Ma chi gliel’ha fatto fare al Signore di lasciare il privilegio della condizione divina per assumere la debolezza della condizione umana

Natale, la “follia” di Dio e il senso profondo della venuta al mondo di Gesù

Ma chi gliel’ha fatto fare al Signore di lasciare il privilegio della condizione divina per assumere la debolezza della condizione umana?”. In occasione del Natale, su ilLibraio.it la riflessione di un biblista controcorrente, frate Alberto Maggi: “Il Signore l’ha fatto per amore della sua creazione, l’umanità”

Solo un Dio pazzo poteva pensare di diventare un uomo. Ma chi gliel’ha fatto fare al Signore di lasciare il privilegio della condizione divina per assumere la debolezza della condizione umana?
In ogni tempo il sogno dei potenti è stato quello di diventare dèi, di elevarsi sopra di tutti (“Salirò in cielo, sulle stelle di Dio innalzerò il trono… mi farò uguale all’Altissimo”, Is 14,12.14). Raggiungere il Signore è stata anche la massima aspirazione di ogni persona religiosa: salire, spiritualizzarsi, per fondersi misticamente con il Dio invisibile. I potenti pensavano di raggiungere Dio e di essere al suo pari mediante l’accumulo del potere per meglio dominare il popolo; le persone religiose aspiravano a unirsi a Dio attraverso l’accumulo delle preghiere per presentarsi quali modelli di santità. Ma più l’uomo si separava dagli altri per incontrare Dio e più questi pareva allontanarsi, diventare irraggiungibile. 
Con Gesù si è capito perché. Con il Natale Dio diventa uomo, abbassandosi al livello di ogni altra creatura. Solo la “follia di Dio” (1 Cor 1,25) poteva spingere l’Altissimo non solo a diventare un uomo, ma a restarlo: “Svuotò se stesso, assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini” (Fil 2,7). Non si era mai sentito parlare di un Creatore che si abbassava al livello delle sue creature.
Il Signore l’ha fatto, per amore della sua creazione, l’umanità.

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www.illibraio.it/natale-follia-dio

BUON SANTO NATALE

gmzavattaro.blogspot.com/2019/12/s-natale-2019-i-nostri-auguri

I nostri auguri a tutti.
Martina Peluso,

Natività

“Natale è per ogni uomo e donna che veglia nella notte, che spera in un mondo migliore, che si prende cura degli altri, cercando di fare umilmente il proprio dovere”

(papa Francesco).
Come ogni anno vogliamo evitare il rituale compulsivo di auguri seriali. Preferiamo provare a far nostro l’invito di Papa Francesco di vegliare nella notte, sperare in un mondo migliore, prendersi cura degli altri e cercare di fare umilmente il proprio dovere. Allora volentieri, a ognuno di noi e di voi,
auguriamo un Natale pieno di gioia
ed un Nuovo Anno  ricco di  bene, dove …
1.  vegliare nella notte, vivere lo stupore per il mistero dell’Incarnazione, di  Dio che si fa uomo grazie alla libera scelta di una giovane ebrea, Maria madre di Dio; percepire la Sua presenza e riconoscerLo nei migranti e nelle persone più fragili, deboli, ferite, escluse, abbandonate. Perché sono loro a rivelarci le situazione del mondo ed a tenerci vigili nella notte della povertà, della distruttività disumana, delle guerre, delle violenze verbali sui social media, delle  violazioni dei diritti umani, dei disastri ambientali, dei  pochi che accumulano potere e denaro a danno dei molti.

Martina Peluso, Natale

2. sperare in un mondo migliore,  ben sapendo che per milioni di persone sarà un “Natale nero”, offuscato impoverito dal contesto oscuro di indifferenza, disinteresse, dolore, disperazione, abissi di disuguaglianze ed atrocità.  Speranza che si ravviva nell’attesa non passiva  del piccolo evento di Betlemme che ha cambiato la storia del mondo.

3. prendersi cura degli altri, vivere il tempo di Natale come promessa di vera fraternità, riscoprendo e testimoniando la sua verità nascosta dal frastuono di questi giorni: la comunione di gratuità tra gli uomini,  la speranza in una  rinascita  di ciascuno, la fame di pace e la  sete di  giustizia, la gioia  di spendersi per gli altri senza nulla chiedere in cambio, per anzi scomparire  come i re magi…
Martina Peluso,

Lavanda dei piedi

4. cercare di fare umilmente il proprio dovere.Che possiamo fare – oltre la preghiera e la quotidiana supplica  a Dio –  per non assuefarci al male e alle stragi degli innocenti,  perché coloro che piangono  siano consolati,  perché anche nei cuori dei carnefici, nei deliri delle atrocità e nelle spirali della corruzione si faccia strada l’anelito di pace e l’ansia di comunione reciproca?

Papa Francesco ci invita a scoprire il significato del “cercare di fare umilmente il proprio dovere” oggi, domani, dopodomani e nei giorni a venire. Ci pare di riconoscerlo nel segmento temporale decisivo della nostra vita, la quotidianità: ripetere i soliti gesti restando aperti ai nuovi, riscoprire di non essere isolati dal resto dell’umanità e dal resto della creazione, insieme renderci consapevoli della nostra quota, per quanto marginale, di responsabilità nel costruire  comunità, dove l’agire di ognuno ricade sugli altri in tempi e distanze che nessuno sa prevedere, praticare con pervicacia le sette opere di misericordia spirituali e corporali “fatte con discrezione ed in silenzio” (1).  E magari – perché no? – rileggere le parole, riascoltare la voce di don Tonino Bello, accogliere i suoi “auguri scomodi” perché“sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza” (2).
Rosario, Rossana, Gian Maria
Note.
1. Sono le parole di Papa Francesco all’Angelus di Domenica 8.12. 2019, festa dell’Immacolata.
2. cfr.“gli auguri scomodi”di Don Tonino Bello, Alla finestra la speranza, lettere di un vescovo, ed. Paoline,1988(qui il testo)

Immagini delle illustrazioni di Martina Peluso, per gentile autorizzazione (qui il sito).

Giuseppe è l’uomo di fede che preferisce Maria ad una discendenza propria: basta che la corazza della legge venga appena scalfita dall’amore che lo Spirito irrompe e agisce!

Vangelo di domenica 22 dicembre 2019 
Mt 1, 18 – 24 
Commento di fra Ermes Ronchi

 

Giuseppe è l’uomo di fede che preferisce Maria ad una discendenza propria: basta che la corazza della legge venga appena scalfita dall’amore che lo Spirito irrompe e agisce!

 

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Davanti all’altare, nel santuario di S.Maria del Cengio, sarà esposta per tutto il tempo di Natale la Natività donata alla comunità dei frati dall’artista Ettore Stegagnolo.

www.smariadelcengio.it/attivita/27868/commenti-al-vangelo-iv-di-avvento-p-ermes-giuseppe-il-sognatore/

“Dio è in cielo e tu sei sulla terra; siano poche le tue parole”

Don Luigi Verdi – L’amore fattelo bastare

Conferenza tenutasi ad Agosto a Santa Maria (21/08/2019), nel convento di Santa Maria del Cengio a Isola Vicentina.

 

don Luigi Verdi alla Scuola del lunedì del 25 marzo 2019

“Dio è in cielo e tu sei sulla terra; siano poche le tue parole” (Qo 5,1) Ho ascoltato il silenzio di Dio don Luigi Verdi, responsabile Fraternità di Romena – AR

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“Noi siamo infinito”: il nuovo giornalino dedicato a Fra Giorgio Bonati

copertaGiornalino 015

Le sue parole, le foto, i pensieri di alcuni amici speciali: il prossimo numero della nostra rivista è interamente dedicato a Fra Giorgio Bonati, amico di Romena, fratello di tutti noi, scomparso appena un mese fa. E’ un giornalino scritto col cuore nel quale, speriamo, sia possibile sentire la presenza viva, solare, profonda del meraviglioso fratello che tantissimi viandanti di Romena hanno conosciuto e amato.
Il giornalino sarà presentato e diffuso ufficialmente domenica prossima, 22 dicembre, in occasione dell’incontro con Simone Cristicchi e Massimo Orlandi per la presentazione di “Abbi cura di me” (ore 15 in auditorium). Successivamente verrà spedito, unitamente al calendario delle attività 2020 di Romena a tutti coloro che sono iscritti alla nostra rivista. La versione digitale potrà invece essere visualizzata, a partire da metà gennaio, su questo sito.

Chi volesse ricevere la nostra rivista a casa a partire da questo numero dedicato a Giorgio, può farlo iscrivendosientro domenica 22 dicembre.

Iscriviti e compila il modulo on-line
> accedi qui <

 

don Gigi “ESSERCI”

Dicembre mese per voltare pagina, fuori da ogni certezza verso la fragile grotta,

svegliarsi dal sonno ora che il mondo comincia a chiamare.

L’inverno spesso cade verticale sul tremore dei germogli di Speranza e sembra che niente cambi di una vita se non distinguere la brezza che lo sveglia.

Come Giovanni Battista proviamo ad essere voce libera, granello di sabbia dentro il meccanismo di questa storia costruita male da noi.

Come Giovanni Battista cerchiamo di essere Uomini  e Donne libere mai succubi o cortigiani del potere.

Essere una voce che dice con la vita

Come Giovanni Battista,  il miele del suo vivere consegnava pezzi di pane

la gioia come il dolore traghettavano  insieme per lui non c’era il dopo

ma solo ora e una sola direzione.

O Dio vieni a smuovere tutta la solitudine di questa nostra vita,

a stringere il fiato   nelle radici d’inverno quando   la tua Nascita ci ricorda che il Tuo

Amore di noi non e’ ancora stanco.

 

 

 

 

 

 

genealogia di Gesù (Mt 1,1-17).

Buongiorno mondo! Oggi il Vangelo ci propone la lettura della genealogia di Gesù nella versione di Matteo (Mt 1,1-17). Questo testo suscita reazioni un po’ diverse: in chi ascolta si percepisce il disorientamento davanti a questa teoria di nomi che, fatta salva qualche eccezione, ai più non dice nulla o quasi. Al povero prete che deve magari farci il pensierino del giorno a Messa sale un po’ di ansia perché… “che dico?”. Quando Matteo la propone ai suoi ascoltatori sa di trovarsi di fronte gente che le scritture le conosce a menadito (come noi, vero?) e proprio per questo comincia con la genealogia a preparare il terreno per quello che sarà lo “scandalo Gesù”.

Dunque, Matteo deve introdurre questo personaggio Gesù presso i suoi ascoltatori e quindi lo inserisce nel contesto della storia della salvezza, facendo loro, però, rizzare i capelli. Nella sua linea genealogica Matteo inserisce quattro donne (stranamente, perché era solo l’uomo a generare, mai la donna) e quattro donne di costumi, diciamo con un eufemismo, piuttosto allegri. Tamar, che fece un figlio con il padre del marito defunto; Racab, che esercitava la professione in maniera regolare (il cui nome, tra l’altro, ha un significato che è tutto un programma!); ha tanto ribrezzo per Betsabea, la donna di cui si era invaghito Davide e che da lei è stato ben corrisposto, che la nomina come “quella di Uria”; infine la “delicata” Rut (e lasciamo stare il salto storico che l’autore le fa compiere) che così, senza aver fatto nulla, al mattino si sveglia nel letto di Booz che si chiede “Chi è mai questa?”, e Rut era incinta. Mah… potenza della vita! Alla fine arriva anche Maria, che ha la “fortuna” di chiamarsi con l’unico nome poco amato nella Bibbia: Myriam, come la sorella di Mosé, colpita dalla lebbra per aver “tramato” contro il fratello (ma gli autori sono maschi e la storia è letta esclusivamente con occhi maschili…). Ecco in quale modo Matteo inserisce Gesù nella storia: una storia non di santità, ma di piena e povera umanità, nella quale Egli entra non per castigare ma per portare vita e salvare. Già a partire dalla genealogia Matteo ci mostra che Colui-che-viene è per i “malati e non per i sani” e che questo atteggiamento mostra il volto di un Dio che si accosta all’uomo come PadreMadre. Credo sia un invito a non giudicare troppo frettolosamente le nostre “storie”, le “storie” in cui siamo o quelle che ci sfiorano. In ultima analisi Matteo ci sta dicendo che la misericordia di Dio sa scrivere diritto anche su quelle che noi consideriamo righe storte e che volentieri butteremmo nella monnezza. Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

www.facebook.com/donluciano.locatelli

Gli ultimi giorni nel deserto

“Gli ultimi giorni nel deserto”, film del 2015 diretto da Rodrigo Garcìa, figlio del celebre scrittore colombiano Gabriel Garcìa Marquez e interpretato da Ewan McGregor nei panni sia di Gesù che del Diavolo.

Il film immagina infatti i quaranta giorni di digiuno e preghiera di Gesù nel deserto, periodo in cui incontra una famiglia in crisi. Una rilettura laica e intimistica, non priva tuttavia di spunti di riflessione….

m.famigliacristiana.it/articolo/tutto-sul-film-sulla-lotta-tra-gesu-e-il-diavolo

recensione del film con Ewan McGregor

A quattro anni di distanza da Albert Nobbs, il regista e sceneggiatore Rodrigo Garcià, torna sul grande schermo con un film indipendente, Gli ultimi giorni nel deserto che ha presentato al Sundance Film Festival.

Perché tentennano anche i profeti?

I commenti di fra Ermes al vangelo della domenica sono due:

  • il primo per gli amici dei social
  • il secondo pubblicato su Avvenire

In quel tempo, Giovanni, che era in carcere, avendo sentito parlare delle opere del Cristo, per mezzo dei suoi discepoli mandò a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?». Gesù rispose loro:

«Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!». […]

Matteo 11,2-11

per i social

Perché tentennano anche i profeti? Alla scuola del dubbio, tutti impariamo a purificare la qualità della fede, anche Giovanni il gigante.

Giovanni, la roccia che sfidava il vento del deserto, è colto dal dubbio, eppure Gesù non perde la stima immensa che ha per lui: “È il più grande!” I dubbi non diminuiscono la statura di questo gigante dello spirito, ed è per me conforto: io dubito, e Dio continua a volermi bene. Dubito, e la sua fiducia resta intatta.

Perché tentennano anche i profeti?

Alla scuola del dubbio, tutti impariamo a purificare la qualità della fede, e anche in Giovanniconvivono un israelita che si affida al rabbi galileo e un giudeo che non si fida. 

Ma la perplessità non spegne la passione del profeta per il Messia: “devo attendere un altro?”.

Se mi deludi, io continuerò a cercare; se non sei tu, io non mi arrendo, continuerò a sperare.

La risposta ai nostri dubbi è semplice: se l’incontro con Lui ha cambiato in me qualcosa, se ha prodotto gioia, coraggio, fiducia, generosità, bellezza del vivere, se vivo meglio, allora è lui quello che deve venire! Semplice come un racconto, umile come la risposta di Isaia (I lettura): coraggio, fatti forza; povera come quella di Giacomo (II lettura): abbi pazienza, come il contadino d’inverno.

I fatti che Gesù elenca non hanno trasformato la storia, eppure quei piccoli segni ci bastano per guardare al mondo come ad un malato che può guarire. Quelle sei opere sono l’utopia di un altro modo di essere uomini, ed è sempre l’utopia che fa la storia. Sono le mani di Dio impigliate nel folto della vita, sono il centro della morale cristiana, sono goccia di fuoco divino caduta dentro di noi, che non si spegne perché la fede è fatta di due cose: occhi che sanno vedere oltre l’inverno del presente, e la speranza laboriosa del contadino che crede: fino a che c’è fatica c’è speranza.

Beato chi non si scandalizza di me. Gesù portava, porta ancora scandalo! Scandalo della misericordia, un Dio che invece di bruciare i peccatori, come annunciava il Battista, siede a tavola con loro. Scandalo della piccolezza: non stava con la maggioranza, cambiava il volto di Dio e le regole del potere, metteva la persona prima della legge e il prossimo al mio pari. E tutto con poveri mezzi, di cui il più scandalosamente povero è stata la croce.

Non speriamo di ottenere risposte che tolgano ogni dubbio; ci vuole eroismo a resistere su questa linea così poco munita, a pazientare, a darsi coraggio, a guardare germogli. Avrei preferito una risposta solare, evidente, chiara. Beato però chi non cerca l’evidenza ma la speranza. Beato chi accetta la fede come sentiero.

Gesù: un uomo solo, con un pugno di amici di fronte a tutti i mali del mondo, con la sua corte dei miracoli a crescergli attorno evocata dai sei nomi: ciechi storpi lebbrosi sordi morti poveri…Il settimo nome, quello che manca perché l’elenco sia completo, è il mio.

per Avvenire

Sei tu, o ci siamo sbagliati? Giovanni, il profeta granitico, il più grande, non capisce (…)

www.avvenire.it/rubriche/pagine/il-mondoha-bisognodi-credenti-credibili

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