IL MOTIVO CRISTIANO DI HALLOWEEN


Questa festa, come il Natale, è stata “scippata” ai cattolici. Inutile lamentarsi e accusare chissà chi: come scrive benissimo l’autore, usiamo questa festa per ridarle dignità e parlare della buona notizia cristiana sulla morte. Che poi dei matti abitati dalla tenebra usino questa festa per stravolgerla è una ragione maggiore per abitarla correttamente….. ! (Paolo Curtaz)
http://www.gliscritti.it/blog/entry/3421

”Tutto è Grazia”.

AI CATECHISTI/E DELL’UNITA’ PASTORALE…  ma se “tutto è grazia” questa riflessione è valida per tutti noi…🙏🏻

dR (don Rosino )

Amici, buona giornata a tutti e a tutte. Scusate: stamattina mi sono svegliato un po’ prima del solito… 

probabilmente l’inconscio stanotte ha viaggiato per il Brasile dove, a quest’ora, 33 anni fa stavo atterrando. Dieci anni di vita intensa, caratterizzata da tanti rapporti reali (a quel tempo non esisteva la tecnologia dell’attuale virtuale) dove ho cercato di imparare che ” lasciarsi disturbare e disturbare” rientra nella logica del Vangelo. Con nobiltà d’animo e gentilezza, chiaro! Di questo ringrazio il Signore per ieri e per oggi, proprio perchè, come scriveva nel romanzo di J. Bernanos il mio collega il “Curato di campagna”: “Tutto è Grazia”.

Ebbene, in questo tragitto Brasile-Italia, la liturgia di oggi ci presenta questo brano del Vangelo di Luca (12,49-53) che voglio condividere con voi e che sento, almeno per me, particolarmente attuale grafiante e stimolante:

Vangelo di Luca (12,49-53) 

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:” Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto! Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Abbiate pazienza se vi chiedo dieci minuti “extra”, ma desidero pregare con voi la riflessione – un po’ lunga ma per me preziosa – su questa pagina di Vangelo che Roberta, sorella della comunità di Bose, ha voluto condividere con tanti credenti amici:
“Ancora una volta il vangelo ci spiazza. Preferiamo ascoltare e meditare parole del Signore che ci consolano, che ci parlano di pace e di carità. Qui, oggi Gesù è duro e ci fa ricordare che seguire lui e mettere in pratica la sua parola è esigente, è a caro prezzo.

Questo testo si situa in mezzo a due brani: quello che precede ci parla di attesa e vigilanza “beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli” (Lc 12,37) e quello che segue è un appello al discernimento “perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?” (Lc 12,57). Vigilanza e discernimento sono dimensioni e qualità spirituali che ci aiutano ad attizzare il fuoco interiore. Il desiderio del Signore deve essere questo fuoco che arde nel cuore, lo scalda e che lo riempie di passione per lui. A volte questo fuoco brucia, ha fiamme alte, dona luce e calore, a volte è un piccolo e tenue tepore di braci che resistono sotto la cenere. A volte è passione, gioia, forza che anima la vita, a volte è angoscia, tormento che ci lavora dentro, che non ci lascia tranquilli, che ci dice la distanza dal Signore e la nostra incapacità a vivere, pensare e ad agire come lui traccia con la sua vita. È un fuoco che brucia sia con la sua presenza che con la sua assenza, è il paradosso e il gioco tra luce e tenebre del salmo 139,11-12:

“Se dico mi avvolgano le tenebre la notte diventa luce intorno a me anche la tenebra davanti a te non è tenebra la notte è chiara come il giorno per te la tenebra risplende come la luce”.

È un fuoco che dobbiamo cercare di custodire; dobbiamo ricordare che abita in noi sia quando brucia, sia quando sembra spento, perché solo il desiderio di questo fuoco può alimentare la nostra vita interiore e bruciare le scorie del nostro cuore come l’oro nel crogiuolo (cfr Pt 1,7 e Sap 3,6).

È responsabilità di ciascuno mantenere vivo il fuoco dentro di sé, essere se stesso nella verità, perché ciascuno è immagine di Dio. Anche se non possiamo dimenticare che questo porta con sé la possibilità di creare divisione. La diversità ha un prezzo e può creare distanza, incomprensioni, ferite, solitudine. Spesso diciamo che la diversità è un dono, è una ricchezza, poi nel concreto, nella realtà di ogni giorno sembra quasi diventare un impedimento all’unità, ciascuno si chiude nella propria posizione, sulla propria visione, su quello che per lui è importante e prende così distanza dall’altro che è diverso, che la pensa diversamente. L’altro con la sua diversità ci mette in discussione, alla fine non ci lascia stare in pace, crea dentro di noi dubbi, sentimenti di rivalsa e di aver ragione. Tutto questo è umano, ma il Signore ci chiede di andare oltre, ci chiede infatti di amare il prossimo come noi stessi (Mc 12,33).

Abbiamo la responsabilità e il dovere di essere noi stessi, di far crescere la nostra unicità e la responsabilità e il dovere di rispettare e far crescere l’unicità dell’altro anche se questo porta a inevitabili contraddizioni e contrasti.

È in questa complessità e intensità di vita che dobbiamo vivere, l’autenticità ha un prezzo, e la verità non ha mai una sola faccia, è una ricerca che mette in gioco noi e gli altri e se l’altro arrivasse anche ad essere nemico, il Signore ci chiede anche di amare il nemico e pregare per lui (Mt 5,43-45).

Sì, seguire il Signore è un fuoco, un’inquietudine, un tormento, una ricerca mai finita per tentare di mettere i nostri passi sui suoi passi che ci conducono verso il vero Amore che brucia e porta la nostra vita a consumarsi per questo Amore, che è il solo che rimane in eterno, che è quella carità che resta e va oltre ogni divisione”.

Vi auguro una buona giornata … dR (don Rosino ).

“Dio è grande, è il Dio della gloria, cammina con te e ti dà pure il gelato quando è necessario”

‘Padre nostro’ su Tv2000 – Conversazione tra Papa Francesco e don Marco Pozza

Il Papa a Tv2000 con don Pozza sul «Padre nostro»

“Dio è grande, è il Dio della gloria, cammina con te e ti dà pure il gelato quando è necessario”. Lo afferma Francesco, nella prima puntata del programma “Padre nostro”, condotto da don Marco Pozza…
Avvenire >>> al-via-1-puntata:

Papa Francesco intervistato da Don Marco Pozza
Francesco dialoga con il giovane cappellano del carcere di Padova, don Marco Pozza, nell’introduzione di ogni puntata. Il programma, nato dalla collaborazione tra la Segreteria per la Comunicazione della Santa Sede e Tv2000, è strutturato in nove puntate, ogni mercoledì, nel corso delle quali don Marco incontra anche noti personaggi laici del mondo della cultura e dello spettacolo. Nella prima puntata protagonista la scrittrice Silvia Avallone. 

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2017/10/25/PAPA-FRANCESCO-A-PADRE-NOSTRO-Diretta-streaming-video-l-intervista-di-Don-Marco-Pozza-a-Bergoglio/789127/

 

>>> https://www.avvenire.it

“Paradiso”

Nell’ultima delle catechesi sulla speranza cristiana, papa Francesco affronta la meta di ogni nostra speranza: Avvenire

il Paradiso, di cui Gesù parla solo una volta. Lo fa sulla Croce, rivolto al Buon ladrone   

Forse non ci siamo mai chiesti quante volte la parola “Paradiso” ricorra nei Vangeli. Lo fa osservare oggi il Papa: una sola volta, ma estremamente significativa. «Paradiso» è «una delle ultime parole di Gesù sulla Croce» ed è diretta al Buon ladrone, che ammettendo le proprie colpe e riconoscendo di avere meritato, a differenza di Gesù, la crocifissione, gli ha rivolto un’umilissima preghiera: «Ricordati di me quando entrerai nel Tuo Regno».
Immaginando la scena sul Golgota, papa Francesco riflette: «Forse, passando davanti a quelle tre croci, qualcuno tirò un sospiro di sollievo pensando che finalmente veniva fatta giustizia». Il Buon ladrone, in fondo, è «un reo confesso». «Sul Calvario in quel venerdì tragico e santo – prosegue il Papa – Gesù giunge all’estremo della sua solidarietà con noi peccatori». Ed è là, crocifisso in mezzo a due criminali, che Gesù «ha l’ultimo appuntamento con un peccatore per spalancare anche a lui le porte del suo Regno». «È l’unica volta che la parola “Paradiso” compare nei Vangeli. Gesù lo premette a un povero diavolo che, sul legno della croce, gli rivolge la più umile delle richieste: ricordati di me».
Siamo suoi figli, davanti a noi Dio «è disarmato»
Al Buon ladrone basta «quella parola di umile pentimento», riconoscersi reo, per toccare il cuore di Gesù e fargli spalancare il Paradiso. Siamo figli, ricorda il Papa, e Dio prova compassione per noi, addirittura «è disarmato ogni volta che gli manifestiamo la nostalgia del suo amore». Miracoli come quello del Buon ladrone in croce, si ripetono innumerevoli volte nelle camere d’ospedale e nelle celle delle prigioni, osserva Francesco. Non solo: per quante siano le opere buone che pensiamo di avere compiuto nella nostra vita, siamo tutti dei poveri peccatori. «Davanti a Dio ci presentiamo tutti a mani vuote e ogni volta che un uomo, facendo l’ultimo esame di coscienza della sua vita, scopre che gli ammanchi superano le opere di bene non deve scoraggiarsi ma affidarsi alla misericordia di Dio». Dio è Padre, ogni volta aspetta il nostro ritorno. E al Figlio prodigo, ricorda il Pontefice, «chiude la bocca con un abbraccio».
«Che tutto si compia. E venga trasformato in amore»
Che cos’è il Paradiso? «Non è un luogo da favola e nemmeno un giardino incantato» risponde il Papa. «Il Paradiso è l’abbraccio con Dio amore infinito e ci entriamo grazie a Gesù». Senza di Lui «c’è il freddo e la tenebra». Nell’ora della morte «il cristiano ripete a Gesù: ricordati di me». E se anche non ci fosse più nessuno con noi, in quel momento, «Gesù è lì accanto a noi e ci vuole portare nel posto più bello che esiste perché nulla vada perduto di ciò che aveva già redento». Gesù porterà in Paradiso «anche ciò che in noi ha bisogno di riscatto», perché «tutto si compia e venga trasformato in amore».
Se crediamo in questo, conclude papa Francesco, possiamo pensare di partire da questo mondo con serenità e fiducia. «In quell’istante finalmente non avremo più bisogno di nulla, non piangeremo più inutilmente perché tutto è passato, anche le profezie, anche la conoscenza. Ma l’Amore no, quello rimane perché la Carità non avrà mai fine».

Papa Francesco. «Il Paradiso è l’abbraccio con Dio amore infinito» 

Rendete a Dio quello che è di Dio

il blog di Costanza Miriano

Omelia di padre Maurizio Botta di questa mattina nella chiesa di Chiesa di Santa Maria Immacolata e San Giuseppe Benedetto Labre a Roma, dove è conservata una reliquia di san Giovanni Paolo II

La pigrizia mentale e la pigrizia di amore sono compagne. Anche con Gesù siamo pigri nell’applicare il dono della nostra intelligenza alle parole che ascoltiamo di lui. Anche in questo si manifesta la nostra mancanza di amore per lui. Riflettendo scopriremo che con la sua piccola risposta, rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio, Gesù scontento proprio tutti. Tranne il Padre suo, tutti furono delusi. Scontenti i collaborazionisti alleati dei Romani, come politici avrebbero preferito che la frase si concludesse con Cesare, rendete a Cesare quello che è di Cesare, punto. Scontenti restarono i focosi zeloti che quella frase di rendere a Cesare quello che è di…

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“la pietra d’inciampo”

Possiamo imparare ad inciampare bene, a rialzarci dopo ogni caduta.La pietra d’inciampo è un segnale che ci invita a riorientare il cammino. 


EremoQuorle

Quorle è la seconda casa della Fraternità, il suo spazio più intimo, più raccolto, dove la voce che più si sente è quella della natura, dove è possibile vivere nella semplicità, ritrovando la bellezza della vita alle radici.

 

La sveglia di Quorle: ascolta il suono della natura e il flauto di Wolfgang

Primo audiovideo con le riflessioni di Wolfgang sul tema “la pietra d’inciampo”: perdere la fede nel nucleo intatto
https://t.co/LqkUHO8XxJ

Don Luigi Verdi: “Gli invincibili sono coloro che cadono di continuo e di continuo si rialzano” – L’Ancora Online

 

don-luigi-verdi-gli-invincibili-coloro-cadono-continuo-continuo-si-rialzano/


Vi auguro infine che:

Possa la via crescere con voi,
possa il vento essere alle vostre spalle,
possa il sole scaldare il vostro viso
e possa Dio tenervi nel palmo della sua mano.
Prendetevi tempo per amare
perché questo è il privilegio che Dio vi dà;
prendetevi tempo per essere amabili
perché questo è il cammino della gioia;
prendetevi tempo per ridere
perché il sorriso è la musica dell’anima;
prendetevi tempo per amare Dio
e le persone che Dio vi affida tutti i giorni attorno a voi
con molta tenerezza
perché la vita è troppo corta per essere egoisti!”