Meditazioni online/ Alfabeto per il futuro: Festival Biblico

www.festivalbiblico.it/news

si parte con Erica Boschiero
Nel mese di luglio tornano gli appuntamenti con le Meditazioni on line del Festival Biblico extra in programma tutti i giovedì del mese alle 7:30 del mattino in diretta sulla pagina facebook e sul sito www.festivalbiblico.it.
La prima Meditazione di giovedì 2 luglio alle 7:30 del mattino sarà con la cantautrice Erica Boschiero e rifletterà sull’importanza della “parola” per capire il momento che stiamo vivendo e orientarci nella ricerca di senso.
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nuovi appuntamenti con Salotto San Paolo

Lutto sarà la parola al centro della prima puntata del nuovo ciclo di interviste di Salotto San Paolo, ospite il regista Rodolfo Bisatti. Appuntamento mercoledì 1 luglio alle 18:30 in diretta sulla pagina facebook e sul sito www.festivalbiblico.it

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Week otto 🙏🏻 Siamo alla fase 3 ! e commento al Vangelo di domenica 28/06/20

Paolo Curtaz

Commento al Vangelo di domenica 28/06/20

Il Vangelo della XIII domenica A commentato da Paolo Curtaz. In quel tempo, Gesù disse ai suoi apostoli: «Chi ama padre o madre più di me non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me; chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

#FTC~Week otto di Paolo Curtaz

#FTC week otto

DOMENICA 28 GIUGNO, COMMENTO AL VANGELO A DUE VOCI

il cardinale José Tolentino Mendonça insieme a don Luigi Verdi

Perdere per trovare: è l’invito di Gesù di questa domenica. la capacità di abbracciare il rischio di vivere, la passione di andare oltre più nella fiducia che nella certezza ci fa trovare l’oceano immenso della vita, che è luogo dove l’amore di Dio si può toccare, capire e abitare come possibilità concreta. Torniamo ad amare tutti dettagli della vita, torniamo alla profezia, a conoscere noi stessi, ad avere cuori impazienti e gesti lenti, ad anticipare il cambiamento, ad essere un pugno di luce lanciato in faccia al mondo.

youtu.be/8qDhfZNOBpk

Signore, se vuoi, puoi purificarmi

A Quorle c’è l’eremo di Romena

Todo cambia

Dal Vangelo secondo Matteo – Mt 8,1-4 (Lezionario di Bose)

In quel tempo1 Gesù scese dal monte e molta folla lo seguì. 2Ed ecco, si avvicinò un lebbroso, si prostrò davanti a lui e disse: «Signore, se vuoi, puoi purificarmi». 3Tese la mano e lo toccò dicendo: «Lo voglio: sii purificato!». E subito la sua lebbra fu guarita. 4Poi Gesù gli disse: «Guàrdati bene dal dirlo a qualcuno; va’ invece a mostrarti al sacerdote e presenta l’offerta prescritta da Mosè come testimonianza per loro».


Nel nostro vivere quotidiano e quindi anche nel nostro immaginario religioso prevale spesso la logica bancaria del do ut des. Si elargiscono favori per esigere il contraccambio, si aiuta una persona perché, non si sa mai, un giorno potrei avere io bisogno di aiuto. Sovente si prega Dio per ottenere una grazia super dettagliata, un miracolo ben confezionato. L’episodio che l’evangelista Matteo narra con tono asciutto e linguaggio perentorio inceppa questo meccanismo. Poche parole di due corpi che entrano in relazione e il prodigio è “servito” con naturalezza, nella gratuità più assoluta, senza logiche di mercato.

Il lebbroso non ha nulla da dimostrare, la sua malattia contagiosa si staglia con la forza dell’autoevidenza. Non ha meriti da spiattellare davanti a Gesù. Lui che vive una vita da escluso, emarginato, povero, non ha nulla da offrire all’uomo di Dio disceso dalla montagna. Eppure ha il coraggio di avvicinarsi, sfidando le leggi del distanziamento sociale imposte a uomini e donne del suo calibro, si prostra davanti all’uomo seguito da folle oceaniche e ci consegna perle di valore che solo i poveri sono in grado di donarci: “Signore, se vuoi, puoi purificarmi”. Non c’è nessuna pretesa, nessuna recriminazione, nessun sentimento di rabbia né timore reverenziale, nessun clamore. Il suo desiderio di vita lo mette in movimento, la sua ricerca dell’Altissimo lo fa prostrare a terra, giù in basso, ai piedi di Gesù.

Gesù non risponde con un sospeso “vediamo”, “lasciami il tempo di pensare” o un improbabile “ne parliamo più tardi, ora non ho tempo”. Un mero tendere la mano e un tocco: così Gesù reagisce all’avvicinarsi del lebbroso e al suo gesto di adorazione. Tende la mano e lo tocca, gli ridà dignità, si pone al suo livello, lo ama come mai nessuno lo ha amato. “Lo voglio”: il desiderio del lebbroso accende il desiderio di Gesù. Il malato senza nome sfida Gesù, Gesù accoglie la sfida. La logica di Dio è dare. Punto. “Do” è la sua nota dominante. Il resto della sinfonia, che sta a noi suonare, nasce da quella prima nota.

Quanto non detto in questo incontro! Eppure c’è tutto l’essenziale delle beatitudini del Regno appena proclamate. Quelli che sono poveri, nel pianto, miti, affamati e assetati di giustizia, misericordiosi, puri, operatori di pace, perseguitati sono davvero beati e Gesù adesso lo impara sulla sua pelle. Gesù ha appena finito di proclamare il discorso della montagna, ora i poveri gli insegnano a metterlo in pratica. La guarigione non è sgorgata da un dio umiliante e scontroso che alcuni guarisce e altri punisce, ma da un povero che ha assunto veramente la sua beatitudine, si è approssimato, ha molto amato e si è affidato con discrezione e libertà alla potenza gratuita del Signore.

Il silenzio ora è d’obbligo. Non ci sono parole che possano esprimere sì tanta dolcezza di gesti, sì tanto desiderio di vita e amore creazionale. La vita nasce nel silenzio di nove mesi di gestazione. C’è un pudore che le parole non possono sacrificare. C’è un segreto che va custodito nel più profondo del proprio cuore, come un tesoro geloso. C’è invece una testimonianza da rendere al sacerdote che ha il potere di attestare l’avvenuta guarigione. Perché l’ex-lebbroso sia reintegrato nella comunità, con formula piena.

fratel Giandomenico

www.monasterodibose.it/preghiera/vangelo-del-giorno

Nulla è più prezioso quanto la frugalitàLa frugalità significa:essere pronti all’alba.

Nulla è più prezioso quanto la frugalità
La frugalità significa:
essere pronti all’alba.
Lao-Tzu

Ho solo tre cose da insegnare: semplicità, pazienza, compassione. Questi sono i tre tuoi più grandi tesori. Semplicemente nelle azioni e nei pensieri, tu ritorni alla fonte dell’essere. Paziente sia con gli amici sia con i nemici, tu ti concili con il senso delle cose. Compassionevole verso te stesso, riconcili tutti gli esseri del mondo www.meditazionezen.it/aforismi-laozi/

Ho tre tesori che conservo gelosamente: il primo è l’amore il secondo è la frugalità, il terzo è non mettersi mai al primo posto.

La disgrazia è che voi ignorate quanto siete belli…

«La disgrazia è che voi ignorate quanto siete belli. Ognuno di voi potrebbe subito rendere felici tutti gli altri in questa sala e trascinare tutti con sé. E questo potere esiste in ognuno, ma così profondamente nascosto, che è diventato inverosimile. La vostra disgrazia è nel fatto che vi sembra inverosimile».
Fiodor Dostovskij
unacasasullaroccia.wordpress.com

Finivo con questa storiella della buona notte la messa ieri sera:
Una donna riteneva che Dio le apparisse in visione. Andò quindi a consigliarsi dal proprio vescovo. Il buon presule le fece la seguente raccomandazione: «Cara signora, lei forse sta credendo a delle illusioni. Deve capire che in qualità di vescovo della Diocesi sono io che posso decidere se le sue visioni sono vere o false».
«Certo, Eccellenza».
«Allora, cara signora, faccia quello che le ordino. La prossima volta in cui Dio le apparirà, come lei sostiene, lo sottoponga a una prova per sapere se è realmente Dio».
«D’accordo, Eccellenza. Ma qual è la prova?».
«Dica a Dio: “Rivelami, per favore, i peccati personali e privati del signor vescovo”. Se è davvero Dio ad apparirle, costui le rivelerà i miei peccati. Poi, torni qui e mi racconti cosa avrà risposto; a me, e a nessun altro. D’accordo?».
«Farò proprio così, Eccellenza».
Un mese dopo, la signora chiese di essere ricevuta dal vescovo, che le domandò: «Le è apparso di nuovo Dio?».
«Credo di sì, Eccellenza».
«Gli ha chiesto quello che le ho ordinato?».
«Certo, Eccellenza!».
«E cosa le ha risposto Dio?».
«Mi ha detto: “Di’ al vescovo che i suoi peccati io li ho dimenticati”».

Chissà quando prenderemo coscienza che Dio non gioca a nascondino con i nostri peccati, che è l’ultima cosa che gli frega. Lui sa che la storia della nostra vita può essere meravigliosa solo se, insieme a Lui, sapremo guardare nel profondo della nostra anima e scoprire di essere a sua immagine, fatti per respirare bellezza, nutrirci d’amore, masticare pace e provare a far crescere ogni giorno questi semi. +Fra Giorgio Bonati

Natività di San Giovanni Battista

Giovanni Battista
Precursore del Signore
24 giugno
www.santiebeati.it

Buongiorno mondo! Oggi facciamo memoria della nascita di San Giovanni Battista, ultimo dei profeti e famosissima “vox clamantis in deserto”, la voce che grida nel deserto. È vero che Marco ha utilizzato il testo di Isaia spostando la punteggiatura (da “Voce di uno che grida: “Nel deserto preparate….” a “voce di uno che grida nel deserto: preparate…” ), ma resta affascinante comunque quel gridare nel deserto, all’epoca luogo-simbolo del rifiuto di una certa istituzione religiosa, ma anche rifugio per terroristi che combattevano l’invasore (niente di nuovo sotto il sole…mi pare). Non voglio essere irriverente né dissacrare la figura immane del Battista, ma a volte pensando a Lui mi viene in mente quella famosa pubblicità della particella di sodio nella bottiglia d’acqua: “C’è nessuuuuunooooo….?”. È il destino di tutte le voci che annunciano la Parola: spesso, al meglio, non vengono degnate di attenzione; al peggio, vengono ridotte al silenzio. Ma vi è anche un’altra realtà, più subdola: pur di non ascoltare la voce al servizio della Parola, si fanno avanti voci che vogliono essere loro stesse parola, che sanno abilmente sostituirsi alla Parola; voci che hanno la pretesa di possedere la Parola. Giovanni insegna che non si possiede la Parola, ma si è posseduti da essa. Siamo solo voci che si fanno eco di una Parola che viene da lontano e sa condurre lontano chi a lei si affida. Un abbraccio a tutte e a tutti. Buona vita. Luciano Locatelli

Lentamente

Lentamente

Tu, Dio, in silenzio,
cammini accanto a me
e mi insegni ad ascoltare, a guardare , ad attendere, a capire.
Mi chiedi il coraggio di aprire gli occhi
ed guardarmi intorno e vedere che lentamente solleva il mare le sue onde,
lentamente arrossa il bosco nella gola,
lentamente la verità si svela.
Che qualcosa di nuovo avvenga,
che il tempo si apra
che il cuore si apra
che le porte si aprano
che la roccia si apra
liberando la sorgente.
Luigi Verdi

Aspetta anche a noi poveri
il profumo dei limoni.

I limoni-Eugenio Montale

Ascoltami, i poeti laureati
si muovono soltanto fra le piante
dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
fossi dove in pozzanghere
mezzo seccate agguantanoi ragazzi
qualche sparuta anguilla:
le viuzze che seguono i ciglioni,
discendono tra i ciuffi delle canne
e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

Meglio se le gazzarre degli uccelli
si spengono inghiottite dall’azzurro:
più chiaro si ascolta il susurro
dei rami amici nell’aria che quasi non si muove,
e i sensi di quest’odore
che non sa staccarsi da terra
e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni
per miracolo tace la guerra,
qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
ed è l’odore dei limoni.

Vedi, in questi silenzi in cui le cose
s’abbandonano e sembrano vicine
a tradire il loro ultimo segreto,
talora ci si aspetta
di scoprire uno sbaglio di Natura,
il punto morto del mondo, l’anello che non tiene,
il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
nel mezzo di una verità.
Lo sguardo fruga d’intorno,
la mente indaga accorda disunisce
nel profumo che dilaga
quando il giorno piú languisce.
Sono i silenzi in cui si vede
in ogni ombra umana che si allontana
qualche disturbata Divinità.

Ma l’illusione manca e ci riporta il tempo.


nelle città rumorose dove l’azzurro si mostra
soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
La pioggia stanca la terra, di poi; s’affolta
il tedio dell’inverno sulle case,
la luce si fa avara – amara l’anima.
Quando un giorno da un malchiuso portone
tra gli alberi di una corte
ci si mostrano i gialli dei limoni;
e il gelo dei cuore si sfa,
e in petto ci scrosciano
le loro canzoni
le trombe d’oro della solarità.

I limoni” è la poesia che apre la sezione “Movimenti” della raccolta Ossi di Seppia