“Assetati di Fraternità”:

un cammino pasquale con le omelie di don Luigi Verdi 

 

assetati poster

Il cammino di Quaresima con le omelie di don Luigi Verdi: è una proposta che arriva dal Veneto, dal Centro missionario diocesano di Padova. Il centro diocesano ha raccolto gli interventi di don Gigi e li sta diffondendo alla sua rete di parrocchie, associazioni per compiere un percorso condiviso di avvicinamento ala Pasqua.“Assetati di Fraternità” è il titolo di questo cammino. “Offriamo questo e altri sussidi – spiega don Gaetano Borgo – affinché ognuno sia sollecitato a raccogliere dalla Parola quotidiana, spunti e riflessioni che portino a rinnovarci nel cuore e a vivere sinceramente il Vangelo della carità con una spinta all’annuncio, proprio come la Samaritana”.Anche noi, da Romena, entriamo volentieri nella rete intessuta dal centro missionario e aiutiamo a diffondere, settimana per settimana, questi contributi… (guarda video) 

I^domenica di Quaresima

L’episodio della “purificazione del Tempio” è un invito a guardare la nostra vita personale e sociale per riconoscere chi cerca di comprarci e chi invece vuole liberare le nostre coscienze. 

“Venditori di fumo e liberatori di coscienze”

videoconferenze, diretta streaming, vangelo, domenicale, Luca Buccheri, Parrocchia dell'Invisibile

MARTEDÌ 27 FEBBRAIO VIDEOCONFERENZA alle ORE 21 in STREAMING sul tema “Venditori di fumo e liberatori di coscienze” (Gv 2,13-25). L’episodio della “purificazione del Tempio” è un invito a guardare la nostra vita personale e sociale per riconoscere chi cerca di comprarci e chi invece vuole liberare le nostre coscienze. A cura della Parrocchia dell’Invisibile.

Gv 2,13-25 Venditori di fumo e liberatori di coscienze

Il brano musicale consigliato è “Mercanti e Servi” dei Nomadi, con l’indimenticabile voce di Augusto Daolio. A cura di Sauro Secci
Come vedere la diretta. Collegati al sito www.terradelsanto.it e clicca in alto a destra su “LIVE” dalle ore 21 alle 22 del martedì, poi clicca sulla freccia play del video e inizia a seguire la diretta. Se vuoi durante la diretta puoi iscriverti anche alla chat (sotto il video) per condividere le tue impressioni e porre le tue domande. In ogni caso potrai rivedere la videoconfenza in differita o scaricarla nei giorni successivi come audio o come testo scritto. La troverai nel box in basso a sinistra della Home page del sito.
Consigliamo di seguire la DIRETTA in piccoli gruppi per condividere insieme una serata di ascolto e riflessione sulla Parola che vuole far crescere la Vita.

Mercanti E Servi

 Nomadi con la meravigliasa voce del mito Augusto Daolio.

album :Che Film e La Vita

Gesù ci dice: “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

Ma secondo te esiste la perfezione?

E perché oggi Gesù ci dice: “Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”.

Come fa a chiederci qualcosa che sembra così impossibile. Poi mi guardo attorno, e vedo il sole sorgere ogni mattina, i fiori colorare i prati, il vento pulire il mondo…e mi convinco che in natura tutto è perfetto, perché segue le sue leggi.

Sembrerebbe naturale per il fiore sbocciare, ma quanta fatica fa il seme a vincere la terra e sbucare e orientarsi al sole e tingersi e ogni mattina avere il coraggio nuovamente di aprirsi alla vita. Per raggiungere la sua perfezione il fiore suda la sua fatica.

Ci sarà dunque da qualche parte il giusto spazio perché anche la nostra perfezione sia, perché possa abitare la nostra vita. Ci viene in aiuto Gesù indicandoci l’unica via da seguire: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti.”

L’amore, l’unica via che porta là dove nient’altro saprebbe portare, l’unica strada da percorrere insieme per star bene, per vivere con quell’intensità che solo l’amore da, che solo l’amore fa, come canta Fossati.

Ma la strada indicata ci inoltra nella foresta sconosciuta del diverso, dei mondi distanti, addirittura dei nemici e qui oggi tocca fermarci: facciamo la nostra tenda e guardiamoci attorno e cerchiamoci di immaginarci chi sono i nostri nemici.

Sembrano essere molto più vicini di quanto immaginassi. Basta che qualcuno pensi diversamente da me, e la trappola scatta! Basta che la persona che amiamo ci faccia il muso, che un figlio ci rinfacci qualcosa e…il dado è tratto.

Non combattere il nemico, conquistalo con l’Amore”. Diceva il Mahatma Gandhi

Lascia andare il bisogno di cambiare gli altri.

Il vero amore è accettare gli altri nel modo in cui sono, senza cercare di cambiarli. Se vogliamo cambiarli, significa che non li amiamo così come sono.

Forse allora, solo per oggi, posso mettermi occhi puliti e guardare chi è ‘diverso’ da me con sguardo nuovo. Può bastare lo sguardo. Quello che arriverà in più…sarà perfetto!

Fra Giorgio

“Non combattere il nemico, conquistalo con l’Amore”

La Grande …🌻bellezza 🔆un amicizia vera🌹un abbraccio è come un cielo stellato✨

E uscimmo a rivedere le stelle.

✨Chi di noi può dire di non essere mai stato muto al cospetto della bellezza di un cielo stellato ?

✨Di essersi lasciato rapire da tanta immensità?

Ma sopratutto, chi può dire di non aver mai espresso un desiderio sotto le stelle, magari nella notte di San Lorenzo, quando le stelle cadono (“vorticano in cielo” , dipingerebbe Van Gogh) quasi a sfiorare il nostro stare in terra? Lo si fa per gioco magari, con qualche risata, a dirci che in fondo non ci crediamo tanto a queste cose. Eppure è un esigenza del cuore, quella di affidare alle stelle i nostri desideri. Perché abbiamo bisogno di permetterci di sognare, di esprimere quel che ci manca, anche solo per augurarcelo. Desiderare, in latino, indica una mancanza. De-sidus, letteralmente, vuol dure, “mancanza di stelle”.

E dalle stelle gli antichi traevano buoni auspici. Sotto il cielo stellato desideriamo, dunque, perché ci mancano stelle quaggiù in terra. Ci mancano buone notizie, ci mancano Vangeli che diano gusto al nostro vivere.

Sotto le stelle, quindi, viviamo la tensione tra due sentimenti opposti:

una bruciante speranza è una straziante ferita.

La bellezza di permetterci di sognare e il disagio di sentire che qualcosa ci manca.

Chiesa di Altavilla vicentina.

ilnestrosesansespine.blogspot.com

Frammenti di Luce…

www.youtube.com/playlist?list=PLql26gLM_dkdldNLntGfVJhxlniNKTxzP

Biografia del silenzio

squadernauti.wordpress.com/2014/12/19

“Fare un bagno nell’essere” (Pablo d’Ors)

Leggiamo ancora qualcosa tratto da Biografia del silenzio di Pablo d’Ors:

“Riconosco che passo buona parte delle mie sedute a sognare a occhi aperti; ammetto anche che questo vagheggiare mi risulta, in generale, abbastanza gradevole. Ma […] non è meditazione. […] Viviamo ebbri di idee e ideali, confondendo vita e fantasia. […]

La meditazione ama la concretezza e respinge l’astrazione. Chi abbandona la chimera dei sogni, entra nella patria della realtà. […] Il sogno sfugge sempre: è evanescente, intangibile. La realtà invece non scappa, siamo noi a scappare da lei. Meditare significa tuffarsi di testa nella realtà e fare un bagno nell’essere. […]

Non manipolare, limitarsi ad essere quel che si vede, si sente e si tocca: su questo si fonda la felicità della meditazione […].

Camminare con l’attenzione desta, per esempio, o lavarsi i denti con attenzione: percepire il flusso dell’acqua, il suo rinfrescante contatto con le mani, il modo in cui chiudo il rubinetto, il tessuto dell’asciugamano… Ogni sensazione, per minima che sembri, è degna di essere esplorata. L’illuminazione […] si nasconde nei fatti più minuscoli […]. Vivere bene implica essere sempre a contatto con se stessi […].

Non ambisco a contemplare, bensì a essere contemplativo, che equivale a esistere senza aspirazioni. […]

Più che aiutare a trovare quel che si cerca, lo sforzo tende a impacciarci. Non conviene resistere, bensì lasciarsi andare, arrendersi con dedizione. Non insistere nello sforzo, bensì vivere nell’abbandono. Sia l’arte sia la meditazione nascono sempre dalla resa, mai dallo sforzo. E lo stesso succede con l’amore. Lo sforzo mette in funzionamento la volontà e la ragione; la resa, invece, la libertà e l’intuizione. […] L’unica cosa necessaria per questa resa con dedizione è essere lì, a captare quel che appare, qualunque cosa sia. La meditazione è come un rigoroso addestramento all’abbandono e all’abnegazione.

Sicché non c’è nulla da inventare, basta ricevere […]; e poi, questo sì, darlo agli altri. I grandi maestri sono, senza eccezione, grandi recettori. […]

Lo zen educa al rispetto verso la realtà. E la realtà non verrebbe rispettata se, in ultima istanza, non fosse considerata misteriosa. La meditazione aiuta a comprendere che tutto è un mistero […]. Oggi penso che per chi medita non c’è distinzione tra sacro e profano. […]

Reagire al dolore con ostilità lo converte in sofferenza. […] Nessuno mette in dubbio che il dolore sia odioso, ma accettare il fastidio e abbandonarvisi senza resistenza è il metodo giusto per renderlo meno sgradevole. Ciò che ci fa soffrire sono le nostre resistenze alla realtà. […]

Per ottenere questa connessione con il dolore bisogna fare esattamente l’opposto di quel che ci hanno insegnato: non correre, ma fermarsi; non sforzarsi, ma abbandonarsi; non proporsi mete, ma stare semplicemente lì. […]

Il dolore è il nostro principale maestro. La lezione della realtà – che è l’unica degna di venire ascoltata – non si impara senza dolore. La meditazione non ha per me niente a che vedere con un ipotetico stato di imperturbabilità, come molti la intendono. Si tratta piuttosto di un lasciarsi lavorare dal dolore […]. La meditazione è quindi l’arte della resa. […] Se nel mondo ci viene insegnato a chiuderci al dolore, nella meditazione ci si insegna ad aprirsi a lui. La meditazione è una scuola di apertura alla realtà.

Per quel che ho appena scritto, non sembrerà strano che la meditazione in silenzio e quiete sia stata accusata di sofisticato masochismo. In effetti, si arriva a un punto in cui si desidera sedersi tutti i giorni con la propria porzione di dolore: frequentarlo, conoscerlo, addomesticarlo” (pp. 32-45).

Fonte: la meditazione come via

Fare un bagno nell’essere” (Pablo d’Ors)

Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere…?

Giusti e ingiusti si fanno la stessa domanda: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere…?

Una storia può aiutarci…

Dopo una lunga e coraggiosa vita, un valoroso samurai giunse nell’aldilà e fu destinato al paradiso.

Era un tipo pieno di curiosità e chiese di poter dare prima un’occhiata anche all’inferno.

Un angelo lo accontentò.

Si trovò in un vastissimo salone che aveva al centro una tavola imbandita con piatti colmi di pietanze succulente e di golosità inimmaginabili. Ma i commensali, che sedevano tutt’intorno, erano smunti, pallidi, lividi e scheletrici da far pietà.

“Com’è possibile?” chiese il samurai alla sua guida. “Con tutto quel ben di Dio davanti!”

Questa fu la risposta: “Ci sono posate per mangiare, solo che sono lunghe più di un metro e devono essere rigorosamente impugnate all’estremità solo così possono portarsi il cibo alla bocca.”

Il coraggioso samurai rabbrividì. Era terribile la punizione di quei poveretti che, per quanti sforzi facessero, non riuscivano a mettersi neppure una briciola sotto i denti.

Non volle vedere altro e chiese di andare subito in paradiso.

Qui lo attendeva una sorpresa: il paradiso era un salone assolutamente identico all’inferno!

Dentro l’immenso salone c’era un’infinita tavola con gente seduta davanti ed un’identica sfilata di pietanze deliziose.

Non solo: tutti i commensali erano muniti degli stessi bastoncini lunghi più di un metro, da impugnare all’estremità per portarsi il cibo alla bocca. C’era una sola differenza: qui la gente intorno al tavolo era allegra, ben pasciuta, sprizzante di gioia.

“Ma com’è possibile che qui le persone sono così allegre e in forma, mentre non lo erano all’inferno dove c’era altrettanta abbondanza di cibo?”, chiese stupito l’intrepido samurai.

L’angelo sorrise: “All’inferno ognuno si affanna ad afferrare il cibo e portarlo alla propria bocca, perché così si sono sempre comportati nella loro vita. Qui al contrario, ciascuno prende il cibo con i bastoncini e poi si preoccupa di imboccare il proprio vicino”.

Pare non ci sia altra possibilità che questa per ‘vivere’ nel paradiso ogni giorno: condividere quello che si è, quello che si ha.

E questa settimana celebro messa alle 18 e verrà trasmessa via radio: cerca RMF, Radio Missione Francescana.

Fra Giorgio

Il commento di Giovanni Vannucci

Il #vangelo di oggi:

– E subito lo Spirito lo sospinse nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo-

(Mc 1, 12-15)

Il commento di Giovanni Vannucci:

– Il “deserto”, come luogo dove lo Spirito conduce Cristo perché sia tentato dal diavolo, costituisce l’ambiente del periodo quaresimale. Non è uno spazio geografico, ma una situazione concreta in cui l’uomo viene continuamente a trovarsi. Nella religiosità biblica il deserto è il luogo privilegiato da Dio per provare la fedeltà nella fede dei suoi eletti che, superata la tentazione, raggiungono la statura dell’uomo vero.

Nell’esperienza religiosa universale, il deserto è il passaggio obbligato di chiunque voglia rispondere alle sue più profonde aspirazioni verso la liberazione nell’Assoluto divino. Esso è contrassegnato dalla spoliazione di quanto è superfluo nella ricerca della pienezza della vita, ed è insieme la soglia di una vita differente, di un senso nuovo dell’esistenza. È l’esperienza di un’incolmabile assenza che rende inquieta ogni espressione di vita, e rende aperte le coscienze verso un oltre e un di più, ove le loro radicali aspirazioni trovino compimento e pacificazione –

www.romena.it

Tavernelle di Altavilla Vic. ( VI )

San Pietro alle Stinche

PANZANO (GREVE IN CHIANTI) – Immerso nel verde del bosco, visibile solo a chi vuole cercarlo, si trova l’Eremo di San Pietro alle Stinche, a Panzano in Chianti.

Qui fra Giovanni Vannucci (padre Giovanni), membro dell’Ordine religioso dei Servi di Santa Maria, decise di fondare un Eremo.

Era la fine di giugno 1967: da allora sono passati cinquanta anni, padre Giovanni dopo diciassette anni della sua presenza nell’Eremo, venne a mancare il 18 giugno 1984 all’età di settanta anni.

Da allora proseguono nell’esperienza della comunità fra Lorenzo Bonomi insieme al confratello dei Servi, fra Eliseo Grassi, mentre nel 2005 si è aggiunto il frettalo dei Servi fra Giancarlo

www.gazzettinodelchianti.it/articoli/approfondimenti/17239/notizie-su-greve-in-chianti/50-anni-eremo-san-pietro-alle-stinche.php#.W-_mdSHSLYU

La mistica dell’istante – tempo e promessa

Notte_stellata

José Tolentino Mendonça, premiato per la sezione “cultura dell’Incontro”. Sacerdote, saggista e poeta, padre Tolentino è una delle voci più autorevoli e note della cultura portoghese. Per molti anni a capo della “Pastoral da Cultura”, è attualmente vice-rettore e docente dell’Università Cattolica di Lisbona e consultore del Pontificio Consiglio della Cultura. Il libro vincitore del premio s’intitola La mistica dell’istante (sottotitolo: Tempo e Promessa) e si avvale della brillante traduzione dal portoghese di Marianna Scaramucci, che riesce a rendere con efficacia l’atmosfera dell’opera, basata su una delicata simbiosi tra afflato poetico e pensiero religioso.

“L’unico contatto fra le infinite possibilità dell’amore divino e l’esperienza mutevole e progressiva dell’umano è l’istante. È il fango in cui la vita si modella e si scopre. È il fragile ponte di corda che unisce il tempo e la promessa”, scrive José Tolentino Mendonça ne La mistica dell’istante. E fa seguire a questo suo pensiero un componimento di Santa Teresa di Lisieux, utilizzando il linguaggio poetico come cifra stilistica per trasmettere un messaggio di natura spirituale.

“Ci troviamo in un momento storico complesso”, ha spiegato nel suo intervento padre Tolentino. “Una fase di crisi che vede il disgregarsi di una vecchia visione del mondo, senza che un nuovo modello abbia preso forma compiuta. La nostra distanza dalla natura è diventata così grande che le nostre capacità percettive si sono ridotte: siamo diventati una sorta di ‘analfabeti emozionali’, incapaci di cogliere le espressioni fondamentali della vita. La Bibbia contiene una visione unitaria dell’uomo, Gesù Cristo ci ha insegnato che la religione è un’arte integrale dell’essere. Dobbiamo allora trovare una nuova sintesi, in grado di proporre, a partire dall’atto del credere, ma anche dell’atto di vivere, una nuova grammatica della saggezza. E in questo può aiutarci una riscoperta delle nostre percezioni sensoriali, che andrebbero coltivate e affinate. C’è un episodio del Vangelo che riveste un altissimo valore testimoniale: quando Gesù, avvertendo in mezzo alla folla una sincera invocazione di fede, esclama: Chi mi ha toccato?”.

Il libro di José Tolentino Mendonça propone, in tutta evidenza, un nuovo progetto di spiritualità. “Per una spiritualità del tempo presente” s’intitola, appunto, un capitolo dell’opera. Che costituisce un originale contributo di pensiero alla nuova evangelizzazione, “per lanciarci nell’avventura della ricerca del senso della vita”.

https://it.zenit.org/articles/per-una-spiritualita-del-tempo-presente/

 «C’è più spiritualità nel nostro corpo che non nella nostra migliore teologia».

https://youtu.be/ThebDt-DRts

È quello che ci dice Tolentino nella Mistica dell’istante, un libro poetico e frammentario, snodato in un percorso che solca spazio e tempo attraverso le parole di mistici, letterati, artisti. Il risultato è una straordinaria geografia interiore e umana che con il soccorso di poesia e cinema, letteratura e testi biblici può indicarci i modi di una mistica alla portata di tutti. Perché per Tolentino esiste una mistica da praticare nel qui e ora della vita, che parte dall’uomo tutto intero, anima e corpo, sensazioni e relazioni.

Questa mistica è la mistica dell’istante. Che riconosce come porta d’ingresso al divino nella nostra vita i cinque sensi, ossia quanto di più concreto e corporeo ci caratterizza, esperienza d’altronde già ben nota alle Scritture, per le quali il corpo è immagine e somiglianza di Dio. Leggendo impariamo così che gustare, vedere, annusare, ascoltare e toccare Dio si può nell’istante che ci è dato di vivere e che ci appartiene. Perché la mistica non è altro che un’esperienza quotidiana, solidale e inclusiva.

«Dio anche se ci troviamo nella miseria estrema, ama la nostra bellezza. Così, dentro alla tua notte, brilla immobile la luce di una stella».

QUARTA DI COPERTINA

Questo nostro tempo frettoloso ha un estremo bisogno di mistica. Una frase che sembra la regina delle contraddizioni: come può l’esercizio interiore per eccellenza, l’intimo cammino verso la contemplazione del divino che richiede l’abbandono se non la rottura dei legami con il mondo, venire in soccorso delle donne e degli uomini di oggi? Eppure José Tolentino Mendonça non ha dubbi. Esiste una mistica da praticare nel qui e ora della vita, che parte dall’uomo tutto intero, anima – certo – ma anche corpo, sensazioni, relazioni. È la ‘mistica dell’istante’, che riconosce come portali d’ingresso del divino nella nostra vita i cinque sensi, quanto di più concreto e corporeo ci caratterizza. E, a pensarci, è un’esperienza ben nota alle Scritture, per le quali il corpo è immagine e somiglianza di Dio. È grammatica di Dio che si inscrive nella nostra pelle. È la lingua materna di Dio. Questo libro poetico e volutamente frammentario, aperto alla modulazione personale di ognuno, ci guida per mano per insegnarci come fare, come riconoscere in ciascuno dei sensi l’occasione di incontri che nel presente ci schiudano frammenti di infinito: un infinito che diventa semplice gesto, suono armonioso, profumo di nuovo, sapore frugale…

Con il soccorso della poesia, di certi film e libri universali, di storie di vita, di suggestioni per una lettura dei testi biblici nuova eppure così vicina alle radici originarie, Tolentino ci indica i modi di questa mistica alla portata di tutti. Impariamo così che gustare, vedere, annusare, ascoltare e toccare Dio si può nell’istante che ci è dato di vivere e che ci appartiene. Perché l’istante «è il contatto fra le infinite possibilità dell’amore divino e l’esperienza mutevole dell’umano. È il fango in cui la vita si modella e si scopre. È il fragile ponte di corda che unisce il tempo e la promessa».

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

José Tolentino Mendonça, sacerdote e poeta, è una delle voci più autorevoli e note della cultura cattolica portoghese. Vice rettore dell’Università Cattolica di Lisbona e consultore del Pontificio Consiglio della Cultura, è specialista di testi biblici, che affronta con rigore e creatività, aprendo agli interrogativi del presente e dialogando con le diverse espressioni culturali. La sua scrittura prende spunti e immagini da molti registri di linguaggio, in particolare da quello poetico, letterario e filosofico. Le sue poesie e i suoi saggi, molto apprezzati dal pubblico come dalla critica, gli hanno valso vari riconoscimenti e traduzioni in numerose lingue.

www.vitaepensiero.it/scheda-libro/jose-tolentino-mendonca/la-mistica-dellistante

Corpo e anima

· Teologia dei sensi nel libro di José Tolentino Mendonça

http://www.osservatoreromano.va/it