Nemici…

Papa Francesco continua a farsi nemici

Più passano gli anni e più aumenta lo scontro con i conservatori all’interno della Chiesa, con toni sempre più accesi

La popolarità di Papa Francesco è inversamente proporzionale alla fama di cui gode in Vaticano. Il Papa è una persona popolare e riformatrice – nello stile, nel linguaggio e nei fatti – inserita in un contesto conservatore, oscuro e gerarchico: è normale che non ci si prenda. Per qualcuno però l’ostilità di questi anni va al di là del “normale” dibattito interno alla Chiesa: qualche tempo fa il vaticanista Gianni Valente ha scritto che l’opposizione a Papa Francesco «non ha precedenti nella storia degli ultimi secoli».

Nonostante le voci sempre più insistenti sui suoi problemi di salute, sempre smentite dal Vaticano, il Papa non ha rallentato, e nemmeno i suoi nemici. Qualche settimana fa il Papa ha incontrato in Cile alcune vittime di abusi sessuali da parte di membri della Chiesa: a uno di loro ha detto «non importa che tu sia gay», prendendo una posizione molto più aperta, sull’omosessualità, rispetto ai suoi predecessori e agli alti dirigenti della Chiesa (già nel 2013, in una delle sue uscite più famose sul tema, disse ad alcuni giornalisti: «Se una persona è gay e cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla?»).

Durante lo stesso viaggio in Cile ha raccontato ad alcuni suoi confratelli gesuiti – la compagnia religiosa di cui il Papa fa parte dal 1958 – di subire forti pressioni dall’ala conservatrice della Chiesa: «Mi definiscono un eretico», ha detto. L’accusa di “eresia” è molto pesante nel mondo cattolico, e indica qualcuno che rifiuta la dottrina della Chiesa nonostante si dichiari cattolico. Quella del Papa non è un’esagerazione: a settembre dell’anno scorso 62 sacerdoti, ex funzionari e professori universitari, tutti più o meno riconducibili alla corrente conservatrice, lo hanno accusato di eresia in una lunga lettera aperta.

Nella lettera i firmatari attribuivano al Papa sette «proposizioni false ed eretiche» contenute «in modo diretto o indiretto» nell’ultima esortazione apostolica, intitolata Amoris Laetitia pubblicata ad aprile del 2016. Nel documento Papa Francesco non aveva proposto grandi cambiamenti ma solo promosso un atteggiamento genericamente più aperto nei confronti dei divorziati che si risposano o vanno a convivere – per la Chiesa il matrimonio cattolico è inscindibile – e degli omosessuali.

Fra i firmatari della lettera c’era anche l’ex presidente dello IOR (la cosiddetta “banca vaticana”) Ettore Gotti Tedeschi, che parlando con l’ANSA ha motivato così la sua firma: «Sia chiaro: io non accuso il Papa, io gli voglio bene. Io sono per la Chiesa e per il Papa e non mi distaccherò mai né dalla Chiesa né dal Papa». Molti dei nemici “istituzionali” di Papa Francesco usano questo argomento: le loro critiche al Papa non sono un attacco alla sua persona, ma una critica costruttiva per il bene della Chiesa.

È lo stesso argomento che usa per esempio Raymond Burke, un cardinale statunitense ex arcivescovo piuttosto conservatore – critico sull’Islam, morbido con Vladimir Putin – e vicino a Benedetto XVI, che gli aveva assegnato diversi importanti incarichi a Roma e dentro la Curia. Fra la sorpresa degli analisti vaticani, Burke non aveva firmato la lettera di settembre e anzi aveva detto di non considerare Papa Francesco un eretico. Nel frattempo però ha continuato ad attaccarlo. Durante una conferenza sui limiti dell’autorità del Papa tenuta ad aprile a Roma, scrive Politico, Burke ha spiegato che i poteri del Papa non sono “magici” e che è lecito disobbedirgli, se si riconosce che abbia violato la dottrina.

Del resto anche il Papa, più di recente, ha alzato i toni dello scontro. Solo la scorsa settimana, parlando all’assemblea generale dei vescovi italiani, li ha velatamente accusati di avere allontanato i fedeli con uno stile di vita poco consono alla dottrina cattolica.

«In realtà, chi crede non può parlare di povertà e vivere come un faraone. A volte si vedono queste cose: è una contro-testimonianza parlare di povertà e condurre una vita di lusso; ed è molto scandaloso trattare il denaro senza trasparenza o gestire i beni della Chiesa come fossero beni personali. Voi conoscete gli scandali finanziari che ci sono stati in alcune diocesi»

71esima Assemblea generale della Cei, discorso di Papa Francesco

Oltre a quelli che lo attaccano per le sue posizioni, il Papa deve anche sostenere l’opposizione dei funzionari del Vaticano che criticano la sua gestione della “macchina” burocratica della Chiesa. Non sappiamo moltissimo di cosa comporti materialmente questa opposizione, se cioè il potere del Papa sia effettivamente limitato da queste resistenze: possiamo però farci un’idea del perché esiste.

Diversi vaticanisti sostengono che in futuro Papa Francesco verrà ricordato sia per il suo stile di comunicazione sia per il modo in cui ha riformato alcune strutture interne alla Chiesa, modificando procedure secolari o tagliando Commissioni o posti di altissimo prestigio all’interno della Curia. Fra le diverse riforme di questi anni, il Papa ha istituito un “super-ministero” con compiti di vigilanza finanziaria, semplificato le procedure per richiedere l’annullamento del matrimonio e l’assoluzione per il peccato dell’aborto, unito in un unico dipartimento gli organi stampa vaticani, sostituito diversi cardinali “occidentali” – usciti per questioni di età dal collegio che elegge il Papa – con colleghi da aree più remote del mondo, e più in generale ha consigliato ai suoi funzionari di moderare le loro ambizioni di carriera. «È stato molto duro con la Curia, a dire il vero troppo duro», ha spiegato di recente a Politico un ex consulente vaticano: «molte delle persone che ci lavorano sono colte e stanno cercando di fare le cose per bene, e ci sono rimaste male».

Presto o tardi, il Papa dovrà anche pensare a come proteggere la sua eredità. Il modo più immediato di cui dispone è la nomina dei cardinali che avranno diritto di voto nel concistoro, cioè l’assemblea che eleggerà il suo successore: finora il Papa ne ha nominati 49 su 125, e a giugno sono previste altre 14 nomine. A quel punto, più della metà dei cardinali che sceglieranno il nuovo Papa saranno stati scelti da Papa Francesco, e molti di loro potrebbero finire per votare per una persona che porti avanti le sue stesse battaglie.

www.ilpost.it/2018/05/31/papa-francesco-nemici/

Comunità monastica degli Eremiti di Cerreto a Venosa provincia di Potenza

VENOSA, MONACI EREMITI CHE SI ISPIRANO A CELESTINO V

di Redazione online

www.sanfrancescopatronoditalia.it

Credit Foto – Famiglia Cristiana

«Chi arriva da noi ha sete di vita, di Dio ed è alla ricerca di senso e prima di tutto ci chiede di sperimentare un’esistenza che non sia segnata dalla fretta, dall’utile, dal tornaconto, dalla logica mercantile propria della società moderna. Nel monastero le persone riscoprono la gratuità e una qualità della vita, che riacquista pienezza grazie alla necessità di scandire il tempo, attraverso il lavoro, la preghiera, la ricerca di Dio e di se stessi». Va subito al cuore del discorso padre Cesare Locatelli, priore della comunità monastica degli Eremiti di Cerreto, accogliendoci al nostro arrivo a Venosa, in provincia di Potenza. Nella quiete della collina di Montalbo e nel verde tipico della Basilicata, incontriamo questa giovane comunità monastica nata nel 1991 a Isernia, nella zona di Cerreto Colli al Volturno, e poi trasferitasi in Basilicata, a Venosa, 12 anni fa, mantenendo, come è avvenuto per altri e più noti ordini monastici, il nome che deriva dal luogo di nascita della comunità. Dal punto di vista canonico la comunità è una associazione pubblica di fedeli e chierici che ha ottenuto il riconoscimento diocesano nel 1996.

L’iniziatore della comunità è lo stesso padre Cesare, originario di Milano, cui si sono poi aggiunti gli altri membri: padre Antonio Leva, fra Antonio Grassotto e sorella Adele D’Errico. «La nostra però non è una comunità mista», chiarisce padre Cesare: «Al momento è più sviluppato il ramo maschile e dunque per cause di forza maggiore ospitiamo una nostra sorella, ma auspichiamo la crescita dell’ordine, con un priore e una priora, maestro e maestra delle novizie».

LA VOCAZIONE MONASTICA

I monaci ci aprono le porte e ci accompagnano nella visita dell’eremo, mentre padre Cesare ci parla della loro spiritualità. «Siamo convinti che il monachesimo possa ancora offrire una dimensione bella, uno spazio sacro dove la persona possa ritrovare stabilità nel vortice del mondo e attraverso familiarità, amicizia ed esperienza della comunità possa fiorire per ciò che è, ognuno nella propria vocazione di monaco, madre, padre, sposi. La nostra regola si inserisce nella tradizione monastica d’Occidente e si basa su preghiera e lavoro. Il nostro sentimento religioso si identifica nello specifico con un personaggio chiave, san Pietro Celestino o Pietro da Morrone», che nel 1294 fu Papa per pochi mesi con il nome di Celestino V e che, destando all’epoca grande clamore, rinunciò al pontificato per tornare alla vita da eremita. «Il nostro obiettivo», chiarisce padre Cesare, «è riportare nella Chiesa quella freschezza e quella lucentezza delle origini, rispolverando anche qualche tradizione accantonata, come l’uso del gregoriano in alcune celebrazioni».

APERTI ALL’OSPITALITÀ

La piccola comunità ha sede in una struttura ultramoderna, Casa Sancta Maria, nata alla fine degli anni Novanta con i fondi del Giubileo come centro polivalente e di aggregazione giovanile per volere di don Luca Garripoli, e poi trasformata in casa monastica con gli ambienti tipici di ogni monastero: la sala del capitolo, la biblioteca, il refettorio, la cappella per la celebrazione della Messa, gli spazi dedicati al dialogo e all’ascolto degli ospiti. Gli eremiti di Cerreto vivono qui dal 2006, conducendo un’esistenza semplice, aperta all’accoglienza del pellegrino e del forestiero. È sempre possibile fermarsi in Casa Sancta Maria per un periodo di ritiro, silenzio, meditazione o riposo; le attività dei monaci includono giornate o settimane a tema, con partecipazione residenziale e non. Dice padre Locatelli: «Condividiamo tutta la nostra vita e i nostri spazi con gli ospiti. Abbiamo accolto anche non credenti e non cristiani per i quali il momento della preghiera era semplicemente silenzio e interiorità e per loro abbiamo preparato riflessioni con un diverso linguaggio. Partiamo dalle nostre competenze: padre Antonio propone settimane sulle Sacre Scritture, sulla conoscenza della Bibbia e sulla musica; io, invece, su aspetti più gnoseologici, introspettivi e filosofici». Inoltre gli eremiti svolgono attività di supporto in alcune parrocchie dei paesi vicini, nella diocesi di appartenenza di Melfi–Rapolla–Venosa.

L’eremo di Cerreto è sempre più proiettato verso la completa autosufficienza sostenuta dall’orto e da coltivazione di erbe aromatiche; i monaci per il prossimo futuro sono intenzionati, poi, a realizzare le attività tipiche di un monastero con la produzione di erbe medicinali, lenitive e curative. Attualmente, i pellegrini che giungono all’eremo possono partecipare a laboratori di potatura degli alberi e di confezionamento della lavanda.

Sono molteplici le proposte degli eremiti: si va dalle giornate di Boscomonte, ovvero riflessioni sullo svolgere del tempo annuale in corrispondenza con i momenti topici dell’anno come il cambio delle stagioni e i solstizi, per riscoprire il legame con ciò che di più autenticamente umano caratterizza la fede, alla Lectio divina settimanale, ai sentieri biblici, fino ad arrivare ai dialoghi con il silenzio per fare esperienza della solitudine e della spiritualità nella natura di Montalbo, e alla contemplazione.

(Famiglia Cristiana – Flavia Squarcio – Foto di Francesco Fiorellini).

http://m.famigliacristiana.it/articolo/venosa-potenza-i-monaci-eremiti-che-si-ispirano-a-celestino-v.htm

Comunità monastica degli Eremiti di Cerreto a Venosa provincia di Potenza

VENOSA, MONACI EREMITI CHE SI ISPIRANO A CELESTINO V

di Redazione online

Credit Foto – Famiglia Cristiana

«Chi arriva da noi ha sete di vita, di Dio ed è alla ricerca di senso e prima di tutto ci chiede di sperimentare un’esistenza che non sia segnata dalla fretta, dall’utile, dal tornaconto, dalla logica mercantile propria della società moderna. Nel monastero le persone riscoprono la gratuità e una qualità della vita, che riacquista pienezza grazie alla necessità di scandire il tempo, attraverso il lavoro, la preghiera, la ricerca di Dio e di se stessi». Va subito al cuore del discorso padre Cesare Locatelli, priore della comunità monastica degli Eremiti di Cerreto, accogliendoci al nostro arrivo a Venosa, in provincia di Potenza. Nella quiete della collina di Montalbo e nel verde tipico della Basilicata, incontriamo questa giovane comunità monastica nata nel 1991 a Isernia, nella zona di Cerreto Colli al Volturno, e poi trasferitasi in Basilicata, a Venosa, 12 anni fa, mantenendo, come è avvenuto per altri e più noti ordini monastici, il nome che deriva dal luogo di nascita della comunità. Dal punto di vista canonico la comunità è una associazione pubblica di fedeli e chierici che ha ottenuto il riconoscimento diocesano nel 1996.

L’iniziatore della comunità è lo stesso padre Cesare, originario di Milano, cui si sono poi aggiunti gli altri membri: padre Antonio Leva, fra Antonio Grassotto e sorella Adele D’Errico. «La nostra però non è una comunità mista», chiarisce padre Cesare: «Al momento è più sviluppato il ramo maschile e dunque per cause di forza maggiore ospitiamo una nostra sorella, ma auspichiamo la crescita dell’ordine, con un priore e una priora, maestro e maestra delle novizie».

LA VOCAZIONE MONASTICA

I monaci ci aprono le porte e ci accompagnano nella visita dell’eremo, mentre padre Cesare ci parla della loro spiritualità. «Siamo convinti che il monachesimo possa ancora offrire una dimensione bella, uno spazio sacro dove la persona possa ritrovare stabilità nel vortice del mondo e attraverso familiarità, amicizia ed esperienza della comunità possa fiorire per ciò che è, ognuno nella propria vocazione di monaco, madre, padre, sposi. La nostra regola si inserisce nella tradizione monastica d’Occidente e si basa su preghiera e lavoro. Il nostro sentimento religioso si identifica nello specifico con un personaggio chiave, san Pietro Celestino o Pietro da Morrone», che nel 1294 fu Papa per pochi mesi con il nome di Celestino V e che, destando all’epoca grande clamore, rinunciò al pontificato per tornare alla vita da eremita. «Il nostro obiettivo», chiarisce padre Cesare, «è riportare nella Chiesa quella freschezza e quella lucentezza delle origini, rispolverando anche qualche tradizione accantonata, come l’uso del gregoriano in alcune celebrazioni».

APERTI ALL’OSPITALITÀ

La piccola comunità ha sede in una struttura ultramoderna, Casa Sancta Maria, nata alla fine degli anni Novanta con i fondi del Giubileo come centro polivalente e di aggregazione giovanile per volere di don Luca Garripoli, e poi trasformata in casa monastica con gli ambienti tipici di ogni monastero: la sala del capitolo, la biblioteca, il refettorio, la cappella per la celebrazione della Messa, gli spazi dedicati al dialogo e all’ascolto degli ospiti. Gli eremiti di Cerreto vivono qui dal 2006, conducendo un’esistenza semplice, aperta all’accoglienza del pellegrino e del forestiero. È sempre possibile fermarsi in Casa Sancta Maria per un periodo di ritiro, silenzio, meditazione o riposo; le attività dei monaci includono giornate o settimane a tema, con partecipazione residenziale e non. Dice padre Locatelli: «Condividiamo tutta la nostra vita e i nostri spazi con gli ospiti. Abbiamo accolto anche non credenti e non cristiani per i quali il momento della preghiera era semplicemente silenzio e interiorità e per loro abbiamo preparato riflessioni con un diverso linguaggio. Partiamo dalle nostre competenze: padre Antonio propone settimane sulle Sacre Scritture, sulla conoscenza della Bibbia e sulla musica; io, invece, su aspetti più gnoseologici, introspettivi e filosofici». Inoltre gli eremiti svolgono attività di supporto in alcune parrocchie dei paesi vicini, nella diocesi di appartenenza di Melfi–Rapolla–Venosa.

L’eremo di Cerreto è sempre più proiettato verso la completa autosufficienza sostenuta dall’orto e da coltivazione di erbe aromatiche; i monaci per il prossimo futuro sono intenzionati, poi, a realizzare le attività tipiche di un monastero con la produzione di erbe medicinali, lenitive e curative. Attualmente, i pellegrini che giungono all’eremo possono partecipare a laboratori di potatura degli alberi e di confezionamento della lavanda.

Sono molteplici le proposte degli eremiti: si va dalle giornate di Boscomonte, ovvero riflessioni sullo svolgere del tempo annuale in corrispondenza con i momenti topici dell’anno come il cambio delle stagioni e i solstizi, per riscoprire il legame con ciò che di più autenticamente umano caratterizza la fede, alla Lectio divina settimanale, ai sentieri biblici, fino ad arrivare ai dialoghi con il silenzio per fare esperienza della solitudine e della spiritualità nella natura di Montalbo, e alla contemplazione.

(Famiglia Cristiana – Flavia Squarcio – Foto di Francesco Fiorellini).

http://m.famigliacristiana.it/articolo/venosa-potenza-i-monaci-eremiti-che-si-ispirano-a-celestino-v.htm

HARMONIA

non c'è rosa senza spine By GiuMa

logo_festival_biblico18

HARMONIA

Film di Ori Sivan

cinema Araceli

Città:

VicenzaTipologia Evento:cinema

Proiezione del film

harmonia poster.png

Poster del Film HARMONIA

di Ori Sivan

introduce don Alessio Graziani

Adattamento della storia biblica di Abramo, Sara, Agar, Isacco e Ismaele: Harmonia ne traspone le vicende, metaforicamente alle radici del conflitto tra arabi ed ebrei, nel mondo dell’orchestra filarmonica di Gerusalemme. Evento a pagamento biglietto 4 euro / proiezione in versione originale con sottotitoli.

HARMONIA

regista:
Ori Sivan
nazione:
Israele
anno:
2016
categoria:
film
durata:
98′
edizione festival:
2017
Sara, arpista della Filarmonica di Gerusalemme, è sposata con Abramo, l’onnipotente direttore d’orchestra. Non hanno figli. All’arrivo di Agar, giovane suonatrice di corno di Gerusalemme Est, tra le due donne cresce un’amicizia speciale, tanto che Agar offrirà a Sara di avere un bambino per lei. La ben nota storia biblica dei due figli di Abramo, che metaforicamente rappresenta le radici del conflitto tra arabi ed…

View original post 289 more words

Ernst Sieber pastore dei diseredati…

Zurigo piange #ErnstSieber il pastore dei diseredati. È morto sabato all’età di 91 anni. Aveva cominciato la sua battaglia a favore degli emarginati oltre cinquant’anni fa. Un’istituzione nella città sulla Limmat. La sua Fondazione aiuta migliaia di persone, a Zurigo e nella Svizzera tedesca

http://voceevangelica.ch/voceevangelica/home/2018/05/Ernst-Sieber-morto.html

Ernst Sieber pastore dei diseredati>>>voceevangelica.ch/voceevangelica/home/2018/05/Ernst-Sieber-morto.html