Riflessioni sparse✨ Questo per voi il segno …

RIFLESSIONI SPARSE

(come un’arancia amara)

SUL NATALE… anno 2017

“Buon Natale!” Ci salutiamo così in questi giorni… ed è bello che sia così. Mi chiedevo però che senso possa avere questo saluto per noi oggi.

Natale è la festa della luce (il Sol invictus), della gioia (guarda i pastori), della tenerezza per un Bimbo che nasce. Che non sia dunque l’augurio a vivere felicemente, nella luce, nella gioia e nella tenerezza questo tempo e la vita tutta?

Eppure sento, in questo giorno, in queste giornate che girano intorno alla festa, anche tanta tristezza, tanto buio dentro, tanto vuoto… e non solo io, ma lo avverto anche in tante persone che vivono distacchi dolorosi, divisioni laceranti, situazioni di sofferenza, lutto, malattia, solitudine.

Mi domando se ho il diritto, se abbiamo il diritto di essere tristi, di non sentire gioia in questo giorno, se ho il diritto di dire queste cose da un altare in questo giorno, se ho il diritto – proprio io, prete – di fare un po’ il “guastafeste”…

Oggi mi sono risposto di si!

Ho il diritto di non sentirmi a mio agio, di non riuscire a fare mia quell’atmosfera natalizia tutta luminarie e alberi addobbati, di non provare quel “volemose bene” che noi romani abbiamo insegnato al mondo… e che coincide vagamente con il messaggio del Natale commercializzato.

Quest’anno non ho fatto l’albero e nemmeno il presepe, non ho messo luminarie. E per cenone ho mangiato pizza! E sono triste. Sono triste perchè sento piuttosto finti tutti gli obblighi imposti da quello che sempre più mi rifiuto di chiamare Natale. No, questa non è la festa di Gesù. Non ce l’ha chiesto lui di festeggiarlo così. Chiamiamolo in un altro modo… festa della riunione famigliare, festa delle luci, festa della bontà, del cibo…, ma non chiamiamolo Natale.

Vi leggo uno stornello di un grande poeta romanesco, Trilussa, che dice pressapoco così:

Er presepio

Ve ringrazio de core, brava gente,

pé ‘sti presepi che me preparate,

ma che li fate a fa? Si poi v’odiate,

si de st’amore non capite gnente…

Pé st’amore sò nato e ce sò morto,

da secoli lo spargo dalla croce,

ma la parola mia pare ‘na voce

sperduta ner deserto, senza ascolto.

La gente fa er presepe e nun me sente;

cerca sempre de fallo più sfarzoso,

però cià er core freddo e indifferente

e nun capisce che senza l’amore

è cianfrusaja che nun cià valore.

Gesù (e la sua famiglia) non è stato contento di nascere come un profugo, fuori casa, fuori città, perchè per lui “non c’era posto”. Allora questa è la festa di tutti quelli che nascono lontani da casa, senza un luogo, che sono stranieri, profughi, migranti, perseguitati, come Gesù, che nasce in una mangiatoia di animali, tra i pastori nomadi senza-luogo, che diventano i primi evangelizzatori.

Gesù non è nato in mezzo alla luce, tra i riflettori della storia, è nato povero, nel buio di una grotta, di notte.

Gesù non è nato in mezzo al frastuono impazzito delle città e delle strade in frenetica corsa per regali e partenze, è nato nel silenzio, nel nascondimento, nessun giornalista ha preannunciato la sua nascita – come si faceva per i personaggi importanti – ma solo le creature invisibili (gli angeli) hanno cantato lievemente il “gloria” che ha rotto il silenzio di quella notte!

Non è nato in una villa (sarebbe stato un dio per i ricchi), nè in una baracca (sarebbe stato un dio dei poveri), e neanche in una casa costruita da mani d’uomo, ma in una grotta, per indicare a tutti che c’è una realtà non costruita da mani d’uomo, ma da Dio, che dobbiamo cercare.

Viene “deposto in basso” nella mangiatoia, per indicarci che questo Dio si è fatto carne abbassandosi, facendosi più basso di tutti, più piccolo, più indifeso… forse perchè solo così chi si sente “giù”, chi non si sente di festeggiare oggi, può sentirsi capito, accolto. Forse perchè solo chi torna ad essere piccolo come un bambino, chi si abbassa e non si esalta, può entrare nel regno di Dio, nella sua logica paradossale.

Un Dio che nasce “figlio”, come tutti noi siamo nati figli, per indicare che quella dei “figli” e dunque dei “fratelli” è la nostra vera identità.

Non l’identità cristiana, non l’appartenenza ad una tradizione religiosa o sociale, non l’appartenenza ad un territorio, l’esserci nato, ecc. (e noi siamo ancora lì a litigare sullo ius soli!) ma l’identità di figli, di un Dio che si abbassa per abbracciare tutti, dal più piccolo al più grande.

Allora il Natale è la festa dei figli che si ritrovano fratelli! Di chi si abbassa e perdona chi l’ha tradito, insultato, diffamato, di chi si abbassa e fa il primo passo, di chi decide di non nutrire rancore, di andare oltre. Di accogliere chi è più piccolo, povero, migrante, indifeso.

Di chi accoglie anche le ombre, le tristezze, il buio, il frastuono che è dentro di sé, di chi gli da diritto di cittadinanza e concede che può sentirsi così anche a Natale.

E permettetemi di non essere felice, oggi, se non sono riuscito a vivere questo. Vi auguro di essere felici, perchè siete riusciti a vivere più da figli e da fratelli!

Luca Buccheri, prete di strada

non c'è rosa senza spine By GiuMa

Di questo Natale vorrei che ci imprimessimo in cuore le sette espressioni che gli angeli regalarono ai pastori. Parole vive, che devono abitare il nostro cuore, continuamente. Tesoro prezioso!

1. non temete: Dio non deve farmi paura, mai. Se fa paura non è Dio che bussa alla tua vita. Può far paura un neonato? Dio è un bacio caduto sulla terra a Natale per te, un pargoletto che ti guarda…stupito quanto te.

2. vi annuncio una grande gioia: la gioia è Dio che viene verso te, il grande verso il piccolo, dal cielo verso la terra, da una città verso una grotta, dal tempio ad un campo di pastori.

3. che sarà per tutto il popolo: la gioia di vivere, la vita in pienezza, è per tutti, ma proprio tutti, anche per la persona che si sente più lontana e sbagliata.

4. è nato per voi un salvatore: la sorgente…

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III ^ DOMENICA AVVENTO così detta GAUDENTE

BUONA DOMENICA ED AUGURI DI BUON NATALE DI GESU’ A TUTTI !…

Breve riflessione.

La gioia per l’uomo viene dal sentirsi amato, infatti, quando avvertiamo intorno a noi l’amore delle persone care, degli amici, dei colleghi, delle persone che incontriamo nella vita di tutti i giorni, sentiamo una vera soddisfazione interiore, infatti, il peso della solitudine, anche in mezzo ad una moltitudine di persone, deriva proprio dal non avvertire più, intorno a noi, che qualcuno ci ami che qualcuno ci pensi.

Ma la “Vera Gioia” per l’uomo, invece, è scoprire di essere amato da Dio in una maniera: gratuita, incondizionata, instancabile, inesauribile, fedele, infinita … al di là dei nostri egoismi, delle nostre incapacità, delle nostre mancanze, delle nostre debolezze ed è proprio questa la buona notizia racchiusa nei vangeli che Gesù è venuto a portare, ci ha presentato un Dio AMORE ricco di Misericordia e quando noi Lo cerchiamo, Lui è già lì che ci aspetta, anzi no, ci viene incontro. Perciò papa Francesco, più volte ha ribadito nei suoi discorsi: «Dio mai si stanca di perdonarci, il problema è che noi ci stanchiamo di chiedere il perdono, non ci dobbiamo stancare mai, Lui è il padre amoroso che sempre perdona, che ha misericordia per tutti noi».

Lo stesso Gesù suggerì ai discepoli come raggiungere e conservare la gioia piena, infatti disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore.

Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena» (vangelo di Giovanni cap.15, 9-11).

Per questo motivo il Papa Francesco, nel definire Gesù fonte di vera gioia precisa: “Quanti hanno incontrato Gesù lungo il cammino, sperimentano nel cuore una serenità e una gioia di cui niente e nessuno potrà privarli. La nostra gioia è Gesù Cristo, il suo amore fedele inesauribile! Perciò, quando un cristiano diventa triste, vuol dire che si è allontanato da Gesù. Ma allora non bisogna lasciarlo solo! Dobbiamo pregare per lui, e fargli sentire il calore della comunità”. (Angelus del 15/12/2013).

Allo stesso modo san Paolo, nella lettera ai Filippési, esorta i cristiani a rimanere nel Signore, infatti testualmente afferma al capitolo 4, versetti 4-7 : “Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino! Non angustiatevi per nulla, ma in ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e le vostre menti in Cristo Gesù.

IL Quadro rappresenta L’adorazione del Bambino(Adoration of the Child), 1620 di Gerard van Honsthorst

da Pino Vangone FB

Sai rimanere a bocca aperta?

Una volta le statuine del presepio si misero a borbottare. Tutte avevano qualcosa in mano da regalare a Gesù Bambino: un uovo, un po’ di farina, un po’ di latte di capra, un dattero … Soltanto una non aveva niente. Se ne stava là fissa, immobile con la bocca spalancata. Non faceva che una cosa sola: guardava incantata il Bambino. Proprio per questo la chiamavano ‘Incantata’ . Le statuine le gridavano: “Non ti vergogni? Vieni alla grotta e non porti niente?” I rimproveri aumentavano sempre più, tanto che la Madonna dovette intervenire: “Non insultate ‘Incantata’! Per favore non urlate! Svegliate il mio Bambino!” Le statuine, sentendo la Madonna così commossa e decisa, subito se ne stettero ben zitte. Ma Gesù, avvertì il passaggio dal rumore al silenzio e si svegliò. Aprì gli occhi che si incontrarono con quelli di ‘Incantata’. Il Bambino le fece il più bel sorriso del mondo. Allora ‘Incantata’ si convinse ancora di più che Natale è la meraviglia delle meraviglie! Si convinse ancora di più che Natale è una cosa unica inaudita: un Dio che viene da noi e prende carne umana. Si convinse che Natale è un’esplosione di luce. Un dolce arcobaleno che unisce il Cielo alla terra, per abbracciarla e riscaldarla!

Natale: un Dio che viene da noi e prende carne umana…

Ma questo mondo rimane ancora “incantato” da questo avvenimento?

Pensieri del Gufo

🙏🏻🎄🕯Novena 🕯di 🕯Natale 🕯🎄

NOVENA DI NATALE

PRIMO GIORNO

VIENI, BAMBINO GESU’

Cristo è venuto: eppure noi l’attendiamo ancora come già gli antichi figli di Israele. Cristo è in mezzo a noi: eppure noi viviamo l’esperienza dell’esilio, «sapendo che finché abitiamo nel corpo siamo in esilio lontano dal Signore» (2 Cor 5,6). Tutto il Nuovo Testamento è permeato di questa attesa del Cristo che deve venire e che sembra continuamente imminente. Ma il libro che riassume le attese di tutte le generazioni cristiane è l’Apocalisse, nei suoi ultimi passi.

Gesù verrà presto

«Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il Principio e la Fine. Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città. Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolatri e chiunque ama e pratica la menzogna! Io, Gesù, ho mandato il mio Angelo per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino» (Ap 22, 12-16).

Senza distinzioni e condizioni

Il mondo intero è nell’attesa e la nostra stessa preghiera deve essere protesa verso la venuta del Signore. In questo “Vieni, Bambino Gesù”, la nostra preghiera dovrebbe far proprie tutte le attese, le sofferenze fisiche e morali dell’umanità che vive accanto a noi. La sua venuta è, per ciascuno di noi, una realtà viva: «Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, verrò da lui, cenerò con lui ed Egli con me» (Ap 3,20). Se lasciamo entrare il Bambino, ci farà partecipi dei suoi doni e dei suoi beni; dirà una parola a ciascuno di noi.

Questa parola si rivolge a tutti, senza distinzioni e condizioni. Nonostante i nostri peccati passati, la nostra mediocrità, l’insensibilità spirituale, basta credere all’Amore. La grazia di Dio può porre rimedio a tutto. (J. Danielou)

Noi Ti invochiamo

In mezzo alle angustie del tempo presente

– Noi Ti invochiamo, o Bambino Gesù.

Nella speranza di contemplare in Cielo quelle realtà in cui gli Angeli bramano fissare lo sguardo.

– Noi Ti invochiamo, o Bambino Gesù.

Per noi stessi e per quanti attendono con fiducia la Tua venuta

– Noi Ti invochiamo, o Bambino Gesù.

Per il mondo intero e per gli uomini che ancora non Ti conoscono

– Noi Ti invochiamo, o Bambino Gesù.

O Bambino Gesù, degnati di accogliere la preghiera di quanti credono e sperano in Te; vieni presto a liberarci da questo nostro esilio, e riuniscici nel Tuo regno glorioso, dove Tu vivi e regni con il Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.

NOVENA DI NATALE

(Inizio: 16 Dicembre)

Primo giorno

Secondo giorno

Terzo giorno

Quarto giorno

Quinto giorno

Sesto giorno

Settimo giorno

Ottavo giorno

Nono giorno

www.preghiereperlafamiglia.it/m/novena-di-natale

namaste “Il divino in me onora il divino che è in te”

“Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto”

L’avvento è avere dimestichezza con l’attesa, l’attesa che trasforma la vita come una madre incinta che quotidianamente porta avanti la vita.

Ma a poco serve attendere se non hai occhi che sanno riconoscere.

Ma riconoscere cosa?

Ermes Ronchi ha un inizio di risposta:

“Noi domandiamo segni straordinari a un Dio illusorio e non ci accorgiamo dei segni quotidiani del Dio reale. La semplicità di Dio è tanto semplice che alle volte non si vede”.

Sono le piccole cose quelle che parlano di Dio: un pizzico di lievito, un granello di senape, un germoglio, un virgulto, piccoli dettagli che spesso passano inosservati.

Non credo ci sia da riconoscere una cosa meglio di un’altra, ma semplicemente è necessario saper riconoscere la vita che vive attorno a noi.

Amo il saluto indiano ‘namaste’ che dice: “Il divino in me onora il divino che è in te”. A volte ci viene difficile riconoscere la nostra parte divina, ma oggi dedichiamo tempo e fantasia a desiderarla, a scoprirla, a viverla. E’ passaggio obbligato per riconoscerla negli altri.

fra Giorgio B.

Noi pensiamo che si nasca uomini, invece uomini si diventa…

«Noi pensiamo che si nasca uomini, invece uomini si diventa. Farsi uomo è tutto un programma che va svolto con pazienza. Che richiede i suoi tempi. Che non può essere bruciato con riassunti superficiali, o abbreviato con scorciatoie di comodo».

Don Tonino Bello

Parola di Uomo

UOMINI SI DIVENTA

Farsi uomo è tutto un programma

don Tonino, Vescovo

>>> www.dontoninovescovo.it

Semplicemente vivere

Sul sito www.eremodironzano.it c’è la registrazione della veglia di don Gigi Verdi di Romena a Bologna il 13 dicembre

🕯✨🌻✨🍀✨🔆❄️🕯

VEGLIA PER FIRENZE:  Venerdì 15 Dicembre 2017

a BAGNO A RIPOLI 

nella Chiesa della Pentecoste, Via delle Arti – ore 21,00

Trascorso l’anno speciale dei 25 anni di Romena scandito dalle 8 tappe della Via della Resurrezione ritornano le veglie-incontri di don Luigi in tantissime città italiane (guarda tutto il calendario). Il tema degli incontri sarà “Semplicemente Vivere”.

SEMPLICEMENTE Vivere

🕯La notte di Santa Lucia🕯

VANGELO DI MATTEO 11,28-30

In quel tempo, Gesù disse: «Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

SARÀ

Sarà la chimica,

che spariamo nei nostri cervelli,

capace di ristorare la nostra stanchezza e oppressione fisica, psichica e spirituale?

Sarà la politica,

alla quale affidiamo il nostro destino sociale, capace di ristorare la nostra stanchezza e oppressione fisica, psichica e spirituale?

Sarà comprare

le cose per riempirci di cose o sarà un divano dove esultare di vittoria per un risultato sportivo invece che per un altro, oppure

sarà la sfida nella competizione o l’ansia dell’ambizione capace di ristorare la nostra stanchezza e oppressione fisica, psichica e spirituale?

Sarà un cartoncino

dove grattare la fortuna e la sfortuna a ristorare la nostra stanchezza e oppressione fisica, psichica e spirituale

o

sarà compiacere

gli altri, possedere le persone, essere violenti, giudici dei fratelli, brontoloni a oltranza?

Sarà la cultura,

alla quale affidiamo il nostro sapere collettivo, capace di ristorare la nostra stanchezza e oppressione,

oppure

sarà la legge nei tribunali o il potere economico?

Saranno la magia,

la scuola, l’oceano delle opinioni, il successo, il denaro, il prestigio, il culto dell’immagine oppure

le leggi di mercato e i principi morali capaci di ristorare la nostra stanchezza e oppressione fisica, psichica e spirituale?

Cosa sarà mai capace di ristorare la nostra stanchezza e oppressione fisica, psichica e spirituale? Gesù.

Gesù e l’amore

che è venuto a insegnarci e a rivelarci.

Gesù non solo è pronto e disponibile a ristorarci, ma può farlo,

nel senso che è capace di farlo,

ha la potenza per farlo. Ma come?

Semplice.

Lui risponde: venite a me, che significa:

state con me,

ascoltate me e le mie procedure,

mangiate me,

amate me,

seguite me, abbandonatevi in me, abbracciate me,

parlate con me,

confidate in tutto e per tutto

in me.

🙏🏻🙏🏻🙏🏻

d. Paolo Spoladore

IL GRANELLINO🌱

(Mt 11,28-30)

È una fatica essere umile. Per essere umile bisogna andare controcorrente all’io che vuole emergere, apparire, comandare, stare al primo posto. È una strada stretta e in salita. Poichè la nostra natura è indebolita dal famoso peccato originale, bisogna fare sforzi immani per non cedere agli istinti animaleschi ad affermare il nostro io che non vuole essere a servizio degli altri, che non vuole sottomettersi a nessuno, che non vuole essere secondo a nessuno.

La tentazione di prendere la strada larga per non soffrire, per affermare il nostro io è forte. Chi vuole salire la strada dell’umiltà con le sole proprie forze conoscerà il fallimento. Sfiduciato, dirà a se stesso: “Basta! Non ce la faccio più. Non voglio più obbedire a nessuno. Non voglio indossare più il grembiule. Non voglio più essere considerato uno stupido. Non voglio più dire con la Vergine Maria: “Ecco, sono la serva del Signore!”.

Se non abbiamo la forza di Gesù ricevendo lo Spirito Santo cadremo nella tentazione di dire basta al cammino dell’umiltà. Faremo quello che fece il profeta Elia che, stanco e avvilito nell’essere perseguitato a causa della parola di Dio, mentre fuggiva nel deserto, si fermò e si sedette sotto un ginepro e disse: “Voglio morire!”. Ma il Signore intervenne e lo rese forte dandogli da bere e da mangiare. Reso forte dal cibo che il Signore gli diede, continuò il suo cammino fino al monte Oreb dove sperimentò la tenerezza di Dio.

È una grossa fatica essere mite dinanzi alla violenza. L’istinto animalesco porta l’uomo a reagire con violenza quando si subisce una parola o un gesto violento. Per non essere violento bisogna farsi violenza. Senza lo Spirito di Gesù si cade nella tentazione di mettere in pratica il detto “Occhio per occhio e dente per dente”.

Santa Teresa del Bambino voleva salire il monte della santità da sola e con le proprie forze, ma accadeva che si trovava giù a valle. Poi il Signore le fece capire che senza di Lui non sarebbe mai riuscita ad arrivare sulla sommità. Amen. Alleluia.

(P. Lorenzo Montecalvo dei Padri Vocazionisti)

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