsolinescm.it

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One thought on “Magdala…

  1. Reblogged this on giro blogando nel Web… and commented:

    IL GRANELLINO🌱
    (Gv 20,11-18)
    Le lacrime di Maria Maddalena versate nello scoprire la tomba senza la salma di Gesù non sono false come le tante notizie che riceviamo oggi. Non sono neppure lacrime capricciose come quelle di tanti bambini viziati. Maria Maddalena, già con il cuore spezzato per la ignobile morte del suo Maestro, ora non trova neppure la salma del suo amato maestro. Le lacrime, quando sono vere, sono perle preziose che bisogna raccogliere e custodire nello scrigno del nostro cuore.
    Non ho pianto molte volte nella mia vita. Ho pianto privatamente e in pubblico. Ho pianto amaramente quando non ho visto il Risorto nel mio cuore a causa dei miei peccati. Ho pianto di gioia quando ho sperimentato la misericordia di Dio sui miei peccati attraverso il Sacramento della riconciliazione. Ho pianto di gioia quando ho visto penitenti ritornare nella casa del Padre celeste con cuore contrito e con il volto bagnato di lacrime. Ho pianto quando mi hanno detto di trasferirmi da una parrocchia all’altra. Non sono stato un pastore burocrate. Nelle parrocchie dove ho svolto il mio ministero ho cercato sempre di dare la mia vita al gregge che il Signore mi aveva affidato. Ho pianto per la morte dei miei familiari e per la morte di molti amici che amavo. Ho pianto nella mattina del 30 maggio 1970 prima di andare in cattedrale per essere ordinato sacerdote. Ho pianto quando sono stato calunniato. Le lacrime che non potrò mai dimenticare sono quelle che versai quando fui chiamato a testimoniare,davanti a una immensa folla, quello che il SIGNORE ha compiuto nella mia vita raccontando a cuore aperto l’infedeltà e i peccati commessi contro l’amore di Dio, ma anche miracoli e prodigi che il Signore ha compiuto nella mia vita. Una cosa posso dire: il Signore mi ha sempre consolato e, come la Veronica fece per lui lungo il cammino verso il Calvario, ha sempre asciugato il mio volto perché erano lacrime vere.
    E tu.., perché stai piangendo? Se le tue lacrime sono vere e versate per un giusto motivo o per una giusta causa, abbi fede che il Signore ti consolerà. Alleluia. Alleluia.
    (P. Lorenzo Montecalvo dei Padri Vocazionisti)

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