Porte aperte alla “Parola”; porte aperte a parole di speranza; porte spalancate all’accoglienza.

www.eremodifamiglia.it/2019/01/27/ancora-in-viaggio/

ANCORA IN VIAGGIO

Niente rimorsi.
Niente rimpianti.
Niente tristezza.

Tanta voglia di andare.
Tanto coraggio di essere.
Tanta forza per continuare.

La memoria registra l’indifferenza e il cuore  dona ancora più forza.

Così il cammino prosegue e sostenuti dal soffio di un “vento” gagliardo si continua a dire il nostro:

“Si”, ci siamo e non ci fermiamo.

E allora:
porte aperte alla “Parola”;
porte aperte a parole di speranza;
porte spalancate all’accoglienza.

Nessuno potrà fermare questo viaggio che iniziato da lontano, molto lontano è “chiamato” a raggiungere altre mete.

Franca e Vincenzo, osb-cam

Odiate il male

ODIATE IL MALE

Un anziano disse: La vita del monaco consiste in questo: lavoro, obbedienza, meditazione, ed è tale che egli non deve giudicare, né recare oltraggio, né lamentarsi. Infatti è scritto: Voi che amate il Signore, odiate il male [Sal., 97, 10]. La vita del monaco consiste in questo: non frequentare gli ingiusti, non guardare il male con i propri occhi, non essere curioso, non considerare e non prestare ascolto ai fatti degli altri, non rubare, ma dare più del dovuto; non avere cuore superbo né pensieri malvagi; non riempire il ventre, ma fare tutto con criterio. Ecco, essere monaco consiste in tutto questo.

La saggezza del deserto: “Detti dei Padri” scelti per gli amici dell’eremo di famiglia camaldolese Aquila e Priscilla

Franca e Vincenzo, osb-cam

www.eremodifamiglia.it

 

Nessun profeta è ben accetto in patria, ma nessun pregiudizio, pretesa o violenza possono fermare il suo cammino.

TERRA DEL SANTO

MARTEDÌ 29 GENNAIO 2019 alle ORE 21 VIDEOCONFERENZA in DIRETTA STREAMING da TERZELLI sul tema “I RIFIUTI CHE FANNO CRESCERE” (Lc 4,21-30).  Nessun profeta è ben accetto in patria, ma nessun pregiudizio, pretesa o violenza possono fermare il suo cammino. A cura della Parrocchia dell’Invisibile.

 

Il brano musicale consigliato è “La pietra scartata” di Antonio Salis. A cura di Sauro Secci.  

www.terradelsanto.it/it/nuove-videoconferenze

Nessun profeta è ben accetto in patria, ma nessun pregiudizio, pretesa o violenza possono fermare il suo cammino.

MARTEDÌ 29 GENNAIO 2019 alle ORE 21 VIDEOCONFERENZA in DIRETTA STREAMING da TERZELLI sul tema “I RIFIUTI CHE FANNO CRESCERE” (Lc 4,21-30).  Nessun profeta è ben accetto in patria, ma nessun pregiudizio, pretesa o violenza possono fermare il suo cammino. A cura della Parrocchia dell’Invisibile.

 

Il brano musicale consigliato è “La pietra scartata” di Antonio Salis. A cura di Sauro Secci.  

Coraggio

Il cielo invitava a fare due passi ieri. Terso e limpido, piacevolmente tiepida l’aria, qualche chiazza di neve ancora sul prato, mi sono incamminato nell’ora più calda, camminando lentamente per sentire i miei passi scricchiolare sulla neve, lasciando impronte di vita accanto a quelle del gatto.

Più tardi ho inciampato su una chiazza di parole di Bobin, e me ne sono subito innamorato.

“Vorrei saper pregare, vorrei saper chiedere aiuto, vorrei saper ringraziare, vorrei saper attendere, vorrei saper amare, vorrei saper piangere, vorrei sapere quello che non si può imparare, io non lo so, io non so che sedermi e lasciar entrare Dio a fare il lavoro al mio posto, Dio o più spesso, non bisogna pretendere troppo, uno dei suoi intermediari, la pioggia, la neve, le risate dei bambini, Mozart.”

Ti ricordi: l’erba voglio non cresce…?

Iniziava così una filastrocca che i genitori, quando serviva, ci raccontavano spesso.

Il mio Bobin la trasforma in un’occasione per lasciar fare a Dio, o ad uno dei suoi intermediari.

Sarà il ‘duro lavoro di oggi’ lasciarmi incantare da questi intermediari.

Già la luna stamane, appesa in cielo come un accento, è il primo regalo…

Fra Giorgio

www.romena.it/pdf

La neve a Romena

“Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore.”

III domenica del tempo Ordinario
Lc 1,1-4; 4,14-21
di ENZO BIANCHI
L’oggi di Dio
Lc 1,1-4; 4,14-21
Oggi è per ciascuno di noi sempre l’ora per ascoltare la voce di Dio, per non indurire il cuore e poter così cogliere la realizzazione delle sue promesse.

PER PREGARE CON NOI

Ti salutiamo giorno di festa, che canteremo per l’eternità con te Dio ha vinto l’inferno,

 ed è Signore dell’universo

monasterodibose.it/preghiera

Prega con noi

vedi anche.,.

alzogliocchiversoilcielo.blogspot.com/2019/01/enzo-bianchi

promemoria… Diario di un dolore C.S. Lewis

 

Diario di un dolore (C.S. Lewis)

Benedetta Scotti ha deciso di salvare nella sua “cassaforte impermeabile” questo libro.

Le ho chiesto di raccontare il perchè in pochissime righe. Eccole.

“Perché è un libro lucido, schietto, quasi dissacrante nella sua ricerca di verità: e se Dio fosse il più grande sadico di sempre? Un creatore malefico che gode nell’arrecare dolore alle proprie creature? Queste le domande che Lewis si pone di fronte alla morte della moglie. Una rivolta che si apre infine alla speranza, dove la ribellione cede il passo alla conversione.”

>>  Biblioteca completa.

 

Cinque Passi al Mistero

cinquepassi.org/biblioteca/diario-di-un-dolore-c-s-lewis

 

Letture da Diario di un dolore di C.S.Lewis (tpfs*)

a cura di d.Andrea Lonardo

Non è facile imbattersi in riflessioni sul dolore umano che aiutino l’animo a trovare speranza, senza svilire la fatica del lutto e della nostalgia per l’assenza della persona amata. “Diario di un dolore” di C.S.Lewis è uno di questi rari testi.
C.S.Lewis pubblicò, con lo pseudonimo di N.W.Clerk. lo splendido A Grief Observed (letteralmente “Osservando un sepolcro”, tradotto in italiano dall’Adelphi, con il titolo “Diario di un dolore”, Milano, 1990) le riflessioni autobiografiche suscitate nel suo animo dalla morte della moglie Joy Davidman Gresham, che aveva sposato quattro anni prima e con la quale aveva avuto due figli. Il volume è del 1961, solo un anno dopo la morte di Joy. Lewis vivrà fino al 1963.
Lewis ci ha lasciato, anche un suo secondo libro autobiografico precedente, “Surprised by Joy” (“Sorpreso dalla gioia”, con il voluto gioco di parole “gioia” e “Joy”), scritto nel 1955, nel quale racconta la sua conversione in età giovanile alla fede cristiana. Sono ancora più noti i suoi bellissimi scritti sul cristianesimo, come le famose “Lettere di Berlicche”, immaginario epistolario del diavolo Berlicche che scrive a suo nipote Malacoda, inesperto nell’arte di condurre a perdizione l’uomo, su come aiutare l’animo umano a smarrire la via di Dio, lettura a rovescio della via di salvezza, nella quale Dio è chiamato, l’Avversario nostro, libro pieno di sapienza cristiana e di humour finissimo, o come il noto “Il cristianesimo così com’è”, discorso a temi a difesa del cristianesimo, nel quale l’autore inglese affronta le principali critiche rivolte al cristianesimo e ne espone la bellezza delle principali affermazioni.
Lewis è noto anche per i suoi romanzi di fantascienza, come “Le cronache di Narnia” e per la sua amicizia con J.R.R.Tolkien, l’autore de Il signore degli anelli. L’anglicano Lewis ed il cattolico Tolkien furono infatti legati da profondo affetto e scambio intellettuale e spirituale.
Il lutto di C.S.Lewis è narrato anche nel film Viaggio in Inghilterra (Shadowlands), di Sir Richard Attenborough, che ha fatto conoscere ancor più la sua figura in tutto il mondo. Vogliamo, per questo, far seguire, ad una presentazione dei testi di Lewis sul dolore per la morte della moglie, la recensione molto puntuale di Bruce L. Edwards al film, per mettere in guardia chi lo avesse visto, circa l’attendibilità di ciò che è lì rappresentato, pur nella bellezza della finzione scenica. La recensione è stata per noi tradotta da Emi Benghi. Restiamo a disposizione per la pronta rimozione se la messa a disposizione on-line non fosse gradita a qualcuno degli aventi diritto….

www.gliscritti.it

Diario di un dolore

Pubblicato originariamente

con lo pseudonimo di N.W. Clerk

Titolo originale: A Grief Observed

Traduzione di Anna Ravano

© 1961 C.S. Lewis

© 1990 Adelphi Edizioni S.p.A., Milano

 

RISVOLTO

Il dolore puro è difficile da raccontare. Ma qui qualcuno ci è riuscito, con una precisione e un’onestà che ci lasciano ammirati, arricchiti. Questo è un libro che riguarda da vicino chiunque abbia avuto nella sua vita un dolore. C.S. Lewis pubblicò nel 1961, sotto lo pseudonimo di N.W. Clerk, questo breve libro che racconta la sua reazione alla morte della moglie. Illustre medioevalista e amatissimo romanziere, amico di Tolkien e come lui dedito alle incursioni nel fantastico, C.S. Lewis si è sempre dichiarato innanzitutto uno scrittore cristiano. Ma un cristiano duro, nemico di ogni facile consolazione. E ciò apparirà immediatamente in questo libro perfetto, dove l’urto della morte è subìto in tutta la sua violenza, fino a scuotere ogni fede. Non c’è traccia di compiacimento o di compatimento per se stessi. C’è invece un’osservazione lucida, che registra le sensazioni, i movimenti dell’animo che appartengono al segreto di ciascuno di noi – e che spesso non vogliamo riconoscere.

 

                                                                     

Diario di un dolore

Nessuno mi aveva mai detto che il dolore assomiglia tanto alla paura. Non che io abbia paura: la somiglianza è fisica. Gli stessi sobbalzi dello stomaco, la stessa irrequietezza, gli sbadigli. Inghiotto in continuazione.

Altre volte è come un’ubriacatura leggera, o come quando si batte la testa e ci si sente rintronati. Tra me e il mondo c’è una sorta di coltre invisibile. Fatico a capire il senso di quello che mi dicono gli altri. O forse, fatico a trovare la voglia di capire. È così poco interessante. Però voglio avere gente intorno. Ho il terrore dei momenti in cui la casa è vuota. Ma vorrei che parlassero fra loro e non a me.

Ci sono momenti, del tutto inattesi, in cui qualcosa dentro di me cerca di rassicurarmi che soffro, sì, ma non così intollerabilmente. Nella vita di un uomo l’amore non è tutto. Ero felice già prima di conoscere H.[1] Ho parecchie “risorse”, come si dice. Queste sono cose che tutti superano. Ma sì, me la caverò. Ci si vergogna di ascoltare questa voce, ma per un po’ gli argomenti sembrano persuasivi. Poi, d’un tratto, la stilettata rovente di un ricordo, e tutto quel “buonsenso” svanisce, come una formica nella bocca di una fornace.

[1] Si riferisce ad Helen Joy Davidman Gresham. (N.d.R.)

By The Death Bed - Edvard Munch (1896)

Edvard Munch  1896 >>>     da ; diario-di-un-dolore-lewis

 

‘Diario di un dolore’ di C. S. Lewis: la sofferenza per la perdita della persona amata e l’incomunicabilità verso ciò che è in noi

Le prime pagine di Diario di un dolore, sembrano quasi rievocare, accentuandone l’intensità lirica, gli ultimi versi di una poesia dellaRossetti: Stripp’d bare of hope and everything, no more to laugh, no more to sing. I sit alone with sorrow. Ecco, I sit alone with sorrow, è l’immagine evocativa dello scritto. C. S. Lewis (autore del celebrefantasy Le cronache di Narnia, Sorpreso dalla gioia, Le due vie del pellegrino, A viso scoperto, I quattro amori, e primo propositore dell’argomento del desiderio come prova dell’esistenza di Dio) dopo la morte della moglie Joy, buttò giù una serie di note sparse, riflessioni e appunti, riordinate un anno dopo, e pubblicate sotto lo pseudonimo di N. W. Clerk, nel 1961.

Come in ogni confessione, anche in questa, inconsapevolmente o meno, si percepisce un contrasto di fondo, tra la volontà vaga delle sensazioni e l’illusorietà concreta dei sentimenti. Una dissomiglianza non esasperatamente palese alla natura umana che le assimila in un unico caos, benché la si avverta in particolari circostanze della vita. La morte. Il dolore. L’agonia del sopravvivere a qualcosa che non è più. La nostalgia esasperata. E la paura che non dà attimi di tregua. Ciò che emerge, tuttavia, è un carattere di incomunicabilità, proprio dell’essere umano. Incomunicabilità, non solo verso ciò che è al di fuori, ma verso tutto ciò che è in noi.

Questo diario di Lewis esprime, specificatamente, senza velature, questa inconciliabilità che pervade l’esistenza. La sofferenza, non anestetizzata, per la perdita della persona amata e quel disperato tentativo di darle un senso, di razionalizzarla, di trovare un fine alto che la giustifichi, non raggiungono una sintesi efficace, ma amplificano in realtà, il senso di disorientamento dello scrittore, che si vede quasi schiacciato da una sensazione di perenne provvisorietà. Eppure il dolore, meditato, studiato, in qualche modo, gli permette di fare chiarezza nella sua vita, di mandare al setaccio la sua fede fragile, le sue convinzioni fallaci, il suo amore per H., come la indica nel libro.
E il miracolo, che si manifesta in una presa di coscienza travagliata, un disincanto consolatorio, fornisce un movente al soffrire di Lewis. E quelle che lui ritiene essere certezze consolidate si rivelano in realtà mere illusioni dello spirito. Un formidabile castello di carta. La sofferenza gli conferisce quella lucidità di mente, quella dignità spirituale, e si fa mediatrice tra lui e la sua coscienza, permettendogli in tal senso di osservare il suo percorso evolvere, al di là della comune apparenza, dal relativismo personale in cui era posto, in un perfetto e armonico divenire.

www.900letterario.it

 

 

“Bisogna amare le porte perché sono il posto dove nessuno si ferma. Il posto da dove si passa, da dove si parte, dove avvengono tutti gli incontri. Bisogna odiare le porte chiuse, chiuse agli incontri e chiuse a chi parte.” Aprire, voce del verbo amare!

Trovati uno scalino, riposati con la faccia al sole. Se c’è qualcuno che parla ascoltalo. Per tornare a casa aspetta che sia sera. Usa il buio come un fiocco per chiudere la giornata e fanne dono a chi ti vuole bene.

Franco Arminio

noncerosasenzaspine.com/2018/10/05

 

Siamo noi – Don Gigi Verdi e la via della resurrezione: l’amore

8° e ultima tappa della Via della Resurrezione – L’ AMORE

 

L’amore fa nascere gesti,

è un canto di note leggere,

amore di Maddalena con le mani

traboccanti di dolcezza,

unge di profumo ogni cosa,

capelli dove dimorano nuovi mondi,

piedi liberi di danzare sogni.

L’amore assolve, comprende,

piange, e rinasce dentro l’amore.

L’amore quando si impiglia da

qualche parte, aggiungere luce a luce,

fino a salvare il non amore.

Cresce dove trova un po’ di acqua,

di terra e di luce, porta sale alla

bocca e lacrime agli occhi,

fa sentire la tua piccola vita,

salvata dal suo sguardo.

Luigi Verdi

www.romena.it

la pieve

Notti fredde che coprono la terra con un velo di brina bianca, come un leggero strato di neve. Poi il sole la scioglie e la terra riacquista i suoi colori.

Che bella la nostra umanità nel suo arcobaleno di colori, che meraviglia la diversità che rende tutti così unici.

Non smettiamo di guardare negli occhi chi incontriamo e scorgiamo il dono di ognuno, proprio perché è diverso da noi.

La messa di ieri sera è stata bella come la luna piena che ci ha accolti come una madre abbondante nel suo amore, come quella donna del vangelo che sbarra la strada a Gesù e non si muove finché non l’ha ascoltata.

Il pastore Alessandro ci ha guidati in una bellissima riflessione, ci ha aiutati a capire quanto anche Gesù abbia imparato dalla fede di quella donna straniera ad essere attento a tutti, non solo ai suoi.

Il mondo come lo sogna Dio è qui, ora, e il suo sogno più bello è l’unità di tutti i fratelli e le sorelle del mondo.

Abbiamo sognato insieme che sia davvero il tempo opportuno per credere che è solo uniti che si può vivere.

Che queste parole di Abbè Pierre ci indichino oggi la strada:

“Bisogna amare le porte perché sono il posto dove nessuno si ferma. Il posto da dove si passa, da dove si parte, dove avvengono tutti gli incontri. Bisogna odiare le porte chiuse, chiuse agli incontri e chiuse a chi parte.”

Aprire, voce del verbo amare!

Fra Giorgio

www.romena.it