Mettersi all’ultimo posto

Ma che scopo ha invitare i più poveri dei poveri? Per noi, che siamo tutti prigionieri di una vita di scopi? Tu invitali e assicurati che non possano restituirti niente.

 

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SOLO L’AMORE CHE NON CERCA IL CONTRACCAMBIO RIEMPIE DI SPERANZA

Sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Che strano: sembrano quattro categorie di persone infelici questi “poveri, storpi, zoppi, ciechi” da invitare alla tua tavola, eppure sarai beato…

Con le parole di Gesù entriamo in una vertigine, un territorio che va al di là del diritto/dovere, oltre la legge un po’ gretta della reciprocità: verso una sorta di divina follia.

Gesù amava i banchetti. Invitarlo però era correre un bel rischio, il rischio di gesti e parole capaci di mettere sottosopra la cena, di mandare in crisi padroni e invitati.

La gente stava ad osservare Gesù e Gesù osservava gli invitati… Vai all’ultimo posto. La sua pedagogia è “opporre ai segni del potere, il potere dei segni” (Tonino Bello), segni che tutti capiscono perché parlano al cuore.

Quando offri un pranzo non invitare parenti amici fratelli vicini (belli questi quattro segmenti del cerchio caldo degli affetti e della gioiosa geografia del cuore), non invitarli, perché tutto non si chiuda nell’equilibrio immobile, nella illusione del pareggio tra dare e avere.

Ma invita poveri, storpi, zoppi, ciechi. Ecco di nuovo quattro gradini che ti portano oltre il cerchio della famiglia, oltre la gratificazione della reciprocità, che aprono finestre su un mondo nuovo.

Ma che scopo ha invitare i più poveri dei poveri? Per noi, che siamo tutti prigionieri di una vita di scopi? “Noi amiamo per, preghiamo per, compiamo opere buone per… Ma motivare l’amore non è amare; avere una ragione per donare non è dono puro, avere una motivazione per pregare non è preghiera perfetta” (Vannucci).

Tu invitali e assicurati che non possano restituirti niente.

Sarà forse un pranzo un po’ triste per te? Ma per loro sarà un pranzo felice e tu sarai beato! Beato perché agisci come agisce Dio! La gioia più grande, e tutti l’abbiamo sperimentata, è quella che da te defluisce e che riattingi, moltiplicata, dal volto dell’altro.

Il Dio dei capovolgimenti, dell’Esodo, di Giobbe, della croce, è ancora all’opera. Amare riamati basta a riempire la propria vita.

Ma solo l’amore che non cerca il contraccambio, solo la carità (parola che sembra vecchia e fuori moda ma che il vangelo rifà vergine di nuovo) riempie di speranza e di viventi. “La nostra infinita tristezza si cura soltanto con un infinito amore” (fine della Ev. Ga.).

Vangelo stravolgente e contromano, che convoca un altro modo di essere uomini con il coraggio di volare alto nel cielo di Dio. Divino vangelo che mette a soqquadro la logica del tornaconto. E mi dà gioia pensare che il Signore mi invita su queste strade un po’ folli ma così libere, certo che nessun sistema sociale può esaurire la forza giovane del Vangelo, e che il Regno crescerà dentro ogni sistema come una falla di luce.

(Lc 14, 1. 7-14)

Commento al Vangelo di Padre ERMES.

www.avvenire.it/rubriche/pagine/mettersiall-ultimoposto-quello-di-dio

NB

✨✨✨✨✨✨

Eco di riflessioni sul Vangelo…

L’ultimo posto non lo si sceglie per modestia, per umiltà, per inadeguatezza.

L’ultimo posto lo scegli per fare spazio e dare importanza a chi non ne ha.

L’ultimo posto lo scegli perché sai che lì troverai chi è stato scartato, incompreso, dimenticato.

L’ultimo posto lo scegli quando, anziché urlare “prima i nostri”, ti fai guidare da un solo indirizzo: prima gli ultimi.

Invece, quando sei invitato, va’ a metterti all’ultimo posto, perché venendo colui che ti ha invitato ti dica:

Amico, passa più avanti.

Per meno di tutto non vale la pena

✨✨✨✨✨✨✨

UMILTÀ:

L’umiltà è l’adesione a Dio

Sostituire Il mio Io con il Tu di Dio

2 thoughts on “Mettersi all’ultimo posto

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