La pazienza dell’Amore

Vuoi venire anche tu?” E’ l’invito della teologa e biblista Antonella Anghinoni

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29 settembre “La pazienza dell’amore”:

la domenica delle famiglie insieme alla biblista Antonella Anghinoni

loc pazienza amore“Mi piace parlare ai bambini dei personaggi della Bibbia, condurli in terre e tempi lontani, lì dove Dio si è fatto incontrare dagli uomini e dalle donne che lo hanno voluto conoscere. Vuoi venire anche tu?” E’ l’invito della teologa e biblista Antonella Anghinoni che ci accompagnerà con le sue riflessioni nella domenica dedicata alle famiglie il prossimo 29 settembre (scarica locandina).

Anghinoni ha infatti scrittoracconti rivolti al pubblico dei piccoliraccolti nella collana “I Petali” (edita da Paoline): in questi libri ha dato voce a dieci figure femminili importanti, ma poco ricordate, della Bibbia immaginando Maria che racconta al figlio la storia di dieci “madri nella fede”.
Laureata in Teologia alla Pontificia Università Gregoriana di Roma, docente di Antico Testamento all’Istituto Superiore di Scienze Religiose Santa Maria di Monte Berico, a Vicenza, 

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Prendi su di te una porzione grande di amore, altrimenti non vivi; prendi la porzione di dolore che ogni amore comporta, altrimenti non ami.

I commenti di p. Ermes al Vangelo della domenica sono due:

  • il primo per gli amici dei social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, una folla numerosa andava con Gesù. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. […] Luca 14,25-33

per i social

Conchiglia spezzata

Gesù si volta per mettere in guardia la grande folla, chiarendo bene che
cosa comporti seguirlo. Non illude mai, lui. Non strumentalizza entusiasmi
o debolezze, vuole invece adesioni meditate, mature e libere. E indica le
condizioni per seguirlo. Radicali.
Se uno non odia suo padre, sua madre… Questo strano verbo “odiare”in
bocca a Gesù, significa, nel linguaggio semitico, “amare di meno”, non
restare chiuso nel piccolo cerchio della propria casa, facendone la misura
del futuro. Gesù non insegna l’odio, lui che è stato la tenerezza in
persona, né capovolge il quarto comandamento.
Se uno non odia la propria vita… Ma la vita si ama! Gesù intende dire: tu
non sei la misura di te stesso; l’uomo è più che solo un uomo.
Sembrano le parole di uno fuori dalla realtà, di un esaltato.. Parole dure,
che diresti la crocifissione del cuore, e invece ne sono la risurrezione.
Parole che spezzano la conchiglia per trovare la perla.
Nel Vangelo la parola “croce” contiene il vertice e il riassunto della storia
di Gesù. Croce è: amore senza misura e senza rimpianti, disarmato amore
che non si arrende, non inganna, non tradisce. Che va fino alla fine. Gesù
possiede la chiave dell’andare fino in fondo alle ragioni dell’amore.
Il centro di queste frasi non sta in una serie di “no” detti alle cose belle
della vita, ma in un “sì” detto a una cosa più bella ancora, che Dio solo ha e
nessun altro può dare. Non una rinuncia, ma una conquista. È come se Gesù
dicesse: tu sai quanto è bello voler bene a padre, madre, moglie o marito,
ai figli, quanto fa bene e quanto fa vivere. Io ti offro un bene ancora più
grande e bello, che non toglie niente, aggiunge forza, gioia, profondità.
Allora amare di più e portare la croce si illuminano a vicenda. 

Prendi su di
te una porzione grande di amore, altrimenti non vivi; prendi la
porzione di dolore che ogni amore comporta, altrimenti non ami.

C’è folla grande attorno a Gesù, eppure il Nazareno non si esalta per il
numero, non cerca l’applauso, ma la totalità del cuore. Anche solo da parte
di dodici, o da meno ancora, quando dirà: volete andarvene anche voi? Da
uno almeno che, come Pietro, abbia il cuore di dire: tu solo hai parole che
fanno viva, finalmente, la vita.

Le parole di Gesù sono come i chiodi della crocifissione: entrano nella
carne viva, ti fissano alla sua proposta; Gesù non vuole tanto, vuole tutto.
Ma a chi interessa diventare il discepolo delineato da Luca, un povero
Giobbe cui sono tolte amicizie e amori, e la sua vita è una collina di croci,
ed è più povero dei poveri? È questo l’uomo nuovo? Senza amori, senza
casa, solo, crocifisso, senza pane, figlio solo di sottrazioni e di abbandoni?
È questa la storia alternativa che il Vangelo propone?
Parole pericolose se capite male, ma a capirle a fondo sono bellissime:

non lasciarti risucchiare dalle cose. Lascia giù la zavorra e prendi su di te la
qualità dei sentimenti; impara non ad avere di più, ma ad amare bene.
Questo Gesù non lo ami se non lo conosci, ma se arrivi a conoscerlo non lo
lasci più.

www.smariadelcengio.it
per Avvenire

Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, sua madre… e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo (…)

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