Card. Martini : “la differenza decisiva non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa”.

Lc 12,49-53

Che ardente passione, che energia questo nostro fratello Gesù.

“Pensate che io sia venuto a portare la pace? No, vi dico, ma la divisione”.

Prende spunto dalle famiglie dove spesso regna una pace apparente, non autentica, più simile ad una situazione sbagliata, fatta di silenzi, di egoismi e di mancanza di saggezza, per cui romperla può portare ad una visione più evangelica della vita.

Il riferimento al fuoco ci vuole portare ad una fede ardente, ad una vita vissuta, non estranea a tutte le brutture del mondo. Gesù per primo ce l’ha insegnato, schierandosi dalla parte delle donne, dei bambini, dei lebbrosi, degli storpi, dei ciechi, dei senza diritto.

Avere fede è abbracciare il Suo progetto di vita, risvegliare la coscienza, pensare che un altro mondo sia possibile. E la pace di chi si dona, di chi ama, di chi non si attacca al denaro, di chi non vuole dominare né vendicarsi diventa precisamente la spada, cioè l’urto inevitabile con chi pensa che vivere è dominare, arricchire, divertirsi.

Concludo con una bellissima frase del Card. Martini : “la differenza decisiva non è tra chi crede e chi non crede, ma tra chi pensa e chi non pensa”. Tra chi si domanda che cosa c’è di buono o di sbagliato in ciò che accade, e chi non si domanda niente.

Buona giornata 🤗❤😘

Fratello Abbraccio

Vicenza Campo Marzio

“la vita ti offre ogni mattina un regalo straordinario, che tu dimentichi e butti via, perché sei circondato da troppe ricchezze. Questo regalo è il nuovo giorno che comincia”.

fra Giorgio Bonati

Nel cuore dell’omelia ieri sera raccontavo questa storia, e stamane te la dono.

“Ogni mattina, il potente e ricchissimo re di Bengodi riceveva l’omaggio dei suoi sudditi. Aveva conquistato tutto il conquistabile e si annoiava un po’. In mezzo agli altri, puntuale ogni mattina, arrivava anche un silenzioso mendicante, che porgeva al re una mela. Poi, sempre in silenzio, si ritirava.

Il re, abituato a ricevere ben altri regali, con un gesto un po’ infastidito, accettava il dono, ma appena il mendicante voltava le spalle cominciava a deriderlo, imitato da tutta la corte. Ma il mendicante non si scoraggiava.

Tornava ogni mattina a consegnare nelle mani del re il suo dono. Il re lo prendeva e lo deponeva macchinalmente in una cesta posta accanto al trono. La cesta conteneva tutte le mele portate dal mendicante con gentilezza e pazienza. E ormai straripava.

Un giorno, la scimmia prediletta del re prese uno di quei frutti e gli diede un morso, poi lo gettò sputacchiando ai piedi del re. Il sovrano, sorpreso, vide apparire nel cuore della mela una perla bellissima.

Fece subito aprire tutti i frutti accumulati nella cesta e trovò all’interno di ogni mela una perla.

Meravigliato, il re fece chiamare lo strano mendicante e lo interrogò.

“Ti ho portato questi doni, sire – rispose l’uomo -, per farti comprendere che la vita ti offre ogni mattina un regalo straordinario, che tu dimentichi e butti via, perché sei circondato da troppe ricchezze. Questo regalo è il nuovo giorno che comincia”.

A noi non basta svegliarci ogni mattina, serve ri-svegliarci, serve aver consapevolezza che tutto ci è dato, consegnato, come un dono, e che solo se lo sapremo “custodire e coltivare”, porterà frutto.

Lo chiederemo agli alberi…

“L’UOMO È INFINITAMENTE PICCOLO DI FRONTE ALLA NATURA, MA INFINITAMENTE GRANDE SE ACCETTA DI FARNE PARTE”

“Gli alberi sono lo sforzo infinito della terra per parlare al cielo in ascolto”. Con queste parole del poeta bengalese Tagore giunge una freccia di luce in questa grigia giornata, frase che racchiude in se il senso profondo della vita, tenere attaccato il cielo alla terra, ricordarci che siamo impasto di carne e spirito.

I fratelli alberi sono presenze preziose nella nostra vita e un giorno sono andato a guardare quando nella creazione fossero stati creati, e con sorpresa leggo nella Genesi che il terzo giorno, insieme al mare e alla terra Dio crea gli alberi “che fanno frutto con il seme ciascuno secondo la sua specie”.

Ancora non è creato il sole e la luna, e già gli alberi sono li, come braccia che tengono unito cielo e terra!

La narrazione della creazione è chiaramente un ‘mito’, simile a molte narrazioni di altre tradizioni, e la domanda a cui cerca di rispondere non è ‘come’ è stato fatto il mondo, ma ‘perché?’

‘L’albero, nel cui frutto abita il seme della sua rinascita’ dice la Genesi, è la risposta più bella: la vita nasce e rinasce, eternamente, naturalmente.

E allora oggi mi metto alla loro scuola, e un piccolo grazie sgorgherà dal cuore incontrandoli.

Inizio pregando con queste bellissime parole della Comunità delle diaconesse di Strasburgo:

“Signore, essere in te come un albero dalle radici profonde

che attinge alle sorgenti della vita,

come un albero ben diritto e levato verso il cielo

aperto al vento del tuo Spirito.

Signore, essere in te come un albero,

che vive al ritmo delle stagioni,

e che porta frutti al suo tempo

e nuovi germogli dopo l’inverno.

Essere in te come un albero che porta la vita.”

Fra Giorgio

“L’UOMO È INFINITAMENTE PICCOLO DI FRONTE ALLA NATURA, MA INFINITAMENTE GRANDE SE ACCETTA DI FARNE PARTE”

Blaise Pascal

Il nocciolo Parola prêt-à-porter della Fraternità parrocchiale di Papiano 7 – 13 ottobre 2019

Lun. 7: Invece un samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in albergo e si prese cura di lui. Il giorno seguente, tirò fuori due denari e gli diede all’albergatore dicendo: “Abbi cura di lui; cil che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. (Lc 10, 33-35)

Mt.8: Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi di Gesù, ascoltava la sua parola. (Lc 10, 39)

Merc.9: Gesù si trovava in un luogo deserto a pregare. (Lc 11,1)

Giov.10: “È inutile servire Dio: che vantaggio abbiamo ricevuto dall’aver ascoltato i suoi comandamenti?” (Ml 3,14).

Ven.11: “Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull’altra” (Lc 11, 17)

Sab.12: “Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano” (Lc 11,28)

Dom.13: Durante il viaggio verso Gerusalemme, Gesù attraversò la Samaria e la Galilea. Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: «Gesù maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono sanati. Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce; e si gettò ai piedi di Gesù per ringraziarlo. Era un Samaritano. Ma Gesù osservò: «Non sono stati guariti tutti e dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato chi tornasse a render gloria a Dio, all’infuori di questo straniero?». E gli disse: «Alzati e và; la tua fede ti ha salvato!».

Ricordiamo che questa settimana si è concluso il “Tempo del creato: i cristiani uniti per difendere la casa comune”, un mese di iniziative e riflessioni sui tempi ambientali che noi abbiamo accompagnato con la lettura di stralci dall’enciclica Laudato sì di papa Francesco che concludiamo oggi. L’invito è ancora una volta quello di farsi in prima persona promotori di uno stile di vita responsabile e sostenibile.

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html

CAPITOLO QUINTO

ALCUNE LINEE DI ORIENTAMENTO E DI AZIONE

163. Ho cercato di prendere in esame la situazione attuale dell’umanità, tanto nelle crepe del pianeta che abitiamo, quanto nelle cause più profondamente umane del degrado ambientale. Sebbene questa contemplazione della realtà in sé stessa già ci indichi la necessità di un cambio di rotta e ci suggerisca alcune azioni, proviamo ora a delineare dei grandi percorsi di dialogo che ci aiutino ad uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando.

I. IL DIALOGO SULL’AMBIENTE NELLA POLITICA INTERNAZIONALE

164. Dalla metà del secolo scorso, superando molte difficoltà, si è andata affermando la tendenza a concepire il pianeta come patria e l’umanità come popolo che abita una casa comune. Un mondo interdipendente non significa unicamente capire che le conseguenze dannose degli stili di vita, di produzione e di consumo colpiscono tutti, bensì, principalmente, fare in modo che le soluzioni siano proposte a partire da una prospettiva globale e non solo in difesa degli interessi di alcuni Paesi. L’interdipendenza ci obbliga a pensare a un solo mondo, ad un progetto comune. Ma lo stesso ingegno utilizzato per un enorme sviluppo tecnologico, non riesce a trovare forme efficaci di gestione internazionale in ordine a risolvere le gravi difficoltà ambientali e sociali. Per affrontare i problemi di fondo, che non possono essere risolti da azioni di singoli Paesi, si rende indispensabile un consenso mondiale che porti, ad esempio, a programmare un’agricoltura sostenibile e diversificata, a sviluppare forme rinnovabili e poco inquinanti di energia, a incentivare una maggiore efficienza energetica, a promuovere una gestione più adeguata delle risorse forestali e marine, ad assicurare a tutti l’accesso all’acqua potabile.

II. IL DIALOGO VERSO NUOVE POLITICHE NAZIONALI E LOCALI

178. Il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta anche da popolazioni consumiste, rende necessario produrre crescita a breve termine. Rispondendo a interessi elettorali, i governi non si azzardano facilmente a irritare la popolazione con misure che possano intaccare il livello di consumo o mettere a rischio investimenti esteri. La miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi. Si dimentica così che «il tempo è superiore allo spazio», che siamo sempre più fecondi quando ci preoccupiamo di generare processi, piuttosto che di dominare spazi di potere. La grandezza politica si mostra quando, in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene comune a lungo termine. Il potere politico fa molta fatica ad accogliere questo dovere in un progetto di Nazione.

III. DIALOGO E TRASPARENZA NEI PROCESSI DECISIONALI

185. In ogni discussione riguardante un’iniziativa imprenditoriale si dovrebbe porre una serie di domande, per poter discernere se porterà ad un vero sviluppo integrale: Per quale scopo? Per quale motivo? Dove? Quando? In che modo? A chi è diretto? Quali sono i rischi? A quale costo? Chi paga le spese e come lo farà? In questo esame ci sono questioni che devono avere la priorità. Per esempio, sappiamo che l’acqua è una risorsa scarsa e indispensabile, inoltre è un diritto fondamentale che condiziona l’esercizio di altri diritti umani. Questo è indubitabile e supera ogni analisi di impatto ambientale di una regione.

IV. POLITICA ED ECONOMIA IN DIALOGO PER LA PIENEZZA UMANA

189. La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana.

191. […] dobbiamo convincerci che rallentare un determinato ritmo di produzione e di consumo può dare luogo a un’altra modalità di progresso e di sviluppo. Gli sforzi per un uso sostenibile delle risorse naturali non sono una spesa inutile, bensì un investimento che potrà offrire altri benefici economici a medio termine. 193. In ogni modo, se in alcuni casi lo sviluppo sostenibile comporterà nuove modalità per crescere, in altri casi, di fronte alla crescita avida e irresponsabile che si è prodotta per molti decenni, occorre pensare pure a rallentare un po’ il passo, a porre alcuni limiti ragionevoli e anche a ritornare indietro prima che sia tardi. Sappiamo che è insostenibile il comportamento di coloro che consumano e distruggono sempre più, mentre altri ancora non riescono a vivere in conformità alla propria dignità umana. Per questo è arrivata l’ora di accettare una certa decrescita in alcune parti del mondo procurando risorse perché si possa crescere in modo sano in altre parti.

194. […] Semplicemente si tratta di ridefinire il progresso. Uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore, non può considerarsi progresso. D’altra parte, molte volte la qualità reale della vita delle persone diminuisce – per il deteriorarsi dell’ambiente, la bassa qualità dei prodotti alimentari o l’esaurimento di alcune risorse – nel contesto di una crescita dell’economia. In questo quadro, il discorso della crescita sostenibile diventa spesso un diversivo e un mezzo di giustificazione che assorbe valori del discorso ecologista all’interno della logica della finanza e della tecnocrazia, e la responsabilità sociale e ambientale delle imprese si riduce per lo più a una serie di azioni di marketing e di immagine.

CAPITOLO SESTO

EDUCAZIONE E SPIRITUALITÀ ECOLOGICA

202. Molte cose devono riorientare la propria rotta, ma prima di tutto è l’umanità che ha bisogno di cambiare. Manca la coscienza di un’origine comune, di una mutua appartenenza e di un futuro condiviso da tutti. Questa consapevolezza di base permetterebbe lo sviluppo di nuove convinzioni, nuovi atteggiamenti e stili di vita. Emerge così una grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione.

206. Un cambiamento negli stili di vita potrebbe arrivare ad esercitare una sana pressione su coloro che detengono il potere politico, economico e sociale. È ciò che accade quando i movimenti dei consumatori riescono a far sì che si smetta di acquistare certi prodotti e così diventano efficaci per modificare il comportamento delle imprese, forzandole a considerare l’impatto ambientale e i modelli di produzione. È un fatto che, quando le abitudini sociali intaccano i profitti delle imprese, queste si vedono spinte a produrre in un altro modo. Questo ci ricorda la responsabilità sociale dei consumatori. «Acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico». Per questo oggi «il tema del degrado ambientale chiama in causa i comportamenti di ognuno di noi».

208. E’ sempre possibile sviluppare una nuova capacità di uscire da sé stessi verso l’altro. Senza di essa non si riconoscono le altre creature nel loro valore proprio, non interessa prendersi cura di qualcosa a vantaggio degli altri, manca la capacità di porsi dei limiti per evitare la sofferenza o il degrado di ciò che ci circonda. L’atteggiamento fondamentale di auto-trascendersi, infrangendo la coscienza isolata e l’autoreferenzialità, è la radice che rende possibile ogni cura per gli altri e per l’ambiente, e fa scaturire la reazione morale di considerare l’impatto provocato da ogni azione e da ogni decisione personale al di fuori di sé. Quando siamo capaci di superare l’individualismo, si può effettivamente produrre uno stile di vita alternativo e diventa possibile un cambiamento rilevante nella società.

IV. GIOIA E PACE

222. La spiritualità cristiana propone un modo alternativo di intendere la qualità della vita, e incoraggia uno stile di vita profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo. È importante accogliere un antico insegnamento, presente in diverse tradizioni religiose, e anche nella Bibbia. Si tratta della convinzione che “meno è di più”. Infatti il costante cumulo di possibilità di consumare distrae il cuore e impedisce di apprezzare ogni cosa e ogni momento. Al contrario, rendersi presenti serenamente davanti ad ogni realtà, per quanto piccola possa essere, ci apre molte più possibilità di comprensione e di realizzazione personale. La spiritualità cristiana propone una crescita nella sobrietà e una capacità di godere con poco. È un ritorno alla semplicità che ci permette di fermarci a gustare le piccole cose, di ringraziare delle possibilità che offre la vita senza attaccarci a ciò che abbiamo né rattristarci per ciò che non possediamo. Questo richiede di evitare la dinamica del dominio e della mera accumulazione di piaceri.

Amazzonia e Sinodo in Vaticano “A Sua Immagine” e don Gigi con Simona Atzori

Don Luigi con Simona Atzori

Due puntate dedicate all’Amazzonia e al Sinodo in Vaticano (6-27 ottobre) per “A Sua Immagine”, programma di informazione religiosa e culturale su Rai Uno. Oggi, sabato 5, e domani, domenica 6 ottobre, si affronteranno questi temi con un taglio speciale: anzitutto un documentario inedito dedicato al polmone verde del mondo insieme al cappuccino fra Paolo Maria Braghini; una puntata talk, quella domenicale, interamente incentrata sul Sinodo voluto da Papa Francesco; infine, appuntamento con “Le ragioni della speranza”, con il commento del Vangelo curato da don Luigi Verdi.
Nel dettaglio. Oggi pomeriggio, alle 15 su Rai Uno, “A Sua Immagine” andrà in onda in chiave inedita, con un documentario. Si tratta di un viaggio della troupe del programma, con la regista Maria Amata Calò, nel cuore della regione amazzonica, incontrando i popoli che abitano quella terra e i tanti missionari. Guida d’eccezione è fra Paolo Maria Braghini, cappuccino da 15 anni in America Latina, che ha accompagnato “A Sua Immagine” in territori spesso mai ripresi della telecamere.
Alle 16.15 spazio a “Le ragioni della speranza”: a commentare il Vangelo della domenica è don Luigi Verdi, sacerdote fondatore delle Fraternità di Romena, che questa settimana incontra Simona Atzori, ballerina, scrittrice e pittrice.
“Sinodo sull’Amazzonia” è il titolo della puntata speciale di “A Sua Immagine” di domani, in diretta alle ore 11.30 su Rai Uno. In occasione dell’apertura ufficiale del Sinodo indetto in Vaticano da Papa Francesco, dal 6 al 27 ottobre, in studio con la conduttrice Lorena Bianchetti ne parlano Maria Amata Calò (regista di “A Sua Immagine”), Alessandro Gisotti (Direzione editoriale del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede) e fra Ricardo Luiz Farias de Santana (cappuccino e missionario nato in Amazzonia). Chiude la puntata alle 12 l’ascolto e il commento, in diretta da piazza San Pietro, dell’Angelus di Papa Francesco.
“A Sua Immagine” è un programma realizzato dalla Rai e dalla Conferenza episcopale italiana, firmato da Laura Misiti e Gianni Epifani, con la conduzione di Lorena Bianchetti. Per rivedere le puntate del programma e gli speciali, è possibile consultare il sito Raiplay.it oppure Ceinews.it.

 

A Sua immagine 2018/19

Speciale Amazzonia – 05/10/2019

A Sua immagine Speciale Amazzonia – Puntata speciale e commento al Vangelo di don Luigi Verdi. Conduce Lorena Bianchetti Un programma di Gianni Epifani e Laura Misiti Commento al Vangelo di don Luigi Verdi

raiplay/video/2019/10/a-sua-immagine-speciale-amazzonia

Analisi. Amazzonia, «casa comune». Perché il Sinodo ci riguarda

Un'immagine aerea dell'imponente corso del Rio delle Amazzoni

Come si può ancora non comprendere «che la difesa della madre terra non ha altra finalità che non sia la difesa della vita?». Con queste parole il 19 gennaio 2019 a Madre de Dios in Perù, nel cuore della foresta amazzonica, papa Francesco aveva voluto dare inizio, con più di un anno d’anticipo, al Sinodo sull’Amazzonia che da domenica 6 ottobre, per tre settimane, vedrà riuniti nella Sede di Pietro i vescovi della Chiesa universale. Il Papa aveva scelto un luogo chiave: le sorgenti del Grande fiume, il Rio delle Amazzoni, l’arteria d’acqua che con i suoi affluenti scorre come sangue nelle vene per la flora e la fauna del territorio, come sorgente dei suoi innumerevoli popoli e delle loro millenarie culture fiorite in stretta connessione con l’ambiente e dà la vita non solo a un intero Continente ma al mondo. Un luogo, dunque, rappresentativo e decisivo, d’importanza planetaria, come lo è l’intera regione Pan-amazzonica che si estende per quasi otto milioni di chilometri e contribuisce in maniera determinante alla vita sulla Terra. Un bicchiere d’acqua su cinque e un respiro su cinque di ogni persona, di ogni essere vivente, si calcola venga dal bacino amazzonico. Senza l’Amazzonia pertanto il mondo non ha speranza di vita. Qui si gioca il futuro del pianeta e dell’umanità. Ma proprio in questa grande regione si è scatenata una grave crisi ambientale e sociale causata da una prolungata ingerenza umana, in cui predomina una cultura dello scarto e uno sfruttamento sconsiderato delle risorse naturali.

La causa profonda della crisi è strettamente collegata al modello dominante di sviluppo adottato, quello che l’enciclica Laudato si’ indica con l’espressione di «globalizzazione del paradigma tecnocratico». Un modello che induce a considerare la terra alla stregua di una merce. E come tale essa può essere sfruttata, degradata e depredata senza scrupoli e senza rendere conto a nessuno per accumulare denaro. La più grande foresta pluviale del pianeta è così oggi vittima della maggiore distruzione artificiale di ogni tempo perché al centro della disputa mondiale per l’accaparramento delle risorse naturali: gas, petrolio, legno, oro, monocolture. E nuove forme di colonialismo predatorio continuano a divorarla incessantemente, devastando la vita con l’inquinamento ambientale causato dall’estrazione illegale e le sue conseguenze: la tratta di persone, la mano d’opera schiavizzata, l’abuso sessuale, i commerci illeciti: «Mai i popoli originari dell’Amazzonia sono stati minacciati quanto lo sono ora, ai nostri giorni, nelle loro stesse terre». Si tratta di una situazione di emergenza mondiale. È «il cuore della nostra casa comune, è l’opera straordinaria di Dio ferita dall’avidità umana e dal consumo fine a se stesso che oggi ci invita a volgere lo sguardo – ha affermato ancora papa Francesco –. Non possiamo continuare a ignorare questi flagelli. Con la ricchezza della sua biodiversità, multi-etnica, pluriculturale e pluri-religiosa, l’Amazzonia è uno specchio di tutta l’umanità che, a difesa della vita, esige cambiamenti strutturali e personali di tutti gli esseri umani, degli Stati e della Chiesa»…

www.avvenire.it

Don Gigi … “ A Sua immagine”

DON LUIGI VERDI TORNA AD

Immagine

“A SUA IMMAGINE” SU RAI1

A partire dal 28 settembre fino alla fine di novembre, don Luigi Verdi sarà su Rai Uno ne “Le ragioni della speranza”, il consueto programma di commento al Vangelo della domenica inserito nella trasmissione “A sua immagine”.

Ogni sabato alle 16:00 un appuntamento con riflessioni nello stile di Romena: un invito alla semplicità, a cambiare lo sguardo sulla vita, ad usare gli occhi come prolunga del nostro cuore.

wwww.romena.it

Alle 16:15, come sempre, la linea passa al commento al Vangelo. A guidare “Le ragioni della speranza” torna don Luigi Verdi, fondatore della Fraternità di Romena. In questa prima puntata, dedicata all’”oro nelle ferite”, il sacerdote toscano incontrerà, nella sua Pieve del 1100, alcuni cari amici artisti che passano spesso da questo “porto di terra” per trovare un’oasi di pace. Ad accompagnarlo nelle sue riflessioni ci saranno, quindi, Simone Cristicchi, la cantautrice Amara e lo scultore cinese Lau Kwok Hung. Questa puntata, prima e seconda parte, andrà in replica su Rai1, la domenica dalle 06:00 alle 06:30. http://www.asuaimmagine.rai.it –asuaimmagine@rai.it

spettacolomusicasport.com/2019/09/28/a-sua-immagine-lampedusa-lisola-accogliente/