Restiamo umani… Per amare la realtà ci vogliono “occhi puri e cuore spazioso”

AMA L’IMPERFETTO TUO PROSSIMO CON L’IMPERFETTO TUO CUORE.

non c'è rosa senza spine By GiuMa

#Siamo tornati da qualche settimana ma il 💗cuore è rimasto a Romena🙏🏻

🌈parlarne é come ritornare la 💗

#RESTIAMOUMANI

la nuova rubrica sul sito di

romena.it

In questo spazio racconteremo storie, personaggi, pensieri, idee che possano aiutarci a non smarrire la bussola dell’umanità.

Leggi gli articoli pubblicati:

goo.gl/M84UXW

www.romena.it/la-fraternita/restiamo-umani

Il viaggio di Adama

Adama Danso era un ragazzo di 22 anni che veniva da Sotokoi, villaggio del Gambia, il più piccolo dei paesi del Continente Africano che fa da sottile sponda all’omonimo fiume. Era in Italia per richiedere protezione da tutto ciò che aveva subìto durante la sua vita, per sfuggire all’incertezza del domani, per costruirsi una vita migliore…

Era ospitato in una delle strutture dell’Associazione Tahomà dedicate all’accoglienza dei richiedenti asilo. Un sogno, non diverso da quello di tanti suoi coetanei e connazionali, che ha costretto Adama al più pericoloso dei viaggi per raggiungerlo: la traversata del…

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La gioia semplice…

“Ricominciare dall’umiltà”, l’intervento di don Luigi

Un mattino di sole. Lo sfondo della Verna. L’abbraccio di un centinaio di collaboratori di Romena. E’ cominciato così il cammino di questo anno speciale di Romena. Don Luigi, accanto alla prima icona della via della resurrezione, ha aperto il cammino con un intervento sulla prima delle otto parole della via: umiltà.

Un intervento che inizia il percorso che si svilupperà fino a fine maggio, per penetrare e dilatare questa parola, e capire come possa entrare in maniera profonda, viva, dentro la nostra vita. E come possa essere vissuta a Romena. Di seguito potete leggere la trascrizione del suo intervento….

>>>romenablog.wordpress.com/2016/04/15

#BuongiornoRomena con le parole di Luigino Bruni:

– L’umiltà, come altre parole grandi della vita, rende più forti e resistenti mentre ci rende più vulnerabili –

C’è gioia anche nel poco

Don Luigi Verdi l’uomo che ridona il sorriso ai più sfortunati

di Gianfranco Micali – IL TIRRENO, 5 gennaio 2010

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Oggi c’è un punto sul quale tutti concordano: viviamo un’epoca confusa, e per tanti, per troppi, anche molto infelice. Cosi parlare di “ricerca della felicità” può apparire, in certi casi, persino stridente. Ma forse è stato cosi in ogni periodo storico, specie nei momenti più bui e difficili. Un cammino che proveremo perciò a intraprendere con alcune guide del nostro tempo, uomini e donne che in mezzo al frastuono contemporaneo e allo “choc” del futur hanno trovato il modo di riflettere con l’aiuto dei grandi pensieri del passato. Uomini e donne che ci parleranno poco della loro felicità e moltissimo di quella degli altri.

Don Luigi Verdi è l’uomo che a prima vista può sembrare il meno indicato a parlare di felicità.Da lui accorrono le persone più infelici della terra: i genitori che hanno perso un figlio. Il luogo più gelido e remoto dal quale cominciare il nostro cammino. Eppure alla Pieve di Romena, sede della sua comunità nel Casentino, incontri persone segnate dalla vita e volti nei quali la speranza ha ripreso a fiorire. Un miracolo persino più grande che conquistare la felicità.

«lo non sono un guru e la mia non è una comunità che protegga o faccia da mamma», spiega Don Luigi. «Io penso che la saggezza spinga a rendere le persone babbi e mamme. di se stessi. L’aiuto che si può dare alle persone è accogliere il dolore,-accogliere la fatica di vivere. L’accoglienza è il primo punto: il secondo è disarmare il meccanismo che distrugge la persona, perché quando sei depresso, distrutto, i tuoi occhi vedono soltanto il negativo, non riescono a scorgere una possibilità nuova. Terzo ridare lo zaino e continuare a farli camminare. Di più sarebbe ingannevole, se vuoi farlo al posto loro.

Non deve essere facile nella realtà questo per corso per chi è disperato e non ha più futuro, nulla in cui credere…

«Il nulla non esiste. Esiste che sei giù e sei sfinito quando tutti i punti di riferimento della tua vita sono crollati. Ma qualcosa ti rimane, qualcosa che è magari la tua dignità di persona, le tue due o tre cose: un angelo accanto, un pezzo di pane,un po’ d’acqua. La definizione più bella di cristianesimo è “portare avanti la vita”.. Un babbo e una mamma disperati, all’inizio non riescono neppure a piangere, infuriati con il mondo, con Dio, con la vita e poi… Che fai? Li accogli, li calmi, fai riaprire gli occhi, e magari cominciano a piangere… La prima fase del pianto, dolcissimo, con lacrime che si asciugano subito da sole. C’è una seconda fase in cui cominciano ad asciugarsi le lacrime, velocemente, per non farsi vedere… Piano piano crei un momento di fiducia, di apertura, di calore, scorrono le lacrime e loro non le asciugano, più. Ecco questo passaggio che è sempre un passaggio di liberazione, dalla disperazione non all’orgoglio ma alla speranza. E la speranza non è mai una certezza, è solo un passo in più, come a dire: guarda, intanto colgo un fiore, apro gli occhi, ricomincio per esempio a sorridere, una cosa che non si permettevano più. Non è un passaggio dalla disperazione all’orgoglio. Anche nel vangelo quando Gesù dice: “Coraggio alzati”, non è l’alzarsi di colpo. Noi siamo troppo prepotenti, per cui siamo disperati e allora combattiamo con la vita. No, calma, io l’intendo come quando uno si sveglia alla mattina, e si distende, è qualcosa di lento,un momento in cui riacquisti un po’ di energie, di pace.

Che cosa pensa della felicità, lei che vede così spesso il suo esatto contrario?

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sabato 10 novembre 2012

L’Amore di don Luigi Verdi

lucianadal.blogspot.com

L’amore ha bisogno di tempo per maturare, come una pianta deve saper resistere con pazienza nelle piogge d’autunno e stare serena nelle tempeste di primavera. Come una pianta, il tempo renderà l’amore umiltà e dolcezza.

Non dipende solo dalla pigrizia se le relazioni umane si ripetono così monotone e senza novità, ma dalla paura del nuovo e dell’imprevedibile che l’amore richiede, dal non lasciare uno spazio aperto che divenga un luogo non solo per accogliere l’altro, ma per la relazione con lui. Uno spazio dov’è consentito deporre le armi, rilassarsi e incontrarsi.

L’amore oltre le parole ha bisogno di gesti e sincerità. I gesti dell’amore sono fatti di piccole attenzioni quotidiane, della sorpresa del cuore quando i passi di chi ami si avvicinano, di sguardi che allontanano le tenebre e proteggono l’amore. Sono fatti di dettagli che nascono dal vicendevole servirsi, dall’intimità, dal respiro e dal parlare della pelle.

La sincerità dell’amore deve essere tanto umile da lasciarsi guardare nella verità e tanto misericordiosa da vedere senza condannare, perché l’amore deve essere sincero più che perfetto.

Non sopporto l’amore che si gonfia di orgoglio o si consuma in una generosità invadente. L’amore vero è discreto e delicato, rispettoso delle ferite e delle emozioni di ogni uomo. Mi piace chi ama una persona senza chiedersi da dove viene e verso dove va, sentendo che solo con spirito puro e libero può camminare con lui.

L’amore non lega, ma libera. L’altro non è la tua metà, né complementare a te, è un’identità che si realizza solo nel rispetto della diversità, nel permettere all’altro di restare di carne, vivo e senza trasformarlo in quel che tu vorresti.

La gelosia, l’ansia e l’intransigenza che nascono nell’amore sono figlie di una paura che non sa vedere l’altro nella sua essenzialità e verità, nella sua luce ed ombra.

Nascono dal non sapere scrutare i segreti del cuore, da un amore che non ha la forza di aiutarci a vivere, a morire, e soprattutto a rinascere di nuovo.

lamore-di-don-luigi-verdi

Momenti di gloria.

Momenti di gioia

Immagini dal web

Agostino d’Ippona: dubitare per credere!

“ Era un angelo del Cielo.”

OpinioniWeb-XYZ

800px-Alessandro_magnasco,_sant'agostino_e_il_bambino,_genova_03Sant’Agostino e il bambino

Sant’Agostino morì ad Ippona il 28 Agosto 430. Ripubblico sotto un post che era stato ispirato dalle sue posizioni teologiche e dall’esperienza della sua conversione. Mi riferisco in particolare alla “razionalità della fede”: per Agostino la fede è un gradino della conoscenza, essa dona “i semi della verità” e quando si tratta di” verità supreme essa purifica il cuore e lo rende capace di accogliere e sostenere la luce della ragione”.

Dubitare per credere

“Sant’Agostino stava scrivendo il suo trattato sulla Trinità e si sforzava di approfondire il grande mistero. Ad un tratto s’accorse che a breve distanza da lui v’era un bimbo, che con una conchiglia attingeva dal mare e la trasportava in una piccola buca, che aveva scavata nella sabbia.
Che fai bimbo? – domandò Sant’Agostino.
Voglio svuotare il mare e metterlo in questa buca, – rispose il bambino.
Ma non vedi che è…

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Chi sono io, Francesco? Cronache di cose mai viste

www.ponteallegrazie.it/scheda

Per mille anni, a partire dalla «rivoluzione papale» di Gregorio VII, i papi tranne eccezioni si sono rivolti al mondo dicendo: «Lei non sa chi sono io», intendendo dominare «su re e regni», dettare i pensieri dei cuori e determinare le scelte anche più segrete degli uomini e dei fedeli, neanche fossero Dio. Ora c’è la rivoluzione papale di papa Francesco che dice: «Chi sono io?», chi sono io per giudicare, per condannare, per escludere dalla comunione sostituendomi a Dio? E perciò, come san Francesco si spoglia degli abiti del dominio e degli orpelli del potere, apre le porte, va a cercare gli esclusi, sconfessa i violenti, vuole che il denaro non sia signore ma servo e annuncia un mondo dove, dopo una giornata di tormenti, «Buonasera» vuol dire davvero buona sera. E così facendo svela il vero desiderio di Dio. Questo libro racconta questa novità vista da vicino, da Roma, dove dopo due anni di pontificato si è appena agli inizi, mentre grandi forze già scendono in campo per contrastare il nuovo corso della Chiesa.

 UN BRANO

«La cosa più bella è proprio questa: che possiamo tornare ad attaendere. Ad un’Europa stanca e senile, a un mondo che, significato al denaro globale, non si aspetta più niente, papa Francesco ha restituito l’attesa.»

  L’AUTORE

Raniero La Valle

Raniero La Valle è una firma particolarmente autorevole del giornalismo italiano e ha interpretato nel dopo Concilio la sensibilità di molti cattolici più attenti ai temi della libertà, della pace e della giustizia internazionale. Dopo aver iniziato la propria carriera giornalistica nei quotidiani “Il Popolo” e “L’Avvenire”, ha lavorato successivamente per la RAI e per “La Stampa”. Attualmente è direttore di Vasti – scuola di critica delle antropologie e presidente del Comitato per la democrazia internazionale. Continuando inoltre il suo impegno politico e la sua attività giornalistica sulla rivista Rocca, è richiesto conferenziere e apprezzato scrittore

🍀LeggiAmo >>>

www.c3dem.it/wp-content/uploads/2015/05/chi-sono-io-francesco…-la-possibilit%c3%a0-di-tornare-alle-sorgenti-bertani-ore-undici-4.pdf

Nutrire la vita

Noi viviamo ripiegati sulle occupazioni più infime, prigionieri di una ristretta quotidianità utilitarista, dove la vita smarrisce il suo respiro profondo. Se perdiamo la capacità di aprire gli occhi e di estasiarci davanti al meraviglioso spettacolo del creato, perderemo l’entusiasmo per la lode. Esiste una leggerezza che ci è necessario apprendere, una trasparenza che dilati l’anima. E che è, in fondo, ciò che ci permette di attraversare la notte, le avversità e le contraddizioni, con gli occhi fissi sulla piccola fiamma della speranza.”

Così scrive Josè Tolentino Mendonça, scrittore, poeta, teologo portoghese. E come non sentire un’eco del nostro cammino in queste parole? come non incuriosirsi e cercare di conoscerlo e farlo venire a Romena? Ci avevamo provato per il convegno di luglio, ma impegni urgenti e improrogabili non gli avevano consentito di venire. Lo avremo invece con noi al convegno “Nutrire la vita” il 15-16 settembre prossimi, fresco della nomina ad Arcivescovo di Suava da parte di papa Francesco.

Forse alcuni lo conoscono attraverso i suoi editoriali su L’Avvenire, piccole perle di profondità, spiragli di luce che aprono a nuove intuizioni, a semplici e più profonde percezioni. Ma sarà per tutti un piacere ospitarlo ed ascoltarlo a Romena, sarà un altro brivido da cui lasciarsi percorrere: un brivido che correrà lungo nostre schiene, come una benedizione.
Le iscrizioni al convegno sono aperte…

Info e iscrizioni: Tel. 339 7055339

(Lun-Mer-Ven orario 15,30-18,30)

convegni@romena.it 

#NUTRIRELAVITA

Quali sono gli ‘alimenti’ naturali, umani, spiritali che sostengono la nostra vita? Cosa ci serve per nutrire il nostro quotidiano? Il prossimo convegno di Romena apre nuovi, importanti interrogativi su ciò che davvero ci serve per star bene al mondo.

“Nutrire la vita” è infatti l’appuntamento in programma sabato 15 e domenica 16 settembre

Tra gli ospiti JOSÈ TOLENTINO MENDONÇA

Sacerdote e poeta, è una delle voci più autorevoli e note della cultura portoghese. La sua scrittura prende spunti e immagini da molti registri di linguaggio, in particolare da quello poetico, letterario e filosofico. Le sue poesie e i suoi saggi gli hanno valso vari riconoscimenti e traduzioni in numerose lingue. Nel 2014, non a caso, ha rappresentato il Portogallo nella Giornata Mondiale della Poesia. Attualmente è Vice-Rettore e Docente dell’Università Cattolica di Lisbona. E’ stato lui quest’anno a guidare gli esercizi spirituali di Quaresima davanti a Papa Francesco.

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Soul: JOSÈ TOLENTINO MENDONÇA

SU CIÒ CHE È PURO O IMPURO……

ocarm.org/it

ORDINE DEI CARMELITANI, LECTIO

Lectio:  Domenica, 2 Settembre, 2018
Su ciò che è puro o impuro
Gesù realizza il grande disegno del popolo: 
stare in pace con Dio
Marco 7,1-8.14-15.21-23

1. Orazione iniziale

Signore Gesù, invia il tuo Spirito, perché ci aiuti a leggere la Scrittura con lo stesso sguardo, con il quale l’hai letta Tu per i discepoli sulla strada di Emmaus. Con la luce della Parola, scritta nella Bibbia, Tu li aiutasti a scoprire la presenza di Dio negli avvenimenti sconvolgenti della tua condanna e della tua morte. Così, la croce che sembrava essere la fine di ogni speranza, è apparsa loro come sorgente di vita e di risurrezione.
Crea in noi il silenzio per ascoltare la tua voce nella creazione e nella Scrittura, negli avvenimenti e nelle persone, soprattutto nei poveri e sofferenti. La tua Parola ci orienti, affinché anche noi, come i due discepoli di Emmaus, possiamo sperimentare la forza della tua risurrezione e testimoniare agli altri che Tu sei vivo in mezzo a noi come fonte di fraternità, di giustizia e di pace. Questo noi chiediamo a Te, Gesù, figlio di Maria, che ci hai rivelato il Padre e inviato lo Spirito. Amen.

2. Lettura

a) Chiave di lettura:

● Il Vangelo di questa 22ª Domenica del Tempo Ordinario descrive i costumi religiosi dell’epoca di Gesù, parla dei farisei che insegnavano al popolo questi usi e costumi, e delle istruzioni di Gesù riguardo a questo tema. Molti di questi usi e costumi avevano già perso il loro significato e rendevano difficile la vita della gente. I farisei vedevano il peccato in tutto e minacciavano con il castigo dell’inferno! Per esempio, mangiare senza lavarsi le mani era considerato un peccato. Ma questi usi e costumi continuavano ad essere trasmessi ed insegnati o per paura o per superstizione. Tu conosci qualche usanza religiosa attuale che ha perso il suo significato, ma che continua ad essere insegnata? Nel corso della lettura del testo cercheremo di fare attenzione all’atteggiamento di Gesù, a ciò che lui dice riguardo ai farisei ed a ciò che insegna riguardo alle usanze religiose insegnate dai farisei.

● Il testo della liturgia di questa domenica fa una selezione ed omette alcuni versi per rendere il testo meno lungo e più comprensibile. A continuazione, riportiamo il testo integralmente ed offriamo un commento anche sui versi omessi dalla liturgia. Le parti omesse dalla liturgia sono in corsivo.

b) Una divisione del testo per aiutarne la lettura:

Marco 7,1-2: Attacco dei farisei e libertà dei discepoli
Marco 7,3-4: Spiegazione di Marco sulla Tradizione degli Anziani
Marco 7,5: Scribi e farisei criticano il comportamento dei discepoli di Gesù
Marco 7,6-8: Risposta dura di Gesù sull’incoerenza dei farisei
Marco 7,9-13: Esempio concreto di come i farisei svuotano di significato il comandamento di Dio
Marco 7,14-16: Chiarimento di Gesù alla gente: un nuovo cammino per giungere a Dio
Marco 7,17-23: Chiarimento di Gesù ai discepoli

c) Il testo:

Marco 7,1-8.14-15.21-231Allora si riunirono attorno a lui i farisei e alcuni degli scribi venuti da Gerusalemme. 2Avendo visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani immonde, cioè non lavate – 3i farisei infatti e tutti i Giudei non mangiano se non si sono lavate le mani fino al gomito, attenendosi alla tradizione degli antichi, 4e tornando dal mercato non mangiano senza aver fatto le abluzioni, e osservano molte altre cose per tradizione, come lavature di bicchieri, stoviglie e oggetti di rame – 5quei farisei e scribi lo interrogarono: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani immonde?». 6Ed egli rispose loro: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. 7 Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. 8Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini».

9E aggiungeva: «Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. 10Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. 11Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, 12non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, 13annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte».

14Chiamata di nuovo la folla, diceva loro: «Ascoltatemi tutti e intendete bene: 15non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo; sono invece le cose che escono dall’uomo a contaminarlo».

16 Chi ha orecchie per udire, intenda! 17Quando entrò in una casa lontano dalla folla, i discepoli lo interrogarono sul significato di quella parabola. 18E disse loro: «Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo, 19perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna?». Dichiarava così mondi tutti gli alimenti. 20Quindi soggiunse: «Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo.

21Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, 22adultèri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. 23Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo».

3. Momento di silenzio orante

perché la Parola di Dio possa entrare in noi ed illuminare la nostra vita.

4. Alcune domande

per aiutarci nella meditazione e nella orazione.

a) Qual’è il punto del testo che più ti è piaciuto o che più ti ha colpito? Perché?
b) Secondo il testo, quali sono le usanze che i farisei insegnavano alla gente? Quale critica emette Gesù nei confronti dei farisei?
c) Nel testo, qual’è il nuovo cammino che Gesù segnala alla gente per arrivare a Dio?
d) In nome della “tradizione degli antichi” non osservano il Comandamento di Dio. Ciò succede anche oggi? Dove e quando?
e) I farisei erano giudei praticanti, ma la loro fede era separata dalla vita della gente. Per questo Gesù li critica. Ed oggi Gesù ci criticherebbe? In cosa?

5. Per coloro che desiderano approfondire il tema

a) Contesto di allora e di oggi:

i) Durante questa lectio guardiamo da vicino l’atteggiamento di Gesù nei riguardi della questione della purezza. Marco aveva già affrontato questo tema. In Mc 1,23-28, Gesù scaccia un demonio impuro. In Mc 1,40-45, guarisce un lebbroso. In Mc 5,25-34, guarisce una donna considerata impura. In diversi altri momenti, Gesù tocca i malati fisici senza paura a diventare impuro. Ora, qui nel capitolo 7º, Gesù aiuta la gente ed i discepoli ad approfondire il concetto di purezza e le leggi della purezza.

ii) Da secoli ai giudei, per non contrarre impurità, era proibito di entrare in contatto con i pagani e di mangiare con loro. Negli anni ’70, epoca in cui Marco scrive il suo Vangelo, alcuni giudei convertiti dicevano: “Ora che siamo cristiani dobbiamo abbandonare le antiche usanze che ci separano dai pagani convertiti!” Ma gli altri giudei convertiti pensavano che dovevano continuare ad osservare le leggi relative alla purezza. L’atteggiamento di Gesù, descritto nel Vangelo di oggi, aiuta a superare questo problema.

b) Commento del testo:

Marco 7,1-2: Controllo dei farisei e libertà dei discepoli
I farisei ed alcuni scribi, venuti da Gerusalemme, osservavano che i discepoli di Gesù mangiavano il pane con mani impure. Ecco tre punti che meritano di essere segnalati: (i) Gli scribi sono di Gerusalemme, della capitale! Ciò significa che erano venuti per osservare e controllare i passi di Gesù. (ii) I discepoli non si lavano le mani prima di mangiare! Significa che la convivenza con Gesù li spinge ad avere il coraggio di trasgredire le norme imposte dalla tradizione, ma che non avevano senso per la vita. (iii) L’usanza di lavarsi le mani che continua ad essere fino ad oggi un’importante norma di igiene, aveva assunto per loro un significato religioso che serviva per controllare e discriminare le persone.

Marco 7,3-4: Spiegazione di Marco sulla tradizione degli antichi
“La tradizione degli antichi” trasmetteva le norme che dovevano essere osservate dalla gente per poter ottenere la purezza voluta dalla legge. L’osservanza della purezza era un tema molto serio. Pensavano che una persona impura non potesse ricevere la benedizione promessa da Dio ad Abramo. Le norme di purezza erano insegnate in modo che le persone, osservandole, potessero aprirsi un cammino verso Dio, fonte di pace. In realtà, invece di essere una fonte di pace, erano una prigione, una schiavitù. Per i poveri, era praticamente impossibile osservarle. Si trattava di centinaia e centinaia di norme e di leggi! Per questo, i poveri erano disprezzati e considerati persone ignoranti e maledette che non conoscevano la legge (Gv 7,49).

Marco 7,5: Scribi e farisei criticano il comportamento dei discepoli di Gesù
Gli scribi ed i farisei chiedono a Gesù: Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi e mangiano il pane con mani impure? Loro fingono di essere interessati a conoscere il perché del comportamento dei discepoli. In realtà, criticano Gesù per permettere ai discepoli di trasgredire le norme della purezza. Gli scribi ed i dottori della legge erano gli incaricati della dottrina. Dedicavano la loro vita allo studio della Legge di Dio ed insegnavano alla gente come fare per osservare in tutto la Legge di Dio, soprattutto le norme relative alla purezza. I farisei formavano una specie di confraternita, la cui preoccupazione principale era quella di osservare tutte le leggi relative alla purezza. La parola fariseo significa separato. Loro lottavano in modo che, attraverso l’osservanza perfetta delle leggi della purezza, la gente riuscisse ad essere pura, separata e santa come lo esigevano la Legge e la Tradizione! Grazie alla testimonianza esemplare della loro vita che seguiva le norme dell’epoca, loro avevano molta autorità nei villaggi della Galilea.

Marco 7,6-8: Risposta dura di Gesù dinanzi alla mancanza di coerenza dei farisei
Gesù risponde citando Isaia: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini. (Is 29,13) Perché i farisei, insistendo nelle norme della purezza, svuotavano di consistenza i comandamenti della legge di Dio. Gesù presenta subito un esempio concreto di come rendono insignificante il comandamento di Dio.

Marco 7,9-13: Esempio concreto di come i farisei rendono inconsistente il comandamento di Dio
La “tradizione degli antichi” insegnava: il figlio che consacra i suoi beni al Tempio, non potrà usare questi beni per aiutare i genitori bisognosi. E così, a nome della tradizione, loro rendevano inconsistente il quarto comandamento che comanda di amare il padre e la madre. Fino ad oggi ci sono persone così. Sembrano molto osservanti, ma lo sono solo esternamente. Internamente, il loro cuore è lontano da Dio! Come dice il nostro canto: “Il suo nome è Gesù Cristo e patisce la fame, vive sul ciglio della strada. E quando la gente lo vede va avanti, per arrivare presto in chiesa!” Al tempo di Gesù, la gente, nella sua saggezza, non era d’accordo con tutto ciò che si insegnava. Sperava che un giorno il messia venisse ad indicare un altro cammino per essere puri. In Gesù questa speranza si realizza.

Marco 7,14-16: Chiarimento di Gesù alla gente: un nuovo cammino per arrivare fino a Dio
Gesù dice alla folla: “Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa contaminarlo!” (Mc 7,15). Gesù inverte le cose: ciò che è impuro non viene da fuori a dentro, come insegnavano i dottori della legge, ma da dentro a fuori. E così, nessuno più ha bisogno di chiedersi se questo cibo o quella bevanda sono puri o meno. Gesù colloca ciò che puro ed impuro su un altro livello, sul livello del comportamento etico. Apre un cammino per giungere fino a Dio e, così, compie il disegno più profondo della folla. E Gesù termina il suo chiarimento con un’espressione che a lui piace usare: Chi ha orecchie per udire, intenda! Ossia: “E’ questo! Voi avete udito! Ora cercate di capire!” Detto con altre parole, usate la testa ed il buon senso, e analizzate le cose partendo dall’esperienza che avete della vita.

Marco 7,17-23: Chiarimento di Gesù ai discepoli
I discepoli non capivano ciò che Gesù voleva dire con quella affermazione. Quando giunsero a casa chiesero una spiegazione. Questa richiesta meravigliò Gesù. Pensava che loro avessero capito. Nella spiegazione va fino in fondo alla questione della purezza. Dichiara puri tutti i cibi! Ossia, nessun cibo che da fuori entra nell’essere umano potrà renderlo impuro, perché non va fino al cuore, bensì allo stomaco e finisce nella fogna. Ciò che rende impuri, dice Gesù, è ciò che dal di dentro, dal cuore esce per avvelenare il rapporto umano. Ed enumera: “fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”. Così, in molti modi, per mezzo della parola, del gesto o della convivenza, Gesù aiutava le persone ad essere pure. Per mezzo della parola, purificava i lebbrosi (Mc 1,40-44), scacciava gli spiriti immondi (Mc 1,26.39; 3,15.22 ecc) e vinceva la morte, fonte di tutte le impurità. Per mezzo del gesto, la donna esclusa considerata impura viene guarita (Mc 5,25-34). Per mezzo della convivenza con Gesù, i discepoli hanno il coraggio di imitare Gesù che, senza paura della contaminazione, mangiava con le persone considerate impure (Mc 2,15-17).

c) Ampliando le informazioni:

Le leggi della purezza e dell’impurità al tempo di Gesù

La gente di quell’epoca aveva una grande preoccupazione con la purezza. Le norme sulla purezza indicavano le condizioni necessarie per poter mettersi in presenza di Dio e sentirsi a posto davanti a lui. Non si poteva andare davanti a Dio in qualsiasi modo. Poiché Dio è Santo. La Legge diceva: “Siate santi, perché Dio è Santo!” (Lv 19,2). Chi non era puro non poteva mettersi davanti a Dio per ricevere da lui la benedizione promessa ad Abramo.
Per capire la serietà e la gravità di queste leggi sulla purezza conviene ricordare ciò che succedeva nella nostra Chiesa cinquant’anni or sono. Prima del Concilio Vaticano II, per poter fare la comunione al mattino bisognava essere a digiuno dalla mezzanotte. Chi andava a fare la comunione senza aver digiunato commetteva peccato mortale chiamato sacrilegio. Pensavamo che un po’ di cibo o qualcosa da bere ci rendesse impuri per ricevere l’ostia consacrata.
Anche nel tempo di Gesù c’erano molte cose ed attività che rendevano impura una persona, impossibilitata a mettersi davanti a Dio: toccare un lebbroso, mangiare con un pubblicano, mangiare senza lavarsi le mani, toccare il sangue o un cadavere, e tante altre cose. Tutto ciò rendeva impura la persona, e qualsiasi contatto con questa persona contaminava gli altri. Per questo le persone “impure” dovevano essere evitate. La gente viveva in disparte, sempre minacciata dalle tante cose impure che minacciavano la sua vita. Tutti vivevano impauriti, timorosi di tutto e di tutti.
Ora, con la venuta di Gesù, improvvisamente, tutto cambia! Per la fede in Gesù, era possibile ottenere la purezza e sentirsi bene davanti a Dio senza che fosse necessario osservare tutte quelle leggi e norme della “tradizione degli antichi”. Fu una vera e propria liberazione! La Buona Novella annunciata da Gesù fece uscire il popolo dalla difensiva, e gli restituì la voglia di vivere, l’allegria di essere figlio e figlia di Dio, senza paura di essere felici!

6. Preghiera del Salmo 24 (23)

Chi può salire la montagna di Dio!

Del Signore è la terra e quanto contiene,
l’universo e i suoi abitanti.
E’ lui che l’ha fondata sui mari,
e sui fiumi l’ha stabilita.

Chi salirà il monte del Signore,
chi starà nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non pronunzia menzogna,
chi non giura a danno del suo prossimo.
Otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore forte e potente,
il Signore potente in battaglia.
Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi è questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

7. Orazione Finale

Signore Gesù, ti ringraziamo per la tua Parola che ci ha fatto vedere meglio la volontà del Padre. Fa che il tuo Spirito illumini le nostre azioni e ci comunichi la forza per eseguire quello che la Tua Parola ci ha fatto vedere. Fa che noi, come Maria, tua Madre, possiamo non solo ascoltare ma anche praticare la Parola. Tu che vivi e regni con il Padre nell’unità dello Spirito Santo, nei secoli dei secoli. Amen.

Fonte:http://ocarm.org/

fratel Carlo di Sant’Andrea

Padre Carlo di Sant’Andrea, operatore di miracoli per la gente di Dublino

Padre Carlo in una foto risalente ai suoi sessant’anni
Chi è?
 
Joannes Andreas Houben nacque l’11 dicembre 1821 a Munstergeleen, villaggio dei Paesi Bassi. Durante il servizio militare, quando aveva circa vent’anni, sentì parlare della Congregazione della Passione, fondata in Italia nel XVI secolo da san Paolo della Croce, da poco approdata nel suo Paese.
Ottenuto il congedo, fu ammesso per il noviziato nel convento di Ere, in Belgio, dove assunse il nome di fratel Carlo di Sant’Andrea. Ordinato sacerdote il 21 dicembre 1850, fu inviato in Inghilterra, dove si adoperò per gli immigrati cattolici irlandesi e per l’unità tra i cristiani.
Sette anni più tardi venne mandato al convento di Mount Argus, presso Dublino. La sua fama di uomo virtuoso, dedito al bene delle anime, lo seguì anche in quella destinazione: molti, specie malati, andavano da lui per un consiglio, per confessarsi o per ricevere la sua benedizione, che otteneva guarigioni singolari.
Padre Carlo non lasciò quel convento che per un breve periodo: morì in quel luogo, dopo dodici anni di malattia, il 5 gennaio 1893.
Famoso già in vita come “il santo di Mount Argus”, è stato beatificato il 16 ottobre 1988 da san Giovanni Paolo II e canonizzato il 3 giugno 2007 da Benedetto XVI. I suoi resti mortali sono venerati nella chiesa di San Paolo della Croce, annessa all’omonimo monastero passionista, a Dublino.
Cosa c’entra con me?

Più o meno in questi giorni, un anno fa, sono andata nella libreria Paoline di Napoli, come faccio ogni volta che vado a trovare i miei parenti. Da quando sono diventata assidua frequentatrice delle librerie cattoliche della città in cui vivo, ammetto che è venuta un po’ meno la magia di trovare qualche articolo particolare, ma spero sempre di trovare qualcosa che altrimenti sarebbe difficilmente reperibile.
Quella volta, nel cestone dei libri in offerta speciale, ho visto la biografia di padre Carlo, che però è fuori catalogo. Non conoscevo affatto il suo protagonista, quindi mi sentivo incentivata a comprarla. A maggior ragione, ho notato che la sua scheda su santiebeati era molto esigua e piena di errori di sintassi: come mi è stato insegnato, le fonti online vanno bene, ma è meglio avere sottomano una buona biografia cartacea. Come spesso mi accade, però, il libro è rimasto a lungo negli scaffali della mia biblioteca. Altre questioni e altre storie da raccontare mi sembravano più urgenti e attuali.
Ho ripreso il libro solo pochi giorni prima di partire per Roma, per il viaggio musicale che ho già documentato, anche perché volevo occuparmi di lui a ridosso dell’Incontro Mondiale delle Famiglie, che si è svolto in questi giorni proprio a Dublino.
Dopo un’iniziale aridità, ho finito con l’appassionarmi anche alla vicenda di padre Carlo. In particolare, ho riconosciuto come i mezzi che lo avevano reso famoso fossero alla portata di tutti, anche se solo i sacerdoti possono adoperare quelli più strettamente sacramentali.
Già in altri casi ho letto di ministri sacri dotati di speciali facoltà, o di altri che, con la loro benedizione, restituivano la salute fisica e la pace interiore. Per restare in Irlanda, penso al Beato John Sullivan, gesuita. Come lui e altri, il nostro Passionista era consapevole del proprio ruolo di tramite tra Dio e gli uomini, riconducendo a Lui i meriti che questi ultimi attribuivano alla sua persona.
Un altro elemento che mi ha attratta in lui è stata la serenità con cui ha affrontato le difficoltà che caratterizzavano l’epoca storica in cui visse e la comunità dove ha trascorso la maggior parte del suo ministero. L’Irlanda di fine Ottocento erano segnate dalla “grande carestia”, che spinse molti a emigrare negli Stati Uniti o nella più vicina Inghilterra. Quelli che restavano erano bisognosi di una guida che li aiutasse a sperare nell’attesa di tempi migliori.
Quanto alla comunità di Mount Argus, aveva varie questioni aperte: soprattutto, l’ampliamento del convento e della chiesa aveva portato i confratelli ad allontanarsi per la questua. Di conseguenza, anche il loro spirito di preghiera e l’osservanza della Regola erano diventate fin troppo rilassate. Padre Carlo, invece, rimase fedele a ciò a cui era tenuto, suscitando la meraviglia dello stesso Superiore generale, padre Bernardo Maria di Gesù (al secolo Cesare Silvestrelli, beatificato proprio insieme a padre Carlo) in visita alla Provincia anglo-irlandese.
Anche il suo atteggiamento autoironico mi ha dato molto da pensare. “Il povero vecchio Carletto” (“Poor old Charlie”) era il soprannome che lui stesso si era affibbiato, riferendosi alle malattie che l’avevano colpito negli ultimi dodici anni della sua esistenza. L’ironia gli permetteva anche di avere il giusto distacco dai fenomeni eccezionali che gli capitavano, come quando, senza scomporsi, ribatté a un confratello che lo prendeva in giro a riguardo: lo stesso Dio aveva creato entrambi, affermò senza distogliere lo sguardo dal proprio caffè.
Il suo Vangelo
 
La Buona Notizia incarnata da padre Carlo è basata sulla disponibilità estrema all’ascolto verso chiunque avesse bisogno di lui. Sentiva di essere, come dicevo prima, un tramite tra l’uomo e Dio e doveva agire di conseguenza.
Ovviamente, non poteva aiutare tutti sollevandoli dai loro mali fisici, ma almeno cercava di consigliarli su quale strada prendere. A un uomo che domandò di poter guarire, ad esempio, scrisse:
Dobbiamo ricordare che la sofferenza è spesso il segno del favore di Dio. Dobbiamo tutti portare le nostre croci; Dio non ha risparmiato neppure la sua Beata Madre dalla sofferenza.
Magari la prima parte non è esattamente condivisibile, secondo un’ottica odierna, ma la seconda è vera eccome. Padre Carlo ha insegnato a tantissimi come portare la propria croce: sono sicura che lo fa ancora oggi, per quella che continua a essere la sua gente.
Su Internet
 
Sito a lui dedicato (in olandese)
Pagina a lui dedicata del sito istituzionale della Congregazione della Passione