Ode alla Madre

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https://youtu.be/euoOS5HaJP8

Ave Maria

A suggello di questo 8 dicembre ho in testa questa meravigliosa ode alla Madre dell’immenso Faber (per me forse la più bella), interpretata dalla immensa Antonella Ruggiero, in una location che non poteva non essere Genova con i suoi …carugi

Sauro Secci FB

https://youtu.be/aEoS_xFpv_g

Ave Maria II

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“Dio non ci induce in tentazione, la traduzione è sbagliata”«Non lasciarci entrare in tentazione»

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Alberto Maggi “Padre Nostro”, tutto da rifare

Mentre fa discutere l’intervento di Papa Francesco che “corregge” il “Padre Nostro” (“Dio non ci induce in tentazione, la traduzione è sbagliata”) su ilLibraio la riflessione del biblista Alberto Maggi.

>>> http://alzogliocchiversoilcielo.blogspot.it/2017/12/alberto-maggi-padre-nostro-tutto-da.html?m=1

Dio li fa…e poi li accoppia?

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don Dario Vivian

DIO li fà… e poi li accoppia!

https://youtu.be/Phe-5cfEAAY

L’ultimo libro del teologo don Dario Vivian esplora i diversi volti della relazione, in particolare d’amore, in una lettura della Bibbia legata alle dinamiche antropologiche che interrogano la fede.

Il teologo Vivian presenta nel video le figure bibliche che meglio esprimono questi volti.

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Dio li fa….e poi li accoppia?    

L’ultimo libro di don Dario Vivian

L’ultimo libro del teologo don Dario Vivian esplora i diversi volti della relazione, in particolare d’amore, in una lettura della Bibbia legata alle dinamiche antropologiche che interrogano la fede. Il teologo Vivian presenta nel video le figure biblici

Dio li fa…e poi li accoppia?

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https://youtu.be/Phe-5cfEAAY

Vieni a trovarci su www.diocesi.vicenza.it

Kiko Arguello: Annuncio di Avvento 2017. Estratti.

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“Sono stato malato e spero che ancora per qualche anno possa continuare con voi..

Il 25 gennaio faremo una convivenza mondiale per preparare l’incontro per i 50 anni del Cammino con il Santo Padre..

Sto facendo anche una nuova sinfonia da offrire al Papa e a tutti voi in quella occasione…

Kiko Arguello

Canto: “Viene il Signore vestito di maestà”

Lettura: 2Tess. 2, 1-17

(…)

L’Avvento sottolinea un aspetto del Cristianesimo che è fondamentale: l’escatologia.

Dice san Bernardo di Chiaravalle, nell’Ufficio delle Letture del mercoledi della prima settimana di Avvento, che ci sono 3 venute di Cristo…..

Cristo viene alla nostra vita, ma non viene solamente glorioso nella sua seconda venuta, che sarà come un lampo nell’universo, si aprirà l’universo ed esploderà di luce e apparirà il Signore con i suoi santi. No, viene anche quando tu muori: allora la Chiesa ti invita, in questo tempo di Avvento, a riconsiderare l’incontro col Signore che avrai alla tua morte…

Tutti avremo un tempo, nella liturgia della nostra vita, in cui dovremo fare una riconsiderazione seria su come sta andando la nostra vita, e che possiamo morire, e dobbiamo prepararci all’incontro col Signore. Viene il Signore, viene alla nostra vita, viene per te, viene anche per me, viene!.

(…)

L’Avvento, in quanto sottolinea un aspetto della vita del cristiano che è l’escatologia, ci dice che noi dobbiamo essere sempre svegli, in piedi, gridando “Maranatha, Vieni Signore”, vieni. La venuta del Signore, per noi cristiani, non è una cosa orripilante, o di cui dobbiamo avere timore, perchè il Signore ci ha fatto conoscere, attraverso il suo Spirito, il suo intimo, ciò che c’è dentro di Lui… E quando Lui verrà, tu vedrai che la tua anima è innamorata di Lui, lo vedrai, lo vedremo e la nostra anima si innamorerà di Lui di un amore grandissimo, perchè è Lui il creatore di tutto l’universo. Questo incontro sarà fantastico, perchè il Signore sta sperando che noi apriamo le porte della nostra anima e Lui possa entrare e farsi Uno in noi….

(…)

“Ah, se noi ci lasciassimo amare da Dio! Non è facile! Che dobbiamo fare per lasciarci amare dal Signore? Convertirci!

Faccio un esempio: c’è il tesoro del tempio e molti ricchi danno molti soldi, arriva una povera vedova e dà 2 monetine. Ma il Signore dice: “Vedete quella donna? Tutti hanno dato dei soldi che avanzavano loro, ma quella donna ha dato tutto quello che aveva per vivere”. Con questo il Signore vorrebbe che voi oggi Gli diate la vostra vita, Gli diate le 2 monete, corpo e anima. DiciamoGli: “Signore, fà di me quello che vuoi, vorrei amarti e non ti amo. Come posso fare per amarti?”.

Per questo è importantissimo l’Avvento, perchè è un tempo per pregare il Signore e soprattutto vivere la vita in questo atteggiamento, con questa attitudine escatologica, sapendo che moriamo, che andiamo al cielo: dobbiamo vivere guardando al cielo..

Per questo l’Apostolo dice:”Noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne”. (2Corinzi 4,18).

Tutto questo mondo perirà.. Ma noi non siamo stati creati per perire, noi siamo stati creati da Dio per vivere eternamente in Lui, partecipi della Sua Gloria… Questo Mistero è impressionante.. Chi lo vive? Eppure è scritto lì nel Vangelo, come una Parola piena di fuoco, aspettando di realizzarsi profondamente in noi… “Padre, io in loro e tu in me, perchè siano perfettamente Uno e il mondo creda!”. In chi si realizza questa parola?”

(…)

Il tempo dell’Avvento è meraviglioso: avete una comunità, ci alziamo al mattino presto per cantare al Signore, per pregare i salmi… Tanta gente si trova sotto il potere del demonio, della lussuria, dell’alcool, della secolarizzazione, dell’avidità di denaro…Quanto stretta è la via che conduce alla vita e quanto pochi sono quelli che vi entrano!!.. Spaziosa e larga è invece la via che porta alla perdizione… La porta stretta… Che cos’è? Dicono i Padri che la porta stretta è: l’accettazione totale della storia, delle scomodità della storia. Che cosa ti scomoda oggi? La vecchiaia? Che cosa ti fa soffrire oggi? Il carattere di tua moglie? I figli che non ti obbediscono? La mancanza di soldi? Ecco la porta stretta per la quale siamo invitati ad entrare per amore al Signore, perchè TUTTO concorre alla nostra santificazione…

La STORIA: noi vi abbiamo insegnato che l’essere cristiani si realizza non nel tempio, ma nella storia, rispondendo al Signore giorno per giorno, vivendo alla Sua presenza giorno per giorno, ora per ora, momento per momento, in Lui. “Sia che mangiate sia che beviate sia che facciate qualsiasi altra cosa, fate tutto per la gloria di Dio…”, avendo una intimità con Lui, in costante preghiera.

Oggi avete vissuto nel Signore, alla Sua presenza, avete fatto la Sua volontà, siete stati contenti di essere umiliati, di avere qualche sofferenza.

2 dicembre 2017

Kiko Arguello: Annuncio di Avvento 2017. Estratti.

Vigilate

È necessario studiare da vicino la parola vegliare; bisogna studiarla perché il suo significato non è così evidente come si potrebbe credere a prima vista e perché la Scrittura la adopera con insistenza. Dobbiamo non soltanto credere, ma vegliare; non soltanto amare, ma vegliare; non soltanto obbedire, ma vegliare. Vegliare perché? Per questo grande evento: la venuta di Cristo.

Cos’è dunque vegliare?

Credo lo si possa spiegare così. Voi sapete cosa significa attendere un amico, attendere che arrivi e vederlo tardare? Sapete cosa significa essere in compagnia di gente che trovate sgradevole e desiderare che il tempo passi e scocchi l’ora in cui potrete riprendere la vostra libertà? Sapete cosa significa essere nell’ansia per una cosa che potrebbe accadere e non accade; o di essere nell’attesa di qualche evento importante che vi fa battere il cuore quando ve lo ricordano e al quale pensate fin dal momento in cui aprite gli occhi? Sapete cosa significa avere un amico lontano, attendere sue notizie e domandarvi giorno dopo giorno cosa stia facendo in quel momento e se stia bene? Sapete cosa significa vivere per qualcuno che è vicino a voi a tal punto che i vostri occhi seguono i suoi, che leggete nella sua anima, che vedete tutti i mutamenti della sua fisionomia, che prevedete i suoi desideri, che sorridete del suo sorriso e vi rattristate della sua tristezza, che siete abbattuti quando egli è preoccupato e che vi rallegrate per i suoi successi? Vegliare nell’attesa di Cristo è un sentimento di rassomiglianza a questo, per quel tanto che i sentimenti di questo mondo sono in grado di raffigurare quelli dell’altro mondo.

Veglia con Cristo chi non perde di vista il passato mentre sta guardando all’avvenire, e completando ciò che il suo Salvatore gli ha acquistato, non dimentica ciò che egli ha sofferto per lui. Veglia con Cristo chi fa memoria e rinnova ancora nella sua persona la croce e l’agonia di Cristo, e riveste con gioia questo mantello di afflizione che il Cristo ha portato quaggiù e ha lasciato dietro a sé quando è salito al cielo.

John H. Newman, La vie chrétienne, Paris 1904, pp. 353-356

“Vegliate, non sapete quando è il momento”.

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Condannati ad attendere (come innamorati)

(Marco 13,33-37)

I Avvento anno B

“Vegliate, non sapete quando è il momento”. No, il tempo non lo conosciamo, non sappiamo il suo mistero, ci fa paura. Ecco perché lo abitiamo a fatica, spesso scivoliamo con il pensiero nel passato, lasciamo ai pensieri di perdersi in ciò che è stato e loro si lasciano ammaliare volentieri da una materia che ambiguamente si lascia modellare a piacimento. Ambiguo il passato, come il canto di sirene, una trappola. Oppure ci spostiamo nel futuro, ci spingiamo oltre il presente e viviamo proiettati in un altrove che non raggiungiamo mai. Vegliare è prima di tutto risvegliarsi nel presente. Aprire gli occhi e lasciarsi incontrare dal mondo così come è. Vegliare è risorgere nel presente. E riconoscere i dettagli, i profumi e le ombre. Vegliare è ascoltare, toccare, gustare. Vegliare è un respiro profondo a fare spazio al reale, è dilatare l’istante e scoprirlo abitato dall’Infinito. È imparare a riconoscere il Mistero che nasce continuamente nell’istante, è imparare dalla logica di Betlemme dove l’Infinito apre gli occhi e chiede cura. Vegliare è dilatare il tempo presente e renderlo abitabile. Caldo. Accogliente. E starci in questo tempo e in questo spazio, tenendoli insieme. Nascerci dentro. In questo tempo abitato il passato si trasforma in memoria e il futuro in speranza.

“È come un uomo che è partito dopo aver lasciato la propria casa”. Aprire gli occhi nel presente non è però azione indolore, è risvegliarsi a una consapevolezza anche dolorosa: siamo abitati da una Assenza. Il tempo è un vuoto lasciato da un amore che se ne è andato, il tempo presente è mangiatoia, pane spezzato ma anche tomba vuota, segno di un Amore che è passato, che ci chiede cammini nuovi. Ecco perché dormiamo, come dormiranno i discepoli nel Getsemani, ecco perché fuggiamo dal presente, ecco perché chiudiamo gli occhi: perché abbiamo un vuoto dentro, perché Lui è l’Assente, lo Sposo che non torna. Siamo figli di un Vuoto, come tutti gli innamorati: condannati all’attesa. Nel momento esatto in cui facciamo esperienza dell’Amore iniziamo a sentirci mancanti. Vegliare è complesso e impegnativo perché significa fare i conti con quell’inquietudine che ci portiamo dentro. Vegliare è scoprire che abbiamo un deserto dentro, attraversarlo o riempirlo sarà il nostro eterno dubbio. Attraversarlo accettandone l’esistenza, provando a camminare verso la Promessa di un Incontro, chiamarlo Terra Promessa o ritorno alla casa del Padre, accettare di sentirsi pellegrini come in Esodo o come in Emmaus, riconoscere il vuoto e solcarlo e imparare che la nostra vita non è altro da questo: attraversamento. Come magi nel deserto siamo chiamati ad alzare lo sguardo e provare a decifrare le stelle, non chiudere gli occhi ma cercare un sentiero percorribile giorno dopo giorno, e non farlo da soli ma insieme, ed elemosinare costantemente frammenti di senso che troviamo negli uomini di buona volontà: una parola, una poesia, l’interpretazione di un passo biblico, la mano tesa da un fratello, la lacrima versata da un amico… vivere con gli occhi bene aperti per riconoscere le tracce che ci aiutano a fare un passo dopo l’altro in questo Vuoto lasciato dall’Amore Risorto. Interiorizziamo la mangiatoia vuota, lasciamo che questo simbolo d’Avvento scavi dentro di noi. Apra spazi. Che il nostro cuore si senta abitato e vuoto, felice e inquieto, abbracciato e solo. Vegliare è amare questa ombra luminosa che chiamiamo vita. E fuggire la tentazione di chiuderli gli occhi, tentazione di chi non vuol vedere, di chi tutto riempie pur di sbarazzarsi delle domande. E imparare ad uccidere la religione delle risposte, quella che moltiplica gesti di culto, quella che riempie e rassicura. Vegliare, che la nostra sia sempre una fede da deserto: da esodo, da pastori, da discepoli nella notte.

“A ciascuno il suo compito, al portiere di vegliare”. Stare nel tempo, risorgere nel presente, scoprire il vuoto e poi presidiare i varchi. Stare sulle porte della vita, dove il dentro e il fuori entrano in contatto, dove i muri perdono la loro arroganza, dove la vita è più vulnerabile, dove si passa, dove la realtà è permeabile, dove è più insicura, dove non ci sono sentenze ma domande, dove si scopre che il limite tra peccato e grazia, tra malati e sani, tra santi e peccatori è divinamente labile. Stare svegli, presidiare i margini. Vegliare è avere il coraggio di tenere gli occhi aperti e stupiti sulla vita nella sua fragile permeabilità: penso alla nascita e alla morte, penso alla malattia e all’innamoramento, penso al crescere, all’educare, all’esperienza del lutto. Penso che tutta la vita abbia in sé un senso di limite che insieme ne indica la finitezza e il passaggio; saggio è chi non si stanca di interrogare il limite. Che poi non è altro che l’esperienza della morte e resurrezione. Vegliare è non chiudere le porte a tutto ciò che ci mette in crisi: volti, idee, punti di vista, crisi, stranieri… Vegliare è non chiudere le porte all’alterità, alla diversità. Vegliare è aprire porte, indebolire i muri.

“Vegliate, non sapete quando il padrone di casa tornerà, se alla sera o a mezzanotte…”. Come sentinelle, come pastori, chiamati a stare nel cuore delle notti. Il deserto è una notte che sembra non aver fine, vegliare nella notte è interrogare il dolore, è fare i conti con il peso della vita, quello che a volte sembra davvero insopportabile. Vegliare, avere fede, è fare i conti con occhi che bruciano mentre scrutano l’abisso del Mistero, il cuore di tenebra della storia, è fare esperienza dell’attraversamento del male e del dolore. Vegliare è diventare custodi delle proprie notti, delle notti del fratello, di quelle del mondo. È diventare custodi, pastori o angeli poco importa, forse sempre entrambi ma comunque custodi. Perché è la custodia del fratello ciò che illumina le tenebre, è imparare dall’errore di Caino: sì, le notti della vita sono spazi di deserto, sono vuoti che parlano dell’Assente, sono occasioni per scegliere la prossimità. All’inizio di questo Avvento impariamo dai pastori del presepe, gente che non ha credito, che non ha potere, gente moralmente discutibile, ladri, sporchi e confusi, uomini che però alzano lo sguardo e decidono di incidere un cammino nella notte. In pochi crederanno alla loro testimonianza e loro stessi dubiteranno, ma nel cuore della notte loro la vita l’hanno trovata. Piangeva e chiedeva cura. Quel pianto metteva tanta nostalgia, come di un amore antico che tornava a bussare. Poi il deserto è rimasto deserto. Però diverso. Il Vuoto era abitato. Dall’altra parte del deserto la vita, adesso, chiamava.

www.romena.it

Maria Maddalena

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Video ://m.leggo.it

 MARIA MADDALENA – Trailer Ufficiale Italiano

La figura della peccatrice penitente Maria Maddalena ha sempre affascinato l’umanità e molti artisti nel corso della storia. Adesso diventa oggetto di un nuovo film diretto da Garth Davis (Lion – La strada verso casa) e interpretato nel ruolo principale da Rooney Mara e in quello di Gesù da Joaquin Phoenix.

Questa la trama di Maria Maddalena che arriverà al cinema il 15 marzo distribuito dalla Universal:

Il film biblico racconta la storia di Maria (Rooney Mara), una giovane donna in cerca di una nuova vita. Forzata dalla società gerarchica del suo tempo, Maria sfida la sua famiglia per unirsi ad un nuovo movimento sociale guidato dal carismatico Gesù di Nazareth (Joaquin Phoenix). Trova presto un posto per sé nel movimento e nel cuore di un viaggio che la porterà a Gerusalemme. Diretto da Garth Davis e scritto da Helen Edmundson e Philippa Goslett, Maria Maddalena vede la partecipazione anche di Chiwetel Ejiofor e Tahar Rahim.

https://www.comingsoon.it

https://youtu.be/wNXwG9p8KTA

Trailer ufficiale italiano