Parlare della propria vulnerabilità è l’unico mezzo per consentire agli altri di conoscerci davvero e di poterci amare

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La mia agenda oggi riporta le parole di Paolo D’Ors: “Parlare della propria vulnerabilità è l’unico mezzo per consentire agli altri di conoscerci davvero e di poterci amare”.

Il nostro mondo è fragile, come lo siamo noi. Ma è proprio per la nostra fragilità che cerchiamo legami e amore. Io sono tanto fragile da aver sempre bisogno de¬gli altri. Ed è appoggiando una fragilità sull’altra che sosteniamo il mondo.

La fogliolina di fico che annuncia una stagione nuova della vita è come uno slancio, come una forza che da dentro spinge.

La mia Singer lo dice così:

“Io oso sostenere che se, in questo istante, in vari punti del mondo, delle donne non si slanciassero verso i loro mariti, dei bimbi nelle braccia di una madre, di un padre, degli amici l’uno verso l’altro, dei caprioli verso la sorgente; se in ogni istante non fosse rinnovato questo slancio che getta l’oceano incontro alla terra, allora il mondo cesserebbe immediatamente di esistere. Perché questo slancio è il nucleo vitale della creazione.”

E’ questo che credo: che è solo uno slancio d’amore che potrà salvarci!

Fra Giorgio

Il Padre Nostro secondo Giovanni Vannucci.

L’Aramaico non conosce il nostro congiuntivo, il suo tempo è il presente: non dobbiamo leggere venga il tuo regno, ma il tuo regno viene, non sia fatta la tua volontà, ma la tua volontà è fatta, non dacci oggi il nostro pane quotidiano, ma tu dai a noi il pane di oggi e di domani. Quelle che sino ad oggi abbiamo ha tradotto come richieste al padre, in realtà sono delle affermazioni di fede; Gesù stesso lo dice 《il Padre Nostro che è nei cieli sa benissimo quello di cui avete bisogno, non c’è bisogno di chiedere!》

《Padre nostro che sei nei cieli, santo è il tuo nome, il tuo regno viene, la tua volontà si compie nella terra come nel cielo. Tu doni a noi il pane di oggi e di domani. Tu perdoni i nostri debiti nell’istante in cui li perdoniamo ai nostri debitori. Tu non ci induci in tentazione, ma nella tentazione, tu ci liberi dal male.》

www.romena.it

>>> rubriche/il-vangelo-della-domenica

Fratello ateo,

nobilmente pensoso

alla ricerca di un Dio che io non so darti,

attraversiamo insieme il deserto.

Di deserto in deserto andiamo oltre la foresta delle fedi,

liberi e nudi verso il nudo Essere e là,

dove la parola muore,

abbia fine il nostro cammino.“

David Maria Turoldo

#buongiorno romena

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One thought on “Parlare della propria vulnerabilità è l’unico mezzo per consentire agli altri di conoscerci davvero e di poterci amare

  1. Reblogged this on non c'è rosa senza spine By GiuMa and commented:

    L’Aramaico non conosce il nostro congiuntivo, il suo tempo è il presente: non dobbiamo leggere venga il tuo regno, ma il tuo regno viene, non sia fatta la tua volontà, ma la tua volontà è fatta, non dacci oggi il nostro pane quotidiano, ma tu dai a noi il pane di oggi e di domani.

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