Da Bologna il Cardinale Zuppi «Non sappiamo unirci neanche di fronte alla massima tragedia del nostro tempo»

di Walter Veltroni

L’arcivescovo di Bologna: «Prevalgono protagonismi, furbizie e polemiche astiose. Abbiamo sfruttato tutte le risorse, ambientali e umane, per edificare una società fragile e vorace»

www.corriere.it/cronache/20_maggio_30/cardinale-zuppi-non-sappiamo-unirci-neanche-fronte-massima-tragedia-nostro-tempo-310ef8a6-a2a1-11ea-bc2b-bdd292787b00.shtml

FEDELTÀ AL PROPRIO DONO

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Ermes Maria Ronchi

Ancora e sempre Pentecoste: quando ti senti perdonato e amato, e forse ancora di più dopo il tuo errore, è lui, lo Spirito. Quando davanti alla prova senti nascere l’umile rete di forza e pace, è ancora lui, lo Spirito.
Mentre erano chiuse le porte per paura dei Giudei… ecco qualcosa che ribalta gli apostoli, che rovescia come un guanto quel gruppetto bloccato dietro porte sprangate. Qualcosa ha trasformato uomini barcollanti in persone danzanti di gioia, “ubriache” di coraggio: è lo Spirito, fiamma, vento, terremoto su realtà pericolanti e sbagliate, che lascia in piedi solo ciò che è davvero solido.
È accaduta la Pentecoste e si è sbloccata la vita! Quando segui le tue paure, la vita si chiude sempre. Paralizzata.
I discepoli hanno paura anche di se stessi e di come lo hanno rinnegato.
Eppure Gesù viene.
In quel luogo manca l’aria, si respira dolore e una comunità si sta ammalando.
Eppure Gesù viene.
Papa Francesco continua a ripetere che una chiesa chiusa, ripiegata, paurosa, è una chiesa malata.
Eppure Gesù viene.
Perché il respiro di Dio non sopporta gli schemi e la loro logica matematica. La casa fu piena di un vento che accese il cuore, sposò una libertà, consacrò una diversità.
E’ proprio dello Spirito dare ad ogni creatura una genialità propria, una santità unica, fatta solo per me. Io non devo essere l’opposto di me stesso, per essere santo: mi è stata data una manifestazione specifica dello Spirito. Egli fa della mia diversità una vera ricchezza.
Com’è possibile? Questo accade perché egli scende singolarmente su ognuno, e ciascuno deve essere fedele al proprio dono!
E se tu fallisci, se non realizzi ciò che puoi essere, ne verrà una disarmonia nel mondo intero, un rallentamento di tutto il cosmo verso la vita. Siamo perennemente immersi, e in viaggio, verso Dio.
A noi cosa compete? Accogliere quel respiro che ci trasforma, perché il mio piccolo io deve dilatarsi nell’infinito io divino.
E poi la missione: coloro a cui perdonerete saranno perdonati, coloro a cui non perdonerete non saranno perdonati.
Il perdono è l’impegno dei benedetti dallo Spirito, donne e uomini, grandi e bambini.
Perdonate, che vuol dire: piantate piccole oasi di pace nei deserti di violenza; create strade di avvicinamenti, aprite porte e sentieri, e le paure spariranno. “Perdonare significa de-creare il male” (Raimon Panikkar).
E infine gioca al rialzo, offre un di più: alitò su di loro e disse: ricevete lo Spirito Santo.
In quella stanza chiusa e dall’aria stagnante, entra il grande, ampio e profondo ossigeno del cielo.
Ancora e sempre il respiro di Dio che non sopporta gli schemi.
E come un tempo il Creatore respirava su Adamo, così ora Gesù soffia vita regalandoci il suo modo unico, originale, di amare e spalancare orizzonti, diversi e speciali, per ognuno di noi.
(Giovanni 20,19-23)

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Domenica di Pentecoste

Anno A

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Vedi anche:

Pentecoste, un vento di santità nel cosmo. Ermes Maria Ronchi

>>>> www.avvenire.it/rubriche/pagine/pentecoste-un-ventodi-santita-nel-cosmo

Pentecoste 🕊 la passione non è cieca ma visionaria ✨

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Domenica di Pentecoste

Anno A

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

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Pentecoste, un vento di santità nel cosmo

di Ermes Ronchi

www.avvenire.it/rubriche/pagine/pentecoste-un-ventodi-santita-nel-cosmo?

Preghiera

O Spirito, vieni nella nostra vita, vieni.

Vieni libero come il vento che a volte è come brezza leggera, a volte come uragano che scuote la nostra casa, il ns cuore.

Vento che non sai di dove viene e dove va; vento che disperde il polline a primavera e genera vita. Soffia nella stanza dove siamo, si ferma sui ns volti e ci accarezza dolcemente.

O Spirito donaci la pace, la vera pace per essere tutti in uno, per essere bellezza che viene dal cuore , che ci fa aprire le mani in un dono d’amore.

❤️

Seguimi

Buongiorno mondo!

www.romena.it

“Simone di Giovanni, mi vuoi bene tu più di costoro?” (Gv 21,15-19), questa la domanda che il Maestro pone a Simone prima di invitarlo alla sequela (e siamo alla fine del vangelo di Giovanni! A differenza dei Sinottici l’invito alla sequela è alla fine… non è un caso…). Personalmente credo sia l’unica domanda che mi porrà quando ci incontreremo faccia a faccia. Non mi chiederà quanti libri ho letto, quante Messe ho celebrato, quanti Battesimi ho amministrato. Non mi chiederà nemmeno quante lauree ho collezionato, che incarichi ho ricoperto. Non vorrà sapere da me se ho fatto la “sentinella” in nome di chissà cosa. Non mi chiederà se ho rispettato alla lettera le rubriche del Messale o se ho condiviso l’Eucaristia con un divorziato/a risposato/a. Non mi chiederà se sono stato ubbidiente e rispettoso verso i miei superiori maggiori (avete mai incontrato voi un superiore minore?). Mi chiederà solamente se sono stato capace di amarLo, come Lui ha amato me. Mi chiederà di vedere se tra i miei indumenti indosso un grembiule. Mi chiederà di ricordarmi tutte le volte che in un certo qual modo ci eravamo già incontrati, mentre Lui stava chino su qualcuno e se per caso io ho tirato dritto. Mi chiederà, in fondo, se sono stato capace di amare, solamente questo e nulla più. Solo allora potrà dirmi di nuovo: “Seguimi“. Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita.

LUCIANO LOCATELLI

(auto-presentazione)

Don Luciano Locatelli, nato il 12 agosto 1963, da una famiglia operaia con mamma Anna (operaia nel tessile), papà Silvio (metalmeccanico), io e mia sorella Laura.Sono entrato in seminario nel 1976 e ridotto allo stato “pretale” l’8 ottobre 1988, dopo aver compiuto gli studi presso la Facoltà teologica di Fermo (AP).Nel 1990-91, dopo un anno di studio a Bruxelles, presso l’Istituto dei Gesuiti “Lumen Vitae”, sono partito per dieci anni in Africa, con la Congregazione dei Sacramentini (di cui facevo parte), in Congo-Kinshasa (4 anni all’interno e 6 in capitale, fino alla cosiddetta guerra di liberazione, vissuta fino in fondo, tra Mobutu e Kabila).Al rientro in Italia (per obbedienza, altrimenti starei ancora laggiù) sono entrato a far parte del clero (non sufficientemente “clorato”) della Diocesi di Bergamo.Dopo un decennio come parroco in un piccolo paese della Valle Brembana, ho lavorato un anno a Caserta alla riapertura del Centro di Accoglienza “Tenda di Abramo”, mensa e dormitorio per senza fissa dimora.Attualmente svolgo il mio servizio in Caritas Diocesana di Bergamo (considerato che ho detto al mio vescovo che non intendevo più fare accanimento terapeutico con le Parrocchie…), come operatore del Centro di Primo Ascolto, immerso nelle povertà e negli “scarti” che allegramente e inconsciamente continuiamo a produrre come società (per azioni) del benessere.Insieme a tutto questo vivo la storia quotidiana di Casa don Bepo e Casa Raphael, due strutture che si occupano di persone con problematiche connesse alla sindrome HIV-AIDS, oltre che essere presente in”Amoris Laetitia”, un centro residenziale che offre uno spazio calorosamente umano per minori terminali (confesso che è la parte più dura del mio servizio).In settimana inizio la giornata con la celebrazione presso una casa di riposo per Suore anziane (che mi hanno scelto, con loro grave pericolo, come “predicatore” per esercizi e ritiri mensili).La domenica vivo l’Eucaristia presso un centro che ospita disabili e autistici gravi (e vi assicuro che la celebrazione è davvero festa!).Nel frattempo ho partecipato alla pubblicazione della traduzione e commento ai Vangeli secondo Marco, Luca e Matteo (che uscirà quest’anno), oltre che a vari interventi in Convegni, incontri e via discorrendo.Il lunedì sera mi trovo con il “Popolo della Senape” per una serata biblica (da sei anni, ogni lunedì).Eccomi qua, più o meno.

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“da questo che vi riconosceranno”!

Mi incanta questo Gesù quando dice che per essere cristiano l’essenziale non è andare in chiesa tutte le domeniche

o essere fedele nel pregare ma che

“alla sera della vita saremo giudicati sull’amore” (…)

La fede non si vede se hai il rosario in tasca e vai in giro a mostrarlo,

ma se vedi qualcuno che è mezzo morto sulla strada

e ti fermi o no: è questo che conta per Gesù!

Siamo cristiani veri solo se amiamo, se accogliamo,

se sappiamo costruire ponti e non muri…

perché l’amore non si dimostra, si mostra,

non si dice, si fa, e ai credenti è chiesto di diventare credibili!

Un vecchietto ateo, non credente, andò da un noto sacerdote.

Sperava di essere aiutato a risolvere i suoi problemi di fede.

Non riusciva a convincersi che Gesù di Nazaret fosse veramente risorto. Cercava dei segni di questa affermata risurrezione…

Quando entrò nella casa canonica, abitazione del sacerdote,

c’era già qualcuno nello studio a colloquio.

Il prete intravide il vecchietto in piedi in corridoio,

e subito, sorridente, andò a porgergli una sedia.

Quando l’altro si congedò, il sacerdote fece entrare l’anziano signore. Conosciuto il problema, gli parlò a lungo e dopo un fitto dialogo,

l’anziano da ateo divenne credente,

desiderando di ritornare alla parola di Dio e ai sacramenti.

Il sacerdote soddisfatto ma anche un po’ meravigliato gli chiese:

«Mi dica, del lungo colloquio qual è stato l’argomento

che l’ha convinta che Cristo è veramente risorto e che Dio esiste?».

«Il gesto con il quale mi ha porto la sedia

perché non mi stancassi di aspettare», rispose il vecchietto.

Ricordiamolo, è “da questo che vi riconosceranno”!

Dal diario fb di Padre Giorgio Bonati .

19 maggio 2019

Dentro la tasca di un qualunque mattino

E’ per rinascere che siamo nati – Pablo Neruda

Domenica dell’Ascensione di Gesù

Commento di Don Luigi Vedi

“Il maggio è fiorito: in questa domenica dell’Ascensione un segno di speranza. La speranza non sgombra il nostro cammino dalle difficoltà, dalla paura, ma ci aiuta a passare oltre”. È questo l’invito di don Luigi Verdi nel commento al vangelo di questa domenica. “Anche noi – prosegue don Luigi – come i discepoli siamo pieni di ansia, della paura di essere abbandonati, di non sapere dove andare. Forse è questo il momento di smettere di vivere di pensieri circolari come labirinti, di stare in spazi con bassi orizzonti con l’ansia di afferrare e di fermare Dio. Bisogna ricordare che figlia della paura è l’indifferenza e figlia dell’indifferenza è la tiepidezza, che svuota la vita dell’eterno e la rende una serie di riti. Gesù è salito in cielo per dirci di andare oltre perchè c’è un modo di rendere ancora più semplice la vita e un po’ più saggia la morte; la strada che ci indica oggi è una strada in salita, un altro modo di vedere le cose, è una sfida che tiene all’erta la speranza. Auguriamoci di andare sempre ben più in alto di noi, sempre più sù, laddove non c’è più niente da afferrare, se non l’inafferrabile. Auguriamoci di conservare sempre un lembo di cielo sopra la nostra vita, ricordandoci che solo con il cuore si può toccare il cielo”.

❤❤❤

IL Brano suddetto è stato letto stamani dopo la messa di Don SANTORO.

Un bel Dono scritto da ANTONIETTA POTENTE, partendo dalle parole di Simone Well.

Una toccante intervista con don Luigi Verdi, fondatore della comunità di Romena, a Pratovecchio in Toscana, nei dintorni di Arezzo. La storia della sua vocazione e delle sue fragilità, e dell’esperienza che ha dato vita ad una comunità che dona ascolto e speranza a persone in difficoltà.

Quarantena – Cuarentena – Diario dalla “peste” in una bidonville argentina”

Il Papa: non solo droga, ma tanta umanità nelle baraccopoli. E cita De Andrè

di Gelsomino Del Guercio
Mag 22, 2020

Papa Francesco commenta il diario della quarantena vissuta nelle “villas miseria” argentine (che lui conosce molto bene), raccontato dal sacerdote Alver Metalli nel suo ultimo libro.

www.edizionisanpaolo.it/religione_1/teologia-e-filosofia/cult-religiosavolfuori/libro/quarantena—cuarentena.aspx

«Ci farà bene leggere questo diario, che racconta giorno dopo giorno la “Cuarentena” vissuta in una delle villas miseria, le baraccopoli dove opera un gruppo di sacerdoti a cui voglio tanto bene. Sono mossi da una fede genuina in Gesù Cristo e da un grande amore per questa povera gente che vive in casupole e baracche ai margini della società…».

Lo dice Papa Francesco, nella prefazione “Quarantena – Cuarentena – Diario dalla “peste” in una bidonville argentina

di Alver Metalli (edizioni San Paolo). Metalli è un giornalista e scrittore che per molti anni ha documentato la vita nei luoghi più degradati delle bidonville argentine.

>>> it.aleteia.org/2020/05/22/papa-francesco-villas-miseria-buenos-aires-libro-alver-metalli/

Sono le “città della miseria”, grandi quartieri alla periferia di Buenos Aires. Qui la quarantena ha creato emergenza sui bisogni più elementari. Un operatore italiano, che lavora alla mensa attivata nella parrocchia della Carcova di padre Pepe, sta tenendo un diario di questi giorni di dramma e di speranza

www.vita.it
www.vita.it/it/article/2020/04/15/la-quarantena-e-la-fame-nella-villas-miserias

eBook in doppia lingua italiana/spagnola: “Quarantena – Cuarentena”, sottotitolo Diario dalla “peste” in una bidonville argentina.

Fabrizio De André, “La città vecchia”

Un caro amico ventoso, Alver Metalli, ciellino estremo, pubblica ora con la San Paolo un eBook in doppia lingua italiana/spagnola: “Quarantena – Cuarentena”, sottotitolo Diario dalla “peste” in una bidonville argentina. Racconta di come provano a fare fronte alla pandemia in una delle periferie più abbandonate di Buenos Aires, dove l’arcivescovo Bergoglio aveva mandato un prete di strada divenuto famoso: padre Pepe. L’eBook ha la prefazione del Papa. In essa Francesco cita e ribalta una canzone dissacrante di Fabrizio De André, “La città vecchia”, che sarebbe la Genova sul porto. A sua volta la chitarrata genovese dolce nel suono e aspra nelle parole rimandava alla “Città vecchia” di Umberto Saba. Saba, De André, Metalli e Bergoglio tutti si chiedono che sappia Dio delle periferie o delle città vecchie. Per condire l’inaspettato richiamo del Papa a De André riporto nell’ordine: la poesia di Saba, due pezzi del cantare di Fabrizio, una scheda sul libro dell’Alver scapigliato, la prefazione di Francesco.

Fabrizio De André, “La città vecchia”