Don Luigi Verdi: “Gli invincibili sono coloro che cadono di continuo e di continuo si rialzano” – L’Ancora Online

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Vi auguro infine che:

Possa la via crescere con voi,
possa il vento essere alle vostre spalle,
possa il sole scaldare il vostro viso
e possa Dio tenervi nel palmo della sua mano.
Prendetevi tempo per amare
perché questo è il privilegio che Dio vi dà;
prendetevi tempo per essere amabili
perché questo è il cammino della gioia;
prendetevi tempo per ridere
perché il sorriso è la musica dell’anima;
prendetevi tempo per amare Dio
e le persone che Dio vi affida tutti i giorni attorno a voi
con molta tenerezza
perché la vita è troppo corta per essere egoisti!”

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“VESTITI DI NOVITÀ DI VITA”

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DA : antoniobortoloso.blogspot.it

 “VESTITI DI NOVITÀ DI VITA”

XVIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno – A 

Mt 22,1-14

Siamo ancora nelle parabole che Cristo rivolge innanzitutto ai capi dei Sacerdoti e ai Farisei ovvero a quelli che gestivano le istituzioni religiose e pensavano di essere assolutamente aderenti, compiendo ciò che la religione prescriveva. Praticamente i perfetti.Siamo nel contesto di un banchetto, però è interessante che il termine di paragone non è il banchetto; cioè: il Regno dei cieli non è simile ad un banchetto, ma è simile al Re che lo organizza per le nozze di suo Figlio.Ed è una piccola sfumatura che va mantenuta per non pensare che il Regno sarà un banchetto, considerando che questa immagine nell’Antico Testamento era sempre presente con riferimento all’Eden perduto, da riconquistare possibilmente in base ai meriti guadagnati nella vita. Ma il banchetto nella Bibbia ha il carattere della gratuità assoluta. Basta essere invitati e ti verrà dato tutto, persino il vestito, consegnato all’ingresso.È proprio questa gratuità che ci permette di intuire una dimensione che alcuni Padri antichi hanno sottolineato, che il problema è che con il peccato nasce una cultura contraria al banchetto.Perché l’uomo nasce e non si trova in un banchetto di doni, di gratuità, ma di possessione. Mentre tutto il creato è questo banchetto gratuito che ci chiama semplicemente ad accogliere i doni e fare i sacrifici di lode, cioè la liturgia di rendimento di grazie, la mentalità del peccato ha creato il mondo come possessione. Tanto che l’invito al banchetto arriva a dare fastidio a quelli che hanno altre cose da fare, altri momenti per fare le feste al punto che questa interruzione fuori dal consueto, fuori dal loro ritmo di lavoro e di mentalità provoca il desiderio di uccidere.Perché la mentalità del dono è difficile da comprendere? Se si possiede, se si lavora, allora è il premio, è la paga, è il dovuto, è il merito. Ed è questo che diventa problematico, perché l’Alleanza è diventata la Legge e la Legge distribuisce i meriti e dichiara i perfetti quelli che compiono prescritto. Però manca una cosa: la gioia! Infatti non si vedono mai i farisei festeggiare.La gioia è solo dove c’è la gratuità, dove c’è un’abbondanza del dono come dono gratuito dell’amore libero. Questo è innanzitutto il banchetto, non il mangiare quanto l’essere in festa, i volti e gli sguardi che si ritrovano da uguali, tutti con lo stesso vestito, per non fare nessuna differenza. Non c’è nessuno che sia lì per qualsiasi minimo merito. Allora la festa è perché si scopre l’altro diverso da come lo si conosceva. Perché lo si scopre anche quello gioioso del dono e non orgoglioso del merito, ma rivestito di Figlio.Sembra che l’accoglienza sia, secondo questa parabola, la cosa più difficile che noi peccatori possiamo accettare. Perché si vede che il peccato in noi crea questa mentalità tipica della religione di riscattarci, di dimostrare al Re che noi siamo i sudditi buoni. Il banchetto invece cambia la società, cambia la religione, cambia una legge, un moralismo che diventa la Chiesa.E perciò quello che non entra con il vestito è uno che rimane testardo, secondo la sua volontà e le sue idee. Uno che si trova nella sala giusta, ma con il cuore sbagliato. Abbiamo, soprattutto il San Paolo tanti riferimenti al vestito (Rom 13,14; Gal 3,27; Ef 4,24; Col 3, 10-12) che rimandano al cuore della questione di questa parabola: non viene menzionata la Sposa, come in nessuna parabola delle nozze. Chi è la sposa? Certo innanzitutto Israele, ma la vera sposa è l’umanità. Non si parla infatti del vestito di festa ma del vestito nuziale. È il Padre che sta unendo il suo Figlio, vero Dio, alla vera umanità. Sono le nozze della divina umanità, dove Dio e l’uomo si uniscono in un amore libero e perciò non può starci quello che non è libero. Dio chiede solo l’accoglienza libera. Di essere la sposa che assomiglia allo Sposo. Vestiti di novità di vita. Ecco la Chiesa Sposa.

P. Marko Ivan Rupnik

Fonte:http://www.clerus.va

Ho fiducia nel Signore

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Sempre di più, lo confesso e non me ne vergogno, mi interrogo sulla fede, sulla mia fede e sulla fede dei cristiani. Che cos’è la fede?

Ho fiducia nel Signore
di Enzo Bianchi
Rubrica “La bisaccia del mendicante”
Jesus – Ottobre 2017
Sempre di più, lo confesso e non me ne vergogno, mi interrogo sulla fede, sulla mia fede e sulla fede dei cristiani. Che cos’è la fede?
Secondo tutta la rivelazione ebraico-cristiana credere è mettere il piede sul sicuro, restare saldi, aderire a…
Questa fede può nascere solo dall’ascolto (cf. Rm 10,17) di una parola di Dio che giunge al cuore umano e, nella forza dello Spirito santo, porta a rispondere: “Io aderisco, credo, ho fiducia nel Signore”. Affinché sia possibile accogliere questo dono di Dio, occorre solo avere un cuore aperto, esercitato alla fiducia negli altri, nella vita, nel futuro, un cuore non indurito dal callo della sfiducia.
Sì, la fede può innestarsi sulla fiducia umana! Proprio per questo nei vangeli troviamo delle affermazioni di Gesù che ci stupiscono e suonano paradossali. Si pensi a quando Gesù afferma apertamente di aver trovato più fede in un centurione pagano che in Israele (cf. Mt 8,10; Lc 7,9), il popolo dei credenti nel Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; o alle sue parole rivolte alla donna cananea, siro-fenicia: “Donna, grande è la tua fede!” (Mt 15,28). Per questo mi domando: qual è la mia fede? Sono disposto a fare un esame della mia fede, come chiede l’Apostolo Paolo ai cristiani di Corinto: “Esaminate voi stessi, se siete nella fede; mettetevi alla prova. Non riconoscete forse che Gesù Cristo abita in voi?”? La mia fede è “poca fede” (oligopistía: Mt 17,20)?, o e addirittura “mancanza di fede” (apistía: Mc 6,6; Mt 13,58), rendendomi così appartenente alla “generazione incredula” (Mc 9,19; Mt 17,17)? Se anche gli Undici restano increduli dopo aver incontrato Gesù risorto da morte, non sarò anch’io incredulo perché duro di cuore (cf. Mc 16,14)?
Quale discepolo di Gesù devo interrogarmi e non restare tranquillo, come se la fede fosse un dato acquisito una volta per sempre. Il cammino della fede si rivela in realtà faticoso, difficile, pieno di tentazioni, ed è per questo che la fede va custodita, esercitata e soprattutto costantemente rinnovata perché non venga meno. Affinché la nostra fede resti viva, occorre non solo vigilanza ma anche preghiera, invocazione al Signore perché ci renda saldi nelle avversità e nelle tentazioni. Ognuno di noi deve sentire rivolte anche a sé le parole di Gesù: “Ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno” (Lc 22,32).
Paolo parla chiaramente della battaglia della fede, anzi della “buona battaglia della fede” (1Tm 6,12). Occorre combattere per la fede, ma non contro nemici esterni, come sovente si è insegnato, bensì contro il nemico che ci abita, che dimora nelle nostre profondità e si ribella al credere, all’avere fiducia nel Signore! Sono anziano e credo di poter avere una certa esperienza che mi fa indicare la battaglia della fede come la battaglia più dura, fino alla morte, quando ancora sarà grande la tentazione di non credere alla vita eterna, alla morte come esodo verso le braccia di Gesù Cristo. Molti non sanno che è più difficile credere che non credere, che è più difficile continuare a vivere alla luce della fede che non alla luce di ciò che si vede e si impone (cf. 2Cor 5,7)… I credenti, per “credere”, devono lottare molto di più di quanto non facciano gli atei per non credere: l’uomo, infatti, è facilmente religioso ma difficilmente credente.
Chissà, dunque, se mi sarà concesso di dire, con Paolo: “Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede” (2Tm 4,7). Sembra poco, eppure è l’unica cosa per cui l’Apostolo ringrazia il Signore alla fine della sua vita. In questa attesa mi consola la morte di Teresa di Lisieux, la quale, nella notte della fede pur lottando contro la tentazione dell’incredulità, interrompe il dialogo con la madre superiora che le è accanto per pronunciare queste ultime parole: “Guardando il crocifisso, disse: ‘Oh, quanto ti amo! Mio Dio, ti amo!’”. Sì, quando si eclissa la luce della fede per Teresina si accende la fiaccola della carità, perché a volte la fede sa esprimersi solo con l’amore!

La prima tappa, quella dell’UMILTA’

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La Via della Resurrezione della Fraternità di Romena con le sue 8 tappe corrispondenti ad altrettante parole chiave a Siamo Noi (TV2000). Ieri 10 ottobre la prima tappa, quella dell’UMILTA‘, con la bellissima intervista di Gabriella Facondo a Don Gigi Verdi.Prossimo appuntamento il 14 novembre dalle 13:50 su TV2000 a Siamo Noi con la seconda parola chiave “LA FIDUCIA”

Per vedere la puntata Umiltà del 10 Ottobre 2017 clicca qui.

Per chi se la fosse persa….

Con Don Luigi Verdi della comunità di Romena affronteremo la prima delle tappe del percorso verso la rinascita scoprendo cosa vuol dire e come si esercita nella vita, l’Umiltà. Don Luigi ha cominciato il suo cammino di sacerdote in Casentino, a Pratovecchio. Nel 1991, dopo una profonda crisi personale e spirituale, ha chiesto al vescovo di Fiesole di poter realizzare a Romena un’esperienza di fraternità. È cominciato così il cammino di Romena, che si trova nel comune di Pratovecchio, in provincia di Arezzo. In pochi anni la pieve, che era sporadicamente visitata da qualche gruppo di turisti e utilizzata dai pochi parrocchiani, è divenuta un luogo d’incontro per migliaia di viandanti in cammino verso una qualità di vita più autentica e verso un tessuto diverso di relazioni

don Luigi Verdi

PREGHIERA

Donami l’umiltà di togliermi le scarpe,

far volare più lente le mie ali,

spendere meno parole

per illuminare silenziosamente

i solchi già aperti del quotidiano

e far rinascere piccoli germogli.

Così ricorderò che una canzone

interrotta dall’emozione,

un pennello sospeso nell’aria,

hanno il valore

di un profondo inchino

fino al principio della vita.


www.romena.it

 La prima tappa, l’UMILTà –  Via della Resurrezione a Romena in Casentino (Pratovecchio – Ar.)

«Padre»

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Mercoledì XXVII s. T.O.

 
L’ANNUNCIO

Dal Vangelo secondo Luca 11,1-4

Un giorno Gesù si trovava in un luogo a pregare e quando ebbe finito uno dei discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite: Padre, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno; dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano, e perdonaci i nostri peccati, perché anche noi perdoniamo ad ogni nostro debitore, e non ci indurre in tentazione». 

ܐܰܒܽܘܢ ܕܒܰܫܡܰܝܳܐ
ܢܶܬܩܰܕܰܫ ܫܡܳܟ
ܬܺܐܬܶܐ ܡܰܠܟܽܘܬܳܟ
ܢܶܗܘܶܐ ܨܶܒܝܳܢܳܟ
ܐܰܝܟܰܢܳܐ ܕܒܰܫܡܰܝܳܐ ܐܳܦ ܒܐܰܪܥܳܐ
ܗܰܒ ܠܰܢ ܠܰܚܡܳܐ ܕܣܽܘܢܩܳܢܰܢ ܝܰܘܡܳܢܳܐ
ܘܰܫܒܽܘܩ ܠܰܢ ܚܰܘܒܰܝܢ ܘܰܚܬܳܗܰܝܢ
ܐܰܝܟܰܢܳܐ ܕܐܳܦ ܚܢܰܢ
ܫܒܰܩܢ ܠܚܰܝܳܒܰܝܢ
ܠܳܐ ܬܰܥܠܰܢ ܠܢܶܣܝܽܘܢܳܐ
ܐܶܠܳܐ ܦܰܨܳܐ ܠܰܢ ܡܶܢ ܒܺܝܫܳܐ
ܡܶܬܽܠ ܕܕܺܝܠܳܟܺ ܗܝ ܡܰܠܟܽܘܬܳܐ
ܚܰܝܠܳܐ ܘܬܶܫܒܽܘܚܬܳܐ
ܠܥܳܠܰܡ ܥܳܠܡܺܝܢ ܐܰܡܺܝܢ܀

da >>> Don Antonello Iapicca, sono un presbitero italiano missionario in Giappone, a Takamatsu…

Ritratto semplice di Jeshua Ben Joseph di Nazaret…

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“GESÙ NOSTRO FRATELLO”

corso biblico, Cadoneghe, Gesù, Parrocchia dell'Invisibile, Luca Buccheri, Monica Rovatti. Mauro Minotto
www.terradelsanto.it

CADONEGHE (PD) 10-12 NOVEMBRE 2017 CORSO BIBLICO:

GESÙ NOSTRO FRATELLO”. 

Vita di un uomo in direzione ostinata e contraria. Un ritratto semplice di Jeshua Ben Joseph di Nazaret: gli inizi, i passi di liberazione e il sogno (ancora incompiuto) di fraternità.Partendo dalla sua traduzione in lingua originale, gusteremo la portata sovversiva di quelle semplici parole sul pane e sul perdono, che portano a vivere il presente rinnovando ogni giorno la scelta della fiducia. Con Luca Buccheri, Monica Rovatti.
Saremo ospitati nella bella casa di Mauro e Luisa a Cadoneghe, nella provincia di Padova, dove vivremo un tempo di ascolto e condivisione, lasciandoci coccolare dalla cucina sempre squisita e generosa di Diego e Giovanna.
Concluderemo con la Messa nel giardino dedicato a Francesco, se il clima esterno lo permetterà.
La casa è grande e accogliente, ma per motivi logistici sono disponibili al max 30 posti per il corso, e pochi posti letto (5-6) per chi viene da fuori.
La quota di partecipazione al solo corso è di € 40 (pranzo della domenica compreso), per chi desidera fermarsi ai pasti anche al venerdì sera e al sabato è di € 70, per chi resta a dormire (portarsi lenzuola, federa + sacco a pelo e asciugamani) è di € 90 anche per sostenere le spese di ristrutturazione di Terzelli.
Appuntamento in Via Toscanini 14 a Mejaniga / Cadoneghe (PD) il venerdì 10 Novembre. L’introduzione inizia alle ore 21,15. Clicca qui per visualizzare la mappa.
 Per info e iscrizioni: Mauro 3402836389 – maurominotto@virgilio.it

Quando doni la vita dai il meglio di te

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il blog di Costanza Miriano

Una lettrice, Antonietta Campana, ci ha mandato la traduzione dell’intervista in inglese che padre Sean Salai ha fatto a Costanza Miriano

Perché hai scritto questo libro?

Veramente pensavo di non aver niente da insegnare sul matrimonio e la vita di coppia! Volevo solo scrivere delle lettere ad alcune amiche reali (ho solo cambiato i loro nomi e qualche dettaglio) per convincerle che è possibile imparare ad essere felici nella vita quotidiana matrimoniale. Infine, volevo parlare di Dio che è la fonte dell’amore, anche di quello di coppia. Ma non ho mai, mai pensato che lo avrebbero letto così tante persone. Per la prima uscita, ne sono state stampate qualche centinaio di copie. Ero sicura che le avrebbero comprate solo mia mamma, mia sorella e le mie vecchie zie. Non ho mai pensato che potesse diventare una cosa di queste dimensioni.

Chi è il tuo pubblico?

Quando scrivo, io penso di…

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