Biografia del silenzio

Squadernauti



Biografia del silenzio è un breve e prezioso testo di Pablo d’Ors, pubblicato in Italia da Vita e Pensiero nella traduzione di Danilo Manera.

Pablo d’Ors, scrittore e sacerdote cattolico, in un percorso di quarantanove tappe (che corrispondono ad altrettanti capitoli del libro) descrive la pratica della meditazione silenziosa.

Lo fa adoperando uno stile semplice, mai compiaciuto, esemplare per chiarezza e logicità, evidentemente scaturito da una profonda consapevolezza di sé e della propria traiettoria spirituale.sovracoperta d'ors_kleeDEF_no bold_Layout 1

Per meditare, dice l’autore già nella prima pagina, occorre abbandonare la più inveterata delle abitudini: fare. Il disagio che si avverte in questo radicale ribaltamento di prospettiva è, anzitutto, fisico: “Nei primi mesi meditavo male, malissimo; tenere la schiena eretta e le ginocchia piegate non mi riusciva per nulla facile e, per giunta, respiravo con una certa agitazione”, p. 9.

Indagare il nucleo più autentico di sé, poi, è un viaggio in un…

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 Gesù ama stare tra la gente e servirla come ritirarsi nel deserto per nutrire la propria interiorità. E ci indica uno stile di vita equilibrato, oltre i nostri sbilanciamenti. 

L’equilibrio tra relazioni e solitudine

 VIDEOCONFERENZE sul VANGELO DOMENICALE
 videoconferenze, diretta streaming, vangelo, domenicale, Luca Buccheri, Parrocchia dell'Invisibile
MARTEDÌ 30 GENNAIO VIDEOCONFERENZA alle ORE 21 in STREAMING sul tema “L’equilibrio tra relazioni e solitudine” 
(Mc 1,29-39).

 Gesù ama stare tra la gente e servirla come ritirarsi nel deserto per nutrire la propria interiorità. E ci indica uno stile di vita equilibrato, oltre i nostri sbilanciamenti. 

A cura della Parrocchia dell’Invisibile.

La solitudine di chi protegge il mondo 

Il brano e video musicale consigliato è il brevissimo “La solitudine di chi protegge il mondo” del gruppo “Le Orme”. A cura di Sauro Secci.  

Con la luce dell’aurora Cristiano Sementa

Squadernauti

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>>> biografia-del-silenzio


www.terradelsanto.it/it/videoconferenze-sul-vangelo-domenicale

Leggerezza

Leggerezza

#LEGGEREZZA

Tv 2000 continua a camminare lungo la nostra via della Resurrezione. L’appuntamento mensile con il percorso proposta dalla Fraternità è giunto a scandire la quarta tappa, quella dedicata alla parola “Leggerezza”. Dopo “Umiltà”, “Fiducia”, “Libertà”, Gabriella Facondo, conduttrice della trasmissione pomeridiana “Siamo noi” ha intervistato il nostro don Luigi Verdi sui contenuti di questa parola e sul suo valore nel personale cammino di rinascita. Nel corso della trasmissione è stata presentata anche la pubblicazione delle Edizioni Romena sul tema leggerezza: una conversazione con Arturo Paoli, il grande

missionario, scomparso a 102 anni di età.

Fraternità di Romena

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».

Il #Vangelo di questa settimana

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Marco 1,14-20.

Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva:

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo».

Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori.

Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini».

E subito, lasciate le reti, lo seguirono.

Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti.

Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

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Il vento sembra placarsi ma intanto ha pulito per bene il cielo e spazzato la terra. Così stamane l’alba è silenziosa e dolce, sempre nuova e diversa.

Che bella la nostra umanità nel suo arcobaleno di colori, che meraviglia la diversità che rende tutti così unici.

Non smettiamo di guardare negli occhi chi incontriamo e scorgiamo il dono di ognuno, proprio perché è diverso da noi.

La messa di ieri sera è stata bella come la luna che ci ha accolti, sorridente come quello spicchio di luce che incanta gli occhi e il vento che soffiava era l’anima dello spirito che annunciava: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino”. Il mondo come lo sogna Dio è qui, ora, e il suo sogno più bello è l’unità di tutti i fratelli e le sorelle del mondo.

Abbiamo sognato insieme che sia davvero il tempo opportuno per credere che è solo uniti che si può vivere.

E il pastore Angelo ci ha invitati a diventare tutti pescatori di uomini, a tirar fuori noi stessi e gli altri dall’oscurità della vita per vivere nel sole, mostrando che il vangelo possiede la chiave per una vita migliore.

Che queste parole di Abbè Pierre ci indichino la strada:

“Bisogna amare le porte perché sono il posto dove nessuno si ferma. Il posto da dove si passa, da dove si parte, dove avvengono tutti gli incontri. Bisogna odiare le porte chiuse, chiuse agli incontri e chiuse a chi parte.”

Fra Giorgio

In poche righe, un incalzare di avvenimenti: Giovanni arrestato, Gesù che ne prende il testimone, la Parola che non si lascia imprigionare, ancora Gesù che cammina e strade, lago, barche; le prime parole e i primi discepoli. Siamo al momento fresco, sorgivo del vangelo. Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio. La prima caratteristica Marco riferisce è quella di un uomo raggiunto da una forza che lo obbliga a partire, a lasciare casa, famiglia, clan, paese, tutto. Il primo atto registrato dal vangelo è l’itineranza di Gesù, la sua viandanza. E per casa la strada. Proprio su questo andare e ancora andare, si innesta la seconda caratteristica: camminava e “proclamava il vangelo di Dio”: Dio come una bella notizia. Non era ovvio per niente. Non tutta la bibbia è vangelo, non tutta è bella e gioiosa notizia, alle volte è minaccia e giudizio, spesso è precetto e ingiunzione, ma ora la caratteristica nuova del rabbi itinerante è proprio il vangelo: una parola che conforta la vita, Dio che libera e fa fiorire. Gesù passa e dietro di lui resta una scia di pollini di primavera, un’eco in cui vibra il sapore bello e buono della gioia: è possibile la felicità, un’altra storia, un mondo altro sono possibili. E quell’uomo sembra conoscerne il segreto.

La bella notizia che inizia a correre per la Galilea è raccontata così: il regno di Dio (il mondo come Dio lo sogna) è vicino. Perché Dio si è avvicinato, ci ha raggiunto, è qui. Ma quale Dio? Gesù ne mostra il volto, da subito, con il suo primo agire: libera, guarisce, purifica, perdona, toglie barriere, ridona pienezza di relazione a tutti, anche a quelli marchiati dall’esclusione. Un Dio esperto in nascite, in vita. Per accoglierlo, suggerisce Gesù, convertitevi e credete nel vangelo. La conversione non come un’esigenza morale, ma un accorgersi che si è sbagliato strada, che la felicità è altrove. ‘Convertitevi’ allora, ‘giratevi verso la luce’, come un girasole che si rimette ad ogni alba sui sentieri del sole, ‘perché la luce è già qui’. Credete nel vangelo, non semplicemente al vangelo. Buttatevici dentro, con una fiducia che non darete più a nient’altro e a nessun altro. Camminando lungo il mare di Galilea, Gesù vide… Cammina senza fretta e senza ansia; cammina sulla riva, in quel luogo intermedio tra terra e acqua, che sa di partenze e di approdi, e chiama quattro pescatori ad andare con lui. Vi faro diventare pescatori di uomini, vi farò pescatori di umanità, cercatori di tutto ciò che di più umano, bello, grande, luminoso ogni figlio di Dio porta nel cuore. Lo tirerete fuori dall’oscurità, come tesoro dissepolto dal campo, come neonato dalle acque materne.

Commento al #Vangelo di domenica 21 gennaio 2018 Ermes M. Ronchi

Da forze buone, miracolosamente accolti qualunque cosa accada, …Dio è con noi …: Lettera ai cercatori di Dio LE DOMANDE CHE CI UNISCONO II – LA SPERANZA CHE È IN NOI III – COME INCONTRARE IL DIO DI GESÙ CRISTO 1. FELICITÀ E SOFFERENZA

Lettera ai cercatori di Dio

audio>>>Presentazione

I – LE DOMANDE CHE CI UNISCONO

II – LA SPERANZA CHE È IN NOI

III – COME INCONTRARE IL DIO DI GESÙ CRISTO

1. FELICITÀ E SOFFERENZA

6. GESÙ

11. LA PREGHIERA

2. AMORE E FALLIMENTI

7. IL CRISTO

12. L’ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO

3. LAVORO E FESTA

8. DIO PADRE, FIGLIO E SPIRITO

13. I SACRAMENTI, LUOGO DELL’INCONTRO CON CRISTO

4. GIUSTIZIA E PACE

9. LA CHIESA DI DIO

14. IL SERVIZIO

5. LA SFIDA DI DIO

10. LA VITA SECONDO LO SPIRITO

15. LA VITA ETERNA

Questa

http://leggiamolabibbia.blogspot.it/2018/01/lettera-ai-cercatori-di-dio.html?m=1

#PREGHIERA

In occasione della settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, che si svolgerà dal 18 al 25 gennaio, vi proponiamo una breve meditazione di Dietrich Bonhoeffer, teologo e pastore luterano.

Dio non si vergogna della bassezza dell’uomo, vi entra dentro (…) Dio è vicino alla bassezza, ama ciò che è perduto, ciò che non è considerato, l’insignificante, ciò che è emarginato, debole e affranto; dove gli uomini dicono “perduto”, lì egli dice “salvato”; dove gli uomini dicono “no”, lì egli dice “sì”.

Dove gli uomini distolgono con indifferenza o altezzosamente il loro sguardo, lì egli posa il suo sguardo pieno di amore ardente e incomparabile. Dove gli uomini dicono “spregevole”, lì Dio esclama “beato”.

Dove nella nostra vita siamo finiti in una situazione in cui possiamo solo vergognarci davanti a noi stessi e davanti a Dio, dove pensiamo che anche Dio dovrebbe adesso vergognarsi di noi, dove ci sentiamo lontani da Dio come mai nella vita, proprio lì Dio ci è vicino come mai lo era stato prima.

Lì egli vuole irrompere nella nostra vita, lì ci fa sentire il suo approssimarsi, affinché comprendiamo il miracolo del suo amore, della sua vicinanza e della sua grazia.

Approfondimento.

Korazym.org

La data tradizionale per la celebrazione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, nell’emisfero nord, va dal 18 al 25 gennaio, data proposta nel 1908 da padre Paul Wattson, perché compresa tra la festa della cattedra di san Pietro e quella della conversione di san Paolo; assume quindi un significato simbolico. Nell’emisfero sud, in cui gennaio è periodo di vacanza, le chiese celebrano la Settimana di preghiera in altre date, per esempio nel tempo di Pentecoste (come suggerito dal movimento Fede e Costituzione nel 1926), periodo altrettanto simbolico per l’unità della Chiesa.

Quest’anno la Settimana di preghiera incentra la riflessione sul testo biblico tratto dal libro dell’Esodo: ‘Potente è la tua mano, Signore’, ed è curata dalle Chiese dei Caraibi, spiegando la scelta del canto di esultanza: “Oggi i cristiani dei Caraibi, appartenenti a diverse tradizioni, vedono la mano di Dio nella fine della schiavitù. L’esperienza dell’opera salvifica di Dio che porta la libertà è seme di unità. Per questo motivo la scelta del cantico di Mosè e di Miriam quale tema per la Settimana di preghiera 2018 è sembrata molto appropriata. E’ un canto di trionfo sull’oppressione”.

Infatti i popoli caraibici raccontano la liberazione dalla schiavitù, che oggi è mascherata sotto molti vestiti: “Come gli Israeliti, anche le popolazioni caraibiche hanno il loro canto di vittoria e di liberazione da cantare ed è un canto che li unisce. Non di meno, alcune sfide contemporanee ancora costituiscono una minaccia di nuova schiavitù e una minaccia contro la dignità della persona umana creata a immagine e somiglianza di Dio.

Sebbene la dignità umana sia inalienabile, tuttavia essa viene spesso oscurata sia dal peccato personale che da strutture sociali di peccato. Nel nostro mondo, segnato dal peccato, troppo spesso le nostre relazioni sociali mancano della dovuta giustizia e compassione che onorano la dignità umana. Povertà, violenza, ingiustizia, tossicodipendenza, pornografia, e il dolore, la tristezza, l’angoscia che vi fanno seguito sono esperienze che distorcono la dignità umana”.

Le Chiese caraibiche hanno inoltre scelto il testo biblico, perché apre la strada all’unità, raccontando una ‘sofferenza’ comune: “Il brano di Esodo 15 ci permette di vedere come la strada verso l’unità debba spesso passare attraverso una comune esperienza di sofferenza. La liberazione degli Israeliti dalla schiavitù è un evento fondante nella costituzione del popolo.

Per i cristiani questo processo raggiunge l’apice con l’Incarnazione e il Mistero pasquale. Sebbene la liberazione/salvezza sia iniziativa di Dio, Dio coinvolge i soggetti umani nella realizzazione del piano di redenzione del suo popolo. I cristiani, attraverso il battesimo, partecipano del ministero di riconciliazione di Dio, ma le divisioni ostacolano la nostra testimonianza e la nostra missione in un mondo che ha bisogno della guarigione di Dio”.

E nell’introduzione le Chiese dei Caraibi danno alcune indicazioni per le celebrazioni: “La Bibbia e tre catene sono elementi essenziali per questa celebrazione ecumenica. Il Gruppo locale dei Caraibi suggerisce di collocare questi simboli in evidenza all’interno del luogo di culto. La Bibbia è particolarmente importante per l’esperienza delle chiese dei Caraibi”.

Le Chiese hanno ripercorso il cammino di queste popolazioni tratte in schiavitù: “Storicamente, infatti, le popolazioni indigene e gli schiavi patirono atroci sofferenze perpetrate dai colonizzatori che, allo stesso tempo, portarono la cristianità. Eppure, nelle mani della gente oppressa di quella regione, la Bibbia divenne una fonte primaria di consolazione e di liberazione. La dinamica di questo rovesciamento rende la Bibbia un simbolo particolarmente potente in se stesso.

Perciò, in questa celebrazione, è importante che una Bibbia marcatamente visibile sia posta in mezzo all’assemblea radunata in preghiera e che le letture siano proclamate direttamente da questa stessa Bibbia piuttosto che da altri libri o foglietti”.

Invece le ‘catene’ rappresentano la schiavitù: “Esse sono anche simbolo del potere del peccato che ci separa da Dio e gli uni dagli altri. Il Gruppo locale dei Caraibi suggerisce di usare catene realmente di ferro durante le Preghiere di riconciliazione di questa celebrazione. Se non fossero disponibili catene di ferro, si utilizzino altre catene marcatamente visibili.

Durante la preghiera le catene di ferro della schiavitù sono sostituite da una catena umana che esprime vincoli di comunione e di azione congiunta contro le moderne forme di schiavitù e di ogni tipo di disumanizzazione individuale o istituzionalizzata. E’ essenziale alla celebrazione che tutta l’assemblea sia invitata a prendere parte a questo gesto”.

E spiegano anche la scelta del canto: “Per quanto riguarda il canto dopo la proclamazione della Parola, il Gruppo locale caraibico suggerisce l’Inno ‘The Right Hand of God’ (La mano di Dio). La riflessione sul cantico di Miriam e di Mosè che lodano l’opera liberatrice di Dio nel Libro dell’Esodo, riporta al Movimento ecumenico dei Caraibi, dal momento che le chiese lavorano insieme per superare le sfide sociali che le popolazioni della regione devono affrontare”.

Occorre sottolineare che la regione caraibica si estende dalle Bahamas al nord fino al Suriname, Guyana e Guyana francese al sud, e dalle Barbados ad est fino al Belize (Centro America) ad ovest. La comune identità della regione si fonda tanto su motivi geografici, quanto su una storia condivisa di colonialismo, sfruttamento e resistenza contro la dominazione straniera, quanto, infine, su un comune tessuto culturale.

La presenza di alcune chiese nella regione (ad esempio la Chiesa cattolica e la Chiesa anglicana) risale all’inizio del primo periodo dell’espansione coloniale. Altre chiese sono giunte successivamente, quale conseguenza del movimento missionario del XVIII, XIX e dell’inizio del XX secolo. Ancor più recentemente Movimenti pentecostali ed evangelici si sono diffusi in tutti i Caraibi, e ciò ha portato alla diffusione, in molti paesi, di Alleanze e Comunità evangeliche. La Conferenza delle chiese dei Caraibi (Caribbean Conference of Churches, CCC), formalmente istituita all’inizio degli anni ’70, nacque da un dinamico precursore dell’attività ecumenica negli anni ’60, in un periodo di fermento socio-culturale e politico.

Si trattava del periodo immediatamente post-coloniale della regione durante il quale molti paesi raggiunsero l’indipendenza politica, periodo nel quale tutta la regione era attraversata da un fermento di autodeterminazione, nello sviluppo e in nuove forme di espressione. La risposta congiunta e il contributo di numerose chiese a questa nuova consapevolezza della regione si concretizzò nella formazione di un’organizzazione denominata Christian Action for Development in the Caribbean (CADEC) che avrebbe precorso la creazione del CCC costituendone poi uno dei due dipartimenti, insieme all’Agency for Renewal of the Churches (ARC).

 Commento di fra Ermes Ronchi al Vangelo di domenica 7 gennaio 2018

L’origine del creato, come quella di ognuno di noi, è scritta sull’acqua, nelle acque di un grembo materno.

Vangelo di domenica 7 gennaio 2018

Mc 1, 7-11

ermesgrado Ronchi
Commento di fra Ermes Ronchi

Mc 1,7-11 

In quel tempo, Giovanni proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».Ed ecco, in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento».Parola del Signore.

Commento al Vangelo di p.Ermes 

Il racconto di Gesù al Giordano ci riporta alla Genesi, all’in principio, alle prime immagini della Bibbia, quando lo spirito di Dio aleggiava sulle acque (Gen 1,2) di un mare gonfio di vita inespressa. L’origine del creato, come quella di ognuno di noi, è scritta sull’acqua, nelle acque di un grembo materno. Il rito del battesimo porta impresso questo sigillo primordiale di nascite e di rinascite, di inizi e di ricominciamenti. Lo rivela un dettaglio prezioso: venne una voce dal cielo e disse “Tu sei il Figlio mio, l’amato”. La voce dice le parole proprie di una nascita. Figlio è la prima parola, un termine potente per il cuore. E per la fede. Vertice della storia umana. Nel battesimo anche per me la voce ripete: tu sei mio figlio. E nasco della specie di Dio, perché Dio genera figli di Dio, figli secondo la propria specie. E i generati, io e tu, tutti abbiamo una sorgente nel cielo, il cromosoma del padre nelle cellule, il DNA divino seminato in noi. La seconda parola è “amato” e la terza: Mio compiacimento. Termine desueto, che non adoperiamo più, eppure bellissimo, che nel suo nucleo contiene l’idea di piacere, che si dovrebbe tradurre così: in te io ho provato piacere. La Voce grida dall’alto del cielo, grida sul mondo e in mezzo al cuore, la gioia di Dio: è bello stare con te. Tu, figlio, mi piaci. E quanta gioia sai darmi!
Io che non l’ho ascoltato, io che me ne sono andato, io che l’ho anche tradito sento dirmi: tu mi piaci. Ma che gioia può venire a Dio da questa canna fragile, da questo stoppino dalla fiamma smorta (Isaia 42,3) che sono io? Eppure è così, è Parola di Dio, rivelativa del suo cuore segreto. Per sempre. Gesù fu battezzato e uscendo dall’acqua vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. Noto la bellezza e l’irruenza del verbo: si squarciano i cieli, come per un amore incontenibile; si lacerano, si strappano sotto la pressione di Dio, sotto l’urgenza del Signore. Si spalancano come le braccia dell’amata per l’amato. Da questo cielo aperto viene, come colomba, la vita stessa di Dio. Si posa su di te, ti avvolge, entra in te, a poco a poco ti modella, ti trasforma pensieri, affetti, speranze, secondo la legge dolce, esigente, rasserenante del vero amore. Nel battesimo è il movimento del Natale che si ripete: Dio scende ancora, entra in me, nasce in me perché io nasca in Lui, nasca nuovo e diverso, custodendo in me il respiro del cielo. Ad ogni mattino, anche in quelli più oscuri, riascolta la voce del tuo battesimo sussurrare: Figlio mio, amore mio, gioia mia. E sentirai il buio che si squarcia, e il coraggio che dispiega di nuovo le ali sopra l’intera tua storia.

“L’oscurità cresce e la luce con essa”

STAR WARS: LO SCANDALO DELLA LUCE

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Una lettura pastorale di The last Jedi

di fr Francesco di Pede, OFM

“Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la Grazia” (Rm 5,20), così scriveva San Paolo ai romani comunicando la novità strabiliante del Vangelo di Gesù. Notte e giorno, buio e luce, peccato e Grazia, la vita del cristiano non è quella di un perfezionista che non sbaglia mai; paradossalmente è proprio nel lato oscuro di una vita che gioca al ribasso, votata al compromesso e non libera, che si manifesta la strada della pienezza in Cristo Gesù. Questa è la condizione di noi tutti.

“L’oscurità cresce e la luce con essa”, da quale pulpito! E’ proprio il male incarnato, il signore dell’oscurità, il leader supremo Snoke, il più cruento villain della saga di Star Wars a comunicare inconsapevolmente, che il male non è mai l’ultima parola. Anche il più recente episodio, The Last Jedi, si presenta come qualcosa di più che un film da citazioni per nerd, anzi, come tutta la saga, ci fa riflettere sulla vita e il senso ultimo del nostro esistere.

A volte, infatti, basta lasciarsi andare alla visione di un film che ci appassioni per aprire il vaso di Pandora di mille domande che ci interrogano, anche se siamo felici o almeno diciamo di esserlo. La sete di vita, la sete di Dio che ci contraddistingue come suoi figli, ci fa commuovere di fronte a una scena che parla di eternità, probabilmente perché quell’eternità è anche casa nostra. Cosa ci facciamo su questo pianeta? Perché abbiamo questo corpo e non un altro? E così le domande corrono veloci, coinvolgendo affetti, relazioni, passioni e aspettative. Luke Skywalker, finalmente rintracciato da un’entusiasta Rey, pone la stessa domanda alla ragazza, la quale, imbarazzata e commossa per una richiesta che spesso ha risuonato dentro di lei, confessa “sono qui per qualcosa che c’è sempre stato e mi fa paura”. Dio convive con tutto questo, con le cose più intime che magari non raccontiamo a nessuno, ci conosce nel segreto di tutto il bello e il brutto che ci appartiene. Non si vergogna di noi e non ci accusa, ma vuole che di tutto questo non facciamo un terreno sterile. Come possiamo d’altronde tenere per noi il bene che abbiamo ricevuto, i doni, i talenti, le passioni e infine la Grazia che ogni giorno accogliamo? Se veramente le domande bruciano nel cuore, allora è arrivato il momento di cercare qualcuno che ci mostri il nostro posto. Rey è l’icona della ricerca della verità: corre, si arrampica, scala e grida per invocare un aiuto da Luke, l’unico che poteva risolvere la domanda che le bruciava dentro, cioè come vivere in pienezza per non cadere nelle trame della tenebra.

Questa scalata verso la verità non esime nessuno dalla fatica, d’altro canto è molto più facile e confortevole vivere senza un ideale, credere che la vita sia una semplice successione di istanti senza senso. Chi ha visto il film si sarà senz’altro stupito dell’innesto del curioso hacker balbuziente DJ, interpretato da Benicio del Toro che, con un’occupazione che di certo non brilla per iniziativa, invita a vivere una libertà falsa, una menzogna: “vivi libero, non schierarti!”. La libertà è invece prendere parte, schierarsi, metterci la faccia e correre per far emergere le proprie domande. Significa cioè desumere dagli insegnamenti di Luke che “nessuno è mai davvero perduto”, a patto di realizzare che non siamo noi a darci la felicità, essa è una vocazione donata, è chiamata alla libertà. E’, in ultima analisi, accettare e vivere quella Grazia di vita che riceviamo con predilezione. Gesù nel Vangelo dice “Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi” (Gv 15,16), d’altronde quale libertà cercheremmo al di qua delle nostre aspirazioni? Siamo chiamati a una vocazione alta, che parla dentro di noi, ma non siamo noi a parlare….

it.aleteia.org/2018/01/03/star-wars-ultimi-jedi-lettura-pastorale

>>> QUI L’ORIGINALE