Dall’Omelia di Romena del 17 Novembre

AL MIO AMICO FRATELLO GIORGIO

Novembre è un mese di gioia è nata una delle mie figlie, bellissimi doni della vita, adesso sono due splendide donne e madri. Ma questo novembre non è solo di gioia, è un novembre anche di tristezza e di dolore.

te ne sei andato senza chiedere permesso

senza un perché

sono giorni che raccolgono solo dolore

sono giorni di lacrime che non trovano fine

di un cuore spezzato e sbigottito

dove le forze non trovano respiro

le parole sono biascicate

lo sguardo è perso in quel vuoto non trovando rimedio

e il silenzio diventa re

sono stati anni di legame

che hanno saputo donare speranza e amore

di sorrisi inattesi

di abbracci che si immergevano fino al cuore

di chiacchiere che trovavano la melodia

adesso è un tempo, un tempo da arricchire

di seminare, di coltivare

per far fiorire i frutti che hai lasciato

io cammino ancora su questa terra

fino quando la notte sorprenderà la luce

tienimi un posto vicino a te

che ti possa abbracciare al mio arrivo

Maurizio

Omelia di Romena del 17 Novembre.

Gesù nel Vangelo di oggi mette in dubbio che il mondo così com’è sia un mondo umano.

Perché la visuale che Gesù aveva dell’uomo è molto grande, molto libera.

Gesù prova a scuotere i pilastri che ci imprigionano e Gesù ci riconferma che è sempre vicino a chi ha fame, a chi soffre, a chi grida forte, a chi è disperato.

E solo quando noi uomini e donne non saremo in grado di sopportare questa logica del mondo di oggi noi cambieremo. Nella vita si cambia in due modi: o perché vomiti, perché non ne puoi più, o perché ti innamori. Spererei tanto che visto che tutti noi diciamo che questo mondo di oggi non ci piace granché, invece di stare fermi a lamentarci, cominciassimo a vomitare oppure ad innamorarci di nuovo di una vita nuova.

E io mi chiedo: “Qual’è il contributo che il cristianesimo può dare a questa umanità, a questa società, che questa società non ha?”

Io credo sia la speranza.

La cosa più bella di Gesù è che ha dato sempre speranza. Se c’era un nodo, lo scioglieva, se c’era un muro, crollava, se c’era la morte, inventa la resurrezione. Pensa che non può finire lì, dà sempre speranza in tutti i modi. È la speranza che la storia non va verso l’ignoto, non va verso la morte, ma cammina verso la libertà, verso la vita, verso la gioia.

Questo aveva in mente Giorgio profondamente. E questo suo essere sempre positivo, sembrava che fosse banale. Sembrava apparentemente ancora un bambino, ma dentro di lui, ad averne di bambini così! Averne di persone innamorate così, che riescono sempre, nonostante tutto ed in qualunque momento, a spianare, a cercare la libertà, la vita, la gioia.

E cosa possiamo fare? Dice il Vangelo: Non lasciatevi fregare, non lasciatevi ingannare, non seguite chi è stupido, non seguite chi vi mette paura dentro.

Voi andate a diritto, siate perseveranti. Lo diceva Papa Giovanni aprendo il Concilio: “Nei tempi moderni alcuni non vedono che prevaricazione e rovina, ma a noi sembra di dover dissentire dai profeti di sventura.”

Ci sono sempre i profeti di sventura che non fanno che buttarti giù, che non fanno che frenare la vita.

Ma ci sono anche le persone di speranza, che anche se sono molto realistiche nelle difficoltà nella vita così com’è, continuano a vedere la luce.

Il Vangelo dice che verranno giorni di lutto, di pianto. Non vi terrorizzate, non scappate. Rimanete dentro la vita, non scappate dalla vita.

E Gesù dirà: “Nemmeno un capello del vostro capo morirà.” E qui ci avviciniamo molto a Giorgio. Questa cura di Dio per l’infinitamente piccolo, per i dettagli, per quello che spesso non vediamo.

Vedete, nei tempi di crisi e di stupidità, la prima cosa che si uccide è proprio questa: i dettagli, quelli che contano poco.

E allora restiamo saldi nella perseveranza, restiamo tenaci, restiamo umili, facciamo un quotidiano lavoro, come faceva Giorgio ogni mattina, spedendo quei bellissimi pensieri a cinquemila e più persone, ogni mattina. Facciamo un quotidiano lavoro che si prenda cura della terra, delle ferite, della bellezza, della gioia.

Noi spesso scartiamo il miracolo della vita, mentre Dio è attento ai dettagli. Dio raccoglie ciò che noi disperdiamo.

Luigi Verdi

Dalla messa di Romena del 17 novembre

Oggi vorremmo vivere questa domenica con tutte le poche forze che abbiamo.

Partirei con una frase di Rilke che diceva:

“Se la vostra quotidianità vi sembrerà povera, non date la colpa alla quotidianità. Prendete la colpa voi, di non essere abbastanza poeti dal vederne i miracoli.”

La vita è piena di miracoli, di fantasia. Siamo noi che non abbiamo gli occhi per vederli.

La bellezza di Giorgio erano gli occhi, l’attenzione alle piccole cose.

Proviamoci anche noi nel ricordare Giorgio. Proviamo anche noi ad aprire gli occhi e chiedere la cosa più preziosa: questa attenzione ai miracoli della vita, da qualunque parte.

Luigi Verdi

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