Non è l’orrendo drago

Mio male non è l’orrendo drago
che pure mi addenta e si avvinghia
su per il corpo come il Serpente sull’albero della vita.

Mio male è sapermi impotente
a dire il tuo dramma, mio Dio,
di fronte allo stesso male:
il tuo patire della nostra pena
di saperci così infelici.

O di non cantare con degni canti
la festa che fai quando
un bimbo è felice
e un disperato torna a sperare…

david-m-turoldo

Santa Maria assieme a padre Giovanni Vannucci eremosanpietroallestinche

Non lasciate che la giornata termini senza essere cresciuti un po’, senza aver sorriso molto, senza avere alimentato i propri sogni. Non fatevi vincere dallo scoraggiamento. Non desistete dal desiderio di rendere la vostra vita straordinaria.

Dal Vangelo di oggi… Santa Marta

Dal Vangelo secondo Giovanni 11,19-27

In quel tempo, molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa.
Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà».
Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno».
Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».

Parola del Signore.

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Sia fatta la Tua volontà…

…Il greco ci viene in aiuto: “volontà ” si dice telema che deriva dalla parola fine, compimento. Allora qual è la volontà di Dio? Che io mi compia! Che io giunga alla pienezza della mia persona; in una parola: che io sia felice. Questa è l’unica volontà di Dio. Ogni modalità che io scelgo e che credo possa compiermi, questa è volontà di Dio. Stiamo attenti a non cadere nel tranello che ci sia una volontà di Dio in cielo che io devo vivere di qua. Sia fatta la tua volontà cioè mi impegno, con la tua grazia, col tuo aiuto a compiermi in pienezza e a far sì che tutti quelli che mi stanno accanto possano compiersi. Io sono un seme e la volontà di Dio è che io sbocci, che possa spalancarmi alla vita in pienezza. Dalla Genesi all’Apocalisse (cioè in tutta la Bibbia) c’è una sola volontà di Dio che viene racchiusa in una bellissima parola: “Facciamo l’uomo” (Gn 1,26). Volontà di Dio è che finalmente l’uomo venga fuori, torni “a casa”, si compia per ciò che deve essere. In ultima analisi è vittoria su tutte le solitudini. “Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione” (1Ts 4,3) Cos’è la santità? E’ l’uomo maturo, l’uomo compiuto. (Nulla ha a che fare con la moralità). La volontà di Dio in noi, se compiuta, produrrà solo pace, gioia, serenità. Quindi invocare sia fatta la tua volontà vorrà dire “agisci in me, Signore, affinché io mi possa espropriare sempre più del mio ego, e possa diventare sempre più me stesso”. La volontà di Dio sarà compiuta quando tutti i suoi figli potranno giungere alla felicità. Tutti!

✨✨✨✨✨✨

Nuvole bianche

Guardo il cielo e incastonate nella trasparenza dell’azzurro le nuvole, così belle da incantarsi, e immaginare un artista divino che col suo pennello di vento accarezza il cielo e disegna forme bianche così leggere.

Più in basso un venticello leggero scompiglia la vita, solletica foglie e alberi, fa volteggiare le mie rondini che felici ringraziano il cielo, la vita.

Dio, il vento, le rondini…

sono creativi, sono continuamente capaci di modellare il creato e se stessi.

Ho imparato che essere creativi è medicina, una delle migliori cure per l’intera vita.

Qualcuno scriveva che la creatività non è un sostantivo e nemmeno un verbo: è un luogo, un’unione, un raduno. Onorare la nostra creatività vuol dire osservare, risvegliarci, non essere più solo consumatori del nostro tempo, delle nostre relazioni, delle cose che abbiamo a disposizione, ma anche divenire a nostra volta partecipi, creatori di legami profondi con il mondo e con le cose. L’immaginazione è centrale in questo processo: ci desta dal torpore. Se non nutriamo la nostra immaginazione, la nostra anima non sente più, si addormenta, si anestetizza, si allontana dalla commozione, dallo stupore. Ci sono giorni in cui occorre rischiare, ritrovare il coraggio, il desiderio.

Forse essere creativi è il modo migliore per vivere senza sopravvivere.

Mi metterò alla scuola delle rondini, del vento, e di Dio.

Fra Giorgio

Non lasciate che la giornata termini senza essere cresciuti un po’, senza aver sorriso molto, senza avere alimentato i propri sogni. Non fatevi vincere dallo scoraggiamento. Non desistete dal desiderio di rendere la vostra vita straordinaria.

Walt Whitman

da FB gruppo fraternità di Romena

Lungo molti anni a grande prezzo viaggiando attraverso molti paesi andai a vedere alte montagne; soltanto non vidi dallo scalino della mia porta la goccia di rugiada che scintillava sulla spiga di grano.

www.romena.it

preghiera del ricominciare:

“Ricomincio dall’umiltà della terra in primavera quando si riapre dopo il duro inverno, dalla spontaneità dei fiori quando sbocciano dai binari, dal tener tesa la mano come un ramo alla pioggia.
Ricomincio dalla gioia di un bambino che da sola illumina il mondo, dalla pazienza di un vecchio mentre guarda il suo tramonto, dalla bellezza di ogni uomo quando offre la sua fragilità.

Ricomincio togliendo le serrature dalle porte, le porte dai cardini perché lo spirito passi e mi trovi pronto ad accogliere il suo soffio di vita.

Ricomincio con la libertà del viandante che si affida al nuovo dei suoi passi. Partendo adesso potrei portare la primavera alla tua festa.”

Luigi Verdi

www.romena.it/rubriche/sguardi-su-romena

www.smariadelcengio.it commenti-al-vangelo-domenica-28-luglio-p-ermes

I commenti di p. Ermes al Vangelo della domenica sono due:

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: “Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdona a noi i nostri peccati, anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore, e non abbandonarci alla tentazione”» (…)  Lc 11, 1-13

  1. per gli amici dei social

Il Padre Nostro non va solo recitato, va imparato ogni giorno di nuovo sulle
ginocchia della vita: nelle carezze della gioia, nel graffio delle spine, nella fame
dei fratelli.

Insegnaci a pregare, adesso!
Pregare non significa dire preghiere e neppure chiedere cose. Pregare significa
evocare dei volti, e il volto dei volti è quello del Padre. Gesù non pregava per
ottenere qualcosa, ma per uscire trasformato dall’incontro.
Pregare è riattaccarci a Dio, come si attacca la bocca alla fontana, è dare a Dio del
padre, dargli del papà innamorato dei suoi figli e non del signore o re o giudice.
Chiamare accanto non il Dio che si impone, ma quello che sa di abbracci; affettuoso,
vicino, caldo, cui chiedere le poche cose indispensabili per vivere bene. Chiedendole
da fratelli, dimenticando le parole io e mio, perché fuori dalla grammatica di Dio.
Fuori dal Padre Nostro, dove mai si dice “io”, mai “mio”, ma sempre Tu, tuo e
nostro. Parole che nella preghiera stanno lì come braccia aperte: il tuo Nome, il
nostro pane, Tu dona, Tu perdona.
La prima cosa da chiedere: che il Tuo nome sia santificato. Il nome contiene, nel
linguaggio biblico, tutta la persona: è come chiedere Dio a Dio, chiedere che Dio ci
doni Dio. E il nome di Dio è amore: che l’amore sia santificato sulla terra, da tutti. Se
c’è qualcosa di santo, qualcosa di eterno in noi, è la nostra capacità di amare e di
essere amati.
Venga il tuo regno, nasca la terra nuova come tu la sogni, la nuova architettura del
mondo e dei rapporti umani che il Vangelo ha seminato.
Dacci il pane nostro quotidiano. Il Padre nostro mi vieta di chiedere solo per me: “il
pane per me è un fatto materiale, il pane chiesto per mio fratello è un fatto spirituale”
(N. Berdiaev).

Dona a noi tutti ciò che ci fa vivere, il pane e l’amore, entrambi
indispensabili per la vita piena, entrambi necessari giorno per giorno.
E perdona i nostri peccati, togli tutto ciò che invecchia il cuore e lo rinchiude; dona
la forza per salpare ad ogni alba verso terre intatte. Libera il futuro. 

E noi, che così
conosceremo come il perdono potenzi la vita, lo doneremo ai nostri fratelli e a
noi stessi, per tornare leggeri a costruire di nuovo la pace.
Non abbandonarci alla tentazione. Non ti chiediamo di essere esentati dalla prova,
ma di non essere lasciati soli a lottare contro il male. E dalla sfiducia e dalla paura
tiraci fuori; e da ogni ferita o caduta rialzaci tu, Samaritano buono delle nostre vite.

Il Padre Nostro non va solo recitato, va imparato ogni giorno di nuovo sulle
ginocchia della vita: nelle carezze della gioia, nel graffio delle spine, nella fame
dei fratelli. 

Bisogna avere molta fame di vita per pregare bene.
Fame di Dio, perché nella preghiera non ottengo delle cose, ottengo Dio stesso. Un
Dio che non signoreggia ma si coinvolge, che intreccia il suo respiro con il mio, che
mescola le sue lacrime con le mie, che chiede solo di essermi amico. E non potevo
desiderare avventura migliore.

www.smariadelcengio.it/attivita/27565/commenti-al-vangelo-domenica-28-luglio

2. per Avvenire

Padre Nostro, la preghiera che unisce terra e cielo

Non abbandonarci alla tentazione. Non lasciarci soli a salmodiare le nostre paure.

Signore insegnaci a pregare. Tutto prega nel mondo: gli alberi della foresta e i gigli del campo, monti e colline (…)

continua su Avvenire

🙏🏻padre della notte…🌚

San Giacomo

25 Luglio 🙏🏻 Il patrono dei pellegrini.

San Giacomo il Maggiore

www.vaticano.com/san-giacomo-il-maggiore-patrono-dei-pellegrini/

 

Oggi si celebra la memoria liturgica di San Giacomo, uno dei santi più noti e il suo nome da sempre è collegato alla volontà e alla scelta di intraprendere un cammino, fisico o spirituale. San Giacomo di Zebedeo o san Giacomo il Maggiore fu uno dei primi discepoli a immolarsi e morire per Gesù. Il Cammino di Santiago, che vede come tappa conclusiva il santuario a lui dedicato in Galizia, a Santiago di Compostela, è uno dei percorsi più famosi al mondo per la sua storia millenaria.

Papa Giovanni Paolo II, pellegrino a Santiago nel 1982, parlò della “testimonianza di fede che, lungo i secoli, intere generazioni di pellegrini hanno voluto quasi toccare con le proprie mani o baciare con le proprie labbra, venendo appositamente alla Cattedrale di Santiago sino dai Paesi europei e dall’Oriente. I Papi, da parte loro, diedero impulso a questi pellegrinaggi, che avevano come mete anche Roma e Gerusalemme”. E poi, approfondendo il tema del cammino, aggiunse: “Il senso e lo stile del Pellegrinaggio è profondamente radicato nella visione cristiana della vita e della Chiesa.

La via per Santiago animò una vigorosa corrente spirituale e culturale di fecondo intercambio fra i popoli d’Europa. Però quanto realmente cercavano i pellegrini, con il loro atteggiamento umile e penitente, era la testimonianza della fede cui mi sono riferito prima: la fede cristiana che sembra palpitare nelle pietre compostelane con le quali è costruita la Basilica del Santo”.

A raccontare brevemente per Avvenire la devozione per san Giacomo, nel giorno in cui si celebra la sua festa, è l’arcivescovo di Lucca, Paolo Giulietti, da sempre grande appassionato di pellegrinaggi.

www.avvenire.it/multimedia/pagine/san-giacomo-patrono-dei-pellegrini

Allarga lo spazio della tua tenda stendi i teli della tua dimora,  allunga le cordicelle,  rinforza i tuoi paletti.

PREGHIERA DELLA MESSA DEL 21 LUGLIO

Noi abbiamo voluto fare i moderni, abbiamo distrutto tante cose con questa modernità; abbiamo ucciso anche tante parole che ci sembravano deboli, come la tenerezza, come la gentilezza e come la provvidenza.

Una delle parole che mi sta più a cuore dei nostri nonni, è la provvidenza, a cui non crediamo più. Perché pretendiamo senza accogliere.

La provvidenza non viene così, la provvidenza arriva se ti muovi, non se stai fermo ad aspettare che arrivino i miracoli.

La provvidenza degli angeli, e poi viene fuori questo miracolo del figlio inaspettato (in riferimento alla promessa fatta ad Abramo nella lettura). È perché Abramo apre la porta, Abramo accoglie, altrimenti non sarebbe successo nulla.

E allora vorrei fare l’ultima preghiera, proprio sulla provvidenza. Perché ognuno di noi la possa risentire viva dentro di sé:

“Provvidenza parola detta con tanta naturalezza. Ma per i nostri nonni la provvidenza era come una luce che splende dall’altra riva, come la luna e le stelle che illuminano il cammino di una notte, era il loro appuntamento con un eco che parlava di futuro, era il lievito del pane quotidiano. Attendevano i nostri nonni la provvidenza, con schiene dritte e volentieri. Accoglievano Dio nella loro casa, perché lo sentivano camminare dentro i giorni, vedevano crescere il grano e contemporaneamente vedevano un angelo volargli accanto.

Quando mi sorreggo alla provvidenza, sento in me una pace calda e finiscono i miei lamenti, sento ogni giorno, con tanta semplicità, che il mio cuore batte più regolare.

Provvidenza, dono del cielo diretto ai mansueti, ai miti e a tutti i custodi della vita.”

Luigi Verdi

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www.romena.it/rubriche/il-vangelo-della-domenica

Luoghi e Persone

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“Allarga lo spazio della tua tenda
stendi i teli della tua dimora, 
allunga le cordicelle, 
rinforza i tuoi paletti”
Isaia 54,2

www.romena.it/compagni-di-viaggio/luoghi-e-persone