La bibbia

🔆🙏🏻: “HO PENSATO CHE QUESTA STORIA È TROPPO BELLA PER TENERMELA SOLO PER ME”

✨. (riflessione).✨

✍ Molti anni fa,nel giorno di Capodanno, un uomo molto ricco il quale non aveva ne moglie ne figli ne tanto meno altri famigliari, decise di invitare tutti i dipendenti della sua villa a cena.

chiamò lo staff e chiese loro di sedersi al tavolo.

Davanti a ciascuno c’era una Bibbia e una piccola somma di denaro.

Dopo che tutti si furono sistemati, l’uomo domando: _ Che cosa preferiresti ricevere come regalo:

questa Bibbia o questi soldi?

Non siate timidi, potete scegliere quello che volete.

👨🌾 il custode fu il primo:

“Signore, mi piacerebbe molto ricevere la Bibbia.

Ma poiché non ho imparato a leggere, i soldi mi saranno più utili.

👨🌾- Il GIARDINIERE fu il secondo a parlare:

Signore, mia moglie è molto malata e per questo motivo ho più bisogno di soldi. Altrimenti, sceglierei la Bibbia di sicuro!

👵 La terza fu la CUOCA:

“Signore, io so leggere per dire la verità, è una delle cose che amo fare.

Ma lavoro così tanto che non riesco mai a trovare il tempo per sfogliare una rivista, per non parlare della Bibbia. Per questo prenderò i soldi.

Alla fine, arrivò il turno del RAGAZZO che si prendeva cura degli animali della villa. E siccome il Signore della villa sapeva che la famiglia del ragazzo era molto povera, si fece avanti e disse:

“Sicuramente anche tu vorrai i soldi, non è così ragazzo !?

Così potrai comprare del cibo per fare una buona cena a casa tua e comprare delle scarpe nuove.

👦Il RAGAZZO, intanto, sorprese tutti con la sua risposta:

👉 Non sarebbe male comprare un tacchino e altri cibi gustosi da condividere con i miei genitori e i miei fratelli.

Ho anche bisogno di un paio di scarpe nuove, dato che le mie sono molto vecchie.

“Ma anche così, sceglierò la Bibbia.” Ne ho sempre voluto una.

👉”Mia madre mi ha insegnato che la Parola di Dio vale più dell’oro ed è più gustosa di un nido d’ape”

Dopo aver ricevuto la Bibbia, il ragazzo la sfogliò immediatamente e trovò al suo interno due buste.

👉Nel primo, c’era un assegno che era 10 volte più grande del denaro che era sul tavolo. Nel secondo, c’era un documento che rendeva (colui che avrebbe scelto la Bibbia), l’erede della fortuna dell’uomo ricco!

Di fronte all’emozione del ragazzo e allo stupore degli altri servitori, il Signore aprì una delle Bibbie e lesse ad alta voce perché tutti sentissero:

🙏 “La legge del Signore è perfetta e rinvigorisce l’anima.

-Le testimonianze del Signore sono degne di fiducia e rendono saggio l’uomo inesperto.

I precetti del Signore sono retti e danno gioia al cuore.

“I comandamenti del Signore sono chiari e portano luce agli occhi.

Il timore del Signore è puro e dura per sempre.

-Le ordinanze del Signore sono vere, sono tutte giuste.

Sono più desiderabili dell’oro, di molto oro puro; sono più dolci del miele delle gocce del favo “(Salmo 19: 7-10)

Possa Dio darci la saggezza e aiutarci a fare le scelte giuste.

✨🔆🌻🍀✨

AVVISO :Di cosa ci sta avvisando Gesù? Qual è l’evento di cui ci vuole avvertire? Ci vuole avvisare della fine del mondo? Ci vuole avvertire di eventi catastrofici mondiali? A che cosa ci vuole preparare?p

VANGELO DI LUCA 21,5-11

In quel tempo, mentre alcuni parlavano del tempio, che era ornato di belle pietre e di doni votivi, Gesù disse: «Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta».

Gli domandarono: «Maestro, quando dunque accadranno queste cose e quale sarà il segno, quando esse staranno per accadere?» Rispose: «Badate di non lasciarvi ingannare. Molti infatti verranno nel mio nome dicendo: “Sono io”, e: “Il tempo è vicino”. Non andate dietro a loro! Quando sentirete di guerre e di rivoluzioni, non vi terrorizzate, perché prima devono avvenire queste cose, ma non è subito la fine».

Poi diceva loro: «Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti, carestie e pestilenze; vi saranno anche fatti terrificanti e segni grandiosi dal cielo».

AVVISO

Di cosa ci sta avvisando Gesù?

Qual è l’evento di cui ci vuole avvertire?

Ci vuole avvisare della fine del mondo?

Ci vuole avvertire di eventi catastrofici mondiali?

A che cosa ci vuole preparare?

Nelle sue parole una cosa è certissima,

ciò che deve accadere accadrà.

Ma cosa deve accadere? Guerre?

Sì, ma non è di questo che ci vuole avvisare.

Ci vuole avvisare di distruzioni sulla terra, terremoti, fatti terrificanti nel cielo?

Sì, ma non è questo l’avviso, questi sono solo dettagli.

Ma allora di cosa ci vuole avvisare Gesù?

Semplice.

Basta leggere.

È scritto: Verranno giorni nei quali, di quello che vedete, non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta.

Nel contesto Gesù parla del tempio di Gerusalemme,

ma non ci vuole un genio per capire che le sue parole sono rivolte a tutta la storia dell’umanità e soprattutto a questa nostra generazione.

Gesù ci avvisa che una cosa è certa, sicura, sicurissima:

di tutto quello che abbiamo costruito senza amore e senza luce non resterà pietra su pietra che non verrà distrutta. Lui ce lo dice prima che accada,

prima addirittura che ci affanniamo a costruire: non resterà nulla, assolutamente nulla di tutto quello che abbiamo costruito lontani dall’amore,

lontani dalla luce,

lontani da lui.

L’invito di Gesù è di prenderci una mezza giornata per girare e metterci a guardare con attenzione le città e i palazzi, le strade e gli aeroporti, i sistemi economici e bancari, le mode, le relazioni, gli affetti, le parentele, le convinzioni, i dogmi, le culture, le ideologie, le istituzioni religiose e civili, le politiche, i poteri e gli imperi

costruiti

senza amore

e senza luce,

da questa nostra generazione,

dopo la sua visita alla terra.

E fin tanto che stiamo girando,

l’invito è di guardare tutto con l’assoluta lucidissima consapevolezza che di tutto quello che stiamo guardando

non resterà pietra su pietra che non sarà distrutta.

Sarebbe la mezza giornata meglio spesa di tutta la vita e certamente quella che potrebbe ispirare all’uomo

un po’ di intelligenza e sapienza,

oltre che un po’ di santa umiltà e prudenza.

Verranno giorni nei quali, di quello che vedete,

non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta:

non è una minaccia,

è un avviso.

È l’avviso autorevolissimo che certamente sarà così, è un avviso a non perdere tempo per cose che si accartocceranno su se stesse

e non lasceranno dietro a sé nemmeno la loro ombra al sole.

Di tutto, proprio tutto ciò che avremo costruito senza amore e luce, non resterà nulla, assolutamente nulla. Come accadrà questo? Beh, a tempo debito sarà piuttosto evidente a tutti. E sarà anche evidente che, una volta spazzata la terra da tutto ciò che è stato costruito e seminato senza amore e luce,

la terra stessa potrà essere un buon posto per ricominciare a interessarsi alla vita e all’evoluzione.

🙏🏻🙏🏻🙏🏻

d. Paolo Spoladore

IL GRANELLINO🌱

(Lc 21,5-11)

Di che cosa sei orgoglioso? Della tua bella macchina? Non dimenticare che “non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”. Sei orgoglioso della tua casa? Non dimenticare che “non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”. Sei orgoglioso del posto di importanza che occupi nella società? Ricordati che “non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”.

Sei orgoglioso della tua laurea? Ricordati che “non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”. Sei orgoglioso del tuo corpo che tu pensi sia perfetto? Ricordati che “non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”.

Sei orgoglioso della tua intelligenza? Ricordati che “non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta.”

Sei orgoglioso della tua voce? Ricordati che “non sarà lasciata pietra su pietra che con sarà distrutta”.

Sei orgoglioso della tua chiesa fatta di pietre? Ricordati che “non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”.

Sei orgoglioso della tua fede? Ricordati che “non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”.

Tutto passa come un soffio di vento. Tutto finirà come pula nel fuoco. Ciò che non passerà e non finirà mai è l’amore.

Se non ti impegni a fare della tua vita un tempio di amore, tutto quello che farai sarà costruito sulla sabbia.

Che il tempio della tua vita sia costruito con pietre vive d’amore. Passeranno il cielo e la terra, ma non ciò che è stato costruito sull’amore. Dio è amore.

Qual è il fine della tua vita? Per che cosa vivi? Su che cosa oggi si poggia la tua gloria? La gloria umana svanisce come rugiada al sole. Vivi nella verità con carità perché tu possa risplendere della stessa gloria di Dio ora e per sempre.

Amen. Alleuja.

(P. Lorenzo Montecalvo dei Padri Vocazionisti) ” Una volta ho scritto nei miei diari: vorrei tastare i contorni di questo tempo con la punta delle dita. Ero seduta alla mia scrivania, allora, e non sapevo bene come accostarmi alla vita, perché non l’avevo ancora toccata dentro di me. Ho imparato a farlo mentre ero seduta qui. Poi, d’un tratto, sono stata scaraventata in un centro di dolore umano, su uno dei tanti, piccoli fronti di cui è disseminata l’Europa. E là – sui volti delle persone, su migliaia di gesti, piccole espressioni, vite raccontate – su tutto ciò ho improvvisamente cominciato a leggere questo tempo come un insieme compiuto, e non solo questo tempo. Avevo imparato a leggere in me stessa e così ero in grado di leggere anche negli altri. Era proprio come se le mie dita sensibili sfiorassero i contorni della vita ”

Etty Hillesum – un nuovo senso selle cose

Fare la sua volontà!

 

“Sia fatta la tua volontà

come in cielo così in terra”

Sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra:

affinché amiamo te con tutto il cuore,

di te solamente preoccupandoci;

con tutta l’anima  te sempre desiderando,

con tutta la mente tutte le nostre intenzioni a te indirizzando,

il tuo onore in tutto cercando

e, con tutte le nostre forze, in obbedienza al tuo amore

tutte le nostre forze

e i sensi dell’anima e del corpo impiegando e non in altro;

e affinché amiamo i nostri prossimi come noi stessi,

tutti attirando al tuo amore secondo le nostre forze,

dei beni altrui godendo come fossero nostri

nei mali soffrendo insieme

e senza portare offesa alcuna a nessuno.

[FF: 270]

“Signore, cosa vuoi che io faccia?”

>>>sintesi per l’attualizzazione

http://www.ofsfe.altervista.org/

 

Discernere la volontà di Dio

Efesini 5, 15- 17

http://www.tuttolevangelo.com/studi/discernimento_biblico_4.pdf

La nostra preghiera cambia la volontà di Dio?

https://it.aleteia.org/2017/06/09/preghiera-cambiare-volonta-dio/

 

Volontà di Dio

La volontà di Dio coincide, nel suo oggetto essenziale, con il suo disegno di salvezza.

La citazione iniziale di San Paolo ricapitola gli oracoli profetici ed il messaggio di Gesù.

La volontà di Dio assume una forma particolare quando si manifesta nei confronti dell’uomo, perché questi vi si deve conformare internamente, compierla liberamente. Essa gli si presenta non come una fatalità, ma come una chiamata, un comando, un’esigenza.

La legge raggruppa l’insieme delle volontà divine chiaramente espresse; tuttavia la legge ha un aspetto statico, perché prende forma di istituzione. Occorre fare uno sforzo per ritrovare dietro di essa quella volontà personale che, ad ogni istante, rimane un evento, e suscita da parte dell’uomo una risposta, inizia un dialogo. Vista sotto questo aspetto, la volontà di Dio è vicinissima alla sua parola, che è sia atto che enunciato. La volontà di Dio è anzitutto un atto che rivela il suo beneplacito. Come tale, essa non si identifica semplicemente con il disegno di Dio, che la ricapitola in un piano complessivo, né con la sua legge, che la manifesta in modo pratico.

Le diverse manifestazioni della volontà divina possono essere indicate con i termini predestinazione, elezione, vocazione, liberazione, promessa, castigo, salvezza.

La volontà di Dio, che si compie in Cielo, deve compiersi anche in terra (Mt. 6,10); essa è volontà di salvezza, per sé efficace, e vuole incontrare la volontà dell’uomo, senza per questo soppiantarla, ma renderendola perfetta…

Già all’alba del Nuovo Testamento Maria, serva del Signore piena di grazia, accoglie la volontà divina con umile sottomissione (Lc1,28.38).

…>>>Volontà di Dio

 

SPIRITUALITÀ

9 versetti biblici per aiutarti a discernere la volontà di Dio per l’anno nuovo

https://it.aleteia.org/aiutare-discernimento-volonta-dio

 

  Chiara Lubich
IL SÌ DELL’UOMO A DIO

città nuova editrice 1995

www.atma-o-jibon.org

 

http://it.radiovaticana.va francesco_chiedere_a_dio_la voglia di_fare_la_sua_volonta

Beati voi…

http://www.radioreb.org/SBertilla/doc_bertilla.pdf

 

PADRE SIA FATTA LA TUA VOLONTA’

Questo è il centro del Padre Nostro, ed è il centro della vita cristiana. È stato anche il centro della vita di Gesù: «Non sia fatta la mia, ma la tua volontà», ripete più volte il Salvatore nell’Orto degli Ulivi (Mt 26,36.42.44); infatti, egli aveva già detto: «Sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di Colui che mi ha mandato» (Gv 6,38).
Per questo gli Apostoli ebbero il compito di annunciare tutta la volontà di Dio (cf Mt 28,20 e At 20,27).
Perché solo compiendo la volontà di Dio, operando quello che gli è gradito, possiamo raggiungere i doni promessi e la nostra perfezione umana e cristiana (cf Eb 13,21; 10,36).

Solo per il nostro bene

Ma in cosa consiste la volontà di Dio? In ultima analisi, egli vuole soltanto il nostro bene, la nostra pienezza, la nostra gioia: Dio «Vuole che tutti gli uomini siano salvati» (1 Tim 2,4).

Da questo desiderio di fondo, s’irradiano i Dieci Comandamenti, nati soltanto dall’amore di Dio verso gli uomini e sintetizzati dall’unico comandamento dell’amore da parte nostra: essi non sono certo un capriccio di Dio, come se egli volesse in noi dei servi che strisciano ai suoi piedi; essi non sono nient’altro che un atto di tenerezza del Padre, che non vuole che i suoi figli si facciano del male.

Con la sua infinita sapienza, egli sa che cosa ci potrebbe distruggere, indipendentemente dai suoi avvertimenti; e con il suo infinito amore ci mette in guardia da questi rischi… anche se sa che sovente noi consideriamo le sue attenzioni come dei fastidiosi impedimenti alla nostra libertà.

Non capita lo stesso anche ai genitori che raccomandano ai loro figlioli di stare attenti alle macchine che possono sbucare all’improvviso, alle dubbie amicizie, a certe sostanze pericolose? Eppure sanno bene che i ragazzi non amano queste raccomandazioni, che tentano soltanto di salvarli!

Chiedere per ottenere

Dunque, compiere la volontà di Dio è l’unico modo di ottenere la nostra realizzazione in questa vita e nell’altra. Ma

sovente, di fronte alle continue tentazioni, ci sembra impossibile riuscire a farlo! E allora? A volte ci manca il coraggio, a volte ci manca persino il desiderio…

Gesù è venuto apposta in mezzo a noi, per darci la sua stessa forza, il suo stesso amore! Egli non ci dà soltanto delle indicazioni da seguire: se lo vogliamo, ci offre la carrozza, che cammina per noi.

Non ha forse fatto così anche con la pecorella smarrita? L’ha cercata, l’ha trovata e se l’è messa sulle spalle «tutto contento» (cf Lc 15,4-7). Per questo la Scrittura dirà: Dio «ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare» (Ef 3,20);

Dio «vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito» (Eb 13,21); «è Dio che suscita il volere e l’operare, secondo i suoi benevoli disegni» (Fil 2,13).

Quindi, se vogliamo poter compiere la volontà di Dio nonostante la nostra pigrizia, le nostre paure, la nostra incostanza, dobbiamo chiedere a lui stesso la sua luce e la sua forza; e non dobbiamo pensare che forse ce la darà: se gliele chiediamo, sentiamoci sicuri, ce le dà senza dubbio! Io ripenso spesso al passo della lettera di Giacomo (1,5), dove ci

viene ricordato che quando chiediamo a lui la sapienza, dobbiamo aver fede di essere esauditi!

E questa richiesta si esprime particolarmente nell’accostarci, preparati all’Eucaristia: Cristo vivo e presente, entra nel nostro cuore per trasformarlo!

E si esprime nelle Lodi, nei Vespri, nel Rosario e in quelle invocazioni più semplici e rinnovabili che possiamo fare in qualsiasi momento: «Gesù, guidami tu, pensaci tu!»;

«Dammi la forza di fare tutto quello che tu vuoi che io faccia»; «Ho bisogno di te, ti desidero, ti amo!»; «Rimani sempre nel mio cuore».

È Gesù stesso che ci chiede di pregarlo, perché possiamo compiere la sua volontà: «Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me» (Gv 15,4).

E questo invito all’unione con Dio riappare appunto nella preghiera del Padre Nostro: «Padre, sia fatta la tua volontà», o in altre parole: «Donaci la tua grazia di compiere quello che desideri». Così il frutto sarà nostro, ma prima ancora sarà di Dio: sarà un dono che gli chiediamo e che otteniamo da lui!
 Antonio Rudoni SdB

IMMAGINI:

1  Foto di Andreas Lothar / La creazione nel suo dispiegarsi storico, realizza anche lei, con le sue modalità a noi talvolta incomprensibili, la volontà divina.

2-3  La preghiera fortifica la nostra fede e rafforza la nostra volontà nel cercare nella nostra vita di piacere sempre a Dio.

RIVISTA MARIA AUSILIATRICE 2005-7

www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/La_tua_volonta.html

Semplicemente vivere – Lidia Maggi.

Tema “Semplicemente Vivere”. Sarà questo l’argomento che la pastora Battista affronterà nel corso che terrà a Romena da venerdì 24 a domenica 26 Novembre 2017. Per iscriversi telefonare al n. 0575 582060 (no lunedì e martedì). Guarda un intervento di Lidia Maggi.

https://youtu.be/3Soi1Zt0qrk

Pieve di Romena Audio integrale

Luigi Verdi: “O Dio, rendici Re anche noi, rendici Re che vedono bellezza anche in ciò che la nega, che trovano una Verità nell’errare, una pace in mezzo alla battaglia, rendici Re capaci di intuire che spesso i luoghi senza amore hanno in sorte un amore totale, venga il tuo regno Signore intenso come tutte le lacrime e sia il più bello di tutti i sogni di chi visse e morì nella notte per costruirli, venga il tuo regno lì dove l’amore tutto può e ogni cosa assolve, venga il tuo regno lì dove niente ti sarà reso nè certezza nè potere ma solo una parola per salutare il mondo e una carezza per ricrearlo, venga il tuo regno come un chicco di senape piccolo e povero, come la pioggia nella primavera, come il desiderio di un prigioniero, come il giorno di un malato, come la mano in cui si piange”.

IL MONDO APPARTIENE A CHI LO RENDE MIGLIORE !!!

vedi anche …

Cosa ci ha lasciato Martin Lutero?

Per una conclusione aperta del Quinto Centenario della Riforma

L’Ufficio per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso della CEI e la Chiesa Evangelica Luterana in Italia hanno proposto due giornate di studio (Trento 6-7 ottobre 2017), aperte a tutti gli interessati (pastori, parroci, operatori pastorali, catechisti, insegnanti…). L’obiettivo è stato quello di concludere ufficialmente il Centenario Luterano ma guardando al futuro: a Trento, per evidenti motivi simbolici…

Continua a leggere….

https://youtu.be/oGqhVzh9RRA

“Annotazioni”

Kiko Argüello: “Il mio libro, un testamento spirituale. Carmen, insostituibile…”

L’iniziatore del Cammino Neocatecumenale presenta il nuovo volume “Annotazioni” che raccoglie riflessioni, preghiere, poesie dal 1988 al 2014 e racconta della prossima missione di evangelizzazione in tutto il mondo

25 NOVEMBRE 2016

SALVATORE CERNUZIO

CHIESA E RELIGIONE

Kiko Argüello Con Il Suo Libro “Annotazioni” (Ed. Cantagalli) – Foto: ZENIT – SC

“Nel mio petto, Signore, hai aperto una fessura. È un abisso oscuro, un universo che ti anela. In esso mi perdo e soffro”. “Concedimi di volerti bene, Signore”. “Arma del cristiano, la preghiera”. Sono solo alcune delle 506 preghiere, riflessioni, poesie, pensieri, che Kiko Argüello ha annotato su un piccolo taccuino per circa 25 anni e che ora vengono rese pubbliche in un libro. “Annotazioni” il titolo del volume dell’iniziatore del Cammino Neocatecumenale, il secondo dopo il best-seller del 2012 “Il Kerygma. Nelle baracche con i poveri”. Edito da Cantagalli, con la prefazione del cardinale Ricardo Blázquez, presidente della Conferenza Episcopale Spagnola, il libro viene presentato oggi, venerdì 25 novembre, al Teatro Olimpico di Roma, dallo stesso Argüello insieme al cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, e a Graziano Delrio, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti. Prima dell’incontro, Kiko ha concesso un’intervista esclusiva a ZENIT.

***

Come definirebbe il suo libro? E perché la necessità di pubblicare queste riflessioni che risultano, a tratti, così intime?

Sono state le sofferenze che ho avuto, momenti di “rigurgito” spirituale, di sfogo, durante i quali ho iniziato a fare un dialogo con me stesso scrivendo su un quaderno. Ho scritto, anno dopo anno, queste annotazioni… Mai avrei pensato di pubblicarle! Dal 1988 portavo queste carte nella borsa e dato che mi si stavano distruggendo ho chiesto ad un amico di trasferirle sul computer. Lui mi ha detto: “Kiko, questo è fortissimo, perché non lo pubblichi? Farebbe molto bene ai fratelli del Cammino, perché qui c’è la tua anima”. Ci ho pensato e, su incitazione anche della BAC (Biblioteca de Autores Cristianos), ho deciso di scrivere allora il libro che considero una sorta di “testamento spirituale”, un regalo per le mie comunità fondate a Madrid, a Roma, nel mondo, a cui voglio molto bene. Eccolo qui (mi mostra il volume), mi vergogno di leggerlo, perché è troppo intimo… Però a qualcuno magari farà del bene. In quel caso, benedetto sia il Signore!

La morte di Carmen a luglio ha contribuito in qualche modo?

Sicuramente ha accelerato la pubblicazione, perché mi ha fatto rendere conto che presto anche io morirò. Ho pensato allora che qualcuno avrebbe trovato questi fogli. Chi li avrebbe pubblicati? Chi li avrebbe presentati? Forse, ho riflettuto, è meglio che lo faccia io stesso prima di morire.

A proposito di Carmen, sono tanti fuori e dentro il Cammino che si domandano se sarà sostituita…

Ci abbiamo pensato e abbiamo valutato mille ipotesi. Però pensiamo di no: finché io e padre Mario (Pezzi, il sacerdote terzo responsabile dell’èquipe internazionale del Cammino Neocatecumenale, ndr) siamo in salute andiamo avanti come due apostoli. Alcuni fratelli ci aiutano nell’evangelizzazione e in altre cose pratiche di tutti i giorni. Ma non pensiamo di sostituire Carmen, anche perché lei è insostituibile.

Le manca?

Eh sì, non poco.

Che ricordo ha di quella che è stata sua compagna di evangelizzazione per così tanto tempo?

Carmen è stata meravigliosa. Un amore a Cristo impressionante. Dio ci ha unito e preparato per questa opera grande in mezzo ai poveri. Abbiamo portato l’iniziazione cristiana nelle parrocchie, almeno in quelle che lo hanno voluto, e la gente ha scoperto cosa vuol dire essere cristiani. Essere cristiani è la cosa più grande che possa esserci nella vita. È la partecipazione alla vita di Cristo, alla vita divina, all’amore di Dio che ama in maniera sorprendente fino a morire crocifisso come l’ultimo della terra. 

Sulla scia dei ricordi, il Cammino Neocatecumenale tra qualche anno celebra il suo 50° anniversario. Qual è la prima cosa che le viene in mente ripercorrendo questo mezzo secolo?

Penso soprattutto al fatto che insieme a Carmen abbiamo viaggiato per il mondo intero: tutta l’America, tutta l’Asia, tutta l’Europa, predicando il Vangelo nelle Chiese, nelle piazze, negli Stadi. Quanti giovani abbiamo incontrato, migliaia! Quante vocazioni al sacerdozio, alla vita consacrata, alla missione, il Signore ha suscitato! Davvero Dio non ci ha voluto tenere fermi un istante… Ha fatto tutto Lui con il suo zelo di salvare l’umanità, e noi siamo stati solo strumenti.

Si sente soddisfatto?

Sì sono contento, ma sempre sofferente! Mi considero un peccatore, un poveraccio, non so perché Dio mi dà questi sentimenti….

Sinceramente, quale crede che sia stato il contributo che il Cammino ha dato alla Chiesa?

Sono stati i Papi stessi a riconoscere sempre il grande contributo del Cammino Neocatecumenale alla Chiesa, non ultimo Papa Francesco che ci vuole molto bene e che lo ha definito “un dono”. Credo che il Cammino sia servito anche ad uscire dai limiti del clericalismo che, come dice spesso il Santo Padre, è uno dei “cancri” della Chiesa. A 50 anni dal Concilio, sono tanti ancora nella Chiesa che non sopportano che un laico dica certe cose, è un’anomalia, o che il Signore possa dare un carisma a un laico, perché questo significa avere “potere”. Questo ancora oggi ci fa un po’ soffrire, ma Cristo ha sofferto molto più di noi.

Si prevede qualche novità per il futuro?

Il futuro? Il futuro è nelle mani di Dio! Proseguiamo con l’evangelizzazione nelle parrocchie: sono tante quelle nuove nel mondo che hanno aperto le porte a questa realtà di iniziazione cristiana. E poi le missio ad gentes, che sono un aiuto soprattutto per le famiglie a farle rimanere unite.

Prosegue, invece, l’evangelizzazione in Asia? 

Assolutamente! Il Papa ha già inviato circa 400 famiglie in Asia: si sta aprendo la Mongolia, il Laos, il Vietnam e anche, poco a poco, la Cina. Parlavo giorni fa con l’arcivescovo di Pechino che mi ha detto: “Abbiamo bisogno di voi, perché abbiamo urgente bisogno di un nuovo catecumenato”. Hanno aperto tantissime Chiese ma ci sono cinesi che non sanno niente di Cristo, del cristianesimo, non si sa come educarli, come avvicinarli alla Chiesa…. Io ho detto: “Stiamo preparando 20mila sacerdoti per la Chiesa in Cina, ma siamo ancora troppo pochi, come fare?”. D’altro canto, cosa sono 20mila sacerdoti per oltre 300mila Chiese? Niente. La Cina è immensa, ma adesso è in un momento di kayròs, ha bisogno di apostoli. E noi, nella misura del possibile, proviamo a favorire l’evangelizzazione. Nei seminari Redemptoris Mater dico di preparare un gruppo per la Cina, per portare Gesù Cristo. In Cina, infatti, ora ci sono solo i soldi… Soldi, soldi, soldi… E, come dice sempre il Papa, i soldi sono l’anti-Dio.

Invece in Europa, ha detto in diverse occasioni, si rischia l’apostasia…

No, no, non si rischia l’apostasia, l’Europa è già nell’apostasia. E questo è un fatto serio, è la preparazione dell’Anticristo. San Paolo dice nella seconda Lettera ai Tessalonicesi che: “Prima verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità”, ma “il Signore Gesù lo distruggerà con il soffio della sua bocca”. Noi pensiamo che questo soffio sia l’annuncio del kerygma. Per questo stiamo preparando per i prossimi mesi una missione in tutto il mondo di migliaia di apostoli che, a due a due, “senza borsa né denaro”, annuncino l’amore di Dio per la strada.

https://it.zenit.org/articles/kiko-arguello-il-mio-libro-un-testamento-spirituale-carmen-insostituibile/

E Se…

https://noncerosasenzaspine.com/2016/11/22/dio-non-sceglie-le-persone-capaci-ma-rende-capaci-le-persone-che-sceglie/

By leggoerifletto

Intercedere: farsi carico dell’altro – cardinale Carlo Maria Martini

Dall’inizio desidero dirvi di non aspettarvi da me una lezione formale. Io sono troppo avanti negli anni per questo tipo di esercizio, e per molto tempo ho lasciato il regolare contatto con la letteratura scientifica.Dunque, posso solo offrirvi alcuni pochi pensieri che mi aiutano nella preghiera quotidiana. Per questa ragione, pur tenendo come sottofondo l’intera problematica dell’intercessione, il mio preciso oggetto sarà la preghiera di intercessione.Mi baso in particolare su due scritti che costituiscono la mia principale fonte di ispirazione: la Bibbia Ebraica o Tanach e il Secondo Testamento, chiamato anche il Nuovo Testamento.Desidero iniziare con le parole di Gesù tratte dall’Evangelo di Luca (Lc 10,21): «Ti ringrazio, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e agl’intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, Padre, perché così è piaciuto a te».Testi simili a questo si trovano anche nella Tanach, precisamente in Isaia 29,14: «Perirà la sapienza dei suoi sapienti e scomparirà l’intelligenza degli intelligenti», o in Isaia 19,11-12: «Certamente stolti sono i prìncipi di Tanis, i più sapienti dei consiglieri del faraone formano un consiglio stupido. Come potete dire al faraone: “Io sono discepolo dei sapienti, discepolo di antichi regnanti”? Dove sono dunque i tuoi sapienti? Ti annuncino e facciano conoscere ciò che progettò il Signore degli eserciti a proposito dell’Egitto».Dietro a queste istanze vi è una opposizione: da una parte, il dotto e il sapiente che pretendono di capire e, dall’altra, i piccoli e i fanciulli che sono immagine del popolo pronto ad accettare le cose del regno di Dio con la semplicità di un bambino.Nel suo duro linguaggio Paolo afferma: «Poiché, infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo non conobbe Dio con la sapienza, piacque a Dio di salvare quelli che credono con la stoltezza della predicazione» (1 Cor 1,21).
1. Il sapiente e il dottoCon questa distinzione in mente, consideriamo dapprima il sapiente ed il dotto. Penso che la preghiera di intercessione è tra le cose che queste persone sono inclini a considerare come insignificanti e persino assurde.Anche noi a volte apparteniamo a questa categoria, quando pensiamo che la preghiera di intercessione rimanga come sospesa nell’aria senza produrre frutto, o quando la consideriamo di seconda classe, come devozionale, da compiersi semmai nei ritagli di tempo.Certamente il dotto ed il sapiente non obbietteranno al primitivo significato latino del termine «intercedere», che è «camminare nel mezzo», pronto ad aiutare ciascuna delle due parti o ad interporsi in favore di una di loro. Potrebbero anche non obbiettare all’intercessione compiuta da una persona verso un preciso uomo o donna o gruppo di persone. Vi sono molti esempi in questo, nell’antica letteratura ed altrettanto nella Bibbia.Là, ad esempio, Giuseppe domanda al capo dei coppieri del re d’Egitto di ricordarsi di lui quando costui sarà uscito di prigione ed a parlare in suo favore al Faraone (Gen 40,14) (il capo dei coppieri dimenticò poi di compiere ciò quando fu liberato e reintegrato nel suo lavoro!).Un uomo ed una donna possono parlare a nome di un altro uomo, o donna che sia, ad una terza persona affinché quest’ultima cambi i propri progetti e una sapiente intercessione può aiutare a trovare e a compiere una giusta decisione o a rovesciare una decisione sbagliata.Ma Dio non pone in essere decisioni sbagliate, e quindi, quando noi veniamo alla preghiera di intercessione (cioè «stare alla presenza di Dio per un’altra persona») domandiamo forse a Lui di intervenire e modificare la situazione di quell’uomo o donna? Qui il sapiente e il dotto pongono molte obbiezioni. Come può Dio essere mosso a cambiare il suo modo di pensare e correggere una decisione sbagliata? La mente di Dio non è forse immodificabile dall’inizio?Notiamo che questa obbiezione può essere portata a riguardo di ogni preghiera di petizione, ma essa diventa molto forte nel caso dell’intercessione, che è preghiera di petizione per altri. Infatti Dio generalmente dona un aiuto con la libera collaborazione della persona interessata. Quale può essere allora il senso dell’intrusione di altre persone?

 

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03 I piccoli

04 Ma contro il sapiente e il saggio stanno i piccoli, che ricevono dall’alto il dono dell’intercessione e danno grande valore a questo atteggiamento che è lo stare davanti a Dio per altri.

Esso è presente in molti esempi biblici, da Abramo che pregò per scongiurare la punizione di Sodoma (Gen 18,22-32), a Mosè che intercedette per l’intero popolo di Israele (Es 32,11-13), ed anche per un solo individuo come sua sorella Miriam (Nu 12,13); da Samuele che, nonostante l’avvenuta rottura col popolo, promise di continuare ad intercedere per esso (1 Sam 12,23), a Davide che pregò per la vita di suo figlio (2 Sam 12,16-17); da Amos che pregò il Signore Dio di perdonare Giacobbe perché “egli è così piccolo” (Amos 7,1-6), a Geremia che disse al popolo di pregare per il benessere della città in cui erano stati deportati (Ger 29,7) e così in molte altre situazioni.

Se noi potessimo considerare anche la letteratura intertestamentaria, questi esempi si moltiplicherebbero.

Questa attitudine la sento personalmente di grande interesse perché, dopo molti anni dedicati allo studio e all’insegnamento e a un ministero pubblico, ho deciso di vivere gli ultimi giorni della mia vita qui, a Gerusalemme, in una incessante intercessione per i bisogni delle mie sorelle e dei miei fratelli della Chiesa di Milano, che ho avuto l’onore di servire come Arcivescovo per più di ventidue anni, e per tutto il mondo e specialmente per le persone con le quali vivo, ricordando le parole dell’apostolo Paolo: «I giudei prima, e poi i greci». La preghiera di intercessione è dunque la mia prima priorità, la mia principale quotidiana occupazione. Come allora io posso praticarla se è considerata insignificante ed anche assurda?

Penso che questa sera siamo chiamati ad entrare nel cuore dei piccoli e degli umili, nel cuore cioè della grande intercessione che abbiamo menzionato or ora, cosicché possiamo intravedere quanto essi hanno compreso del valore di questa preghiera. 

03 Una rete di relazioni

04 Parto dallo scritto di una giovane ragazza ebrea, Etty Hillesum, morta ad Auschwitz nel 1943 all’età di ventinove anni.

All’inizio degli orrori della Shoah, quando ormai regnava confusione e terrore fra gli Ebrei in Olanda riguardo alla loro sorte, il giorno 11 di luglio del 1942 (quel giorno era Shabbat), ella scrisse nel suo Diario: «Se Dio non mi aiuterà più, allora sarò io ad aiutare Dio».

E il giorno successivo, di domenica, ella scrive una lunga preghiera nel suo diario, oltre ad altri pensieri: «Cercherò di aiutarti affinché tu non venga distrutto dentro di me, ma a priori non posso promettere nulla. Una cosa, però, diventa sempre più evidente per me, e cioè che tu non puoi aiutare noi, ma che siamo noi a dovere aiutare te, e in questo modo aiutiamo noi stessi… Sembra che tu non possa far molto per modificare le circostanze attuali ma anch’esse fanno parte di questa vita? E quasi ad ogni battito del mio cuore, cresce la mia certezza: tu non puoi aiutarci, ma tocca a noi aiutare te, difendere fino all’ultimo la tua casa in noi».

Etty Hillesum scrisse questa pagina quando viveva il difficile passaggio dall’ateismo alla fede e scopriva a poco a poco lo sconosciuto volto di Dio. Ma queste parole, che possono creare sospetto alle menti formate in teologia, contengono una grande verità: Dio vuole farci attenti al nostro prossimo. Dio vuole non solo chiamarci alla solidarietà, la quale è definita come «un accordo generale tra tutte le persone di un gruppo o tra gruppi differenti poiché hanno un comune scopo» (cf. Longman, Dictionary of Contemporary English). Dio vuole molto più di questo, egli desidera un reale interessarsi degli uni per gli altri, un aversi a cuore, ad immagine della cura di Dio per ognuno di noi. Egli è sempre pronto a porre ad ognuno di noi il primordiale interrogativo che fu posto a Caino: «Dov’è tuo fratello Abele?» (Gen 4,9).

Per questo il Signore spesso non mostra il suo volto, ma splende nell’aiuto dato ad un altro. Ciò è chiaramente espresso nella parabola dell’ultimo giudizio, nel vangelo di Matteo (25,31.46), dove il Signore dice a quelli che hanno aiutato il prossimo: «Tu l’hai fatto a me» (25,40).

Egli è presente in ogni opera amorevole, in tutti i gesti di perdono, nell’impegno di coloro che lottano contro la violenza, l’odio, la carestia, la sofferenza e via di seguito.

Come dice Sant’Agostino: «Non rattristatevi o lamentatevi perché nasceste in un tempo dove non potete più vedere Dio nella carne. Egli infatti non ti tolse questo privilegio. Come egli dice: Qualunque cosa voi fate ai miei fratelli, l’avete fatta a me».

Coloro che hanno il dono dell’intercessione vedono la luce di Dio nel volto di ogni essere umano. In altre parole noi possiamo dire che costoro considerano il mondo come una grande rete di relazioni (nel linguaggio dei computers il web), dove ciascuno è dipendente dagli altri.

Tutto ciò è espresso con forza nelle parole dello staretz Zosima, una delle figure chiave del capolavoro di Dostoevskij, I fratelli Karamazov.

Queste sono le parole di padre Zosima: «Amate il popolo di Dio. Noi non siamo più santi della gente del mondo perché siamo venuti qui e ci siamo chiusi fra queste mura, ma anzi chiunque è venuto qui, già per il fatto di esserci venuto, ha riconosciuto in se stesso di essere peggiore della gente del mondo e di ogni uomo sulla Terra? E quanto più a lungo vivrà un monaco fra le sue quattro mura, tanto più profondamente dovrà rendersene conto.

Poiché in caso contrario non valeva la pena che venisse quaggiù. Ma quando riconoscerà non solo di essere peggiore di tutta la gente del mondo, ma anche di essere colpevole di fronte a tutti gli uomini, sulla Terra intera, di tutti i peccati universali e individuali, solo allora sarà raggiunto il fine della nostra unione.

Giacché sappiate, miei cari, che ciascuno di noi è colpevole di tutto e per tutti sulla Terra, questo è indubbio, non solo a causa della colpa comune originaria, ma ciascuno individualmente, per tutti gli uomini e per ogni uomo sulla Terra. Questa consapevolezza è il coronamento della vita di un monaco e anzi di ogni uomo sulla Terra.

Poiché i monaci non sono uomini diversi dagli altri, ma sono soltanto come dovrebbero essere tutti sulla Terra. Unicamente allora il nostro cuore si abbandonerà a un amore infinito, universale, che non conosca mai appagamento.

Allora ciascuno di noi avrà la forza di conquistare con il suo amore il mondo intero e di purificare con le proprie lacrime tutti i peccati?».

Ed egli così conclude: «Non siate superbi. Non siate superbi con i piccoli, non siate superbi nemmeno con i grandi. Non odiate chi vi respinge e disonora, chi vi ingiuria e calunnia. Non odiate gli atei, né i cattivi maestri e i materialisti, neppure i malvagi fra loro ? per non parlare dei buoni giacché ve ne sono molti di buoni, specialmente ai nostri tempi.

Ricordateli così nella vostra preghiera: “Salva, o Signore, tutti coloro per i quali nessuno prega, salva anche quelli che non ti vogliono pregare”.

E aggiungete anche: “Non per orgoglio ti prego, o Signore, perché anch’io sono un vile peggio di tutto e di tutti?”».

Certamente questa interdipendenza, questa profonda e necessaria interconnessione, per cui ognuno di noi è vincolato a tutti gli altri, è una profondo mistero spirituale, che sarà manifestato nella sua pienezza nell’ultimo giorno, quando la realtà di questo mondo sarà resa chiara a tutte le nazioni; quando?

Ricordando le parole del profeta Isaia?

Il Signore «distruggerà su questo monte il velo posto sulla faccia di tutti i popoli» (Is 25,7), allora noi potremo capire quanto tutto è stato tessuto e tenuto insieme dal Signore di tutti e che noi abbiamo formato insieme un grande web di relazioni reciproche.

Oggi noi siamo chiamati a riconoscere poco alla volta questa mutua appartenenza, che caratterizza tutti i nostri atti, secondo il comandamento: «Tu amerai il tuo prossimo come te stesso» (Lev 19,18).

Noi siamo chiamati ad osservare questo comandamento non solo attraverso le nostre azioni, ma anche nella preghiera di intercessione.

4. La preghiera di intercessione

Come spiegare ciò? Abbiamo visto che Dio stesso mostra nella Bibbia quanto egli abbia a cuore la preghiera di intercessione. Ma in questa preghiera noi non stiamo tentando di cambiare la mente di Dio.

Secondo la comune interpretazione teologica, il significato della preghiera di petizione e di quella di intercessione, non è di ottenere un cambiamento della volontà di Dio, ma di far sì che la creatura abbia parte ai doni di Dio. 

Dio ci concede di desiderare quanto egli vuole donarci.

Ma noi abbiamo notato che vi è molto di più. Vi è il fatto di una mutua responsabilità, che deve essere espressa non solo attraverso l’agire, ma anche per mezzo della preghiera. Dio ci vuole gli uni per gli altri, egli desidera che mostriamo per gli altri interesse, compassione, carità, mutuo aiuto, amore in ogni cosa. Dio vuole creare una grande unità nell’umanità, attraverso l’essere gli uni per gli altri, come Lui è misteriosamente in se stesso un perpetuo dono di sé.

Così una piena comunione è realizzata tra gli esseri umani. Coloro che possono fare qualcosa per gli altri nel senso fisico, materiale, sono chiamati a farlo. Tutti gli altri sono invitati a unire la loro preghiera in una grande intercessione. Perciò la risposta soddisfacente riguardante la necessità della preghiera di intercessione sta nel mistero del piano di Dio, che vuole questa profonda comunione tra tutti i suoi figli. E Dio lo vuole perché egli è così, colui che dà se stesso, che ha cura degli altri, che li ama fino alla morte (cf. Gv 13,1).

Certamente l’intercessione presuppone che la persona che la compie sia accetta al Signore, sia in un certo qual senso suo amico, come è detto di Abramo, a cui Dio non volle nascondere nulla di quanto stava per fare (cf. Gen 18,17). L’intercessore è qualcuno che sceglie di vivere secondo il progetto di Dio, che spera fermamente che esso si verifichi anche negli altri. È una persona che ha cura realmente dei suoi fratelli e delle sue sorelle e desidera che essi vivano secondo la volontà di Dio. Perciò la presenza di molti intercessori è anche un mezzo per realizzare una comunità che corrisponda al piano di Dio e promuovere il lavoro di riconciliazione tra individui, popoli, culture e religioni e tra l’uomo e il suo Dio.

Queste sono alcune delle ragioni per cui mi sento inclinato alla preghiera di intercessione. Naturalmente so bene che la mia preghiera è molto povera, pigra, spesso piena di distrazioni. Ma non di meno la considero come un piccolo rigagnolo, che fluisce dentro il grande fiume che è l’intercessione della Chiesa e delle persone buone di tutta l’umanità.

Questo grande fiume di intercessione fluisce e si immerge, per me come cristiano, nel grande oceano dell’intercessione di Cristo, che «vive sempre per intercedere» a nostro favore (cf. Eb 7,25; Rom 8,34). Così la mia piccola intercessione è parte di un grande oceano di preghiera in cui il mondo viene immerso e purificato.

Lo stesso grande scrittore della fine del diciannovesimo secolo che ho citato prima, Dostoevskij, ci ha dato nello stesso libro una commovente descrizione della preghiera di intercessione. Lo staretz Zosima dice a un giovane: «Ragazzo, non scordare la preghiera. Nella tua preghiera, se è sincera, trasparirà ogni volta un nuovo sentimento e una nuova idea che prima ignoravi e che ti ridarà coraggio; e comprenderai che la preghiera educa. Rammenta poi di ripetere dentro di te, ogni giorno, anzi ogni volta che puoi: “Signore, abbi pietà di tutti coloro che oggi sono comparsi dinanzi a te”. Poiché a ogni ora, a ogni istante migliaia di uomini abbandonano la loro vita su questa Terra e le loro anime si presentano al cospetto del Signore e quanti di loro lasciano la Terra in solitudine, senza che lo si venga a sapere, perché nessuno li piange né sa neppure se abbiano mai vissuto. Ma ecco che forse, dall’estremo opposto della Terra, si leva allora la tua preghiera al Signore per l’anima di questo morente, benché tu non lo conosca affatto né lui abbia conosciuto te. Come si commuoverà la sua anima, quando comparirà timorosa dinanzi al Signore, nel sentire in quell’istante che vi è qualcuno che prega anche per lei, che sulla Terra è rimasto un essere umano che ama pure lei. E lo sguardo di Dio sarà più benevolo verso entrambi, poiché se tu hai avuto tanta pietà di quell’uomo, quanto più ne avrà Lui, che ha infinitamente più misericordia e più amore di te. Egli perdonerà grazie a te».

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Sommario in 6 punti
Possiamo ora sintetizzare ciò che abbiamo cercato di dire.
1. La preghiera di intercessione appare come un non senso per le persone che guardano solo a questo mondo e che misurano ogni cosa col metro dell’efficienza materiale e del frutto visibile.
2. La preghiera di intercessione è un dono dello Spirito di Dio che lavora per l’unità del piano divino per l’umanità. Questa preghiera è pregna di significato e potente nella sua dinamica, specialmente nel campo della riconciliazione tra gli uomini e tra l’uomo e il suo Dio.
3. La preghiera di intercessione è una conseguenza della legge della mutua appartenenza e della mutua responsabilità.
Guarda all’unità del genere umano proponendo a ciascuno l’invito a partecipare alle difficoltà e ai drammi di ogni essere umano e a cooperare al piano di Dio per questo universo.
4. La preghiera di intercessione non consiste soltanto nel raccomandare a Dio le intenzioni di molta gente, ma anche nel domandare il perdono dei peccati dell’umanità e di ogni singola persona.
5. La preghiera di intercessione è una espressione della struttura dell’essere. In essa il primato non è quello della persona che è preoccupata della propria identità e benessere, ma quello della persona-in-relazione, che è ha a cuore il bene-essere degli altri. In questo modo nasce un sistema di relazioni attraverso il quale alcune persone possono portare i pesi degli altri e soffrire per essi. Questa legge è molto misteriosa e perciò non sempre considerata, ma è uno dei pilastri del piano di Dio. Da questa struttura dell’essere deriva anche la possibilità e il valore di un vero dialogo interreligioso, dove ciascuno accetta di riconoscere non soltanto il valore dell’altro, ma anche di soppesare con pace le critiche che vengono fatte alla propria tradizione.
6. Da tutto questo deriva la necessità e l’urgenza della preghiera di intercessione. Essa è necessaria perché corrisponde all’intimo dell’Essere divino e porta in questo mondo l’immagine del mondo a venire e del grande mistero che sarà rivelato alla fine dei tempi. È urgente, perché la necessità dell’umanità di superare oggi la violenza è terribilmente pressante e chiama all’azione tutta la gente di buona volontà.

– cardinale Carlo Maria Martini –

 Lectio a Gerusalemme

20 gennaio 2008

CARDINALE CARLO MARIA MARTINI E IL DUBBIO

C’è una voce in ognuno di noi che ci spinge a dubitare di Dio

«Ecco il senso della fede e la difficoltà di seguirlo sino in fondo»

Chi è per me Dio? Fin da ragazzo mi è sempre piaciuta l’invocazione, che mi pare sia di San Francesco d’Assisi, «mio Dio e mio tutto». Mi piaceva perché con Dio intendevo in qualche modo una totalità, una realtà in cui tutto si riassume e tutto trova ragione di essere. Cercavo così di esprimere il mistero ineffabile, a cui nulla si sottrae. Ma vedevo anche Dio più concretamente come il padre di Gesù Cristo, quel Dio che si rende vicino a noi in Gesù nell’eucarestia. Dunque c’era una serie di immagini che in qualche maniera si accavallavano o si sostituivano l’una con l’altra: l’una più misteriosa, attinente a colui che è l’inconoscibile, l’altra più precisa e concreta, che passava per la figura di Gesù. Mi sono reso conto ben presto che parlare di Dio voleva dire affrontare una duplicità, come una contraddizione quasi insuperabile. Quella cioè di pensare a una Realtà sacra inaccessibile, a un Essere profondamente distante, di cui non si può dire il nome, di cui non si sa quasi nulla: e tutto ciò nella certezza che questo Essere è vicino a noi, ci ama, ci cerca, ci vuole, si rivolge a noi con amore compassionevole e perdonante. Tenere insieme queste due cose sembra un po’ impossibile, come del resto tenere insieme la giustizia rigorosa e la misericordia infinita di Dio. Noi non scegliamo tra l’una e l’altra, viviamo in bilico (…).

Come dice il catechismo della Chiesa cattolica, la dichiarazione «io credo in Dio» è la più importante, la fonte di tutte le altre verità sull’uomo, sul mondo e di tutta la vita di ogni credente in lui. D’altra parte il fatto stesso che si parli di «credere » e non di riconoscere semplicemente la sua esistenza, significa che si tratta concretamente di un atto che non è di semplice conoscenza deduttiva, ma che coinvolge tutto l’uomo in una dedizione personale. Su questo punto, come su tanti altri relativi alla conoscenza di Dio, c’è stata, c’è e ci sarà sempre grande discussione. Per alcuni la realtà di Dio si conosce mediante un semplice ragionamento, per altri sono necessarie anche molte disposizioni del cuore e della persona (…).

È dunque possibile conoscere Dio con le sole forze della ragione naturale? Il Concilio Vaticano I lo afferma, e anch’io l’ho sempre ritenuto in obbedienza al Concilio. Ma forse si tratta della ragione naturale concepita in astratto, prima del peccato. Concretamente la nostra natura umana storica, intrisa di deviazioni, ha bisogno di aiuti concreti, che le vengono dati in abbondanza dalla misericordia di Dio. Dunque non è tanto importante la distinzione tra la possibilità di conoscenza naturale e soprannaturale, perché noi conosciamo Dio con una conoscenza che viene e dalla natura, dalla grazia e dallo spirito Santo, che è riversata in noi da Dio stesso.

Bisogna dunque accettare di dire a riguardo di Dio alcune cose che possono apparire contraddittorie. Dio è Colui che ci cerca e insieme Colui che si fa cercare. È colui che si rivela e insieme colui che si nasconde. È colui per il quale valgono le parole del salmo «il tuo volto, Signore, io cerco», e tante altre parole della Bibbia, come quelle della sposa del Cantico di Cantici: «Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato l’amato del mio cuore; l’ho cercato, ma non l’ho trovato. Mi alzerò e farò il giro della città; per le strade e per le piazze voglio cercare l’amato del mio cuore. L’ho cercato ma non l’ho trovato. Da poco avevo oltrepassato le guardie che fanno la ronda quando trovai l’amato del mio cuore…» (3,1-4). Ma per lui vale anche la parola che lo presenta come il pastore che cerca la pecora smarrita nel deserto, come la donna che spazza la casa per trovare la moneta perduta, come il padre che attende il figlio prodigo e che vorrebbe che tornasse presto. Quindi cerchiamo Dio e siamo cercati da lui. Ma è certamente lui che per primo ci ama, ci cerca, ci rilancia, ci perdona.

A questo punto, sollecitati anche dalle parole del Cantico «ho cercato e non l’ho trovato», ci poniamo il problema dell’ateismo o meglio dell’ignoranza su Dio. Nessuno di noi è lontano da tale esperienza: c’è in noi un ateo potenziale che grida e sussurra ogni giorno le sue difficoltà a credere. Su questo principio si fondava l’iniziativa della «Cattedra dei non credenti» che voleva di per sé «porre i non credenti in cattedra» e «ascoltare quanto essi hanno da dirci della loro non conoscenza di Dio». Quando si parla di «credere in Dio»come fa il catechismo della Chiesa cattolica, si ammette espressamente che c’è nella conoscenza di Dio un qualche atto di fiducia e di abbandono. 

Noi sappiamo bene che non si può costringere nessuno ad avere fiducia. Io posso donare la mia fiducia a un altro ma soltanto se questi mi sa infondere fiducia. 

E senza fiducia non si vive (…). L’adesione a Dio comporta un’atmosfera generale di fiducia nella giustezza e nella verità della vita, e quindi nella giustezza e nella verità del suo fondamento. Come dice Hans Küng «che Dio esista, può essere ammesso, in definitiva, solo in base a una fiducia che affonda le sue radici nella realtà stessa».

Molti e diversi sono i modi con cui ci si avvicina al mistero di Dio. La nostra tradizione occidentale ha cercato di comprendere Dio possibilmente anche con una definizione. 

Lo si è chiamato

 ad esempio Sommo Bene, Essere Sussistente, Essere Perfettissimo… Non troviamo nessuna di queste denominazioni nella tradizione ebraica. 

La Bibbia non conosce nomi astratti di Dio, ma ne enumera le opere. Si può affermare che ciò che la Bibbia dice su Dio viene detto anzitutto con dei verbi, non con dei sostantivi. Questi verbi riguardano le grandi opere con cui Dio ha visitato il suo popolo. Sono verbi come creare, promettere, scegliere, eleggere, comandare, guidare, nutrire ecc. Si riferiscono a ciò che Dio ha fatto per il suo popolo. C’è quindi un’esperienza concreta, quella di essere stati aiutati in circostanze difficili, dove l’opera umana sarebbe venuta meno. Questa esperienza cerca la sua ragione ultima e la trova in questo essere misterioso che chiamiamo Dio.

D’altra parte ha qualche ragione anche la tradizione occidentale. Infatti tutte le creature hanno ricevuto da Dio tutto ciò che sono e che hanno. Dio solo è in se stesso la pienezza dell’essere e di ogni perfezione, e colui che è senza origine e senza fine. Tuttavia nel mistero cristiano la natura di Dio ci appare gradualmente come avvolta da una luce ancora più misteriosa. 

Non è una natura semplicemente capace di tenere salda se stessa, di essere indipendente, di non aver bisogno di nessuno. 

È una realtà che si protende verso l’altro, in cui è più forte la relazione e il dono di sé che non il possedere se stesso. 

Per questo Gesù sulla croce ci rivela in maniera decisiva l’essere di Dio come essere per altri: è l’essere di Colui che si dona e perdona.

– Cardinale Carlo Maria Martini – 

da: Il Corriere della Sera del 16 novembre 2007

Preghiera per l’Europa

Padre dell’umanità, Signore della storia,

guarda questo continente europeo

al quale tu hai inviato tanti filosofi, legislatori e saggi,

precursori della fede nel tuo Figlio morto e risorto.

Guarda questi popoli evangelizzati da Pietro e Paolo,

dai profeti, dai monaci, dai santi;

guarda queste regioni bagnate dal sangue dei martiri

e toccate dalla voce dei Riformatori.

Guarda i popoli uniti da tanti legami

ma anche divisi, nel tempo, dall’odio e dalla guerra.

Donaci di lavorare per una Europa dello Spirito

fondata non soltanto sugli accordi economici,

ma anche sui valori umani ed eterni.

Una Europa capace di riconciliazioni etniche ed ecumeniche,

pronta ad accogliere lo straniero, rispettosa di ogni dignità.

Donaci di assumere con fiducia il nostro dovere

di suscitare e promuovere un’ intesa tra i popoli

che assicuri per tutti i continenti,

la giustizia e il pane, la libertà e la pace.

– Cardinale Carlo Maria Martini – 

dalla rivista Il Cenacolo

Signore, Tu sei la mia lampada,

Ti prego, Signore

di rischiarare la mia lampada che è la

preghiera:

preghiera che fa fatica ad accendersi,

che non è splendente come vorrei.

Ti chiedo Signore di rischiararla

e però vorrei con più audacia,

fare mie le parole di Davide: tu sei la mia lampada.

Non voglio quindi preoccuparmi troppo

della mia preghiera nella certezza che tu sei

la mia lampada, il sole dalla mia vita.

Donaci, o Signore Dio nostro, di capire il mistero della preghiera.

Donami di coltivare la terra con umiltà e

semplicità di cuore, a imitazione della Vergine Maria.

(Cardinale Carlo Maria Martini)

IL PADRE NOSTRO – CARD. CARLO MARIA MARTINI

Nel vangelo secondo Luca, gli apostoli chiedono a Gesù: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni Battista ha insegnato ai suoi discepoli» 

(Luca 11, 1).

Osserviamo anzitutto che la domanda degli apostoli non nasce all’inizio del loro incontro con Gesù, bensì più tardi, quando si accorgono, quando vedono che Gesù prega, si ritira a pregare.

Analogamente, la nostra domanda sulla preghiera nasce quando vediamo altri pregare intensamente, quando nella preghiera comune ci accorgiamo che intorno a noi c’è una qualità di preghiera che ci affascina e vorremmo fare nostra.

Gesù rispose ai discepoli “Quando pregate dite così”:

Padre nostro che sei nei cieli, 

sia santificato il tuo nome; 

venga il tuo regno; 

sia fatta la tua volontà, 

come in cielo così in terra. 

Dacci oggi il nostro pane quotidiano, 

e rimetti a noi i nostri debiti 

come noi li rimettiamo ai nostri debitori, 

e non ci indurre in tentazione, 

ma liberaci dal male» (Matteo 6, 9-13).

Preghiera semplicissima, che abbiamo imparato a recitare fin da bambini, eppure ricchissima. In essa c’è la scoperta della parola “Padre”, Dio Padre come nuovo orizzonte della vita. E, dalla scoperta della paternità di Dio, ci porta a comprendere che il “Padre nostro” riassume il progetto di Dio su di noi.

Il testo è diviso chiaramente in due parti. 

Le parole sono elementari – nome, Regno, sia santificato, volontà, pane, peccati, tentazioni – e nello stesso tempo non sono completamente spiegabili e vanno quindi vissute come mistero. 

Per esempio, che cosa significa pane quotidiano? 

Il  termine greco, che traduciamo con “quotidiano”, fa discutere da secoli gli esegeti: c’è chi traduce l’aggettivo con “oggi”, chi con “domani”. Forse il senso più ovvio è, appunto, “quotidiano”, ma non ne abbiamo la certezza filologica. Così pure è strana l’espressione: “sia santificato il tuo nome”. 

E, ancora, “non ci indurre in tentazione”, che può essere male interpretata, quasi che sia Dio a indurci in tentazione. 

Di fatto, il “Padre nostro” contiene delle affermazioni allusive a tutta la realtà del regno di Dio; recita delle parole che danno una sintesi dell’ insegnamento di Gesù e, per comprenderle a fondo, dovremmo rileggere buona parte del vangelo. 

A noi, però, preme capire che cosa ha voluto insegnarci Gesù, quali sono i contenuti che Gesù vuole da ogni nostra preghiera. 

Dire “Padre” non significa fare uno sforzo di immaginazione o avere una certa idea di Dio, bensì entrare nel modo di pregare di Gesù che sempre si rivolge

a Dio chiamandolo “Padre”. 

Vuol dire che l’invocazione “Padre” è l’atmosfera della preghiera, l’orizzonte nel quale la preghiera si compie. 

Tale orizzonte, che è suo, Gesù ce lo mette nel cuore, ce lo dona, ce lo comunica. Dire “Padre”, ci rende disponibili, fiduciosi, abbandonati, sicuri di essere ascoltati, ci fa superare paure e incertezze. 

Con “venga il tuo Regno” esprimiamo l’augurio, l’ansia per la manifestazione di quella realtà che indichiamo con il nome “Regno” e che può essere espressa in mille altri modi: giustizia, fraternità, trionfo della vita, sconfitta della morte, situazione dove non ci saranno né lacrime né lutti, capacità di conoscerci e di amarci fino in fondo, pienezza del Corpo di Cristo realizzata nella Chiesa, unità vera tra tutti gli uomini e tutti i popoli.

Con questa espressione noi anticipiamo e attendiamo il progetto di Dio nella storia. 

Il tuo Regno, non il regno di Dio che io mi immagino, ma quello che

il Padre prepara, mi dona, mi mette nelle mani, mi fa realizzare giorno dopo giorno. 

Il progetto di Dio ha delle caratteristiche di pienezza, assolutezza, purità, chiarezza, luminosità, che possono essere soltanto sue. 

Noi le intuiamo quando cerchiamo di realizzarle, perché il Regno si concretizza nella figura del nostro progetto umano, nella nostra figura di Chiesa, di rapporti fraterni vissuti nella pienezza evangelica, nella nostra figura di costruzione del mondo nuovo. 

Ma è il tuo, o Padre! Noi lo accettiamo da te e tu ce lo riveli sempre più grande, sempre più elevato delle nostre richieste umane.

Nella dinamica tra il regno quale progetto che noi costruiamo quotidianamente, e il Regno che Dio ci dà e che è più grande del nostro progetto, la preghiera ci rende attivi. 

Ci fa disponibili, pronti all’ eventuale conflitto che si potrebbe determinare tra il regno come lo vediamo noi e il Regno come Dio ce lo dona nella sua infinita e misteriosa sapienza. E il conflitto che si è realizzato, per esempio, nella preghiera di Gesù al Getsémani: «Padre, non la mia volontà, ma la tua si compia», venga non il mio regno, ma il tuo. Quindi, l’espressione “venga il tuo Regno” ci forma allo spirito battesimale : con essa entriamo nella realtà vissuta del nostro Battesimo.

Ci domandiamo: ma che cosa occorre perché venga il Regno, perché il progetto di Dio si realizzi? che cosa occorre perché tale realizzazione sia efficace

e possibile? A ciò risponde la seconda parte della preghiera.

 Se avessimo composto noi il “Padre nostro” avremmo certamente scritto una lunga lista di condizioni esterne e interne. Gesù, invece, ne menziona tre. Perché il Regno si realizzi, abbiamo bisogno di perseverare nell’oggi attraverso il pane quotidiano. 

Abbiamo bisogno di molta misericordia e di perdono reciproco, mediante la capacità di accoglierci e il perdono che Dio dà alle nostre continue cadute e incapacità nella realizzazione del Regno. 

Abbiamo bisogno del sostegno di Dio per non cedere alla tentazione quando viene la prova e il Regno sembra oscurarsi intorno a noi. Nella prima parte del “Padre nostro” eravamo descritti come desiderosi anticipatori del Regno: “Venga, sia santificato, sia fatta la sua volontà”; nella seconda parte siamo descritti come poveri pellegrini del Regno .

Possiamo paragonare questi momenti della preghiera con i sentimenti che abbiamo nel cuore. Abbiamo nel cuore, come parola fondamentale rivolta a Dio, l’appellativo di Padre e lo ripetiamo con fiducia, con abbandono, con tenerezza.

Recitando il “Padre nostro” potremmo sostare a lungo su questa semplicissima parola: Padre, come faceva santa Teresa di Gesù Bambino.

Abbiamo nel cuore, come desiderio fondamentale, la pienezza del progetto di Dio a cui la nostra vita è chiamata a dedicarsi, attraverso il Battesimo e

la presenza in tutte le realtà di questo mondo, in ogni forma di servizio ai fratelli, alla Chiesa, alla società.

Abbiamo nel cuore un umile sentire di noi che ci fa domandare nella preghiera cose essenziali e adatte alla nostra debolezza.

Uniamoci a tutti i fratelli e le sorelle che, insieme con noi, soffrono particolarmente debolezza e povertà sulla via del Regno. Penso a coloro che sono vittime di violenza, a coloro che hanno una vita anche familiare faticosa, quasi al limite dell’intollerabile, ai numerosi malati. Al bisogno che tanta gente ha del pane quotidiano della speranza, di quel respiro di forza che permette di vivere la giornata accogliendola.

Ci sono poi coloro che mancano della prospettiva del Regno, che non credono a un progetto di Dio nella loro vita e perciò non hanno un futuro, non sanno

dove dirigersi, non hanno niente che li attragga o che li spinga a impegnarsi per un domani migliore.

Impariamo a pregare per tutti, preghiamo con tutti, soprattutto con chi incontriamo ogni giorno e che vorremmo fare entrare nel nostro desiderio e, attraverso l’invocazione del Padre, renderli partecipi di questa stupenda preghiera e del senso della paternità di Dio che Gesù ci dona di vivere.

La preghiera del “Padre nostro”, così come abbiamo cercato di comprenderla, ci ha mostrato come dev’essere ogni nostra preghiera.

– Rivolgerci con Gesù, nella grazia dello Spirito, al Padre, offrendogli ciò che siamo, tutta la nostra vita: è ciò che accade nell’Eucaristia in ogni

celebrazione liturgica della Chiesa.

– Avere presente il mirabile disegno di salvezza di Dio, disegno nel quale si inserisce la nostra storia personale e che si è rivelato pienamente nel mistero

pasquale di Gesù crocifisso e risorto. In tale disegno, la preghiera ha lo scopo, e lo ripeto, di condurci verso la carità operosa, perché Dio è mistero

di Amore, di Carità.

– Credere che Dio esaudirà le nostre preghiere se fatte nel nome di Gesù, conformandoci, immedesimandoci nella sua condizione di Figlio e se hanno come richieste, come contenuti, i desideri del Regno, il desiderio di compiere la volontà del Padre, di lasciarci guidare dallo Spirito Santo.

– card. Carlo Maria Martini – 

Tratto da : Ritrovare se stessi – “Un percorso Quaresimale”

Le divisioni tra i cristiani, mentre feriscono la Chiesa, feriscono Cristo, e noi divisi provochiamo una ferita a Cristo: la Chiesa infatti è il corpo di cui Cristo è capo. 

Sappiamo bene quanto stesse a cuore a Gesù che i suoi discepoli rimanessero uniti nel suo amore. Basta pensare alle sue parole riportate nel capitolo diciassettesimo del Vangelo di Giovanni, la preghiera rivolta al Padre nell’imminenza della passione: «Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi» 

(Gv 17,11).

– Papa Francesco –

Udienza Generale, 8 ottobre 2014

Padre nostro invisibile che sei nei cieli

sia santificato in noi il tuo Nome

perché tu ci hai santificato

attraverso il tuo Spirito Santo.

Venga su di noi il tuo regno,

regno promesso agli amanti del tuo Amore.

La tua forza e le tue benevolenze

riposino sui tuoi servi

qui nel mistero e là nella tua misericordia.

Dalla tua tavola inesauribile

dona il cibo alla nostra indigenza

e accordaci la remissione delle colpe

perché tu conosci la nostra debolezza.

Noi ti preghiamo:

salva coloro che hai plasmato

e liberali dal maligno che cerca chi divorare.

A te appartengono il regno

e la potenza e la gloria, o Signore:

non privare della tua bontà i tuoi santi.

dal Breviario Caldeo

Buona giornata a tutti. 🙂

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