Danze della luce

Si terrà a Romena domenica 5 agosto l’evento di Danze in cerchio create su brani musicali di Hildegard von Bingen del XII secolo.

Danze della luce

Organizzato dal gruppo Circulus Stellarum di Città della Pieve l’appuntamento è per le ore 18, dopo la Messa in Pieve.

www.romena.it

. Alla fioritura della ‘razionalità’ nell’uomo il corpo è partecipe in quanto «il corpo in verità è il vestito dell’anima che vive nella voce, e perciò è giusto che il corpo attraverso la voce canti con l’anima lodi a Dio».

www.upra.org/approfondimenti-in-filosofia/abstract-relazioni-su-ildegarda-di-bingen/

Ildegarda di Bingen Santa, Mistica, Scienziata, Filosofa e Artista

www.abbazianovalesa.org/hildegarda.pdf

CONOSCI LE VIE

NELLE QUALI DIO TI VIENE INCONTRO

>>> girobloggando.wordpress.com/2018/05/08/ildegarda-di-bingen/

“Sia la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle, che il sole splenda caldo sul tuo viso, e la pioggia cada dolce nei campi attorno e, finché non ci incontreremo di nuovo, possa Dio proteggerti nel palmo della sua mano.”

May the road rise to meet you,

may the wind be always at your back,

may the sun shine warm upon your face,

and the rains fall soft upon your fields and,

until we meet again, may God hold you in the palm of His hand.

giro bloggando ...

Il più bello dei mari

Nazim Hikmet

Il più bello dei mari
è quello che non navigammo.
Il più bello dei nostri figli
non è ancora cresciuto.
I più belli dei nostri giorni
non li abbiamo ancora vissuti.
E quello
che vorrei dirti di più bello
non te l’ho ancora detto.

Nazim Hikmet è stato un poeta turco, naturalizzato polacco alla fine degli anni ‘50, quando la Turchia gli tolse la cittadinanza per motivi politici. È considerato uno dei più grandi poeti del ventesimo secolo, rivoluzionario nell’introdurre versi liberi e uno schema colloquiale nel compassato schema letterario ottomano.

“Il più bello dei mari” insegna che bisogna aver fiducia nella vita e conservare tante speranze, anche le più difficili, perché il fatidico momento può essere vicino. Quello che conta è credere nella nostra vita, sempre, perché tutto può essere alla nostra portata.

Finché porterai un sogno nel cuore non perderai…

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«Nel mondo c’è pane sufficiente per la fame di tutti, ma insufficiente per l’avidità di pochi»

#buongiornoromena

Non devo donare me stesso all’altro, devo ridonare l’altro a se stesso (Fabrice Hadjadj)

Domenica 29 luglio

Gesù, alzati gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?»… Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere»…. E quando furono saziati, disse ai discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri.

                                                                                                                  da Gv 6, 1-15

Se ci sentiamo responsabili delle cose, che sono per tutti, possiamo capire il gesto di cui parla il vangelo: quello della condivisione. Ciò che viene difeso egoisticamente è perduto, per sé e per gli altri. Ciò che viene condiviso si moltiplica: diventa benessere per tutti, sovrabbondanza. Si raccolsero dodici canestri di pane avanzato. Dio ama la sovrabbondanza attraverso i gesti della condivisione.

Ma Dio non ama lo spreco: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». La società dell’opulenza, la nostra, costruita su ragioni mercantilistiche, è anche la società dello spreco. C’è un culto delle cose e un disprezzo delle cose. Certo manca di rispetto, di misura, di garbo, di poesia, che è il senso della sacralità di ogni cosa. «Che nulla vada perduto». Gesù ama l’abbondanza compenetrata dal segno della grazia. Tutto deve essere goduto e fatto godere come dono che viene da Dio. La generosità suscita generosità, la condivisione suscita condivisione, l’amore genera amore.

Luigi Pozzoli                                                                         www.romena.it/rubriche/il-vangelo-della-domenica/2918-domenica-29-luglio

Vangelo di domenica 29 Luglio 2018

Giovanni 6, 1- 6

Commento di fra Ermes Ronchi

Santa Maria del Cengio

27 luglio 2018

E Gesù esulta: Fateli sedere! Adesso sì che è possibile cominciare ad affrontare la fame! Come avvengano certi miracoli non lo sapremo mai. Ci sono e basta!

Giovanni 6,1-6

In quel tempo, Gesù (…)

salì sul monte e là si pose a sedere con i suoi discepoli. Era vicina la Pasqua, la festa dei Giudei. Allora Gesù, alzàti gli occhi, vide che una grande folla veniva da lui e disse a Filippo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?». (…)

Gli disse allora uno dei suoi discepoli, Andrea, fratello di Simon Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Rispose Gesù: «Fateli sedere». C’era molta erba in quel luogo. Si misero dunque a sedere ed erano circa cinquemila uomini. Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano. E quando furono saziati, disse ai suoi discepoli: «Raccogliete i pezzi avanzati, perché nulla vada perduto». Li raccolsero e riempirono dodici canestri con i pezzi dei cinque pani d’orzo, avanzati a coloro che avevano mangiato (….).

Commento di p.Ermes

C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci… Ma che cos’è questo per tanta gente? Quel ragazzo ha capito tutto, nessuno gli chiede nulla e lui mette tutto a disposizione: la prima soluzione davanti alla fame dei cinquemila, quella sera sul lago e sempre, è condividere. E allora: io comincio da me, metto la mia parte, per quanto poco sia. E Gesù, non appena gli riferiscono la poesia e il coraggio di questo ragazzo, esulta: Fateli sedere! Adesso sì che è possibile cominciare ad affrontare la fame. Come avvengano certi miracoli non lo sapremo mai. Ci sono e basta. Ci sono, quando a vincere è la legge della generosità. Poco pane condiviso tra tutti è misteriosamente sufficiente; quando invece io tengo stretto il mio pane per me, comincia la fame.

«Nel mondo c’è pane sufficiente per la fame di tutti, ma insufficiente per l’avidità di pochi» (Gandhi).

Il Vangelo neppure parla di moltiplicazione ma di distribuzione, di un pane che non finisce. E mentre lo distribuivano, il pane non veniva a mancare; e mentre passava di mano in mano restava in ogni mano.

Gesù non è venuto a portare la soluzione dei problemi dell’umanità, ma a indicare la direzione. Il cristiano è chiamato a fornire al mondo lievito più che pane (Miguel de Unamuno): a fornire ideali, motivazioni per agire, il sogno che un altro mondo è possibile. Alla tavola dell’umanità il vangelo non assicura maggiori beni economici, ma un lievito di generosità e di condivisione, profezia di giustizia. Non intende realizzare una moltiplicazione di beni materiali, ma dare un senso, una direzione a quei beni, perché diventino sacramenti vitali.

Gesù prese i pani e dopo aver reso grazie li diede a quelli che erano seduti.

Tre verbi benedetti: prendere, rendere grazie, donare. Noi non siamo i padroni delle cose. Se ci consideriamo tali, profaniamo le cose: l’aria, l’acqua, la terra, il pane, tutto quello che incontriamo, non è nostro, è vita che viene in dono da altrove, da prima di noi e va oltre noi. Chiede cura e attenzione, come per il pane del miracolo («raccogliete i pezzi avanzati perché nulla vada perduto…e riempirono dodici canestri»), le cose hanno una sacralità, c’è una santità perfino nella materia, perfino nelle briciole della materia: niente deve andare perduto.

Il pane non è solo spirituale, rappresenta tutto ciò che ci mantiene in vita, qui e ora. E di cui il Signore si preoccupa: «La religione non esiste solo per preparare le anime per il cielo: Dio desidera la felicità dei suoi figli anche su questa terra (Evangelii gaudium 182)». Donaci Signore il pane, l’amore e la vita, perché per il pane, per la vita e per l’amore tu ci hai creati.

(Letture: 2 Re 4,42-44; Salmo 144; Efesini 4,1-6; Giovanni 6,1-6)

Padre Ermes Ronchi

www.smariadelcengio.it/fra-ermes-ronchi

Padre della notte

 

… (parole di Roberto Kunstler)

Padre della notte
che voli insieme al vento
togli dal mio cuore
la rabbia ed il tormento
e fammi ritornare
agli occhi di chi ho amato
quando è poca la speranza
che resta nel mio cuore
Padre della notte
che le stelle fai brillare
tu che porti vento e sabbia
dalle onde del mare
Tu che accendi i nostri sogni
e li mandi più lontano
come barche nella notte
che da terra salutiamo

e fammi ritornare
tra le braccia di chi ho amato
quando è vana la speranza
che resta nel mio cuore
quando è poca la speranza
che resta nel mio cuore
dammi una pace limpida
come un limpido amore

Padre della notte
ovunque è il Tuo mistero
dentro ogni secondo
come in ogni giorno intero
Tu che hai dato a noi la fede
come agli uccellini il volo
Padre della terra
Padre di ogni uomo
Padre della notte
della musica e dei fiori
Padre dellarcobaleno
dei fulmini e dei tuoni
Tu che ascolti i nostri cuori
quando soli poi restiamo
nel silenzio della notte
solo in Te noi confidiamo
e fammi ritornare
tra le braccia di chi ho amato
Fammi ritrovare un giorno
lamore che ho aspettato
quando è poca la speranza
che resta nel mio cuore
Dammi una pace limpida
come un limpido amore

Padre della notte
che voli insieme al vento
togli dal mio cuore
la rabbia ed il tormento
e quando un giorno sta finendo
quando scende giù la sera
Fa che questa mia canzone
diventi una preghiera.

Sergio Cammariere

Padre della notte”

di Sergio Ventura | 24 luglio 2016

Come Gesù ci regalò il Padre nostro, così analogo dono fu scoprire, in una calda ed inquieta notte di molte estati addietro, una canzone di Sergio Cammariere.

Van Gogh, Notte stellata sul Rodano, 1888

C’è un momento della vita in cui alcune parole che ti hanno insegnato a ripetere l’una dietro l’altra con un significato religioso ben preciso (Lc 11,1), ma divenuto nel tempo ordinario, cominciano a legarsi – in te – tra di loro, assumendo una forza ed un senso spiritualevitale – che prima sembrano non avere. Se il caso, la sorte o la Fortuna (Inferno VII,67-96) lo vogliono, può succedere anche di incontrare chi riconosca e orienti questo novello entusiasmo affinché l’ispirazione ricevuta, il sussurrare in noi dello Spirito divenga veramente creativo, traducendo ciò che è stato seminato in frutti che tutti possono cogliere e gustare. Come Gesù, dunque, ci regalò il Padre nostro, così analogo dono fu scoprire, in una calda ed inquieta notte di molte estati addietro, una canzone poco conosciuta del repertorio di Sergio Cammariere: Padre della notte

Ascoltatala più volte e decisamente colpito, direi commosso, dall’intensità dell’esecuzione e dalla poetica religiosa in essa contenuta, il dono si moltiplicò rivelandosi il testo come opera di Roberto Kunstler, autore in realtà della maggior parte delle canzoni composte e cantate da Sergio Cammariere. Uno strano sodalizio, questo, tra i due artisti – “lui imita i miei suoni, io la sua poesia” – cominciato nei primi anni novanta con un fallimento musicale che non avrebbe fatto presagire alcun prosieguo. Quando invece il percorso di entrambi sembrava essere degno delle migliori fiabe.

Il musicista di Crotone, infatti, aveva cominciato come autodidatta in una comunità neocatecumenale dando vita, insieme ad altri ragazzi dell’azione cattolica, al gruppo musicale Emmaus: “fu la musica, che già allora era la mia passione, a portarmi lì (…) e ancora oggi, ogni volta che posso, torno a vedere i miei fratelli. Non sono un ragazzino, al mio cammino spirituale tengo moltissimo e so bene che anche la musica può essere una strada per avvicinarsi al Signore”. In seguito, quindici anni come “pianista di piano-bar”, per poi lenire le ferite provocate dal fallimentare esordio discografico componendo colonne sonore per opere cinematografiche.

L’artista di Roma, invece, aveva iniziato molto giovane, sul finire degli anni ottanta, l’attività di cantautore, apparentemente interrottasi proprio a partire dalla collaborazione con il cantante calabrese, per riemergere in realtà, dopo più di dieci anni, con un album dal titolo omonimo traboccante di espliciti riferimenti al divino che potevano sorprendere solo chi non era a conoscenza dei suoi studi ed interessi storico-religiosi.

Decisamente in ritardo, quindi, la meritata notorietà popolare venuta ai due, seppur in forme diverse, grazie all’album Dalla pace del mare lontano ed alla canzone Tutto quello che un uomo, presentata al Festival di Sanremo del 2003. Brani che ruotano intorno a ciò che sembra essere maggiormente desiderabile, l’amore e la pace, ma “con la consapevolezza che, come insegna Bob Dylan, le canzoni più belle hanno sempre un riferimento biblico”. In questa intervista, rilasciata nello stesso anno a Famiglia Cristiana, Sergio Cammariere rivela poi che non solo ha il “sogno di fare un intero album più esplicitamente e direttamente religioso”, ma soprattutto che “stiamo lavorando a una canzone che si intitola Padre della notte e a un’altra ispirata a Maria: non è facile, ma (…) bisogna avere pazienza, io e Roberto non ci mettiamo mai fretta. Una bella canzone può richiedere anche tre anni di lavoro”. Ed infatti tanti ce ne vollero…

D’altronde, come ha affermato il cantautore romano al termine del Cortile degli Studenti dedicato ai cantautori, rispondendo ad una domanda sulla canzone Padre della notte, “negli anni mi sono reso conto che questo vivere la scrittura io lo definisco ‘un farsi antenna’ – sulla scia di Rimbaud che nell’ottocento avrebbe detto ‘farsi veggente’, intendendo con ciò un lavoro su di noi che ci mette nelle condizioni di ricevere dei segnali che sono stati liberati nell’universo, nel cosmo, e di ritrasmetterli … Io penso che dai tempi di Gesù Cristo, e prima ancora, ci sono sempre stati questi segnali nell’aria che a volte gli artisti in generale hanno saputo cogliere”.

Nello stesso senso procede l’esortazione del musicista calabrese, rivoltaci in un’altra ma più recente intervista: “è importante soprattutto lo studio e l’ascolto degli archetipi dei grandi musicisti, quei compositori – potremmo dire divini – nella cui musica si avverte appunto la presenza del divino … C’è sempre un filo invisibile che collega i grandi compositori all’Essere supremo, (…) nel senso che quando una certa musica è stata composta, è come se essa esuli da qualsiasi forma di volontà umana, ma fosse entrato in gioco il soprannaturale, il divino appunto”.

Un Essere supremo, divino questo Padre della notte, ma non vago, bensì Signore della Natura e della Storia: “ovunque è il Tuo mistero/ dentro ogni secondo / come in ogni giorno intero”. Da un lato quindi, sulla scia dell’ammutolito Giobbe biblico (38,1-40,5), santificato (Lc 11,2) come “Padre della Terra … che voli insieme al vento / … che le stelle fai brillare / Tu che porti vento e sabbia dalle onde del mare” – “Padre dell’arcobaleno / dei fulmini e dei tuoni / … della musica e dei fiori”.

Dall’altro lato, però, riconosciuto anche come “Padre di ogni uomo / … che hai dato a noi la fede / … che ascolti i nostri cuori”, al quale poter chiedere (Lc 11,9-13), se necessario con sfrontatezza (Lc 11,5-8), la venuta del suo regno di perdono, pace e amore quotidiano (Lc 11,2-4): “togli dal mio cuore / la rabbia ed il tormento / … dammi una pace limpida / come un limpido amore / … e fammi ritornare / agli occhi [e] tra le braccia di chi ho amato … fammi ritrovare un giorno / l’amore che ho aspettato”. Soprattutto quando è forte la tentazione di sentirsi abbandonati (Lc 11,4): “quando è poca [e] vana la speranza / che resta nel mio cuore”,  “quando soli poi restiamo / nel silenzio della notte”.

E qualcosa questo Padre deve pur averlo realizzato nella vita dei due artisti, come a tratti anche nella nostra, se con loro possiamo cantare: “Solo in Te noi confidiamo … Tu che accendi i nostri sogni / e li mandi più lontano / come barche nella notte / che da terra salutiamo … E quando un giorno sta finendo / quando scende giù la sera / fa’ che questa mia canzone / diventi una preghiera”…

www.vinonuovo.it

“L’uomo cattivo” è quell’umanità che in noi ha bisogno di essere salvata!

www.famigliedellavisitazione.it

[lectio] Mt.12,33-37

Don Giovanni Nicolini

33 Prendete un albero buono, anche il suo frutto sarà buono. Prendete un albero cattivo, anche il suo frutto sarà cattivo: dal frutto infatti si conosce l’albero. 34 Razza di vipere, come potete dire cose buone, voi che siete cattivi? La bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda. 35 L’uomo buono dal suo buon tesoro trae fuori cose buone, mentre l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori cose cattive. 36 Ma io vi dico: di ogni parola vana che gli uomini diranno, dovranno rendere conto nel giorno del giudizio; 37 infatti in base alle tue parole sarai giustificato e in base alle tue parole sarai condannato».

COMMENTO DI GIOVANNI

Provo ad entrare nell’immagine dell’albero che oggi il Signore ci regala.

E lo faccio partendo in certo modo dalla conclusione alla quale mi sembra che Gesù ci voglia portare.

La distinzione contrastante tra albero buono e albero cattivo, e il suo sfociare rapido nel riferimento ai “cattivi” che siamo noi ai quali Egli si rivolge, ci mette davanti ad un interrogativo stringente: come ci sono i “cattivi”, sembra non siano previsti dei “buoni”!

Infatti, dopo quel “voi che siete cattivi” del ver.34, chi oserebbe pensare di poter essere tra i “buoni”? 0

Come si può concepire quell’ “uomo buono” che “dal suo buon tesoro trae cose buone” (ver.35)?

Da dove viene l’eventualità e la possibilità di tale  bontà?

Ritengo che questo “buon tesoro” non possa essere che un dono ricevuto! Dunque, “una grazia”!

Dunque, “la grazia”! In assoluto, la grazia, e cioè il dono di Dio, e cioè il Signore Gesù, con il suo Vangelo e con la potenza divina del suo Spirito!

Questo è il dono supremo che il Padre vuole regalare a tutta l’umanità, a tutta la creazione e a tutta la storia!

“L’uomo buono” è il Nuovo Adamo, e cioè la umanità nuova, salvata e rigenerata da Gesù, il Nuovo Adamo!

Non è una “natura speciale”, ma non è neanche un “miracolo etico”, perché tutta la Bibbia parla di salvezza, di dono, di grazia!

Non è che l’umanità cattiva diventa buona con le sue forze e i suoi sforzi.

Se mai questo è il rischio del rigore morale dei farisei, e di ogni pretesa di rigore morale!

Allora sarebbe merito  e conquista dell’uomo! Invece, appunto, è dono.

Ritornando dunque al nostro brano, possiamo arrivare alla conclusione che il dono ricevuto e custodito – e anche questa “custodia” è dono di Dio! – che è la presenza di Dio in noi, che è la presenza e la guida del suo Spirito, che abbiamo ricevuto il giorno del nostro Battesimo, e tante altre volte, è tale presenza che in certo senso “ci fa buoni”!

Da questo viene il miracolo della salvezza, e quindi il miracolo di questo “uomo buono”.

“L’uomo cattivo” è quell’umanità che in noi ha bisogno di essere salvata!

La storia della salvezza di tutta l’umanità è la storia di questo dono che Dio vuol fare a tutti e a ciascuno.

Personalmente ritengo, ma voi non fidatevi di me (!), che tale dono Dio lo voglia fare a tutti!

Personalmente credo che ce la farà!

E a Lui piace non solo fare il suo dono a tutti, ma anche farne una misteriosa “avventura” di ciascuno e di tutti!

E non chiedetemi quale sia la sorte di Hitler! Mi basta custodire con tremore una speranza per me.

Dio ti benedica. E tu benedicimi. Tuo. Giovanni.

http://www.famigliedellavisitazione.it/wp/lectio-3

promemoria

FURTI

– DALLA LETTERA DI SAN PAOLO APOSTOLO SI GALATI –

…non vivo più io, ma Cristo vive in me…

Signore Gesù,

Manda il Tuo Santo Spirito su di noi:

insegnaci l’umiltà.

Insegnaci a sostituire

i nostri

“umani dialoghi interiori”

con

dialoghi interiori

di amore,

di luce,

di carità,

di perdono…

solo così

Tu abiterai in noi,

noi saremo raggianti,

…e i Tuoi Angeli ci saranno vicini.

Lode e gloria a Te Signore Gesù.

🙏🏻🙏🏻🙏🏻