» Commento al Vangelo di domenica 27 agosto 2017 – fra Ermes Ronchi

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Parola di disperazione e parola di speranza si integrano

Riflessioni su una poesia di David Maria Turoldo, nel centenario della sua nascita

Dalet di D.M. Turoldo

Ora la terra è imporporata di sangue…

il sole si è levato sulla casa di tutti

da quando Giobbe ha finito di piangere

e mai Gesù finisce di morire per noi.

Ora nessuna nascita è senza musica,

nessuna tomba senza lucerna

da quando tu, o Giobbe, dicesti:

«Io lo vedrò, io stesso: questi

occhi lo vedranno e non altri:

ultimo si ergerà dalla polvere».

Allora rinverdirà ogni carne umiliata

e gli andremo incontro con rami nuovi:

una selva sola, la terra, di mani.

«Ora la terra è imporporata di sangue»: un verso sintesi della tragica situazione mondiale di oggi.

Sangue di vittime e sangue di giovani carnefici suicidi, accecati da pulsioni di morte. Sangue che si mescola e che la terra riceve da esplosive orge di violenza. Sangue di uccisi in guerra, sangue di poveri in fuga versato nel mare. Un verso in cui rimbomba tutto il nostro Segue a pagina 2 sgomento. Questa poesia di Turoldo nasce da una meditazione su Giobbe.

La terribile storia di Giobbe è la storia dell’uomo di ogni tempo che si scontra con il male.

L’uomo colpito dal dolore dentro la propria carne, le cui braccia levate al cielo «disegnano nella notte la danza della sua totale disperazione»

(DM. T., Le mie ragioni per Giobbe).

La presenza nella Bibbia della vicenda di Giobbe significa che la Scrittura prende molto sul serio il dolore umano.

Questo spazio del testo biblico, tutto dedicato alle lacrime e alle grida di ribellione dell’uomo verso Dio, ci dà «il diritto a disperare» (ib.).

La parola di Giobbe, scrive Turoldo, è la parola della terra. Ed essa è necessaria. Le risponde la parola di Cristo, che è la parola del Cielo.

Parola di disperazione e parola di speranza si integrano nella totalità di una medesima Rivelazione (ib.).

Dentro l’oscuro groviglio della storia c’è un’offerta: un’offerta di fioritura, di pace, di un nuovo modo di vivere, che gli uomini possono cogliere. La terra come casa di tutti, su cui si leva ogni giorno generoso e benefico il sole, l’amore di Dio. E c’è una promessa: il pianto di Giobbe avrà fine.

C’è un’attesa che va oltre la storia e che Giobbe stesso intuisce: «Io lo vedrò, io stesso: questi occhi lo vedranno ».

Un approdo luminoso oltre la morte, quando rinverdirà ogni carne umiliata.

A Dio sta guidare la barca dell’umanità verso questo porto di risurrezione.

A noi, invece, aiutarci gli uni gli altri a risorgere ogni giorno dalla paura e dallo scoraggiamento.

Continuando a credere nell’uomo e nella vita, a vivere ogni nascita come una festa, ogni morte come un inizio.

A intrecciare instancabilmente amicizie con tutti, per rompere le logiche di separazione, i pregiudizi, i sospetti verso “gli altri”.

Per non considerare nessuno “straniero”.

Perché sboccino comunità che siano schegge incandescenti di cielo, fari nella notte, vera testimonianza di Cristo.

Marina Marcolini

S. Maria del Cengio accoglie con gioia fra Ermes Ronchi

Il frate, teologo e scrittore è stato assegnato al convento dal mese di settembre 2016

È possibile per

tutti vivere meglio,

e Gesù ne possiede

la chiave.
La porta è stretta, ma

si apre su di una

festa

(E. Ronchi)

Vangelo di domenica 27 agosto 2017.

Mt 16, 13-20

In questa domanda, che mi mette in imbarazzo, un imbarazzo buono, che devo lasciar lavorare dentro, sta il cuore pulsante della fede: chi sono io per te? .
Leggi tutto >>> http://www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi-comunica/25649/commento-al-vangelo-di-domenica-27-agosto-2017-fra-ermes-ronchi/

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Giovanni Paolo II “Ecclesia in Europa”

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Parole dimenticate di Giovanni Paolo II “Ecclesia in Europa”

>>> QUELLE PAROLE DIMENTICATE DI GIOVANNI PAOLO II

 SU ISLAM E MIGRANTI

Urge la rilettura della “Ecclesia in Europa”
testo profetico di Karol Wojtyla che parla del caos odierno
 

🙃Delusione❗️ di❤️Papa Francesco ❤️ 🌻Sono invece entusiasti :i poveri, gli emarginati, gli invisibili, e anche tutti quelli, cardinali, vescovi e preti e laici, che da decenni sono stati emarginati a causa della loro fedeltà al vangelo, visti con sospetto e perseguitati per questa loro mania della Sacra Scrittura a discapito della tradizione. Quel che avevano soltanto sperato, immaginato o sognato, ora è divenuto realtà con Francesco, il papa che ha fatto riscoprire al mondo il profumo del vangelo.

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pietrevive.blogspot.it/2015/12/

Papa Francesco, che “delusione”! di Alberto Maggi

All’inizio era solo una discreta mormorazione, poi è diventata mugugno sempre più crescente, e ora, senza più remore, aperto dissenso nei confronti del Papa venuto dalla fine del mondo (e sono tanti che ce lo vorrebbero ricacciare). Papa Francesco in poco tempo è riuscito a deludere tutti. E la delusione si trasforma in un risentimento dapprima covato e ora platealmente manifesto.

Sono delusi molti dei cardinali, che pure lo hanno eletto. Era l’uomo ideale, senza scheletri negli armadi, dottrinalmente sicuro, tradizionalista ma con accettabili aperture verso il nuovo. Avrebbe potuto garantire un periodo di tranquillità alla Chiesa terremotata da scandali e divisioni. Mai avrebbero pensato che Bergoglio avrebbe avuto intenzione di riformare nientemeno che la Curia romana, eliminare privilegi e fustigare le vanità del clero. La sua sola presenza, sobria e spontanea, è un costante atto d’accusa ai pomposi prelati, anacronistici faraoni pieni di sé.

Sono delusi i vescovi in carriera, quelli per i quali una nomina in una città era solo il piedistallo per un incarico di maggiore prestigio. Erano pronti a clonarsi con il pontefice di turno, a imitarlo in tutto e per tutto, dall’abbigliamento alla dottrina, pur di entrare nel suo gradimento e ottenerne i favori. Ora questo papa invita gli ambiziosi e vanesi vescovi ad avere l’odore delle pecore… che orrore!

È deluso gran parte del clero. Si sente spiazzato. Cresciuto nel rispetto rigido della dottrina, indifferente al bene delle persone, ora non sa come comportarsi. Deve recuperare un’umanità che l’osservanza delle norme ecclesiali ha come atrofizzato. Credevano di essere, in quanto sacerdoti, al di sopra delle persone, e ora questo papa li invita a scendere e mettersi a servizio degli ultimi.

Delusi anche i laici impegnati nel rinnovamento della Chiesa e i super tradizionalisti attaccati tenacemente al passato. Per questi ultimi il papa è un traditore che sta portando la Chiesa alla rovina. Per i primi, papa Bergoglio non fa abbastanza, non cambia norme e legislazioni non più in sintonia con i tempi, non legifera, non usa la sua autorità di comandante in campo.

💗Deludione❗️❤️Papa Francesco 🌻Sono entusiasti di lui i poveri, gli emarginati, gli invisibili, e anche tutti quelli, cardinali, vescovi e preti e laici, che da decenni sono stati emarginati a causa della loro fedeltà al vangelo, visti con sospetto e perseguitati per questa loro mania della Sacra Scrittura a discapito della tradizione. Quel che avevano soltanto sperato, immaginato o sognato, ora è divenuto realtà con Francesco, il papa che ha fatto riscoprire al mondo il profumo del vangelo.

L’AUTORE – Alberto Maggi, frate dell’Ordine dei Servi di Maria, ha studiato nelle Pontificie Facoltà Teologiche Marianum e Gregoriana di Roma e all’École Biblique et Archéologique française di Gerusalemme. Fondatore del Centro Studi Biblici «G. Vannucci» (www.studibiblici.it) a Montefano (Macerata), cura la divulgazione delle sacre scritture interpretandole sempre al servizio della giustizia, mai del potere. Ha pubblicato, tra gli altri: Roba da preti; Nostra Signora degli eretici; Come leggere il Vangelo (e non perdere la fede); Parabole come pietre; La follia di Dio e Versetti pericolosi. E’ in libreria con Garzanti Chi non muore si rivede – Il mio viaggio di fede e allegria tra il dolore e la vita.

(fonte: IL LIBRAIO)

pietrevive.blogspot.it/2015/12/papa-francesco-che-delusione-di-alberto

Impariamo a stare in silenzio davanti al mondo …

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Quanto rumore nel mondo
Gesù fa il suo ferragosto e si prende qualche giorno di vacanza, al mare, all’estero, dalle parti di Tito e Sidone.

Ha capito di aver bisogno di un po’ di pace, che non puoi aver tutta quella gente sempre appresso, per recuperare le forze e mettere in ordine le idee.

Spero che ognuno di voi si sia potuto concedere un po’ di vacanza…perché ne abbiamo bisogno, non possiamo arrivare a tutto e tutti.

Se ti guardi attorno ci sarebbe sempre qualcosa da fare e per quanto fai non basta mai. Bisogna imparare anche a saper dire: non ce la faccio, ho bisogno di riposarmi altrimenti ‘scoppio’.

E Gesù è un po’ ‘scoppiato’: non si è mai visto trattare così male una donna, per di più sofferente nell’anima.

Ma quando una donna ha fede in quello che crede necessario, non molla. Piuttosto si fa briciola, quasi a scomparire, e questo colpisce al cuore Gesù.

Mauriac lo dice così: “Ciò che Dio ammira nelle creature è sempre la medesima meraviglia: non una stupefacente virtù, né una grande scienza teologica, ma un certo stato di resa, frutto di quella lucidità spirituale che è la suprema delle grazie”.

Forse la fede è come un grembo che partorisce il miracolo.

Fra Giorgio Bonati


Pieve di Romena

 “Perché io ho bisogno di te!”

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Un alba rosa ha addolcito il risveglio, poi il vangelo che racconta dell’amore di coppia, e io che narro una storia, questa.Lui era un omone robusto, dalla voce tonante e i modi bruschi. 

Lei era una donna dolce e delicata. Si erano sposati. Lui non le faceva mancare nulla, lei accudiva la casa ed educava i figli. 

I figli crebbero, si sposarono, se ne andarono. Una storia come tante. 

Ma, quando tutti i figli furono sistemati, la donna perse il sorriso, divenne sempre più esile, non riusciva più a mangiare e in breve non si alzò più dal letto. 

Preoccupato, il marito la fece ricoverare in ospedale. Vennero al suo capezzale medici e specialisti famosi. 

Nessuno riusciva a scoprire il genere di malattia. Scuotevano la testa e dicevano: “Mah!”. 

L’ultimo specialista prese da parte l’omone e gli disse: “Direi semplicemente che sua moglie non ha più voglia di vivere!”. 

Senza dire una parola, l’omone si sedette accanto al letto della moglie e le prese la mano. 

Una manina sottile che scomparve nella manona dell’uomo. Poi, con la sua voce tonante, disse deciso: “Tu non morirai!”. “Perché?”, chiese lei, in un soffio lieve. “Perché io ho bisogno di te!”. “E perché non me l’hai detto prima?”. 

Da quel momento la donna cominciò a migliorare. E oggi sta benissimo. Mentre medici e specialisti continuano a chiedersi che razza di malattia avesse e quale straordinaria medicina l’avesse fatta guarire così in fretta.
Ditelo prima, non aspettate domani, è oggi che è prezioso, è oggi che vivi, è oggi che puoi condividere il tuo amore con chi ami.

Forse è così che si salva la vita, forse possiamo salvare la vita a qualcuno, oggi.

Fra Giorgio Bonati


Lodi del mattino 



www.romena.it

https://youtu.be/i7JqLNiqd8k

Lodi del mattino Giovanni Vannucci