Aspettami

ASPETTAMI Ermes Maria Ronchi

“Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare”, e, salito sulla barca, raccontò di un seminatore uscito a seminare.
Frase già colma di promesse di mietiture, presagio di pane e di fame saziata. Il seminatore uscì e il mondo è già gravido.
Con le sue parabole Gesù fa parlare la vita, dove Dio è di casa.
La storia non racconta di un contadino maldestro, ma della fiducia del Seminatore per eccellenza, colui che altro non sa fare che dare vita.
È uno che spera anche nei sassi, un prodigo inguaribile, imprudente e fiducioso. Un sognatore che vede vita e futuro ovunque.
“Mentre seminava, una parte cadde sulla strada, e gli uccelli la mangiarono”.
Succede quando sono strada, e non mi fermo mai. La parola di Dio chiede sosta, chiede passione: chi corre sempre perde il senso e la fame di infinito che costituiscono la nostra dignità.
“Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove la terra era poca”. È il mio cuore poco profondo quando non custodisce, non medita.
Così fa l’adolescente che è in me, accontentandosi di sensazioni superficiali.
“Un’altra parte cadde sui rovi, che crebbero e la soffocarono”.
Ecco l’ansia della sicurezza; e poi la spina del quotidiano, la fatica di resistere allo sconforto, la paura della solitudine.
Ma il centro della parabola non sta negli errori, il protagonista è un Dio generoso che non priva nessuno dei suoi doni.
Dio esce a seminare, per me. Per me che sono strada e campo di sassi, groviglio di spine e cuore calpestato, coltivatore di rovi e sterpaglie, di passi perduti come barche disperse.
Ma proprio in virtù di questo (e non nonostante) noi siamo chiamati ad essere contadini della Parola, che non tornerà a Dio senza aver portato frutto (Is 55,11).
OGGI, QUESTA MATTINA, ADESSO, egli ancora esce. Ed è grande questo contadino che mi aspetta anche davanti alla porta chiusa, dalla maniglia arrugginita.

Ma lui sa che se vado con lui, domani sarò più vivo. Lui sa che se non vado, spesso è solo perché è ancora buio.

E anch’io so che se per tre volte, come dice la parabola, e per infinite volte, come dice la mia esperienza, non rispondo, fermo il corso del miracolo. Poi accade che una volta vado, con il trenta, il sessanta, il cento per uno.
Se io predicassi del Vangelo ciò che riesco a vivere, non dovrei nemmeno aprire bocca. Ma io non predico questo, tento di dire la potenza della Parola che rovescia le zolle sassose, si cura dei germogli nuovi e si ribella a tutte le sterilità.

Non ho bisogno di raccolti, ma di grandi campi da seminare con lui, e di un cuore non derubato; ho bisogno del Dio seminatore, che le mie aridità non stancano mai.
Così le strade del mondo potranno ancora fiorire di vita, con una pioggia di semi felici che non andranno perduti.

E allora Dio aspettami! Sto uscendo con te.

#AMO LA TUA PAROLA

La parabola:
Pedagogia di Dio
Educare a vedere le prospettive.
Produco ciò che vive in me?
Canale YouTube di Lucia Palmisano

XV Domenica
Tempo ordinario
Anno A
La semina “divina” non esclude nessuno
di Padre Ermes Ronchi
Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. (…). Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Egli parlò loro di molte cose con parabole. Le parabole sono uscite così dalla viva voce del Maestro. Ascoltarle è come ascoltare il mormorio della sorgente, il momento iniziale, fresco, sorgivo del Vangelo. Le parabole non sono un ripiego o un’eccezione, ma la punta più alta e geniale, la più rifinita del linguaggio di Gesù. Egli amava il lago, i campi di grano, le distese di spighe e di papaveri, i passeri in volo, il fico. Osservava la vita e nascevano parabole. Prendeva storie di vita e ne faceva storie di Dio, svelava che «in ogni cosa è seminata una sillaba della Parola di Dio» (Laudato si’).
Il seminatore uscì a seminare. Gesù immagina la storia, il creato, il regno come una grande semina: è tutto un seminare, un volare di grano nel vento, nella terra, nel cuore. È tutto un germinare, un accestire, un maturare. Ogni vita è raccontata come un albeggiare continuo, una primavera tenace. Il seminatore uscì, ed il mondo è già gravido. Ed ecco che il seminatore, che può sembrare sprovveduto perché parte del seme cade su sassi e rovi e strada, è invece colui che abbraccia l’imperfezione del campo del mondo, e nessuno è discriminato, nessuno escluso dalla semina divina. Siamo tutti duri, spinosi, feriti, opachi, eppure la nostra umanità imperfetta è anche una zolla di terra buona, sempre adatta a dare vita ai semi di Dio.
Ci sono nel campo del mondo, e in quello del mio cuore, forze che contrastano la vita e le nascite. La parabola non spiega perché questo accada. E non spiega neppure come strappare infestanti, togliere sassi, cacciare uccelli. Ma ci racconta di un seminatore fiducioso, la cui fiducia alla fine non viene tradita: nel mondo e nel mio cuore sta crescendo grano, sta maturando una profezia di pane e di fame saziata. Lo spiega il verbo più importante della parabola: e diede frutto. Fino al cento per uno. E non è una pia esagerazione. Vai in un campo di frumento e vedi che talvolta da un chicco solo possono accestire diversi steli, ognuno con la sua spiga. L’etica evangelica non cerca campi perfetti, ma fecondi. Lo sguardo del Signore non si posa sui miei difetti, su sassi o rovi, ma sulla potenza della Parola che rovescia le zolle sassose, si cura dei germogli nuovi e si ribella a tutte le sterilità.
E farà di me terra buona, terra madre, culla accogliente di germi divini. Gesù racconta la bellezza di un Dio che non viene come mietitore delle nostre poche messi, ma come il seminatore infaticabile delle nostre lande e sterpaglie. E imparerò da lui a non aver bisogno di raccolti, ma di grandi campi da seminare insieme, e di un cuore non derubato; ho bisogno del Dio seminatore, che le mie aridità non stancano mai.
(Letture: Isaia 55, 10-11; Salmo 64; Romani 8, 18-23; Matteo 13, 1-9).

SOLO CHI HA ACCOLTO E SPERIMENTATO L’AMORE GRATUITO DI CRISTO NE E’ RICOLMO AL PUNTO DI DONARLO GRATUITAMENTE ANNUNCIANDO IL VANGELO


Non si improvvisa nulla. I discepoli sono inviati da Gesù dopo essere stati chiamati a far parte di una comunità concreta; in essa li ha formati, insegnando e mostrando loro e in loro i segni e i prodigi che sono mandati a compiere. Con Lui hanno vissuto da itineranti, senza avere un posto dove reclinare il capo. Con Lui sono stati rifiutati e acclamati; e, soprattutto, Gesù li ha iniziati all’intimità con Lui. E tutto nell’autentica gratuità, che è il cuore della missione e la fonte dello zelo: la gratuità con la quale siamo stati amati, riscattati, chiamati. Nessun merito, nessun curriculum, perché se fosse per questi…. Solo la gioia di essere stati amati gratuitamente. Capita spesso però, di trovarci davanti a Dio come chi molto ha dovuto sacrificare per “scegliere” di servirlo, come chi ha comunque diritti acquisiti sul campo, tra sforzi e rinunce. Chi dimentica la propria storia, e l’amore con il quale Dio l’ha salvata, non sarà mai un apostolo di Lui, sarà piuttosto un superbo rappresentante di se stesso, del proprio egoismo rivestito di falso altruismo, lupi travestiti da agnelli, mercenari della missione, sempre alla ricerca di se stessi, ingannatori tra i peggiori. Le ultime parole di Gesù sulla sorte di chi non accoglie il Vangelo suppone che questi abbiano davvero incontrato Cristo, ascoltato la Buona Notizia e visto i segni del Regno di Dio, autentici, che contestino quelli, corrotti, del mondo. Se gli apostoli e la Chiesa presentano surrogati e caricature, il mondo e i suoi figli sono privati dell’oggetto stesso a cui aprirsi. Si troveranno dinanzi a una menzogna, e sarà loro sottratta la possibilità di essere salvati e ricevere la Pace messianica, quella portata da Cristo risorto. Per questo, chiamati nella gratuità, gli apostoli donano se stessi gratuitamente, come un frutto maturo dell’opera di Cristo: si comprende allora perché non portano con sé alcuna sicurezza. “Oro, argento, moneta di rame nelle cinture, bisaccia da viaggio, due tuniche, sandali, bastone” non fanno per loro: gli apostoli non “si procurano” nulla che sappia di mondo. Sono liberi perché colmi dell’amore di Cristo, entrano nel mondo ma non gli appartengono; per salvarlo, infatti, non si possono usare gli strumenti che lo stanno condannando. Il potere di curare e guarire li accompagna, per schiudere il Cielo, la vittoria sul mondo e la corruttibilità della carne, la vita più forte della morte. La Chiesa è il segno fecondo del Cielo che strappa gli uomini al mondo per generarli al Regno di Dio, per questo “guarisce gli infermi, risuscita i morti, sana i lebbrosi, caccia i demòni”, proprio nei luoghi i suoi figli sono chiamati ogni giorno. Un padre che non scaccia i demoni che affliggono il figlio – la superbia che lo sguinzaglia sulle strade della concupiscenza e delle false libertà ad esempio – ha perduto lo Spirito Santo, non è più un “padre in missione”: sarà un padre amico, psicologo, pedagogo che cercherà nella sapienza carnale e mondana le soluzioni per risolvere i problemi del figlio, e non lo amerà con l’amore di Cristo. Un prete che si appoggia sui propri criteri, magari quelli studiati sui libri e deliberati nei consigli pastorali, non “serve”, diviene come il sale che ha perduto il sapore.




No fratelli, non possiamo portare due tuniche, come il Popolo di Israele non poteva accaparrare due razioni di manna nel tentativo incredulo di assicurarsi il futuro, pena la corruzione della primogenitura. Ogni giorno, invece, dobbiamo uscire e attingere il suo amore, nell’ascolto della Parola e nei sacramenti, formati permanentemente per andare ad annunciare il Regno; nella certezza che, accolti oppure no, in ogni circostanza la pace, l’aria del Cielo, nessuno potrà togliercela. Essa è con noi per sempre, anche quando saremo rifiutati. E anche questo fa parte della missione, anzi è un aspetto fondamentale. Se l’apostolo è autentico, ha più possibilità d’essere rifiutato che accolto, perché un discepolo non è più del Maestro. Sodoma e Gomorra hanno rifiutato Dio che si era fatto carne negli ospiti di Lot. E mancare all’ospitalità in Oriente è ancora oggi gravissimo. Quelle città erano chiuse nel loro orgoglio, non accettavano assolutamente gli stranieri. Ed erano capaci di mutilarli e ucciderli. Ebbene, “nel giorno del giudizio, Sodoma e Gomorra avranno una sorta migliore delle città che non accoglieranno gli apostoli”, tu ed io. Pensa quanto è importante la tua vita, e la missione alla quale è legata. Non si scherza eh. Con te, oggi, in ufficio o dove sia, arriva Cristo, ovvero Dio; e dove tu sarai, e parlerai, sarà anticipato il giudizio per le persone che incontrerai. Per alcune, probabilmente, oggi sarà l’unica occasione per incontrare Cristo… C’è da tremare, altroché; non una parola sarà inutile, non un gesto, non un’attitudine del cuore. A patto che tu sia unito a Cristo, portando il suo giogo, colmo del suo amore. Allora ogni istante è “in missione”, e le persone che “non ti accoglieranno e non daranno ascolto alle tue parole” potranno condannarsi a una sorte terribile. Sodoma e Gomorra sono state distrutte, tanto per farci un’idea. Per questo siamo invitati a “scuotere la polvere dai nostri sandali”, a non confonderci in nulla con chi non ci ascolta, a non fare alcun compromesso, a non scolorire il Vangelo, neanche un granello della loro terra, terra pagana che rifiuta Cristo, può restarci appiccicata. Si tratta allora di un giudizio, di una condanna? Ma che Chiesa è mai questa? No, si tratta dell’amore più puro, autentico, che si carica dei peccati degli altri; che per la salvezza di una sola persona sa prendersi il rifiuto senza buonismi d’accatto, che lascerebbero l’altro nella menzogna. Che facile sarebbe no? Per un prete, per un catechista, per un padre, per te oggi, camuffare la verità per non perdere l’altro. Ma che stoltezza: forse non perderai il suo saluto, il suo affetto, ma avrai perso la sua anima. L’annuncio del vangelo fa sempre risuonare la verità, perché gli apostoli sono, come Cristo, inviati a rendere testimonianza alla verità. E per alcuni, forse molti, la verità dell’amore di Dio che perdona e ricrea, passa per il rifiuto di questo amore. Alcuni hanno bisogno di restare soli con la propria superbia, e scendere, scendere gli stessi gradini dell’umiltà che si discendono nella Chiesa. Come? Attraverso la storia di solitudine e peccato che scelgono quando rifiutano il vangelo. Perché più del Vangelo non c’è nulla che li possa salvare. Non i compromessi, che invece li lascerebbero nell’inganno. E quanta polvere dovremo scuotere oggi, forse dinanzi a un figlio, o alla persona più cara. Certo, spezza il cuore, esattamente come Cristo che, avendo sbattuto i suoi sandali in faccia al demonio, si è ritrovato solo sulla Croce, rifiutato da tutti. Ma proprio in quel momento stava portando in Cielo tutti quelli che lo avevano rifiutato. Così sarà oggi, quando dovrai scuotere la polvere dai tuoi sandali e dire no, come il Battista davanti a Erode. Solo così potrai dire il sì al perdono, perché proprio mentre ti caricherai del rifiuto, starai entrando prima di colui che ti rifiuta, nella solitudine e nel dolore di chi rinnega Cristo. E lì, nella frustrazione e nello sconforto, nell’abbandono che sa di fallimento, starai aprendo le porte della misericordia a chi non ti ascolta. Per questo i martiri hanno fecondato la Chiesa e cacciato più demoni di un apostolo: con la Croce sine glossa incarnata in te e in me, siamo inviati anche oggi ad esorcizzare un frammento di questa generazione. Si adirerà il demonio, ti rifiuterà con violenza e odio, non perdere la Pace. Perché essa ritornerà su di te, bagnata nei peccati del mondo, come una primizia della salvezza che attende ogni uomo.

QUI IL COMMENTO COMPLETO





Dal Vangelo secondo Matteo 10,7-15.

E strada facendo, predicate che il regno dei cieli è vicino.
Guarite gli infermi, risuscitate i morti, sanate i lebbrosi, cacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
Non procuratevi oro, né argento, né moneta di rame nelle vostre cinture,
né bisaccia da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché l’operaio ha diritto al suo nutrimento.
In qualunque città o villaggio entriate, fatevi indicare se vi sia qualche persona degna, e lì rimanete fino alla vostra partenza.
Entrando nella casa, rivolgetele il saluto.
Se quella casa ne sarà degna, la vostra pace scenda sopra di essa; ma se non ne sarà degna, la vostra pace ritorni a voi.
Se qualcuno poi non vi accoglierà e non darà ascolto alle vostre parole, uscite da quella casa o da quella città e scuotete la polvere dai vostri piedi.
In verità vi dico, nel giorno del giudizio il paese di Sòdoma e Gomorra avrà una sorte più sopportabile di quella città.

vangelodelgiorno.blogspot.com/2020/07/giovedi-della-xiv-settimana-del-tempo

Da Romena commento al vangelo 05/07/20 di don Gigi…

Da Romena la messa di oggi dal prato della Pieve

Dalla Pieve di Romena Pratovecchio Ar.

Don Luigi Verdi

Mi sta a cuore –

Posted on 

Mi sta a cuore
chi riconsacra la vita
per cancellare la nostra viltà,
chi fa un piccolo passo per volta
senza sapere la distanza,
chi mantiene gli occhi aperti
nella lunga attesa.

Mi sta a cuore
il tuo soffrire per poter cambiare,
il tuo sforzo per riuscirci e guarire,
il tuo smarrirti per arrivare a capire.

Mi sta a cuore
chi rimane mite oltre le lingue maligne,
lo scherno degli egoisti
e le consuetudini di ogni giorno.

Mi sta a cuore
chi è fedele al poco e al mistero,
a qualunque trama di vita
pazientemente tessuta.

[tratta da “Preghiere a Romena“, di don Luigi Verdi]

Don Gianni Marmorini da Papiano

Amare è un viaggio con acqua e stelle…

Da dove vieni e dove vai?

XIV Domenica
Tempo ordinario – Anno A

RIFLESSIONI DI
PADRE ERMES RONCHI

In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Quello che mi incanta è Gesù che si stupisce del Padre. Una cosa bellissima: il Maestro di Nazaret che è sorpreso da un Dio sempre più fantasioso e inventivo nelle sue trovate, che spiazza tutti, perfino suo Figlio. Cosa è accaduto? Il Vangelo ha appena riferito un periodo di insuccessi, tira una brutta aria: Giovanni è arrestato, Gesù è contestato duramente dai rappresentanti del tempio, i villaggi attorno al lago, dopo la prima ondata di entusiasmo e di miracoli, si sono allontanati. Ed ecco che, in quell’aria di sconfitta, si apre davanti a Gesù uno squarcio inatteso, un capovolgimento improvviso che lo riempie di gioia: Padre, ti benedico, ti rendo lode, ti ringrazio, perché ti sei rivelato ai piccoli. Il posto vuoto dei grandi lo riempiono i piccoli: pescatori, poveri, malati, vedove, bambini, pubblicani, i preferiti da Dio. Gesù non se l’aspettava e si stupisce della novità; la meraviglia lo invade e lo senti felice. Scopre l’agire di Dio, come prima sapeva scoprire, nel fondo di ogni persona, angosce e speranze, e per loro sapeva inventare come risposta parole e gesti di vita, quelli che l’amore ci fa chiamare “miracoli”. Hai rivelato queste cose ai piccoli… di quali cose si tratta? Un piccolo, un bambino capisce subito l’essenziale: se gli vuoi bene o no. In fondo è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo. I piccoli, i peccatori, gli ultimi della fila, le periferie del mondo hanno capito che Gesù è venuto a portare la rivoluzione della tenerezza: voi valete più di molti passeri, ha detto l’altra domenica, voi avete il nido nelle sue mani. Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Non è difficile Dio: sta al fianco di chi non ce la fa, porta quel pane d’amore di cui ha bisogno ogni cuore umano stanco… E ogni cuore è stanco. Venite, vi darò ristoro. E non già vi presenterò un nuovo catechismo, regole superiori, ma il conforto del vivere. Due mani su cui appoggiare la vita stanca e riprendere il fiato del coraggio. Il mio giogo è dolce e il mio peso è leggero: parole che sono musica, buona notizia. Gesù è venuto a cancellare la vecchia immagine di Dio. Non più un dito accusatore puntato contro di noi, ma due braccia aperte. È venuto a rendere leggera e fresca la religione, a toglierci di dosso pesi e a darci le ali di una fede che libera. Gesù è un liberatore di energie creative e perciò è amato dai piccoli e dagli oppressi della terra. Imparate da me che sono mite e umile di cuore, cioè imparate dal mio cuore, dal mio modo di amare delicato e indomito. Da lui apprendiamo l’alfabeto della vita; alla scuola del cuore, la sapienza del vivere.

(Letture: Zaccaria 9,9-10; Salmo 144; Romani 8,9.11-13; Matteo 11,25-30)

Libro “Da dove vieni e dove vai?”
Libro “Poesie d’amore, di pane e di silenzio”
tersessenta.tumblr.com

#Amo la Tua Parola Domenica 5 Luglio 2020 Mt 11, 25 – 30

www.facebook.com/paolo.costa.73

www.erasmosesto.gov.it/wp-content/uploads/2013/12/Invictus1.pdf
Invictus
Il giogo del Signore è la semplificazione di tutto il nostro essere per portarci all’essenziale della vita umana...
la spoliazione di noi, del nostro io, l’abbattimento di tutte le chiusure che ci separano dagli altri perchè anche noi, come Cristo, dobbiamo diventare creature in comunione con tutti.

Giovanni Vannucci

“Il Dio di tutti”

www.romena.it/notizie/domenica-12-luglio-il-cardinale-zuppi-a-romena

DOMENICA 12 LUGLIO IL CARDINALE ZUPPI A ROMENA

Il Cardinale di Bologna Matteo Maria Zuppi è una delle figure della Chiesa che più amiamo e sentiamo vicine, nello stile e nel pensiero; per questo vi annunciamo con gioia che domenica 12 luglio sarà di nuovo con noi. Il Cardinale, secondo il nostro programma di inizio anno, avrebbe dovuto concludere il convegno “Il Dio di tutti”. Il convegno non si terrà, ma l’incontro con Zuppi ci sarà lo stesso, all’aperto, nel grande prato di Romena e avrà per titolo proprio il tema che avevamo pensato per il convegno. Sarà una conversazione sulla fede, sulle sfide del tempo presente, sul valore della diversità e dell’accoglienza.
L’incontro è pubblico e si svolgerà alle ore 16; sarà seguito dalla messa (ore 17).
Naturalmente verranno seguite tutte le disposizioni previste in questo periodo: uso della mascherina e rispetto delle distanze.

www.romena.it