LUX VIVENS – Suoni di luce Vivente

“Talvolta – ma non accade di frequente – vedo all’interno di questa luminosità un’altra luce, che chiamo’Luce Vivente’. Non so dire quando e come io la veda; ma, allorché la vedo, si allontano da me tristezza e dolori, e mi comporto allora con la semplicità di una fanciulla, e non come una donna ormai vecchia.”

noncerosasenzaspine.com/2018/05/09/ildegarda-di-bingen

Patrizia Maranesi 

E’ la fondatrice dell’Associazione Lux Vivens – Suoni di Luce Vivente, con cui ha ideato e prodotto il progetto artistico – musicale omonimo, unico al mondo nel suo genere in quanto ripropone le musiche di S. Hildegard von Bingen.

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 Ildegarda di Bingen, mistica del XII secolo. La ricchezza delle sue opere fecero di questa donna non solo una badessa, ma anche un’esperta in teologia, scienza, medicina, cosmologia, filosofia; fondò monasteri femminili, predicò al clero e al laicato, fu compositrice. Diede vita ad una descrizione dell’universo, del mondo e dell’uomo pervase da un’unità, un’armonia e una bellezza profonde

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Domenica 30 Dicembre

Convento di Santa Maria del Cengio 

meditazione guidata con le musiche di S. Hildegard von Bingen (Bermersheim 1098 – Rupertsberg 1179)

E’ la fondatrice dell’Associazione Lux Vivens – Suoni di Luce Vivente, con cui ha ideato e prodotto il progetto artistico – musicale omonimo, unico al mondo nel suo genere in quanto ripropone le musiche di S. Hildegard von Bingen.
 

Julia Berger: soprano
Ilaria Mombelli: voce recitante e voce in eco
Giuseppe Olivini: campane di cristallo

LUX VIVENS

www.luxvivens.it

LUX VIVENS – MEDITAZIONE IN MUSICA
Musiche di S. Hildegard von Bingen

www.luxvivens.it/benessere

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Approfondimento

Santa Ildegarda

tanogabo.com/17-settembre-santa-ildegarda-di-bingen/

Il coraggio dell’amore …

  • Non capirà mai nessuno quanto amore ci mettevo anche solo per guardarti negli occhi.”

Erri De Luca

https://www.raiplay.it/video/2018/12/A-Sua-immagine-f9b93e7b-4ecd-4790-ad0f-c9258b82de9b.html

Da A Sua Immagine

IL PRESEPE DI QUEST’ANNO A ROMENA

(Dalla messa di don Luigi Verdi del 30 dicembre)

Il nostro presepe di quest’anno è una madia, una madia per il pane. Perché Betlemme significava in ebraico “La casa del pane”.

È bello che Gesù sia nato in questa piccola città, che era la casa del pane.

Oggi si parla di famiglie, delle nostre famiglie; e la famiglia che sia buona o balorda è in fondo la palestra per imparare ad amare. È una palestra ogni famiglia. Non sono sempre buone e perfette le nostre famiglie, ma almeno ci insegneranno cosa vuol dire l’amore. Vedete il nostro compito, non è cercare l’amore, ma è quello di trovare dentro di noi tutte le barriere che abbiamo costruito contro l’amore. È più difficile accogliere l’amore che donarlo. Le nostre famiglie sono la casa del pane dove si impasta dolore, gioia, amore. Chiediamo a Dio proprio questo: che ci tolga tutte le barriere che impediscono all’amore di crescere.

www.romena.it

Signore, alla fine di questo anno voglio ringraziarti per tutto quello che ho ricevuto da te…

Capodanno, tempo di ringraziamento, tempo per chiedere perdono per le proprie mancanze. Ecco una commoventeu preghiera, scritta da un campesino sudamericano, per aiutarci a vivere questi particolari momenti.

* * *

Signore,
alla fine di questo anno voglio ringraziarti
per tutto quello che ho ricevuto da te,

grazie per la vita e l’amore,
per i fiori, l’aria e il sole,
per l’allegria e il dolore,
per quello che è stato possibile
e per quello che non ha potuto esserlo.

Ti regalo quanto ho fatto quest’anno:
il lavoro che ho potuto compiere,
le cose che sono passate per le mie mani
e quello che con queste ho potuto costruire.

Ti offro le persone che ho sempre amato,
le nuove amicizie, quelli a me più vicini,
quelli che sono più lontani,
quelli che se ne sono andati,
quelli che mi hanno chiesto una mano
e quelli che ho potuto aiutare,
quelli con cui ho condiviso la vita,
il lavoro, il dolore e l’allegria.

Oggi, Signore, voglio anche chiedere perdono
per il tempo sprecato, per i soldi spesi male,
per le parole inutili e per l’amore disprezzato,
perdono per le opere vuote,
per il lavoro mal fatto,
per il vivere senza entusiasmo
e per la preghiera sempre rimandata,
per tutte le mie dimenticanze e i miei silenzi,
semplicemente… ti chiedo perdono.

Signore Dio, Signore del tempo e dell’eternità,
tuo è l’oggi e il domani, il passato e il futuro, e, all’inizio di un nuovo anno,
io fermo la mia vita davanti al calendario
ancora da inaugurare
e ti offro quei giorni che solo tu sai se arriverò a vivere.

Oggi ti chiedo per me e per i miei la pace e l’allegria,
la forza e la prudenza,
la carità e la saggezza.

Voglio vivere ogni giorno con ottimismo e bontà,
chiudi le mie orecchie a ogni falsità,
le mie labbra alle parole bugiarde ed egoiste
o in grado di ferire,
apri invece il mio essere a tutto quello che è buono,
così che il mio spirito si riempia solo di benedizioni
e le sparga a ogni mio passo.

Riempimi di bontà e allegria
perché quelli che convivono con me
trovino nella mia vita un po’ di te.

Signore, dammi un anno felice
e insegnami e diffondere felicità.

Nel nome di Gesù, amen.

(Arley Tuberqui)

https://it.aleteia.org/2017/12/31/preghiera-capodanno-contadino-arley-tuberqui/

Cos’è il Natale?

Un Dio in discesa. Il Natale è tutto qui. Un Dio in discesa verso ciascuno. Il Natale ha il sapore di una casa e una famiglia con cui stare. Il pane spezzato e condiviso con chi non ce l’ha. Un tratto di strada con chi è solo e affaticato. 
Il Natale è una sosta per ritrovare gli sguardi di chi abbiamo amato, gli abbracci che ci hanno fatto sentire meno soli, gli occhi che ci hanno dato sicurezza. Il coraggio di riconoscere che da soli non ce la facciamo. Il cuore per amare ogni pezzo della propria vita e quella degli altri perché ogni pezzo è bello.
Il Natale, da bambino, aveva il sapore dell’attesa dei regali e della S. Messa appoggiato sulle spalle di mio papà: piccole cose che lo rendevano speciale.
In questo Natale lasciamoci accompagnare dal ricordo di una piccola cosa speciale perché sono queste scintille a darci calore quando ne abbiamo bisogno.
Auguri di un bel Natale! 
Fra Giampaolo Cavalli

www.onlus.antoniano.it/it/che_cosa_e_il_natale/

NATALE: LA TENEREZZA “SCOMODA” DI DIO

Ermes Ronchi

 “In principio era il Verbo e il Verbo era Dio. E il Verbo carne si è fatto”. E mi viene da tradurre: in principio era la tenerezza e la tenerezza era Dio.

E la tenerezza di Dio si fece carne. In Gesù e in noi. Chi è Dio? Il grande monaco Benedetto rispondeva: “Dio è un bacio. Caduto sulla terra a Natale”.

Il grande miracolo è che Dio ora ha smesso di plasmare l’uomo come fece con Adamo con la polvere della terra, ma si fa lui stesso polvere e argilla della nostra terra. E Adamo sarà diverso.

E allora io so, noi crediamo che c’è un frammento di Verbo, una particella di Tenerezza in ogni carne, qualcosa di Dio in ogni uomo, c’è santità e luce in ogni vita. La nostra umanità è un fiume che porta tutto, fango e pagliuzze d’oro. 

Dev’essere splendida la vita se Dio accetta di diventare uno di noi!

Dio nella piccolezza: è questa la forza dirompente del Natale: “tutti vogliono crescere nel mondo, ogni bambino vuole essere uomo. Ogni uomo vuole essere re. Ogni re vuole essere ‘dio’. Solo Dio vuole essere bambino” .

La grande ruota della storia, come una macina da mulino, aveva sempre girato nella stessa direzione: dal piccolo verso il grande, chi ha meno sottomesso a chi ha più, il debole schiacciato dal forte, chi sa tante parole che imbroglia chi ne sa poche.

Quella notte a Betlemme la grande ruota della storia, la macina del mondo, per un attimo, alla nascita di Gesù si è bloccata. C’è stato un nuovo in principio e da lì qualcosa ha cominciato a girare all’incontrario e il senso della storia ha imboccato un’altra direzione: Dio verso l’uomo, il grande verso il piccolo, dal cielo verso il basso, dai palazzi verso una stalla, i Re Magi verso un bambino, chi ha pane verso chi ha fame.

La stalla e la mangiatoia di Gesù sono un ‘no’ gridato al nostro “beh le cose vanno così, non c’è niente da fare”. Ma se fosse nato in una villa, in un palazzo con tutti i confort, pensate che saremmo qui a ricordarlo ancora? No. Uno dei tanti. I potenti sono già troppi. I palazzi sono deserti di profezia.

Dio entra nel mondo dal punto più basso, da una grotta, da una stalla, inizia dalla periferia, dagli ultimi della fila, dai pastori. Perché nessuno sia escluso. Da lì tutti ripartire, perché il mondo sia nuovo.

E venne ad abitare in mezzo a noi. Che vuol dire: non solo a piantare la sua tenda fra le altre tende del nostro sterminato accampamento umano, ma ad abitare in mezzo a ciascuno di noi, nel centro di me, in mezzo al cuore. Dio ha ora un cuore di carne e in noi scorre un cromosoma divino. Perché Natale? Perché Dio nasca in me e io nasca in Dio. Il Verbo si fa carne perché la carne diventi sillaba di Dio.

Non sopporto l’idea di auguri innocui, formali, di routine. Allora, cari fratelli, tanti auguri impegnativi e scomodi.

Dio che si incarna per amore dei piccoli, ci faccia star male in una vita egoista, che gira le spalle a chi chiede aiuto, che sta alla finestra del mondo. Si uccide anche stando alla finestra.

Dio che si fa bambino, ci faccia sentire dei vermi quando cerchiamo di farci grandi sopra le spalle degli altri, con bugie.

Un Dio deposto sulla paglia ci tolga il sonno, finché non procuriamo di che dormire a uno sfrattato, a un povero, a un migrante, o non aiutiamo a procurare una tenda a chi non ha più casa.

Maria che trova una culla solo nella greppia degli animali, ci costringa con i suoi occhi feriti a non aver pace per tutti i bambini non voluti, rifiutati, gettati via, violati. Per questo sacrilegio continuo.

Giuseppe che trova solo porte chiuse, ci metta in crisi davanti al dolore di tanti genitori per i figli senza fortuna, senza lavoro, senza salute, con le porte chiuse in faccia.

Gli angeli che annunciano pace portino ancora guerra alla nostra coscienza, quando non vede che a una spanna da noi si consumano ingiustizie, si fabbricano armi, si avvelena la terra e l’acqua e l’aria.

Natale è senza bugie. Che inganno, che imbroglio ci può essere in un bambino che si mette nelle tue mani, e puoi fare di lui quello che vuoi, che inganno ci può essere in uno che muore d’amore per te? Il Presepio non è una favola che ci raccontiamo ogni anno, è la chiave di un mondo che non esiste ancora.

A Natale non celebriamo un ricordo, il compleanno di Gesù, ma un progetto: l’inizio di un altro modo di abitare la terra: essa non appartiene a chi è più forte e accumula più denaro, quella è una storia piena di rumore e di furore, ma che non significa nulla.

La storia appartiene alla bontà senza clamore, all’amore senza vanto, al servizio senza interesse.

In principio era la Tenerezza…e la tenerezza si è fatta volto, occhi di donna, sorriso di bambino. Dio tenerezza è il Dio fatto tenda, perché tutti abbiano una casa, dove essere veri e amati. Dio tenerezza è arrivato su un barcone nel mare. Da padre e madre profughi, Maria e Giuseppe con il piccolo Gesù. Nella tenerezza non c’è paura. Dio è la dolce rivoluzione della tenerezza.

www.mec-carmel.org/uncategorized/natale-la-tenerezza-scomoda-di-dio/

CAMMINAVAMO NELLE TENEBRE … Novena di Natale

Amici e amiche sorridete per questa miniatura

che anticipava i nostri tempi, di pari opportunità:

nella capanna di Betlemme

Maria, la madre di Gesù, leggeva la Bibbia,

san Giuseppe dava il latte a Gesù appena nato,

e l’asino gli mangiava l’aureola!

Enzo Bianchi Bose

twitter.com/enzobianchi

NONO GIORNO

Vigilia della natività del Signore Gesù Cristo

Il Profeta Isaia prospetta il tempo della salvezza messianica come il tempo della luce, della gioia e della liberazione. Nel Bambino che ci sarà donato sono raccolte tutte le virtù dei Santi d’Israele: Egli sa la grandezza degli eroi la potenza, saggio, pacifico; sarà il vero “Ernmanuele” cioè Dio in mezzo a noi.

Videro una grande luce

«Il popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a Te come si gioisce quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda. Poiché il giogo che gli pesava e la sbarra sulle sue spalle, il bastone del suo aguzzino tu hai spezzato come al tempo di Madìan. Poiché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue spalle è il segno della sovranità ed è chiamato. Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre per sempre, Principe della pace. Grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia, ora e sempre» (Is 9,1-6).

Entra nel tempo e nello spazio

O fusione inaudita, o compenetrazione paradossale! Colui che è, viene nel tempo; l’increato si fa oggetto di creazione. Colui che non ha dimensioni, entra nel tempo e nello spazio, e un’anima spirituale si fa mediatrice tra la divinità e la pesantezza della carne. Colui che arricchisce, si fa povero e mendica la mia carne, perché io venga arricchito della sua divinità. Lui, che è la pienezza si svuota, si spoglia per un poco della sua gloria, perché io possa partecipare della sua pienezza. Quale ricchezza di bontà! Quale immenso mistero mi avvolge! Sono stato fatto partecipe dell’immagine di Dio e non ho saputo custodirla: ora Dio si rende partecipe della mia carne, sia per salvare l’immagine che mi aveva data, sia per rendere immortale la mia carne. Entra in comunione con noi, in un modo nuovo ancora più profondo del primo: con chi un tempo condivise il bene, ora condivide il male; quest’ultima comunione è ancora più degna di Dio e, per chi ha intelligenza, ancora più sublime. (S. Gregorio Nazianzeno)

Ascoltaci, o Gesù

Perché accogliamo con cuore semplice e puro il tuo mistero di salvezza

– Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Gesù.

Perché i piccoli e i poveri di questo mondo riconoscano la loro dignità di figli di Dio e gioiscano di essere l’oggetto della preferenza divina

– Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Gesù.

Perché tutti gli uomini Ti accolgano e credano in Te

– Noi Ti preghiamo, ascoltaci, o Gesù

O Dio, che ci hai radunato a celebrare in devota letizia la nascita del tuo Figlio, concedi a noi e a tutta la tua Chiesa di conoscere con la fede la profondità del tuo mistero, e di viverlo con amore intenso e generoso, per Cristo nostro Signore.

Amen

www.pregate.it/nov-snatale

 

A SUA IMMAGINE – Il coraggio dell’incontro.

A SUA IMMAGINE

Con don Luigi Verdi

www.raiplay.it

 “Le ragioni della speranza”. In questa puntata, dedicata al coraggio dell’incontro, don Luigi Verdi farà visita alle Piccole Sorelle di Gesù alle Tre Fontane a Roma per conoscere da vicino il carisma di Charles de Foucauld, ovvero fratel Carlo di Gesù. Don Luigi ascolterà la storia di sorella Franca, per 45 anni impegnata in Algeria, e dialogherà con la teologa musulmana Shahrzad. Particolare attenzione sarà data, poi, al laboratorio artigianale dei presepi e alla loro esposizione.

www.raiplay.it/video/2018/12/A-Sua-immagine

Charles Eugène de Foucauld, visconte di Pontbriand, in religione fratel Carlo di Gesù (Strasburgo, 15 settembre 1858 – Tamanrasset, 1º dicembre 1916), è stato un religioso francese, esploratore del deserto del Sahara e studioso della lingua e della cultura dei Tuareg: il 13 novembre 2005 è stato proclamato beato da papa Benedetto XVI.

Il coraggio dell’incontro

www.charlesdefoucauld.org/it/biographie

promemoria

Immagini tratte dal programma

A Sua Immagine RAI 1

L’ALTRO

(l’altra parte di me)