LeggiAmo: frasi di Agostino…

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Letture/agostino_frasi

I.      Dilige et quod vis fac.
Ama e fa’ ciò che vuoi.

(In Io. Ep. tr. 7, 8)

II.      Sero te amavi, pulchritudo tam antiqua et tam nova. Sero te amavi! Et ecce intus eras et ego foris, et ibi te quaerebam.
Tardi ti amai, Bellezza così antica e così nuova, tardi ti amai! Sì, perché tu eri dentro di me e io fuori. Lì ti cercavo.
(Confess. 10, 27, 38)

III.      Ex amante alio accenditur alius.
È dall’amore dell’uno che si accende l’amore dell’altro.
(Confess. 4, 14, 21.

IV.      Da mihi amantem et sentit quod dico.
Dammi un innamorato e capirà quello che dico.

(De cons. Evang. 26, 4)

V.      Dammi un cuore che ama, e capirà ciò che dico. Dammi un cuore anelante, un cuore affamato, che si senta pellegrino e assetato in questo deserto, un cuore che sospiri la fonte… e capirà ciò che io dico… 

(In Io. Ev. tr. 26, 4)

VI.      Da quod amo: amo enim. Et hoc tu dedisti. Ne dona tua deseras, nec herbam tuam spernas sitientem.
Dammi ciò che amo. Perché io amo, e tu mi hai dato di amare. Non abbandonare i tuoi doni, non trascurare la tua erba assetata. (Confess. 11, 2, 3)

VII.      Ama et propinquabit; ama et habitabit.
Ama ed egli si avvicinerà, ama ed egli abiterà in te. (Serm. 21, 2)

VIII.      Tu autem eras interior intimo meo.
Tu eri nel più intimo del mio intimo. (Confess. 3, 6, 11)

IX.      Considerate quanto soffrono gli amanti senza far caso alle loro sofferenze, e tanto più soffrono quando è loro tolta la possibilità di soffrire. (Serm. 1)

X.      Amore amoris tui facio istud.
Faccio questo per amore del tuo amore. (Confess. 2, 1, 1)

XI.      Tangere autem corde, hoc est credere.
Toccare con il cuore: questo è credere. (Serm. 229/L, 2)

XII.      Credere, tangere est.
Credere è toccare. (Serm. 375/C, 5)

XIII.      È dove abbiamo il cuore, che noi abitiamo. (In Io. ev. tr. 2, 11)

XIV.      Ne dona tua deseras nec herbam tuam spernas sitientem.
Non abbandonare i tuoi doni e non disprezzare questo tuo filo d’erba assetato. (Confess. 11, 2, 3)

XV.      Timeo enim Iesum transeuntem et manentem ed ideo tacere non possum.
Temo Gesù che passa e che rimane e per questo non posso stare zitto. (Serm. 88, 14, 13)

XVI.      Dilige, et dic quod voles.
Ama, e dì quello che vuoi. (Exp. ep. ad Gal. 57)

XVII.      Dilige, et taces.
Ama e taci (En. in ps. 95, 2)

XVIII.      Minus mihi in hac re notus sum ipse quam tu.
In questa cosa conosco meno me, di quanto conosca te! (Confess. 10, 37, 62)

XIX.      Fianco a fianco infatti si uniscono coloro che camminano insieme e che insieme guardano alla stessa meta. (De bono con. 1, 1)

XX.      Tetigit Christus, et sonavit dulcedo veritatis.
Cristo lo toccò, e la dolcezza della verità emise dei suoni. (En. in ps. 149, 8)

XXI.      Nam et quaeritur ut inveniatur dulcius et invenitur ut quaeratur avidius.
Perché lo si cerca per trovarlo con maggiore dolcezza, lo si trova per cercarlo con maggiore ardore. (De Trin. 15, 2, 2)

XXII.      Melius est minus egere quam plus habere.
È meglio aver meno bisogni che aver più cose. (Regula, 5)

XXIII.      Vita, che hai dato morte alla morte!. (Serm. 233, 4, 5)

XXIV.      Quante ricchezze ha l’uomo nell’intimo, eppure non scava. (En. in ps. 76, 9)

XXV.      Quando, rintuzzata la mia debolezza, tornai fra gli oggetti consueti, non riportavo con me che un ricordo amoroso e il rimpianto, per così dire, dei profumi di una vivanda che non potevo ancora gustare. (Confess. 7, 17, 23)

XXVI.      Questi e altri simili segni di cuori innamorati l’uno dell’altro espressi dalla bocca, dalla lingua, dagli occhi e da mille gesti gradevolissimi, sono l’esca, direi, della fiamma che fonde insieme le anime e di molte ne fa una sola. (Confess. 4, 8. 13)

XXVII.      Una volta per tutte dunque ti viene imposto un breve precetto: ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che tu perdoni, perdona per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene. (In Io. ep. tr. 7, 8)

XXVIII.      Le solite occupazioni mi riassorbono, mi trattengono, e molto piango, ma molto mi trattengono, tanto è considerevole il fardello dell’abitudine. Ove valgo, non voglio stare; ove voglio, non valgo, e qui e là sto infelice. (Confess. 10, 40, 65)

XXIX.      Fecisti nos ad te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in te.
Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te. (Confess. 1, 1, 1)
XXX.      Pondus meum amor meus, eo feror quocumque feror.
Il mio peso è il mio amore; esso mi porta dovunque mi porto. (Confess. 13, 9, 10)

XXXI.      Pedes tui, caritas tua est.
I tuoi piedi sono il tuo amore. (En. in ps. 33, d. 2, 10)
 

XXXII.      Duos pedes habeto, noli esse claudus.
Abbi due piedi, non essere zoppo. (En. in ps. 33, d. 2, 10)

XXXIII.      Sicut aures corporis ad os hominis, sic cor hominis ad aures Dei.
Come l’orecchio nostro alla bocca dell’uomo, così il cuore dell’uomo all’orecchio di Dio. (En. in ps. 119, 9)
 

XXXIV.      Non corporis voce, quae cum strepitu verberati aeris promitur, sed voce cordis, quae hominibus silet, Deo autem sicut clamor sonat.
[Ad Dominum clamavi]  non con la voce del corpo, la cui sonorità risulta dalla vibrazione dell’aria, ma con la voce del cuore, che è silenziosa per gli uomini, ma innanzi a Dio risuona come un grido. (En. in ps. 3, 4)
 

XXXV.      Quid prodest strepitus oris muto corde?
A che serve lo strepito della voce, se il cuore tace? (In Io. Ev. tr. 9, 13)

XXXVI.      Homo aliquando nimium mente perversa timet intelligere, ne cogatur quod intellexerit facere.
Talvolta chi è troppo perverso d’animo teme di capire, per non essere costretto a mettere in pratica ciò che può avere capito. (Serm. 156, 1)

XXXVII.      Ibi est locus quietis imperturbabilis, ubi non deseritur amor, si ipse non deseratur.
Il luogo della quiete imperturbabile è dove l’amore non conosce abbandoni, se lui per primo non abbandona. (Confess. 4, 11, 16)
XXXVIII.      In quibuslibet rebus humanis nihil est homini amicum sine homine amico.
In ogni situazione umana nulla ci è amico senza una persona amica. (Ep. 130, 4)

XXXIX.      Amor, qui semper ardes et numquam extingueris, caritas, Deus meus, accende me!
O amore, che sempre ardi senza mai estinguerti, carità, Dio mio, infiammami! (Confess. 10, 29, 40)

XL.      Et tota spes mea non nisi in magna valde misericordia tua. Da quod iubes, et iube quod vis.
Ogni mia speranza è posta nell’immensa grandezza della tua misericordia. Dammi quello che comandi e poi comanda ciò che vuoi. (Confess. 10, 29, 40)
 

XLI.      Talis est quisque qualis eius dilectio est. Terram diligis? Terra eris. Deum diligis? Quid dicam? Deus eris? Non audeo dicere ex me; Scripturas audiamus: Ego dixi: dii estis et filii Altissimi omnes.
Ognuno è tale e quale il suo amore. Ami la terra? Sarai terra. Ami Dio? Che dirò? Sarai Dio? Non oso dirlo, ma ascoltiamo la Scrittura che dice: Io ho detto: Siete dèi e figli dell’Altissimo. (Sal 81, 6) (In Io. Ep. tr. 2, 14)

XLII.      Nuces puero demonstrantur, et trahitur, et quo currit trahitur, amando trahitur, sine laesione corporis trahitur, cordis vinculo trahitur.
Mostri delle noci ad un bambino e questo viene attratto: egli corre dove si sente attratto; è attratto da ciò che ama, senza che subisca costrizione; è il suo cuore che rimane avvinto. (In Io. Ev. tr. 26, 5)
XLIII.      Hoc est Deus gratis amare, de Deo Deum sperare.
Questo è amare Dio disinteressatamente, sperare Dio da Dio. (Serm. 334, 3)
 

XLIV.      Minus te, Domine, amat qui tecum aliquid amat, quod non propter te amat.
Ti ama meno chi ama altre cose con te senza amarle per causa tua. (Confess. 10, 29, 40)

XLV.      In eo quod amatur, aut non laboratur, aut et labor amatur.
Quando si ama, non si si fatica, o, se si fatica, questa stessa fatica è amata. (De bono vid. 21, 26)
 

XLVI.      Diversa ergo intentio diversa facta fecit.
Diversa l’intenzione, diversi i fatti. (In Io. Ep. tr. 7, 7)
XLVII.      Ogni anima segue la sorte di ciò che ama. (In Io. Ev. tr. 7, 1)

XLVIII.      Non so in quale inesplicabile modo avvenga che chi ama se stesso e non Dio, non ama se stesso, mentre chi ama Dio e non se stesso, questi ama se stesso. (In Io. Ev. tr. 123, 5)
XLIX.      Amat me Deus, amat te Deus.
Dio ama me, Dio ama te. (En. in ps. 34, d. 1, 12)
 

L.      Amore amoris tui facio istuc.
Per amore del tuo amore m’induco a tanto. (Confess. 2, 1, 1; 11, 1, 1)
LI.      Canta a Lui, ma canta bene. (En. in ps. 32, II, d. 1, 8)
 

LII.      La lode da cantare è lo stesso cantore Siate voi la lode che volete proferire; e sarete la sua lode se vivrete bene. (Serm. 34, 6)
LIII.      Cantate vocibus, cantate cordibus, cantate oribus, cantate moribus. Cantate Domino canticum novum.
La tua vita non proferisca testimonianza contrastante con la lingua. Cantate con le voci, cantate con i cuori, cantate con le labbra, cantate con i costumi. Cantate al Signore un cantico nuovo. (Serm. 34, 6)
LIV.      Desiderium sinus cordis est; capiemus, si desiderium quantum possumus extendamus.
Il desiderio è il recesso più intimo del cuore. Quanto più il desiderio dilata il nostro cuore, tanto più diventeremo capaci di accogliere Dio. (In Io. Ev. tr. 40, 10)
LV.      Desiderium semper orat, etsi lingua taceat. Si semper desideras, semper oras. Quando dormitat oratio? Quando friguerit desiderium. (Serm. 80, 7)
Il desiderio prega sempre anche se tace la lingua. Se tu desideri sempre, tu preghi sempre. Quand’è che la preghiera sonnecchia? Quando si raffredda il desiderio. (Serm. 80, 7)
 

LVI.      Nam qui desiderat, etsi lingua taceat, cantat corde; qui autem non desiderat, quolibet clamore aures hominum feriat, mutus est Deo.
Chi desidera, anche se tace con la lingua, canta con il cuore. Chi invece non desidera, anche se ferisce con le sue grida le orecchie degli uomini, è muto dinanzi a Dio. (En. in ps. 86, 1)
 

LVII.      Quid enim desideres tu nosti; quid tibi prosit ille novit.
Tu sai che cosa desideri, ma egli solo sa che cosa ti giova. (Serm.80, 1)
LVIII.      Continuum desiderium tuum, continua vox tua est. Tacebis, si amare destiteris.
Il tuo continuo desiderio, è la tua continua voce. Tacerai, se smetterai di amare. (En. in ps. 37, 13)
 

LIX.      Ipse finis erit desideriorum nostrorum, qui sine fine videbitur, sine fastidio amabitur, sine fatigatione laudabitur.
Egli sarà il fine di tutti i nostri desideri, contemplato senza fine, amato senza fastidio, lodato senza stanchezza. (De civ. Dei 22, 30. 1)
LX.      Il desiderio è il recesso più intimo del cuore. Quanto più il desiderio dilata il nostro cuore, tanto più diventeremo capaci di accogliere Dio. (In Io. Ev. tr. 40, 10)

LXI.      Ibi vacabimus et videbimus, videbimus et amabimus, amabimus et laudabimus.
(Nella città celeste) Là riposeremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. (De civ. Dei 22, 30. 5)
 

LXII.      Canta et ambula. Noli errare, noli redire, noli remanere.
Canta e cammina, non deviare, non tornare indietro, non fermarti. (Serm. 256, 3)

LXIII.      Si potes, cape; si non potes, crede.
Se puoi, capisci; se non puoi, credi. (In Io. Ev. tr. 35, 5)
LXIV.      Esto humilis, porta Dominum tuum; esto iumentum sessoris tui.
Sii umile, porta il Signore Dio tuo; sii la cavalcatura di colui che ti monta. (In Io. Ep. tr. 7, 2)
LXV.      Hic sitiendum est, alibi saginabimur.
Qui dobbiamo aver sete; là saremo rifocillati. (En. in ps. 62, 5)
 

LXVI.      Omnis qui sibi vult aliquid praestari, in ardore est desiderii: ipsum desiderium sitis est animae.
Chi vuol raggiungere qualcosa ha l’ardore del desiderio. Il desiderio è la sete dell’anima. (En. in ps. 62, 5)
 

LXVII.      Non potest separari dilectio. Elige tibi quid diligas; sequuntur te caetera.
L’amore non si divide. Scegli per te cosa amare: il resto verrà da sé. (In Io. Ep. tr. 10, 3)
LXVIII.      Versa et reversa, in tergum et in latera et ventrem et dura sunt omnia: et tu solus requies.
Ti giri e ti rigiri, di spalle, sul fianco o bocconi e tutto è duro: tu solo (o Dio) sei riposo. (Confess. 6, 16. 26)
LXIX.      Multi etiam qui aperte foris sunt, et haeretici appellantur, multis e bonis catholicis meliores sunt.
Molti che sono fuori e sono chiamati eretici sono migliori di molti e buoni cattolici! (De bapt. 4, 3, 4)

LXX.      Vis audire consilium? Si vis ab illo fugere, ad ipsum fuge.
Vuoi un consiglio? Se vuoi fuggire lontano da lui, fuggi verso di lui. (In Io. Ep. tr. 6, 3)
LXXI.      Fugio paleam, ne hoc sim; non aream, ne nihil sim.
Fuggo la paglia, per non essere anch’io paglia; non fuggo dall’aia, per non essere nulla. (Contra Cresc. 3, 35, 39)

LXXII.      Sagittaveras tu cor nostrum caritate tua et gestabamus verba tua transfixa visceribus.
Avevi trafitto il nostro cuore con le frecce della tua carità e portavamo le tue parole piantate nelle nostre viscere. (Confess.9, 2, 3)
LXXIII.      Domine, si sine te nihil, totum in te.
, o Signore, nulla senza di te, ma tutto in te. (En. in ps. 30, II, d. 1, 4)
 

LXXIV.      Invocas quidquid amas; invocas quidquid in te vocas, invocas quidquid vis ut veniat ad te.
Tu invochi ciò che ami; invochi ciò che chiami a te; invochi tutto ciò che vuoi che venga a te. (En. in ps. 85, 8)
 

LXXV.      Invocas Deum quando in te vocas Deum.
Invochi Dio quando chiami Dio dentro di te. (En. in ps. 30, II, d. 3. 4)
LXXVI.      Vis invocare Deum? Gratis invoca. Avare, an parum est tibi, si te impleat ipse Deus?
Vuoi invocare Dio? Invocalo gratuitamente. Avaro, è forse per te poca cosa, che Dio stesso ti riempia? (En. in ps. 30, II, d. 3. 4)
 

LXXVII.      Ille placet Deo cui placet Deus.
Piace a Dio colui al quale Dio piace. (En. in ps. 32, II, d. 1, 1)
 

LXXVIII.      Novus homo, novum Testamentum, novum canticum … Cantet canticum novum, non lingua, sed vita.
Nuovo uomo, nuovo Testamento, nuovo cantico … Canta però il cantico nuovo non con le labbra ma con la vita. (En. in ps. 32, II, d. 1. 8)
LXXIX.      Nosti quid facias de agro tuo, et nescit Deus quid faciat de servo suo?
Tu sai cosa fare del tuo campo e Dio non sa cosa fare del suo servo? (En. in ps. 63, 19)
 

LXXX.      Nonne vides quia perdidisti quod non dedisti?
Non ti accorgi che hai perso quello che non hai donato? (En. in ps. 36, 3, 8)

LXXXI.      Ogni amore o ascende o discende; dipende dal desiderio: se è buono ci innalziamo a Dio, se è cattivo precipitiamo nell’abisso (En. in ps. 122, 1)
 

LXXXII.      Dio è tutto per te, è tutto quello che ami. (In Io. Ev. tr. 13, 5)
LXXXIII.      Ama e persevera nell’amore; non defrauderò il tuo amore, io che ho mondato il tuo cuore. (In Io. Ev. tr. 21, 15)
LXXXIV.      Cantare è proprio di chi ama. La voce di questo cantore è il fervore di un santo amore. (Serm. 336, 1)
LXXXV.      Cristo per questo venne, perché ci ha amati; non v’era in noi qualcosa da amare, ma amando ci ha resi amabili. (Serm. 163/B, 2)
LXXXVI.      Quasi come un campo Dio trova i cuori degli uomini Vuole piantarvi l’albero della carità. (In Io. Ep. tr. 2, 8)
LXXXVII.      Tutti gli uomini ardono dal desiderio. (En. in ps. 62, 5)
LXXXVIII.      I nostri sentimenti sono movimenti dell’anima  il desiderio è uno slancio dell’anima, il timore una fuga  (In Io. Ev. tr. 46, 8)
LXXXIX.      Non vis finiri miseram vitam? Tanto est miserior, quanto et misera amata est, et non vis finiri: minus esset misera, si non amaretur.
Non vuoi che abbia fine la vita infelice? Tanto è più infelice quanto, pur infelice, viene amata, e non vuoi che abbia fine: sarebbe meno infelice se non si amasse. (Serm. 305, 4)
XC.      La tua vecchiaia sia di un fanciullo, e la tua fanciullezza d’un vecchio; voglio dire, non esser savio con la superbia, non esser umile senza la sapienza. (En. in ps. 112, 2)
XCI.      Dura, persevera, tolera, porta dilationem et tulisti crucem.
Persisti, persevera, tollera, sopporta l’indugio: così porterai la tua croce. (Serm. 94, 7, 9)
XCII.      Omnia tempora patent martyribus.
Ogni tempo ha i suoi martiri. (Serm. 94/A, 2)
XCIII.      Non impellunt corpora christianorum, sed lacerant animas christianorum.
(I persecutori) Non seviziano più i corpi dei cristiani, ma lacerano le anime dei cristiani. (En. in ps. 69, 2)
XCIV.      Et vox dicentium est ipsa evidentia.
E la loro voce è la loro evidenza. (Confess. 11, 4, 6)
XCV.      Ut nec propter vitium oderit hominem, nec amet vitium propter hominem; sed oderit vitium, amet hominem.
Non deve odiare l’uomo a causa del suo vizio né deve amare il vizio a motivo dell’uomo, ma deve odiare il vizio e amare l’uomo. (De civ. Dei 14, 6)
XCVI.      Dedit tibi: non extollaris; abstulit tibi: non frangaris.
Egli ti ha dato, non esaltarti; egli ti ha tolto, non deprimerti. (En. in ps. 66, 3)
XCVII.      Factus eram ipse mihi magna quaestio.
Ero diventato io stesso per me stesso un gran problema. (Confess. 4, 4, 9)
XCVIII.      Factus sum mihi terra difficultatis et sudoris nimii.
Sono diventato per me stesso terra di difficoltà e di abbondante sudore. (Confess. 10, 16, 25)
XCIX.      Anima tua non morietur nisi tu eam volueris occidere.
La tua anima non morirà se non l’avrai voluta uccidere tu stesso. (En. in ps. 79, 12)
C.      Saevit in vulnus, ut homo sanetur: quia si vulnus palpetur, homo perditur.
Il medico incrudelisce contro una piaga affinché sia guarito l’uomo; poiché se la piaga viene accarezzata, l’uomo è rovinato.(Serm. 83, 7, 8)
CI.      Qui ergo fecit te sine te, non te iustificat sine te.
Chi ti ha formato senza di te, non ti renderà giusto senza di te.(Serm. 169, 11, 13)
CII.      Noli te ponere post te, ne Deus te ponat ante se.
Non nasconderti dietro te stesso, perché Dio non ti metta davanti a sé. (Serm. 20, 2)
CIII.      Deus semper idem, noverim me, noverim te.
O Dio che sei sempre lo stesso, che io conosca me, che io conosca te. (Solil. 1, 1, 1)
CIV.      Diligis, et taces: dilectio ipsa vox est ad Deum, et ipsa dilectio canticum novum est.
Tu ami, e stai zitto: L’amore è già una voce che sale a Dio, l’amore è il cantico nuovo. (En. in ps. 95, 2)
CV.      Totum exigit te qui fecit te.
Esige tutto te colui che ti ha creato. (Serm. 34, 4, 7)
CVI.      Deum non vides. Ama, et habes.
Tu non vedi Dio. Ama e lo possiedi. (Serm. 34, 5)
CVII.      Movet quidem corporis pulchritudo, sed intus quaeritur amoris vicissitudo.
Il movente è la bellezza del corpo, ma quello che si cerca è lo scambio interno di amore. (Serm. 34, 4)
CVIII.      Videt illa illum, videt ille illam, amorem nemo videt. Et tamen ipse amatur qui non videtur.
Lei vede lui, lui vede lei, l’amore non lo vede nessuno. Eppure si ama proprio chi non si vede. (Serm. 34, 4)
CIX.      Si non intellexisti, inquam, crede. Intellectus enim merces est fidei. Ergo noli quaerere intelligere ut credas, sed crede ut intelligas.
Se non hai capito, credi. L’intelligenza è il frutto della fede. Non cercare dunque di capire per credere, ma credi per capire. (In Io. Ev. tr. 29, 6)
CX.      Est autem prima, humilitas; secunda, humilitas; tertia humilitas: et quoties interrogares hoc dicerem.
La prima via è l’umiltà, la seconda l’umiltà, la terza l’umiltà, e quante volte me lo chiederai, tante volte risponderò la stessa cosa. (Ep. 118, 3, 22)
CXI.      Ille terret me, qui tacere non sinit.
Egli, che non permette di tacere, m’incute terrore. (Serm. 125, 8)
CXII.      Possideat te, ut possideas illum: eris praedium ipsius, eris domus ipsius. Possidet ut prosit, possidetur ut prosit.
Possieda te, perché tu possieda lui; sarai la sua proprietà, sarai la sua casa. Egli possiede per farti stare bene, è posseduto per farti stare bene. (En. in ps. 34, d. 1. 12.
CXIII.      Da, si vis dare, et in hac vita, quod quaero; si autem non vis, tu esto vita mea, quem semper quaero.
(Signore) Dammi, se vuoi, anche in questa vita le cose che cerco, ma se non vuoi, sii tu la vita mia, tu, che sempre io cerco. (En. in ps. 34, d. 1, 14)
CXIV.      Nihil tamdiu, quam ut calix sitienti temperetur.
Quanto è lunga l’attesa di un bicchiere d’acqua da parte dell’ammalato che ha sete! (En. in ps. 36, d. 1, 10)
CXV.      Quid est enim quod dicitur Testamentum Vetus nisi occultatio Novi? Et quid est aliud quod dicitur Novum, nisi Veteris revelatio?
Cosa è infatti quello che è chiamato Antico Testamento, se non il nascondimento del Nuovo? E che cosa si chiama Nuovo Testamento, se non la rivelazione dell’Antico? (De civ. Dei 16, 26. 2)
CXVI.      Evangelium me terret.
Mi spaventa il Vangelo. (Serm. 339, 4)
CXVII.      Qua vis ire? Ego sum via. Quo vis ire? Ego sum veritas. Ubi vis permanere? Ego sum vita.
Dove vuoi camminare? Io sono la via. Dove vuoi arrivare? Io sono la verità. Dove vuoi rimanere? Io sono la vita. (Serm. 142, 1)
CXVIII.      Da quod iubes et iube quod vis.
Da’ ciò che comandi e comanda ciò che vuoi. (Confess. 10, 29, 40. 31, 45)
CXIX.      Sic ergo quaeramus tamquam inventuri, et sic inveniamus tamquam quaesituri.
Cerchiamo con l’animo di chi sta per trovare e troviamo con l’animo di chi sta per cercare. (De Trin. 9, 1, 1)
CXX.      Interrogatio mea intentio mea et responsio eorum species eorum.
Le mie domande erano la mia contemplazione; le loro risposte, la loro bellezza. (Confess. 10, 6, 9)
CXXI.      Lacrimae enim videntur, non audiuntur; lacrimae profluunt, non sonant. Ita vero habent voces suas, sicut sanguis Abel habuit vocem suam. Nam et lacrimae sanguis cordis est.
Le lagrime si vedono, ma non si odono; le lagrime scorrono, non risuonano. Eppure hanno la loro voce, come aveva la sua voce il sangue di Abele… Poiché anche le lagrime sono il sangue del cuore. (Serm. 77/B, 6)
CXXII.      Evitando vivit anima, quae appetendo moritur.
L’anima vive evitando le cose che cercando muore. (Confess. 13,21, 30)
CXXIII.      Semper tibi displiceat quod es, si vis pervenire ad id quod nondum es.
Ti dispiaccia sempre ciò che sei, se vuoi guadagnare ciò che non sei. (Serm. 169, 18)
CXXIV.      Cercando te, Dio mio, io cerco la felicità della mia vita. Ti cercherò dunque perché l’anima mia viva, poiché l’anima mia vive di te. (Confess. 10, 20, 29)
CXXV.      Lo spirito è immagine di Dio in quanto è capace di Dio e può essere partecipe di lui… Ecco dunque che lo spirito si ricorda di sé, si comprende, si ama. (De Trin. 14, 8. 11)
CXXVI.      Che è dunque l’amore se non una vita che unisce, o che tende a che si uniscano due esseri, cioè colui che ama e ciò che è amato? (De Trin. 8, 10, 14)
CXXVII.      L’uomo ammira tante bellezze nella natura, ma egli stesso è un grande miracolo. (Serm. 226, 3, 4)
CXXVIII.      Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell’oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi. (Confess. 10, 8. 15)
CXXIX.      Lo spirito ora sa, ora non sa; ricorda e dimentica; vuole ciò che prima non voleva, non vuole ciò che prima voleva. (In Io. ev. tr. 23, 9)
CXXX.      Ascolti l’uomo perché non perisca l’uomo, a causa del quale Dio si è fatto uomo. (Serm. 165, 7, 9)
CXXXI.      Chi sa amare la vita nuova sa cantare il cantico nuovo. (Serm. 34, 1)
CXXXII.      Esige tutto te colui che ti ha creato. (Serm. 34, 7)
CXXXIII.      È nell’uomo interiore che si svolge questa vecchiezza e novità. (Serm. 218/A, 3)
CXXXIV.      Entrarono vecchi e ne uscirono fanciulli. (In Io. ep. tr. 1, 5)
CXXXV.      Il fianco di Cristo fu aperto da una lancia e ne sgorgò il nostro prezzo. (Serm. 13, 9)
CXXXVI.      L’uomo fluttua tra la presunzione e la disperazione. (In Io. ev. tr. 33, 8)
CXXXVII.      Gemo a Dio nella mia debolezza; e conosce quel che ha concepito il mio cuore Colui che conosce il mio frutto… Perché io mi conosco meglio di loro, ma Dio mi conosce meglio di me stesso. (Ep. 36, d. 3, 19)
CXXXVIII.      Chi ama veramente la pace ama anche i nemici della pace. (Serm. 357, 1)
CXXXIX.      Dio non comanda cose impossibili, ma comandando ti ordina sia di fare quello che puoi, sia di chiedere quello che non puoi. (De nat. et gr. 43, 50)
CXL.      L’amicizia, quindi, ha il suo principio nel coniuge e nei figli e si apre agli altri uomini. (Serm. 299/D 1)
CXLI.      Bene fu definito da un tale (Orazio) il suo amico: la metà dell’anima sua. (Confess. 4, 6, 11)
CXLII.      Quando parlo per il bene di te stesso, sarò tanto più franco quanto più ti sono amico, poiché ti sarò tanto più amico quanto più ti sarò leale. (Ep. 155, 3, 11)
CXLIII.      Etsi virgines sunt, quid prodest integra caro, mente corrupta? Melius est humile coniugium quam superba virginitas.
Supposto che siano vergini, cosa giova loro l’integrità fisica, se la loro anima è corrotta? È molto più eccellente la vita di famiglia unita all’umiltà, che non una verginità superba. (En. in ps. 99, 13)
 

CXLIV.      Nec contra Academicos dicit: ‘scio me non furere,’ sed: ‘scio me vivere’.
Contro gli Accademici non afferma: So di essere pazzo, ma: So di vivere. (De Trin. 15, 12, 21)
CXLV.      Quid est ergo, maligne sperator? si desperes, peris, si speres, peris.
Vedi tu che speri troppo? Se disperi, ti perdi; se speri, ti perdi. (Serm. 20, 4)
CXLVI.      Si bona quaeris, prius esto ipse quod quaeris.
Se cerchi cose buone, sii prima tu stesso come quello che cerchi. (Serm. 29, 5)
CXLVII.      Omnia enim saeva et immania, prorsus facilia et prope nulla efficit amor.
L’amore rende assolutamente facili e riduce quasi a nulla le cose più spaventose ed orrende. (Serm. 70, 3)
CXLVIII.      Nihil enim tam facile est bonae voluntati, quam ipsa sibi: et haec sufficit Deo.
Niente è tanto facile alla buona volontà quanto essa a se stessa; e a Dio ciò è sufficiente. (Serm. 70, 3)
CXLIX.      Quid est speciosius Deo? Quid deformius crucifixo?
Che cosa c’è di più bello di Dio? Che cosa più deforme del Crocifisso? (Serm. 95, 4)
CL.      Hyems est, vestite nudos. Nudus est Christus.
È inverno, vestite gli ignudi; nudo è Cristo. (Serm. 95, 7)
CLI.      Non quod videtur sed quod creditur pascit.
Nutre non ciò che appare ma ciò che si crede. (Serm. 103, 5)
CLII.      Ibi Dominus pascit, sed prius hinc transit.
Lassù il Signore ci ristorerà, ma prima passerà da questa terra.(Serm. 103, 4, 5)
CLIII.      Non enim haec vita dicenda est potius, quam umbra vitae.
La vita presente più che vita è da chiamarsi ombra di vita. (Serm. 351, 3, 3)
CLIV.      Ogni anno, il più delle volte, quando sentiamo freddo diciamo: Non ha fatto mai così freddo! (Serm. 25, 3)
CLV.      Quando canti l’Alleluia, devi porgere il pane all’affamato, vestire il nudo, ospitare il pellegrino. (En. in ps. 149, 8)
CLVI.      Qualunque cosa tu faccia, fallo con letizia. Allora fai il bene e lo fai bene. (En. in ps. 91, 5)
CLVII.      È meglio uno zoppo che cammina sulla strada, che un corridore fuori strada. (Serm. 169, 15, 18)
CLVIII.      Nessuno può amare una cosa del tutto sconosciuta. (De Trin. 10, 1, 1)
CLIX.      Mens enim amare se ipsam non potest nisi etiam noverit se.
Lo spirito non può amare se stesso, se anche non si conosce. (De Trin. 9, 3, 3)
CLX.      In ciò che intendi delle Scritture, è la carità che si manifesta; in ciò che non intendi, è la carità che si nasconde. (Serm. 350, 2-3)
CLXI.      Il nostro riposo è il nostro luogo. (Confess. 13, 9, 10)
CLXII.      Accade a ciascuno di essere portato là dove ha da portarlo il proprio peso, cioè il proprio amore. (Serm. 65/A, 1)
CLXIII.      Le lacrime piamente versate dai sofferenti sono mosto di gente che ama. (En. in ps. 83, 10)
CLXIV.      È un tormento del cuore amare una cosa e non possederla. (Serm. 65/A 2)
CLXV.      Se anteponiamo o uguagliamo a Lui nell’amore qualche altro oggetto, vuol dire che non sappiamo amare noi stessi. (Ep. 155, 4, 13)
CLXVI.      Come si può essere veramente in pace se non con chi sinceramente si ama? (In Io. ev. tr. 87, 1)
CLXVII.      Il tuo desiderio è la tua preghiera; se continuo è il desiderio, continua è la preghiera. (Ep. 37, 14)
CLXVIII.      Dunque, per stimolare l’orecchio canta pure con la voce, soprattutto però non ammutolirti col cuore, non tacere con la vita. (Ep. 146, 2)
CLXIX.      Talvolta mi introduci in un sentimento interiore del tutto sconosciuto e indefinibilmente dolce, che, qualora raggiunga dentro di me la sua pienezza, sarà non so cosa, che non sarà questa vita. (Confess. 10, 40, 65)
CLXX.      Quale sublimità, Signore, la tua nelle cose sublimi e quale profondità nelle profonde! Ebbene, Signore, agisci, svegliaci e richiamaci, accendi e rapisci, ardi, sii dolce. E noi amiamo e corriamo. (Confess. 8, 3, 8 s.)
CLXXI.      Che cosa cerchi al di fuori di quello che sei, quando è in tuo potere essere ciò che cerchi? (En. in ps. 41, 1)
CLXXII.      il rivelare esaltante, o il predicare! O l’erompere di getto del nutrimento vivo dal cuore del Signore! (Serm. 119, 2)
CLXXIII.      Che ho mai detto, Dio mio, vita mia, dolcezza mia santa? Che dice mai chi parla di te? Eppure sventurati coloro che tacciono di te, poiché sono muti ciarlieri. (Confess. 1, 4, 4)
CLXXIV.      Novit Dominus sagittare ad amorem.
Sa bene il Signore come si scaglino frecce che suscitano l’amore.

 

CLXXV.      Immo sagittat cor amantis, ut adiuvet amantem; sagittat, ut faciat amantem.
Costui colpisce il cuore dell’amante e così l’aiuta ad amare. Lo colpisce per renderlo un innamorato. (En. in ps. 119, 5)
CLXXVI.      Evidentemente proprio la speranza è necessaria nella situazione di pellegrini, è essa che dà conforto lungo la via. Il viandante, infatti, quando si affatica nel cammino sopporta la stanchezza appunto perché spera di raggiungere la meta. Strappagli la speranza di giungere e immediatamete crollano le possibilità di andare avanti. (En. in ps. 158, 8)
CLXXVII.      Colui che sa dare, e sa a chi dare, si farà incontro a chi domanda e aprirà a chi bussa. E se per caso non dovesse dare, nessuno si consideri abbandonato. (In Io. ev. tr. 20, 3)
CLXXVIII.      Chi vuol vivere, ha dove vivere, ha di che vivere. (In Io. ev. tr. 26, 13)
CLXXIX.      È morto il nero sul capo dell’uomo canuto, è morta la bellezza nel corpo del vecchio stanco. (In Io. ev. tr. 38, 10)
CLXXX.      Non guardare ciò che fiorisce di fuori, ma quale sia la radice che sta nascosta in terra. (In Io. ep. tr. 8, 9)
CLXXXI.      Potrà darsi che uno sia caldo e un altro freddo. Ebbene, chi è caldo infiammi chi è freddo. (Serm. 234, 3)
CLXXXII.      Ora, che è ormai giorno, sebbene ancora notte, cerchiamo di notte Dio con le nostre mani. Cerchiamo Dio! Non sia sterile il nostro desiderio … Anche se è notte quando cerchiamo colui che cerchiamo con le mani, non resteremo delusi perché la nostra ricerca si compie davanti a lui. (En. in ps.76, 4)
CLXXXIII.      Sia dinanzi a lui il tuo desiderio; ed il Padre, che vede nel segreto, lo esaudirà. Il tuo desiderio è la tua preghiera; se continuo è il desiderio, continua è la preghiera. Il desiderio è la preghiera interiore che non conosce interruzione. Qualunque cosa tu faccia, se desideri quel sabato, non smetti mai di pregare … Il tuo desiderio continuo sarà la tua continua voce. Tacerai se cesserai di amare … Il gelo della carità è il silenzio del cuore; l’ardore della carità è il grido del cuore. Se sempre permane la carità, tu sempre gridi; se sempre gridi, sempre desideri; e se desideri, ti ricordi della pace … Se dentro al cuore c’è il desiderio, c’è anche il gemito; non sempre giunge alle orecchie degli uomini, ma mai resta lontano dalle orecchie di Dio (En. in ps. 37, 14).
CLXXXIV.      Nella casa del Signore eterna è la festa. Non vi si celebra una festa che passa. Il festoso coro degli angeli è eterno; il volto di Dio presente dona una letizia che mai viene meno. Questo giorno di festa non ha né inizio né fine. Da quella eterna e perpetua festa risuona un non so che di canoro e di dolce alle orecchie del cuore; purché non sia disturbata dai rumori del mondo. Il suono di quella festa accarezza le orecchie di chi cammina nella tenda e osserva i miracoli di Dio nella redenzione dei fedeli, e rapisce il cervo alle fonti delle acque. (Ep. 41, 9)
CLXXXV.      Tu non troverai la beatitudine nell’angelo, ma dove la trova l’angelo, lì la troverai anche tu. (In Io. ev. tr. 23, 5)
CLXXXVI.      A noi dunque, che crediamo, lo Sposo si presenti bello. Bello è Dio, Verbo presso Dio; bello nel seno della Vergine, dove non perdette la divinità e assunse l’umanità; bello il Verbo nato fanciullo, perché mentre era fanciullo, succhiava il latte ed era portato in braccio, i cieli hanno parlato, gli angeli hanno cantato lodi, la stella ha diretto il cammino dei magi, è stato adorato nel presepio, cibo per i mansueti. È bello in cielo, bello in terra, bello nel seno, bello nelle braccia dei genitori; bello nei miracoli e nei supplizi; bello nell’invitare alla vita e nel non curarsi della morte; bello nell’abbandonare la vita e nel riprenderla; bello nella croce, nel sepolcro, in cielo… Suprema e vera bellezza è la giustizia; se ovunque è giusto, ovunque è bello. Venga a noi per farsi contemplare con gli occhi dello spirito (En. in ps. 44, 3)
CLXXXVII.      Dio è tutto per te, è tutto quello che ami … Di Dio tutto si può dire, e niente si riesce a dire degnamente. Non c’è una ricchezza così grande come questa povertà. Cerchi un nome adeguato e non lo trovi; cerchi di esprimerti in qualche maniera, e ogni parola serve. (In Io. ev. tr. 13, 5)
CLXXXVIII.      Giungerai alla fonte da cui sei stato appena irrorato, vedrai la luce di cui appena un raggio ha colpito il tuo cuore. (In Io. ev. tr. 35, 9)
CLXXXIX.      Lì l’acqua non gocciola, ma vi precipita la sorgente inesausta della verità. (Serm. 217, 5)
CXC.      Quello sarà il sabato supremo, il sabato che non avrà sera. (De civ. Dei 22, 30. 4)
CXCI.      Il salmista, pur ammirando le parti del tabernacolo, si sentiva attirato da una misteriosa soavità interiore e segreta; e mentre camminava nel tabernacolo, rapito da questa musica interiore, imponeva silenzio in lui a tutto il chiasso della carne e del sangue, e arrivava sino alla casa di Dio … Nella casa del Signore eterna è la festa. Il volto di Dio presente dona una letizia che mai viene meno. Il suono di quella festa accarezza le orecchie di chi cammina nella tenda e osserva i miracoli di Dio nella redenzione dei fedeli, e rapisce il cervo alle fonti delle acque. (En. in ps. 41, 9)
CXCII.      Il tuo dono ci accende e ci porta verso l’alto. Noi ardiamo e ci muoviamo. Saliamo la salita del cuore cantando il cantico dei gradini. Del tuo fuoco, del tuo buon fuoco ardiamo e ci muoviamo, salendo verso la pace di Gerusalemme. Quale gioia per me udire queste parole: Andremo alla casa del Signore! Là collocati dalla buona volontà, nulla desidereremo, se non di rimanervi in eterno. (Confess. 13, 9, 10)
CXCIII.      Quale intimo segreto è mai questo dal quale mai si è allontanati? Mirabile intimità e dolce solitudine! O segreto senza tedio, non amareggiato da pensieri inopportuni, non turbato da tentazioni e da dolori! Non è forse quell’intimo segreto dove entrerà colui al quale il Signore dirà, come a servo benemerito: Entra nel gaudio del tuo Signore? (In Io. ev. tr. 25,14)
CXCIV.      Quando arriveremo alla tua presenza, cesseranno queste molte parole che diciamo senza giungere a Te; Tu resterai, solo, tutto in tutti, e senza fine diremo una sola parola, lodandoti in un solo slancio e divenuti anche noi una sola cosa in Te. (De Trin. 15, 28, 15)
CXCV.      Ormai però il salmo è finito; e poi sento un certo qual odore che mi fa pensare d’aver tenuto un lungo discorso. Ma non si riuscirebbe mai a soddisfare i vostri desideri. Siete troppo prepotenti! Oh, se almeno con codesta vostra violenza rubaste il regno dei cieli! (En. in ps. 72, 34)

FONTE: www.mastrohora.it/pagine/letture/agostino_frasi.htm

APPROFONDIMENTO: www.mastrohora.it/terra/oratio

 

VEDI ANCHE… Apocrifi dell’antico testamento 

  • libro di Enoch
  • libro dei segreti di Enoch
  • epistola di Enoch
  • il terzo libro di Ezra
  • il quarto libro di Ezra
  • salmi di Salomone
  • testamenti dei dodici patriarchi
  • storie e massime di Achicar
  • libro dei giubilei
  • libro dei sogni
  • libro dei vigilanti
  • libro dell’astronomia
  • apocalisse di Mosè e vita di Adamo ed Eva
  • apocalisse noachica
  • apocalisse siriaca di Baruc

del nuovo testamento

  • Codice di Arundel

  • Codice di Hereford

  • Vangelo di Tommaso

  • Papiro di Bodmer

  • Protovangelo di Giacomo

  • Vangelo dello pseudo-Matteo

  • Vangelo di Pietro e di Nicodemo

  • Vangelo arabo dell’infanzia

  • Vangelo Armeno di Maria

  • Vangelo di Bartolomeo

  • Vangelo di Filippo

  • Vangelo di Gamaliele

  • Vangelo Agrapha di Maria

 

la Lettera di Giuda. Qui Michele si scontra col diavolo per strappargli il corpo di Mosè, appena deceduto: è l’eco di un’antica tradizione giudaica riferita da un’opera apocrifa (e quindi non appartenente alla Bibbia) intitolata Assunzione di Mosè. Nella Lettera di Giuda si legge: «L’arcangelo Michele quando, in contesa con il diavolo, disputava per il corpo di Mosè, non osò accusarlo con parole offensive, ma disse: Ti condanni il Signore!» (versetto 9).

 

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