“Commento al vangelo del 1 marzo 2020 senza messa”

I domenica di quaresima

Commento al vangelo del 1 marzo 2020

Il Vangelo della I domenica di quaresima commentato da Paolo Curtaz.

In quel tempo, Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ che queste pietre diventino pane». Ma egli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”». Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo ed essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «Sta scritto anche: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”». Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». Allora Gesù gli rispose: «Vàttene, satana! Sta scritto infatti: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”». Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.

don Fabio Rosini – Commento al Vangelo di domenica 1 Marzo 2020

Ho ascoltato questo messaggio… (in seguito al contraddittorio che si è creato dopo la chiusura delle chiese per il coronavirus vedi articolo Silvana de Mari:Chiudere le Chiese per l’epidemia è un brutto colpo alla speranza.


Vorrei dire una cosa perché mi preme. Ciò che realmente conta, a prescindere da tutto ciò che accade su questa terra, è avere fede in Dio. Il Vangelo è dipinto di fede perché è ciò che Gesù chiede. Ma non chiede di essere dei superuomini perché cristiani, chiede di vivere come possiamo mantenendo la fede in Lui. Siamo capaci? Si, ma anche no. Perché? Perché siamo esseri umani, assetati d’amore, bisognosi di affetto, deboli davanti alle nostre necessità, feriti nel profondo del cuore dalle vicissitudini della vita. Quali parole chiede Gesù? Parole di preghiera, di conforto, d’amore… il resto viene dal menzoniero di sotto. La Chiesa è fatta di uomini, non privi di tentazione, non essendo dal peccare. Credo che tutti ne siamo consapevoli. Questi tempi in cui viviamo sono tempi alquanto duri sotto molti aspetti, tempi dissonanti. Il bombardamento terroristico è assiduo. Violenze, guerre, soprusi, ingiustizie, catastrofi, epidemie, è chi ne ha più ne metta. Lo sappiamo tutti. In questo scenario a dir poco apocalittico direi che la reazione più sensata è quella di attenersi a quanto ci chiede la Madonna, pregare. Dal cielo viene speranza non terrore. Certo ha parlato dei segreti, cose che possono essere terribili ai nostri occhi, ma ha aggiunto “chi è con Me non deve temere nulla”. Ed è questo ciò che ognuno di noi dovrebbe trasmettere. Soprattutto nei gruppi di preghiera dove ognuno ha già la sua croce da portare. Eviterei pertanto, è lo chiedo calorosamente a tutti, di astenersi dal postare commenti o considerazioni puramente personali, giudizi che, da qualcuno, possono essere percepiti in modo sbagliato, perché ognuno percepisce quanto gli viene detto attraverso il filtro delle proprie esperienze. Abbiamo tutti bisogno di forza positiva e speranza, e questo spazio è adatto esattamente a questo. Cerchiamo di portare un messaggio di speranza. Lasciamo perdere le parole vuote, quelle che non lasciano nulla nel cuore, e men che meno quelle che portano timori e ansie gratuiti. Per concludere vorrei dire una cosa sulla volontà di Dio. Ama. Questa è la legge suprema. Come amare? Come si riesce, in verità. Quando Gesù chiede a Pietro: mi ami? Per ben tre volte questo risponde: lo sai che ti voglio bene. Non mi sembra il caso di aggiungere altro. Chi parla di amore assoluto, in genere, non sa di che cosa parla. Basta conoscere i santi per comprenderlo. È vero che Gesù nel Getsemani ha detto: s’è possibile passi da me questo calice, ma sia fatta la Tua Volontà. Quale volontà se non la stessa che Gesù aveva scelto sin dal principio. La scelta di sacrificarsi per l’umanità. Ma come uomo ha vacillano, ha avuto paura, è scivolato nella debolezza per poi rialzarsi nella forza. La tua volontà, la mia volontà, la nostra volontà è la volontà di Dio nella misura in cui noi siamo in Lui. Con le nostre debolezze ed i nostri tradimenti, coi nostri peccati che non sono che una insignificante goccia nel vasto oceano della Sua Misericordia. Per concludere dato che mi sono dilungato troppo voglio esortare tutti ad essere quel aiuto che gli altri stanno cercando, soprattutto postando messaggi che hanno un cuore, cioè che accarezzano l’anima, lasciando perdere tutte quelle notizie caotiche che alimenta soltanto l’ansia dentro di noi. Scusate la lunghezza del pensiero. Non pretendo nemmeno sia pienamente condiviso. Su ciò che siamo tutti d’accordo, direi che ne sono sicuro, è che, per quanto possibile, bisogna volersi bene. Spero di essere stato abbastanza esaustivo, senza voler offendere nessuno. Grazie, buona notte a tutti. 🙏❤
Jimmi

🙏🏻🙏🏻🙏🏻🙏🏻🙏🏻🙏🏻💗

https://fidas.it/

Immagine dal volantino Fidas (donatori di sangue)

I 4 sensi della scrittura e il Cantico dei Cantici …


** IL CANTICO DI BENIGNI: UN PO’ DI CHIAREZZA ** Roberto Benigni a Sanremo ha presentato il Cantico dei Cantici e ne ha letto alcuni passaggi, suscitando vivaci reazione presso molti cattolici.

La sua operazione è stata corretta? Don Gianmario Pagano ne parla in questo video, facendo prima una premessa fondamentale: la necessità di conoscere la regola dei quattro sensi delle Scritture.

> Benigni e il Cantico dei Cantici: finalmente un po’ di chiarezza!

https://www.qumran2.net/indice.php?file=48842&azione=anteprima&ml=308

Benigni monologo Cantico dei Cantici

Bella, prof! – Il blog di Gianmario Pagano | Scuola, religione, educazione, studio e… altro ancora %

Scuola, religione, educazione, studio e… altro ancora
— Leggi su bellaprof.blog/

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** IL CANTICO DI BENIGNI: UN PO’ DI CHIAREZZA ** Roberto Benigni a Sanremo ha presentato il Cantico dei Cantici e ne ha letto alcuni passaggi, suscitando vivaci reazione presso molti cattolici.

La sua operazione è stata corretta? Don Gianmario Pagano ne parla in questo video, facendo prima una premessa fondamentale: la necessità di conoscere la regola dei quattro sensi delle Scritture.

> Benigni e il Cantico dei Cantici: finalmente un po’ di chiarezza!

 

 

Tag: Gianmario Pagano

www.cercoiltuovolto.it/tag/don-gianmario-pagano/

 

“NON OPPORTI AL MALVAGIO”

MARTEDÌ 18 FEBBRAIO 2020 alle ORE 21 VIDEOCONFERENZA in DIRETTA STREAMING da TERZELLI sul tema “NON OPPORTI AL MALVAGIO”. I nemici si sconfiggono amandoli, non facendogli la guerra (Mt 5,38-48).

A cura de La Parrocchia dell’Invisibile

Come vedere la diretta. Collegati sul canale di Youtube “Eremitapercaso” oppure al sito www.terradelsanto.it e clicca in alto a destra su “LIVE” dalle ore 21 alle 22 del martedì, poi clicca sulla freccia play del video e inizia a seguire la diretta.

Amazzonia, tra sogni e paure

http://www.settimananews.it/papa/amazzonia-sogni-paure/

di: Francesco Cosentino

Due premesse sono d’obbligo, prima di formulare un breve pensiero sull’esortazione apostolica Querida Amazonia.

La prima è una specie di «avvertenza per l’uso»: non sarò diplomatico, perché la mole di riflessioni e approfondimenti che in queste ore si susseguono, anche solo affidate a un tweet o un messaggio su Facebook, risente come spesso capita di un vecchio vizio dei linguaggi e degli ambienti ecclesiali: anche davanti ai buchi bisogna mettere per forza le toppe e, in un modo o nell’altro, bisogna uscirne puliti, con parole e contenuti prudenziali e calcolati, sempre sospesi tra il dire e il non dire. Quel che ne viene fuori, a differenza di alcune poche eccezioni, sono discorsi che si situano al centro, senza scontentare nessuno, ma senza suscitare brividi né tantomeno incendiare i cuori.

La seconda premessa è che il punto di vista del teologo è quello di un «pensiero aperto e mai concluso», come papa Francesco suggerì ai docenti della Pontificia Università Gregoriana, parlando in particolare della disciplina che insegno, la teologia fondamentale. Dunque, la riflessione rimane aperta e si nutre di un pensiero critico che, se fondato, deve restare tale anche in presenza di una posizione ufficiale del Magistero, fermo restando l’accoglienza di quest’ultima. Dunque, pieno rispetto e accoglienza per l’Esortazione Apostolica firmata da Papa Francesco, nell’esercizio di una libertà spirituale che però deve alimentare le domande, la ricerca e la riflessione.

I 4 sogni per l’Amazzonia

Vengo allora, brevemente, a Querida Amazonia. Il documento si snoda attorno a 4 sogni fondamentali per la terra amazzonica: la lotta per i diritti dei poveri e degli ultimi, la difesa della ricchezza culturale propria, la custodia della bellezza naturale che la contraddistingue e, infine, il sogno di «comunità cristiane capaci di impegnarsi e di incarnarsi in Amazzonia, fino al punto di donare alla Chiesa nuovi volti con tratti amazzonici» (n. 7).

I primi tre sogni rispondono a urgenze epocali non più procrastinabili, per una promozione e piena integrazione della vita umana degli abitanti di quelle terre e una reale protezione della sua bellezza naturale, entrambe minacciate e ferite dalla povertà, dalle ingiustizie, dagli squilibri economici e sociali, e dal disastro ecologico in atto.

Il quarto sogno richiama un’urgenza di altro tipo, che potremmo definire pastorale ma che, più precisamente, è ecclesiale. Il grande annuncio salvifico del Vangelo deve giungere con tutti gli strumenti possibili anche in questa terra ferita e desiderosa di rinascita; ciò esige una vera e propria inculturazione sociale e spirituale – afferma l’esortazione – a servizio di una nuova evangelizzazione e di una spiritualità non individualista e alienante, ma capace di dare voce e forma ai bisogni spirituali, ma anche a quelli umani e sociali.

Che questo quarto sogno risponda realmente e concretamente all’esigenza, tuttavia, è quantomeno dubbio. Il documento, infatti, dopo aver ribadito l’importanza e la centralità dell’eucaristia, affronta il tema dell’inculturazione della ministerialità in modo assai singolare: bisognerebbe infatti «inculturare» l’importanza dell’eucaristia domenicale, fonte e culmine della vita cristiana, in una situazione ecclesiale e pastorale fortemente segnata dall’assenza di presbiteri e da comunità cristiane guidate nella stragrande maggioranza dei casi da laici preparati e formati, che annunciano la parola e spesso amministrano alcuni sacramenti.

Perché vi sia realmente l’inculturazione, l’esortazione afferma l’esigenza, da parte della Chiesa, di «una risposta specifica e coraggiosa» (n. 85). Infatti, «occorre trovare un modo per assicurare il ministero sacerdotale. I laici potranno annunciare la Parola, insegnare, organizzare le loro comunità, celebrare alcuni Sacramenti, cercare varie espressioni per la pietà popolare e sviluppare i molteplici doni che lo Spirito riversa su di loro» (n. 89). Tuttavia, ciò non basta perché – afferma il documento – «hanno bisogno della celebrazione dell’eucaristia (…). Se crediamo veramente che è così, è urgente fare in modo che i popoli amazzonici non siano privati del cibo di nuova vita e del sacramento del perdono» (n. 89).

La possibile soluzione arriva al numero seguente: i vescovi dell’America Latina promuovano la preghiera per le vocazioni e siano più generosi, formando e inviando preti che svolgano la loro missione in Amazzonia.

Una lettura critica

Ci sia consentito esprimere quantomeno alcune perplessità, riguardanti una certa approssimazione con cui viene affrontato un problema così complesso. La discussione non si può risolvere nell’assioma «preti sposati si, preti sposati no», come incautamente hanno fatto certe tifoserie anche a seguito di esposizioni sul tema del celibato prive di fondamento teologico e anche di buon senso. Qui è in gioco, invece, una visione di Chiesa, la sua capacità di “sognare” in modo nuovo la ministerialità, il suo coraggio di affrontare nodi che prima o poi la storia riproporrà con forza – e forse sarà troppo tardi – per riformare se stessa.

Se Papa Francesco si è fermato un attimo prima e ha ritenuto di dover accompagnare nel tempo le diverse tematiche connesse al ministero ordinato e al ruolo della donna, ha certamente buone ragioni che vanno nella direzione dell’unità ecclesiale e di una maturazione armonica su questi temi.

Ma la domanda del teologo rimane: fino a quando? Quando avverrà questa maturazione ecclesiale che, finalmente libera dalla paura di cambiare, darà voce, spazio e volto a quell’audacia che pure papa Francesco auspica da tempo? Fino a quando si dovrà continuare a sentir parlare di allargamento del ministero laicale, quando ciò è stato affermato già sessant’anni fa dal Concilio Vaticano II e la famosa «ora dei laici» – secondo una felice battuta del pontefice – non si è avverata perché «sembra che l’orologio si sia fermato»? Fino a quando nessun ministero ufficiale e istituito per le donne? Fino a quando l’aspetto della disciplina dovrà essere rigidamente conservato perfino dinanzi a una drammatica urgenza sacramentale?

Rimane anche una considerazione, che non ha nulla di amaro, ma vorrebbe porsi come pungolo e provocazione: se su certe questioni aperte la Chiesa, anche stavolta e in presenza di una situazione come quella amazzonica, si è lasciata ancora irretire dalla paura e si è divisa in letture ideologiche contrapposte, qualcosa non quadra. Significa che le manca il coraggio, è deficitaria di profezia, è prigioniera dello status quo e si rinchiude proprio in quella «paura di sbagliare», denunciata da papa Francesco in Evangelii gaudium, invece che essere santamente inquietata dall’urgenza di portare il Vangelo a tutti.

Avanti, pregando per la Chiesa

Aveva affermato il cardinal Martini nel suo bellissimo testo Conversazioni notturne a Gerusalemme: «Il celibato è un altro argomento. Questo tipo di vita è oltremodo impegnativo e presuppone una profonda religiosità, una comunità valida e forti personalità, ma soprattutto la vocazione a non sposarsi. Forse non tutti gli uomini chiamati al sacerdozio possiedono questo carisma. Da noi la Chiesa dovrà escogitare qualcosa. Oggi a un parroco vengono affidate sempre più comunità, oppure le diocesi importano sacerdoti di culture straniere. Questa a lungo termine non può essere una soluzione. La possibilità di consacrare viri probati (uomini esperti, di provata fede e capacità relazionale) dovrà in ogni modo essere discussa».

Ma siamo qui. A pregare per la Chiesa, con fiducia e speranza.

DENTRO AL 💗CUORE 💗DELLA NORMA…

https://youtu.be/evbg22IMLMg
Pieve di Romena 16/02/2020
http://www.romena.it

due direzioni decisive: la linea del cuore e la linea della persona.

non c'è rosa senza spine By GiuMa

www.romena.it

https://www.facebook.com/Ermes-Maria-Ronchi-490138161168715/

Un altro Vangelo impossibile: se chi dà del matto a un fratello in un impeto d’ira fosse trascinato in tribunale, non ci sarebbe più nessuno a piede libero sulla terra e, nei cieli, Dio tutto solo a intristire nel suo paradiso vuoto!
Il Vangelo non è un manuale di facili istruzioni, anzi! Ci chiede di pensare con la nostra testa convocando la coscienza, che non si delega a nessun legislatore.
Gesù stesso sembra contraddirsi: afferma l’inviolabilità della legge e ne trasgredisce il precetto più grande, il riposo del sabato. Ma ogni sua parola converge verso un unico obiettivo: andare dentro al cuore della norma, verso il suo senso più profondo.
Non è né lassista né rigorista, Gesù; non è più rigido o più accondiscendente degli scribi; fa un’altra cosa, prende la norma e la porta avanti, le fa fare un salto di qualità, la fa schiudere come un…

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VI Domenica Tempo ordinario – Anno A

Gesù viene a guarirci, non a rifare un «codice»

www.avvenire.it

Ermes Ronchi 
giovedì 13 febbraio 2020 

Carl H. Bloch, Il discorso della montagna


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto ad abolire, ma a dare pieno compimento. In verità io vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà un solo iota o un solo trattino della Legge, senza che tutto sia avvenuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi minimi precetti e insegnerà agli altri a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli […]».

Ma io vi dico. Gesù entra nel progetto di Dio non per rifare un codice, ma per rifare il coraggio del cuore, il coraggio del sogno. Agendo su tre leve decisive: la violenza, il desiderio, la sincerità. Fu detto: non ucciderai; ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, chi nutre rancore è potenzialmente un omicida. Gesù va diritto al movente delle azioni, al laboratorio dove si assemblano i gesti. L’apostolo Giovanni affermerà una cosa enorme: «Chi non ama suo fratello è omicida» (1 Gv 3,15). Chi non ama, uccide. Il disamore non è solo il mio lento morire, ma è un incubatore di violenza e omicidi. Ma io vi dico: chiunque si adira con il fratello, o gli dice pazzo, o stupido, è sulla linea di Caino… Gesù mostra i primi tre passi verso la morte: l’ira, l’insulto, il disprezzo, tre forme di omicidio. L’uccisione esteriore viene dalla eliminazione interiore dell’altro. Chi gli dice pazzo sarà destinato al fuoco della Geenna. Geenna non è l’inferno, ma quel vallone alla periferia di Gerusalemme, dove si bruciavano le immondizie della città, da cui saliva perennemente un fumo acre e cattivo. Gesù dice: se tu disprezzi e insulti il fratello tu fai spazzatura della tua vita, la butti nell’immondizia; è ben più di un castigo, è la tua umanità che marcisce e va in fumo. Ascolti queste pagine che sono tra le più radicali del Vangelo e capisci per contrasto che diventano le più umane, perché Gesù parla solo della vita, con le parole proprie della vita: «Custodisci le mie parole ed esse ti custodiranno» (Prov 4,4), e non finirai nell’immondezzaio della storia. Avete inteso che fu detto: non commettere adulterio. Ma io vi dico: se guardi una donna per desiderarla sei già adultero. Non dice semplicemente: se tu desideri una donna; ma: se guardi per desiderare, con atteggiamento predatorio, per conquistare e violare, per sedurre e possedere, se la riduci a un oggetto da prendere o collezionare, tu commetti un reato contro la grandezza di quella persona. Adulterio viene dal verbo a(du)lterare che significa: tu alteri, cambi, falsifichi, manipoli la persona. Le rubi il sogno di Dio. Adulterio non è tanto un reato contro la morale, ma un delitto contro la persona, deturpi il volto alto e puro dell’uomo. Terza leva: Ma io vi dico: Non giurate affatto; il vostro dire sia sì, sì; no, no. Dal divieto del giuramento, Gesù va fino in fondo, arriva al divieto della menzogna. Di’ sempre la verità e non servirà più giurare. Non abbiamo bisogno di mostraci diversi da ciò che siamo nell’intimo. Dobbiamo solo curare il nostro cuore, per poi prenderci cura della vita attorno a noi; c’è da guarire il cuore per poi guarire la vita.
(Letture: Siracide 15,16-21; Salmo 118; 1 Corinzi 2,6-10; Matteo 5,17-37)

https://www.avvenire.it/rubriche/pagine/gesu-viene-a-guarirci-non-a-rifare-un-codice