Guardiamo la bellezza guardiamo ciò che sta maturando in profondità guardiamo quello che vale far crescere e rendere bello della nostra vita

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Commento al vangelo di domenica 19 luglio di don Luigi Verdi

“Guardiamo la bellezza

guardiamo ciò che sta maturando in profondità

guardiamo quello che vale far crescere

e rendere bello della nostra vita”

La preghiera di Gigi.

Dalla messa del 19 luglio 2020

Preghiamo.

Quando respiri, quando non pensi, quando in queste notti d’estate fissi il cielo buio e senti come tutto viaggia eternamente.

Quando compi un dovere che non nuoce, anzi aiuta e da gioia. Quando accarezzi una persona addormentata, quando coltivi un orto e sogni di regalarne i suoi frutti; ecco, in questa piccolezza che ci costa fatica, consiste il sogno di Dio. E il suo invito a sognarlo con Lui.

Non offendiamo la vita piccola, coltiviamo la speranza di un’umanità più umana.

Amen

Luigi Verdi

Romena. Omelia del 19 luglio 2020

Dicevo prima che noi abbiamo questa maledetta fretta di sradicare il male, quasi uno zelo che rischia di farci estirpare, con la zizzania, anche il grano buono.

La bellezza di Dio è che sa attendere, Dio aspetta, Dio non giudica subito, Dio aspetta la maturazione, la trasformazione lenta di ognuno di noi, perché sappiamo bene che in ognuno di noi coesiste il grano e la zizzania, coesiste il bene e il male.

Ma è l’invito a non avere fretta, la maturazione deciderà il destino della zizzania. Nulla andrà perduto. Tutto servirà, come tutto serve nella vita.

Il grano andrà nel granaio, la zizzania andrà nel fuoco e servirà da concime per reiniziare la vita, di nuovo.

La zizzania e l’ombra non sono il male in sé.

La parola “zizzania” in ebraico ha la stessa radice di satana, che vuol dire “dividere”. È uno che separa, divide, ti spezza in due.

Noi pensiamo che l’ombra sia negativa. No, l’ombra non è il male. L’ombra è qualcuno o qualcosa che si mette nel mezzo tra noi e la luce; quindi il male è chi frena la luce, il male è che ti ha tradito, che ti ha abbandonato, che ti ha fatto male, tutto ciò che ha frenato la luce.

È una parabola costruita sui contrari: l’avversario viene di notte veloce, rapido, semina la zizzania da vigliacco e va via.

Invece questo padrone del campo è sempre presente, sta lì, non abbandona il campo, cerca di custodire e coltivare ogni giorno.

Questa parabola serve a ricordarci alcune cose:

primo, che la presenza del male è normale, è dentro la vita.

Secondo, che noi non abbiamo il diritto di anticipare un giudizio finale.

Terzo, che il confine tra il male e il bene, non è così definibile, puoi sbagliare, puoi vedere male.

La parola “peccato” in ebraico è tirare con l’arco e sbagliare il centro.

Spesso è un problema di vedere, di guardare.

E infatti la parabola racconta due sguardi: quello dei servi che si fissano sulla zizzania, e quello di Dio che guarda il grano buono.

E Dio sempre, per vincere il buio nella notte, accende il suo mattino, la sua alba.

Dio per fare fiorire la steppa sparge infiniti semi, per far lievitare la massa immobile, mette un po’ di lievito, e anche il giudizio finale, non ha per argomento la zizzania, ma ha per argomento il buon grano, la parte migliore di noi che nessuno ci ruberà.

Forse la cosa che descrive meglio è una canzone che ora vi faccio sentire. È un inedito di Simone Cristicchi. Si chiama “Dalle tenebre alla luce”.

Io credo sia una delle cose più belle scritte su Dio. Ha provato ad interpretare questo suo sentimento con Dio ed alla fine dirà che “questo Dio ti sta accanto senza far rumore.”

don Luigi Verdi

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