namaste “Il divino in me onora il divino che è in te”

Standard

“Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto”

L’avvento è avere dimestichezza con l’attesa, l’attesa che trasforma la vita come una madre incinta che quotidianamente porta avanti la vita.

Ma a poco serve attendere se non hai occhi che sanno riconoscere.

Ma riconoscere cosa?

Ermes Ronchi ha un inizio di risposta:

“Noi domandiamo segni straordinari a un Dio illusorio e non ci accorgiamo dei segni quotidiani del Dio reale. La semplicità di Dio è tanto semplice che alle volte non si vede”.

Sono le piccole cose quelle che parlano di Dio: un pizzico di lievito, un granello di senape, un germoglio, un virgulto, piccoli dettagli che spesso passano inosservati.

Non credo ci sia da riconoscere una cosa meglio di un’altra, ma semplicemente è necessario saper riconoscere la vita che vive attorno a noi.

Amo il saluto indiano ‘namaste’ che dice: “Il divino in me onora il divino che è in te”. A volte ci viene difficile riconoscere la nostra parte divina, ma oggi dedichiamo tempo e fantasia a desiderarla, a scoprirla, a viverla. E’ passaggio obbligato per riconoscerla negli altri.

fra Giorgio B.

Advertisements

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s